| Riprendiamo nella traduzione del quotidiano “Avvenire”
alcuni brani del discorso pronunciato dal Presidente
della Repubblica francese Nicolas Sarkozy
il 20 dicembre 2007 a Roma, nel Palazzo del Laterano,
dopo la sua visita alla basilica di San Giovanni,
dove secondo una tradizione plurisecolare
è stato insignito del titolo di protocanonico onorario. |
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| […] Nel recarmi stasera in San Giovanni in Laterano,
accettando il titolo di canonico onorario di questa basilica,
che fu conferito per la prima volta a Enrico IV
e che da allora è stato trasmesso a quasi tutti
i capi di Stato francesi, assumo pienamente
su di me il passato della Francia e il legame particolare
che ha unito così a lungo la nostra nazione alla Chiesa.
Con il battesimo di Clodoveo la Francia è diventata
Figlia maggiore della Chiesa. È un fatto.
Facendo di Clodoveo il primo sovrano cristiano,
quell’evento ha avuto conseguenze importanti sul destino
della Francia e sulla cristianizzazione dell’Europa.
In seguito, a più riprese, nel corso della storia, i sovrani
francesi hanno avuto l’occasione di manifestare quanto
fosse profondo l’attaccamento che li legava
alla Chiesa e ai successori di Pietro. [...] |
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| La Cattedrale di Lione
(foto di Nicola Bruni) |
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| Al di là dei fatti storici, è soprattutto perché la fede
cristiana è penetrata in profondità nella società francese,
nella sua cultura, nei suoi paesaggi, nel suo modo
di vivere, nella sua architettura, nella sua letteratura,
che la Francia ha con la sede apostolica
una relazione così particolare.
Le radici della Francia sono essenzialmente
cristiane. E la Francia ha dato all’irradiamento
del cristianesimo un contributo eccezionale.
Contributo spirituale e morale tramite un’abbondanza
di santi e di sante di portata universale:
san Bernardo di Chiaravalle, san Luigi,
san Vincenzo de’ Paoli, santa Bernadette di Lourdes,
santa Teresa di Lisieux, san Jean-Marie Vianney,
Frédéric Ozanam, Charles de Foucauld...
Contributo letterario e artistico: da Couperin a Péguy,
da Claudel a Bernanos, Vierne, Poulenc,
Duruflé, Mauriac o ancora Messiaen.
Contributo intellettuale, tanto caro a Benedetto XVI,
che si tratti di Blaise Pascal, Jacques Bénigne Bossuet,
Jacques Maritain, Emmanuel Mounier, Henri de Lubac,
Yves Congar, René Girard...
Voglio inoltre rievocare tra voi questa sera la figura
del cardinale Jean-Marie Lustiger che ci ha lasciati
la scorsa estate. Il suo irraggiamento e la sua influenza
hanno anch’essi di gran lunga oltrepassato
le frontiere della Francia. […]
Quanto profondamente il cristianesimo sia iscritto
nella nostra storia e nella nostra cultura
è visibile qui a Roma nella presenza mai interrotta
di francesi all’interno della Curia, con le più alte
responsabilità. Voglio salutare stasera il cardinale
Etchegaray, il cardinale Poupard,
il cardinale Tauran, monsignor Mamberti,
il cui operato onora la Francia. |
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| Come il battesimo di Clodoveo, anche la laicità è un fatto nel nostro Paese. Conosco le sofferenze che la sua applicazione ha provocato in Francia nei cattolici, nei sacerdoti, nelle congregazioni, prima e dopo il 1905.
So che l’interpretazione della legge del 1905 come un testo di libertà, di tolleranza, di neutralità è in parte una ricostruzione retrospettiva del passato. È soprattutto attraverso il loro sacrificio nelle trincee della Grande guerra, attraverso la condivisione delle sofferenze dei loro concittadini, che i sacerdoti e i religiosi di Francia hanno disarmato l’anticlericalismo; ed è la loro comune intelligenza che ha consentito alla Francia e alla Santa Sede di superare i loro dissidi e ristabilire le relazioni.
Tuttavia nessuno più contesta che il regime francese
della laicità sia oggi una libertà: libertà di credere
o non credere, libertà di praticare una religione
e libertà di cambiarla, libertà di non venire offesi
nella propria sensibilità da pratiche ostentatrici,
libertà per i genitori di far impartire ai figli
un’educazione conforme alle loro convinzioni,
libertà di non essere discriminati
dall’amministrazione in funzione
del proprio credo. [...] |
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| I cardinali francesi Paul Poupard, Roger Etchegaray
e Philippe Barbarin (foto di Nicola Bruni). |
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| San Bernardo da Clairvaux
(1090+1153),
dottore della Chiesa
e fondatore dell'Ordine
Cistercense. |
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| Stando così le cose,
la laicità non potrebbe
essere negazione
del passato.
Non ha il potere
di tagliare alla Francia
le sue radici cristiane.
Ha cercato di farlo.
Non avrebbe dovuto.
Come Benedetto XVI,
ritengo che una nazione
che ignori l’eredità etica,
spirituale, religiosa
della propria storia
commetta un crimine
contro la propria cultura,
contro quel mélange
di storia, di patrimonio
d’arte e di tradizioni
popolari che impregna
profondamente il nostro
modo di vivere e di pensare.
Strappare le radici
vuol dire perdere
il significato, vuol dire
indebolire il cemento
dell’identità nazionale
e inaridire ulteriormente
i rapporti sociali
che tanto hanno bisogno
di simboli di memoria.
Per questo dobbiamo
tenere insieme i due capi
della corda: accettare
le radici cristiane
della Francia, e anche
valorizzarle, continuando
a difendere la laicità
giunta a maturità.
È giunto il momento che,
in uno stesso spirito,
le religioni, in particolare
la religione cattolica
che è la nostra religione
maggioritaria, e tutte
le forze vive della nazione
guardino insieme
alla posta in gioco
del futuro e non più
solo alle ferite
del passato. […] |
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| Lo scrittore George Bernanos
(1888+1948)
e il filosofo Jacques Maritain
(1882+1973),
illustri rappresentanti
della cultura cattolica
francese del Novecento. |
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| Vorrei rivolgermi a coloro
che tra voi sono impegnati
nelle congregazioni, presso
la Curia, nel sacerdozio
e l’episcopato e a coloro
che si stanno formando
da seminaristi. [...]
È grande il vostro contributo all’azione caritativa, alla difesa dei diritti dell’uomo
e della dignità umana,
al dialogo interreligioso,
alla formazione delle menti e dei cuori, alla riflessione etica e filosofica.
Lo vediamo radicato
nella profondità della società francese, con una varietà
di modi spesso insospettata, così come si dispiega attraverso il mondo. [...]
Offrendo in Francia e nel mondo la testimonianza
di una vita donata agli altri
e riempita dall’esperienza
di Dio, voi create speranza
e sviluppate sentimenti
nobili. È un’opportunità
per il nostro Paese
e da Presidente la considero
con molta attenzione. […]
Nicolas Sarkozy |
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| Dal discorso rivolto dal Papa Benedetto XVI
al Presidente della Repubblica francese
Nicolas Sarkozy nel Palazzo dell'Eliseo
a Parigi il 12 settembre 2008: |
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| [...] In occasione della sua visita a Roma,
signor presidente, ella ha ricordato che
le radici della Francia - come quelle
dell’Europa - sono cristiane.
Basta la storia a dimostrarlo:
fin dalle origini il suo Paese ha ricevuto
il messaggio del Vangelo.
Se i documenti fanno a volte difetto,
resta comunque il fatto che l’esistenza
di comunità cristiane nella Gallia è
attestata in data molto antica:
non si può ricordare senza emozione
che la città di Lione aveva un vescovo
già nella metà del II secolo
e che sant’Ireneo, l’autore
dell’Adversus haereses, vi rese
una testimonianza eloquente
del vigore del pensiero cristiano.
Ora, sant’Ireneo era venuto da Smirne
per predicare la fede nel Cristo risorto.
Lione aveva dunque un vescovo
la cui lingua materna era il greco:
vi può essere un segno più bello
della natura e della destinazione
universale del messaggio cristiano?
La Chiesa, impiantata in epoca antica
nel suo Paese, vi ha svolto un ruolo
civilizzatore al quale mi piace rendere
omaggio in questo luogo.
Ella stessa vi ha fatto allusione
nel suo discorso al Palazzo
del Laterano nel dicembre scorso.
Trasmissione della cultura antica
attraverso monaci, professori e copisti,
formazione dei cuori e degli spiriti
all’amore del povero, aiuto ai più
sprovveduti mediante la fondazione
di numerose Congregazioni religiose,
il contributo dei cristiani
al consolidarsi delle istituzioni
della Gallia, poi della Francia, è troppo
conosciuto perché mi ci dilunghi.
Le migliaia di cappelle, di chiese,
di abbazie, e di cattedrali che adornano
il cuore delle città o la solitudine
delle campagne dicono abbastanza
su come gli antichi padri nella fede
hanno voluto onorare Colui
che aveva loro donato la vita
e che ci conserva nell’esistenza. |
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| La Cattedrale di Notre Dame a Parigi
(foto di Paolo Bruni). |
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| Numerose persone, anche qui in Francia,
si sono soffermate a riflettere
sui rapporti tra Chiesa e Stato.
In verità, sul problema delle relazioni
tra sfera politica e sfera religiosa
Cristo aveva già offerto il criterio di fondo
in base al quale trovare una giusta
soluzione. Lo fece quando, rispondendo
ad una domanda che gli era stata posta,
affermò: «Rendete a Cesare ciò
che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio».
La Chiesa in Francia gode attualmente
di un regime di libertà. La diffidenza
del passato si è trasformata poco
a poco in un dialogo sereno e positivo,
che si consolida sempre di più.
Un nuovo strumento di dialogo esiste
dal 2002 ed io ho grande fiducia
nel suo lavoro, perché la buona volontà
è reciproca. Sappiamo che restano
ancora aperti certi territori di dialogo
che dovremo percorrere e bonificare
poco a poco con determinazione
e pazienza. Lei ha del resto utilizzato,
Signor Presidente, l’espressione
di «laicità positiva» per qualificare
questa comprensione più aperta.
In questo momento storico in cui
le culture si incrociano tra loro sempre
di più, sono profondamente convinto
che una nuova riflessione sul vero
significato e sull’importanza
della laicità sia divenuta necessaria.
È fondamentale infatti, da una parte,
insistere sulla distinzione tra l’ambito
politico e quello religioso al fine
di tutelare sia la libertà religiosa
dei cittadini che la responsabilità
dello Stato verso di essi
e, dall’altra parte, prendere una più
chiara coscienza della funzione
insostituibile della religione
per la formazione delle coscienze
e del contributo che essa può
apportare, insieme ad altre istanze,
alla creazione di un consenso etico
di fondo nella società. [...]
Benedetto XVI |
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