HUMANITAS CRISTIANA
Madre Teresa di Calcutta soleva dire: “La più grande povertà è quella di sentirsi non amati, indesiderati, ignorati,
che costituisce un male peggiore della mancanza di beni materiali".
Perciò, lei si preoccupava non soltanto di prestare un aiuto ai poveri più derelitti ma di fare in modo
che ciascuno di loro lo percepisse come un gesto d’amore, dell’amore di Dio che non li aveva dimenticati.
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Il volto del Crocifisso in ogni uomo sofferente
Crocifisso della Chiesa
del Gesù a Roma
(foto di Nicola Bruni)
"Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me"
(Matteo, 25,40)
Articoli di controinformazione sul sacro diritto alla vita di ogni creatura umana
Pena di morte: primi in classifica
Cina, Iran, Arabia e Stati Uniti
Amnesty International ha pubblicato
il rapporto sulla pena di morte
nel mondo relativo al 2008.
Le classifica degli Stati che più si sono
impegnati in questa macabra attività è
saldamente guidata dalla Cina, che
nell’anno in cui ha fatto ammirare
a tutto il mondo la perfezione
organizzativa delle Olimpiadi, si è
dimostrata altrettanto efficiente
nell’esecuzione di 1718 detenuti
(il 72% del totale mondiale)
e nell’occultamento di molti altri casi,
di cui Amnesty è riuscita ad avere solo
notizie incerte ed indirette.
L’anno precedente questo secondo tipo
di attività era riuscita “meglio”,
perché nel rapporto relativo al 2007
figuravano “solo” 407 esecuzioni accertate.

Al secondo posto della classifica
si piazza l’Iran, con 346 morti appurate,
dove permane fra l’altro la pratica
della lapidazione, anche se ormai
per una minoranza dei casi.
Nel 2008 Teheran ha fra l’altro
ampliato l’ambito di applicazione
della pena di morte al reato di “attività
audiovisive illegali” e sono state
presentate alcune proposte di legge
per estendere la pena capitale anche
ai reati di apostasia e di eresia.

Il terzo gradino del triste podio spetta
all’Arabia Saudita, con 102 esecuzioni
accertate. Nel corso degli ultimi due
anni lo stato arabo ha conosciuto
un forte aumento nel numero
delle sentenze rese esecutive.
Quasi metà di esse colpiscono
immigrati stranieri provenienti da paesi
poveri che raggiungono la penisola
araba in cerca di lavoro e spesso
hanno grosse difficoltà a permettersi
una qualche tutela durante
il dibattimento. Le esecuzioni
solitamente vengono effettuate
tramite decapitazione pubblica.

Al quarto posto, staccati, troviamo
gli Stati Uniti, con 37 sentenze rese
esecutive. In questo caso i numeri
sono affidabili, e nonostante gli Usa
rimangano l’unica nazione
del continente americano in cui la pena
di morte è ancora regolarmente
praticata, Amnesty nota con piacere
che il numero annuale di esecuzioni sta
ormai scendendo in modo abbastanza
stabile dalla metà degli anni Novanta
e che la causa dell’abolizione si sta
sempre più diffondendo presso
l’opinione pubblica statunitense.

Il Pakistan chiude il quintetto
dei Paesi che valgono per il 93%
delle esecuzioni accertate.
Nel paese asiatico sono state rese
esecutive almeno 36 sentenze,
mentre 236 sono state le condanne
a morte, che rappresentano
una notevole riduzione
rispetto allo scorso anno.
Infine, due note positive e due
negative: nel 2008 l’Argentina
e l’Uzbekistan hanno cancellato
la pena di morte dal loro ordinamento
giudiziario, ma la Mongolia e la Corea
del Nord rimangono praticamente
impermeabili alle indagini di Amnesty
International, e dunque ogni statistica
affidabile relativa a questi due Paesi
è sostanzialmente impossibile.

Stefano Costalli
dal sito www.piuvoce.net - 26 marzo 2009
L'esecuzione capitale della regina Maria Antonietta di Francia, a Parigi, il 16 novembre 1793
L'esecuzione capitale mediante ghigliottina
della regina Maria Antonietta di Francia,
avvenuta a Parigi il 16 novembre 1793.
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Link con l'articolo di Nicola Bruni IL CROCIFISSO
Link con l'articolo di Nicola Bruni DIRITTI UMANI: TU NO
Pesce, di Elena Bracciolini - link con l'Home page del Belsito
La selezione umana di Darwin:
eliminare i deboli
Piergiorgio Odifreddi ha scritto un libro
per dimostrare che Charles Darwin
è un genio, e il verde Giorgio Celli ha
dichiarato a Il Messaggero (28/11/2005)
che «a 15-16 anni scoprii Darwin:
non un maestro, un santo protettore».
Eppure, c'è chi sostiene che nelle scienze
sociali Darwin abbia fornito
le argomentazioni per sostenere
e diffondere il razzismo e l'eugenetica.

A questo proposito un'autorità in materia
come George Mosse nel suo libro
"Il razzismo in Europa: dalle origini
all'olocausto" (Laterza. 1994), scrive
che i pensatori illuministi, basandosi
proprio sulle teorie di Darwin, avevano
concepito una nuova forma di razzismo,
il «razzismo scientifico». E non è il solo.
Gli storici Michael Burleigh e Wolfgang
Wippermann, nel libro "Lo stato razziale -
Germania 1933/1945" (Rizzoli 1992),
scrivono che «fu Darwin e non Gobineau
l'involontario progenitore dell'ideologia
razzista. A lui si deve infatti la teoria
della selezione naturale come meccanismo
dell'evoluzione, che sarebbe stata al centro
di tutte le successive elaborazioni razziste».

Insomma, proprio nell'anno in cui si
festeggia il bicentenario della nascita
e i 150 anni della pubblicazione delle
«Origini delle specie» di Charles Darwin,
emerge che il problema non è solo
se la teoria evoluzionista nega
la teoria dell'esistenza di un Creatore,
ma questione ben più scottante è
se la teoria di Darwin applicata
alla sociologia porta a gravi derive
quali il razzismo, l'eugenetica
e la soppressione dei più deboli.
Secondo alcuni autori però, l'orrore
conosciuto come «darwinismo sociale»,
sarebbe da attribuire ai suoi seguaci
piuttosto che a Darwin.
Charles Darwin
Ritratto allegorico del naturalista inglese
Charles Darwin (1809-1882)
Per cercare di chiarirci le idee siamo andati
a leggere esattamente cosa Darwin ha scritto
nel libro "L'origine dell'Uomo"
nell'edizione pubblicata da Editori Riuniti
nel 1983, e siamo rimasti inorriditi.
In un capitoletto intitolato «Selezione
naturale operante nelle nazioni civili»
Darwin spiega perché l'uomo civilizzato
ha uno svantaggio rispetto al selvaggio,
e scrive: «Fra i selvaggi i deboli di corpo
e di mente vengono presto eliminati;
e quelli che sopravvivono godono
in genere di un ottimo stato di salute.
D'altra parte, noi uomini civili cerchiamo
con ogni mezzo di ostacolare il processo
di eliminazione; costruiamo ricoveri
per gli incapaci, per gli storpi e per i malati;
facciamo leggi per i poveri; e i nostri medici
usano la loro massima abilità per salvare
la vita di chiunque fino all'ultimo momento.
Vi è ragione di credere che la vaccinazione
abbia salvato migliaia di persone, che
in passato sarebbero morte di vaiolo
a causa della loro debole costituzione.
Così i membri deboli della società civile
si riproducono. Chiunque sia interessato
dell'allevamento di animali domestici
non dubiterà che questo fatto sia
molto dannoso alla razza umana.
E' sorprendente come spesso
la mancanza di cure o le cure mal dirette
portano alla degenerazione di una razza
domestica: ma, eccettuato il caso
dell'uomo stesso, difficilmente qualcuno
è tanto ignorante da far riprodurre
i propri animali peggiori» (pag.176).
«Dobbiamo perciò sopportare - continua
Darwin - gli effetti indubbiamente deleteri
della sopravvivenza dei deboli e della
propagazione delle loro stirpe» (pag.177).

Abbiamo capito bene? Aiutare i deboli,
curare i malati, vaccinare e salvare migliaia
di persone è un «effetto deleterio»
per l'evoluzione della specie?
Ma l'autore inglese non ha dubbi,
per favorire la selezione naturale in cui
il debole deve essere soppresso
a favore del più forte Darwin ha scritto:
«Eppure l'uomo potrebbe mediante
la selezione fare qualcosa non solo
per la costituzione somatica dei suoi figli,
ma anche per le loro qualità intellettuali
e morali. I due sessi dovrebbero star lontani
dal matrimonio, quando sono deboli di mente
e di corpo; ma queste speranze sono
utopie, e non si realizzeranno mai,
neppure in parte, finché le leggi
dell'ereditarietà non saranno
completamente conosciute. Chiunque
coopererà a questo intento, renderà
un buon servigio all'umanità» (pag. 255).

Ed ancora «Il progresso del benessere
del genere umano è un problema difficile
da risolvere; quelli che non possono evitare
una grande povertà per i loro figli
dovrebbero astenersi dal matrimonio,
perché la povertà non è soltanto
un gran male, ma tende ad aumentare
perché provoca l'avventatezza
del matrimonio. D'altra parte, come
ha notato Galton, se i prudenti
si astengono dal matrimonio, mentre
gli avventati si sposano, i membri
inferiori della società tenderanno
a soppiantare i migliori» (pag.256).

Capito? Per Darwin se sei povero e debole
non dovresti avere diritto a sposarti.
In conclusione c'è da chiedersi:
ma i grandi estimatori dell'autore inglese,
coloro che stanno riempiendo saggi,
riviste e libri su Darwin, hanno mai letto
quello che ha scritto?

Antonio Gaspari
dal sito www.ragionpolitica.it
L'esempio dato da Hitler
per l'eutanasia dei disabili
Nelle scorse settimane, un articolo
di Susanna Tamaro in occasione
del Giorno della Memoria, ha innescato
un dibattito a cui ha partecipato
anche Roberta De Monticelli.
La filosofa ha espresso il suo netto
dissenso nei confronti di un commento
apparso su Il Foglio, in cui si argomentava
che «dietro l’umanitarismo eutanasico
Susanna Tamaro indovina
il ghigno dell’indifferenza nazista
che ha aperto i lager».
Secondo De Monticelli, le opinioni
espresse in quella sede
e l’accostamento al caso Englaro,
altro non sarebbero che un esempio
di «organizzazione della menzogna».

In effetti, l’analogia fra i nazisti
e la battaglia a favore dell’eutanasia
può apparire «stralunata». Eppure,
pochi hanno ricordato che lo sterminio
degli ebrei fu preceduto da quella che
Mireille Horsinga Renno - nel libro
in cui ricostruisce la vicenda del suo
prozio Georg Renno, “medico della morte”
ad Hartheim - definisce una «ragionevole
strage», ovvero lo sterminio
dei disabili (e di altri gruppi
sociali ritenuti “degenerati”).

Nell’ottobre del 1939 iniziò l’Aktion T4,
con cui furono soppresse in maniera
sistematica - “disinfettate”, secondo
la macabra terminologia amministrativo-
contabile del programma -
oltre 70.000 persone.
Per dare il via all’operazione, bastarono
quattro laconiche righe: «Al capo del Reich
Boulher e al Dott. Med. Brandt viene
conferita la responsabilità di estendere
la competenza di taluni medici, designati
per nome, cosicché ai pazienti che,
sulla base di un giudizio umano,
sono considerati incurabili possa
essere concessa una morte pietosa
dopo una diagnosi approfondita».
Firmato: Hitler.

L’Aktion T4 fu preceduta dall’eliminazione
di bambini disabili fatti morire di inedia, oppure mediante la somministrazione
di taluni farmaci in dosi massicce.
Il primo su cui venne praticata
l’eutanasia fu un bambino nato
con gravi menomazioni fisiche,
a cui successivamente sarà diagnosticata
anche una condizione di “idiotismo”.
Possiamo comprendere il dramma
del padre e della madre nei quali
s'insinuò il pensiero che il proprio figlio
non avrebbe avuto «nulla di umano»,
e che la sua vita «non avrebbe significato
nulla per lui» e «solo sofferenza» per loro.
Perciò i genitori supplicarono il Fürher
di concedere l’autorizzazione
a sopprimerlo. Hitler affidò l’incarico
al suo medico personale, K. Brandt,
lo stesso che in gioventù avrebbe
voluto affiancare il dottor Schweitzer
nel lebbrosario di Lambarené.
Bambini ebrei scampati alla morte nel lager nazista di Auschwitz
Bambini ebrei scampati alla morte
nel lager nazista di Auschwitz, liberato
dalle truppe sovietiche il 27 gennaio 1945.
Gli umanitari sono così: amano così
tanto l’umanità, fino al punto di volere
l’uomo, in carne ed ossa, morto.
Per il suo bene, s’intende. Il terreno
per lo sterminio dei disabili fu preparato
da leggi statali eugenetiche che attuarono
la dichiarazione programmatica contenuta
nel Mein Kampf: fare in modo che
diventasse scandaloso metter al mondo
bambini quando si è malati o difettosi.
L'eutanasia costituì il «ragionevole»
sviluppo delle leggi per la sterilizzazione
delle persone disabili e degli asozialen,
le quali stabilirono lo standard della vita
degna, e «meritevole di essere vissuta».

Georg Renno, medico al Castello
di Hartheim - dove vennero soppresse
oltre 18.000 persone disabili - non
negò mai quello che aveva fatto.
Più semplicemente gli apparve
una conseguenza logica, «ragionevole».
Ad anni di distanza, nella sua serena
vecchiaia, fu intervistato da un giornalista,
a cui disse di avere la coscienza pulita,
di non sentirsi colpevole. «Non è come
se avessi ucciso qualcuno con un
colpo di pistola o qualcosa del genere.
Non si è trattato di tortura; per quei
malati è stato piuttosto, per così dire,
una “liberazione”».

Allora lo sterminio dei disabili venne
attuato in gran segreto, di nascosto,
da medici designati per nome. E quando
fu proposto a Hitler di emanare una
legge che depenalizzasse l’eutanasia
per ottenere una maggiore adesione
da parte dei medici al suo programma
di «disinfezione», egli, per un cinico
calcolo politico, ebbe il pudore
di rifiutare. Oggi, noi umanitari,
abbiamo perso anche quello.

Fabio Ferrucci
Articolo tratto da
il sussidiario.net - 21 febbraio 2009
Elena Bracciolini, uomo sofferente, foto di Nicola Bruni
Elena Bracciolini, Transustanziazione
di Cristo (foto di Nicola Bruni).
Se si ammette che qualcuno possa arrogarsi il diritto di stabilire
quale vita umana sia o non sia degna di essere vissuta,
poi non ci si può scandalizzare che 70 anni fa lo facessero già i nazisti...
con l'eliminazione di malati di mente e disabili.
Nicolaus
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