| GANDHI, l'apostolo della non-violenza,
venne ucciso il 30 gennaio 1948,
all'età di 78 anni.
L'assassino, Nathuram Godse, un giovane
fanatico indù (poi giustiziato),
gli sparò tre colpi di pistola da vicino,
sotto gli occhi di una folla sgomenta.
Lui alzò le braccia mormorando "H‚ Rama!"
("Mio Dio!") e si accasciò senza vita.
Il Mahatma era uscito nel giardino
della sua residenza, la Birla House di Delhi,
alle ore 17,20 per la consueta recita
collettiva della preghiera serale.
Camminava con difficoltà,
sorretto dalle nipoti Abha e Manu.
Voleva pregare per la pacificazione
tra indù e musulmani,
dopo le reciproche stragi
che avevano accompagnato
la proclamazione dell'indipendenza
dell'India dalla Gran Bretagna e il distacco
del Pakistan, islamico (15 agosto 1947).
Pochi giorni prima, aveva compiuto
un lungo digiuno per invocare la pace
tra le due comunità religiose.
Ma c'era chi non voleva la riconciliazione.
Così, Mohandas Karamchand Gandhi cadde vittima della campagna di odio scatenata contro di lui dai seminatori di discordia.
Era il "padre" dell'India indipendente,
ma, umilmente, si era tirato in disparte
rifiutando la presidenza del nuovo Stato
e qualsiasi altro incarico. |
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| Pur essendo il leader di molti milioni
di indiani, oltre che un avvocato
(aveva studiato a Londra),
scelse di vivere poveramente.
Era nato nel 1869 a Portbandar (Gujarat),
da un'agiata famiglia indù appartenente
alla casta dei mercanti.
Ma dopo aver conosciuto la miseria
di tanta parte del suo popolo, volle
indossare solo una fascia intorno
ai fianchi, e si presentava così,
"nudo come un fachiro", anche
agli incontri ufficiali con le autorità
britanniche. Oppure si avvolgeva
addosso un panno di cotone bianco
che lui stesso aveva filato. Calzava
sandali di legno o andava scalzo.
Portava occhiali con una modestissima
montatura di metallo, e non sostituiva
i denti che gli cadevano, per essere
come gli indiani poveri che non
potevano permettersi una dentiera.
Anche il suo aspetto fisico era miserevole:
piccolo di statura, magrissimo, la testa
calva, il viso piuttosto brutto, il labbro
inferiore sporgente sotto baffi incolti,
la bocca sdentata.
Eppure la sua personalità esercitava
un fascino straordinario. |
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| I suoi connazionali lo chiamavano
Mahatma, la Grande Anima
(un titolo che in India viene dato
ai maggiori capi spirituali),
poiché‚ tutta la sua vita, spesa
per affermare l'amore e la giustizia,
era stata sorretta da una profonda
fede in Dio. Lui amava definirsi
un ricercatore della verità.
La sua meditazione religiosa, ispirata
alla concezione indù del mondo,
gli forniva motivi per credere
in una religione universale:
"Le religioni - pensava - non sono,
in fondo, che incarnazioni dell'unica
Verità. Non c'è che un albero,
ma con molti rami".
Tuttavia si mantenne fedele alla sua religione d'origine, l'induismo,
in cui ritrovava più che in ogni altra
il senso dell'unità della creazione
e il carattere sacro della vita
di tutti gli esseri animati.
Perciò fu rigorosamente vegetariano.
Ma respinse come grave peccato
e superstizione la "vergogna"
dell'intoccabilità, a cui erano condannati
molti milioni di paria della società indù,
gli esclusi dalle caste. E si batté
per il superamento dei pregiudizi
di classe sociale, di razza e di religione,
assai radicati nel popolo indiano.
Criticò duramente anche l'usanza
dei matrimoni tra bambini, lui che,
per decisione dei suoi genitori,
si era sposato a 13 anni. |
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| PRENDEVA ESEMPIO DA GESU' |
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| Gandhi diceva di aver appreso il segreto della non-violenza dalle pagine
del Vangelo, soprattutto dal Discorso
della Montagna di Gesù: "Beati quelli
che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati...
Beati gli operatori di pace, perché
saranno chiamati figli di Dio...
Avete inteso che fu detto: ''Occhio per occhio e dente per dente''. Ma io vi dico
di non opporvi al malvagio; anzi
se uno ti percuote la guancia destra,
tu porgigli anche l'altra...
Amate i vostri nemici e pregate
per i vostri persecutori...". |
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| Le Beatitudini lo affascinarono
e i comandamenti di Gesù
sull'amore del prossimo, compresi
i nemici, esercitarono su di lui
una profonda attrattiva.
La lettura del Vangelo gli richiamava
alla mente un canto indiano
del Gujarat, che esalta colui
che rende bene per male:
"Per un bicchiere d'acqua dona
un buon pranzo... A chi ti salva
la vita da' in cambio la tua...
Chi rende bene per male è come
se avesse conquistato il mondo...".
Pur non credendo nella divinità
di Gesù, Gandhi vedeva in lui
"il modello supremo" e uno
dei più grandi maestri spirituali,
"perché ha espresso come
nessun altro lo spirito e la volontà
di Dio" e "ha praticato, più di ogni
altro, la resistenza non violenta".
"Ma Gesù - osservava - è vissuto
e morto invano se non abbiamo
imparato da lui a regolare la nostra
vita sulla legge dell'amore". |
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| La resistenza non violenta predicata
da Gandhi, sotto il nome di "satyagraha",
non è una semplice resistenza passiva,
ma comporta un'azione positiva:
l'insistenza per la verità, sostenuta
dalla forza dell'amore.
Così egli spiegava il metodo
della non-violenza: "Unire la più ferma
resistenza al male con la più grande
benevolenza verso il malfattore".
"Non dovete tollerare - raccomandava
ai suoi seguaci - il minimo pensiero
contrario alla carità, anche riguardo
a colui che si considera vostro nemico".
Il satiagraha era per Gandhi, più che
una dottrina politica o una tecnica
rivoluzionaria, una concezione morale
e religiosa, che egli voleva introdurre
nella vita delle nazioni.
Il popolo indiano doveva rispondere
con la non-violenza alla violenza
dei suoi oppressori: per questa via
avrebbe potuto conquistare
non soltanto l'indipendenza,
la libertà, la dignità, la perfezione.
La lotta per l'indipendenza dell'India
era solo un momento contingente
di tale azione, tesa al miglioramento
spirituale dell'uomo, al raggiungimento
di una pià sana condizione di vita. |
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| NEGLI ALBERGHI DI SUA MAESTA' |
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| Applicata allo politica, la resistenza
non violenta consiste nel rifiutare
obbedienza alle leggi ingiuste,
ma nell'accettare le conseguenze
di questo rifiuto, a costo di qualunque
sacrificio, anche della vita.
Resistendo a una legge ingiusta, ma
non sottraendosi alla sanzione che
l'accompagna, chi pratica il satyagraha
collabora con il legislatore, costringendolo
a riflettere sull'ingiustizia della legge
per la cui trasgressione si condannano
persone moralmente innocenti.
Gandhi era un esempio vivente
delle sue idee, e le carceri britanniche
- che scherzosamente chiamava
His Majesty's Hotels, Alberghi di Sua Maestà - gli divennero assai familiari.
Ogni volta che veniva arrestato e processato, non solo si dichiarava colpevole,
ma chiedeva il massimo della pena prevista
da quelle leggi ingiuste che aveva violato. |
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| La resistenza non violenta
fu sperimentata per la prima volta,
e con successo, da Gandhi
nel Sudafrica (1893-1914).
Vi si era recato per motivi connessi
alla sua professione di avvocato,
e decise di rimanervi per difendere
i diritti degli indiani immigrati e lottare
contro la segregazione razziale
(apartheid)
imposta dai colonizzatori bianchi.
Ma il più grande risultato da lui
conseguito fu la liberazione
quasi incruenta del suo Paese
dalla dominazione britannica.
La lotta per l'autonomia
e poi per l'indipendenza dell'India,
durata circa un trentennio (1919-1947),
si attuò dapprima mediante
la non cooperazione
con le autorità coloniali,
consistente nella non partecipazione
agli uffici pubblici e nella rinuncia
ad acquistare prodotti importati
dalla Gran Bretagna (soprattutto i tessuti).
Quindi si passò alla disobbedienza civile
di massa, con il rifiuto di pagare
le tasse (tra cui quella sul sale)
e di sottostare alle leggi.
Il segreto della vittoria era nell'azione
solidale e simultanea della massa
e nell'offerta del proprio corpo
al nemico, confortata nella fede
in un'altra vita dopo la morte.
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| Dalit, gli intoccabili oppressi |
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| Imparare a leggere e scrivere,
intraprendere un lavoro “pulito”,
possedere un pezzo di terra:
sono “pretese”, considerate sovversive
dell’ordine sociale, che in molte zone
rurali dell’India possono costare la vita
ai “dalit”, i cittadini fuori casta “oppressi”,
e a chi osi promuoverne il riscatto
dalla miserevole condizione di nascita.
Principalmente per questo, in alcune
regioni, le sette dei fondamentalisti indù
(minoritarie nel Paese) hanno scatenato
una nuova violenta persecuzione
contro le comunità cristiane,
che aiutano, difendono e accolgono
i poveri dalit-oppressi come
harijans, figli di Dio.
In India i dalit sono almeno 170 milioni,
circa il 17 per cento della popolazione:
ritenuti impuri e perciò “intoccabili”
dai tradizionalisti indù appartenenti
alle caste, sono costretti ai lavori più
umili, sporchi e sottopagati. Molti
di loro muoiono letteralmente di fame.
Sebbene la Costituzione federale
abbia vietato, fin dal 1950, la pratica
dell’intoccabilità e previsto tutele
per le categorie di cittadini “fuori casta”
e “tribali”, quella ”vergogna” dell’induismo
- contro cui si era battuto il Mahatma
Gandhi - continua ad essere largamente
imposta, con discriminazioni anche
nelle scuole, nei servizi sociali,
nell’accesso alle fonti d’acqua
e nella tutela delle forze di polizia.
Una relazione del Parlamento europeo,
pubblicata nel 2007, rivela che
in India, benché molti dalit
non denuncino crimini per paura
di rappresaglie delle caste dominanti,
secondo le statistiche ufficiali
degli ultimi 5 anni, in media ogni
settimana ci sono 13 dalit assassinati,
5 case o proprietà di dalit bruciate,
6 dalit rapiti, e ogni giorno
ci sono 3 donne dalit violentate,
11 dalit picchiati a sangue.
Forse è troppo poco perché
l’oppressione razzista dei dalit
riesca a commuovere il mondo?
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 ottobre 2008 |
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Doveva essere fermato un treno?
Ci si sdraiava a migliaia sulle rotaie.
Si doveva arrestare una carica di cavalleria? Ci si gettava davanti ai cavalli,
pronti ad essere calpestati.
Gandhi dovette però interrompere
più volte l'azione di resistenza
a causa degli eccessi e delle violenze
degli estremisti, di cui si sentiva
in qualche modo responsabile.
L'infedeltà dei suoi seguaci
ai princìpi della non-violenza
lo amareggiava assai più
dell'ostilità degli avversari.
Peraltro, durante la Seconda guerra
mondiale, non fece mancare
il sostegno del popolo indiano
allo sforzo bellico dell'Impero britannico
contro la minaccia del nazismo. |
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| IL RISCATTO DEGLI INTOCCABILI |
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| Il digiuno fu uno degli strumenti
di azione preferiti dal Mahatma,
che gli attribuiva il significato
di un sacrificio d'amore
per la conversione dei suoi nemici,
e vi ricorreva sia per espiare
le violenze commesse dal suo popolo
sia per protestare contro l'ingiustizia.
I britannici temevano che se lui fosse
morto per il digiuno, gli indiani
avrebbero scatenato una rivoluzione
violenta: perciò erano costretti
a fare delle concessioni.
Particolarmente memorabile
è il digiuno di 145 ore compiuto
da Gandhi in carcere nel 1932,
che stava per portarlo alla morte
e che valse a strappare ai britannici,
contro l'opposizione degli indù
appartenenti alle caste,
il riconoscimento della parità
dei diritti per gli "intoccabili", da lui
chiamati "harijan", creature di Dio.
E, cinquant'anni dopo, proprio uno
di quegli ex intoccabili riscattati
da Gandhi, Kokeril Raman Narayanan,
fu eletto presidente dell'Unione
Indiana: monumento vivente
alla grandiosa opera del Mahatma. |
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| NICOLA BRUNI
da La Tecnica della Scuola
1 marzo 1998
(testo aggiornato) |
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