Lezione scolastica di giornalismo globale
Disinformazija
Armi di distrazione di massa e tecniche della comunicazione disinformativa
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Invitato a parlare di “Tecniche della comunicazione disinformativa”, al corso pomeridiano di giornalismo del Liceo Globale,
il professor Volpone esordì ichiamando l’attenzione dei presenti sul fatto che
“ormai tutti i governi dei Paesi culturalmente sviluppati praticano, in misura più o meno ampia,
la manipolazione dell’informazione per la gestione del consenso,
spesso avvalendosi di super-specialisti in disinformazija”.
DIETROLOGIA POLITICA
La ricerca di che cosa c'è dietro
la propaganda, per esempio su
Il taglio dei deputati
Che cosa c’è dietro? La dietrologia è
una specialità del giornalismo politico tesa
a rivelare fatti, motivazioni e intenzioni
diverse da quelle dichiarate che
si nascondano dietro le rappresentazioni
ufficiali di eventi, azioni, proposte
o decisioni di interesse pubblico.
Quando scopre in questo ambito verità
mascherate, il giornalista dietrologo svolge
un servizio di difesa del cittadino
dalle manipolazioni dell’informazione.

A volte, il dietrologo si limita a supporre
un cattivo retropensiero che avrebbe spinto
un politico a compiere una determinata
scelta, e magari ci indovina;
oppure fa una congettura infondata
riguardo ai propositi di quel personaggio
ma non inverosimile riguardo
alle conseguenze dannose
che quella scelta potrebbe produrre.

Per esempio, io mi domando
a che cosa miri in realtà
la proposta di infliggere
un “taglio” drastico al numero
di 630 deputati e 315 senatori.
Se il suo scopo fosse, come si dice,
un abbattimento dei costi della politica,
ci si potrebbe arrivare più rapidamente
senza bisogno di modificare
la Costituzione, abbassando
alla media europea (cioè dimezzando)
i super-emolumenti dei nostri
parlamentari, eliminando i privilegi
della “casta” e ridimensionando
i “rimborsi elettorali” ai partiti.

Ma poiché questo non succede,
io sono indotto a “malignare” che
il vero scopo della proposta sia
di escludere completamente
dalla rappresentanza parlamentare
le formazioni politiche minori,
presenti e future: infatti, con la
riduzione del numero degli eletti,
si innalzerebbe la percentuale di voti
necessaria in ciascuna circoscrizione
per ottenere un seggio, e - secondo
il meccanismo della legge “Porcellum” -
alle liste autonome non basterebbe
raggiungere il quorum del 4 per cento
nazionale alla Camera e dell’8 per cento
regionale al Senato.

Il risultato sarebbe di rendere
ancor più oligarchico
il nostro sistema politico.

Si dice che 630 deputati e 315 senatori
non servano, siano troppi. In effetti,
in un Parlamento di nominati che non
rappresentano gli elettori, come l’attuale,
non ne servirebbero nemmeno la metà.
Ma se venisse ripristinato, con il voto
di preferenza, il mandato
di rappresentanza degli elettori su base
territoriale, per un Paese di circa 60 milioni
di abitanti un deputato eletto ogni
centomila cittadini e un senatore ogni
duecentomila non mi sembrerebbero
uno spreco di democrazia.

Nicola Bruni
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UNIVERSITAS SUTORUM, antica corporazione dei calzolai in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
“E non solo i governi - aggiunse - ma
anche i potentati economici che
controllano gran parte dei mass-media,
cioè dei mezzi necessari
ad orientare le masse”.

“Ne consegue - proseguì - che
la padronanza delle moderne tecniche
di disinformazione, o, se volete,
dell’arte della bugia comunicativa,
costituisce un requisito
importantissimo per chi voglia
percorrere con successo,
fino ai gradi più alti,
la carriera giornalistica”.

A quelle parole, un lungo mormorio
si levò dalla sala, costringendo
il relatore a fare una premessa:
AROMATORIUM COLLEGIUM insegna della corporazione degli speziali in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
"Io non dico che sia giusto inventarsi
le notizie, o deformarle, o censurarle,
secondo la propria convenienza.
Ma non mi sento neanche di sostenere
che sia una cosa riprovevole.
Dobbiamo, infatti, partire dall’assunto
che il giornalismo scritto, oggi,
è un genere letterario, al pari
della poesia epica e del romanzo;
così come il giornalismo televisivo
è una forma di spettacolo,
a cui vanno riconosciuti
gli stessi diritti della fiction.
Ve la sentireste, voi, di processare
il grande poeta latino Virgilio
per essersi inventato l’Eneide,
allo scopo di glorificare il suo
sponsor Ottaviano Augusto?”.
UNIVERSITA' DE MACELLARI, antica corporazione dei macellai in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
Tuttavia - precisò - occorre rispettare rigorosamente alcune regole.

Primo: l’informazione deve essere
verosimile, altrimenti si compromette
la credibilità dell’emittente.
UNIVERSITAS FABRORUM, antica corporazione dei fabbri in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
Secondo: l’informazione deve cercare
di catturare l’attenzione
del destinatario, e di coinvolgerlo
sul piano emotivo, suscitando in lui,
a seconda dei casi, curiosità,
compiacimento, compassione,
indignazione, ribrezzo, allarme
o, meglio ancora, quella suspense
che genera il desiderio morboso
di conoscere il seguito della storia
per sapere come va a finire.
A questo fine, è consigliabile
arricchire il racconto
con l’invenzione di particolari
interessanti, magari scabrosi,
testimoniati in prima persona
dall’autore e che nessuno sarebbe
in grado di smentire, o attribuiti
ad un anonimo 'si dice'.

Terzo: uso obbligatorio
del condizionale, accompagnato
da formule del tipo ‘sembra’
e ‘non si esclude’, quando si riportano supposizioni che in seguito
potrebbero rivelarsi infondate”.
Qui sopra e nelle colonne laterali, insegne
indicanti le sedi di antiche corporazioni
di arti e mestieri in Campidoglio a Roma.
Foto di Nicola Bruni


Sulla sfondo, fontana barocca
di Piazza Navona a Roma.
Foto di Nicola Bruni
“Quarto: la notizia deve essere
montata, come si fa in cucina
con la panna, amplificata,
esagerata e drammatizzata nel titolo:
per esempio, una semplice critica deve
essere presentata come polemica,
un battibecco come scontro,
una vivace contestazione come guerra;
se c’è un po’ di confusione,
bisogna parlare di caos;
se un sindacatino di insegnanti
dichiara uno sciopero,
è bene annunciare scuole chiuse;
se agli uffici postali c’era la fila,
si deve tradurre che sono stati
presi d’assalto; e se ancora nessuno
si preoccupa di una possibile epidemia
di vaiolo, è opportuno far sapere
che c’è allarme al riguardo...
Se poi, al lunedì, non si dispone
di uno straccio di notizia,
è utile pronosticare l’ennesima
'settimana decisiva'... ”.
UNIVERSITAS TABERNARIORUM, antica corporazione dei tavernieri in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
“Quinto: va comunque garantita
la completezza
della disinformazione.
Ad esempio, se dovete parlare
dell’esodo per un ponte vacanziero,
non potete fare a meno di indicare
con precisione, in cifra tonda,
quanti italiani (10 milioni,
15 milioni o 20 milioni, a scelta)
lasceranno le loro città:
è meglio inventarsi una statistica
che mostrarsene sprovvisti”.
Antica corporazione dei mercanti di fondaco in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
“Sesto: se lavorate per una testata
filogovernativa, dovete ingegnarvi
a trasformare in caramelle
le pillole amare dei tagli alla spesa
pubblica, della riduzione dei servizi
sociali e dei posti di lavoro,
delle leggi aggiusta-processi
e della partecipazione italiana alla
guerra americana, mettendo in campo
gli eufemismi più sofisticati (come
razionalizzazione, flessibilizzazione,
momentaneo passo indietro,
ottimizzazione, giustiziaggiusta...
pardon, giustizia giusta, impegno
di pace per la libertà duratura).
Ma, soprattutto, dovete contribuire
a creare dei grossi diversivi,
alimentando un interesse morboso
verso taluni casi di cronaca nera
o di cronaca bianca,
che possano distrarre il pubblico
dalle preoccupazioni più gravi”.
UNIVERSITAS CARPENTARIORUM, antica corporazione dei carpentieri in Campidoglio, foto di Nicola Bruni
“Professore! - domandò la studentessa
Jennifer, aspirante giornalista - Quali testi,
o testate, ci consiglia per approfondire l’argomento?”.

“Non c’è di meglio - rispose il maestro
di giornalismo - che studiare attentamente
il servizio pubblico di disinformazione
assicurato dalla Rai con il Tg1 e il Tg2.
I quali riescono ad essere talmente
disinformati che hanno costantemente
bisogno di tornare sul luogo dello stesso
delitto, e di ricorrere alla pubblicità
mascherata di uno spettacolo televisivo,
di un film, di un videoclip o di uno stilista
di moda, per riempire la mezz’oretta
della loro edizione serale”.

Dal libro AD CATHEDRAM
di Nicola Bruni (2004)
Link con la pagina iniziale del Belsito
DISINFORMAZIJA
Parola russa che significa
disinformazione o informazione disinformativa,
ovvero informazione errata, manipolata, accomodata,
presentata in maniera distorta o volutamente parziale,
allo scopo di far sapere al pubblico solo quello che interessa
a chi la manovra, stravolgere il senso di determinate notizie,
amplificarne esageratamente altre e, così, distogliere
l'attenzione da argomenti "scomodi" per chi sta al potere
(come l'imperversare della criminalità, gli orrori della guerra,
uno scandalo di corruzione politica) deviandola verso altri.
Nicola Bruni
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