Un impressionante libro di Matthew Fforde sulla desocializzazione in Gran Bretagna... e non solo
L'anima e il nulla
Nel fondo pagina,
scoiattolo nel
Saint James Park
di Londra
(foto di Paolo Bruni)
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“Molti figli della post-modernità non sono figli felici”. Mi ha impressionato il libro di un professore inglese
dell’università Lumsa di Roma, Matthew Fforde, intitolato “Desocializzazione - La crisi della post-modernità” (ed. Cantagalli, Siena).

Denuncia il “collasso culturale” subìto della Gran Bretagna negli ultimi decenni, con la perdita della sua identità cristiana
e il prevalere di “false antropologie” materialiste, dette “post-moderne” (umanismo, razionalismo, dirittismo,
societarismo, economicismo, poterismo, animalismo, sessualismo, fisiologismo, sentimentismo, psichismo, relativismo),
che, negando l’esistenza dell’anima e del suo rapporto con Dio creatore, hanno indebolito nell’opinione comune
la coscienza dei doveri individuali verso il “prossimo” e la stima delle virtù.
Matthew Fforde e il St James Park di Londra, foto di Paolo Bruni
L’autore ne fa derivare il preoccupante processo
di allentamento dei legami sociali e la crescente
diffusione dei disturbi mentali che si registrano
in quel Paese. Dove, in effetti, continuano
a calare i matrimoni, le iscrizioni a partiti, sindacati
e associazioni, la partecipazione elettorale,
la pratica religiosa, mentre cresce il numero
dei divorzi, delle madri single,
dei figli con un solo genitore in casa,
degli adulti senza figli, degli anziani isolati,
dei giovani sbandati, delle persone che ricorrono
alle cure di psicoterapeuti e psichiatri.

Inoltre, si accentua la tendenza a ritirarsi
nel privato, e a considerare ogni interessamento
per i problemi degli altri come un attacco
alla privacy. Al punto che “il Buon Samaritano
sarebbe oggi tentato di cambiare strada
per non invadere la privacy dell’uomo ferito”.
Sono fenomeni comuni, sia pure in proporzioni
diverse, a molti Paesi dell’Occidente, ma per i quali
la Gran Bretagna sembra proporsi come battistrada.

Il libro si sofferma in particolare su due fattori
“desocializzanti”: l’individualismo egoistico,
che disincentiva l’amore per il prossimo,
e il relativismo, che negando l’esistenza di verità
oggettive e rifiutando criteri condivisi di distinzione
tra il bene e il male ostacola la civile convivenza.
L’autore definisce il relativismo
“un’autentica filosofia del nulla”,
poiché, se non ci sono verità ma solo
differenti punti di vista di pari valore,
non c’è libertà di scegliere la verità e la giustizia
ma solo la propria convenienza, si legittima
la menzogna, specialmente in politica, si avallano
comportamenti immorali di qualsiasi tipo,
si priva di fondamento ogni attività educativa.
E, in definitiva, si mina la fiducia degli uni
verso gli altri, accentuando appunto
la desocializzazione.

A queste degenerazioni, Matthew Fforde
propone di reagire promuovendo
un’alleanza di tutte le persone
“spiritualmente sane” - cristiani, ebrei,
musulmani, buddisti, indù e non credenti
“di buona volontà” - disposte ad impegnarsi
in un “progetto di guarigione” della società,
basato sulla “cura dell’anima”, sulla ricerca
della verità, sull’amore per il prossimo,
sul servizio al bene comune.

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA - 10 giugno 2006
Londra, Westminster Abbey - foto di Paolo Bruni
Londra, Westminster Abbey (foto di Paolo Bruni)
Gli scrittori
"British"
da me preferiti
Bruce Marshall, scultura di Francesco Messina 1956
Bruce Marshall
(1899+1987)
scrittore scozzese
del quale ho letto:

Ad ogni uomo un soldo
Il miracolo di padre Malachia
Il mondo, la carne
e Padre Smith
La sposa bella
I vecchi soldati non muoiono
Danubio Rosso
Archibald Joseph Cronin
Archibald J. Cronin
(1896+1981)
scrittore scozzese
del quale ho letto:

Le chiavi del regno
La cittadella
E le stelle stannoa guardare
La via di Shannon
Grazia Lindsay
Anni verdi
Gilbert Keith Chesterton
Gilbert K. Chesterton
(1874+1936)
scrittore inglese
del quale ho letto:

L'innocenza di Padre Brown
Il segreto di Padre Brown
San Tommaso Moro, ritratto di Hans Holbein il Giovane, 1527
San Tommaso Moro
(1478-1535)
politico e scrittore inglese
del quale ho letto:

Utopia
La Chiesa cattolica
apre agli anglicani
Con la Costituzione apostolica
“Anglicanorum coetibus”, pubblicata
il 9 novembre 2009, il papa Benedetto XVI
ha accolto la richiesta di circa quaranta
vescovi, cento pastori e quasi mezzo
milione di fedeli anglicani di “entrare
nella piena e visibile comunione
con la Chiesa cattolica […]
conservando nel contempo elementi
dello specifico patrimonio spirituale
e liturgico anglicano».
Il documento, secondo una nota
della Santa sede, «apre una nuova
strada per la promozione dell’unità
dei cristiani, riconoscendo
nel contempo la legittima diversità
nell’espressione della nostra fede comune».
Con questa storica decisione si
ricompone una parte dello scisma
che dal 1534 divide la Chiesa
anglicana da quella di Roma.
Le motivazioni che hanno spinto
una parte dei fedeli anglicani
a riconoscere il "primato romano" sono
legate all’insoddisfazione per alcune
modifiche realizzate all’interno
dell’anglicanesimo, tra cui l’ordinazione
di donne al sacerdozio e all’episcopato,
l’ordinazione di chierici omosessuali
e la benedizione di unioni tra persone
dello stesso sesso.
La Costituzione apostolica prevede
per le comunità di anglicani ammessi
nella piena comunione con la Chiesa
cattolica l’istituzione di Ordinariati
personali, non dipendenti dai vescovi
delle diocesi territoriali. E ammette
in via transitoria la possibilità
dell’ordinazione come sacerdoti
cattolici di sacerdoti anglicani
già sposati, mentre per i vescovi
sposati stabilisce che potranno essere
ammessi al sacerdozio ma dovranno
rinunciare all’episcopato.
Pertanto, l’Ordinario di una comunità
cattolica di rito anglicano potrà essere
un sacerdote celibe o sposato oppure
un vescovo non sposato proveniente
dalla Chiesa anglicana.
Agli anglicani che intendono abbracciare
la fede cattolica si è chiesto di accettare,
con il primato del vescovo di Roma
il catechismo della Chiesa cattolica.
Rowan D. Williams, arcivescovo anglicano di Canterbury
L'arcivescovo di Canterbury
Rowan D. Williams, primate della
Chiesa anglicana, ha fatto "buon viso"
alla decisione del Papa, dicendosi
convinto che «sia molto importante»
per la Comu­nione anglicana, «riconoscere
che esiste la conferma di una solida
eredità comune", e che "la volontà
di continuare nelle nostre relazioni
e nei nostri colloqui è immutata".
Qui sopra, Rowan D. Willimas all'incontro
interreligioso di Lione del settembre
2005 (foto di Nicola Bruni).
RELATIVISMO

"Che cos'è la verità?" disse Pilato, senza aspettare la risposta di Gesù. E condannò a morte un innocente.
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Londra, lampione affacciato sul Tamigi, foto di Paolo Bruni - link Home
Londra, lampione affacciato sul Tamigi (foto di Paolo Bruni)
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