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Guerre italiane di Libia
1911 - 2011
Le bombe del centenario
“Tripoli, bel suol d’amore… sarai italiana al rombo del cannon!”, cantava nel 1911 la sciantosa Gea della Garisenda,
calcando i palcoscenici “scandalosamente” vestita della sola bandiera tricolore.
La sciantosa Gea della Garisenda
La sciantosa romagnola Gea della Garisenda,
divenuta famosa nel 1911
per la canzone "A Tripoli",
più nota come "Tripoli bel suol d'amore",
che celebrava la conquista italiana della Libia.
Il tenente pilota-bombardiere Silvio Gavotti
Il tenente pilota Silvio Gavotti,
che il 1° novembre 1911 lanciò a mano
la prima bomba aerea della storia sulle truppe
arabo-turche nell’oasi libica di Ain-Zara,
da un'altezza di 700 metri.
Fucilzzione di rappresaglia delle truppe italiane  in Libia nel 1911
Una delle tante fucilazioni di rappresaglia
compiute dalla truppe italiane in Libia,
dopo la battaglia perduta di Sciara Sciat
del 23 ottobre 1911 in cui perirono
circa 500 nostri soldati.
Giravolta Italia-Libia:
dal baciamano alla guerra
Con quale faccia
Il baciamano di Berlusconi a Gheddafi - Sirte, 23 marzo 2010
Mi domando con quale faccia, di fronte
al mondo, l’Italia sia entrata in guerra
(sia pure di malavoglia) contro Gheddafi,
appena due anni dopo aver stipulato
un “trattato di amicizia, partenariato
e cooperazione” con la Libia
governata da quel despota,
mandante di stragi terroristiche
e massacratore del suo popolo.

La domanda è retorica, perché la risposta
è nota: con la stessa faccia di quel
capo del governo che aveva baciato
le mani al Raìs libico; che lo aveva
accolto per due volte a Roma
con onori spropositati; che aveva
inviato a Tripoli la pattuglia aerea
delle Frecce tricolori per festeggiare
i quaranta anni della sua dittatura;
e che si era anche impegnato
a non consentire l’uso del territorio
italiano per attacchi contro la Libia.

La classe politica del nostro Paese
non ha avuto nemmeno l’accortezza
di cambiare quella faccia, prima di
compiere questo nuovo voltafaccia.
Così come fece nel 1943, sostituendo
Mussolini con Badoglio, quando rovesciò
l’alleanza di guerra con la Germania.
Né si è curata di revocare quel trattato
di amicizia votato in Parlamento
a larga maggioranza (contrari solo Udc,
Idv e singoli dissidenti). Diversamente
da come si comportò l’Italia nel 1915,
quando si ritirò dalla Triplice Alleanza
prima di rivoltarsi in guerra
contro Austria e Germania.

Peraltro, secondo me, un intervento
internazionale di “ingerenza umanitaria”
in Libia per fermare il massacro
delle popolazioni ribelli messo in atto
da Gheddafi, era indispensabile.
Ma l’Italia, a causa sia di quel trattato
sia del suo passato dominio coloniale,
avrebbe dovuto astenersi dal parteciparvi.

Esprimendosi in latino, gli antichi romani,
nostri antenati, proclamavano che
“pacta servanda sunt”
(i patti si devono rispettare).
Ma nell’Italia moderna, purtroppo,
il latino è sempre più in disuso.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 aprile 2011
Nella foto sotto il titolo, Berlusconi bacia
le mani del dittatore libico a Sirte, il 27 marzo
2010, durante un vertice della Lega Araba.
L’entusiasmo per la conquista della
Tripolitania e della Cirenaica infiammò
anche il delicato poeta delle ciaramelle
Giovanni Pascoli, che in un discorso
reboante esaltò l’impresa coloniale
della Grande Proletaria,
scesa in campo con “immense navi,
mostruosi cannoni, mine, siluri”.

La Campagna di Libia doveva essere
una guerra-lampo. Invece durò venti anni,
in due fasi: contro l’Impero turco ottomano
dal 29 settembre 1911 al 18 ottobre 1912,
e contro i ribelli arabi dal 19 ottobre 1912
al 16 settembre 1931, quando, al termine
di una feroce repressione di massa, finì
impiccato il loro capo Omar al-Mukhtar.

Fu, quella del 1911-12, una guerra
da primati tecnologici per l’Italia, che
per la prima volta al mondo vi fece uso
dell’aeroplano, del bombardamento aereo,
dell’automobile e del radiotelegrafo.

La prima bomba aerea della storia
fu lanciata a mano sulle truppe turche
in Libia dall’aviatore italiano
Giulio Gavotti, il 1° novembre 1911.
Ed è una singolare coincidenza che,
proprio nell’anno centenario di quel
micidiale primato, l’Italia si sia
di nuovo impegnata in una guerra
di bombardamenti aerei sulla Libia.

Questa volta, però, non c’è stato
l’entusiasmo di allora. L’offensiva
contro il regime “amico” di Gheddafi,
in cui l’Italia si è lasciata trascinare
a rimorchio della Francia - malgrado
l’articolo 11 della Costituzione
e il recente baciamano del premier
di Roma al dittatore di Tripoli - è stata
seguita con imbarazzo nel Paese.
E molti si sono preoccupati più
del costo delle bombe sganciate
dai nostri aerei che delle distruzioni
e delle perdite di vite umane
da esse causate.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 settembre 2011
Sic transit gloria mundi
Gigantografia di Berlusconi con Gheddafi esposta a Tripoli nel marzo 2011
"SIC TRANSIT GLORIA MUNDI"
(così passa la gloria del mondo),
è stato il commento lapidario del presidente
del Consiglio Berlusconi, alla notizia che il suo
ex "amico" Gheddafi era stato ucciso
(il 20 ottobre 2011) dai ribelli, appoggiati
militarmente e finanziariamente
dal Governo italiano.
Fino a sette mesi prima Berlusconi era
stato partecipe della gloria di Gheddafi
nelle gigantografie che lo ritraevano
con in dittatore libico nelle vie di Tripoli,
fino a che il 19 marzo 2011 gli aerei
della Nato, partiti anche da basi italiane,
hanno cominciato a bombardare la Libia.
Link con la pagina iniziale del Belsito
L'AMICIZIA DI SILVIO
«Ho avuto modo di incontrare più volte il leader Gheddafi
e di legarmi a lui da una vera e profonda amicizia".
Silvio Berlusconi
11 giugno 2009
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