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| Lo scomodo maestro della Scuola di Barbiana
l’aveva indirizzata, nell’ottobre del 1965,
ai giudici del tribunale di Roma che lo
processavano per apologia di reato
(e lo avrebbero poi assolto).
Era imputato per aver difeso il diritto
all’obiezione di coscienza contro ordini
criminali, in risposta al documento
di un gruppo di ex cappellani militari.
Questi avevano dichiarato di considerare
“un insulto alla Patria e ai suoi Caduti
la cosiddetta obiezione di coscienza”,
all’epoca vietata dalla legge italiana.
"L’Assemblea Costituente, scriveva
don Milani, ci ha invitati a dar posto
nella scuola alla Carta Costituzionale
‘al fine di rendere consapevole la nuova
generazione delle raggiunte conquiste
morali e sociali’… Una di queste
conquiste… è l’articolo 11: ‘L’Italia
ripudia la guerra come strumento
di offesa alla libertà degli altri popoli’.
Voi giuristi dite che le leggi
si riferiscono solo al futuro, ma noi
gente della strada diciamo che la parola
RIPUDIA è molto più ricca di significato,
abbraccia il passato e il futuro…”.
“Il Pubblico Ministero ha interpretato come
apologia della disobbedienza una lettera
che è una scorsa su cento anni di storia
alla luce del verbo RIPUDIA.
E’ dalla premessa di come si giudicano
quelle guerre, che segue se si dovrà
o no obbedire alle guerre future”.
“Quando andavamo a scuola noi,
i nostri maestri, Dio li perdoni,
ci avevano così bassamente ingannati.
Alcuni, poverini, ci credevano davvero:
ci ingannavano perché erano stati
a loro volta ingannati… A sentir loro
tutte le guerre erano ‘per la Patria’…
I nostri maestri si dimenticavano
di farci notare una cosa lapalissiana
e cioè che gli eserciti marciano
agli ordini della classe dominante.
In Italia fino al 1880 aveva diritto
di voto solo il 2 per cento della
popolazione. Fino al 1909 il 7 per cento.
Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23 per cento,
ma solo metà lo seppe o lo volle usare.
Dal ’22 al ’45 il certificato elettorale
non arrivò più a nessuno, ma arrivarono
a tutti le cartoline di chiamata
per tre guerre spaventose…
Allora l’esercito ha marciato solo
agli ordini di una classe ristretta…”.
“I nostri maestri non ci dissero che
nel 1866 l’Austria ci aveva offerto
il Veneto gratis. Cioè che quei morti erano
morti senza scopo. Che è mostruoso
andare a morire e uccidere senza scopo…”.
“Ho rispetto per quelle infelici vittime.
Proprio per questo mi parrebbe
di offenderle se lodassi chi le ha mandate
a morire e poi si è messo in salvo.
Per esempio quel re che scappò a Brindisi
con Badoglio e molti generali,
e nella fretta si dimenticò perfino
di lasciare gli ordini…”.
“Ci presentavano l’Impero come
una gloria della Patria! Avevo 13 anni...
Saltavo di gioia per l’Impero.
I nostri maestri si erano dimenticati di dirci
che gli etiopici erano migliori di noi.
Che andavamo a bruciare le loro capanne
con dentro le loro donne e i loro bambini,
mentre loro non ci avevano fatto nulla…”. >> |
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| Particolare di un bozzetto in gesso rievocativo
della Battaglia di Castelfidardo, nelle Marche,
in cui l'esercito sabaudo il 18 settembre 1860,
dopo aver invaso lo Stato Pontificio
senza neppure una dichiarazione di guerra,
avrebbe sconfitto "gloriosamente"
le truppe papaline (Museo del Vittoriano
a Roma - foto di Nicola Bruni) |
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| Armiamoci e... partite |
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| da Cavour a Salandra
da Mussolini a Berlusconi |
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| Memorie e considerazioni
di un veterano della Guerra Fredda |
| Il professor Moschetto si considerava
un ex combattente della GUERRA FREDDA,
avendo prestato servizio di leva,
nell’esercito italiano della Nato,
al tempo in cui le truppe corazzate
del Patto di Varsavia invadevano
la Cecoslovacchia di Dubcek. |
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| Per carità, lui non aveva ammazzato
neppure una mosca, ma all’alba di quel
21 agosto 1968, in cui morivano
le illusioni della "Primavera di Praga",
avrebbe fatto una strage… delle zanzare
che infestavano la sua caserma.
Quel tragico giorno, raccontò,
il sottotenente Moschetto si trovava
a comandare un plotone di cinque carri
armati Patton in esercitazione nei pressi
del confine orientale, quando il suo reparto
ricevette l’ordine di tornare alla base
e prepararsi a un’eventuale partenza.
Allora, lui e i suoi soldati si armarono,
scaldarono i muscoli, ma… non partirono.
“Eravamo - ricordò il professor Moschetto -
nel mitico ’68, i contestatori ci invitavano a
METTERE I FIORI NEI NOSTRI CANNONI,
e ancora si applicava l’articolo 11 della
Costituzione repubblicana, secondo cui
L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA
eccetera eccetera”. >> |
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| Allievi ufficiali carristi del 52° Corso Auc
al campo di Lamezia, in Calabria, nel 1968.
Più in alto, carri M47 sulla linea di fuoco.
Foto di Nicola Bruni |
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| “Che gli italiani in Etiopia abbiano
usato gas è un fatto su cui è inutile
chiudere gli occhi…
Abbiamo letto i telegrammi di Mussolini
a Graziani (‘autorizzo impiego gas',
27 ottobre 1935) e a Badoglio
(‘rinnovo autorizzazione impiego gas
qualunque specie e su qualunque
scala’, 29 marzo 1936)…
Quegli ufficiali e quei soldati obbedienti
che buttavano barili d’iprite sono
criminali di guerra e non sono ancora
stati processati...”.
“Quella scuola vile, consciamente
o inconsciamente, non so, preparava
gli orrori di tre anni dopo.
Preparava milioni di soldati obbedienti.
Obbedienti agli ordini di Mussolini.
Anzi, per essere più precisi,
obbedienti agli ordini di Hitler.
Cinquanta milioni di morti”.
“A Norimberga e a Gerusalemme sono
stati condannati uomini che avevano
obbedito (don Milani, spiegò il prof,
si riferiva ad alcuni ufficiali nazisti).
L’umanità intera consente che essi
non dovevano obbedire, perché c’è
una legge che gli uomini non hanno
forse ancora ben scritta nei loro codici,
ma che è scritta nel loro cuore.
Una gran parte dell’umanità la chiama
legge di Dio, l’altra parte la chiama
legge della Coscienza...”.
“Nella prima guerra mondiale i morti
furono 5 per cento civili, 95 per cento
militari (si poteva ancora sostenere
che i civili erano morti ‘incidentalmente’).
Nella seconda 48 per cento civili,
52 per cento militari (non si poteva più
sostenere che i civili fossero morti
‘incidentalmente’). In quella di Corea
84 per cento civili, 16 per cento militari
(si può ormai sostenere che i militari
muoiono ‘incidentalmente’)…
(Nelle ultime guerre condotte dagli Stati
Uniti, integrò il prof, i morti civili
sono stati circa il 95 per cento).
Che io sappia, nessun teologo ammette
che un soldato possa mirare direttamente
(si può ormai dire esclusivamente)
ai civili. Dunque in casi del genere
il cristiano deve obiettare anche
a costo della vita”.
“Io aggiungerei, concludeva don Milani,
che… a una guerra simile il cristiano
non potrà partecipare nemmeno
come cuciniere".
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 marzo 2003 |
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| "Perché quell’articolo della Costituzione,
oggi, non si applica più?”, gli domandarono
gli studenti del collettivo autogestito
"Guerra e pace", che lo avevano invitato
a confrontarsi con loro in qualità di esperto. |
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| “Dovete sapere che con l’avvento
della Seconda Repubblica, in Italia,
è andato al potere un esercito di avvocati:
menti raffinatissime, principi del foro,
CAVILLI DI RAZZA… umana.
I quali, dopo cinquant’anni, hanno trovato
il cavillo giusto per fare la guerra nel rispetto
della Magna Charta, un uovo di Colombo:
BASTA NON DICHIARARE
LO STATO DI GUERRA
PER TROVARSI GIURIDICAMENTE
IN STATO DI PACE.
Come diceva Cicerone, 'cedant arma togae':
le armi cedano il passo alla toga.
In questo modo, si ottengono due vantaggi:
si fanno MORIRE... IN PACE le inevitabili
vittime degli eventi bellici, e non si devono
attribuire pericolosi poteri ai tribunali
militari, dove gli avvocati conterebbero
come il due di briscola.
Inoltre, si evita il rischio di un imbarazzante
annullamento del conflitto per sentenza
della Corte costituzionale”.
“Del resto - proseguì Moschetto -
sul fondamentale pacifismo
della nostra attuale classe politica,
non possono esserci dubbi, visto che
quasi nessuno dei principali ministri
e leader parlamentari che hanno
concorso, in maniera bipartisan,
a deliberare la partenza delle nostre
truppe per l’Afghanistan, aveva fatto
a suo tempo il servizio militare”.
“Insomma - sbottò Filippo - hanno fatto
come quel tale che disse:
- ARMIAMOCI E PARTITE”.
“Non potete pretendere - replicò il prof -
che i nostri governanti imitino Napoleone,
che guidò personalmente l’Armée
nella campagna di Russia,
per poi tornarsene con la coda…
di cavallo fra le gambe”.
A quel punto, gli studenti cominciarono
ad esporre i risultati delle ricerche
condotte in autogestione
sulle patrie guerre.
Giulia riferì di aver appreso che CAVOUR
mandò 18mila soldati del piccolo Regno
di Sardegna nella guerra di Crimea
del 1855, contro i russi e in difesa
dei turchi, per conquistarsi un posto
a tavola nella conferenza dei vincitori;
e che pagò quel posto con duemila
bersaglieri morti di colera
e una trentina uccisi in battaglia.
Quindi osservò che se BERLUSCONI,
in Afghanistan, mandava solo tremila
soldati, dimostrava di non avere
la statura di un Cavour.
“Lo aveva capito bene MUSSOLINI,
che spedì 60mila uomini, fra il 1936
e il 1939, a combattere nella guerra
incivile spagnola, traendone un bilancio
di 4mila morti e 11mila feriti”.
Luciano richiamò una storica divergenza
di opinioni tra Regno d’Italia e Chiesa
cattolica sulla santità della Grande
Guerra contro l’Austria del 1915-18:
“Per il presidente del Consiglio
ANTONIO SALANDRA, di fede laica,
era una GUERRA SANTA.
Per il Santo Padre, BENEDETTO XV,
era al contrario una INUTILE STRAGE
e un’orrenda carneficina che disonorava
l’Europa; e il laico GIOLITTI gli dava
indirettamente ragione, sostenendo
che l’Italia avrebbe potuto ottenere Trento
e Trieste mediante trattative segrete
con l’Austria in cambio della neutralità”.
“Se quel che diceva Giolitti fosse vero,
i 650mila morti italiani di quella
guerra - obiettò - per che cosa avrebbero
sacrificato la loro vita? Per la patria
o per la follia e gli sporchi interessi
di chi volle a tutti i costi l’intervento?”.
“E la Seconda guerra mondiale? - attaccò
Flora da un altro fronte - MUSSOLINI
gettò l’Italia nella mischia, dicendo che
AVEVA BISOGNO DI ALCUNE
MIGLIAIA DI MORTI
per sedersi al tavolo dei vincitori.
Ne ottenne, per troppa grazia, 415mila,
finendo anche lui nella statistica;
e al tavolo dei vincitori, dalla parte
degli sconfitti, ci andò in sua vece
l’antifascista ALCIDE DE GASPERI”.
A conclusione del dibattito, Eros propose
di aggiornare lo slogan pacifista del ’68
“FATE L'AMORE NON LA GUERRA”,
rivolgendo alle donne-soldato
del Bel Paese il seguente invito:
"AMIAMOCI E... PARTORITE".
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 dicembre 2001 |
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| Allievi ufficiali carristi del 52° Corso Auc
in marcia a San Prisco (Caserta) nel 1968
(foto di Nicola Bruni). |
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