| La ricerca di che cosa c'è dietro
la propaganda ufficiale |
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| Che cosa c’è dietro? La dietrologia è
una specialità del giornalismo politico tesa
a rivelare fatti, motivazioni e intenzioni
diverse da quelle dichiarate che
si nascondano dietro le rappresentazioni
ufficiali di eventi, azioni, proposte
o decisioni di interesse pubblico.
Quando scopre in questo ambito verità
mascherate, il giornalista dietrologo svolge
un servizio di difesa del cittadino
dalle manipolazioni dell’informazione.
A volte, il dietrologo si limita a supporre
un cattivo retropensiero che avrebbe spinto
un politico a compiere una determinata
scelta, e magari ci indovina;
oppure fa una congettura infondata
riguardo ai propositi di quel personaggio
ma non alle conseguenze dannose
che quella scelta potrebbe produrre.
Per esempio, io mi domando
a che cosa miri in realtà
la proposta di infliggere
un “taglio” drastico al numero
di 630 deputati e 315 senatori.
Se il suo scopo fosse, come si dice,
un abbattimento dei costi della politica,
ci si potrebbe arrivare più rapidamente
senza bisogno di modificare
la Costituzione, abbassando
alla media europea (cioè dimezzando)
i super-emolumenti dei nostri
parlamentari, eliminando i privilegi
della “casta” e ridimensionando
i “rimborsi elettorali” ai partiti.
Ma poiché questo non succede,
io sono indotto a “malignare” che
il vero scopo della proposta sia
di escludere completamente
dalla rappresentanza parlamentare
le formazioni politiche minori,
presenti e future: infatti, con la
riduzione del numero degli eletti,
si innalzerebbe la percentuale di voti
necessaria in ciascuna circoscrizione
per ottenere un seggio, e alle liste
autonome non basterebbe raggiungere
il quorum del 4 per cento nazionale
alla Camera e dell’8 per cento
regionale al Senato.
Il risultato sarebbe di rendere
ancor più oligarchico
il nostro sistema politico.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
10 giugno 2009 |
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| “E non solo i governi - aggiunse - ma
anche i potentati economici che
controllano gran parte dei mass-media,
cioè dei mezzi necessari
ad orientare le masse”.
“Ne consegue - proseguì - che
la padronanza delle moderne tecniche
di disinformazione, o, se volete,
dell’arte della bugia comunicativa,
costituisce un requisito
importantissimo per chi voglia
percorrere con successo,
fino ai gradi più alti,
la carriera giornalistica”.
A quelle parole, un lungo mormorio
si levò dalla sala, costringendo
il relatore a fare una premessa: |
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| "Io non dico che sia giusto inventarsi
le notizie, o deformarle, o censurarle,
secondo la propria convenienza.
Ma non mi sento neanche di sostenere
che sia una cosa riprovevole.
Dobbiamo, infatti, partire dall’assunto
che il giornalismo scritto, oggi,
è un genere letterario, al pari
della poesia epica e del romanzo;
così come il giornalismo televisivo
è una forma di spettacolo,
a cui vanno riconosciuti
gli stessi diritti della fiction.
Ve la sentireste, voi, di processare
il grande poeta latino Virgilio
per essersi inventato l’Eneide,
allo scopo di glorificare il suo
sponsor Ottaviano Augusto?”. |
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| Tuttavia - precisò - occorre rispettare rigorosamente alcune regole.
Primo: l’informazione deve essere
verosimile, altrimenti si compromette
la credibilità dell’emittente. |
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| Secondo: l’informazione deve cercare
di catturare l’attenzione
del destinatario, e di coinvolgerlo
sul piano emotivo, suscitando in lui,
a seconda dei casi, curiosità,
compiacimento, compassione,
indignazione, ribrezzo, allarme
o, meglio ancora, quella suspense
che genera il desiderio morboso
di conoscere il seguito della storia
per sapere come va a finire.
A questo fine, è consigliabile
arricchire il racconto
con l’invenzione di particolari
interessanti, magari scabrosi,
testimoniati in prima persona
dall’autore e che nessuno sarebbe
in grado di smentire, o attribuiti
ad un anonimo 'si dice'.
Terzo: uso obbligatorio
del condizionale, accompagnato
da formule del tipo ‘sembra’
e ‘non si esclude’, quando si riportano supposizioni che in seguito
potrebbero rivelarsi infondate”. |
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| Qui sopra e nelle colonne laterali, insegne
indicanti le sedi di antiche corporazioni
di arti e mestieri in Campidoglio a Roma.
Foto di Nicola Bruni
Sulla sfondo, fontana barocca
di Piazza Navona a Roma.
Foto di Nicola Bruni |
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| “Quarto: la notizia deve essere
montata, come si fa in cucina
con la panna, amplificata,
esagerata e drammatizzata nel titolo:
per esempio, una semplice critica deve
essere presentata come polemica,
un battibecco come scontro,
una vivace contestazione come guerra;
se c’è un po’ di confusione,
bisogna parlare di caos;
se un sindacatino di insegnanti
dichiara uno sciopero,
è bene annunciare scuole chiuse;
se agli uffici postali c’era la fila,
si deve tradurre che sono stati
presi d’assalto; e se ancora nessuno
si preoccupa di una possibile epidemia
di vaiolo, è opportuno far sapere
che c’è allarme al riguardo...
Se poi, al lunedì, non si dispone
di uno straccio di notizia,
è utile pronosticare l’ennesima
'settimana decisiva'... ”. |
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| “Quinto: va comunque garantita
la completezza
della disinformazione.
Ad esempio, se dovete parlare
dell’esodo per un ponte vacanziero,
non potete fare a meno di indicare
con precisione, in cifra tonda,
quanti italiani (10 milioni,
15 milioni o 20 milioni, a scelta)
lasceranno le loro città:
è meglio inventarsi una statistica
che mostrarsene sprovvisti”. |
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| “Sesto: se lavorate per una testata
filogovernativa, dovete ingegnarvi
a trasformare in caramelle
le pillole amare dei tagli alla spesa
pubblica, della riduzione dei servizi
sociali e dei posti di lavoro,
delle leggi aggiusta-processi
e della partecipazione italiana alla
guerra americana, mettendo in campo
gli eufemismi più sofisticati (come
razionalizzazione, flessibilizzazione,
momentaneo passo indietro,
ottimizzazione, giustiziaggiusta...
pardon, giustizia giusta, impegno
di pace per la libertà duratura).
Ma, soprattutto, dovete contribuire
a creare dei grossi diversivi,
alimentando un interesse morboso
verso taluni casi di cronaca nera
o di cronaca bianca,
che possano distrarre il pubblico
dalle preoccupazioni più gravi”. |
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| “Professore! - domandò la studentessa
Jennifer, aspirante giornalista - Quali testi,
o testate, ci consiglia per approfondire l’argomento?”.
“Non c’è di meglio - rispose il maestro
di giornalismo - che studiare attentamente
il servizio pubblico di disinformazione
assicurato dalla Rai con il Tg1 e il Tg2.
I quali riescono ad essere talmente
disinformati che hanno costantemente
bisogno di tornare sul luogo dello stesso
delitto, e di ricorrere alla pubblicità
mascherata di uno spettacolo televisivo,
di un film, di un videoclip o di uno stilista
di moda, per riempire la mezz’oretta
della loro edizione serale”.
Dal libro AD CATHEDRAM
di Nicola Bruni (2004) |
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