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| Tutti gli Stati ammessi a far parte dell’Onu,
ne hanno accettato la Carta istitutiva
che li impegna a promuovere i “diritti
fondamentali dell’uomo”, “la dignità
e il valore della persona umana”
e “l’uguaglianza dei diritti degli uomini
e delle donne”, sulla base dei princìpi
affermati nella Dichiarazione universale
dei diritti umani approvata dall’Assemblea
generale delle Nazioni Unite nel 1948.
Anche se, in realtà, molti governi sembrano
considerarla una composizione retorica
di belle parole che non contano nulla,
questa dichiarazione è universale
perché si applica a ciascun essere umano
senza distinzioni, e non conferisce diritti
ma li riconosce come connaturati,
uguali, indivisibili e inviolabili.
In primo luogo, il diritto di “ogni individuo”
alla vita, alla libertà ed alla sicurezza
della propria persona.
Seguono altri fondamentali diritti civili,
politici, economici, sociali e culturali,
codificati anche da successivi accordi
internazionali, che hanno generalmente
ispirato le legislazioni dei Paesi democratici.
Sta di fatto, però, che una gran parte
dell’umanità è esclusa dal godimento
di molti di questi diritti,
a causa della miseria,
della discriminazione, dell’oppressione,
della guerra, dell’ingiustizia,
dell’egoismo o dell’indifferenza.
Ciò avviene per colpa non solo
di regimi tirannici, di governi corrotti,
di bande di terroristi e di delinquenti,
ma anche di Paesi civili, ricchi e potenti,
che omettono o lesinano i soccorsi
e spesso sono coinvolti
in oscure trame di guerra
e di sfruttamento neocoloniale. |
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| E’ come se, ogni giorno, si rispondesse
“No, tu no... perché sei un povero...
perché sei un estraneo...
perché sei un negro...
perché sei un infedele...
perché sei un nemico”,
ad oltre un miliardo di esseri umani
che chiedono di poter vivere in pace
e in libertà, di poter mangiare, bere,
vestirsi, di essere curati nella malattia,
di avere una famiglia, una casa,
un lavoro o di andare a scuola,
o che si appellano ai Diritti umani
contro la pena di morte, la tortura,
il vilipendio della propria dignità. |
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| E’ come se più di due miliardi di donne
si sentissero respingere la loro domanda
di parità nella vita sociale e politica
con un “No, tu no... perché non sei un uomo”.
E’ come se qualcuno pretendesse di portare
la democrazia agli iracheni distruggendo
il loro Paese, avvelenandolo con ordigni
all’uranio e disseminandolo di mine
inesplose sganciate dai grappoli
delle cluster bomb.
E’ come se di fronte a una moltitudine
di bambini concepiti nel grembo della madre,
che reclamassero il fondamentale diritto
alla vita, qualcuno sentenziasse singolarmente:
“No, tu no... perché non sei un individuo...
perché saresti una femmina...
perché sei di troppo...
perché non sei nessuno”. |
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| In conclusione voglio dire che privare
della dignità e dei diritti di persona
anche un solo essere umano,
non dis-umanizza la vittima, che resta
un figlio di Dio con un’anima immortale,
ma rende disumano il suo oppressore.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
1 marzo 2005 |
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| La storia di un condannato a morte
assassinato dalla "giustizia" |
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| Dominique Green, un afroamericano
di 30 anni, condannato alla pena
capitale per un omicidio del 1992
di cui si proclamava innocente, è stato
ucciso dal boia con un’iniezione letale,
in una prigione del Texas,
la sera del 26 ottobre 2004.
Non uso la parola “giustiziato”, perché
l’assassinio premeditato ed eseguito
a freddo di un essere umano
in violazione del comandamento divino
“non uccidere”, non è mai un atto
di giustizia, neppure se previsto
dalle leggi di uno Stato democratico:
è una vendetta qualora il condannato
sia veramente colpevole;
altrimenti, è una rappresaglia
che si abbatte
su un capro espiatorio innocente.
Nel caso specifico, Dominique aveva
sicuramente due o tre “colpe”
che, combinate insieme, nel profondo
Sud degli Stati Uniti possono condurre
sul patibolo: era un “negro”, era povero
e, per giunta, a 18 anni aveva commesso
l’imprudenza di frequentare cattive
compagnie in uno Stato forcaiolo
e razzista come il Texas.
Un maledetto giorno, si lasciò coinvolgere
in una rapina da tre ragazzi più grandi:
ci scappò il morto, per un solo colpo
che qualcuno di loro aveva sparato,
e i suoi compagni accusarono lui.
Inutilmente negò, perché i giudici
credettero a quell’accusa. Nessuno
poté dire di averlo mai visto prima
con una pistola in mano, a differenza
di uno dei quattro membri della banda,
un “bianco”, che tuttavia fu scagionato
da una giuria composta interamente
da “bianchi”.
Al processo, Dominique non poté pagarsi
un avvocato di fiducia; quello nominato
d’ufficio se la prese comoda e presentò
troppo tardi, oltre la scadenza stabilita,
documenti che avrebbero potuto
ribaltare la sentenza.
Così, fu condannato a morte, benché
si trattasse di un omicidio
non premeditato. Dopodiché,
nelle more dei ricorsi
e delle sospensioni della pena,
gli fu praticamente applicata come pena
accessoria, per dodici lunghi anni,
la tortura psicologica dell’attesa
dell’esecuzione nel soffocante braccio
dei “morituri” del carcere di Livingston.
Qui, però, a dispetto del trattamento
“dis-umanizzante” riservato
dai carcerieri ai condannati per spogliarli
della loro umanità, e legittimarne
la soppressione come esseri
“non più umani”,
Dominique riscoprì la fede cristiana
e rinacque a nuova vita, confortato
dalle lettere e dalle preghiere di tante
persone che da tutto il mondo si erano
strette intorno a lui, dopo che il suo caso
era stato divulgato dalla Comunità
di Sant'Egidio, impegnata da anni
in una campagna mondiale
contro la pena di morte.
Leggeva, dipingeva, scriveva,
componeva poesie.
Per Dominique si erano mossi, fra gli altri,
tre premi Nobel per la pace: Michail
Gorbaciov, il Dalai Lama e Desmond Tutu.
Per la sua salvezza aveva lanciato
un appello anche il figlio della vittima
dell’omicidio preso a motivo della condanna.
Niente da fare: in vista della rielezione
del texano George W. Bush
alla presidenza degli Stati Uniti,
la “giustizia” del Texas aveva bisogno
di dimostrare “tolleranza zero”.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 novembre 2004 |
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| Benedetto XVI in difesa della vita nascente |
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| "L'embrione è già
un essere umano" |
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| Riguardo all’embrione nel grembo materno,
la scienza stessa ne mette in evidenza
l’autonomia capace d’interazione
con la madre, il coordinamento dei processi biologici, la continuità dello sviluppo,
la crescente complessità dell’organismo.
Non si tratta di un cumulo di materiale
biologico, ma di un nuovo essere vivente, dinamico e meravigliosamente ordinato,
un nuovo individuo della specie umana.
Così è stato Gesù nel grembo di Maria;
così è stato per ognuno di noi,
nel grembo della madre. |
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| L’uomo presenta un’originalità inconfondibile
rispetto a tutti gli altri esseri viventi che
popolano la terra. Si presenta come soggetto
unico e singolare, dotato di intelligenza
e volontà libera, oltre che composto
di realtà materiale. Vive simultaneamente
e inscindibilmente nella dimensione
spirituale e nella dimensione corporea.[...]
Siamo dunque spirito, anima e corpo.
Siamo parte di questo mondo, legati
alle possibilità e ai limiti della condizione
materiale; nello stesso tempo siamo aperti
su un orizzonte infinito, capaci di
dialogare con Dio e di accoglierlo in noi.
Operiamo nelle realtà terrene e attraverso
di esse possiamo percepire la presenza
di Dio e tendere a Lui, verità, bontà
e bellezza assoluta. Assaporiamo
frammenti di vita e di felicità
e aneliamo alla pienezza totale. [...]
Credere in Gesù Cristo comporta anche
avere uno sguardo nuovo sull’uomo,
uno sguardo di fiducia, di speranza.
Del resto l’esperienza stessa e la retta
ragione attestano che l’essere umano
è un soggetto capace di intendere
e di volere, autocosciente e libero,
irripetibile e insostituibile, vertice
di tutte le realtà terrene, che esige
di essere riconosciuto come valore
in se stesso e merita di essere accolto
sempre con rispetto e amore.
Egli ha il diritto di non essere trattato
come un oggetto da possedere o come
una cosa che si può manipolare
a piacimento, di non essere ridotto
a puro strumento a vantaggio
di altri e dei loro interessi.
La persona è un bene in se stessa
e occorre cercare sempre
il suo sviluppo integrale.
L’amore verso tutti, poi, se è sincero,
tende spontaneamente a diventare
attenzione preferenziale per i più deboli
e i più poveri. Su questa linea si colloca
la sollecitudine della Chiesa per la vita
nascente, la più fragile, la più
minacciata dall’egoismo degli adulti
e dall’oscuramento delle coscienze.
La Chiesa continuamente ribadisce quanto
ha dichiarato il Concilio Vaticano II contro
l’aborto e ogni violazione della vita nascente:
“La vita, una volta concepita, deve essere
protetta con la massima cura”. [...]
Purtroppo, anche dopo la nascita, la vita
dei bambini continua ad essere esposta
all’abbandono, alla fame, alla miseria,
alla malattia, agli abusi, alla violenza,
allo sfruttamento. Le molteplici violazioni
dei loro diritti che si commettono
nel mondo feriscono dolorosamente
la coscienza di ogni uomo di buona volontà.
Davanti al triste panorama delle ingiustizie
commesse contro la vita dell’uomo,
prima e dopo la nascita, faccio mio
l’appassionato appello del Papa Giovanni
Paolo II alla responsabilità di tutti
e di ciascuno: “Rispetta, difendi, ama
e servi la vita, ogni vita umana!
Solo su questa strada troverai giustizia,
sviluppo, libertà vera, pace e felicità”.
Benedetto XVI
27 novembre 2010 |
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