|
| Clicca sui titoli qui sotto per i link |
|
| Un giorno, a scuola, l’enfant terrible
della Prima D annunciò che avrebbe cercato
nel vocabolario di italiano le parolacce.
Trovatane una, “divertentissima”,
la mostrava ridacchiando ai vicini di banco... |
|
| L’epoca degli assolutismi è tramontata?
Assolutamente no. Lo ha detto anche Berlusconi:
“Gli italiani sono assolutamente in buone mani”.
Le sue. Del “miglior premier in assoluto”... |
|
| Non mi va giù che qualcuno, invece di farmi
gli “auguri”, considerati iettatori, mi mandi
“in bocca al lupo”, come se fossi Cappuccetto
Rosso. Allora io dovrei essere così spiritoso
da ribattere: “Crepi il lupo”. Ma no, ma no... |
|
| “Francamente…”, “sinceramente…”:
chi usa espressioni di questo tipo sembra
voler interpretare la figura del bugiardo
abituale ma “gentiluomo”, che ogni tanto
fa lo sforzo di non mentire con i suoi
interlocutori e si premura di avvisarli... |
|
| Sento un politico esclamare in tv:“Ci mancherebbe
altro!”. E subito mi viene spontaneo domandargli:
“Che cosa ci mancherebbe?” Ovviamente,
lui non mi risponde. Allora mi rispondo io,
compilando una metaforica lista della spesa... |
|
| L’uso e il non-uso sbagliato del congiuntivo
sono punti d’inciampo nella grammatica italiana
per molti di quelli che parlano alla tv.
Anche per importanti personalità politiche.
Non faccio nomi ma solo cognomi... |
|
| “Non mi piace sentir dire ‘la Fornero’. Dite ‘Fornero’
e basta, così come dite ‘Monti’ ”. Con questo richiamo
antimaschilista la ministra del Lavoro Elsa Fornero
ha rimproverato i giornalisti abituati a mettere
un articolo solo davanti ai cognomi delle donne... |
|
| Faccio fatica a pensare di essermi levato
il pensiero… di scegliere un pensierino per un amico,
aspirante comunicatore della galassia mediatica.
Non avevo "la più pallida idea" di che cosa
regalargli (com’è noto, le idee si differenziano
secondo il pallore). Ma poi, pensa e ripensa.. |
|
| Invitato a tenere una lezione di antiquariato
lessicale, il professor Antiqui rievocò i tempi di una
volta, quando i treni più lenti erano gli 'accelerati',
nei 'dancing' si bevevano 'tè danzanti', i 'giovanotti'
chiamavano le ragazze 'signorine' e, se volevano
sposarne una, dovevano chiederne 'la mano'.... |
|
| Granoturco, caffé alla turca, fumare come un turco,
mamma li turchi, vivere come un pascià,
giannizzero, mammalucco, uva sultanina, yogurt, bricco, caviale, sorbetto, bergamotto, chiosco, tulipano, turbante, colbacco , bailamme... |
|
| Dico no alle trappole del lessico omologato
che vuole imporci di chiamare GAY (= allegri)
gli omosessuali anche se sono tristi,
ETEROSESSUALI (= sessualmente diversi)
le persone sessualmente normali, PEDOFILI
(= amici dei bambini) i pederasti, LUCCIOLE
(= piccoli splendori nel buio) le schiave del sesso... |
|
|
| Ormai fuori moda la "lingua del sì" |
|
|
|
 |
| “Sarò breve”: quando chi interviene
in un dibattito premette che dirà
poche parole, i “buoni intenditori”
in ascolto, di solito, cominciano
a preoccuparsi perché ne ha già
sprecate due. Immaginatevi, poi,
come tengano d’occhio l’orologio
quando gliene sentano sciupare
altre cinque nell’annuncio:
“Ancora una parola per finire”.
Essere brevi, cioè sintetici e completi, nell’esporre il proprio pensiero
non è facile. Solo un lungo esercizio
può fornire l’abilità di combinare,
improvvisando, il “dono della sintesi”
con il “regalo dell’analisi”.
Ne era consapevole il filosofo Blaise
Pascal, che nel 1656 apriva così
una delle sue Lettres provinciales:
“Mi scuso per la lunghezza
della mia lettera, ma non ho avuto
il tempo di scriverne una più breve”.
Lo sanno i giornalisti, i quali sperimentano
spesso come richieda più lavoro ridurre
un articolo alla dimensione prestabilita
che stenderlo liberamente
in maniera ampia e dettagliata.
Lo sanno quegli insegnanti che devono
prepararsi per riuscire a contenere
la spiegazione di un argomento
entro limiti temporali rispettosi
della capacità di attenzione
continuativa degli alunni.
Dovrebbero saperlo gli studenti,
qualora siano stati impegnati non solo
a comporre riassunti su misura
di piccola taglia, ma anche a fare
esercizi di drastica abbreviazione
di un testo, per esempio da 60 a 30 righe,
con i dovuti adattamenti formali:
bando a ripetizioni, via gli avverbi
e gli aggettivi superflui, via le perifrasi,
meno subordinate e più sintassi
nominale, via alcune informazioni
di contorno e i particolari meno
interessanti, ma con l’accortezza
di preservare il contenuto
essenziale del messaggio
e la scorrevolezza del discorso.
In conclusione, il proverbio
al quale ho alluso all’inizio
dovrebbe essere così riformulato:
a buon espositor poche parole.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
25 gennaio 2009 |
|
| **************************************** |
|
| **************************************** |
|
| Dobbiamo essere aperti al nuovo |
|
| Correva l'anno 2002. Quel giorno,
leggendo il Corrierone sulla corriera
che lo portava a scuola, il professor
Tirabasso rimase folgorato da un lungo
articolo del ministro dell’Istruzione
Letizia Moratti. Illustrava la riforma
scolastica in discussione al Senato,
con argomentazioni che a prima vista
gli sembrarono largamente condivisibili.
Gli piacque in particolare un passo
in cui si proclamava:
“Chi non ha memoria non ha futuro.
Dobbiamo essere aperti al nuovo,
in tutte le sue forme, siano esse quelle
di uno sviluppo senza frontiere, di una
società multiculturale o delle nuove
sfide scientifiche e tecnologiche.
Si può essere aperti al nuovo,
nella misura in cui
non si perde la propria identità
e la propria storia. Per questo...".
Poi, si soffermò a rileggerlo,
e vi riconobbe una formula chiave
del gergo politichese che in passato
aveva consentito ai nostri governanti
di promettere tutto e il contrario di tutto:
NELLA MISURA IN CUI.
Tipo: riformeremo la scuola
nella misura in cui...;
garantiremo la sicurezza
degli edifici nella misura in cui...;
daremo stipendi decenti agli insegnanti
nella misura in cui...
E gli rimase un dubbio:
IN QUALE MISURA IN CUI?
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 novembre 2002 - testo aggiornato |
|
| Pianta di capperi a Marsala.
In alto, tronco di pino tagliato.
Foto di Nicola Bruni |
|
|
 |
| Clicca sui titoli qui sotto per i link |
|
| Un cane che morde un uomo - insegnano
i manuali di giornalismo - non fa notizia.
Ma un uomo che morde un cane si merita
almeno un trafiletto di cronaca, per il carattere
insolito dell’evento. Tuttavia, se un alunno
morde insolitamente un prof, la notizia -
per rispetto della privacy - non può essere
pubblicata nel giornalino della scuola... |
|
| La comprensione della traccia prescelta; la scaletta
degli argomenti da toccare; come cominciare
e come concludere; semplicità e concretezza;
spirito critico ed equilibrio; arguzia e autoironia;
evitare generalizzazioni e luoghi comuni;
infine occhio agli errori “di stampa”. |
|
| Nel nostro Paese cambiano i ministri dell’Istruzione
e perfino le formule degli esami, ma non cambia
la mentalità di chi propone i temi di italiano.
Si tratta di persone che non assumono come criterio
quello di mettere ciascun candidato in condizione
di esprimere liberamente la personale creatività
al fine di dimostrare la competenza raggiunta
nell’uso della lingua scritta. No, il loro scopo
principale sembra quello di far bella figura
sui giornali, esibendosi in dotte citazioni di autori
talvolta illustri, talvolta illustri-sconosciuti,
che gli studenti sono invitati a commentare:
Ipse dixit... Così parlò Zarathustra. |
|
|  |
| Nel 1861 erano analfabeti il 78 per cento
dei “regnicoli”. Per giunta, molti dei censiti come
alfabeti avevano in realtà scarsa dimestichezza
con la lingua dei Promessi Sposi. Uno di questi era
il “Padre della Patria” Vittorio Emanuele II: il quale
a scrivere correntemente non imparò mai
e nel parlare usò sempre come lingua di riguardo
il francese e in privato il dialetto piemontese... |
|
| Il discorso del Magister del 1400 si svolgeva
in buona parte con andamento simmetrico,
attraverso parallelismi, correlazioni,
comparazioni, periodi ipotetici, antitesi,
rispondendo a quell'esigenza di ordine logico
e di geometrica armonia che era tipica
dei trattatisti medievali. |
|
| *********************************** |
|
| Il trionfo del luogo comune |
|
| Una manciata di anni luce |
|
| Sto scrivendo da un chiacchierato
“luogo comune” del Bel Paese,
"gremito fino all’inverosimile"
di pregiudizi, stereotipi,
proverbi melensi, metafore
d’antiquariato, frasi fatte,
espressioni omologate...
"e quant’altro… e via dicendo…
e chi più ne ha più ne metta".
Il sito retorico indicato si trova
"a una manciata di anni luce"
da un uso elegante
della lingua parlata e scritta.
Vi bazzicano, "spesso e volentieri",
fra gli altri, raccomandati giornalisti
della radio e della tv, fumeggianti
attori del teatrino della politica
e sintonizzati personaggi
del mondo dello spettacolo.
"Alzi la mano" - ma "non più di tanto" -
chi lo frequenta, esponendosi
a una "bacchettata" ovvero
a una "tirata d’orecchie"
del risuscitato maestro unico:
punizioni che nell’ultimo mezzo secolo
si comminavano ormai solo sui giornali…
"nella misura in cui" si ignorava che erano
"severamente vietate" nella scuola.
Ma "qui casca l’asino", perché
"chi va con lo zoppo impara a zoppicare"
invece di aiutarlo a rigar dritto;
"butta il bambino con l’acqua sporca";
si orienta al buio
con "la cartina di tornasole";
e "la dice lunga"
su "come mai" ripeta sempre
bestialità del tipo “sputa il rospo”,
“in bocca al lupo - crepi il lupo”
e “tagliamo la testa al toro”.
Comunque, "se è vero com’è vero"
che il passato può essere
"pesante come un macigno",
"oggi come oggi" si ricordi
che "domani è un altro giorno",
"non è mai troppo tardi"
e "quando c’è la salute c’è tutto".
"Morale della favola":
"visto e considerato"
quanto, "volere o volare",
è "ammesso e non concesso",
mi si consenta di sconsigliare
l’abuso degli avverbi
estremamente, perfettamente,
assolutamente, francamente,
sinceramente, "per una ragione
semplicissima": sono composti
dal suffisso -MENTE, che potrebbe
richiamare alla mente di chi ascolta
- con un fastidioso bisticcio di parole -
il verbo MENTIRE.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 novembre 2008 |
|
|
|
| |