Nicola Bruni - Continuazione delle pagine "Mi presento e vi racconto..."
Immagini, personaggi, notizie, battute e commenti dal piccolo mondo di Nicolaus
Il Chiostro grande di Michelangelo
nella ex Certosa di Santa Maria degli Angeli a Roma
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Il diacono della porta accanto
felicemente sposato
e papà di quattro bambini
Il diacono Marcello Zottola - foto di Nicola Bruni
C'è una famiglia modello nel mio palazzo
del quartiere Appio-Latino a Roma, serena
e gioiosa. E' formata da papà Marcello,
un bell'uomo di 50 anni dal carattere mite,
dirigente di ragioneria del Ministero
dell'Interno in servizio alla Prefettura,
da sua moglie Simona, dolce e scattante mamma a tempo pieno, e da quattro bambini
pieni di brio in età compresa tra 11 e 5 anni
(Davide, Chiara, Miriam e Beatrice).
E' un piacere vederli tutti insieme,
specialmente la domenica mattina,
quando vanno a Messa nella vicina chiesa
parrocchiale di San Giuda Taddeo Apostolo,
con i bimbi che corrono avanti
sgambettando come un piccolo gregge
di agnellini seguito dal pastore.

Originario di Gaeta, laureato in economia
e in scienze religiose, specializzato in gestione
informatica e in amministrazione del territorio,
Marcello Zottola presta gratuitamente,
da diversi anni, parte del suo tempo libero
alla parrocchia, come ministrante all'altare
e responsabile delle attività caritative.
Dunque, il 29 ottobre 2016 Marcello
è stato ordinato diacono permanente
dal cardinale vicario Agostino Vallini
nella basilica di San Giovanni in Laterano,
al termine di un percorso formativo durato
cinque anni - e che ha coinvolto
anche la sua sposa - presso il Pontificio
Seminario Maggiore Romano.
Il che significa che ora potrà proclamare
il Vangelo durante la Messa, predicare,
distribuire l'Eucarestia, preparare i fedeli
ai sacramenti, battezzare, celebrare
matrimoni e funerali, impartire benedizioni.

Con lui sono stati ordinati altri due diaconi
permanenti, padri di famiglia, e sette giovani
diaconi candidati al sacerdozio, nel corso
di una solenne liturgia collettiva.
La cerimonia ha avuto il suo momento
più suggestivo quando i dieci ordinandi
si sono prostrati a terra davanti all'altare,
in segno di totale sottomissione a Dio,
mentre l'assemblea invocava su di loro
l'intercessione di un centinaio di antichi
e autorevoli santi del Paradiso:
"Sancte Laurenti, Sancte Augustine,
Sancte Francisce, Sancta Catharina...".

A ciascuno dei nuovi diaconi il cardinale
ha detto, secondo la formula di rito:
"Ricevi il Vangelo del quale sei divenuto
annunciatore, credi sempre in ciò che
proclami, insegna ciò che hai appreso
nella fede e vivi ciò che insegni".
Inoltre gli ha raccomandato di mantenere
uno stile di vita sobrio, di andare
in soccorso di chi è nel bisogno,
particolarmente degli ultimi della società,
e di non rifuggire "i vari Zaccheo" (i cattivi)
che incontreranno sul loro cammino,
perché anche loro sono figli di Dio.

Nicola Bruni
Simona e Marcello Zottola, foto di Nicola Bruni
Simona e Marcello Zottola nella Basilica
di San Giovanni in Laterano, al termine
della liturgia di ordinazione di Marcello.
Sotto il titolo, Marcello Zottola con il fuoco
acceso per la liturgia della Veglia pasquale.
Foto di Nicola Bruni
La Certosa fondata nel 1561
soppressa nel 1886
Il monaco certosino Fercoldo - foto di Nicola Bruni
Il Chiostro piccolo della Certosa di Santa Maria degli Angeli a Roma - foto di Nicola Bruni
Il porticato del Chiostro grande della Certosa di Santa Maria degli Angeli - foto di Nicola Bruni
Chiostro di Michelangelo della Certosa di Santa Maria degli Angeli a Roma - foto di Nicola Bruni
Portale interno della Certosa di Santa Maria degli Angeli - foto di Nicola Bruni
La Certosa di Santa Maria degli Angeli
fu costruita per disposizione del papa
Pio IV del 1561 nell'area delle antiche
Terme di Diocleziano, a ridosso dell'omonima
basilica, che fu realizzata su progetto
di Michelangelo.
A Michelangelo si deve anche il progetto
del Chiostro grande della Certosa.

I monaci certosini (che costituiscono
un ramo del monachesimo benedettino)
vi dimorarono per più di tre secoli,
fino al 1886.
In quell'anno i certosini furono cacciati
dal loro monastero in applicazione
delle "leggi eversive" (contro la Chiesa)
dei governi massonici del Regno d'Italia,
che dichiararono soppressi gli ordini
religiosi considerati "inutili", allo scopo
di confiscarne i beni, e privarono
circa 57.500 tra frati e monache perfino
dei letti sui quali dormivano.

In pratica, però, gli ordini religiosi
non si sciolsero ma si riorganizzarono
in forme diverse, tanto che nel 1895
Francesco Crispi, parlando alla Camera,
ammise che lo Stato aveva perduto
la sua battaglia contro gli ordini religiosi.
Foto di Nicola Bruni
Un atelier di grandi scultori
trasformato in museo-ristorante
Il ristor-arte di Via del Babuino
Il museo ristorante Canova Tavolini di Via del Babuino a Roma - foto di Nicola Bruni
Il museo ristorante Canova Tavolini di Via del Babuino a Roma - foto di Nicola Bruni

E’ stato trasformato in un museo ristorante
o "ristor-arte", quello che fu, per lungo tempo,
l’atelier del grande scultore neoclassico
Antonio Canova (1757-1822) all'angolo
tra via del Babuino e Via dei Greci, a Roma.
Nel 1818 Canova cedette il laboratorio
al suo allievo prediletto, Adamo Tadolini,
capostipite di quattro generazioni di scultori
- dopo di lui, il figlio Scipione, il nipote Giulio
e il pronipote Enrico - che operarono a Roma
tra il 1808 ed il 1967. In seguito, l'atelier
fu venduto dagli eredi Tadolini e acquistato
dalla Galleria Antiquaria Benucci.
Il suo patrimonio artistico, costituito
da circa 400 opere, per lo più modelli
preparatori in gesso di statue in marmo
o in bronzo, è stato vincolato dallo Stato
italiano e per questo non è vendibile
né trasferibile. 

Nel 2003 l'atelier è stato riaperto, dopo
un attento restauro conservativo, come
ristorante-caffé immerso in un museo,
con i tavolini disposti tra statue di re
e di regine, di santi e di papi, di divinità
pagane e di madonne, di atleti
e di danzatrici, bianchi fantasmi
di un glorioso passato. 

Il museo è visitabile gratis, magari
dopo una consumazione al bar.
In alto, il museo-ristorante Canova Tadolini
accanto alla fontana del Babuino a Roma.
Foto di Nicola Bruni
La statua parlante del Babuino
La fontana del Babuino a Roma - foto di Nicola Bruni
La statua del Babuino è la raffigurazione
di un sileno (figura mitologica dei boschi
e delle acque) giacente su una base rocciosa,
chiamato dal popolo di Roma “er babbuino”
perché così brutto e peloso da poter
essere paragonato a una scimmia. 

Collocata nel 1576 a ornamento di una
fontana nella Via Clementina, poi chiamata
Via Paolina, divenne molto popolare
come una delle sei "statue parlanti" di Roma
(le altre cinque erano Pasquino, Marforio,
Madama Lucrezia, il Facchino e l'Abate Luigi),
cosiddette perché venivano utilizzate
per affiggervi scritti satirici anonimi
("pasquinate" o "babuinate") che prendevano
di mira, spesso in modo irriverente,
personaggi pubblici del tempo. 
La statua
del Babuino influenzò talmente la fantasia
e l'interesse dei romani da far cambiare
il nome alla strada, da Via Paolina a Via
del Babuino. 
Scomposta e rimossa nel 1878,
la fontana con la statua del Babuino
è stata restituita alla "sua" via nel 1957
e posta nei pressi del numero civico 150.
Link con la pagina iniziale del Belsito
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IL PEDAGOGISTA LUCIANO CORRADINI PER IL DECENNALE DEL BELSITO

Tra i messaggi ricevuti per il decennale di "Belsito con vista",
che si è compiuto il 14 marzo 2015,
spicca quello di un illustre pedagogista, Luciano Corradini, che ha scritto:

"Caro Nicola, ho fatto una navigazione un po’ affannosa e un po’ divertita
e ammirata nel tuo Belsito, edizione del decennale. E’ una miniera,
o meglio un balcone di montagna che consente di contemplare un mondo
che cresce e si dilata a ciò sei stato, hai vissuto, testimoniato, imparato,
insegnato nei sette decenni che ci stanno alle spalle, a partire dalla tua
infanzia e dalla tua famiglia. Hai messo a disposizione del fortunato lettore
una serie di immagini, di ipertesti, di pillole di realtà, di bellezza, di saggezza,
di ricordi e di testimonianze che si visitano come un’enciclopedia, a partire
dall’esplorazione di una tua stanza di casa, che si dilata come un museo.
Un saluto affettuoso. Luciano Corradini".
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