Il racconto del grande scrittore Ignazio Silone sul suo incontro, da ragazzo,
con "uno strano prete", soccorritore di orfani dopo il disastroso terremoto della Marsica del 1915,
che poi sarebbe stato proclamato santo: Don Luigi Orione
L'asinello di Dio
San Luigi Orione e un asinello
SAN LUIGI ORIONE (1872-1940)
diceva di voler essere "un asino della Divina Provvidenza".
Il suo nome è stato citato dal Papa Benedetto XVI nell'enciclica "Dio è amore" tra quelli dei santi
che "rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà".
***
I quotidiani del 17 maggio 2004, sfogliati
dagli alunni in Quarta B, davano notizia
della cerimonia di canonizzazione
di don Luigi Orione e di altri cinque santi,
che si era svolta il giorno precedente
a Roma in Piazza San Pietro.
Il professor Doni ne trasse spunto
per rievocare due incontri che il grande
scrittore Ignazio Silone narrò di aver avuto
con quello “strano prete”, in un racconto
del libro "Uscita di sicurezza".

Il primo incontro, spiegò l’insegnante
di italiano, avvenne a Pescìna pochi
giorni dopo il catastrofico terremoto
del 13 gennaio 1915 che aveva sconvolto
la Marsica, in Abruzzo, ucciso almeno
trentamila persone e lasciato senza
genitori cinquemila bambini.
Silone, all’epoca quattordicenne e orfano
di padre, aveva perso la madre nel crollo
della casa, ma gli era rimasta una nonna.
Così, poi, ricordò quell’evento:
Un piccolo prete sporco e malandato
con la barba di una decina di giorni,
si aggirava tra le macerie attorniato
da una schiera di bambini e ragazzi
rimasti senza famiglia.
Invano il piccolo prete chiedeva
se vi fosse un qualche mezzo
di trasporto per portare quei ragazzi
a Roma. La ferrovia era stata interrotta
dal terremoto, altri veicoli non vi erano
per un viaggio così lungo.
In quel mentre arrivarono
e si fermarono cinque o sei automobili.
Era il re, col suo seguito, che visitava
i comuni devastati. Appena gli illustri
personaggi scesero dalle loro macchine
e si allontanarono, il piccolo prete,
senza chiedere il permesso, cominciò
a caricare sopra una di esse i bambini
da lui raccolti.
Ma, come era prevedibile, i carabinieri
rimasti a custodire le macchine,
vi si opposero; e poiché il prete
insisteva, ne nacque una vivace
colluttazione, al punto da richiamare
l’attenzione del sovrano...
Il prete si fece allora avanti
e, col cappello in mano, chiese al re
di lasciargli per un po’ di tempo
la libera disposizione di una di quelle
macchine, in modo da poter trasportare
gli orfani a Roma, o almeno alla stazione
più prossima ancora in attività.
Date le circostanze, il re non poteva
non acconsentire.
Assieme ad altri, anch’io osservai la scena.
Appena il piccolo prete col suo carico
di ragazzi si fu allontanato,
chiesi attorno a me:
“Chi è quell’uomo straordinario?”.
Una vecchia che gli aveva affidato
il suo nipotino mi rispose:
“Un certo don Orione,
un prete piuttosto strano”.
Nel secondo incontro, continuò il prof,
lo “strano prete” avrebbe raccontato
a Silone le sue faticose peripezie
di quelle giornate: le comunicazioni
con i villaggi di montagna erano lente
e difficili per la neve e i lupi;
e d’altra parte ogni ritardo nei soccorsi
ai feriti che si lamentavano
tra le macerie, ai malati senza ricovero,
ai bambini vaganti aumentava
il numero delle vittime.
Aveva impiegato ventisette giorni
a percorrere l’intera contrada.
Durante quel mese non era mai
andato a letto e non aveva conosciuto
un’intera notte di riposo, ma solo
qualche ora su giacigli improvvisati,
senza togliersi le scarpe dai piedi
per non rischiare il congelamento. >>
L'istituto religioso di San Remo dove don Orione morì nel 1940, foto di Nicola Bruni
L'istituto religioso di San Remo dove morì Don Luigi Orione, il 12 marzo 1940, lo stesso in cui il santo accolse il ragazzino orfano Ignazio Silone
(foto di Nicola Bruni)
Aveva impiegato ventisette giorni
a percorrere l’intera contrada.
Durante quel mese non era mai
andato a letto e non aveva conosciuto
un’intera notte di riposo, ma solo
qualche ora su giacigli improvvisati,
senza togliersi le scarpe dai piedi
per non rischiare il congelamento.
Appena aveva raggruppato un certo
numero di orfani o di ragazzi abbandonati,
li trasportava a Roma; e poi tornava
immediatamente sui luoghi del disastro
per cercare di salvarne altri.
San Luigi Orione e lo scrittore Ignazio Silone
Don Luigi Orione e Ignazio Silone
Quand’è che Silone incontrò di nuovo
il futuro santo?”, domandò Laura.

“Un anno dopo - rispose Doni - allorché
fu espulso, a causa di un tentativo
di fuga, dal collegio romano che
lo ospitava. Don Orione, interpellato
per lettera dalla nonna, accettò
di accoglierlo in un suo istituto di San Remo
e si offrì anche di andare a prelevarlo,
con un altro ragazzo, alla stazione".
Nell’ora e nel punto stabilito... noi
trovammo un prete sconosciuto:
non quello strano e attraente da me
visto l’anno prima tra le macerie
del mio paese, ma un piccolo prete
qualsiasi... Ne rimasi non poco deluso
e al malcapitato sostituto manifestai
subito il mio dispetto, lasciando che
si caricasse le mie valigie e i fagotti,
senza muovere un dito per aiutarlo...

Dopo aver preso posto sul treno...
“Perché”, gli chiesi, “don Orione non è
venuto?”... “Sono io don Orione”,
egli mi disse. “Scusami se non
mi sono presentato”. Rimasi assai male
all’inattesa rivelazione... e balbettai
alcune scuse... per avergli lasciato
trasportare le valigie e il resto.
Egli sorrise e mi confidò la sua felicità
di poter talvolta portare valigie
per ragazzi impertinenti come me.
Adoperò anzi un’immagine
che mi piacque enormemente
e mi commosse:
“Portare valigie come un asinello”,
disse esattamente. E mi confessò:
“La mia vera vocazione, è un segreto
che voglio rivelarti, sarebbe poter
vivere come un autentico asino di Dio,
un autentico asino della Divina
Provvidenza”...

Egli cominciò a parlare con me
di questioni gravi, non di questioni
indiscrete e personali, no,
ma di questioni importanti in generale,
di cui, a torto, gli adulti non usano
discorrere coi ragazzi, oppure vi
accennano con tono falso e didattico.
Egli mi parlava invece con naturalezza
e semplicità... mi poneva delle domande,
mi pregava di spiegargli certe cose...

Ciò che di lui... mi è rimasto più impresso,
era la pacata tenerezza dello sguardo.
La luce dei suoi occhi aveva la bontà
e la chiaroveggenza che si ritrova
talvolta in certe vecchie contadine,
in certe nonne, che nella vita hanno
pazientemente sofferto ogni sorta
di triboli e perciò sanno o indovinano
le pene più segrete...

“Ricordati di questo”, mi disse a un certo
momento, “Dio non è solo in Chiesa.
Nell’avvenire non ti mancheranno
momenti di disperazione.
Anche se ti crederai solo
e abbandonato, non lo sarai.
Non dimenticarlo”.
Ignazio Silone - concluse il professore -
non dimenticò quelle parole”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 giugno 2004



*
La lezione del Curato d'Ars
San Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars
San Giovanni Maria Vianney
Era un umile, povero e poco istruito
parroco di campagna il Santo Curato
d’Ars, Giovanni Maria Vianney
(1786-1859), ma per 30 anni
davanti al suo confessionale,
c’era una fila interminabile
di pellegrini: accorrevano a migliaia
da tutta la Francia, richiamati
dalla sua fama di santità.

Confessava da 10 a 17 ore al giorno
dispensando ai peccatori il perdono
del “buon Dio”. Molti penitenti a lui
sconosciuti testimoniarono che quel
piccolo prete sapeva tutto di loro
e addirittura correggeva dettagli
di racconti non completamente veritieri.
Alcuni ammalati gravi se ne tornavano
a casa guariti, ma lui si schermiva
attribuendo i presunti miracoli
a Santa Filomena.

Nella predicazione proponeva l’umiltà
come il miglior modo per amare Dio,
e biasimava l’orgoglio come peccato.
“L'umiltà - diceva - è simile ad una bilancia:
quanto più ci si abbassa da una parte,
tanto più ci si innalza dall'altra.
Quelli che ci umiliano, sono nostri
amici, non quelli che ci lodano…
Una persona orgogliosa crede che
sia fatto bene tutto ciò che fa;
vuole dominare su tutti e avere sempre
ragione; pretende sempre che le sue
opinioni siano migliori di quelle
degli altri. Non è così…
Se si domanda a una persona umile
ed istruita di esprimere il suo parere,
questa lo dice con semplicità,
dopodiché lascia parlare gli altri”.

Lui stesso fu duramente criticato,
tacciato di ignoranza e calunniato,
ma sopportava tutte le accuse
con tanta modestia riconoscendosi
meritevole di ogni pena, da trasformare
i suoi nemici in ammiratori.

Dopo la sua morte, la Chiesa cattolica,
usando l’altro piatto della bilancia,
lo ha innalzato sugli altari come
santo e patrono dei parroci.
E ora il papa Benedetto XVI ha indetto
in suo onore un Anno Sacerdotale,
dal 19 giugno 2009, additandolo
a modello per i preti di tutto il mondo.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola - 5 luglio 2009
La camera da letto del Santo Curato d'Ars
La camera da letto del Santo Curato d'Ars
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Ignazio Silone
(1900-1978)
è il mio autore preferito
tra i romanzieri italiani
del Novecento.

Consiglio di leggere i suoi libri
"Fontamara"
"Pane e vino"
"Il seme sotto la neve"
"Una manciata di more"
"Il segreto di Luca"
"La volpe e le camelie"
"L'avventura di un povero cristiano"
"Uscita di sicurezza"
Link con la pagina iniziale del Belsito
Un'avvicente biografia di Don Orione è stata scritta da Alessandro Pronzato,
nel libro "Il folle di Dio - San Luigi Orione ", Edizioni Paoline.
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