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| IRONIA E LIBERTÀ
"Il senso dell'ironia è una forte garanzia di libertà".
Il filosofo danese ottocentesco Soeren Kierkegaard aveva ragione quando
denunciava l'eccesso di ironia che, cadendo nel sarcasmo, riesce
a uccidere, un po' come si fa col fegato delle oche di Strasburgo,
ingrossato a dismisura per ottenere il «paté».
Tuttavia, tenendo ben ferma la barra perché non si cada nell'eccesso
dello sberleffo volgare e aggressivo, ha ragione anche lo scrittore francese
Maurice Barrès (1862-1923) sopra citato quando, nella sua opera
"Sotto l'occhio dei barbari", esalta l'ironia come fonte di libertà.
È indubbio che le tirannie non amano mai i comici
o gli scrittori satirici e li reprimono senza tante storie.
Tante sono le osservazioni che si possono fare
su questa qualità della comunicazione umana.
La vera ironia è segno di intelligenza e di libertà
e quindi deve colpire con criterio e fondatezza,
senza cadere nella calunnia, nella volgarità, nella disonestà.
Queste frontiere non sono sempre rispettate.
L'ironia e l'umorismo devono, perciò, essere pungenti ma non ingiuriosi.
Devono essere naturalmente pronti anche a correre i rischi
propri di ogni accusa e soprattutto ad accogliere il contrappasso,
qualora l'esistenza di chi li pratica non sia coerente.
È solo ipocrita il comico che sbeffeggia i potenti e i ricchi
e poi si fa sorprendere a bordo di uno yacht o all'interno di una villa faraonica.
Ecco, allora, un'ultima nota importante: per fare ironia
bisogna prima essere vivamente autoironici, pronti a riconoscere
innanzitutto i propri tic, le falsità, le stupidità personali.
Gianfranco Ravasi
dal Mattutino del quotidiano AVVENIRE - 27 novembre 2007 |
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