Notizie, commenti e immagini dal mondo
I dolori del giovane Blessing
Barcone di profughi
SOS Carestia nel Corno d'Africa
Donne e bambibi somali
Sono 11,3 milioni le persone colpite
da siccità e carestia che stanno
affliggendo il Corno d’Africa e i paesi
confinanti (Etiopia, Eritrea, Somalia,
Kenya, Uganda, Tanzania e Sud Sudan).
I profughi sono già centinaia di migliaia.
“Non manchi a queste popolazioni sofferenti
- ha chiesto il Papa Benedetto XVI - la nostra
solidarietà e il concreto sostegno
di tutte le persone di buona volontà».
La denutrizione, la mancanza di acqua
e di cibo, la siccità che ha distrutto gli ultimi due raccolti e che impedirà il prossimo,
stanno mettendo a rischio la vita di milioni
di persone di cui la metà sono bambini.
Al momento sono oltre 200.000 le persone
assistite e aiutate dalla Caritas in Kenya,
Etiopia e Somalia, anche attraverso
programmi per la sopravvivenza del loro
bestiame, che fornisce a quelle popolazioni
latte, formaggio, carne, pellame
ed entrate finanziarie.
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Per sostenere gli interventi si possono
inviare offerte a Caritas Italiana
tramite il c/c postale n. 347013,
specificando nella causale:
"Carestia Corno d'Africa 2011".
Queste offerte sono deducibili
nella dichiarazione dei redditi.
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Link con la pagina iniziale del Belsito
Tribolazioni e speranze
degli immigrati in Italia
Perché respingermi?
“Migliaia di chilometri fatti a piedi nudi,
a stomaco vuoto.
Giorni e notti passate nel deserto
con la gola asciutta.
Ore e ore d’estate nascosto
nel container senza ossigeno.
Perché respingermi? […]
Chiedevo solo un pezzo di pane,
acqua potabile e coperta.
Chiedevo solo di essere lontano
dalle guerre civili, dall’odio.
Chiedevo solo un’altra giornata
di sopravvivenza umana.
Perché respingermi? […]
Cercavo solo una ragione
per continuare a vivere.
Perché rovinare una speranza
e impedire un respiro?
Perché respingermi?”.

E’ la domanda angosciosa che tanti
immigrati cosiddetti clandestini
rivolgono alle autorità di un Paese
considerato benestante come l’Italia,
dove sono approdati dopo un lungo
e durissimo viaggio
affrontato a rischio della vita.

Se ne fa portavoce, nel libro
“Immigrazione in poesie”
(edito da Bless Children’s Foundation),
il giovane poeta Blessing Sunday
Osuchukwu, cittadino italiano nato
in Nigeria e laureato in Scienze sociali
a Roma. Un volumetto di 80 pagine
che racconta vicende e stati d’animo
di immigrati africani nel nostro Paese:
accoglienza solidale e respingimenti,
ansie e tribolazioni per il permesso
di soggiorno, fatiche e disagi, speranze
e delusioni, pianti e sorrisi, gioie
e malinconie, scoraggiamenti e tenace
volontà di riuscire, umiliazioni
e successi, crisi d’identità e desiderio
di assimilazione, nostalgia della terra
di origine e sogno di conquistare
la cittadinanza italiana.

C’è anche un pensiero di gratitudine
per la buona gente di Lampedusa,
che “accoglie e rianima
esseri sconosciuti”
trattandoli come persone umane.

L’autore rivolge, infine, un accorato
appello alla sua nuova patria:
“Italia nostra, sappiamo che ce la puoi
fare / a ricordarti che hai altri figli
di colori diversi, / venuti da lontano
e bisognosi di amore”.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 dicembre 2011
Venditore africano di libri, foto di Nicola Bruni
Un immigrato africano, venditore di libri, a Roma.

Foto di Nicola Bruni
La Corea
del Grande Fratello
Un regime totalitario e spionistico
molto simile a quello rappresentato
da George Orwell nel romanzo
di fantapolitica "1984"
Il dittatore della Corea del Nord Kim Jonq-il
Il dittatore comunista della Corea del Nord
Kim Jong-il, morto a 69 anni il 19 dicembre 2011.
Non esagerava George Orwell
nell’immaginare gli estremi spionistici
della dittatura di un “Grande Fratello”,
ai tempi di Stalin. Un regime totalitario
molto simile a quello che lo scrittore
inglese rappresentò nel romanzo
di fantapolitica “1984”, si è incarnato
nella “Repubblica democratica
popolare” della Corea del Nord:
una monarchia assoluta ereditaria
di ispirazione comunista, sostenuta
dalla Cina, che fino al 19 dicembre 2011
faceva capo al tiranno divinizzato
Kim Jong-il (succeduto nel 1994 al padre
Kim Il-sung, già al potere dal 1948),
e che dopo la sua morte è passata nelle
mani del figlio ventisettenne Kim Jong-Un.

Per chi la sorvola in aereo di notte
- racconta la giornalista Barbara Demick
in un libro pubblicato negli Stati Uniti -
la Corea del Nord, priva di illuminazione,
appare come un grande buco nero
tra la Cina e la Corea del Sud,
brulicanti di luci, salvo un puntino
che indica il quartiere della capitale
Pyongyang dove vivono i capi del regime.

Un Paese tenuto al buio in ogni senso,
isolato dal mondo, nel quale sono
vietati internet e i telefoni cellulari,
radio e tv sono bloccate sui canali di Stato,
i giornali fanno solo propaganda.
Il controllo dei servizi segreti è totale
e capillare. La repressione si basa
sul principio della responsabilità
collettiva: se a qualcuno viene
addebitato un crimine, la punizione
si abbatte - senza possibilità di difesa -
anche sui suoi familiari. Si può essere
arrestati e torturati per una battuta ironica
o per il possesso di un’immagine religiosa.
Si rischia la pena di morte
per una falsa accusa di spionaggio.
Su 23 milioni di abitanti, almeno
duecentomila sono rinchiusi in campi
di rieducazione. Se un prigioniero
si ribella, può accadere che
si costringano i suoi compagni
a massacrarlo a sassate.

Ma di queste gravi violazioni dei diritti
umani il resto del mondo si cura poco,
come se il popolo nordcoreano
appartenesse a… un’ altra razza.

Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
25 aprile 2010
(testo aggiornato al 19 dicembre 2011)
Nel fondo pagina, la baia di El Kebir in Tunisia.
Foto di Fabio Bruni
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