ALCIDE DE GASPERI
padre fondatore della Repubblica democratica, ricostruttore dell'Italia dalle rovine della guerra
cattolico esemplare che praticò
la politica come servizio al bene comune
Alcide De Gasperi
Alcide De Gasperi (1881+1954)
Sullo sfondo, la folla ad un comizio tenuto a Novara l'8 aprile 1948 dal leader della Democrazia Cristiana.
Vidi De Gasperi
quando avevo 11 anni
Da bambino, vidi De Gasperi
il 5 giugno del 1953,
mentre teneva il comizio conclusivo
della campagna per le elezioni politiche,
a Roma in Piazza del Popolo.
Seguivo la sua attività
ascoltando i giornali radio,
ed ero molto affezionato a lui,
come gran parte degli italiani
di quel tempo.
Quando morì, nell'agosto del 1954
(avevo quasi 13 anni), andai
a visitare la sua salma esposta
nella Chiesa del Gesù, a Roma.
Per entrare c'era una tale calca
che io ad un certo punto galleggiavo
nella folla senza toccare terra.
Poi partecipai al grandioso corteo
funebre che accompagnò la salma
di De Gasperi alla sepoltura
nella Basilica di San Lorenzo
fuori le Mura.
La sfilata delle delegazioni venute
da tutta Italia, che io mi fermai
a guardare in Via IV Novembre,
durò circa un'ora.
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La tomba di Alcide De Gasperi nel portico della basilica di S. Lorenzo a Roma, foto di Nicola Bruni
La tomba di De Gasperi
nel portico della basilica
di S. Lorenzo fuori le Mura
a Roma
(foto di Nicola Bruni).
Maria Romana De Gasperi, foto di Nicola Bruni 2003
Maria Romana De Gasperi,
figlia dello statista,
che ho conosciuto
alla mostra storica
"Alcide De Gasperi,
un europeo
venuto dal futuro",
allestita nel Vittoriano
a Roma (nov. 2003).
Link con l'articolo di Nicola Bruni su De Gasperi e il Trattato di pace del 1947
Link con l'articolo di Nicola Bruni su L'ITALIA DEL 1948 DI DE GASPERI E BARTALI
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Link con la pagina iniziale del Belsito
"Un europeo
venuto dal futuro"
Visita didattica della classe Terza D
alla mostra “Alcide De Gasperi,
un europeo venuto dal futuro”,
allestita a Roma nel complesso del Vittoriano,
per il cinquantenario della sua morte
(19 agosto 1954).
“Perché venuto dal futuro?
E da quale futuro? Quello dell’Italia
di oggi governata da Berlusconi?”,
domandò Aurora al professor Nicolini.

L’insegnante di lettere, che per modestia
si era offerto di fare semplicemente
da "cicerino", rimase in prima battuta
senza parole; poi promise di dare
una risposta meditata nel corso della visita.
Alcide De Gasperi ad un comizio elettorale della Democrazia Cristiana del 1948
De Gasperi in un comizio del 1948.
Nicolini aveva già spiegato ai suoi alunni
chi era De Gasperi:

uno dei padri fondatori
dell’Italia democratica,
tra i firmatari della Costituzione;

capo del governo dal dicembre 1945
(per 19 giorni anche capo provvisorio
dello Stato), nel periodo di transizione
dalla monarchia alla repubblica
e in quello di formazione delle istituzioni
repubblicane, fino all’agosto 1953;

l’antifascista, incarcerato dal Fascismo,
a cui toccò l’onere di rappresentare l’Italia
sconfitta nella guerra voluta da Mussolini,
alla conferenza dei vincitori;

il principale artefice della ricostruzione
del Paese dalle rovine materiali
e morali di quella guerra;

lo statista prestigioso che ricollocò l’Italia
nel contesto internazionale, schierandola nell’alleanza dei Paesi democratici
con gli Stati Uniti d’America, e avviandola
sul cammino dell’integrazione europea,
di cui si fece promotore con il francese
Schuman e il tedesco Adenauer;

l’uomo di pace, che mise in pratica
il ripudio della guerra sancito
dalla Costituzione cercando soluzioni
pacifiche alle controversie territoriali
postbelliche con l’Austria e la Iugoslavia.

Ancora, il politico riformista,
che realizzò una vasta riforma agraria
(unico provvedimento del genere
sul suolo italico dal tempo dei Gracchi);

che creò la Cassa del Mezzogiorno
per sostenere lo sviluppo
delle regioni meridionali;

che favorì l’intervento propulsore
dello Stato nell’economia istituendo
l’Eni, l’Ente nazionale idrocarburi
impiantato da Enrico Mattei;

che varò la riforma tributaria
elaborata dal ministro Vanoni;

che provvide alle necessità abitative
di centinaia di migliaia di italiani poveri
con il Piano Ina-Casa proposto
dal ministro Fanfani.

De Gasperi, aveva detto, fu anche il primo
cattolico chiamato a guidare l’Italia,
dopo 85 anni di storia unitaria.
Fondatore e leader della Democrazia Cristiana, il partito di cattolici
che avrebbe governato il Paese
per circa mezzo secolo
su mandato degli elettori,
scelse la collaborazione con i partiti
democratici di ispirazione laica, che
avrebbe portato al superamento
dello “storico steccato” tra cattolici e laici;
e respinse le pressioni di autorevoli
ambienti ecclesiastici per
la costituzione di un blocco elettorale
anticomunista (e conservatore)
con i partiti di destra nel 1952.
Richiamando brevemente quelle
informazioni davanti ai pannelli,
ai filmati e ai cimeli della mostra,
il professore individuò cinque
fondamentali “anticipazioni del futuro”
che De Gasperi seppe indicare
e far acquisire al popolo italiano,
a cominciare dalla componente cattolica:

1) gli ideali di libertà e democrazia,
che aveva testimoniato di persona
anche subendo il carcere negli anni
della dittatura fascista;

2) la scelta repubblicana, che
il congresso del suo partito
approvò a larghissima
maggioranza nell’aprile 1946;

3) la scelta occidentale, di fronte
alla divisione del mondo in due blocchi
contrapposti e alla minaccia totalitaria
del Comunismo sovietico,
con la conseguente adesione
all’Alleanza Atlantica, che avrebbe
garantito sicurezza, pace, libertà
e progresso al nostro Paese;

4) la scelta comunitaria europea,
orientata verso l’integrazione,
cioè l’interdipendenza
e l’unione funzionale, fra gli Stati
del Vecchio Continente;

5) l’apertura dei cattolici
alla collaborazione politica
con i non-credenti finalizzata al bene
comune, che poi sarebbe stata
raccomandata ufficialmente dalla Chiesa.
“Viceversa - continuò il professore -
non si può dire che il futuro da cui
proveniva De Gasperi fosse quello
di Tangentopoli, dell’affarismo politico
privo di ideali e di tensione morale,
dei personali conflitti di interesse
dei governanti, della politica-spettacolo
basata più sull’apparenza che
sulla sostanza, dell’ostentazione
della ricchezza da parte di chi impone
con le tasse sacrifici ai cittadini.
Rispetto a queste degenerazioni
che avrebbero inquinato il futuro
della politica italiana, De Gasperi
è stato senz’altro un uomo del passato,
di un nobile passato”.

“Infatti, nato povero (nella mostra è
esposto un certificato di povertà
della sua famiglia trentina di origine),
condusse una vita austera
e morì relativamente povero”.
De Gasperi in un manifesto elettorale del 1948, foto di Nicola Bruni da una mostra del Vittoriano
De Gasperi in un manifesto elettorale del 1948.
Foto di Nicola Bruni da una mostra del Vittoriano.
“Ai suoi tempi non c’era ancora la tv,
ma ciò non gli impedì di essere molto
popolare in tutta l’Italia, sebbene
avesse un carattere schivo.
Ai suoi comizi accorrevano folle
imponenti, come testimoniano
i filmati della mostra; alla sua morte,
milioni di italiani piansero.
Fu anche calunniato, insultato
e aspramente combattuto
dai suoi avversari.
Nell’ottobre 1945, quando era ministro
degli Esteri del Governo Parri,
qualcuno tentò di assassinarlo
sparando a Roma un colpo di pistola
contro la sua auto”.
Elogi postumi degli ex oppositori
“Oggi gli storici, e perfino molti suoi
ex oppositori, riconoscono che
Alcide De Gasperi era un uomo
di grande rigore morale
e di profondo sentimento religioso,
un leader che aveva un alto senso
dello Stato (inteso come imparzialità
nella gestione del potere)
e che concepiva l’impegno politico
come servizio del bene comune”.

Nicola Bruni
da LA TECNICA DELLA SCUOLA
20 novembre 2003
Per Alcide De Gasperi la Chiesa ha avviato
il processo canonico di beatificazione.
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