Grazie ai dipinti che lo hanno ricoperto, il tratto superstite del "Muro della vergogna" che aveva diviso Berlino per 28 anni
è diventato un gioioso monumento alla libertà che abbatte la tirannia
Il Muro della libertà
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Dipinto del Muro di Berlino raffigurante la marea umana che nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1989
travolse da Est gli sbarramenti del Checkpoint Charlie riversandosi nel settore Ovest della città.
Foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 1, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 2, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 3, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 4, foto di Nicola Bruni
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Link con l'articolo di Nicola Bruni IL RISCATTO DELLA GERMANIA
E’ diventato, per contrappasso,
un monumento gioioso alla libertà
che travolge la dittatura: un tratto
superstite, lungo 1300 metri,
di quel “Muro della vergogna”,
strumento e simbolo della tirannia
comunista, che per 28 anni
- dal 13 agosto 1961 al 9 novembre 1989 -
divise in due la città di Berlino
imprigionando la popolazione
del settore Est.

Sottratto ai picconi e alle ruspe
che, dopo la notte della liberazione,
abbatterono e sgomberarono
i 155 chilometri dell’odiata barriera,
fu offerto come una tavolozza
ad un centinaio di pittori di murales
provenienti da vari Paesi.
I quali lo hanno coperto di fantasiosi
graffiti, via via rinnovati e restaurati
nel corso degli anni, trasformandolo
nella galleria d’arte moderna più grande
al mondo: la East Side Gallery.

Il dipinto più bello, ai miei occhi,
raffigura un fiume impetuoso di gente,
composto di tante facce stupite
del “miracolo” in atto, che aprendosi
un varco nel Muro si riversa
pacificamente da Est a Ovest.

Al secondo posto, l’allegra demolizione
di un pezzo del “Maurer”, mattone
per mattone, che impegna a mani nude
una squadra multietnica di volontari.

Il tema della fuga verso la libertà
è il più ricorrente: dal soldato
con elmetto in testa e mitra a tracolla
che salta sopra il filo spinato,
all’autovettura Trabant che sfonda
gli sbarramenti, dall’arrampicatore
che scavalca in giacca e cravatta,
all’atleta che balza oltre l’ostacolo
inseguito dai proiettili dei “vopos”.

Non manca il ricordo di quanti furono
assassinati nei tentativi di fuga.
Ironia e sarcasmo ispirano molte opere.
La più pungente è quella che riproduce
un viscido bacio sulla bocca del 1979
tra due “tirannosauri”,
il sovietico Breznev
e il tedesco-orientale Honecker.
L’accompagna una preghiera:
“Signore, aiutami a sopravvivere
a questo amore letale”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 novembre 2011
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Muro di Berlino - East Side Gallery 5, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 6, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 5, Bacio di Breznev e Honecker, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 8, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 9, foto di Nicola Bruni
Muro di Berlino - East Side Gallery 10, foto di Nicola Bruni
Immagini della East Side Gallery di Berlino
Foto di Nicola Bruni - settembre 2011
Link con la pagina iniziale del Belsito
Nei 28 anni in cui la città di Berlino fu divisa dal Muro della vergogna,
secondo dati ufficiali almeno 133 persone furono uccise dalle guardie comuniste
mentre tentavano la fuga dal settore Est, ma più di cinquemila riuscirono
a scappare. Secondo altre fonti, furono più di 200 le persone uccise
mentre cercavano di raggiungere Berlino Ovest o in seguito,
dopo essere state catturate durante tentativi di fuga.
La rivolta di Berlino del 9 novembre 1989 portò in meno di un anno,
il 3 ottobre 1990, alla riunificazione della Germania, dopo 45 anni di divisione
in due Stati, e segnò l'inizio del crollo dell'impero comunista sovietico,
sancito alla fine del 1991 con lo scioglimento dell'URSS.
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