Nicola Bruni - Continuazione delle pagine "Mi presento e vi racconto..."
C'era una volta la naja
Era il mitico Sessantotto, avevo 26 anni, facevo già il prof
e dovetti lasciare i miei studenti per "servire la Patria"... a cominciare dai servizi di pulizia in caserma
La Caserma Ferrari Orsi di Caserta 2005, foto di Nicola Bruni
La caserma "Ferrari Orsi"
di Caserta nel 2005
(foto centrale)
e nel 1968 (foto di sfondo)
Fu così che io da pacifista diventai ufficiale dei Carristi
C'era una volta la naja.
Era il mitico Sessantotto,
avevo 26 anni, vivevo a Roma,
facevo già il “prof“
e dovetti lasciare i miei studenti
per andare a "servire la Patria"
a Caserta.

Avevo rinviato il più possibile
per motivi di studio (laurea in lettere
e corso di perfezionamento)
il servizio militare di leva;
ma poi dovetti sottomettermi
all’obbligo della “chiamata alle armi”.

Il 15 luglio 1968, mi presentai
alla caserma “Ferrari Orsi” di Caserta,
dove ero stato destinato come
Allievo ufficiale di complemento
(Auc) del corpo dei Carristi.
Indossata la divisa e rasati i capelli
a zero, uno dei primi “servizi
alla Patria” che mi toccò fare,
fu la pulizia delle latrine
della Terza Compagnia Auc
“Bir Hacheim”, alla quale appartenevo.

Accettai l’incombenza come
un esercizio di umiltà: credevo
di essere una persona di cultura,
un professore, e invece in quel
momento ero solo un “pulisci-cessi”
della Compagnia che doveva
espletare bene il compito assegnatogli.
UNA LUNGA PENITENZA
La mia naja durò 15 mesi
(da luglio '68 a ottobre '69).
I primi cinque li passai a Caserta,
da Allievo ufficiale; poi, fui promosso
Sergente allievo ufficiale e "sbattuto"
a San Vito al Tagliamento,
dove per cento giorni mi esercitai
alla guerra nel XXII Battaglione Carri
del Reggimento Lagunari “Serenissima”.

Finalmente, ad aprile del 1969, ottenni la stelletta di Sottotenente dei Carristi, e tornai a Caserta per gli ultimi sei mesi, con l’incarico di ufficiale istruttore delle reclute nella grande
caserma “Giuseppe Amico”.

Sono stati duri i miei 15 mesi di naja:
un'alternanza di lavori forzati e libertà
vigilata. Era per me una tortura
non poter dormire abbastanza,
anche a motivo dei servizi notturni
di guardia e di "picchetto".
Inoltre, mi pesava l’aver dovuto
lasciare i miei amici e le mie attività.

Ho vissuto quel periodo, per lo più,
come una penitenza, che da cristiano
offrivo al Signore nelle mie preghiere,
sebbene non mi venisse meno
il naturale buonumore.
Naia 1968, ora di canto obbligatorio in caserma - disegno di Marco Barbesta
L'ora di canto obbligatorio in caserma,
disegno di Marco Barbesta - 1968
IL TRENO DEI DESIDERI
Obbligati a cantare in coro
nella caserma Ferrari Orsi,
io e i miei colleghi Auc sfogavamo
la malinconia della lontananza
dai nostri affetti più cari,
intonando spesso una famosa
canzone di Adriano Celentano:
“Azzurro, il pomeriggio è troppo
azzurro, e lungo, per me.
Mi accorgo di non avere
più risorse, senza di te, e allora io
quasi quasi prendo il treno e vengo,
vengo da te. Ma il treno dei desideri,
nei miei pensieri all'incontrario va…”.
IL CIPPO DEI GALANTUOMINI
Ci confortava l’umorismo
del nostro capitano, il quale,
fra l'altro, ci descriveva in questi
termini l’organizzazione militare:
“L’esercito si regge su tre solidi pilastri:
la chiave non si trova; il maresciallo
non c’è; si è sempre fatto così “.
E per sdrammatizzare ci incoraggiava
con questo apologo: “Al mio paese,
davanti al cimitero, c’è un cippo.
Quando qualcuno arriva lì davanti
col cappotto di mogano, tutti
ne dicono un gran bene.
Lo chiamano il cippo dei galantuomini.
Non meravigliatevi se, alla fine,
diranno ‘bravi’ anche a voi".
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Link con l'articolo di Nicola Bruni 5 ANNI DA GIOVANE PROF TRA LE RAGAZZE DEL MARGHERITA DI SAVOIA
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Link con la pagina iniziale del Belsito
La rivista del 52° Corso Auc di Caserta 1968, diretta da Nicola Bruni
IL "VENTO DEL '68"
Soffiava anche nelle caserme il “Vento
del ’68”, e nella mia Compagnia
di 85 Allievi ufficiali (tutti laureati
o diplomati, provenienti da diverse
regioni italiane) eravamo in grande
maggioranza pacifisti e critici verso
la retorica militarista, che ci veniva
propinata specialmente attraverso
i canti obbligatori. Alla fine,
nella rivista in carta patinata che
pubblicammo come ricordo del 52°
Corso Auc di Caserta, intitolammo
significativamente un articolo:
“Abbiamo imparato a combattere
ma non ad amare la guerra”.
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Un impegno d'onore
secondo la Costituzione
In un editoriale che scrissi
per la stessa rivista motivai così
IL NOSTRO GIURAMENTO:

“Abbiamo giurato di essere fedeli
alla Repubblica Italiana e di obbedire
al suo Presidente, espressione
democratica dell’unità nazionale.
Ci siamo impegnati ad essere
allo stesso tempo buoni cittadini
e buoni soldati, osservando
lealmente le leggi e adempiendo
ai nostri doveri militari.

Il significato della nostra presenza
alle armi è contenuto
nella Costituzione:
'La difesa della patria è sacro dovere
del cittadino'. E’ questo un compito
che impegna tutti i cittadini,
di ogni età e condizione,
ma che in special modo
è affidato ai giovani di leva.

Questo servizio che rendiamo
alla Patria ci costa fatiche,
sacrifici, rinunce,
ma sappiamo che è necessario
per la sicurezza della Nazione,
delle nostre famiglie, di noi stessi.
Oggi tocca a noi vigilare in armi
per la difesa della pace,
dell’indipendenza,
delle libere istituzioni del Paese;
domani altri giovani
prenderanno il nostro posto.

Abbiamo la fortuna e l’onore
di appartenere alle Forze Armate
di un Paese democratico,
pacifico, rispettoso
della libertà degli altri popoli.
Sancisce l’art. 11 della Costituzione:
'L'Italia ripudia la guerra
come strumento di offesa
alla libertà degli altri popoli
e come mezzo di risoluzione
delle controversie internazionali' ".

Per ciò noi possiamo svolgere
il nostro servizio militare
con coscienza tranquilla.
Sappiamo che le nostre armi
non verranno impiegate
in guerre di aggressione
o per fini di oppressione.
Sappiamo che la nostra preparazione
militare non si propone l’esercizio
della violenza, ma la prevenzione
della violenza altrui
e se necessario la difesa”.
Il sottotenente Nicola Bruni
sul carro armato M47, a Caserta nel 1969.
Allora si rispettava
l'articolo 11
A quel tempo, ricordo, la prevenzione
della violenza altrui nei rapporti
internazionali si attuava
nella cosiddetta "Guerra fredda "
con la deterrenza delle armi puntate,
mantenendo "l’equilibrio del terrore",
e non con la teoria degli attacchi
di difesa preventiva
contro Stati sovrani
dalle supposte intenzioni ostili.

A quel tempo, la Nato era
ancora un'alleanza difensiva,
e non intervenne per liberare
la Cecoslovacchia di Dubcek
dall’invasione di un’armata straniera
(21 agosto 1968) come poi avrebbe
fatto per il Kuwait ricco di petrolio.

A quel tempo, l'art. 1 della Costituzione
non era stato ancora aggirato,
con la partecipazione delle Forze
Armate italiane a guerre
non dichiarate
fuori del territorio nazionale.

Dunque, il richiamo all'articolo 11
della Costituzione, che io feci
a nome dei 250 allievi ufficiali
delle quattro Compagnie
del 52° Corso Auc esprimeva
l’implicita riserva mentale
che il nostro giuramento militare
non ci avrebbe vincolati a partecipare
ad eventuali guerre non difensive.

Nicola Bruni
La giornata tipo in caserma
del Signor Allievo Ufficiale
Così la raccontai
in un articolo della rivista del 52°
Corso Auc di Caserta - 1968
Ore 6: sveglia. Tutte le mattine
è una levataccia. Apri gli occhi,
abbandoni i sogni e ti trovi immerso
nella dura realtà della camerata.
In venti minuti devi vestirti, lavarti,
raderti la barba e fare il “cubo”,
ovvero sistemare il letto
come un parallelepipedo.
Il più delle volte non ti lavi
o non ti fai la barba
e t’infili la camicia scendendo
di corsa le scale per arrivare
in tempo all’adunata.
All’alzabandiera ci si va di corsa,
inquadrati. […] Dopo l’alzabandiera,
la colazione, o per meglio dire il primo
rancio: latte condensato, pane,
grammi 12,5 di cioccolato
a cranio oppure marmellata
e, quando piove, burro.
Dimenticavo la corsetta appetitosa
intorno alla piazza d’armi prima
della colazione: se va bene, sono
soltanto 800 metri; se va male, devi
correre per almeno due chilometri.

Viene poi l’ora delle pulizie.
Una parte della compagnia si arma
di ramazze, bidoni, secchi, stracci
e va a specializzarsi in nettezza
urbana. Bisogna arrangiarsi
per non essere puniti:
senza detersivi, senza spazzoloni,
senza cera, i pavimenti debbono
diventare lucidi come specchi.
“Leccateli con la lingua”, ha detto
il Signor Tenente. “Basta usare olio
di gomiti”, ha precisato però il Signor
Capitano, che è un tipo comprensivo.
Alla fine viene il tenente a fare
l’ispezione, e la tabella dei puniti
immancabilmente si riempie:
“Qua c’è un granello di polvere…
- urla - Qui non riesco a specchiarmi…
Questi vetri sono uno schifo…
I gabinetti sono dei veri cessi!”. […]
Il ristorantino della libera uscita
Durante la libera uscita uscita a Caserta,
la sera, uno dei punti di ritrovo abituale
per il mio gruppo di commilitoni allievi
ufficiali era il ristorante “Da Rocco”,
al quale dedicai la seguente poesiola
in dialetto romanesco, che fu pubblicata
nella rivista del 52° Corso Auc:
Cena da Rocco, poesia di Nicola Bruni
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Dalla Compagnia Bir Hacheim
alla Compagnia dei Birbaccioni
Finito il Corso Auc nel dicembre 1968,
io e i miei 85 colleghi della Compagnia
Bir Hacheim ci eravamo detti "addio".
Ma, 34 anni dopo, un nostro collega
"ricercatore" - Lucio Lombardo,
di Bagheria - ci ritrovò quasi tutti,
sparsi per l'Italia, con i nostri ex ufficiali,
e ci dette appuntamento a luglio
del 2002, per un "raduno" di tre giorni,
in un bellissimo albergo sul mare
nel Golfo di Palermo. Da lì è cominciata
una nuova amicizia, che ha coinvolto
anche le nostre famiglie,
dando vita all'allegra
COMPAGNIA DEI BIRBACCIONI
di cui fanno parte anche
le mogli "Birbaccione", i figli "Birbaccini",
i nipoti "Birbaccettini"
e alcuni amici "Birbacciofili".
Caserta 1968 - Marsala 2008, foto di Nicola Bruni
Dopo Palermo, ci siamo riuniti
in altri dieci "raduni nazionali":
nel 2003 ad Assisi, nel 2004 a Cagliari,
nel 2005 a Ischia, nel 2006 a San Remo,
nel 2007 a Santa Maria di Leuca,
nel 2008 a Marsala,
nel 2009 a Rodi Garganico,
nel 2010 a Patti Marina,
nel 2011 ad Amantea
e nel 2012 all'Hotel delle More di Vieste.

Inoltre, nel 2005 siamo tornati
a Caserta, per rivedere
la nostra antica caserma
"Ferrari Orsi", divenuta sede
della Brigata Bersaglieri "Garibaldi",
dove siamo stati accolti
con grande cortesia dal comandante
e abbiamo consumato un ottimo
"rancio" nella mensa dei militari.

La Compagnia ha anche
un suo blog riservato,
di cui io sono il caporedattore.
La Torta Birbacciona Carrista del Raduno di Patti 2010, foto di Nicola Bruni
La Torta Carrista Birbacciona
del Raduno di Patti Marina 2010.
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Logo del Raduno della Compagnia dei Birbaccioni del 2008 a Marsala, foto di Nicola Bruni
Qui sopra, la foto ricordo del VII Raduno della Compagnia dei Birbaccioni
(10-14 luglio 2008), che si è svolto nell'Hotel Baglio Basile di Marsala,
con le immagini dei 28 "veterani del '68" partecipanti all'incontro,
simbolicamente riuniti attorno ad un antico mulino a vento delle saline di Marsala,
emblema donchisciottesco di combattimento per nobili ideali.
In basso al centro, il Comandante Lux, Lucio Lombardo, leader della Compagnia.
Fotocomposizione di Nicola Bruni
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