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| Successo del corso "Cucina inclusiva" della Comunità di Sant'Egidio
per 24 allievi "diversamente abili" |
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| “Ricordati che il coltello si mette a destra
del piatto con la lama all’interno”,
raccomanda il maestro al giovane Pierluigi,
allievo di un corso per disabili mentali
incaricato di apparecchiare i tavoli
di un ristorante.
Traggo questa sequenza dal documentario
“Valgo anche io” della regista Maite
Carpio, sul progetto “Cucina inclusiva”
della Comunità di Sant’Egidio,
che per un anno a Roma ha formato
e addestrato sul campo 24 disabili
di entrambi i sessi alle mansioni
professionali di aiutante cuoco
e cameriere, ed è già riuscita
in breve tempo a farne assumere
14 da altrettanti ristoratori romani.
Il modello a cui si è ispirato il progetto,
finanziato dalla Fondazione Telecom Italia,
è la “Trattoria degli Amici”,
aperta a Trastevere nel 1998
e gestita da una cooperativa sociale
della Comunità, che impiega
fra gli altri 13 lavoratori
con problemi psichici, e fornisce
ogni giorno fino a 160 pasti garantendo
alla clientela un prodotto eccellente.
Ragazzi sempre presenti e puntuali al lavoro,
al quale si dedicano con impegno
ed entusiasmo perché lo considerano
una personale conquista: servono a tavola,
sereni e sorridenti, collaborano con lo chef,
puliscono le verdure, impastano,
infornano, friggono, scolano la pasta,
rassettano il ristorante e la cucina.
Su questa base, l’idea che sia possibile
l’inserimento lavorativo nella ristorazione
di giovani “diversamente abili”, è stata
rilanciata dalla Comunità di Sant’Egidio
nel convegno “Sapori diversi”, organizzato
il 3 novembre a Roma nella prestigiosa
Sala del Tempio di Adriano.
“Abbiamo dimostrato che ‘se po’ ffà’ -
ha detto il portavoce del movimento
Mario Marazziti - rendendo visibili
gli invisibili e le loro risorse umane.
Non mettiamo il copyright su questa
iniziativa, e se qualcuno vorrà copiarci
ne saremo ben contenti”.
Nicola Bruni
20 novembre 2011
da La Tecnica della Scuola |
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| Cameriere "diversamente abile"
al lavoro nella Trattoria degli Amici
di Trastevere a Roma (Piazza S. Egidio 6). |
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| Il santo dei picchiatelli |
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| Don Luigi Guanella, precursore
dell'educazione dei disabili psichici
e imprenditore della Divina Provvidenza |
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| Avevano strani soprannomi, come
Pelapatàt, Leccapiàtt, Bietola, Carota,
i “picchiatelli” e gli “scarsi di mente”
che don Luigi Guanella (1842-1915)
accoglieva amorevolmente nelle sue
Case della Divina Provvidenza,
chiamandoli “buoni figliuoli”.
Quel precursore dell’educazione
dei disabili, ora proclamato santo
dal papa Benedetto XVI, se li portava
fuori e in chiesa, dando scandalo
a quanti li consideravano una vergogna
sociale da tenere nascosta.
Parlava con loro lentamente, usando
parole semplici, e si premurava
di preparare ai sacramenti anche quelli
più gravi nei quali si manifestasse
un barlume d’intelligenza, convinto che
potessero percepire la presenza di Dio.
Nato a Fraciscio in provincia di Sondrio,
sacerdote dal 1866, si dedicò
per vent’anni alla cura delle anime,
finché si sentì chiamato ad una grande
opera di carità in favore dei più poveri:
fatta di ospitalità, assistenza, conforto,
istruzione, promozione umana.
Con l’aiuto di alcune suore, nel 1886
fondò a Como la prima casa-famiglia,
in cui cominciò a raccogliere diverse
categorie di bisognosi, maschi e femmine:
bambini orfani o abbandonati, vecchi
e infermi poveri, deboli di mente.
Poi, via via, fu un susseguirsi
di fondazioni (case, chiese, oratori,
scuole, asili infantili), in Lombardia
e in altre regioni d’Italia, in Svizzera
e negli Stati Uniti, che don Guanella
avviava senza avere i soldi necessari
ma fidando nell’aiuto di Dio.
Dopo la sua morte, grazie alle due
congregazioni da lui istituite - quella
femminile delle Figlie di S. Maria
della Provvidenza e quella maschile
dei Servi della Carità -, l’Opera
Don Guanella si è diffusa in 20 paesi
di quattro continenti, dove oggi
è presente con 150 centri.
Solo a Roma si prende cura di 700
disabili, applicando la pedagogia
del fondatore: stima e benevolenza.
Nicola Bruni
La Tecnica della Scuola
25 ottobre 2011 |
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| In alto, il ritratto di San Luigi Guanella
sulla facciata della Basilica di San Pietro
nel giorno della sua canonizzazione,
il 23 ottobre 2011
Foto di Nicola Bruni |
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| Don Carlo Gnocchi, grande educatore
e ricostruttore di uomini, salvò
15mila bambini straziati dalla guerra |
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| “Ce la farai”. Era la promessa con cui
dopo la guerra, tra il 1945 e il 1956,
don Carlo Gnocchi accoglieva,
nei collegi della sua Fondazione,
tanti bambini straziati nello spirito
e nel corpo, aprendo il loro cuore
alla speranza: “mutilatini” (resi ciechi
o amputati agli arti dalle bombe),
orfani, “mulattini” (figli rifiutati di donne
italiane e di soldati afro-americani
o franco-marocchini), poliomielitici.
Tale era il suo carisma, che quei bambini
gli credevano e, riacquistando via via
la fiducia in se stessi, collaboravano
attivamente al programma della propria
riabilitazione umana, fatto di cure
e protesi sanitarie, vita comunitaria,
studio, lavoro, crescita nell’autostima
e nella fede cristiana.
Ne salvò quindicimila, rivelandosi
precursore delle moderne tecniche
riabilitative; e in fin di vita, nel 1956,
donò le sue cornee per restituire
la vista a due ragazzi ciechi,
spianando la strada alla legislazione
sui trapianti di organi.
Per lui, la prima ”restaurazione”
da compiere, affinché un uomo possa
considerarsi tale, è quella della mente,
che deve essere aiutata a indirizzarsi
verso la ricerca della verità
e la formazione di una retta coscienza,
considerato che un modo sbagliato
di pensare può essere più pericoloso
di ogni errore pratico.
Quel sacerdote lombardo,
che il 25 ottobre 2009
la Chiesa cattolica ha proclamato
beato, era un grande educatore:
un ricostruttore di uomini
dalle rovine della guerra, un maestro
che amava i suoi allievi come un papà,
uno scopritore di talenti che riusciva
a far emergere in quelle creature
sfortunate la consapevolezza
del proprio valore umano
e della propria dignità di figli di Dio.
Era anche un imprenditore della carità.
E la sua opera benefica
continua ancora oggi, per mezzo
della Fondazione Don Gnocchi,
su dimensioni molto più ampie.
Nicola Bruni
La Tecnica della Scuola
10 novembre 2009 |
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| Nella foto sotto il titolo, don Carlo Gnocchi
con un piccolo orfano di guerra. |
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