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| MATTHEW FFORD, nato in Inghilterra, è docente
di Storia della cultura inglese nella Libera Università
Maria Santissima Assunta (LUMSA) di Roma.
Tra le sue pubblicazioni in italiano, "Storia della Gran Bretagna 1832-2002" ( Laterza 2002) e "Storia della cultura inglese.
Pensieri e riflessioni" (Cantagalli 2009). Il suo libro
"Desocializzazione. La crisi della post-modernità"
(Cantagalli 2005), di cui si parla in questo articolo,
ha vinto il Premio Capri - Albo d'Oro per il 2006. |
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| L’autore ne fa derivare il preoccupante processo
di allentamento dei legami sociali e la crescente
diffusione dei disturbi mentali che si registrano
in quel Paese. Dove, in effetti, continuano
a calare i matrimoni, le iscrizioni a partiti, sindacati
e associazioni, la partecipazione elettorale,
la pratica religiosa, mentre cresce il numero
dei divorzi, delle madri single,
dei figli con un solo genitore in casa,
degli adulti senza figli, degli anziani isolati,
dei giovani sbandati, delle persone che ricorrono
alle cure di psicoterapeuti e psichiatri.
Inoltre, si accentua la tendenza a ritirarsi
nel privato, e a considerare ogni interessamento
per i problemi degli altri come un attacco
alla privacy. Al punto che “il Buon Samaritano
sarebbe oggi tentato di cambiare strada
per non invadere la privacy dell’uomo ferito”.
Sono fenomeni comuni, sia pure in proporzioni
diverse, a molti Paesi dell’Occidente, ma per i quali
la Gran Bretagna sembra proporsi come battistrada.
Il libro si sofferma in particolare su due fattori
“desocializzanti”: l’individualismo egoistico,
che disincentiva l’amore per il prossimo,
e il relativismo, che negando l’esistenza di verità
oggettive e rifiutando criteri condivisi di distinzione
tra il bene e il male ostacola la civile convivenza. |
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| L’autore definisce il relativismo
“un’autentica filosofia del nulla”,
poiché, se non ci sono verità ma solo
differenti punti di vista di pari valore,
non c’è libertà di scegliere la verità e la giustizia
ma solo la propria convenienza, si legittima
la menzogna, specialmente in politica, si avallano
comportamenti immorali di qualsiasi tipo,
si priva di fondamento ogni attività educativa.
E, in definitiva, si mina la fiducia degli uni
verso gli altri, accentuando appunto
la desocializzazione.
A queste degenerazioni, Matthew Fforde
propone di reagire promuovendo
un’alleanza di tutte le persone
“spiritualmente sane” - cristiani, ebrei,
musulmani, buddisti, indù e non credenti
“di buona volontà” - disposte ad impegnarsi
in un “progetto di guarigione” della società,
basato sulla “cura dell’anima”, sulla ricerca
della verità, sull’amore per il prossimo,
sul servizio al bene comune.
Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA - 10 giugno 2006 |
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| Londra, Westminster Abbey (foto di Paolo Bruni) |
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| Gli scrittori
"British"
da me preferiti |
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| (1899+1987)
scrittore scozzese
del quale ho letto:
Ad ogni uomo un soldo
Il miracolo di padre Malachia
Il mondo, la carne
e Padre Smith
La sposa bella
I vecchi soldati non muoiono
Danubio Rosso |
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| (1896+1981)
scrittore scozzese
del quale ho letto:
Le chiavi del regno
La cittadella
E le stelle stannoa guardare
La via di Shannon
Grazia Lindsay
Anni verdi |
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| (1874+1936)
scrittore inglese
del quale ho letto:
L'innocenza di Padre Brown
Il segreto di Padre Brown |
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| (1478-1535)
politico e scrittore inglese
del quale ho letto:
Utopia |
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| La Chiesa cattolica
apre agli anglicani |
| Con la Costituzione apostolica
“Anglicanorum coetibus”, pubblicata
il 9 novembre 2009, il papa Benedetto XVI
ha accolto la richiesta di circa quaranta
vescovi, cento pastori e quasi mezzo
milione di fedeli anglicani di “entrare
nella piena e visibile comunione
con la Chiesa cattolica […]
conservando nel contempo elementi
dello specifico patrimonio spirituale
e liturgico anglicano».
Il documento, secondo una nota
della Santa sede, «apre una nuova
strada per la promozione dell’unità
dei cristiani, riconoscendo
nel contempo la legittima diversità
nell’espressione della nostra fede comune».
Con questa storica decisione si
ricompone una parte dello scisma
che dal 1534 divide la Chiesa
anglicana da quella di Roma.
Le motivazioni che hanno spinto
una parte dei fedeli anglicani
a riconoscere il "primato romano" sono
legate all’insoddisfazione per alcune
modifiche realizzate all’interno
dell’anglicanesimo, tra cui l’ordinazione
di donne al sacerdozio e all’episcopato,
l’ordinazione di chierici omosessuali
e la benedizione di unioni tra persone
dello stesso sesso.
La Costituzione apostolica prevede
per le comunità di anglicani ammessi
nella piena comunione con la Chiesa
cattolica l’istituzione di Ordinariati
personali, non dipendenti dai vescovi
delle diocesi territoriali. E ammette
in via transitoria la possibilità
dell’ordinazione come sacerdoti
cattolici di sacerdoti anglicani
già sposati, mentre per i vescovi
sposati stabilisce che potranno essere
ammessi al sacerdozio ma dovranno
rinunciare all’episcopato.
Pertanto, l’Ordinario di una comunità
cattolica di rito anglicano potrà essere
un sacerdote celibe o sposato oppure
un vescovo non sposato proveniente
dalla Chiesa anglicana.
Agli anglicani che intendono abbracciare
la fede cattolica si è chiesto di accettare,
con il primato del vescovo di Roma
il catechismo della Chiesa cattolica. |
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| L'arcivescovo di Canterbury
Rowan D. Williams, primate della
Chiesa anglicana, ha fatto "buon viso"
alla decisione del Papa, dicendosi
convinto che «sia molto importante»
per la Comunione anglicana, «riconoscere
che esiste la conferma di una solida
eredità comune", e che "la volontà
di continuare nelle nostre relazioni
e nei nostri colloqui è immutata". |
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| Qui sopra, Rowan D. Willimas all'incontro
interreligioso di Lione del settembre
2005 (foto di Nicola Bruni). |
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