| Provo a dare qualche consiglio agli studenti
che si preparano a sostenere la prova
scritta di italiano degli esami di maturità.
PRIMO - Portate in aula il testo
non commentato della Costituzione,
che non è vietato consultare: potrebbe
fornirvi preziosi punti di riferimento
in materia di diritti, doveri,
uguaglianza, parità tra i sessi, libertà,
democrazia, solidarietà, pace, lavoro,
tutela della salute e dell’ambiente.
SECONDO - Analizzate attentamente
la traccia prescelta, e “studiate”
i documenti ad essa allegati,
per capire bene a quali domande
dovete rispondere.
Alcuni anni fa, molti candidati
fraintesero un tema su Dante, il quale
non chiedeva di limitare il discorso
a un solo canto del Paradiso,
ma di “prendere lo spunto da un canto”
per sviluppare a più ampio raggio
tre aspetti della poesia dantesca.
Individuate nella stessa traccia
le parole chiave ed esploratene tutti
i possibili significati e le applicazioni
pratiche con l’aiuto del vocabolario.
Per esempio, se si parla
di non condivisione dei “valori morali”
dei genitori da parte di molti giovani,
bisogna innanzi tutto definire
quali siano quei valori.
TERZO - Fate, preliminarmente,
una scaletta, cioè uno schema
degli argomenti da toccare, elencandoli
prima alla rinfusa, così come vi vengono
in mente, e poi disponendoli secondo
un ordine logico. Quindi tenetela
d’occhio nell’eseguire il compito.
QUARTO - Cominciate a scrivere,
senza perdere tempo nella ricerca
di una frase ad effetto, affrontando
direttamente le questioni proposte
nella traccia. Per esempio, se il tema
da trattare fosse l’incomprensione
tra genitori e figli, si potrebbe esordire
così: “Secondo me, sono due (o tre
o quattro) le ragioni principali
dell’incomprensione che c’è in molti
casi tra genitori e figli: …”. |
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| Quindi fate un’analisi delle singole
ragioni enunciate e aggiungete
le vostre considerazioni.
Se poi, strada facendo, scovate un’idea
geniale per l’inizio, cambiate l’incipit.
Comunque, rifuggite da banalità del tipo:
“Al giorno d’oggi si parla molto di…”,
“Fin dai tempi antichi…”,
“Da che mondo è mondo…”.
QUINTO - Potete anche mettere
in discussione l’impostazione del tema,
dichiarando di non condividerla
e motivando il vostro dissenso.
In ogni caso, è molto importante
riuscire a dimostrare di possedere
uno spirito critico equilibrato, capace
di riconoscere gli aspetti positivi
e quelli negativi presenti in ogni
manifestazione della vita umana,
e di distinguere comportamenti diversi
in ogni ambito sociale (tra i giovani,
tra gli immigrati, tra gli abitanti
di una città o di una regione…).
Per sottrarsi a generalizzazioni
arbitrarie può essere utile ricorrere
a locuzioni limitative,
come “in parte” o “in gran parte”.
SESTO - Se l’argomento è troppo ampio
(del tipo “i grandi problemi dell’umanità”,
che nemmeno i leader mondiali
riescono a risolvere), restringetene
la trattazione al campo della vostra
esperienza (“Nella mia città..”, “A casa
mia…”) e delle vostre conoscenze,
astenendovi da argomentazioni
retoriche (sostanzialmente vuote)
e riecheggiamenti approssimativi
di opinioni altrui.
Manifestate eventualmente i vostri dubbi
(“Non sono certo che…”, “Non mi sento
di indicare una soluzione…” ), piuttosto
che ostentare un’improbabile sicurezza.
Citate casi concreti a sostegno
delle vostre affermazioni. |
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| SETTIMO - Usate un linguaggio
semplice e chiaro, lasciando da parte
il “difficilese”, che non serve a fare
bella figura, i luoghi comuni (come
“chi va con lo zoppo impara a zoppicare”),
le frasi fatte (come “spesso e volentieri”, “ammesso e non concesso”,
“non più di tanto”, “una manciata
di secondi”), gli estremismi lessicali
(come “estremamente”, “assolutamente”,
“perfettamente”, “quanto mai”).
Evitate periodi troppo lunghi e contorti.
Consultate il vocabolario tutte le volte
che non siete sicuri del significato
o dell’ortografia di una parola.
OTTAVO - Per concludere, non c’è
bisogno di sparare fuochi d’artificio.
Basta completare il ragionamento,
con l’eventuale aggiunta di un auspicio
(“Spero che…”, “Mi auguro che…”),
o di una frase riassuntiva
(“In conclusione, si può dire che…”).
Se poi trovate una buona battuta
finale, tanto meglio.
NONO - Prima di trascrivere l’elaborato
in bella copia, controllate che non vi siano
digressioni fuori tema, ripetizioni
di concetti o di vocaboli, tempi verbali
discordanti, costruzioni anacolutiche
(che cominciano in un modo e terminano
in un altro), espressioni poco comprensibili.
DECIMO - Alla fine, ripassate tutto
il testo, verificando la punteggiatura
e toccando con la penna,
sillaba per sillaba, ogni parola,
in modo da accertarvi pignolescamente
che non vi sia sfuggito qualche
errore “di stampa”.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 giugno 2011 |
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| Sotto accusa il sovraccarico di lavoro
natalizio per studenti e genitori |
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| Ma che vacanze sono
con tutti questi compiti? |
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| L'assillo dei compiti scolastici da completare incombe sulla giornata conclusiva delle vacanze natalizie degli studenti.
Molte famiglie sono dovute rientrare
in anticipo dai luoghi di vacanza,
proprio a causa dei compiti dei figli,
perché non avevano potuto
portarsi dietro montagne di libri.
Fra gli allievi delle scuole secondarie
c'è chi è stato particolarmente "caricato"
(temi, riassunti, esercizi, versioni, interi
romanzi da leggere, decine di pagine
da studiare) e chi invece se l'è cavata
con poco. I malcapitati si lamentano
sia per questa disparità di trattamento
sia perché, dicono, "se c'è tanto da lavorare,
le vacanze non sono più vacanze".
Si sa, del resto, che una buona parte
dei "compiti a casa" degli studenti sono
anche compiti per i genitori più istruiti,
che spesso vengono mobilitati dai propri
rampolli per fare ricerche, scrivere
relazioni, risolvere problemi. |
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| Gli insegnanti che "caricano" gli alunni
durante le vacanze natalizie generalmente
lo fanno per evitare che essi perdano
il ritmo dello studio, o magari
per recuperare un po' del tempo sottratto
allo svolgimento del programma
da scioperi e assemblee.
Non considerano, però, la situazione
di quei ragazzi che legittimamente
approfittano delle vacanze per fare
un viaggio turistico, o per visitare i parenti
lontani, o per dedicarsi agli sport
invernali in montagna, e che nel frattempo
debbono per forza trascurare i libri.
Contro la prassi dei compiti a casa
prende posizione la nuova "Enciclopedia
pedagogica", pubblicata dall'Editrice
La Scuola di Brescia sotto la direzione
di Mauro Laeng. In un articolo a firma
di Ippolito Desideri, l'enciclopedia fa
proprie le considerazioni espresse
al riguardo, nella prima metà del Novecento,
dal grande pedagogista Giuseppe
Lombardo Radice, il quale definiva
il compito a casa come "lavoro privato,
senza l'immediata guida dell'insegnante",
e deplorava il comportamento di quei
docenti che assegnano dei lavori ai propri
alunni contando sull'aiuto della famiglia. |
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| L'abuso dei compiti fondati sullo studio
domestico - sottolinea l'enciclopedia -
è per il pedagogista siciliano la fonte
primaria della discriminazione
scolastica, in quanto determina
all'interno della classe rendimenti
diversi per effetto della disparità
delle condizioni socio-culturali familiari.
Ci sono infatti - osservava Lombardo
Radice -, oltre agli "intelligentissimi"
che non hanno bisogno di studiare
perché apprendono tutto a scuola:
1) i meno pronti, che hanno a casa
un aiuto di persone che sanno far loro
da maestri, mettendo sulla via,
eccitando all'autocorrezione,
senza sostituirsi all'alunno;
2) quelli che invece vengono guastati
dal falso aiuto dei familiari
che si limitano a "cavarli d'impaccio";
3) quelli ancora che trovano a casa
un aiuto saltuario o nessun aiuto,
e vengono peggiorando per
l'accumulazione di nozioni oscure;
4) infine i diligenti pappagalli, i quali,
non avendo mai appreso a studiare
in modo completo nella scuola, pensano
che imparare equivalga a ripetere
un certo numero di volte ciò che si legge.
Nicola Bruni
da Il Giorno - domenica 7 gennaio 1990 |
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