| Ho partecipato anch’io alla manifestazione
“in difesa della Costituzione”, organizzata
da un apposito comitato nel pomeriggio
del 12 marzo 2011 a Roma, in Piazza
del Popolo. Mi ero portato una copia
della Costituzione da sventolare,
e all’inizio l’ho sventolata.
La piazza era abbastanza affollata, ma
non gremita come quella del 13 febbraio,
quando manifestò il comitato delle donne
"Se non ora quando?”.
Secondo il programma, non ci doveva
essere nessuna insegna di partito,
e invece fra i tricolori si agitavano
anche alcune bandiere rosse
“la trionferà” di due partitini comunisti.
Inoltre, vi erano stati installati gazebo di
propaganda del Pd, dell’Idv e dei giornali
L’Unità e Il Manifesto, e i Verdi avevano
affisso uno striscione per il referendum
contro le centrali nucleari.
Il clima era di festa patriottica per i 150
anni dell'Italia unita, splendeva “il sol
dell’avvenir” al tramonto, e tutto si è
svolto in maniera tranquilla, compreso
il passaggio ai margini della piazza
(segnalato da fumogeni colorati)
di un corteo di studenti contestatori
che gridavano “Buffoni, buffoni!”
all’indirizzo del palco, nel quale una
grande scritta bianca su fondo rosso
recitava: “E’ viva la Costituzione!”. |
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| Un bandierone verde, bianco e rosso,
lungo alcune decine di metri, faceva
continuamente il giro dello spazio
intorno all’obelisco passando sulle teste
dei presenti sotto la spinta delle loro mani
alzate, mentre cantanti e musicisti
si alternavano al microfono
con gli oratori ufficiali (nessuno
dei quali rappresentava un partito).
Hanno suonato e cantato, fra l’altro,
anche il “Va’ pensiero”, contestandone
i diritti d’autore alla Lega Nord.
Alcuni insegnanti, uomini e donne,
portavano sul petto o sulla schiena
un foglio adesivo con la scritta:
“Pagati poco, venduti mai”.
Inaspettatamente, fra il pubblico, è
comparso nientemeno che il Cavalier
Berlusca in maschera, con una grossa
pecetta sulla guancia sinistra, scortato
da un Senatùr con il sigaro in bocca,
la spada di Alberto da Giussano sguainata
e alla cintola (o meglio dalla cintola in giù)
un cartello che rassicurava il Cav:
“La Lega ti difende e ti perdona”.
Ma un altro piccolo cartello, innalzato
da un manifestante, gli intimava:
“Buffone, levati quella pecetta
dalla faccia che non hai niente”. |
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| Mi sono messo ad ascoltare quello che
dicevano dal palco, e via via sono andato
a scoprire un profilo della Costituzione
italiana che - pur avendola studiata
e insegnata a lungo nelle scuole
statali - neppure io conoscevo.
Insomma, per farla breve, ho scoperto
che la nostra Magna Charta sarebbe
anticlericale, se è vero (ma non è vero)
che sarebbe stata “ricalcata”
sulla Costituzione della Repubblica
Romana del 1849 (imposta al popolo
cattolico di Roma da rivoluzionari
antipapali forestieri); la quale avrebbe
addirittura introdotto il “suffragio
universale” (pur senza concedere i diritti
politici ed elettorali alle donne,
totalmente ignorate in quel testo!).
Ho appreso che il beato Pio IX sarebbe stato
un mascalzone: infatti, scappato da Roma
(senza far ammazzare nessuno, dopo
che alcuni bravi giovani avevano
assassinato il suo primo ministro,
il liberale Pellegrino Rossi), andò
a rifugiarsi a Gaeta dal “Re Bomba”
perché “chi s’assomiglia s’accompagna”.
Inoltre, a quel tempo, secondo non so
quale padre della patria citato dal palco,
a Roma “dominava una superstizione
che si arrogava il titolo di religione”,
mentre i massoni che contrastavano
le superstizioni non “toccavano ferro”
neppure per combattere all’arma bianca.
Ho appreso da un cantante di cui non ho
afferrato il nome che “mafiosi, preti
e loschi affaristi” vanno messi tutti
alla gogna come malfattori… compreso
evidentemente quel Don Ciotti,
presidente dell’associazione antimafia
“Libera”, che - “per non sapere né
leggere né scrivere” - aveva mandato
un messaggio di adesione all’evento.
Poi un altro cantante, Francesco Guccini,
sempre a sproposito di Costituzione,
ha contestato in musica al “buon curato”
che la sua chiesa “non è la casa dei poveri”,
perché adorna di arredi preziosi (in onore
a Dio). Perciò il povero, secondo lui,
non ci si troverebbe a suo agio: insomma,
la chiesa dei poveri dovrebbe essere
una baracca di cartoni e lamiere, perché
sarebbe un peccato far stare i poveri
in chiesa un po’ meglio che a casa loro. |
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| Ho scoperto ancora che, dopo gli ultimi
aggiornamenti che mi erano sfuggiti,
la Costituzione - di cui sono stati letti
dal palco quasi tutti gli articoli - non
comprende più l’articolo 7, quello che
fu votato anche dal Pci di Togliatti,
sui Patti Lateranensi che regolano
i rapporti tra Stato e Chiesa.
Che dall’articolo 33 è stato espunto il 3°
comma che diceva: “La legge nel fissare
i diritti e gli obblighi delle scuole non
statali che chiedono la parità, deve
assicurare ad esse piena libertà e
ai loro alunni un trattamento scolastico
equipollente a quello degli alunni
delle scuole statali” (poiché, non si sa
mai, quell’equipollente potrebbe essere
interpretato anche sotto il profilo
del finanziamento statale del servizio).
E che la legge dello Stato n. 62 del 2000
sulle scuole paritarie e l’erogazione di
contributi statali per il loro funzionamento
(e non per la loro istituzione) a firma
del ministro della Pubblica Istruzione
Luigi Berlinguer, non ha nessun valore,
pur essendo stata confermata
dalla Corte costituzionale.
Anzi, non esiste proprio. |
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| Ho scoperto anche che è stato modificato
l’articolo 34, nel senso che i capaci
e i meritevoli hanno diritto di raggiungere
i più alti gradi degli studi “solo nella scuola
statale” (anche se la scuola statale
non c’è o in certi casi non funziona
per scioperi, okkupazioni, carosello
dei docenti e mancanza di supplenti);
e che “borse di studio, assegni
alle famiglie ed altre provvidenze”
con cui lo Stato dovrebbe garantire
questo diritto sono da riservare
“solo agli alunni delle scuole statali”.
Perché in questo caso l'articolo 3
della Costituzione, sull'uguaglianza
dei cittadini, non vale.
Ho scoperto che la “scuola pubblica”
è solo quella statale (ma il vecchio testo
della Costituzione che ho io, stranamente,
non parla mai di “scuola pubblica”),
mentre non sarebbe stata scuola pubblica
la scuola parrocchiale gratuita di Barbiana
organizzata da Don Milani, non sarebbero
state scuole pubbliche neppure quelle
istituite da Don Bosco nei primi decenni
dello Stato unitario per togliere
dalla strada o da una condizione
di schiavitù lavorativa tanti ragazzi poveri.
E' indiscutibile, infatti, che, a differenza
degli autobus privati che svolgono
un servizio pubblico di trasporto
(con finanziamento regionale o comunale),
le scuole cattoliche non possono
svolgere alcun servizio pubblico.
Perché? Perché no. |
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| Insomma, secondo i costituzionalisti
di Piazza del Popolo, i cittadini che
pagano le tasse anche per l’istruzione,
se vogliono usufruire del diritto
costituzionale di scelta di una scuola
non statale paritaria per i loro figli
nell’età dell’obbligo, debbono pagarsi
la scuola una seconda volta,
perché non hanno più il diritto
di essere aiutati dallo Stato.
Viceversa avrebbero il diritto di essere
adeguatamente finanziati dallo Stato
- come si è sostenuto dal palco di Piazza
del Popolo - i produttori privati di film
(non importa se pornografici o violenti),
i teatri lirici, di prosa o di rivista privati,
le compagnie teatrali, le orchestre,
le compagnie cantanti private,
gli organizzatori privati di spettacoli,
mostre e altri eventi culturali: perché
solo quella prodotta da loro sarebbe
CULTURA, mentre le scuole paritarie,
specialmente se cattoliche,
produrrebbero un'assoluta IGNORANZA.
A quel punto, sono andato a controllare
se tutte queste belle cose c’erano
nel mio vecchio testo della Costituzione,
ma non le ho trovate. Allora l’ho rimesso
nel borsello e non l’ho sventolato più.
Alla fine, quando la compagnia cantante
ha intonato dal palco l’Elmo di Scipio
invitando tutto il pubblico, compresi
i laicisti e i miscredenti, a cantare
“che schiava di Roma Iddio la creò”,
io non ho aperto bocca, perché mi sono
ricordato che "l’Italia è uno Stato laico"
e che il secondo Comandamento
(riportato anche nei libri di religione
cattolica della scuola statale) ordina:
“Non nominare il nome di Dio invano”.
Nicolaus
13 marzo 2011 |
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