Il Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente ha invocato la pace in Terra Santa ribadendo che
"non è permesso ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giustificazione delle ingiustizie".
Shalom, fratelli ebrei
Candelabro ebraico a 9 bracci in Piazza Barberini a Roma, foto di Nicola Bruni
I vescovi cattolici della Terra Santa agli ebrei
COOPERAZIONE E DIALOGO CON I NOSTRI CONCITTADINI EBREI
La stessa Scrittura santa ci unisce, l’Antico Testamento che è la Parola di Dio per voi e per noi.
Noi crediamo in tutto quanto Dio ha rivelato, da quando ha chiamato Abramo, nostro padre comune nella fede,
padre degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani. Crediamo nelle promesse e nell’alleanza che Dio ha affidato a lui. [..]
Il Concilio Vaticano II ha pubblicato il documento Nostra Aetate, riguardante il dialogo con le religioni, con l’ebraismo,
l’islam e le altre religioni. [...] C’è inoltre un dialogo continuo tra la Chiesa e i rappresentanti dell’ebraismo.
Noi speriamo che questo dialogo possa condurci ad agire presso i responsabili
per mettere fine al conflitto politico che non cessa di separarci e di perturbare la vita dei nostri Paesi.
È tempo di impegnarci insieme per una pace sincera, giusta e definitiva. Tutti noi siamo interpellati dalla Parola di Dio.
Essa ci invita ad ascoltare la voce di Dio «che parla di pace»: «ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con tutto il cuore» (Sal 85, 9).
Non è permesso ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giustificazione delle ingiustizie.
Al contrario, il ricorso alla religione deve portare ogni persona a vedere il volto di Dio nell’altro e a trattarlo secondo gli attributi di Dio
e i suoi comandamenti, vale a dire secondo la bontà di Dio, la sua giustizia, la sua misericordia e il suo amore per noi.

Dal Messaggio al Popolo di Dio approvato il 22 ottobre 2010 dall’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi
Chi sono gli ebrei
Sono coloro che si riconoscono come
appartenenti all'antico popolo di Israele,
il popolo della Bibbia, sparso nel mondo
dopo la Diaspora e ora in parte tornato
a vivere nella Palestina, dove dal 1948
si è insediato lo Stato di Israele.

Ebrei in senso più ristretto sono i credenti
nella religione dell'Antico testamento,
che ancora attendono il Messia.

Gli ebrei NON SONO UNA "RAZZA",
ma un "gruppo etnico" (in quanto si
differenziano per cultura e tradizioni):
infatti gli italiani ebrei non sono diversi
dagli altri italiani, e nel mondo ci sono
anche ebrei di pelle scura, tra i quali
alcune decine di migliaia di etiopici
(i falashà), discendenti da un'antica
comunità ebraica.

Negli Usa risiedono attualmente 5 milioni
e 700mila ebrei, nello Stato di Israele
3 milioni e 500mila. I cittadini italiani
di religione israelita sono circa
35mila, di cui 17mila vivono a Roma.

Si dicono ISRAELITI
i fedeli della religione ebraica,
ISRAELIANI
i cittadini dello Stato di Israele.
Il papa Giovanni Paolo II, nella sua storica
visita alla sinagoga di Roma (1986),
definì gli ebrei
"FRATELLI MAGGIORI DEI CRISTIANI".

Non bisogna infatti dimenticare che erano
ebrei Gesù, la Madonna, S. Giuseppe,
S. Giovanni Battista, i primi 12 Apostoli
e S. Paolo, e che i cristiani hanno in comune
con gli ebrei la fede nell'unico Dio,
i libri dell'Antico testamento e i Dieci
comandamenti dati da Dio a Mosè.
L'Arco di Tito a Roma, foto di Nicola Bruni
La Diaspora
E' la dispersione del popolo
ebraico nel mondo, avvenuta
dopo la distruzione di Gerusalemme
e del suo tempio ad opera
dei romani (70 d. C.), comandati
da Tito, futuro imperatore.
La deportazione degli ebrei
fuori della Palestina fu decisa
per punire quel popolo,
perché aveva osato ribellarsi
all'Impero romano:
se ne conserva un ricordo
a Roma nell'Arco di Tito
(foto in alto, di Nicola Bruni),
in cui compare il bassorilievo
di un candelabro ebraico
a sette bracci (menorah),
portato in trionfo
come bottino di guerra.
Lo Stato di Israele
Lo Stato di Israele fu costituito nel 1948
dall'Onu su una parte del territorio
della Palestina, già occupato dai britannici,
per dare una patria agli ebrei sparsi
nel mondo. Allora da quelle terre furono
cacciati molti dei palestinesi arabi che
vi abitavano. In seguito, Israele s'impossessò
anche di altre zone della Palestina, tra cui
la città di Gerusalemme, che l'Onu
aveva destinato alla costituzione
di uno Stato palestinese arabo.
Criticare la politica dello Stato di Israele
non significa mancare di rispetto
al popolo ebraico.
Link con l'articolo di Nicola Bruni sulle LEGGI RAZZIALI ITALIANE DEL 1938
Benedetto XVI saluta un rabbino nella sinagoga di Colonia il 19.8.2005
Benedetto XVI: "Chi incontra
Gesù incontra l'ebraismo"
Cari fratelli ebrei,
[…] nel XX secolo, nel tempo più buio
della storia tedesca ed europea,
una folle ideologia razzista, di matrice
neopagana, fu all’origine del tentativo,
progettato e sistematicamente messo
in atto dal regime, di sterminare
l’ebraismo europeo: si ebbe allora quella
che è passata alla storia come la Shoà. [...]
Non si riconosceva più la santità di Dio,
e per questo si calpestava
anche la sacralità della vita umana.

Quest'anno si celebra il 60° anniversario
della liberazione dei campi
di concentramento nazisti, nei quali
milioni di ebrei - uomini, donne
e bambini - sono stati fatti morire
nelle camere a gas
e bruciati nei forni crematori.
Faccio mie le parole scritte
dal mio venerato Predecessore
in occasione del 60° anniversario
della liberazione di Auschwitz
e dico anch’io: “Chino il capo davanti
a tutti coloro che hanno sperimentato questa manifestazione del mysterium iniquitatis”.

Gli avvenimenti terribili di allora devono
“incessantemente destare le coscienze,
eliminare conflitti, esortare alla pace” . [...]

Ricorre quest’anno anche il 40°
anniversario della promulgazione
della Dichiarazione Nostra Aetate
del Concilio Ecumenico Vaticano II,
che ha aperto nuove prospettive
nei rapporti ebreo-cristiani
all’insegna del dialogo e della solidarietà.
Questa Dichiarazione, nel quarto capitolo,
ricorda le nostre radici comuni
e il ricchissimo patrimonio spirituale
che gli ebrei e i cristiani condividono.

Sia gli ebrei che i cristiani riconoscono
in Abramo il loro padre nella fede,
e fanno riferimento agli insegnamenti
di Mosè e dei profeti.
La spiritualità degli ebrei come quella
dei cristiani si nutre dei Salmi.

Con l'apostolo Paolo, i cristiani
sono convinti che “i doni
e la chiamata di Dio sono irrevocabili” .

In considerazione della radice ebraica
del cristianesimo, il mio venerato
Predecessore, confermando
un giudizio dei Vescovi tedeschi,
affermò: “Chi incontra Gesù Cristo
incontra l’ebraismo” .

La Dichiarazione conciliare Nostra
Aetate, pertanto, “deplora gli odii,
le persecuzioni e tutte le manifestazioni
di antisemitismo dirette contro
gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque”.
Dio ci ha creati tutti “a sua immagine”,
onorandoci con questo
di una dignità trascendente.
Davanti a Dio tutti gli uomini
hanno la stessa dignità,
a qualunque popolo, cultura
o religione appartengano. [...]

Infine, il nostro sguardo non dovrebbe
volgersi solo indietro, verso il passato,
ma dovrebbe spingersi anche in avanti,
verso i compiti di oggi e di domani.
Il nostro ricco patrimonio comune
e il nostro rapporto fraterno ispirato
a crescente fiducia ci obbligano a dare
insieme una testimonianza ancora più
concorde, collaborando sul piano pratico
per la difesa e la promozione dei diritti
dell'uomo e della sacralità della vita
umana, per i valori della famiglia, per la
giustizia sociale e per la pace nel mondo.
Il Decalogo è per noi
patrimonio e impegno comune. [...]

Benedetto XVI
Sinagoga di Colonia, 19 agosto 2005
Link con BENEDETTO XVI AD AUSCHWITZ
Umorismo ebraico
Ridere con Mosè
Classico telegramma ebraico:
“Comincia a preoccuparti.
Segue lettera”.

Ridere fa bene alla salute:
per questo, si dice che i medici
detestino le barzellette.

Grandi barzellettieri
sarebbero invece gli ebrei,
che amano raccontare storielle
per ridere dei propri vizi e difetti,
come testimonia il libro
del fiorentino Daniel Vogelmann
“Le mie migliori barzellette ebraiche”
(ed. Giuntina).

Ne riporto qui alcune,
che mi sono piaciute di più…
per la loro brevità (ho poco spazio).

“Signore, fammi vincere alla lotteria,
ti prego. Fammi vincere alla lotteria”.
- Però il biglietto compralo!

Mosè salì sul monte a prendere
i Comandamenti, ma tardava a tornare.
Il popolo era inquieto.
Poi finalmente ricomparve,
tutto sudato:
“Ragazzi, ho due notizie,
una buona e una cattiva.
Quella buona è che sono riuscito
a portarli da quindici a dieci.
Quella cattiva è che sul
non commettere adulterio
non c’è nulla da fare”.

Colti da una tempesta di neve
in alta montagna,
tre alpinisti ebrei
si rifugiano in una capanna
dove attendono i soccorsi.
Dopo alcune ore
sentono battere alla porta:
“Chi è?”.
– La Croce Rossa.
“Abbiamo già dato”.

Il vecchio Reuven è sul letto di morte:
“Moglie mia, mi sei vicina?”.
– Sì, caro.
“Figli miei, mi siete tutti vicini?”.
– Sì, caro.
“Nipoti miei, mi siete tutti vicini?”.
– Sì, caro.
“Ma allora chi c’è in bottega?”.

Un ragazzo ebreo porta a cena
dalla mamma quattro amiche,
e le dice in un orecchio:
“Prova a indovinare quella
che vorrei sposare”.
Finita la cena, le chiede:
“Hai scoperto chi è la prescelta?”.
– La brunetta con i capelli corti.
“Come hai fatto a indovinare?”.
– E’ l’unica che non mi è piaciuta.

“David, alzati, è tardi,
devi andare a scuola”.
– Mamma, dimmi due buone ragioni
per andare a scuola.
“Prima di tutto hai quarantadue anni,
e poi sei il preside”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 novembre 2010
A spasso con il cane a cavacecio, foto di Nicola Bruni
link con la pagina iniziale del Belsaito
Berlino, monumento agli ebrei vittime dell'Olocausto, foto di Paolo Bruni
Qui sopra, monumento agli ebrei vittime dell'Olocausto, eretto a Berlino.
Foto di Paolo Bruni
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Clicca su questa foto per il link con il reportage fotografico su
L'ORRORE DI AUSCHWITZ
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