A Monaco di Baviera il XXV Incontro mondiale delle religioni promosso dalla Comunità di Sant’Egidio,
preludio a quello del 27 ottobre 2011 presieduto ad Assisi dal Papa
Amicizia tra le fedi, dialogo tra le culture
La cerimonia finale del XXV Incontro mondiale delle religioni promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, in Marienplatz a Monaco di Baviera, il 13 settembre 2011.
Nel fondo pagina, due immagini di Marienplatz, la piazza centrale di Monaco, con la Mariensäule (la colonna di Maria)
e il Neues Rathaus (Municipio Nuovo), edificio pubblico in stile neogotico del XIX secolo.
Foto di Nicola Bruni
Inserire testo
Monaco di Baviera, Marienplatz. Si abbracciano sul palco, tra gli applausi di una grande folla, mentre risuonano le note dell’Inno alla gioia:
il rabbino capo con il muftì, il cardinale con l’ayatollah, il monaco buddista con l’induista, il patriarca ortodosso con l’arcivescovo cattolico,
il sacerdote giainista con il pastore evangelico, l’africano con l’americano, l’indonesiano con il brasiliano, l’italiano con il cinese;
e poi ancora, gli uni con gli altri 300 leader religiosi di 60 Paesi qui convenuti
per il XXV Incontro mondiale di dialogo tra religioni e culture, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio.
Sullo sfondo, l’immagine di una grande
colomba della pace e lo slogan “Destinati
a vivere insieme” in tedesco e in inglese.
Poco prima è stato letto un Appello di pace
congiunto in cui si afferma tra l’altro:
“Siamo consapevoli della responsabilità
delle religioni nel mettere in pericolo la pace,
quando non hanno guardato verso l’alto.
Chi usa il nome di Dio per odiare e uccidere,
bestemmia il nome santo di Dio”.
LO SPIRITO DI ASSISI
E’ la sera del 13 settembre 2011.
Siamo alla cerimonia finale di un evento
che si rinnova puntualmente ogni anno
nello “spirito di Assisi”, dopo lo storico
incontro di pace delle principali religioni
del mondo che fu convocato da Giovanni
Paolo II nella città di San Francesco
il 27 ottobre 1986.
Ogni anno in una sede diversa: nel 2010
a Barcellona, nel 2009 a Cracovia,
nel 2008 a Cipro. Questa volta, sponsor
della manifestazione è stata l’Arcidiocesi
di Monaco e Frisinga.
Nel 2012 toccherà a Sarajevo, su invito
congiunto della locale comunità
musulmana e di quella cattolica.

L’evento di Monaco precede di poche
settimane un altro e più importante incontro
delle religioni che Papa Ratzinger
ha indetto ad Assisi per il prossimo
27 ottobre, nel ricordo di quello voluto
25 anni fa dal suo predecessore.
Lo spirito di questi incontri è stato richiamato
da Benedetto XVI nel suo messaggio:
“Quando ci riuniamo tra cristiani,
facciamo memoria che per la fede biblica
Dio è il creatore di tutti gli uomini.
Sì, Dio desidera che noi formiamo
un’unica famiglia, in cui tutti siamo
fratelli e sorelle. Facciamo memoria
del fatto che Cristo ha annunciato
la pace ai lontani e ai vicini. […]
Il senso fondamentale di tali incontri
è che noi dobbiamo rivolgerci ai vicini
e ai lontani nello stesso spirito di pace
che Cristo ci ha mostrato.
Dobbiamo imparare a vivere
non gli uni accanto agli altri,
ma gli uni con gli altri, cioè dobbiamo
imparare ad aprire il cuore agli altri,
a permettere che i nostri simili
prendano parte alle nostre gioie,
speranze e preoccupazioni”.
Il nuovo incontro di Assisi
L'incontro delle religioni ad Assisi del 27 ottobre 2011
L'incontro dei leader delle religioni mondiali
presieduto dal papa Benedetto XVI ad Assisi,
davanti alla Porziuncola, il 27 ottobre 2011.
Vi hanno partecipato come invitati
anche alcuni intellettuali non credenti.
“Sappiamo - ha aggiunto il Papa - che
anche nel cristianesimo ci sono state
distorsioni pratiche dell’immagine di Dio,
che hanno portato alla distruzione
della pace. Tanto più tutti noi siamo
chiamati a lasciare che lo Spirito divino
ci purifichi, per diventare uomini di pace”.
DIECI ANNI DI GUERRE
Il meeting si era aperto l’11 settembre,
nel decimo anniversario dell’attacco
alle Torri Gemelle di New York.
Quel giorno del 2001, è stato ricordato,
sembrò confermare la teoria dello scontro
tra civiltà e religioni, che purtroppo
ha ispirato scelte funeste nel decennio
seguente riabilitando l’uso della guerra.
Ma oggi il bilancio fallimentare
dell’investimento nella forza è sotto
gli occhi di tutti: tra Afghanistan, Irak
e Pakistan giacciono sul campo
130mila morti civili e varie migliaia
di militari, e il problema della sicurezza
internazionale dal terrorismo
non è stato risolto.

Perciò, bisogna cambiare strada,
riprendere la via del dialogo tra le culture
e dell’amicizia tra le religioni,
e perseguire la pace globalizzando
la giustizia, nella consapevolezza
che tutti i popoli sono destinati
a vivere insieme, e che tutti devono
imparare l’arte del convivere
nel rispetto delle diversità.
I lavori della conferenza di Monaco
si sono articolati in tre assemblee plenarie
e 43 tavole rotonde su temi specifici,
come l’immigrazione, la libertà religiosa,
l’unità dei cristiani, le donne e le religioni,
il dialogo tra umanisti e credenti,
l’Islam in Europa, la Primavera araba,
l’Africa che cambia, il Giappone
dopo il terremoto.

C’è stata anche la visita-pellegrinaggio
di una delegazione interreligiosa al lager
nazista di Dachau, dove - come ha detto
il professor Andrea Riccardi, fondatore
della Comunità di Sant’Egidio -
“alla scuola del dolore nacque
un ecumenismo tra credenti” (cattolici,
protestanti, ortodossi ed ebrei).
PREGHIERA PER LA PACE
Nell’ultimo giorno, si sono tenuti
incontri distinti di preghiera per la pace
secondo le differenti tradizioni religiose.
E i cristiani delle diverse confessioni
hanno pregato insieme
nella cattedrale cattolica.
Convinti, tutti, che la preghiera a Dio
sia una grande risorsa di pace.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 ottobre 2011
Link con la pagina sugli incontri di dialogo tra religioni e culture
Dachau, scuola di terrore
Pellegrinaggio interreligioso al memoriale
del lager nazista di Dachau, con i cardinali
Etchegaray e Glemp, il 13 settembre 2011.
Foto di Nicola Bruni
Funzionò per 12 anni a Dachau,
nei dintorni di Monaco di Baviera,
il prototipo dei campi di lavoro e sterminio
che i nazisti impiantarono nei territori
occupati durante la Seconda guerra
mondiale. Allestito nel marzo 1933,
poco dopo l’ascesa al potere di Hitler
- inizialmente per rinchiudervi cittadini
tedeschi ostili al regime, ebrei, zingari,
testimoni di Geova, omosessuali, e “asociali”
- fu scoperto per caso e liberato il 29 aprile
1945 da una colonna di soldati americani
che aveva sbagliato strada, prima che
i 32.335 deportati superstiti
- quasi tutti stranieri - fossero eliminati.

Qui si esercitarono, imparando il “mestiere”
di aguzzini e assassini, migliaia di guardiani
delle SS, che poi avrebbero vessato,
torturato, terrorizzato e sterminato
milioni di esseri umani, in maggioranza
ebrei, in una vasta rete di lager.

Qui i detenuti non avevano nessun diritto,
ed erano trattati brutalmente come schiavi
da sfruttare nel lavoro fino alla morte.
Qui furono collaudati i modelli di camera
a gas per stragi incruente di condannati,
e di forno crematorio per la riduzione
dei loro corpi in cenere e fumo.
Qui cominciarono le sperimentazioni
mediche su cavie umane.
Attraverso questo lager, dal quale
dipendevano decine di campi satelliti
presso fabbriche e aziende agricole,
passarono oltre 200mila prigionieri
(in parte poi trasferiti altrove).
Almeno 42mila vi persero la vita,
prevalentemente per malattia
non curata o sfinimento. Numerosi
i polacchi e i sovietici. Tra gli schiavi
registrati a Dachau si sono contati
2720 ecclesiastici di 24 Paesi.
Dal settembre 1943 vi furono rinchiusi
circa 9500 italiani, un centinaio donne,
e uno su quattro vi morì.

In Baviera - come racconta la guida
tedesca - a quel tempo molti sapevano,
ma il consiglio era:
“Sta’ zitto, o finisci a Dachau”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 ottobre 2011
I prototipi dello sterminio
I prototipi di camera a gas e forno crematorio
sperimentati dai nazisti nel lager di Dachau
per la rete dei campi di sterminio allestiti
nei territori occupati durante
la Seconda guerra mondiale.

Foto di Nicola Bruni
Link con l'articolo IL RISCATTO DELLA GERMANIA
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DIALOGO CON I NON CREDENTI PELLEGRINI DELLA VERITA'
Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mondo
in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo:
persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere
e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio.
Persone del genere non affermano semplicemente: "Non esiste alcun Dio".
Esse soffrono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono,
sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono "pellegrini della verità,
pellegrini della pace". Pongono domande sia all’una che all’altra parte.
Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale pretendono
di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici,
persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista
e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di essa.
Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino
Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati
alla violenza nei confronti degli altri. Queste persone cercano la verità,
cercano il vero Dio, la cui immagine nelle religioni, a causa del modo
nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta.
Che essi non riescano a trovare Dio dipende anche dai credenti
con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio.
Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo
per i credenti a purificare la propria fede,
affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile.
Benedetto XVI
Assisi, 27 ottobre 2011
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