Il Medioevo fu davvero un periodo “buio”, di barbarie e violenza selvaggia? Non date credito allo stereotipo diffuso nel ’700
dagli Illuministi francesi, i quali oscurarono per un pregiudizio anticristiano un millennio di civiltà europea
Medioevo con gli occhiali
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La facciata in stile romanico del Duomo di Spoleto, intitolato a Santa Maria Assunta, con il mosaico di Sosteno del 1207.
Foto di Nicola Bruni
Affresco della Rocca Albornoz di Spoleto.
Foto di Nicola Bruni
Perugia, Palazzo dei Priori, foto di Nicola Bruni
Il Palazzo dei Priori a Perugia.
Foto di Nicola Bruni
Affresco di Giotto nella Basilica Superiore di Assisi.
Foto di Nicola Bruni
Mosaico della Cappella Palatina di Palermo.
Foto di Nicola Bruni
Pantocrator, mosaico absidale del Duomo di Cefalù.
Foto di Nicola Bruni
Statue della Cattedrale di Santiago de Compostela.
Foto di Nicola Bruni
Formella di S. Eligio orefice a Castel Gandolfo.
Foto di Nicola Bruni
Il Medioevo fu davvero un periodo
“buio”, di barbarie e violenza selvaggia?
Non date credito allo stereotipo diffuso
nel ’700 dagli Illuministi francesi,
i quali oscurarono con un pregiudizio
un millennio di civiltà europea
(dal 476 al 1492),
per la non illuminata ragione
che esso ebbe un’impronta cristiana,
e la Chiesa cattolica vi svolse un ruolo
da protagonista, tra l’altro fondando,
accanto a meravigliose cattedrali,
i primi ospedali e le prime università,
e salvando dalla distruzione
la letteratura classica greca e latina.
Il millennio di Benedetto da Norcia
e Francesco d’Assisi, di Carlo Magno
e Federico II, dei monasteri
e dei Comuni, di Dante Alighieri
e Tommaso d’Aquino, di Marco Polo
e delle Repubbliche marinare.
L’epoca in cui si formarono
le lingue volgari nazionali.

Per giunta, nel Medioevo si arrivò
a vedere meglio che nell’età romana,
grazie all’invenzione degli occhiali,
apparsi - come racconta Chiara Frugoni
nel libro “Medioevo sul naso”
(La Terza) - tra il 1280 e il 1285.

Si imparò a mangiare con la forchetta
anziché con le mani,
seduti a tavola invece che sdraiati.
Nacque la moda, e nell’abbigliamento
entrarono i bottoni, i pantaloni
e persino le mutande.
Negli interventi chirurgici
fu introdotta l’anestesia.
Si misero i vetri alle finestre,
si riscaldò la casa
con il fuoco del camino.
Si cominciò a misurare il tempo
con l’orologio, a fare di conto
con i numeri arabi, a scrivere
sulla carta, a stampare libri,
a sostituire il denaro
con assegni di banca.

Ci furono anche guerre, massacri
e altre atrocità, ma con esiti
quantitativi incomparabili ai grandi
stermini e ai genocidi perpetrati
nel nostro XX secolo.

Perciò, se avete bisogno di un termine
di paragone per deprecare
una situazione di barbarie,
potete fare a meno
di andare molto indietro nel tempo.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 agosto 2011
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La Cattolica di Stilo in Calabria.
Foto di Nicola Bruni
La Cattedrale di Lione.
Foto di Nicola Bruni
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San Francesco d'Assisi - link
Link con l'articolo di Nicola Bruni I LUMI DI FRANCIA CHE OSCURARONO IL MEDIOEVO
Lectio, Disputatio, Collatio: così argomentava il Magister del 1400 Giovanni Dominici
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Come fece Dante a scrivere
La Divina Commedia?
Penna d'oca e calamaio
Agnolo Bronzino, Dante rivolto verso il Purgatorio (1530)
Come fece Dante a scrivere La Divina
Commedia quando non c’era il computer?
S’ingegnò usando una penna d’oca,
un coltellino per affilarne la punta,
l’inchiostro di un calamaio e tanti fogli
di carta o pergamena. Intorno a sé
aveva molti libri da consultare,
“codici” (rilegati) e “volumi” (rotoli),
tutti scritti a mano e perlopiù in latino.
A riprodurre l’opera provvedevano
i copisti. Nessun testo autografo
del Sommo Poeta è giunto fino a noi,
ma si ipotizza che adottasse la grafia
corsiva detta “cancelleresca bastarda”,
senza la punteggiatura che è stata
aggiunta nelle edizioni a stampa.

Ho tratto queste congetture dalla visita
della mostra “Lux in Arcana”, allestita
a Roma nei Musei Capitolini, che,
presentando al pubblico gli originali
di antichi documenti custoditi
nell’Archivio Segreto Vaticano, fornisce
interessanti informazioni sulle tecniche
di scrittura dell’età medioevale.

In particolare ho scoperto che
lo strumento della “penna d’oca” poteva
anche provenire da altri volatili,
come il cigno, l’airone, il pellicano bianco.
Di solito, il suo fusto - diversamente
da molte raffigurazioni pittoriche - era
spogliato delle piume salvo un pennacchio,
sgrassato con immersione in sabbia
calda o cenere, e tagliato sul “becco”,
la parte da inchiostrare.

Per asciugare più rapidamente l’inchiostro
sul foglio, lo si cospargeva con un pizzico
di finissimi granelli di sabbia, che poi
si spazzolavano con un pennello.
Ecco perché, ancora oggi, nelle sale
di consultazione di archivi
o biblioteche che conservino antichi
manoscritti, i ricercatori, terminato
il lavoro, possono trovare sul tavolo
una notevole quantità di granelli
refrattari caduti dai fascicoli.
Non è la “polvere del tempo”
ma il “polverino” d’epoca degli scrivani
asciugatori, che non conoscevano
la carta assorbente.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola - 10 aprile 2012
Sotto il titolo: Dante rivolto verso il Purgatorio,
di Agnolo Bronzino (1530).
La Basilica di San Benedetto a Norcia.
Foto di Nicola Bruni
La Cappella Palatina di Carlo Magno ad Aquisgrana.
Foto di Nicola Bruni
Il Castello Ursino di Catania (XIII sec.), foto di Nicola Bruni
Il Castello Ursino di Federico II a Catania.
Foto di Nicola Bruni
Fregio medioevale del Palazzo Comunale di Todi, foto di Nicola Bruni - Link Home
Qui sopra, fregio medioevale della facciata del Palazzo del Comune di Narni.
Foto di Nicola Bruni
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