Castigat ridendo mores
Che cosa sono le MORES?
Vedi articolo su "S.Arcasmo"
Il cinque maggio
“Ei fu... Avevo dieci anni, indossavo un grembiulino blu, e tremavo per l’ansia d’un cor indocile, quando, sotto il concitato imperio
d’un maestro dai rai fulminei, mi toccò recitare il servo encomio di Napoleone Bonaparte composto da Alessandro Manzoni.
Quei 108 versi da mandare a memoria, erano stati per me un incubo di codardo oltraggio: la notte, abbioccato sull’eterne pagine,
mi sognavo come sul capo al naufrago l’onda s’avvolve e pesa, mentre lui folgorante in solio mi sbatteva dall’uno all’altro mar.
Ma, giunta l’ora procellosa e trepida della prova, il mio genio attonito tacque, il cumulo delle memorie non scese
sulla spoglia immemore, dell’uom fatale non m’assalse il sovvenir, e le ultime parole famose m’apparvero prode remote invan.
Così, percosso da tanto strazio, cadde lo spirto anelo,
e io misero giacqui siccome immobile nella polvere, le braccia al sen conserte.
Poi finalmente, di mille voci al sonito, venne una man dal cielo, che in più spirabil aere pietosa mi trasportò”.
Con questa storiella, il professor Nicastro introdusse una “lezioncina” su Napoleone,
"Vergin di servo encomio"
Alessandro Manzoni, nel "Cinque maggio", si autoincensa definendo il suo "genio... vergin di servo encomio e di codardo oltraggio" e prevedendo che il suo "cantico... forse non morrà".
.
S.Arcasmo
Una sera dei primi di gennaio,
mentre cercavo l’ispirazione
per un gioco di parole scorrendo
i nomi dei santi sul calendario,
mi è tornato in mente
il detto popolare
“Gioca coi fanti e lascia stare i santi”.

Allora mi sono buttato sui fanti.
Dopo averli passati in rassegna
nel vocabolario, la mia attenzione
si è soffermata su quelli
“dotati di parola”...
cominciante con la lettera S:
ne ho scelti tre
che si prestavano al mio gioco,
li ho truccati da santi laici
del paradiso terrestre,
e poi li ho presentati,
nel seguente calembour,
ad un gruppo di amici che
stavano discutendo sconfortati
sulle prossime elezioni regionali.

“Ragazzi miei, se, quando andate
a votare, non vi piacciono
i santini dei candidati che vi hanno
rifilato i poli, e siete tentati
di non dare più l’ex voto perché
non sapete a che santo votarvi,
sommessamente qualche
saint-honoré ve lo posso
indicare io: per esempio,
S.ARCASMO, S.ATIRA e S.PERANZA.

Non li avete mai sentiti nominare?

SANT'ARCASMO è uno di quei santi
che hanno sempre fame e sete...
di giustizia.
L'iconografia tradizionale
lo raffigura con un sorrisetto
amaro sulle labbra.
Volete sapere perché S. Arcasmo
ha un sorrisetto amaro?
Perché è un santo bevitore di... Sanbittèr.

SANT'ATIRA
è una santa molto teatrale,
che recitando parti comiche
'castigat ridendo mores'.
Che cosa sono le mores?
I costumi.
Alcuni autori ce la descrivono,
infatti, con un battipanni
in mano mentre, tra una battuta
e una risata, finge di spolverare
i costumi di certi personaggi
della commedia umana,
specialmente quelli dei potenti,
e invece gli assesta
degli sculaccioni.

Per ultima, viene SANTA PERANZA,
protettrice dei però,
degli obiettori e dei non-allineati.
La sua importanza è dovuta
al fatto che quando tutto ormai
sembra perduto, perché le bugie
della propaganda ufficiale
dilagano dai mass media,
arriva lei in soccorso
del naufrago che la invoca
e gli fa dire
con il ditino alzato:
- Però...". [...]

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
10 gennaio 2005
ricordando che l’ode
manzoniana
del "Cinque maggio",
studiata da molte generazioni
di italiani, costituiva
il più autorevole supporto
della “gloria” riconosciuta
al “grande còrso”
dalla tradizione culturale
del nostro Paese.
“Manzoni si interroga se fu vera gloria - osservò Nicastro - fingendo di lasciare
ai posteri l’ardua sentenza,
ma intanto emette una sua personale sentenza, di piena assoluzione, glorificazione
e santificazione.
Infatti, si dichiara commosso
al sùbito sparir di tanto raggio, manifesta una sconfinata
ammirazione per le guerre,
le vittorie, le conquiste
di Napoleone
(tacendo ogni ria parola
sui ben noti massacri,
le violenze, le razzie,
i sacrilegi), vede impressa
in lui una più vasta impronta dello spirito creatore di Dio (anziché del demonio), considera un trionfo per
la Fede che una così superba altezza (caduta tanto
in basso da imprigionare
due papi) si sia inchinata nell’ultima ora di fronte
alla croce di Cristo,
e infine avvia l’anima
di quell’innominato
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza...
senza neppure farla passare
per il Purgatorio”.

“L’autore si domanda, anche, quando una simile orma di piè mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà.
In effetti, il prodigio accadrà circa 120 anni dopo
la composizione dell’ode, allorché il Führer del Terzo Reich emulerà le gesta dell’Imperatore dei Francesi facendo invadere dalle sue armate... buona parte dell’Europa, compresa
la Russia, e ridicolizzando
il record mondiale di appena quattro milioni di morti causati dalle guerre napoleoniche”.
Moneta napoleonica del Regno d'Italia del 1812
Moneta napoleonica del Regno d'Italia da  40 lire
Le due facce di una moneta
di Napoleone " Re d'Italia".
Goya, Fucilazione di patrioti spagnoli
Goya, Fucilazione di patrioti
spagnoli eseguita dai napoleonici.
DALL'UNO ALL'ALTRO MAR

- Napoleone fu mandato in esilio
a Sant'Elena, un'isola dell'Oceano... Pacifico.

- Ah! Ti pare che un guerrafondaio
come Napoleone lo mandavano
nel Pacifico?
Quel gran figlio di... italiani
Napoleone
“Più in là negli anni, lo stesso Manzoni
avrebbe ammesso che quel suo Cinque maggio
era una corbelleria, ma la cultura ufficiale
non avrebbe preso sul serio la tardiva autocritica”.

“Professore, secondo lei - intervenne Claudia - fu
vera gloria quella di Napoleone?”.

“Se consideriamo gloria il fatto che, a distanza
di due secoli, la memoria di un tale personaggio
continui ad essere onorata anche al di fuori
della Francia, che i libri di scuola di un Paese
gravemente depredato da Napoleone come l’Italia
continuino a riservargli nel complesso una buona stampa,
e che il bonapartismo abbia tuttora tra i suoi
dichiarati ammiratori capi di governo
della statura di un... Berlusconi,
la risposta non può che essere affermativa”.

“Che cosa intende per bonapartismo?”, domandò Flavio.
“Un mix di atteggiamenti e comportamenti che caratterizzarono l’ascesa del Bonaparte:
megalomania e spregiudicata ambizione di potere,
bellicismo mascherato da aspirazione alla pace,
imperialismo di rapina e sfruttamento
propagandato come liberazione dei popoli,
arrogante imposizione della legge del più forte
e del diritto di conquista, insofferenza per la libertà
di stampa e per le assemblee elettive,
dittatura e dispotismo ammantati di maestà imperiale,
opportunistico tradimento di ideali proclamati
(repubblica, libertà, indipendenza, uguaglianza),
cinico disprezzo delle vite umane e dei diritti dei popoli,
egocentrismo politico e pretesa di impersonare lo Stato,
nepotismo, narcisismo e capacità di vendere
molto bene la propria immagine...”.

“Tuttavia - obiettò Roberto - il giudizio di molti posteri
è ancora globalmente positivo”.
“E’ vero - concordò il professore - sebbene
ciò sia dovuto in... buona parte ad ignoranza.
Ma c’è anche, tra gli storici, chi considera Napoleone
un mostro, il più grande assassino di tutti i tempi
fino al XIX secolo, un fallito che dopo aver vinto cento
battaglie lasciò la Francia con un pugno di polvere.
Antonio Spinosa, in un libro recentissimo,
lo descrive come 'flagello d’Italia',
raccontando le barbariche spoliazioni
a cui sottopose il nostro Paese, a cominciare
dal trafugamento di migliaia di opere d’arte,
le fucilazioni in massa di ribelli e renitenti alla leva,
le stragi di innocenti compiute per rappresaglia,
gli orribili saccheggi delle città,
delle campagne, perfino delle chiese.
I nazisti, quando s’impadronirono dell’Italia,
fra il 1943 e il 1945, presero molti esempi da lui...
dimostrandosi però meno rapaci”.

“Eppure - ricordò Nicastro - alla scuola elementare
il maestro ci diceva che dovevamo essere orgogliosi
di Napoleone perché era italiano.
Infatti... il libro di Spinosa riporta alcune frasi,
tratte da lettere autografe, che rivelano quali
fossero i suoi sentimenti di italianità:
‘Non fate mai dimenticare agli italiani che io sono
il padrone... Fate fucilare senza pietà i lazzaroni...
Soltanto con un salutare terrore riuscirete a imporvi
al popolaccio italiano...’, scriveva ai suoi proconsoli
quel gran figlio di... italiani”.

“In compenso però - concluse il prof - a Roma
dal Piazzale Napoleone I, la terrazza del Pincio,
si gode un magnifico panorama!”.

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA - 20 maggio 2004
Clicca qui per il link con l'Home page del Belsito
"Non fate mai dimenticare agli italiani che io sono il padrone...
Fate fucilare senza pietà i lazzaroni... Soltanto con un salutare terrore
riuscirete a imporvi al popolaccio italiano..." (Napoleone)
VISITATORI: