La fede cristiana ci invita tutti a riconoscerci, umilmente, peccatori e ad invocare l’intercessione della Madre di Dio per la nostra salvezza:
"Prega per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte".
Ma ci aiuta anche ad affrontare la vita, il pensiero della sua fine e la perdita di persone care, con il conforto di una grande speranza.
Sorella Morte
Parco delle Catacombe di San Callisto a Roma, foto di Nicola Bruni
Meditatio mortis
“Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po' scampare:
guai a quelli che morrano ne le peccata mortali;
beati quelli che trovarà ne le Tue sanctissime voluntati,
ca la morte secunda no li farà male”.
Così pregava San Francesco d’Assisi
nel Cantico delle Creature.

L’annuale ricorrenza della Commemorazione
dei defunti, del 2 novembre, può fornire lo spunto
per affrontare con i ragazzi a scuola una riflessione
sul tema della morte, come naturale conclusione
della vita terrena di ogni essere umano,
sul mistero del trapasso nell’aldilà,
sulla promessa cristiana del regno dei cieli,
sul valore del culto e del suffragio che
tradizionalmente sono tributati ai morti,
sulla (foscoliana) “celeste corrispondenza
d’amorosi sensi”
che lega i viventi alle persone care scomparse.

Il “memento mori” (ricordati che devi morire)
che, nell’antica Roma, veniva sussurrato da un servo
all’orecchio del generale vincitore
durante la cerimonia del trionfo, era un richiamo
contro la tentazione della superbia
e il delirio di onnipotenza.

Nella stessa prospettiva, è il monito contro la cupidigia
che Gesù propone nella parabola evangelica
di “un uomo ricco”, pago di aver accumulato
molti beni (Luca 12, 20): “Allora Dio gli disse:
- Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta
la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?”.

Secondo lo scrittore e psichiatra Vittorino Andreoli,
occorre “insegnare a vivere la morte”
e “a vivere con la morte”, nel senso che
insegnare a ben vivere è allo stesso tempo
insegnare a ben morire, e che il pensiero della morte
dovrebbe indurci a “vivere più umanamente”
la nostra vita terrena, ed a tenerci sempre
spiritualmente pronti a lasciarla per entrare
in quella eterna, sperando nella misericordia di Dio.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 ottobre 2009
L'Aldilà
Visitando, nei giorni scorsi, il cimitero Flaminio
di Roma, sono stato attratto da una decina
di bandiere giallo-rosse della fede calcistica
romanista che sventolavano su altrettante
tombe di un grande “campo a terra”.
Alcune di esse sostituivano la Croce
nel monumentino funebre dedicato al defunto
dai suoi familiari, i quali evidentemente
immaginano che il caro estinto continui
“di lassù” a sostenere la squadra del cuore.

Mi sono domandato, allora, che idea
quelle persone si fossero fatte dell’Aldilà:
forse che esista un paradiso giallo-rosso
riservato alle anime dei tifosi rimasti fedeli
“fino alla morte” alla squadra
della cosiddetta Caput Mundi?
o che alle tribune di lassù possano accedere
anche i defunti delle altre tifoserie,
magari dislocati in settori diversi
e separati per evitare che si scontrino?

Una domanda analoga, me l’ero posta
qualche tempo fa dopo aver letto,
in un paesino di mare della Sicilia,
l’epigrafe del monumento ai soldati
“caduti”, cioè ammazzati,
nella Grande Guerra:
“Agli eroi che morte sprezzando
salirono ai cieli della gloria”.
Il rètore che ne aveva dettato il testo,
davvero credeva nell’esistenza di paradisi
multinazionali della gloria guerresca?
o mentiva, sapendo di mentire, per nobilitare
la morte violenta di quei poveri soldati mandati
al macello da chi sprezzava le loro vite?

Ho citato due diversi travisamenti del mistero
concernente il destino delle anime dei defunti
(il primo emergente e, prevedo, destinato
a diffondersi per imitazione;
il secondo, ormai, consolidato nella liturgia
delle cerimonie ufficiali, civili e militari, degli Stati
moderni) per introdurre il tema del “persistente
atteggiamento di imbarazzo e di rimozione,
da parte della ‘cultura pubblica’,
nei riguardi del mistero della morte”.

Un tema sul quale hanno recentemente invitato
a “riflettere” i vescovi italiani, osservando
che “il disagio di fronte al mistero della morte
è uno dei segnali più evidenti della perdita
di senso, del progressivo e diffuso scivolamento
da una visione di fede alla riduzione materialistica
dell’esistenza umana [...] che non finisce
con il termine della vita fisica”.
Ad un così desolante “oscuramento
culturale ed esistenziale della morte”,
i vescovi contrappongono il rilancio
della proposta di una visione di fede
nella vita eterna e di speranza nella salvezza
che viene da Dio, incentrata
sull’annuncio della resurrezione di Cristo,
“segno dell’amore di Dio
che supera ogni barriera
e dà senso all’esistenza umana
e alla stessa morte”.

Si tratta di una proposta che, a mio parere,
non può essere esclusa dal confronto culturale
all’interno di una scuola pubblica che voglia
essere laica, cioè pluralista, e che invece oggi,
applicando imbarazzati silenzi e censure
a temi come questo, rischia di essere praticamente
una scuola “confessionale” laicista e materialista:
una scuola senza Dio, senz’anima e senza vita eterna,
una scuola del nulla eterno.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 novembre 2004
Sarcofago romano della Basilica di San Lorenzo fuori le Mura a Roma, foto di Nicola Bruni
Portale d'ingresso del cimitero del Verano a Roma, foto di Nicola Bruni
Portale d'ingresso del Cimitero
monumentale del Verano a Roma
(foto di Nicola Bruni).


Sotto: La gloria del Paradiso,
cupola della Chiesa del Gesù
a Roma (foto di Nicola Bruni);
Estasi di San Francesco,
particolare dell'affresco di Giotto
(Basilica superiore di Assisi).


In basso a sinistra, sarcofago di età
romana, nel portico della Basilica
di San Lorenzo fuori le Mura a Roma
(foto di Nicola Bruni).
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IN MEMORIAM
Una visita scolastica
al Camposanto raccontata
in una recita dagli studenti
Paola: - Ieri, la nostra classe
è andata a visitare il Camposanto...

Piero: - A completamento di un lavoro
di ricerca e di riflessione sul culto
dei morti secondo le tradizioni
del popolo italiano…

Rita: - Ispirate alla fede cristiana
nell’immortalità delle anime dei defunti
e alla speranza di poterle aiutare,
con la preghiera, a passare
eventualmente dalle pene espiatorie
del Purgatorio alla gioia del Paradiso,
in attesa della resurrezione dei morti
e dell’avvento del regno di Dio
che non avrà fine…
La gloria del Paradiso, cupola della Chiesa del Gesù a Roma, foto di Nicola bruni
Anna: - L’eterno riposo dona loro,
o Signore, e splenda ad essi
la luce perpetua. Riposino in pace.

Rita: - O ispirate soltanto a umani
sentimenti di affetto, di amicizia,
di gratitudine verso color che furono.

Piero: - Tradizioni che accostano,
significativamente, nel calendario
la giornata dei Defunti
alla festa di Tutti i Santi,
cioè di tutte le anime del Paradiso...

Anna: - Laudato si’, mi Signore,
per sora nostra Morte corporale
da la quale nullo omo vivente
po’ scampare…
Beati quelli che trovarà
ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte secunda no li farà male.
San Francesco d’Assisi.
Giotto, Estasi di San Francesco d'Assisi
Piero: - Tradizioni che, nei primi
giorni di novembre, spingono
milioni di persone a visitare
i cimiteri, a portare fiori
sulle tombe dei propri cari,
a colloquiare mentalmente con loro,
a pregare per loro,
anche affollando
più del solito le chiese,
o persino a chiedere il loro aiuto
nelle vicende terrene...

Alex: - Nella convinzione
di molti che le buonanime
ci vedano, ci sentano
e possano intervenire da lassù…

Fabio: - Come in questi versi
Davanti San Guido
dell’agnostico Carducci:
Addio cipressi! addio…
- Che vuoi che diciam dunque
al cimitero dove la nonna tua
sepolta sta? - E fuggìano,
e pareano un corteo nero
che brontolando
in fretta in fretta va.
Di cima al poggio allor,
dal cimitero, giù de’ cipressi
per la verde via, alta, solenne,
vestita di nero parvemi
riveder nonna Lucia…
Canora discendea, co ’l mesto
accento de la Versilia
che nel cuor mi sta…
O nonna, o nonna! deh com’era
bella quand’ero bimbo! ditemela
ancor, ditela a quest’uom savio
la novella di lei che cerca
il suo perduto amor!
- Sette paia di scarpe
ho consumate di tutto ferro
per te ritrovare; sette verghe
di ferro ho logorate
per appoggiarmi nel fatale andare…

Alex: - O nell’illusione di prolungare
la vita dei defunti mediante il culto
della loro memoria…
Fabio: - Come nei Sepolcri
del romantico materialista Foscolo:
Non vive ei forse anche sotterra,
quando gli sarà muta l’armonia
del giorno, se può destarla
con soavi cure nella mente de’ suoi?
Celeste è questa corrispondenza
d’amorosi sensi, celeste dote
è negli umani; e spesso per lei
si vive con l’amico estinto
e l’estinto con noi…

Alex: - In molti casi, il ricordo
dei poveri morti, specialmente
di quelli periti tragicamente,
o scomparsi di recente,
è un doloroso rimpianto…

Fabio: - Come in questi versi
di Ungaretti, combattente
della Grande Guerra
a San Martino del Carso:
Di queste case non è rimasto
che qualche brandello di muro
Di tanti che mi corrispondevano
non è rimasto neppure tanto
Ma nel mio cuore
nessuna croce manca…

Paola: - Anche noi della Quarta B,
al Camposanto, abbiamo avuto
la sensazione che le anime
dei morti si accorgessero
della nostra presenza.
Così, abbiamo cominciato
a salutarle con il nome:
Ciao, Caterina!
Ciao, Annibale! Ciao, Elisabetta!
Da non credersi: le facce
delle loro foto sulle lapidi
sembravano contente!

Giovanni: - Poi, Rita ci ha
condotto alla tomba
della sua bisnonna Sofia,
morta all’età di 96 anni.
Era nata lo stesso giorno
del 1907 in cui un congresso
di associazioni femminili,
cattoliche e laiche, a Milano
rivendicava i diritti delle donne
all’istruzione e al suffragio.
Aveva votato per la prima volta,
da analfabeta, nel 1946
per la repubblica e la democrazia.
Raccontava con umorismo
ai pronipoti la fiaba
di Vittorio Emanuele III:
C’era una volta il figlio di un re
d’Italia, era cresciuto solo
un po’ più alto di Pollicino
ma i sudditi dovevano ugualmente
chiamarlo Sua Altezza Reale;
da principe azzurro aveva fatto
le famose “nozze coi fichi secchi”
sposando la figlia del re
del Montenegro.
Un brutto giorno, gli ammazzarono
il padre, il Re Buono,
con la scusa che era cattivo,
e da allora regnò per 46 anni
combinando un sacco di guai,
e riducendo infine l’Italia
a non valere più… un fico secco.

Paola: - Ci siamo divertiti
ad ascoltare la storia
della bisnonna di Rita.
Ma chissà quante storie
appassionanti hanno vissuto
gli altri defunti del Camposanto.

Fabio: - La nostra tradizione
di civiltà ci esorta a rispettare
i morti anche se nella loro vita
abbiano fatto del male.
Parce sepulto, pietà per chi
è sepolto, invoca Virgilio
nel terzo libro dell’Eneide.
E Manzoni, nel Cinque maggio,
immagina che persino
un grandissimo peccatore
come Napoleone,
per essersi pentito in extremis,
sia stato perdonato
dalla misericordia di Dio:
Tu dalle stanche ceneri sperdi
ogni ria parola: il Dio che
atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

Anna: - D’altra parte, la fede
cristiana ci invita tutti
a riconoscerci, umilmente,
peccatori, e ad invocare
l’intercessione della Madre
di Dio per la nostra salvezza:
Prega per noi peccatori,
adesso e nell’ora della nostra morte.
Ma ci aiuta anche ad affrontare la vita,
il pensiero della sua fine
e la perdita di persone care,
con il conforto di una grande speranza.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 ottobre 2003
Antico tabernacolo dell'Olio santo, Ospedale di San Giovanni a Roma, foto di Nicola Bruni
Antico tabernacolo dell'Olio santo
per il sacramento
dell'Unzione degli infermi,
Roma - Ospedale di San Giovanni.
In alto, il parco delle Catacombe
di San Callisto a Roma.
Sullo sfondo, siepe di fior d'angelo
di Villa Ave Maria, a Roma
in Via Appia Antica.
(Foto di Nicola Bruni)
Link con la pagina iniziale del Belsito
NUNC DIMITTIS
(Canto di Simeone, Luca 2, 29-32)

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele.
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