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| In questa foto del 28 ottobre 1989
sono accanto ad Antonio Ruberti,
ministro dell'Università e della Ricerca,
già rettore della Sapienza, su un aereo
in volo da Venezia a Roma, di ritorno
da un convegno scientifico internazionale
tenutosi nell'Isola di San Giorgio.
A destra, una mia intervista al professor Ruberti, divenuto vicepresidente
della Commissione europea di Bruxelles,
pubblicata su IL GIORNO del 29 dicembre
1993. Ruberti è scomparso nel 2000. |
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| La buona novella
di Madre Teresa superstar |
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| "Non applaudite. Per motivi di sicurezza,
siete pregati di non applaudire. E' un ordine
della questura". Gridando dal microfono
con tono allarmato (si teme il crollo
del loggione), un prete cerca di smorzare
l'entusiasmo dei tremila studenti che
gremiscono l'aula magna dell'università
"La Sapienza" di Roma.
Sono riuniti per un incontro
con Madre Teresa di Calcutta,
organizzato dai Padri gesuiti
della cappella universitaria.
Altre migliaia di giovani sono stati
lasciati fuori, per mancanza
di spazio, e premono agli ingressi.
Gli esclusi vorrebbero almeno
poter ascoltare che cosa dirà
la suora "santa", Premio Nobel
per la pace del 1979. Ma fuori
non ci sono altoparlanti.
Gli organizzatori sono preoccupati,
hanno fretta di concludere e danno inizio
all'assemblea, già fissata per le 20,
con cinque minuti di anticipo.
Madre Teresa saluta all'indiana,
chinando il capo sulle mani giunte.
Piccola di statura, indossa il solito
sari bianco listato di azzurro
e un golfino blu. Sembra essersi
ripresa bene, dopo la recente
malattia per la quale, a 83 anni,
è stata in pericolo di vita. Sul volto
olivastro, solcato dalle rughe,
non mostra segni di sofferenza.
Parla in inglese, con voce ferma
e pacata, interrompendosi
di tanto in tanto per consentire
la traduzione delle sue parole.
Non risponde al discorso di una
ragazza che, porgendole
il benvenuto, ha accennato
ai problemi dei 230mila studenti
delle università romane e alla "barriera"
d'incomunicabilità che spesso
divide i docenti dagli allievi.
Dice: "Amatevi l'un l'altro,
come Dio vi ama, cominciando
dall'interno della vostra famiglia.
Gesù è venuto a darci la buona novella
che Dio ama, singolarmente
e personalmente, ciascuno di noi.
E per farci capire come lui vuole
che noi lo amiamo, ha detto al mondo:
'Tutto quello che farete
al più piccolo dei miei fratelli, lo avrete
fatto a me. Se date a qualcuno che ha
sete un bicchiere d'acqua per mio amore,
lo date a me. Se accogliete un bambino
nel mio nome, accogliete me'.
Se farete questo, nel giorno del giudizio
Gesù vi dirà: 'Venite, benedetti
del Padre mio a possedere il regno
preparato per voi, perché avevo fame
e mi avete sfamato; ero nudo
e mi avete vestito; ero senza casa
e mi avete accolto; ero malato
o in prigione e mi avete fatto visita' ".
Madre Teresa ricorda quindi che
a Calcutta la sua congregazione
delle Suore missionarie della carità
gestisce una casa-ospedale
per i moribondi poveri e abbandonati
da tutti. "Questi - osserva - pur
nella sofferenza della malattia
muoiono sereni, perché sentono
di essere amati dalle suore
che si prendono cura di loro".
"Con le suore di Calcutta - aggiunge -
collaborano circa 70 giovani volontari,
ragazzi e ragazze provenienti da vari
Paesi del mondo. Servono con gioia
i più poveri dei poveri, e tutti poi
dicono: 'Abbiamo ricevuto
più di quanto abbiamo dato' ".
"Un giorno - racconta ancora - a Calcutta
è venuta da me una coppia di giovani,
di religione indù. Hanno chiesto la mia
benedizione e mi hanno consegnato
una grossa somma di denaro:
con gioia rinunciavano alle spese
per la festa del loro matrimonio,
a beneficio dei poveri".
Madre Teresa raccomanda poi
ai presenti la preghiera, l'eucarestia
e l'adorazione eucaristica.
E conclude: "Dio vi benedica tutti".
Il pubblico defluisce ordinatamente
dalla sala, ma fuori una grande folla
assedia la porta laterale dalla quale
dovrebbe uscire la suora "superstar",
nella speranza di vederla da vicino.
Una modesta automobile bianca è lì
pronta per condurla a casa. L'attesa
però si prolunga, e dopo mezz'ora si fa
largo un sacerdote che, aiutato da una
dozzina di "gorilla", riesce ad aprire
un corridoio tra la gente.
La folla s'ingrossa ancora di più,
e la concitazione aumenta.
Ma è soltanto uno "scherzo da preti".
Infatti, mentre la massa di "fans"
è attirata sul lato sinistro dell'edificio,
Madre Teresa viene fatta uscire
alla chetichella dal lato destro
e "messa in salvo" con un'altra macchina.
Nicola Bruni
IL GIORNO, 8 dicembre 1993 |
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| Dura lex:
il barone non ripete |
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| L'insigne maestro del diritto farfuglia
al microfono. "Professore, può ripetere?
Non abbiamo sentito". "Io - proclama
il cattedratico - non ripeto per nessuno".
Allora le 1300 matricole stipate
in un'aula da 800 posti cominciano
a capire che cos'è un "barone
dell'università". E cominciano
a chiedersi se valga la pena
di continuare a frequentare le lezioni,
e fare la fila dalle 6 del mattino
per occupare un posto a sedere.
Qualche mese più tardi,
nella stessa aula, ad ascoltare
il "verbo" dell'insigne maestro
si ritrovano in quaranta. [...]
Nicola Bruni
IL GIORNO, 13 dicembre 1993 |
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| Qui sopra e sotto, due incipit
di una mia inchiesta
giornalistica sulla facoltà
di Giurisprudenza dell'università
"La Sapienza" di Roma,
pubblicata con grande rilievo
da IL GIORNO il 13 dicembre 1993. |
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| Per filosofia del diritto
esami "in confessionale" |
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| Nell’aula magna della facoltà romana
di giurisprudenza intitolata ai giudici
Falcone e Borsellino, è in corso l’esame
di filosofia del diritto: sono le ore 10.45
del 20 ottobre 1993. Cinque giovani
esaminatori, seduti a distanza dietro
una lunga fila di tavoli, “confessano”
singolarmente altrettanti candidati.
Ai colloqui assistono circa 200 studenti,
ma nessuno è in grado di udire
le domande e le risposte.
Il professore titolare, Gaetano Carcaterra,
non c’è: si è allontanato da poco.
Alle 10.52 si alza una ragazza: il suo voto
è 23. Chi è la signora che l’ha interrogata?
“Non lo so, non la conosco”, risponde.
Alle 10.58 esce raggiante un’altra
candidata: ha preso 30. Un voto meritato?
Nessuno dei presenti potrebbe confermarlo.
Alle 11.03 rientra il professor Carcaterra,
fumando un sigaro
(nonostante il divieto di fumare):
si siede sulla cattedra e firma gli statini
degli ultimi esami, ai quali non ha assistito.
Dovrebbe essere una ”culla del diritto”,
questa prestigiosa facoltà della “Sapienza”:
invece è un esempio vivente di come
le leggi possano essere disattese,
aggirate o violate. A cominciare dagli esami,
circa 80mila in un anno, che sarebbero
quasi tutti invalidabili perché
non effettuati da commissioni
regolarmente costituite
e collegialmente operanti. […]
Nicola Bruni
IL GIORNO, 13 dicembre 1993 |
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| "Cherchez la femme, cercate la donna
nel libro di storia". E' la ricerca che
un insegnante della scuola media
Quinto Ennio di Roma ha proposto
ai suoi alunni della terza classe.
Muniti di una lente di ingrandimento,
gli studenti hanno percorso riga per riga
le 400 pagine del loro manuale [...]
e ne hanno tratto la conclusione che
la storia fra l'Ottocento e il Novecento
in Italia e nel mondo l'hanno fatta
quasi esclusivamente gli uomini:
le donne, a quanto pare, dormivano,
o addirittura non esistevano,
con qualche eccezione a conferma
della regola; al massimo prestavano
le loro fascinose sembianze
alle personificazioni simboliche
della Patria e della Gloria (degli uomini).
Nessun cenno al fatto che, specialmente
durante le guerre, le donne sostenevano
l'economia del loro Paese lavorando
nei campi, nelle fabbriche e nelle
botteghe e allevavano da sole i figli.
Nessuna nota di scandalo
per la "normale" ingiustizia della loro
esclusione dai diritti politici
ed emarginazione dalla vita sociale. [...]
Nicola Bruni
IL GIORNO, 4 marzo 1997 |
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| Due articoli di Nicola Bruni pubblicati
da IL GIORNO nel 1997: la denuncia di un testo
di geografia che parla di "razze impure"
(v. sotto) e un'inchiesta sulla "sparizione"
delle donne nella storia raccontata
dai libri scolastici (v. sopra). |
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| Parla di "razze non pure”:
che razza di libro! |
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| “Scomparirà l’uomo bianco? Se in futuro
sarà sempre maggiore il numero
delle persone di razza non pura,
soprattutto la razza bianca
sembra in via d’estinzione”.
A lanciare l’allarme, che ha tutta
l’apparenza di un’istigazione al razzismo,
è un libro di testo per gli alunni di terza
media, edito dal prestigioso Istituto
Geografico De Agostini di Novara
e adottato in molte scuole fin dal 1993.
Si tratta di “Fare geografia”, scritto
da Silvia Bertolazzi Minucci
con la “collaborazione” di Bernardo
Ferrari Braga, che trattando l’argomento
delle razze (pagine 260-264) bolla
incredibilmente come “persone di razza
non pura”, vale a dire impura, gli esseri
umani dai caratteri somatici misti.
Che “razza” di libro! […]
di Nicola Bruni
IL GIORNO, 11 febbraio 1997 |
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| Scompare la pagella rompicapo |
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| Ecco l'incipit del mio editoriale "scoop"
pubblicato in prima pagina su IL GIORNO
l'8 settembre 1995 (foto sopra il titolo). |
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| I maestri delle scuole elementari
possono tirare un sospiro di sollievo...
e gettare nel cestino l'ossessionante
"buropagella" dalle 180 crocette,
introdotta lo scorso anno
per la valutazione degli alunni.
Il ministro della Pubblica istruzione,
Giancarlo Lombardi, ha infatti deciso
di eliminare subito quel mostro
e di sostituirlo con una pagellina
semplificata.
Scompare la valutazione bimestrale,
e non c'è più bisogno di mettere
ogni volta 45 "x" per ogni scolaro
nelle caselle corrispondenti ai voti
assegnati (in lettere alfabetiche).
Per due classi con 50 alunni
i maestri del "modulo" dovevano
trascriverne in duplice copia
dai registri ben 900 l'anno. [...]
Nicola Bruni
Il Giorno, 8 settembre 1995 |
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| Come si okkupa una facoltà |
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| Occupare le facoltà universitarie
si sta rivelando un gioco da ragazzi,
per i gruppi studenteschi di sinistra,
alla "Sapienza" di Roma. [...]
Il copione delle "okkupazioni" è sempre
lo stesso. Basta che un gruppo politico
riesca ad organizzare un'assemblea
e riempire un'aula con alcune centinaia
di studenti, e il gioco è fatto. I pochi
presenti si autoinvestono
della rappresentanza di tutti
gli studenti della facoltà
e proclamano l'occupazione
a oltranza della sede di studio.
Poi gli occupanti vanno dal preside
e gli chiedono le chiavi degli uffici
dove sono i telefoni, le fotocopiatrici
e i fax, notificandogli l'esistenza
di un nuovo "potere rivoluzionario"
all'interno della facoltà.
Il preside ovviamente rifiuta
la consegna delle chiavi, ma di fatto
si arrende, lasciando nelle mani
degli studenti non solo le aule
di lezione ma anche le preziose
apparecchiature richieste.
I professori, che ormai hanno imparato
la lezione del '68 e quella del '77,
non accennano alla minima resistenza.
"Non abbiamo nulla da difendere",
ci confida uno di loro.
Magari gli occupanti vorrebbero
che i docenti continuassero,
sotto la loro tutela, una certa
attività didattica, ma i "prof",
per lo più, se la squagliano.
E se gli ufficiali battono in ritirata,
non si può pretendere che la truppa
scenda in trincea: impiegati e bidelli
restano indisturbati ai loro posti,
ma lasciano fare agli studenti
quello che vogliono.
Così la sede centrale della facoltà
di Lettere, che ha 18mila iscritti,
interrompe le attività didattiche
per decisione di un'assemblea
di 400 studenti del raggruppamento
"Di-a-da sinistra". Gli altri gruppi
politici, che insieme avevano
ottenuto la maggioranza
dei voti nelle ultime elezioni
studentesche, non sono stati
neppure interpellati. [...]
Nicola Bruni
IL GIORNO, 17 gennaio 1990 |
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| Il "campus" dell'università
"La Sapienza", con il rettorato
e la facoltà di Giurisprudenza
(foto di Nicola Bruni). |
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| Cari universitari somari
imparate a scrivere |
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| "Illustrisimo Profesor Preside, la sotoscrita...".
Molti studenti universitari non sanno
scrivere. "E' un disastro", dice Giunio
Luzzatto, docente di Analisi matematica
nell'ateneo di Genova. Il quale lamenta
di trovare spesso, negli elaborati
degli allievi, strampalate costruzioni
sintattiche e perfino errori di punteggiatura
tali da rendere confuse le argomentazioni.
Luzzatto fa anche un'altra desolante
constatazione: "la grande maggioranza
degli studenti che approdano alle facoltà
scientifiche non hanno la minima idea
di come si redige un rapporto
su un problema, perché nella scuola
secondaria superiore sono stati
abituati a svolgere quasi
esclusivamente temi di tipo letterario".
"C'è una voragine nella formazione
dei nostri laureati", denuncia
a sua volta il linguista Tullio De Mauro.
"Ed è una follia - aggiunge - che l'università
non si preoccupi di curare e di verificare
lo sviluppo delle abilità di scrittura
di tutti i suoi allievi, specialmente
di quelli che poi, divenuti docenti
di italiano, dovranno insegnare
a scrivere nelle scuole". [...]
Nicola Bruni
IL GIORNO, 22 novembre 1993 |
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| Lezioni brevi ai bambini: si stancano |
| L'attenzione spontanea continuativa dei bambini alle lezioni scolastiche non supera normalmente i 15 minuti all'età di 6-7 anni;
può durare 20-25 minuti dai 7 ai 10 anni, e spingersi fino a 30-40 minuti dagli 11 ai 12 anni.
Dopodiché lo scolaro "medio" si stanca, non segue più il filo del discorso e quindi non "rende".
Perciò, cari insegnanti, siate brevi, e concedete ogni tanto agli alunni un riposino.
E' l'indicazione che emerge da una ricerca condotta dal neuropsichiatra infantile Romano Rolma, di Arquà Petrarca (Padova).
"E' usuale riscontro - scrive l'autore - in almeno un terzo degli scolari un calo di rendimento dopo due-tre ore di lezione.
Se poi consideriamo la curva giornaliera della capacità attentiva, possiamo osservare che è 'pigra' (ovvero in rodaggio) nella prima ora,
buona nella seconda ora, e comincia a declinare verso la terza-quarta ora.
Nel pomeriggio la capacità di attenzione è apparentemente limpida nella prima ora, ma a questa subentra un rapido affievolimento".
La resistenza attentiva giornaliera, in condizioni normali, sarebbe di 2 - 2 ore e mezza da 6 a 7 anni,
di 3 - 3 ore e mezza da 8 a 10 anni, e di circa 5 ore da 11 a 12 anni.
Questa opinione, condivisa in campo medico internazionale, confermerebbe che, oltre tali limiti,
'affaticamento fisico e psichico dello scolaro può ridurne o vanificarne l'apprendimento. [...]
Nicola Bruni
IL GIORNO, 23 settembre 1991 |
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