Nello Spirito di Assisi
Gli incontri internazionali di dialogo tra religioni e culture di Aachen 2003, Lione 2005, Napoli 2007, Cracovia 2009, Barcellona 2010
e Monaco di Baviera 2011, organizzati dalla Comunità di Sant'Egidio ai quali ho preso parte
La civiltà del vivere insieme
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Lione 13 settembre 2005, corteo delle religioni per la pace, foto di Nicola Bruni
Qui sopra, sotto a destra e nel fondo pagina, la cerimonia conclusiva dell'Incontro delle religioni a Lione nel 2005.
Foto di Nicola Bruni
Aachen, 9 settembre 2003, foto di Nicola Bruni
La cerimonia conclusiva dell'Incontro
tra le religioni di Aachen nel 2003.
Foto di Nicola Bruni
Parla coi lupi
Presentandosi agli alunni della Terza H
nel primo giorno di scuola, il nuovo
docente di italiano e storia, professor
Bernardo, commentò l’augurio
di “in bocca al lupo” che si usava
rivolgere agli studenti per l’inizio
dell’anno scolastico: “Ebbene,
il vostro lupo sarei io, unico insegnante
maschio della classe: lupus in cathedra.
Spero che abbiate la sensibilità
animalista non farmi crepare,
e di prestare invece attenzione
alla mia fatidica bocca…
per dialogare con me”.

Esauriti i convenevoli, Lupo Bernardo
raccontò la straordinaria esperienza
di dialogo vissuta la settimana
precedente in Germania, ad Aachen,
l’antica Aquisgrana, capitale
del Sacro Romano Impero.

Lì, aveva assistito all’incontro di pace
promosso dalla Comunità di Sant’Egidio
fra 450 leader religiosi di diverse
confessioni (cristiani, musulmani, ebrei,
buddisti, induisti, scintoisti e altri)
e personalità laiche provenienti da 59 Paesi,
nell’ambito di una conferenza internazionale
sul tema “Tra guerra e pace
religioni e culture si incontrano”.

Lo spirito di quell’incontro era stato chiarito
dal vescovo cattolico di Aachen,
Mussinghoff, nel discorso di apertura:

“Quando noi, rappresentanti
delle diverse religioni della Terra,
invochiamo la pace, ci rivolgiamo
all’unico Dio, che non è cristiano,
né ebreo, né musulmano, né buddista,
ma è padre buono di tutti gli uomini.
Noi tutti vogliamo onorare il vero Dio,
ma non lo facciamo allo stesso modo.
Possiamo rispettarci e stimarci
a vicenda nelle nostre differenze
dell’immagine di Dio e nell’invocazione
a lui, possiamo anche scoprire il molto
che abbiano in comune e che ci unisce,
ma siamo differenti gli uni dagli altri
nella fede e nella religione.
Questo incontro per la pace non vuole
una mescolanza fra le religioni,
bensì il rispetto reciproco in ciò
che ci unisce e in ciò che ci separa”.

“Come cristiani - aveva aggiunto
il vescovo - crediamo in Dio uno e trino
e professiamo che Dio ha inviato
il suo figlio unigenito Gesù Cristo
per la nostra salvezza
e per il riscatto di ogni uomo.
Tuttavia la Chiesa, seguendo
l’insegnamento del Concilio Vaticano II,
non rigetta quanto c’è di vero
e santo anche nelle altre religioni
e le considera con grande rispetto”.

Nella storica Cappella Palatina,
davanti alla tomba di Carlo Magno,
il professor Bernardo aveva visto
cardinali cattolici, patriarchi ortodossi
e vescovi protestanti pregare insieme,
in una celebrazione ecumenica,
il Cristo Dio della pace, fare autocritica
e scambiarsi fraterne benedizioni,
al posto delle già revocate scomuniche.

In particolare, lo aveva colpito
il "mea culpa" recitato dal cardinale
tedesco Kasper: “Le religioni, anche
quella cristiana, sono state spesso
motivo di inimicizia, di intolleranza,
di conflitto, guerra e violenza.
Anche noi cristiani non siamo stati
e non siamo sempre pacifici.
Abbiamo motivi per essere autocritici,
purificare la nostra memoria storica
e chiedere perdono. E non abbiamo
motivi per comportarci da arroganti
e orgogliosi. Nonostante questo,
abbiamo motivi per sperare e possiamo
farci promotori della speranza di pace”.
Link con l'Incontro delle religioni di Cracovia 2009, foto di Nicola Bruni
Link con l'Incontro delle religioni a Barcellona 2010, foto di Nicola Bruni
Link con l'Incontro di dialogo tra religioni e culture di Monaco 2011
Qui sopra, immagini degli Incontri delle religioni
di Cracovia nel 2009, di Barcellona nel 2010
e di Monaco 2011 (foto di Nicola Bruni).
Clicca sulle foto per i link
con le pagine di riferimento.
Assistendo ad alcuni dei dibattiti
in cui si era articolata la conferenza,
Bernardo ne aveva tratto annotazioni
molto interessanti.

Il metropolita ortodosso Kyrill,
del Patriarcato di Mosca, aveva
sostenuto l’importanza del dialogo
anche tra credenti e non credenti,
eccependo però che esso era possibile
solo se questi ultimi non pretendevano
che la loro visione non religiosa
del mondo fosse l’unica da adottare
come neutrale e oggettiva.
Altri avevano osservato che tra
i “non credenti” bisognava distinguere
gli atei dagli agnostici, gli indifferenti
dai dubbiosi, così come bisognava
considerare la frequente presenza
del dubbio nella fede di molti credenti.
Perciò, nel dialogo si potevano
mettere in comune anche i dubbi,
per ricercare la verità.

Da uno specifico dibattito tra cattolici
e luterani, era emerso che dopo
la firma della Dichiarazione congiunta
di Augsburg sulla dottrina della
salvezza, avvenuta nel 1999,
i rapporti tra le due Chiese
in Germania erano molto migliorati,
al punto che nel maggio 2003 avevano
celebrato insieme a Berlino, con grande
partecipazione di fedeli, il Kirchentag,
la giornata ecumenica di preghiera
dei cristiani tedeschi.
Il metropolita Kyrill e il vescovo Vincenzo Paglia - Aachen 2003, foto di Nicola Bruni
Aachen, 2003 - Il metropolita ortodosso russo
Kyrill con il vescovo di Terni Vincenzo Paglia
(foto di Nicola Bruni).
Kyrill è stato eletto patriarca di Mosca
il 27 gennaio 2009.
Il documento finale, approvato da tutti
i leader religiosi intervenuti ad Aachen,
aveva rilanciato l’invito al dialogo
per la pace tra uomini di diversa fede
e cultura, da ricercare anche
con i presunti cattivi:

"Il dialogo non indebolisce l’identità
di nessuno. Provoca ogni uomo e ogni
donna a vedere il meglio dell’altro
e a radicarsi nel meglio di sé…
A chi crede che lo scontro tra le civiltà
sia inevitabile, diciamo: liberatevi
da questo pessimismo opprimente,
che crea un mondo di muri e di nemici,
dove diventa impossibile vivere sicuri
e in pace. L’arte del dialogo svuota,
nel tempo, anche le ragioni del terrore
e toglie terreno all’ingiustizia
che crea risentimento e violenza”.
“A chi crede che il nome di Dio possa
essere usato per odiare e fare la guerra,
per umiliare e cancellare la vita
dell’altro, diciamo: il nome di Dio è Pace.
Le religioni non giustificano mai
l’odio e la violenza”.
"Vi avverto - concluse il prof - che queste epocali novità del dialogo ecumenico
per l’unità tra cristiani separati
e del dialogo interreligioso e interculturale
per la pace tra fedi e culture diverse,
non le troverete nei vostri libri di storia.
I quali continuano a dare spazio
alle intolleranze del passato,
alle guerre di religione, alle guerre sante
contro gli infedeli e alle persecuzioni
antireligiose, trascurando di metterle
a confronto con i nuovi segni dei tempi. Potete, tuttavia, cercarle…
in bocca al lupo”.

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
20 settembre 2003
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Suor Emmanuelle
l'angelo degli "ultimi"
Lione 2005, Suor Emmanuelle con Nicola Bruni all'incontro tra le religioni
Nella foto qui sopra, al centro, sono
ritratto a Lione il 13 settembre 2005
accanto a suor Emmanuelle del Cairo
(che all'epoca aveva 97 anni)
al termine della conferenza sui
“Bambini nel mondo tra guerra e pace”.

Questa suora cattolica di origine
franco-belga, in fama di santità,
salita al cielo il 20 ottobre 2008,
nel suo centesimo anno, ha speso
fino all'ultimo la sua vita in favore
dei bambini poveri del sud del mondo,
testimoniando la sua amicizia
con “decine di migliaia di musulmani”.

Per 22 anni, ha svolto il suo apostolato
di carità in una baraccopoli della periferia
del Cairo, fra gli "stracciaroli" egiziani,
gente disprezzata e poverissima
che viveva della raccolta e cernita
dei rifiuti, in mezzo ai topi e ai pidocchi,
senza luce elettrica né acqua corrente,
preoccupandosi non di convertire
i musulmani ma di curare gli ammalati,
insegnare a leggere e scrivere
ai bambini e alle bambine,
e animare la comunità locale.

Attualmente, la sua congregazione assiste
circa 60mila bambini in vari Paesi
del mondo, con ambulatori, scuole,
asili e campi da gioco.
Lione, 13 settembre 2005, foto di Nicola Bruni
Uno scorcio del teatro romano di Lione durante l'Incontro delle religioni del 2005.
Foto di Nicola Bruni
Umanesimo di pace
La tolleranza? Non è più tollerabile,
nella società multiculturale di oggi,
poiché presume la superiorità di chi tollera.

D’altra parte, chi ha sofferto l’esperienza
di essere “tollerato”, nel senso di non
essere accettato, di non essere stimato,
di essere emarginato, non vorrebbe
trattare gli altri allo stesso modo.

Il dialogo tra identità culturali, religiose
e nazionali diverse? E’ indispensabile,
ma di per sé non basta: deve essere
uno strumento, un metodo, un’arte
per tessere rapporti di pace
tra gli individui e tra i popoli.

Esso comporta la pari dignità
degli interlocutori, il rispetto reciproco
delle differenze, la disponibilità
di ciascuno ad ascoltare le ragioni
dell’altro, e l’umiltà di recepire
dall’altro quanto di vero, di giusto
e di buono sia in grado di comunicargli.

Di questo si è parlato al XIX Incontro
internazionale “Uomini e religioni”,
tenutosi a Lione dall’11 al 13
settembre 2005 su iniziativa
della Comunità di Sant’Egidio.

Trecento leader religiosi (delle diverse
confessioni cristiane, ebraiche,
musulmane e buddiste) e intellettuali
non credenti, provenienti da tutto il mondo,
si sono confrontati amichevolmente,
in 25 “tavole rotonde” e alla presenza
di oltre 5000 “testimoni”, sul tema
“Il coraggio di un umanesimo di pace”.

Quale coraggio? Quello - si è detto -
di non avere paura di chi è diverso,
di rifiutare lo “scontro di civiltà”,
di non contrapporsi con arroganza all’arroganza, di ricercare umilmente
le vie della mediazione, dell’accordo,
della riconciliazione, della pace.
E, ancora, il coraggio di non
rassegnarsi alla realtà di un mondo
di ingiustizie, di violenze, di conflitti,
di miseria e di abbandono
per molti milioni di esseri umani.

Il coraggio di accettare la sfida
della libertà, del pluralismo,
dell’incontro delle culture,
della convergenza degli uomini di buona
volontà, credenti in Dio e non credenti,
per realizzare l’ideale di un umanesimo
di pace, cioè di una civiltà solidale
in cui si vive insieme nella diversità.

In “platea” c’ero anch’io,
e posso testimoniare di essere stato
favorevolmente impressionato
dalla cordialità dei rapporti
tra le personalità religiose e laiche
intervenute, dal fervore della preghiera
comune di tutti i cristiani “separati”
nella basilica cattolica di Notre Dame,
e dalla variopinta processione
interreligiosa che, a conclusione
dell’evento, si è snodata per le vie
del centro storico come pubblica manifestazione di solidarietà
per la pace tra le religioni del mondo.
Lione 2005, il medico missionario Maria Grazia Proietti con delegati africani, foto di Nicola Bruni
Lione 2005, seminaristi africani con il medico
missionario Maria Grazia Proietti, di Sant'Egidio.
Foto di Nicola Bruni
Mi piace, inoltre, riferire due “chicche”
del congresso di Lione.
Suor Emmanuel, una religiosa cattolica
quasi centenaria e in fama di santità
che dedicò 22 anni della sua vita
ai bambini poveri di una baraccopoli
del Cairo, si è vantata di essere
“personalmente amica”
di decine di migliaia di musulmani,
mentre il teologo islamico Ezzedin Ibrahim,
degli Emirati Arabi Uniti, ha assicurato
che secondo il Corano andranno
in Paradiso anche i credenti delle altre
religioni che fanno opere di bene.

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
5 ottobre 2005
Napoli 2007, cerimonia finale dell'incontro tra le religioni, foto di Nicola Bruni
La cerimonia conclusiva dell'Incontro
delle religioni a Napoli nel 2007.
Foto di Nicola Bruni

Clicca sulla foto
per il link con il servizio.





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Lione 12 settembre 2005, Nicola Bruni con religiosi Tenrikyo
Nicola Bruni con alcuni religiosi Tenrikyo giapponesi al Palais des Congrès di Lione il 12 settembre 2005.
La Colomba della pace di Sant'Egidio - link con Home
“A chi crede che il nome di Dio possa essere usato per odiare e fare la guerra,
per umiliare e cancellare la vita dell’altro, diciamo:
il nome di Dio è Pace. Le religioni non giustificano mai l’odio e la violenza”.
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