| “La Comunione europea dei santi”:
saggio di fine anno scolastico organizzato
dagli alunni della Quarta F sui risultati di una ricerca,
coordinata dalla professoressa Dora,
insegnante di Religione cattolica.
Quattro portavoce della classe si alternano
al microfono, nell’aula magna del liceo,
davanti ad un pubblico di compagni e genitori. |
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| Filippo: - Approfondendo la storia del nostro continente,
abbiamo scoperto che già da molti secoli prima che
fossero istituite la Comunità europea dei mercanti
e l’Unione europea dei banchieri si è andata sviluppando
una fiorente Comunione europea dei santi, nella quale
hanno trovato spazio e gloria anche le donne, i poveri,
gli ammalati, più che in ogni altra istituzione umana…
Agnese: - Alimentata dalla fede cristiana e fortemente
sostenuta da una devozione popolare senza frontiere,
che non fa distinzioni di etnia, di nazionalità,
di sesso e di condizione personale o sociale…
Carlo: - Aperta anche agli extracomunitari senza
permesso di soggiorno... e con libera esportazione
di grazie verso gli altri Paesi del mondo.
Rita: - A fondarla contribuirono non pochi Cristiani
clandestini che l’Impero romano provvide
ad espellere brutalmente dalla vita terrena
anticipando il metodo della tolleranza zero…
Senza però riuscirci del tutto, anche perché i santi martiri
hanno continuato a partecipare in spirito alle vicende
delle comunità cristiane, rafforzandone la fede
e talvolta compiendo dei miracoli in nome del Signore.
Filippo: - E’ il caso, per esempio, di Santa Lucia,
martire siracusana, cui vennero cavati gli occhi
durante la persecuzione di Diocleziano nel 304.
Agnese: - Ultimamente, alla Comunione europea
dei santi la Chiesa ha preposto una specie di comitato
di patrocinio, formato da San Benedetto da Norcia,
eletto Patrono d’Europa da Paolo VI,
e da cinque Compatroni designati da Giovanni Paolo II:
i santi Cirillo e Metodio per l’Europa orientale,
e le sante Brigida di Svezia, Caterina da Siena,
Edith Stein per l’Europa al femminile.
Carlo: - San Benedetto, fondatore nel VI secolo
del monachesimo occidentale, promosse
la creazione di una Comunità europea di più di mille
comunità monastiche ispirate alla sua Regola
“Ora et labora”, che svolsero un’importantissima
opera civilizzatrice, pacificatrice e di coesione sociale
nell’Alto Medioevo salvando anche molte
testimonianze letterarie della cultura antica.
Rita: - Ai fratelli Cirillo e Metodio di Tessalonica,
monaci missionari del IX secolo, si deve l’inizio
della conversione dei popoli slavi al Cristianesimo,
nonché la loro prima alfabetizzazione
con la scrittura “cirillica” e la traduzione della Bibbia
e dei testi liturgici nella lingua paleoslava.
Giovanni Paolo II gli ha riconosciuto anche il merito
di essere stati un prezioso anello di congiunzione,
in tempi di rapporti difficili,
tra le Chiese sorelle d’Oriente e d’Occidente.
Filippo: - Brigida di Svezia e Caterina da Siena
operarono instancabilmente per la pace e l’unità
fra i Cristiani nell’Europa del Trecento,
riuscendo Caterina ad ottenere il ritorno
della sede papale da Avignone a Roma.
Agnese: - Nella figura della filosofa tedesca Edith Stein,
ebrea convertita al Cattolicesimo, monaca carmelitana
uccisa nel 1942 in una camera a gas di Auschwitz,
si identificano i valori comuni
dell’Ebraismo e del Cristianesimo.
Perciò, il ruolo di Patrona d’Europa conferito
a questa santa martire appare specificamente
orientato a favorire la riconciliazione
fra Ebrei e Cristiani nel Vecchio Continente.
Carlo: - La nostra ricerca ha puntato, poi,
a individuare i contributi comunitari di maggior rilievo
che alcune nazioni europee hanno offerto
alla devozione del popolo italiano per i santi.
Rita: - In testa alla classifica è il Portogallo,
che ci ha mandato Sant’Antonio da Padova,
nato a Lisbona nel 1195 ed emigrato in Italia
nel 1221 per farsi discepolo di San Francesco.
Da una recente indagine, risulta che questo
grande taumaturgo è, dopo la Madonna,
il santo più invocato dagli Italiani.
Filippo: - La Francia ci ha fornito San Rocco,
un pellegrino che si prese cura degli appestati
in Italia durante la grave epidemia del 1348,
ne subì il contagio e guarì.
Agnese: - Dalla Francia abbiamo importato
la devozione a San Martino, ufficiale di cavalleria
originario della Pannonia, vescovo di Tours
nel IV secolo, celebrato soprattutto per un gesto
di carità verso un povero infreddolito al quale
donò metà del suo mantello tagliandolo con la spada.
Carlo: - Francese è quel San Bernardo da Chiaravalle
(Clairvaux) al quale Dante attribuisce la bellissima
supplica alla Madonna dell’ultimo canto del Paradiso:
Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura…
La stessa origine hanno San Francesco di Sales, patrono
dei giornalisti e della congregazione dei Salesiani,
e Santa Teresina di Lisieux, patrona delle missioni.
Rita: - Dalla Spagna provengono
il “domenicano” San Domenico di Guzman,
il “gesuita“ Sant’Ignazio di Loyola,
il missionario San Francesco Saverio,
la mistica Santa Teresa d’Avila.
Filippo: - Dalla Germania, il “certosino” San Bruno,
che concluse la sua vita nella Certosa
da lui fondata a Serra, sui monti della Calabria.
Agnese: - Dall’Inghilterra, San Tommaso Moro,
l’ex cancelliere martire del re Enrico VIII,
che Giovanni Paolo II ha proposto come
modello e patrono degli uomini politici.
Carlo: - Dalla Polonia, San Massimiliano Kolbe,
il francescano che offrì la sua vita in cambio di quella
di un padre di famiglia nel lager nazista di Auschwitz.
Rita: - E ultimamente, dall’Albania, Madre Teresa
di Calcutta, “la santa dei più poveri fra i poveri”. |
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| Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola - 5 giugno 2003 |
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| Le tre sante patrone d'Europa |
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| Santa Benedetta della Croce (Edith Stein), Santa Caterina da Siena, Santa Brigida di Svezia. |
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| La santa dei più poveri
fra i poveri |
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| C’era una volta una piccola grande donna...”,
cominciò a raccontare il professor Benedetti,
aprendo metaforicamente una pagina
del Novecento che non figurava
nel testo di storia.
La classe Quinta D, quel giorno, era euforica,
per l’avvicinarsi delle vacanze natalizie,
e gli alunni avevano voglia di scherzare.
“Piccola grande è un ossìmoro”, sentenziò
Tonino il Secchione. “Piccole donne crescono”,
commentò Marinella la Svampita citando
il titolo di un romanzo di Alcott.
“Crescono - ironizzò Pippo il Quadrupede -
mangiando gli ossimori”.
“Sto parlando - precisò Benedetti -
di Madre Teresa di Calcutta, il personaggio
femminile più prestigioso della storia
del Novecento, un’umile e gracile suora
albanese che fece miracoli, spendendo
la sua vita al servizio dei più poveri
fra i poveri, dei moribondi, dei lebbrosi,
dei malati incurabili e dei bambini rifiutati”.
“Io non credo ai miracoli”, oppose
Bobo lo Screanzato.
“Eppure, il primo miracolo post-mortem
Madre Teresa lo compì in diretta televisiva
durante il suo funerale, celebrato nello stadio
di Calcutta, allorché centinaia di milioni
di persone di ogni continente videro
i rappresentanti di altre religioni
(anglicana, buddista, induista, musulmana,
parsi e sikh) prendere la parola
per riconoscere la santità di una suora
cattolica, chiamata Madre dei poveri,
e pregare l’unico Dio di far continuare
la sua opera d’amore”.
“Aveva 87 anni, la fondatrice
delle Missionarie della Carità,
quando la sua anima salì al Cielo,
il 5 settembre del 1997.
Lasciò ai suoi quattromila figli spirituali,
sparsi in 123 Paesi, più di trecento case
di accoglienza e di cura per i poveri.
La sua morte commosse il mondo.
L’India, di cui aveva assunto
la cittadinanza fin da 1948, la salutò
onorandola come un grande eroe nazionale.
L’Albania e la Macedonia si contesero
il merito della sua nascita a Skopje.
Nel 1979, era stata insignita del Premio
Nobel per la pace. Nel 1985, a New York,
era stata ammessa a parlare davanti
all’Assemblea generale dell’Onu.
I papi Paolo VI e Giovanni Paolo II
avevano mostrato di nutrire per lei
un’affettuosa predilezione.
E ora la Chiesa la venera come beata”.
“La più grande povertà, soleva dire,
è quella di sentirsi non amati,
indesiderati, ignorati, che costituisce
un male peggiore della mancanza
di beni materiali, così come la nudità
più umiliante è quella di vedersi
spogliati della dignità umana.
Perciò, Madre Teresa si preoccupava
non soltanto di prestare un aiuto
ai poveri più derelitti ma di fare in modo
che ciascuno di loro lo percepisse
come un gesto d’amore, dell’amore
di Dio che non li aveva dimenticati.
Al primo posto fra i più poveri dei poveri
metteva i nascituri indesiderati,
condannati ad essere assassinati
e distrutti dalle proprie madri con l’aborto”. |
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| La beata Teresa di Calcutta |
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| “Professore, le è mai capitato di vedere
Madre Teresa di persona?”, domandò
Tommaso l’Incredulo.
“Sì, una volta a Roma, nel 1993, durante
un affollatissimo incontro con gli studenti
nell’aula magna dell’università La Sapienza.
Lo ricordo bene, anche perché ho conservato
gli appunti presi in quell’occasione.
Piccola di statura, magra, con il volto
segnato dalle rughe, Madre Teresa
indossava il solito sari bianco bordato
di azzurro e un golfino blu.
Salutò all’indiana, chinando il capo sulle mani
giunte, e parlò in inglese con voce ferma”.
“Disse semplicemente a chi la ascoltava:
- Amatevi l’un l’altro, come Dio vi ama,
cominciando dall’interno della vostra
famiglia. Gesù è venuto a darci
la buona novella che Dio ama,
singolarmente e personalmente, ciascuno
di noi. E per farci capire come lui vuole
che noi lo amiamo,
ha detto al mondo: Tutto quello che
farete al più piccolo dei miei fratelli,
lo avrete fatto a me. Se date a qualcuno
che ha sete un bicchiere d’acqua
per mio amore, lo date a me.
Se accogliete un bambino
nel mio nome, accogliete me.
Se farete questo, nel giorno
del giudizio Gesù vi dirà:
Venite, benedetti del Padre mio
a possedere il regno preparato per voi,
perché avevo fame e mi avete sfamato;
ero nudo e mi avete vestito;
ero senza casa e mi avete accolto;
ero malato o in prigione
e mi avete fatto visita”.
“Riferì, poi, che a Calcutta la sua
congregazione delle Missionarie
della Carità gestiva una casa-ospedale
per i moribondi poveri e abbandonati
da tutti, i quali - osservò - pur
nella sofferenza della malattia
morivano sereni perché sentivano
di essere amati dalle suore
che si prendevano cura di loro.
Con quelle suore - aggiunse -
collaboravano decine di giovani
volontari, ragazzi e ragazze provenienti
da vari Paesi del mondo, servendo
con gioia i più poveri dei poveri,
e alla fine, paradossalmente, erano
tutti concordi nel riconoscere:
Abbiamo ricevuto più di quanto
abbiamo dato”.
“Che cosa avevano ricevuto?”,
s’incuriosì Marinella, smettendo
di fare la Svampita.
“Suppongo, la gioia della grazia di Dio”,
rispose con un sorriso il professore di storia.
Nicola Bruni
dal libro AD CATHEDRAM - 2004 |
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