| L'iconografia tradizionale lo raffigura
con un sorrisetto amaro sulle labbra.
Idealista irriducibile, non ha posizioni
di potere o interessi personali
da difendere, né ambizioni di carriera
da soddisfare, e pertanto non ha bisogno
di scendere a compromessi
del tipo “do ut des”.
Di conseguenza, per quanto si sforzi,
non riesce a identificarsi con nessuno
dei partiti, oligarchici e pragmatici,
attualmente operanti nel “mercato”
della politica italiana.
Una delle sue caratteristiche è
di essere un libero parlatore,
che va controcorrente
e dice “panetùn” al panettone
e “spumante” allo spumante
(invece di chiamarlo “champagne”),
fatte salve le buone maniere
alle quali è stato educato
fin da piccolo, e che comportano
il rifiuto di adottare il turpiloquio
come strumento di espressione,
di valutazione dei fatti
o di intimidazione dell’interlocutore.
A differenza di molti suoi colleghi,
che praticano il “silentium” del chiostro
astenendosi dall’esternare come
la pensano - per timore che “gli altri”
(gli etichettatori automatici)
li etichettino come… vattelappesca -,
lui non ha paura di essere etichettato
come “bacchettone” perché parla
dando “bacchettate”, ed è pronto,
ogni volta che se ne presenti
l’occasione, a mettere bocca
- sempre con un sorrisetto sulle labbra -
per dire la sua, sollevare obiezioni,
sparare battute o infliggere metaforici
colpi di spillo in alto a destra,
in alto al centro e in alto a sinistra,
anche a rischio di trovarsi
isolato, o in minoranza,
e di prendere in cambio un fracco
di più o meno metaforiche legnate.
Inoltre, a differenza di quei suoi colleghi
che “non guardano in faccia a nessuno”,
lui è abituato a guardare diritto
nelle… palpebre degli occhi
la controparte, le sorride, finge
di elogiarne i difetti e di apprezzarne
come fossero meriti le colpe,
mettendoli in caricatura,
per farli seppellire dal pubblico
in ascolto sotto una travolgente risata.
Come predicevano, nel secolo scorso,
i profeti del Sessantotto:
“Una risata vi seppellirà”.
Così, più che denunciare le malefatte
altrui, S. Arcasmo cerca di cogliere
il lato comico, ridicolo,
di quelle malefatte,
il loro “talloncino di Achille”,
ben sapendo che quel talloncino
sarebbe assai meno capace
di resistere al solletico dell’ironia
e della satira che non all’urto
delle armi della polemica.
S. Arcasmo, tuttavia, non è
un qualunquista né un disfattista,
perché lui, un ideale politico,
fondato su principi democratici
e cristiani, un’idea complessiva
di come dovrebbe operare
la politica e funzionare la democrazia
al servizio dei cittadini
e del bene comune, ce l’ha.
Non razzola diversamente
da come predica,
non fa di ogni erba uno sfascio
e “a naso” sa distinguere
i cavolfiori (dei quali è ghiotto)
dai cavolacci loro.
Intanto, mentre se la ride
“castigando mores” (che sarebbero
i costumi corrotti), S. Arcasmo
prega che i “Fratelli d’Italia”
si sveglino, e spera…
“aspettando Godot”.
Nicolaus |
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| L’epoca degli assolutismi è tramontata?
Assolutamente no.
Lo ha detto anche Berlusconi: “Gli italiani
sono assolutamente in buone mani”.
Le sue. Del “miglior premier in assoluto”.
Perciò lasciamogli fare tutto da solo.
Visto che ci ha garantito: “Ghe pensi mi”
(ci penso io). Che il suo governo andrà
“assolutamente avanti”; che i deputati
dell’opposizione sono “in assoluto
disagio”; che i processi a lui intentati
sono “assolutamente ridicoli”…
poiché non gli assicurano l’assoluzione.
L’assolutismo ha contagiato
anche la Fiat?
Assolutamente sì.
Lo ha detto anche Berlusconi:
“La soluzione proposta da Marchionne
è assolutamente ragionevole”
ed è “assolutamente positivo
come si sta evolvendo la situazione”.
Infatti ora si profila il trasferimento
della direzione Fiat oltre oceano:
vuoi mettere come si ragiona a Detroit
e come si ragiona a Torino?
Assolutamente.
Del resto, secondo quel che diceva
un opinionista a Radio Tre, in Italia
si assiste a “una corsa assolutamente
rumorosa”, che “viene recitata
in maniera assolutamente interessante”,
mentre sono aperte
“questioni assolutamente rilevanti”,
sulle quali c’è qualcuno che
“ha assolutamente ragione”
e qualcun altro che
“non è assolutamente d’accordo”.
Tuttavia, il trionfo dell’assolutismo
è insidiato, per un verso, dall’estremismo,
di chi definisce la situazione
“estremamente grave”
e riterrebbe
“estremamente importante”
un “estremo sussulto”;
e, per altro verso, dal perfettismo,
di chi si dichiara
“perfettamente convinto”
che il Premier abbia
“perfettamente ragione”,
bollando come roba dell’Ottocento
quel che scrisse Alessandro Manzoni:
“La ragione e il torto non si dividono mai
con un taglio così netto che ogni parte
abbia soltanto dell'uno o dell'altra”.
In fondo in fondo però, secondo me,
Manzoni non aveva tutti i torti.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 febbraio 2011 |
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| Per le guerre non dichiarate |
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| Chi di loro è "il più grande"? |
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| Si racconta che l’ex presidente
del Consiglio Massimo D’Alema
prendesse esempio
dal "Padre della patria", quando,
nel 1999, decise di bombardare
un Paese ufficialmente amico,
la Iugoslavia, senza neppure rompere
le relazioni diplomatiche,
poiché così aveva fatto Vittorio
Emanuele II nel 1860, attaccando
prima con i "Mille" di Garibaldi,
poi con l'esercito sabaudo
(che bombardò Gaeta per tre mesi)
il regno di suo cugino Franceschiello.
Si racconta anche che il "premier"
Berlusconi, nella primavera del 2011,
abbia deciso di bombardare la Libia
del suo amico intimo Gheddafi, senza
neppure abrogare il trattato di amicizia
stipulato con lui due anni prima,
per non essere da meno dei due
Padri della Patria sopra citati. |
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| Sento un politico esclamare in tv:
“Ci mancherebbe altro!”. E subito
mi viene spontaneo domandargli:
“Che cosa ci mancherebbe?”
Ovviamente, lui non mi risponde.
Allora mi guardo intorno, e mi rispondo io,
compilando una metaforica lista della spesa.
Dunque, in Italia, ci mancherebbe
ben altro dell’attuale classe di governo
che non dà il buon esempio, mantenendo
intatti i privilegi della “casta”
mentre impone nuovi sacrifici alla “gente”;
ben altro di un Parlamento
nominato da pochi oligarchi di partito;
ben altro di un sistema politico bipolare,
che costringe gli italiani a dividersi
in due blocchi avversi, e a formare
coalizioni eterogenee comprendenti
anche “cani e porci” pur di ottenere
un voto in più.
Ci mancherebbe un “patto di ferro”
tra democratici di ogni tendenza
per abrogare la “Costituzione materiale”,
che “non sta scritta da nessuna parte”,
e riportare in vigore la Costituzione
scritta sulla quale giurano i ministri,
rifondando la Repubblica democratica
sul lavoro e sull’uguaglianza.
Ci mancherebbe il ripristino di una legge
elettorale proporzionale che desse
un peso uguale a ciascun voto,
senza truccare la bilancia
per trasformare in maggioranza
la minoranza più forte.
Altro ancora, ci mancherebbe:
che fosse restituito agli elettori
il diritto di scegliere con il voto
di preferenza i membri del Parlamento;
che si riducesse il numero degli eletti
in proporzione a quello dei non votanti,
in modo da far pesare anche gli astenuti;
che si praticasse una politica
di mediazione democratica volta
a perseguire il consenso della
maggioranza effettiva dei cittadini.
Infine, nella ricorrenza dei 150 anni
dei “luoghi comuni dell’Italia unita”,
non ci mancherebbe altro che
di rivolgere un invito agli italiani:
“Chi più ne ha più ne metta”.
Meglio averne tanti che…
“UN UOMO SOLO AL COMANDO”.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 dicembre 2010 |
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| La compravendita degli "On." può
essere considerata CORRUZIONE?
Macché! E' un LIBERO MERCATO.
Ricordiamo che la praticavano in qualità
di compratori grandi statisti (esperti
nelle statistiche dei voti parlamentari)
massoni dell'Italia "liberale" come
Depretis, Crispi, Giolitti, ai quali "la Patria"
ha dedicato monumenti, piazze, strade,
e non patrie galere
("Ci mancherebbe altro!"). |
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