| Gelato alla fragola
(foto di Nicola Bruni) |
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| Calcetto di rigore
(foto di Nicola Bruni) |
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| Ninfa marina
(foto di Nicola Bruni) |
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| Uccellino con vista
(foto di Nicola Bruni) |
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| Faccio fatica a pensare
di essermi levato il pensiero…
di scegliere un pensierino
per un amico, aspirante comunicatore
della galassia mediatica.
Non avevo "la più pallida idea"
di che cosa regalargli
(com’è noto, le idee si differenziano
secondo il pallore).
Ma poi, pensa e ripensa, ho pensato
di rifilargli un mio piccolo prontuario
di espressioni omologate
del Parlare unico, che potrebbe
servirgli per il test di ammissione
a un corso di laurea in Scienza
della comunicazione unificata.
Mettiamo che i quiz propongano
domande sulla violenza: in quel caso,
bisogna essere pronti a rispondere
che la violenza è sempre “inaudita”…
per chi non la vuole udire,
i delitti sono “agghiaccianti”…
tanto più se fa un “caldo record”,
le “ombre del sospetto” sugli indagati
sono “pesanti come un macigno”,
i magistrati rispettosi del segreto
istruttorio hanno le “bocche cucite”,
e i terroristi praticano la giustizia
a tal punto da “giustiziare” i loro ostaggi.
Se si affronta l’argomento vacanze
e diminuiscono i vacanzieri,
a chi va data la colpa?
Ovviamente ai “complici”,
tacendo sui colpevoli:
“complice la crisi”,
“complice il maltempo”…
Nei collegamenti in diretta,
il “collega collegato”, per garantire
l’immediatezza dell’informazione,
è tenuto a precisare che l’evento
di cui parla “si è concluso
pochissimi istanti fa”,
anche se in effetti è passata
“una manciata di minuti”.
Quando si ricorre
a una metafora esagerata,
come "una montagna", "un’epidemia"
o "un’alluvione", è d’obbligo
autenticarla con l’etichetta
di “vera e propria”… di modo che
gli intenditori possano intendere
che non è vera e propria per niente.
Infine, bisogna considerare che
“sarebbe impensabile pensare”
a “una calma carica di tensione”,
tuttavia nei tg conviene talvolta
raccontarla così
senza pensarci su…
per fare meno fatica.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 settembre 2010 |
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| Homo Vucanicus Strombolicus
Foto di Nicola Bruni |
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| Lectio antiquaria del professor Antiqui |
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| Dal pulpito della predica |
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| Invitato a tenere una lezione
di antiquariato lessicale,
il professor Antiqui, classe 1939,
rievocò i tempi di una volta,
quando da ragazzo a Roma comprava
le “ciriole”, la "gazzosa” e la “soda”
nella bottega del “droghiere”,
a merenda mangiava un “maritozzo”,
per accendere la luce “girava”
l’interruttore, per scrivere
“intingeva il pennino nel calamaio”,
per ascoltare musica metteva
in funzione un “giradischi”,
e per andare a scuola
“si attaccava al tram”.
A Natale suo padre gli regalava
una “piotta”, cioè una banconota
da 100 lire. Sua madre si faceva
acconciare i capelli da un “coiffeur”,
indossava un “paletot”
e un cappellino con “veletta”
confezionato dalla “modista”,
e a fine stagione li portava
da lavare in “tintoria”.
Allora, i treni più lenti erano
gli “accelerati”.
Le automobili dei signori
erano guidate da “chauffeur".
I film si proiettavano
nei “cinematografi”.
Nei “dancing” si bevevano
“tè danzanti”.
I bambini “nati con la camicia”
avevano una “balia”.
I “giovanotti” chiamavano
le ragazze “signorine”
e, se volevano sposarne una,
dovevano chiederne “la mano”.
I pedofili - fatta eccezione
per illustri personaggi come
il Pelide Achille e Agamennone -
erano tacciati di “pederasti”.
Gli insegnanti potevano
“tirare le orecchie”
agli alunni “somari”
o “bacchettare” gli “scostumati”,
senza rischiare di essere sbattuti
come mostri in prima pagina.
Potevano addirittura “bocciarli”.
Ora non più: in casi estremi,
ai prof è consentito solo dichiarare
gli studenti “non ammessi”
o “non licenziati”,
mentre tirate d’orecchie,
bacchettate e bocciature
sono diventate metafore antiquarie
per giornalisti orecchianti.
Infine, i preti usavano predicare
dal pulpito anziché - come fanno
oggi - dall’ambone.
Perciò la gente poteva
ancora domandarsi:
“Da quale pulpito viene la predica?”.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 agosto 2010 |
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