Le richieste del popolo mite delle famiglie cattoliche italiane sceso in piazza a Roma il 12 maggio 2007
Nella manifestazione del "Family Day" era rappresentata dalle associazioni partecipanti
la grande maggioranza del volontariato italiano impegnato in compiti di assistenza ai più bisognosi
.


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"I diritti dei bambini prima dei diritti dei grandi"
Family Day, Roma 12.5.2007, foto di Nicola Bruni
In primis, c'è il diritto del bambino ad avere una mamma e un papà uniti stabilmente in matrimonio
Un fisco a misura di famiglia
1.071.348 firme sono state raccolte
dalle associazioni del Forum delle Famiglie
sulla petizione
PER UN FISCO A MISURA DI FAMIGLIA

In sostanza, come primo passo
verso una riforma del fisco basata
sul "quoziente familiare",
si chiede una deduzione annua
dal reddito imponibile di 7000 euro
per ogni persona a carico,
compensata da un bonus equivalente
per le famiglie "incapienti".

PETIZIONE PER UN FISCO
A MISURA DI FAMIGLIA

-Mantenere ed educare i propri figli
è, per la famiglia, olltre che
un obbligo morale e naturale
anche un diritto-dovere costituzionale.
Per questo la grande questione fiscale
oggi in Italia è il sistema di tassazione
delle famiglie. Un fisco ingiusto sinifica
famiglie povere, fmiglie che non
ce la fanno, figli che non nascono.
Un Paese che non si rinnova.
Le famiglie sono fortemente
penalizzate, perché non si tiene
veramente conto dei carichi familiari.

Va quindi introdotto un sistema fiscale
basato non solo sull’equità verticale
(chi più ha più paga), ma anche
sull'equità orizzontale per cui, a parità
di reddito, chi ha figli da mantenere
non deve pagare, in pratica,
le stesse tasse di chi non ne ha.

Il reddito imponibile deve dunque essere
calcolato non solo in base al reddito percepito,
ma anche in base al numero dei componenti
della famiglia. Chiediamo, quale primo passo
verso una vera equità fiscale, un sistema
di deduzioni dal reddito pari al reale costo
di mantenimento di ogni soggetto a carico,
sulla base delle scale di equivalenza,
indipendenti dal reddito, che gli studiosi
hanno da tempo identificato.

Questo sistema è semplice, di immediata
applicazione, mantiene intatta la progressività
del prelievo, può sostituire migliorandolo
l’attuale complicato sistema di detrazioni.

Il problema di coloro che non godrebbero
delle deduzioni, a causa di redditi
troppo bassi, i cosiddetti incapienti,
si può facilmente risolvere
introducendo l’imposta negativa,
un’integrazione al reddito pari
alla deduzione non goduta.

In questo modo, nell’ambito di una futura,
complessiva riforma del sistema
fiscale, sarà possibile prevedere a
nche l’introduzione di strumenti,
quale il quoziente familiare, che
abbiano alla base, come soggetto
imponibile, non più l’individuo
ma il nucleo familiare.
Family Day del 12 maggio 2007 a Roma - D, foto di Nicola Bruni
La grande festa
del 12 maggio 2007
Ero presente alla grande festa
della famiglia che si è svolta
il 12 maggio 2007 in Piazza di Porta
San Giovanni, a Roma, e posso fornire
la mia testimonianza, scritta e fotografica.
E' stato un incontro gioioso, sereno,
senza insegne di partito, senza polemiche
politiche (a parte il fermo "no ai Dico")
e senza insulti contro alcuno (nessuno
ha gridato "boia" o "vergogna", come
di solito si sente in altre manifestazioni).
Nessuno si è "scagliato" (come dice
D'Alema) contro chi decide
di convivere liberamente senza sposarsi;
nessuno ha mancato di rispetto ai gay.

C'è stata invece un'ovazione
per l'arcivescovo Bagnasco,
insultato e minacciato di morte
da una "controparte" anonima,
quando il portavoce Savino Pezzotta
gli ha espresso solidarietà.
Personalmente, non mi sono imbattuto
in nessuno dei politici intervenuti,
tutti, come semplici spettatori
ed esibiti dai tg come protagonisti,
e credo che almeno il 95 per cento
dei presenti non si sia accorto
che ci fossero. Eppure, certi tg
hanno cercato di far credere che
il "Family Day" fosse sponsorizzato
da Berlusconi (un personaggio
che di famiglie ne ha due, e che
con i programmi delle sue tv ha dato
storicamente il maggior contributo
alla demolizione della morale cristiana
sul sesso, il matrimonio
e la famiglia, in Italia).
Veduta aerea della piazza di San Giovanni a Roma durante il Family Day del 12 maggio 2007
Una veduta aerea dell'immensa folla
partecipante al Family Day del 12 maggio
2007 in Piazza di Porta San Giovanni a Roma
Il manifesto "Più famiglia"
proposto per quella giornata
da un centinaio di associazioni
La famiglia è un bene umano fondamentale
dal quale dipendono l’identità e il futuro
delle persone e della comunità sociale.
Solo nella famiglia fondata sull’unione
stabile di un uomo e una donna,
e aperta a un’ordinata generazione
naturale, i figli nascono e crescono
in una comunità d’amore e di vita,
dalla quale possono attendersi
un’educazione civile, morale e religiosa.
La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela
giuridica pubblica, proprio in quanto cellula
naturale della società e nucleo originario
che custodisce le radici più profonde
della nostra comune umanità
e forma alla responsabilità sociale.
Non a caso i più importanti documenti
sui diritti umani qualificano la famiglia
come "nucleo fondamentale
della società e dello Stato".

Anche in Italia la famiglia risente
della crisi dell’Occidente - diminuzione
dei matrimoni e declino demografico -
e le sue difficoltà incidono
sul benessere della società,
ma allo stesso tempo essa resta
la principale risorsa per il futuro
e verso di essa si rivolge il legittimo
desiderio di felicità dei più giovani.
Nel loro disagio leggiamo una forte
nostalgia di famiglia.
Senza un legame stabile di un padre
e di una madre, senza un’esperienza
di rapporti fraterni, crescono le difficoltà
di elaborare un’identità personale
e maturare un progetto di vita aperto
alla solidarietà e all’attenzione
verso i più deboli e gli anziani.
Aiutiamo i giovani a fare famiglia.

A partire da queste premesse
antropologiche, siamo certi che
la difesa della famiglia fondata
sul matrimonio sia compito primario
per la politica e per i legislatori,
come previsto dagli articoli 29, 30
e 31 della Costituzione.
Chiediamo al Parlamento di attivare
- da subito - un progetto organico
e incisivo di politiche sociali
in favore della famiglia:
per rispetto dei principi costituzionali,
per prevenire e contrastare dinamiche
di disgregazione sociale, per porre
la convivenza civile sotto il segno
del bene comune.

L’emergere di nuovi bisogni merita
di essere attentamente considerato,
ma auspichiamo che il legislatore
non confonda le istanze delle persone
conviventi con le esigenze specifiche
della famiglia fondata sul matrimonio
e dei suoi membri.
Le esperienze di convivenza, che
si collocano in un sistema di assoluta
libertà già garantito dalla legislazione
vigente, hanno un profilo
essenzialmente privato
e non necessitano di un riconoscimento
pubblico che porterebbe inevitabilmente
a istituzionalizzare diversi e inaccettabili
modelli di famiglia, in aperto
contrasto con il dettato costituzionale.
Poiché ogni legge ha anche una funzione
pedagogica, crea costume e mentalità,
siamo convinti che siano sufficienti la libertà
contrattuale ed eventuali interventi
sul codice civile per dare una risposta
esauriente alle domande poste
dalle convivenze non matrimoniali.

Come cittadini di questo Paese
avvertiamo il dovere irrinunciabile
di spenderci per la tutela e la promozione
della famiglia, che costituisce
un bene umano fondamentale.

Come cattolici confermiamo la volontà
di essere al servizio del Paese,
impegnandoci sempre più, sul piano
culturale e formativo, in favore della famiglia.

Come cittadini e come cattolici
affermiamo che ciò che è bene
per la famiglia è bene per il Paese.
Perciò la difenderemo con le modalità
più opportune da ogni tentativo
di indebolirla sul piano sociale,
culturale o legislativo. E chiederemo
politiche sociali audaci e impegnative.

Il nostro è un grande sì alla famiglia
che, siamo certi, incontra la ragione
e il cuore degli italiani.
Family Day del 12 maggio 2007 a Roma - F, foto di Nicola Bruni
Alle ore 15,20, poco prima dell'inizio
ufficiale della manifestazione, già non
si riusciva a passare per la Porta
San Giovanni tanto era fitta la folla,
e c'era un fiume lunghissimo di persone
che affluiva dalla Via Appia Nuova.
La folla gremiva non solo la piazza
in cui era il palco ma anche le piazze
e i viali circostanti, dove erano stati
collocati dei maxischermi.

Non so valutare se i presenti fossero
un milione e mezzo, come ha sostenuto
Pezzotta, ma avendo assistito in passato
ad un concerto del 1° maggio
nella stessa piazza, che la Rai
(esagerando) accreditava gremita
da 700mila persone, posso dire
che in proporzione ce n'erano almeno
il doppio. C'erano, comunque, moltissime
famiglie al completo, con bambini,
e tanti giovani, ragazzi e ragazze,
insieme con adulti, anziani e disabili
in carrozzella. C'erano anche alcuni
preti, frati e suore, ma in proporzione
insignificante. Erano giunti da tutte
le diocesi italiane, con pullman e treni
speciali, organizzati da centinaia
di associazioni cattoliche e migliaia
di gruppi parrocchiali, pagandosi
personalmente il viaggio.

Era praticamente rappresentata,
dalle associazioni promotrici,
la grande maggioranza del mondo
del volontariato italiano impegnato nelle
attività di assistenza ai più bisognosi.

La presenza di vecchietti
e di handicappati al seguito
delle famiglie partecipanti voleva
essere, infatti, una testimonianza
vivente del ruolo fondamentale
che tante famiglie assolvono
(sgravando lo Stato) nella cura
di queste persone. Così come
la presenza di tanti bambini
(mai vista così numerosa
ad una manifestazione politica)
stava a significare che "i diritti
dei bambini", e in particolare il diritto
ad avere un papà ed una mamma
uniti in matrimonio,
"vengono prima dei diritti dei grandi".

Tra gli interventi che si sono alternati
sul palco, mi ha particolarmente colpito
quello del presidente dell'Associazione
famiglie cristiane separate. Ha detto
che la famiglia continua ad esistere
anche quando i genitori sono separati;
ha parlato delle difficoltà che
le famiglie separate incontrano
nella cura dei figli, senza alcun aiuto
dello Stato, particolarmente
per le ricadute psicologiche
dell'odio che i bambini
possono aver visto nei loro genitori.

Un altro oratore ha evocato l'alto
numero di suicidi che ci sarebbe
tra gli adolescenti figli di genitori
separati in Inghilterra, "uno dei Paesi
del Nord Europa che vengono spesso
proposti a modello di civiltà
per l'Italia", ed ha ammonito sui rischi
che l'incentivazione delle unioni
coniugali precarie farebbe correre
ai figli di Pacs o Dico falliti,
prevedibilmente ben più numerosi.

Eugenia Roccella ha ribadito che
la difesa della famiglia fondata
sul matrimonio, e tutelata
dalla Costituzione, non è una battaglia
confessionale, perché i cattolici
non vogliono imporre agli altri
il sacramento del matrimonio
ma difendere il matrimonio civile
e con esso la coesione sociale.
Chi vuole convivere senza sposarsi,
ha aggiunto, è libero di farlo
e gli devono essere riconosciuti i diritti
individuali connessi alla convivenza
nell'ambito di modifiche al Codice
civile; ma se rifiuta il "pezzo di carta"
dell'atto matrimoniale, perché
rivendica un altro "pezzo di carta"
che certifichi il suo legame affettivo?
Family Day del 12 maggio 2007 a Roma - E, foto di Nicola Bruni
Mi è molto piaciuto l'intervento
conclusivo di Savino Pezzotta,
ex segretario generale della Cisl.
Rispondendo indirettamente a Prodi,
che aveva parlato di "guelfi
e ghibellini", ha detto che l'immensa
folla riunita davanti a lui non era
"guelfa" (cioè, traduco, schierata
in difesa del Papa) ma schierata
in difesa degli articoli 29 e 31
della Costituzione laica
e repubblicana, che tutelano
la famiglia fondata sul matrimonio
(norme scarsamente applicate finora
dai governi di ogni colore), e del bene
comune della società italiana.

L'articolo 31, ha ricordato, impegna
la Repubblica ad "agevolare con misure
economiche ed altre provvidenze
la formazione della famiglia
e l'adempimento dei compiti relativi,
con particolare riguardo alle famiglie
numerose", e "proteggere l'infanzia,
la maternità e la gioventù, favorendo
gli istituti necessari a tale scopo".

Questo significa, tra l'altro,
una politica per la casa, gli asili nido,
le scuole materne, il diritto allo studio,
aiuti economici alle mamme
che lasciano il lavoro per accudire
i figli, un lavoro stabile per i giovani
che aspirano a formarsi una famiglia,
una politica fiscale per la famiglia
rapportata al numero dei componenti,
sussidi alle famiglie povere, a quelle
numerose e a quelle che si prendono
cura di anziani e disabili, snellimento
delle pratiche di adozione dei bambini
in attesa di una mamma e di un papà.

Dopo aver osservato che quel popolo
di famiglie cattoliche presente
in Piazza San Giovanni era lo stesso
che nei decenni passati aveva difeso
la libertà e la democrazia in Italia,
Pezzotta ha criticato l'atteggiamento
contraddittorio di chi approva l'impegno
dei cattolici per la pace, contro la pena
di morte e contro la fame nel mondo,
e poi pretende di zittirli e di tacciarli
di integralismo quando difendono
la vita umana dal concepimento
alla morte naturale, l'istituzione
civile del matrimonio e la famiglia.

Il problema politico che, a mio parere,
emerge da una così grandiosa
manifestazione di famiglie italiane,
è che questa ampia porzione
di "società civile"
non ha attualmente nessun partito
che la rappresenti in Italia.
Ecco, perché ha deciso di scendere
autonomamente "in piazza":
per farsi vedere, sentire e contare.

NICOLA BRUNI
13 maggio 2007
"La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio"
Articolo 29 della Costituzione
Link con l'Home page del Belsito
L'ARTICOLO 31 DELLA COSTITUZIONE
sostanzialmente violato:
"La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze
la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi,
con particolare riguardo alle famiglie numerose".
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