“La storia registra quasi esclusivamente le conquiste dei maschi, quando in realtà una parte importantissima
si deve ad azioni determinanti, perseveranti e benefiche compiute da donne”.
Benedetto XVI
.
Annalena Tonelli
Annalena Tonelli, l'altra metà del Cielo
Da un libro sulla sua vita, dedicata agli "ultimi" in terra africana, emerge come questa splendida figura di missionaria laica
fosse la personificazione delle “beatitudini” annunciate da Gesù.
Annalena Tonelli era una graziosa biondina
di 26 anni quando, a gennaio del 1969,
lasciò la sua Forlì per andare in Kenya,
ad insegnare l’inglese in una scuola
dei Padri della Consolata.
Si era da poco laureata in legge.

La motivazione all’impegno missionario
le era venuta dopo una lunga esperienza
formativa e di volontariato
nell’associazionismo cattolico.
Su di lei avevano molto influito maestri
spirituali come Gandhi, Charles de Foucauld,
l’Abbé Pierre, don Lorenzo Milani.
Voleva mettersi al servizio del prossimo
più bisognoso e sofferente,
per amore di Dio.

Scelse il nordest somalo del Kenya,
su indicazione di un’amica.
Arrivata in Africa, sentì che era stato
il Signore a chiamarla, e vi rimase
“nella gioia e nella gratitudine”
per 35 anni, da laica cristiana,
a prendersi cura di tanti poveri somali
musulmani (tubercolotici, poliomielitici,
ciechi, sordomuti, malati di Aids,
malati di mente, orfani e affamati),
organizzando e gestendo per loro
ospedali, scuole e cucine da campo,
con l’impiego oculato di ingenti risorse
finanziarie che la Provvidenza le faceva
pervenire da comitati di benefattori
e organismi internazionali.

Per loro, Annalena era la speranza,
spesso anche la salvezza.
Molti la consideravano una mamma.

Aveva fatto una scelta radicale di povertà.
E tuttavia teneva a precisare che
quella per lei non era una “rinuncia”,
ma “pura felicità”, “una vita meravigliosa
e appassionante”, anche se dovette
affrontare enormi difficoltà,
a cominciare dai pregiudizi di un contesto
sociale integralmente islamico.

Fu minacciata, aggredita, derubata,
picchiata e gravemente ferita;
subì diversi tentativi di omicidio,
un rapimento, un arresto e un processo.

Sapeva che alcune persone volevano
ucciderla, ma non aveva paura di morire,
e non abbandonò i suoi poveri “figli”.
Si sosteneva con la preghiera
e l’adorazione dell’Eucarestia, che
aveva il permesso di custodire
nel segreto della sua stanzetta.

Nel 1985 fu espulsa dal Kenya
(dopo 15 anni di lavoro a Wajir)
per aver denunciato il massacro
di un migliaio di Degodia, nomadi
somali del deserto, compiuto
dalle forze armate kenyane,
ma con la sua denuncia era riuscita
a fermare il genocidio programmato
dei 55mila componenti di quell’etnia.

Allora si trasferì in Somalia, prima a Merka,
poi a Borama nel Somaliland, unica
cristiana fra i musulmani, che non cercò
mai di convertire e di cui rispettò
la fede, al punto che nelle sue scuole
si insegnava il Corano.

La sera del 5 ottobre 2003, fu uccisa
da due sicari con un colpo di pistola in testa,
nel cortile del suo ospedale di Borama.
Aveva 60 anni. Ora è sepolta a Wajir.

La vicenda eroica di questa santa
dei nostri tempi, martire dell’amore,
è raccontata da Miela Fagiolo
e Roberto Zanini in un bel libro
delle Edizioni San Paolo:
“Io sono nessuno” - Vita e morte
di Annalena Tonelli.

Dalle sue pagine emerge come Annalena
fosse la personificazione delle “beatitudini” annunciate da Gesù.

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
20 dicembre 2004
Link con l'articolo di Nicola Bruni NUVOLETTA ROSA
La storia al femminile
“La storia registra quasi esclusivamente
le conquiste dei maschi, quando in realtà
una parte importantissima si deve
ad azioni determinanti, perseveranti
e benefiche compiute da donne”.

Lo ha detto il Papa a Luanda, il 22 marzo
2009, nell’incontro con le associazioni
cattoliche per la promozione della donna
in Angola. “Si pensi - ha aggiunto
Benedetto XVI - alle terre dove
abbonda la povertà, alle regioni
devastate dalla guerra,
a tante situazioni tragiche risultanti
da migrazioni forzate e no...
Sono quasi sempre le donne
che vi mantengono intatta la dignità
umana, difendono la famiglia
e tutelano i valori culturali e religiosi”.

Fra “tante donne straordinarie”, il Papa
ne ha voluto ricordare due: l’angolana
Teresa Gomes, sposa e madre di 7 figli,
e la pediatra italiana Maria Bonino,
dell’organizzazione missionaria
Medici con l’Africa Cuamm.

La prima, come leader dei fedeli,
difese coraggiosamente la sua
comunità parrocchiale di Porto Amboim
negli anni della persecuzione
antireligiosa 1975 e 1976, e continuò
a prodigarsi per la Chiesa
con “ammirevole zelo apostolico”
fino alla morte, avvenuta nel 2004.
La seconda perse la vita nel 2005
per un contagio letale, dopo essersi
dedicata per due anni a curare,
nell’ospedale di Uije in Angola,
migliaia di bambini colpiti
dalla febbre emorragica di Marburg.

Di qui, un invito implicito del Papa
a riscrivere la storia riconoscendo
il grandissimo contributo che le donne
hanno recato al bene comune
e allo sviluppo della società,
specialmente operando
all’interno delle famiglie.
Riguardo all’Italia, io penso che
se si indagasse sull’apporto che
le donne insegnanti, come ampia
maggioranza del corpo docente,
hanno dato al progresso del Paese
negli ultimi 60 anni, si scoprirebbe
che a formare tanti grandi uomini
sono state tante grandi donne.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 aprile 2009
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Quanti grandi uomini
sono stati formati da grandi donne!
L'astrofiisico Marco Tavani con la sua ex prof di fisica Franca Polestra, foto di Nicola Bruni
Lo scienziato astrofisico Marco Tavani,
responsabile del progetto del satellite
italiano Agile, con la sua ex professoressa
di matematica e fisica del liceo classico Augusto
di Roma Franca Polestra, alla Cena degli Augustei
del 12 dicembre 2008 (foto di Nicola Bruni).
Clicca sulla foto per il link con un articolo
su Marco Tavani e il satellite Agile.
Link con l'articolo di Nicola Bruni LA TESTA DI OLYMPE DE GOUGES
Dalla "Lettera alle donne"
del Papa Giovanni Paolo II
"Grazie a te, donna"
Un affettuoso “grazie alle donne,
a ciascuna donna, per ciò che essa
rappresenta nella vita dell'umanità”,
fu rivolto da Giovanni Paolo II
nel 1995, a nome della Chiesa.
Meriterebbe di essere studiata
nelle scuole, anche per il suo valore
poetico, quella “Lettera” che il papa,
ora “beato”, scrisse in occasione
della IV Conferenza mondiale dell’Onu
sulle donne, riunita a Pechino.
Ne riporto qui alcuni brani.

"Grazie a te, donna-madre,
che ti fai grembo dell'essere umano
nella gioia e nel travaglio
di un'esperienza unica,
che ti rende sorriso di Dio
per il bimbo che viene alla luce,
ti fa guida dei suoi primi passi,
sostegno della sua crescita,
punto di riferimento
nel successivo cammino della vita.

Grazie a te, donna-sposa,
che unisci irrevocabilmente
il tuo destino a quello di un uomo,
in un rapporto di reciproco dono,
a servizio della comunione e della vita.

Grazie a te, donna-figlia e donna-sorella,
che porti nel nucleo familiare
e poi nel complesso della vita sociale
le ricchezze della tua sensibilità,
della tua intuizione, della tua
generosità e della tua costanza.

Grazie a te, donna-lavoratrice,
impegnata in tutti gli ambiti della vita
sociale, economica, culturale, artistica,
politica, per l'indispensabile contributo
che dai all'elaborazione di una cultura
capace di coniugare ragione e sentimento,
ad una concezione della vita sempre
aperta al senso del «mistero»,
alla edificazione di strutture economiche
e politiche più ricche di umanità.

Grazie a te, donna-consacrata,
che sull'esempio della più grande
delle donne, la Madre di Cristo,
Verbo incarnato, ti apri con docilità
e fedeltà all'amore di Dio,
aiutando la Chiesa e l'intera umanità
a vivere nei confronti di Dio
una risposta 'sponsale',
che esprime meravigliosamente
la comunione che Egli vuole
stabilire con la sua creatura.

Grazie a te, donna,
per il fatto stesso che sei donna!
Con la percezione che è propria
della tua femminilità tu arricchisci
la comprensione del mondo
e contribuisci alla piena verità
dei rapporti umani".

“Ma il grazie non basta”,
aggiungeva Karol Wojtyla:
è urgente ottenere dappertutto
l'effettiva uguaglianza dei diritti
delle persone e dei cittadini,
la parità giuridica fra i coniugi,
la tutela della lavoratrice-madre...
E ricordava che Cristo ebbe
verso le donne “un atteggiamento
di apertura, di rispetto, di accoglienza,
di tenerezza”, onorando così “nella
donna la dignità che essa ha da sempre
nel progetto e nell'amore di Dio”.

Nicola Bruni
Link con la Lettera alle donne di Giovanni Paolo II
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Clementina Cantoni con alcuni bambini da lei assistiti in Afghanistan
Clementina Cantoni, la volontaria italiana
che ha dedicato tre anni della sua bella gioventù
ad aiutare le vedove e gli orfani dell'Afghanistan,
prima del sequestro a scopo di estorsione,
durato 24 giorni, che dovette subire a Kabul
da una banda di malfattori nel 2005.
Ragazze, foto di Nicola Bruni - link con Home
Sullo sfondo, un affresco della Rocca Albornoz di Spoleto
(foto di Nicola Bruni)
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