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| Tornato alla “vita civile” l’11 ottobre
del 1969, dopo 15 mesi di servizio
militare vissuti in caserme per soli
uomini, non mi parve vero quando
un funzionario del Provveditorato
agli studi mi domandò se accettavo
un incarico di insegnamento di italiano
e storia nell’Istituto tecnico femminile
“Margherita di Savoia”, in Via
Panisperna, al centro di Roma.
”Lei crede che potrei non accettare?”,
risposi scherzando. Accettai.
Per mia fortuna, quella cattedra
si era appena liberata a seguito
di una rinuncia comunicata per telefono.
Inizialmente mi furono assegnate tre
classi - due terze e una prima -
dell’indirizzo per periti aziendali
e corrispondenti in lingue estere -
con una novantina di ragazze,
quasi tutte carine, alcune bellissime,
tra i 14 e i 17 anni.
Fui accolto molto bene dalle mie alunne,
e superai presto l’imbarazzo
di avere tutti i loro occhi puntati su di me.
Anche perché mi ero già lungamente
abituato, frequentando la facoltà
di lettere, ad essere uno dei pochi maschi
in mezzo ad un “mare di donne”.
Allora avevo appena 28 anni, non ancora
compiuti, ma quando mi interrogarono
sulla mia età, perché non mi giudicassero
troppo vecchio dissi che ero coetaneo
del pugile Cassius Clay, campione
del mondo in carica.
Mi chiesero anche se fossi sposato
o fidanzato, e accolsero - mi sembrò -
con sollievo la mia risposta negativa:
“Non ho ancora trovato il mio tipo”, dissi. |
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| La rivoluzione delle mini
contro i grembiuli neri |
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| Sopra, gruppo di alunne della I F
del "Margherita di Savoia" dell'anno 1969-70,
obbligate a indossare un grembiule nero.
Sotto, alunne della II F (stessa classe)
nell'anno 1970-71, a scuola in minigonna
dopo aver vinto la "Rivoluzione
dei grembiuli", che un bel giorno
furono, per così dire, gettati alle ortiche. |
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| C'erano anche i prof "contestatori" |
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| Erano gli anni della “Contestazione
studentesca”, e io divenni il leader
di un gruppo di insegnanti (una trentina
su 110) che facevano “opposizione”
al conservatorismo dominante
nel collegio dei docenti, proponevano
e attuavano innovazioni didattiche
e cercavano di orientare in senso
costruttivo il movimento di protesta
delle studentesse.
Non potendo riunirci nella scuola,
tenevamo incontri serali in case private,
e una volta affittammo a nostre spese
un teatro (il “San Genesio”) per tenervi
un’assemblea di insegnanti e studenti,
sul tema “Scuola e sbocchi professionali”. |
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| L'equivoco del "no
alla scuola di classe" |
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| Le ragazze del Margherita partecipavano
a scioperi e cortei di protesta organizzati
dai vari movimenti studenteschi,
anche se non avevano le idee chiare.
Un giorno, dopo un corteo, domandai
ad alcune di loro che cosa
intendessero con lo slogan
"No alla scuola di classe".
Mi risposero che gli studenti
non dovevano essere divisi in classi
ma stare tutti insieme, come all'università. |
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| Le mie alunne Tiziana Cirulli e Daniela
Mastropietro, della I G del 1973-74.
Daniela venne al mio matrimonio a Catania. |
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| E dopo 35 anni riappare Patrizia |
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| Nel marzo 2009, una delle mie alunne
più brave del biennio 1972-1974
(v. le due foto in alto al centro), Patrizia
Sbaraglia (ora laureata in giurisprudenza,
funzionaria del Comune di Roma,
sposata e madre di un ragazzo di 14 anni),
si è imbattuta in questo mio Belsito
e mi ha inviato un messaggio affettuoso
esprimendo il desiderio di rivedermi
e anche di conoscere mia moglie.
Così ci siamo incontrati e abbiamo
stabilito un bel rapporto di amicizia.
P. S. - La stessa Patrizia, dopo aver
letto l'articolo di questa pagina,
il 25 gennaio 2010 mi ha scritto:
"Caro Professore (Nicola), ti ringrazio
per l'articolo - altro che articolo! -
sul Margherita di Savoia. Mi sono
veramente commossa nel vedere che
mi hai dedicato uno spazio particolare,
tra i tuoi ex-alunni. Sei circondato
da un patrimonio di affetti che arricchisce
una "carriera di essere umano",
prima ancora che di professore:
il messaggio che ci hai trasmesso
era autentico, di sincera umanità.
Penso che nessuno dei ragazzi che
ha avuto la fortuna di averti come
insegnante possa mai dimenticarlo!". |
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| Un rapporto sereno
e di rispetto reciproco |
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| Sopra e sotto: la I G del "Margherita di Savoia"
sulla terrazza della Basilica di San Pietro,
dopo la scalata del Cupolone, marzo 1973. |
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| Riuscii a stabilire con le mie alunne
un rapporto sereno e amichevole,
basato sul rispetto reciproco
nella distinzione dei ruoli. Accettai
la richiesta di discutere il voto di ogni
interrogazione, disposto a rettificarlo
qualora riconoscessi di essere incorso
in una disparità di giudizio. E comunque
non scendevo mai al di sotto del 4
per non scoraggiare un successivo
impegno di recupero. Peraltro,
nella valutazione, attribuivo molta
importanza alla partecipazione attiva
alle lezioni, con domande, risposte
appropriate, obiezioni e osservazioni,
delle quali prendevo nota "in diretta". |
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| Una finestra aperta
sul mondo contemporaneo |
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| La prima innovazione didattica
che introdussi nelle mie classi fu
quella di dedicare un'ora settimanale
a conversazioni ("in lingua italiana",
tenni a precisare nel programma)
su argomenti di attualità
culturale, sociale, di politica interna
o internazionale o alla lettura
comparata di diversi quotidiani.
Dalla mia agenda dell'anno 1969-70,
traggo un elenco di libri dei quali
presentai il contenuto alle ragazze:
"La forza di amare" di Luther King;
"Una giornata di Ivan Denissovic"
di Solgenitsin; "Niente e così sia"
di Oriana Fallaci"; "Papillon"
di Henri Charriére; "Sulla strada"
di Jack Kerouac;"Aspettando Godot"
di Samuel Beckett; "Dio esiste,
io l'ho incontrato" di André Frossard.
Parlammo anche dell'enciclica
"Populorum progressio" di Paolo VI,
della campagna antinucleare
di Bertrand Russel, del movimento
Hippy dei "Figli dei fiori", della guerra
in Vietnam, della soffocata
"Primavera di Praga". E soprattutto
di parità tra uomini e donne.
Insomma, operai un sostanziale svecchiamento della tradizionale cultura scolastica, facendovi entrare
il mondo contemporaneo e mettendolo
a confronto con le civiltà del passato.
Riguardo a queste ultime, ricordo che
fu accolta con particolare interesse
la mia spiegazione dell'arte gotica
e del verticalismo mistico
delle sue cattedrali. Vent'anni dopo,
un'ex alunna incontrata su un autobus
mi disse che le era rimasta impressa. |
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| Gruppo della I e II G del "Margherita di Savoia"
in gita scolastica agli Scavi di Pompei
il 3 aprile 1973. |
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| Mille parole in più
per capire meglio |
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| L'arricchimento del lessico era
una costante dei miei interventi
didattici: non andavo avanti
senza aver prima dettato e fatto
trascrivere su un quaderno di "appunti"
la definizione di ogni parola "nuova"
di una qualche importanza
di cui le ragazze non conoscessero
il significato, con speciale attenzione
ai linguaggi della politica, del diritto,
della sociologia e dell'economia.
Alcune di quelle definizioni fornivano
poi lo spunto per aprire una discussione
o impostare una ricerca riguardo
al loro contenuto: per esempio,
come funziona la coscienza;
come si manifesta il paternalismo;
che cosa vi sembra oggi anacronistico;
come distinguere il razzismo dalla xenofobia; quali testi, discorsi o espressioni possono essere considerati retorici in senso negativo;
quali sono gli eufemismi più usati;
perché si ricorre al turpiloquio. |
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| "Caro collega", mi scrive Donatella
ex alunna diventata prof |
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| Caro prof, sono una tua ex allieva
del Margherita di Savoia (del 1970-71).
Posso darti del "tu" in quanto tua collega
dal 1985. Insegno discipline giuridiche
ed economiche, scelta fortemente
influenzata dai tuoi insegnamenti
e dalla forte convinzione che la cultura
sia la migliore arma per difendere
eguaglianza e libertà.
Da tempo volevo contattarti
per ringraziarti e salutarti, ben sapendo
quanto l'affetto degli studenti
sia importante per un insegnante.
Con una certa emozione
Donatella Fantuzzi
8 aprile 2010 |
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| Finalmente, il 10 giugno 2010,
Donatella è venuta con suo marito
a farmi visita. E ci siamo riabbracciati
e raccontati come ex compagni di scuola.
E' una donna straordinaria. |
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| Il mio retroterra
in tre associazioni |
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| Il Centro giovanile
San Bernardino |
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| Dal 1969 al 1974 fui uno degli animatori
del Centro giovanile “San Bernardino”,
guidato da don Roberto Amendolagine
(+2008), con sede presso l’omonima
chiesa di Via Panisperna (attigua
all’istituto “Margherita di Savoia”),
e vi svolsi un’attività formativa
per un gruppo di ragazzi e ragazze
su temi di educazione civica
e sulle encicliche sociali dei papi. |
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| Gita del Centro San Bernardino sulla neve
di Ovindoli, l'11 febbraio 1972.
Io sono il primo da destra,
accanto a don Roberto Amendolagine. |
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| Il circolo dei Giovani
per il Terzo Mondo |
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| Dal 1969 al 1974, partecipai anche
alle attività del circolo giovanile
cattolico “Giovani per il Terzo Mondo”,
guidato da fra’ Ginepro (+1984), con sede
presso il convento francescano
di San Bonaventura al Palatino:
un gruppo di un centinaio di ragazze
e ragazzi che si proponeva
di sensilizzare gli altri alla solidarietà
internazionale verso i popoli meno
fortunati, e raccoglieva fondi
davanti alle chiese per
finanziare “microrealizzazioni”
di utilità sociale delle missioni
francescane nei Paesi poveri
(come l’acquisto di un furgone
"fuoristrada" Land Rover
per una missione in Amazzonia). |
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| Un servizio del Radiocorriere Tv
(11 gennaio 1970) sul movimento
dei Giovani per il Terzo Mondo.
Nelle foto in alto: a sinistra fra' Ginepro,
a destra, seduto, Nicola Bruni. |
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| L'Unione degli insegnanti
cattolici - Uciim |
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| Nello stesso periodo fui membro
attivo dell’Unione cattolica
italiana insegnanti medi (Uciim),
associazione per la quale, fra l’altro,
svolsi un ciclo di conferenze
sul pensiero sociale cristiano,
il liberalismo e il marxismo.
Inoltre, frequentai una serie di corsi
di aggiornamento pedagogico-didattico
e convegni di studio di insegnanti. |
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| Poi il colpo di fulmine... |
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| In uno di quei convegni, organizzato
dall’Uciim a Loreto
(29 luglio - 4 agosto 1973),
ebbi l’immensa fortuna
di incontrare Elina Giunta,
una bellissima ragazza
di Catania, insegnante di lettere,
che - grazie ad un “colpo di fulmine” propiziato dalla Madonna da me
pregata nel santuario di Loreto -
11 mesi dopo sarebbe diventata
la mia sposa.
Nel 1971 ero stato nominato,
in rappresentanza dell’Uciim, membro
del Consiglio di amministrazione
dell’Istituto nazionale “G. Kirner”
per l’assistenza ai professori
delle scuole secondarie.
In quella funzione, che svolsi
gratuitamente fino al 1974,
ebbi l’incarico di visitare una settantina
di famiglie di insegnanti deceduti,
sparse in tutta Italia, per offrire loro
l’assistenza economica dell’Istituto Kirner.
Ebbene, quell'incarico per me risultò
provvidenziale, perché mi consentì
di compiere numerosi viaggi
(in macchina, in treno
o in aereo) con rimborso spese,
nei giorni di riposo o di vacanza
della scuola, e specialmente di farmi
mandare più volte nel 1973-74
per visite assistenziali in Sicilia,
dove mi aspettava anche la mia Elina
che così potei conoscere meglio,
per poi chiederle di sposarmi. |
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| Gruppo della I G del "Margherita di Savoia"
in visita al Campidoglio, marzo 1974. |
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| Quando, nel mese di maggio del 1974, annunciai alle alunne delle mie due
classi che mi sarei sposato il 3 luglio
successivo a Catania, grandi furono
la sorpresa e la curiosità di quelle
ragazze, che non sapevano nulla
del mio fidanzamento.
Distribuii a tutte l'invito per le nozze,
pensando che non sarebbero venute
a motivo della distanza, ma una di loro -
la dolcissima Daniela Mastropietro
(foto della colonna di sinistra in basso),
che era in vacanza da quelle parti -
venne, con mio grande piacere,
partecipò al ricevimento
nel Grand Hotel Baia Verde
e poi, immagino, riferì alle compagne.
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L'anno dopo cambiai istituto.
Mia moglie aveva ottenuto
il trasferimento a Roma nella scuola
media Quinto Ennio, dove io
nel frattempo ero stato nominato
titolare di una cattedra di ruolo: perciò
andammo tutt'e due ad insegnare lì...
felici e contenti.
Nicola Bruni
20 gennaio 2010 |
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