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| La lingua italiana tradotta
nel nuovo volgare italianese |
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| Qual è, secondo il Pensiero omologato,
lo scopo della settimana per gli italiani?
Godersi il weekend. Ecco perché la fine
della settimana è stata ribattezzata
“il fine settimana” dai telegiornali
del Bel Paese. I quali, poi, hanno esteso
per analogia la mutazione di genere
e di significato alla fine della vita,
riproponendola come “il fine vita”.
Il Pensiero omologato ci dice, infatti,
che lo scopo della vita è la morte
autogestita ma non bisogna chiamarla
con questo brutto nome.
Sono due perle che fanno da spia
di un processo di “involgarimento”
della lingua italiana “classica”
in un parlato “italianese”, paragonabile
a quello che avvenne nei primi secoli
del Medioevo con la trasformazione
del latino nelle lingue “volgari”
(del volgo) o “romanze”.
Il “nuovo volgare”, ormai dilagante
anche ai vertici delle pubbliche
istituzioni, prevede un largo uso
e miscuglio di neologismi, di traslati,
di locuzioni gergali, di espressioni
tratte dall’angloamericano
e da quello che una volta si definiva
linguaggio da caserma.
Così, ogni approvazione si manifesta
con ochèi; agli organi genitali maschili
sono attribuite funzioni semantiche
polivalenti (negative e positive);
la truffa è equiparata all’atto sessuale
posteriore; il premier cura il look;
i politici ladri sono birbantelli;
i ministri si scambiano pizzini
durante il question time;
le nuove borgate si chiamano new town;
il welfare si taglia con i ticket;
gli aumenti si spalmano;
i lavoratori si rottamano;
d’estate imperversa un caldo record.
Famosi conversatori di salotti
televisivi si esibiscono in strafalcioni
del tipo: “a me preoccupa”,
“avvallare una tesi”,
“pensassero ai fatti loro”.
E gli intervistatori, abolito
- chissà perché - il “perché?”,
domandano sempre: “Come mai?”.
Esempio: “Come mai c’è la corruzione?”.
Ingenui!
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
15 marzo 2010 |
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| Un intervento di Patrizia Sbaraglia
sullo "scopo della settimana" |
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| La domenica consumata
al centro commerciale |
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| Caro Nicola, a proposito dello "scopo
della settimana" concordo con quanto hai
scritto e lo incornicio con una ulteriore
riflessione sul "popolo dei centri
commerciali". Alla fine della settimana
eserciti di persone tristi (perché
a guardarle bene sono proprio tristi!)
mascherate da trendy,
con abbigliamento griffato o finto
griffato - poco conta, purché ci siano
etichette appariscenti - si trascinano
pesantemente e mollemente all'interno
di scatoloni commerciali con musica
assordante in cerca di evasione: >> |
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| Un c...apoccione nel cannone, a Montecarlo.
Foto di Nicola Bruni |
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| Un giorno, a scuola, l’enfant terrible
della Prima D annunciò che avrebbe
cercato nel vocabolario di italiano
le parolacce. Trovatane una,
“divertentissima”, la mostrava
ridacchiando ai vicini di banco.
E poiché il prof gli tolse di mano
quel divertimento, proclamò con l’aria
di chi, a 11 anni, la sa già lunga:
“Tanto, io, di parolacce, ce n’ho pieno
un quaderno”.
Il prof colse l’occasione per spiegare
ai suoi alunnetti che in italiano “dire
le parolacce si chiama turpiloquio”.
“Turpi… che?”: i ragazzini stentavano
a credere che per definire le “volgarità”
ci fosse un termine così “raffinato”.
Una bambina domandò: “Perché certe
parole sono considerate parolacce?”.
“Perché - rispose l’insegnante - di solito
vengono usate con intenzione offensiva,
o irriverente, o provocatoria,
o di trasgressione di quelle che
la nostra tradizione educativa ci indica
come buone maniere. Le quali,
comunque, ci impegnano a non usare
nessuna parola, neanche bella,
per insultare il prossimo”.
Un altro giorno, il 21 novembre 2009,
lo scolaretto Igiam, di origine eritrea,
sentì in tv il presidente della Camera
che consigliava ai bambini immigrati
di rispondere con una parola sporca
a chi li infastidisse per motivi
di razzismo. Quindi, tornato a scuola,
affrontò il compagnetto Alex, che
lo aveva canzonato, gridandogli:
“Sei uno stron…, come dice
il presidente della Camera Fini”.
“E tu - ribatté l’altro - sei un cogl…,
come dice il presidente
del Consiglio Berlusconi”.
A quel punto, la maestra avrebbe voluto
avvertire i fanciullini della Quarta C
che "il presidente della Camera
e il presidente del Consiglio sono,
personalmente, due maleducatoni
da non imitare". Ma se ne astenne,
memore del divieto di “fare politica
a scuola” imposto dalla ministra
della Pubblica istruzione Gelmini
agli insegnanti.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 dicembre 2009 |
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| INFANTILISMI
Le parolacce sono
un mezzo espressivo
utilizzato dai bambini
e dagli adulti rimasti bambini
per sentirsi adulti.
Nicolaus |
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| >> il culmine della giornata viene
raggiunto nel momento dello shopping
e dello spuntino in un fast-food.
Che cosa è successo negli ultimi
anni in Italia? Sto leggendo un bel libro
di Vincenzo Paglia e Franco Scaglia,
"In cerca dell'anima". Ci sono molte
risposte, ma quella fondamentale è
che nessuno vuole più assumersi
le proprie responsabilità!
Aveva ragione Moro: "Questo Paese
non si salverà. La stagione delle libertà
e dei diritti si rivelerà effimera se non
nascerà un nuovo senso del dovere".
Per quanto mi riguarda, la situazione
mi rattrista, ma allo stesso tempo
mi spinge a dover fare qualcosa,
dentro di me e fuori di me.
Non rinuncio a provarci....
ed a proposito mi ricordo una frase
di un rabbino del I secolo dopo Cristo,
un certo Hillel: quando intorno
a te nessuno si comporta da uomo,
sforzati tu di essere uomo.
Patrizia Sbaraglia |
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| Il "vaffa..." da esportazione
del ministro della Guerra |
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| Un “vaffa…”, accompagnato da un gesto
inequivocabile del braccio destro,
è l’ultima parolaccia da Camera dei deputati
rivolta, nella seduta del 30 marzo 2011,
dal ministro della Guerra Gnazio La Russa,
al presidente dell’Assemblea
di Montecitorio Gianfranco Fini.
Un “vaffa…” che attraverso le riprese tv
ha fatto il giro del mondo, fornendo
un valido contributo all’export
del turpiloquio made in Italy. |
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| "10 e lode" in turpiloquio |
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| Esperto in parolacce
di tutti i colori |
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| Si era autodefinito "un premier con le palle",
Silvio Berlusconi, parlando
al congresso del Partito popolare europeo
riunito a Bonn il 10 dicembre 2009.
Immagino l'imbarazzo delle traduttrici
simultanee di quel congresso
nel dover tradurre nelle altre lingue
le PALLE del capo del governo italiano,
senza sapere se si riferisse alle BALLS
da foot-ball, ai BALLONS dell'albero
di Natale o alle BALLE da raccontare. |
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| Primo, secondo e terzo premio
del Campionato della parolaccia |
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| Una fanciulla di gentil sembianza,
seduta sull'autobus di fronte a me,
parla al telefonino con giovanile
turpiloquenza, riferendo ad un'amica
del suo week-end in Abruzzo. Dice,
fra l'altro: "Ho fatto una figura di merda...
Ho passato una serata di merda...".
Poi aggiunge: "Ho una valigia di merda...".
"Ecco perché... - mi viene spontaneo
di pensare - Chissà come puzzavano
i suoi vestiti, tirati fuori da quella valigia!". |
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