Nella ricorrenza dell'omicidio, il 24 marzo di ogni anno, la Chiesa celebra la giornata dei martiri cristiani del nostro tempo
Assassinato sull'altare mentre celebrava l'Eucarestia l'arcivescovo di San Salvador Oscar Romero
è venerato da milioni di cristiani in tutto il mondo come "martire della giustizia" e "santo dei poveri"
San Romero d'America
L'arcivescovo di San Salvador Oscar Romero (+1980)
Sopra, l'arcivescovo martire di San Salvador Oscar Romero (1927 +1980).
Sullo sfondo, affreschi della basilica romana di Santo Stefano Rotondo con scene di martirio di cristiani dei primi secoli (foto di Nicola Bruni).
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Crucifixus est pro nobis
Gesù crocifisso della Chiesa del Gesù a Roma, foto di Nicola Bruni
Crocifisso della Chiesa del Gesù a Roma
(foto di Nicola Bruni)
Una fede incompatibile
con il dio denaro
Non è odio che predica la Chiesa,
ma amore. E se talvolta la parola
è violenta, è per sradicare dal regno
del peccato e convertire al Signore.

Non è marxista la Chiesa,
e non si è impegnata a favore
di nessun sistema sociale.

Nei sistemi, la Chiesa solo difende
la sua etica religiosa,
e così come dice che
il comunismo ateo è incompatibile
con la trascendenza e la fede in Dio,
anche ha detto che il materialismo
del capitalismo liberale è ateo, idolatra,
perché adorando il proprio denaro
e difendendo il proprio denaro
calunnia senza riguardo
la dignità altrui.

Oscar Romero
.



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Basilica di S. Stefano Rotondo a Roma, foto di Nicola Bruni - Link con Home
“Beati i perseguitati per causa
della giustizia…”. L’arcivescovo
di San Salvador Oscar Romero
fu assassinato sull’altare
mentre celebrava l’Eucarestia.
Un sicario gli sparò al cuore
il 24 marzo 1980 nella cappella
dell’Hospedalito oncologico dei poveri,
dove umilmente abitava.

L’omicida non fu identificato,
ma l’opinione pubblica indicò
come mandanti i capi dell’oligarchia
che, nella piccola repubblica
centro-americana di El Salvador,
sfruttava i contadini e massacrava
gli oppositori… con il sostegno
“anticomunista” degli Stati Uniti.

Il giorno precedente, nell’omelia
della Messa domenicale diffusa
per radio, Romero, dopo aver letto
un elenco di persone assassinate,
aveva esortato i militari all’obiezione
di coscienza: “Non obbedite agli ordini
di chi vi impone di torturare e uccidere
fratelli incolpevoli. Non obbedite
a chi vi chiede di imporre il terrore.
Vi supplico, vi prego, e in nome di Dio
vi ordino: cessi la persecuzione
contro il popolo".

Romero temeva le minacce di morte,
ma come vescovo sentiva il dovere
inderogabile di denunciare l’ingiustizia
e la violenza di cui erano vittime i poveri.
“Se mi ammazzano - lasciò scritto - offro
a Dio il mio sangue per la redenzione
e la resurrezione del Salvador”.

Lo accusarono di essere un comunista.
Era, invece, per formazione
un conservatore che, trovatosi
immerso nella tragedia di un “popolo
crocifisso come Cristo”, si considerò
obbligato dal Vangelo a schierarsi
in sua difesa. E non incitò mai
alla violenza. Purtroppo, la sua uccisione
portò a una guerra civile durata
fino al 1992, con ottantamila morti.

Trent’anni dopo, “San Romero d’America”
è venerato da milioni di cristiani
in tutto il mondo come “martire
della giustizia” e “santo dei poveri”,
mentre è in corso nella Chiesa cattolica
la causa per la sua beatificazione.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 marzo 2010
Scene di martirio di cristiani dei primi secoli, Roma - S. Stefano Rotondo, foto di Nicola Bruni
Et resurrexit tertia die
La Resurrezione di Gesù, arazzo dei Musei Vaticani, foto di Nicola Bruni
Cristo risorto, arazzo dei Musei Vaticani
(foto di Nicola Bruni)
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Preghiera a Oscar Romero
vescovo dei poveri
Noi t’invochiamo, vescovo dei poveri,
intrepido assertore della giustizia,
martire della pace!

Ottienici dal Signore il dono
di mettere la sua Parola
al primo posto.

Aiutaci a intuirne la radicalità
e a sostenerne la potenza,
anche quando essa ci trascende.

Liberaci dalla tentazione di decurtarla
per paura dei potenti,
di addomesticarla per riguardo
di chi comanda,
di svilirla per timore che ci coinvolga.

Non permettere che
sulle nostre labbra,
la Parola di Dio s’inquini
con i detriti delle ideologie.
Ma dacci una mano,
perché possiamo coraggiosamente
incarnarla nella cronaca,
nella piccola cronaca personale
e comunitaria,
e produca così storia di salvezza.

Aiutaci a comprendere
che i poveri sono il luogo teologico
dove Dio si manifesta,
il roveto ardente e inconsumabile
da cui egli ci parla.

Prega, vescovo Romero,
perché la chiesa di Cristo,
per amore loro, non taccia.
Testo del vescovo Tonino Bello (+1993)
"ROMERO E' NOSTRO", DISSE WOJTYLA
Giovanni Paolo II, durante la sua visita a San Salvador nel 1983,
si impose alle autorità locali, che erano contrarie, per andare
a rendere omaggio alla tomba dell’arcivescovo Oscar Romero.
Stese le mani sulla tomba e disse: «Romero è nostro».
Poi, in occasione del Giubileo del 2000, nella cerimonia liturgica dedicata
ai nuovi martiri cristiani che si tenne al Colosseo, Papa Wojtyla ricordò
i «pastori zelanti come l’indimenticabile arcivescovo Oscar Romero,
assassinato sull’altare durante la celebrazione del Sacrificio Eucaristico».
Nel 2008, Benedetto XVI, durante la visita ad limina ai vescovi di El Salvador,
ha annoverato Oscar Romero tra «i pastori pieni dell'amore di Dio»
che hanno predicato con fervore il Vangelo in quel Paese.
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