PAGINA IN EVOLUZIONE
La COMPAGNIA dei MARIUOLI
presenta
La vergogna rimbalzata
"Vergognatevi, vergognatevi!"
La vergogna rimbalzata
“Così fan tutti” è la regola della morale
conformista, corrente in gran parte
della società italiana contemporanea,
la giustificazione pronta del personaggio
pubblico còlto in fallo (magari
per corruzione, concussione, peculato,
evasione fiscale, abusivismo edilizio
o qualche altro “normale reatuccio”)
e che non ritiene di doversene
vergognare. Di conseguenza, oggi è
molto difficile che politici sospettati
di reati, o addirittura condannati,
si dimettano.

Al contrario, come osserva la sociologa
Gabriella Turnaturi nel libro
“Vergogna - Metamorfosi di un’emozione”
(ed. Feltrinelli), chi ha trasgredito regole
condivise e sancite anche da norme
giudiziarie, piuttosto si lamenta
di essere stato messo sotto accusa:
“Se lo fanno tutti, perché io dovrei
essere punito e tanti altri no?
Se la maggioranza si comporta così,
quella è la norma, non sono io
a sbagliare, bensì chi mi giudica”.

Di qui il “rimbalzo della vergogna”,
che viene rigettata sugli accusatori,
su quelli che non assumono il “così fan tutti”
come regola di vita, e che sono perciò
bollati come “moralisti”, mentre
gli accusati si atteggiano a vittime
di una persecuzione personale o politica.

Fu Craxi nel 1993 - annota Turnaturi -
il primo uomo politico italiano
a stabilire che il “così fan tutti”
legittimava il sistema delle tangenti
e l’intreccio di politica e affari,
perché “se tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole”. Ed è stato poi
Berlusconi, “il grande prestigiatore
della vergogna rimbalzata”, colui che
ha gridato più forte “vergogna”,
in varie occasioni, all’indirizzo
della magistratura, dei giornalisti
e degli oppositori che gli
imputavano diversi scandali.

In effetti, moltissimi italiani si sono
a lungo vergognati di fronte al mondo,
ma proprio di quel presidente del Consiglio
che gli intimava di vergognarsi.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 gennaio 2013
"Niente di cui vergognarsi"
Dopo il Bunga Bunga ancora il Poircellum
Parola di bugiardo "gentiluomo"
che avverte quando dice la verità
Franca... mente
“Francamente…”, “sinceramente…”,
“per dire la verità…”: chi usa espressioni
di questo tipo sembra voler interpretare
la figura del bugiardo abituale
ma “gentiluomo”, che ogni tanto
fa lo sforzo di non mentire con i suoi
interlocutori e si premura i avvisarli.

Viviamo in un mondo di bugie,
che ci vengono propinate
da campagne pubblicitarie,
dalla propaganda politica
e da una certa informazione
giornalistica taroccata,
senza rispetto per la verità.
“Che cos’è la verità?”,
si domandano infatti
i moderni Ponzio Pilato.

Un esempio: è prassi consolidata che
gli organizzatori moltiplichino almeno
per quattro o addirittura per dieci
(chi più ne ha più ne… menta)
il numero effettivo dei partecipanti
a un evento politico, sindacale
o spettacolare da amplificare
attraverso i mass media.
E se così fan tutti, è comprensibile
che un capopolo si senta nel diritto
(consuetudinario) di proclamare
“Siamo oltre un milione”,
di fronte ad una piazza non gremita,
capace di contenere al massimo
150.000 persone.

Una speciale categoria di mentitori
è costituita da quei politici che
prima dichiarano qualcosa di falso
e poi smentiscono di averlo dichiarato:
“Non ho mai detto che…”.
Circa duemila anni fa, il retore
Quintiliano ammoniva che
per essere dei bugiardi credibili
bisogna avere buona memoria.

Non è il caso dei redattori del Tg1
incaricati di inventarsi previsioni
statistiche enfatizzanti sugli esodi
vacanzieri di massa: i quali mercoledì
31 marzo hanno calcolato in quattro
milioni il numero complessivo
degli italiani che sarebbero partiti
in auto per le vacanze di Pasqua,
e il giorno dopo - gli smemorati -
ne hanno invece previsti dieci milioni.

Secondo un antico proverbio,
le bugie avrebbero le gambe corte;
ma ai nostri giorni troviamo
grandi bugiardi anche
tra gli “spilungoni del potere”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 aprile 2010
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Quattro gatti moltiplicati per 260.000.
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NON DIRE FALSA TESTIMONIANZA
“L’ottavo comandamento proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri".
(Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2464)
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