Aderendo alla campagna contro il bullismo lanciata dal Ministero della Pubblica istruzione
ripropongo i consigli di due psicologi inglesi agli studenti sulle tecniche per evitare le angherie
Come ti smonto il bullo
Bullismo, disegni e testi di Yassmin Yaghmai - 2000
Il bullismo visto da Yassmin Yaghmai, mia geniale alunna degli anni 1999-2002.
.
Il bullismo dei ragazzi può determinare situazioni di emergenza nella scuola. Gli alunni presi di mira e angariati da compagni prepotenti possono sentirsi depressi, perdere sicurezza e autostima, incontrare difficoltà di concentrazione e di apprendimento nello studio, accusare disturbi psicosomatici
(mal di testa o di stomaco, incubi, attacchi d’ansia), sviluppare un’avversione per l’ambiente scolastico.
L’allarme viene lanciato da due psicologi inglesi, Sonia Sharp e Peter K. Smith, che hanno studiato il fenomeno ed elaborato un progetto per affrontarlo nel libro “Bulli e prepotenti nella scuola – Prevenzione e tecniche educative (Edizioni Erickson, Trento).

COME CURARE I BULLI - Il bullismo,
spiegano gli autori del manuale,
è un tipo di comportamento che mira
deliberatamente a far del male, mosso
dal desiderio di intimidire e di dominare.
Può assumere forme, spesso persistenti,
di violenza fisica, verbale o morale.
Per combatterlo, il libro propone
una serie di attività didattiche volte
a incoraggiare il rifiuto dell’aggressività
e della prepotenza come valori.
Inoltre, fornisce i copioni di possibili
colloqui con un bullo capobanda,
un complice, una “vittima classica”
e un’altra “provocante”.

I metodi indicati sono due:
quello dell’ ”interesse condiviso”
e dell’ “approccio senza accusa”.
Entrambi mirano a rendere consapevoli i bulli che la loro vittima “se la sta passando male”
a scuola, e a stimolare la loro compassione
per indurli a cercare di aiutare il compagno.

COME DIFENDERSI - Alle vittime
può essere offerto un “training di assertività”,
organizzato per gruppi. Si tratta di insegnare
ai ragazzi, con esercitazioni pratiche,
le tecniche per: fare affermazioni assertive,
resistere al raggiro e alle minacce,
rispondere agli insulti, abbandonare
una situazione di bullismo, ottenere
l’appoggio dei presenti, accrescere
la propria autostima, mantenersi calmi
in situazioni stressanti.

Si risponde “assertivamente”
quando si afferma il proprio diritto
senza offendere o minacciare l’avversario
(“Non mi piace quando fai così”).
La risposta assertiva si basa
su una combinazione di messaggio
verbale e linguaggio del corpo
che esprima sicurezza. Per questo,
si consiglia di stare bene eretti,
guardare il molestatore negli occhi,
assumere un’espressione del viso
neutra, tenere le braccia rilassate
lungo i fianchi o le mani in tasca, evitare atteggiamenti che possano
percepiti come difensivi (braccia conserte,
giocherellare con le mani) o come aggressivi
(mani sui fianchi o indice puntato).

Un’altra tecnica è quella del “disco incantato”,
consistente nel ripetere sempre
la stessa risposta assertiva, finché
il molestatore non si stanca e si ritira.

Se neppure questa funziona, si può
tentare quella del “fogging”
(annebbiare, confondere): si risponde
ad ogni scherno o insulto con un’affermazione
elusiva che miri a smorzare il conflitto
(“Tu puoi pensarla così”, “Magari”,
“A te può sembrare così”, “E allora?”).

Quando derisioni e insulti provengono
da più persone, si ritiene opportuno
che la vittima non risponda e cerchi
di mantenere la calma ripetendosi
mentalmente messaggi di autostima
(“Io sono bravissimo”, “Io riesco a stare calmo”).

COME RILASSARSI - Per rilassarsi,
vengono suggeriti esercizi di respirazione,
di concentrazione e distensione muscolare
(per esempio, stringere il pugno, contare
fino a tre e poi lasciar cadere la mano
lungo il fianco) e di visualizzazione
di immagini rassicuranti.
Infine, si raccomanda agli insegnanti
di dare rilievo al fatto che, se gli alunni
subiscono comportamenti bullistici,
non devono necessariamente risolvere
la situazione da soli, ma possono
essere aiutati dai compagni
e dal personale della scuola.
Perciò si sottolinea che non deve essere
avallata la convinzione secondo cui
denunciare un sopruso significhi “fare la spia”.

NICOLA BRUNI
da IL GIORNO - 30 aprile 1996
Esibizione a scuola, foto di Nicola Bruni
.
Testa barocca a Noto, foto di Nicola Bruni - link con Home
Lo "spettacolo" quotidiano recitato
a scuola da un bulletto di 14 anni
Relazione sul comportamento
dell’alunno Y.
di una prima classe di scuola media
La proposta di un provvedimento
di sospensione dalle lezioni
dell’alunno Y., di nazionalità … ,
trae occasione dal disturbo
arrecato da questo ragazzino
di 14 anni alla lezione di geografia
del 4 marzo, ma è motivata
principalmente dall’incorreggibilità
del suo comportamento
indisciplinato, che ha continuato
ad imperversare durante le attività
didattiche di quasi tutte le materie.

Non sono serviti a fargli cambiare atteggiamento le due sospensioni
che gli sono state già comminate
(una di 5 giorni dalle lezioni e una
di un mese dalle uscite didattiche),
le reiterate ammonizioni verbali
e scritte, e i numerosi giudizi
di non sufficienza da lui riportati
nella valutazione
del primo quadrimestre.

Ogni volta promette e giura
che si comporterà bene, ma poi
non c’è giorno, o quasi, in cui
riesca a mantenere la promessa.

Per quanto mi riguarda, Y.
ha disturbato deliberatamente,
spesso in concorso con altri,
la maggior parte delle mie lezioni
alle quali è stato presente.

Alcune volte, come è accaduto ieri
4 marzo dopo 38 minuti di continue
interruzioni, sono stato costretto
a porre fine anticipatamente
alla lezione per mancanza
delle necessarie condizioni
di tranquillità.

A parte alcuni atti di violenza fisica
compiuti nei confronti di compagni
al di fuori della mia responsabilità
di vigilanza, le sue azioni di disturbo
consistono normalmente
in un susseguirsi di comportamenti
di questo tipo, evidenziati
dalla sua collocazione al primo
banco davanti alla cattedra
(per esigenze di controllo):
mangia o mastica chewing-gum
o altro, beve da una bottiglietta,
rifornisce di caramelle o gomme
da masticare i compagni,
si mette in testa un cappello,
erutta, fa schioccare la lingua,
fischia, canta, batte sul banco,
lancia pezzetti di gomma o di gesso
o palline di carta (riuscendo quasi
sempre a non farsi scoprire),
si muove dal posto senza permesso,
se richiamato nega
anche sotto giuramento
di aver fatto alcunché
e ribatte a lungo
(con ulteriori perdite di tempo),
pretende di andare al gabinetto
durante ogni ora di lezione
e simula contorsioni
da impellente bisogno, interviene
a sproposito per accusare
o per difendere (anche falsamente)
dei compagni richiamati
dall’insegnante, inclina la sedia
a rischio di cadere (e talvolta cade),
sposta di sua iniziativa il banco.

A volte, simula di essersi fatto
molto male per aver urtato qualcosa,
piegandosi fino a terra e coprendosi
il volto, ma è solo una sceneggiata,
come quella da lui messa in atto ieri,
quando mi ha accusato
di averlo colpito con il battente
della porta della classe.
Un giorno ha osato minacciarmi
di denuncia ai carabinieri perché
non lo mandavo, per la seconda volta
nella stessa ora, al gabinetto.
Altre volte mi ha minacciato
di far venire suo padre o sua madre.

Una volta, l’ho sorpreso, durante
una lezione di geografia, mentre passava
il suo videotelefonino acceso
ad un compagno della fila accanto.
Il 2 marzo ha tentato di imbrogliarmi
presentandomi come suo un riassunto
scritto di geografia che aveva preso
a una compagna, e spergiurava
che quella fosse la sua scrittura.

Da questi comportamenti, si evince che
il ragazzo, forse spinto da carenze affettive, cerca ogni pretesto e ricorre
a continue provocazioni per porsi
al centro dell’attenzione dell’insegnante
e dei compagni. Lo fa anche chiedendo
insistentemente di essere interrogato,
benché poi dimostri di non sapere
quasi nulla degli argomenti trattati.

Suppongo, inoltre, che la sua anomala
richiesta di attenzione si rivolga
maggiormente verso di me, in quanto
insegnante uomo, perché il ragazzino
risente della lontananza del padre,
che vive nel Paese di origine.

Segnalo, infine, il rischio che io
e i colleghi insegnanti della classe
corriamo nei rapporti con questo alunno,
rivelatosi bugiardo e simulatore,
che - non si sa mai - potrebbe rivolgerci
false accuse infamanti per ritorsione.

Prof.
Questa relazione è autentica.
Sono stati tolti i nomi
per rispetto della privacy.
Studenti a Torino, foto di Nicola Bruni
Poster sui piccoli bulli a scuola, esposto in una libreria di Lione - foto di Nicola Bruni
Promoveatur ut amoveatur
Bullo promosso
bullo rimosso
“Professoreessa! Katia e Micaela
vi prendono in giro”, denuncia il piccolo Diego, enfant terrible della Terza C.

“Mi prendono in... giiro? Oh! Oh!
Caro Diego, non c’è problema”,
risponde con una risatina disarmante
la prof di matematica Chicca Gironda,
nuovo acquisto della scuola media
statale di Via dello Sprofondo.
“Devi sapere che noi insegnanti siamo
pagati anche per essere presi in giro.
Governo e sindacati ci prendono
regolarmente in giro ad ogni rinnovo
di contratto, promettendo di premiare
i docenti più bravi e quelli che lavorano
di più. Ma, poi, chi è sempre presente
a scuola, viene pagato come
chi si assenta spesso; chi ha 60-70
compiti scritti da correggere ogni mese, come chi non ne ha nessuno;
e chi è bravo a spiegare,
come chi è bravo a bocciare”.

“Pensate che da quest’anno io devo fare
il giro di tre scuole, in cui è spezzettato
il mio orario d’insegnamento:
6 ore settimanali qui allo Sprofondo,
6 alla Verticalizzata
e 6 alla Prolungata, più il carosello
delle riunioni pomeridiane. E mi danno
lo stesso stipendio fisso di quando
lavoravo in una scuola sola, mentre ora
me ne spetterebbe uno da... capogiro”.

“Del resto anch’io, alla vostra età,
mi divertivo a fare le imitazioni
degli insegnanti. La mia specialità
era la voce nasale della professoressa
di matematica, che soleva rimproverarci
dicendo: - Che bella cosa! Che bella cosa!
Poi, a forza di imitarla, sono riuscita
a prendere il suo posto”.

“Però, ragazzi, vi pregherei di accettare
un consiglio, da una che di prese in giro
purtroppo se ne intende: burlatevi
dei vostri professori con una certa
discrezione, in modo che quei poverini
possano almeno salvare la faccia...
fingendo di non accorgersene”.

”E se uno come Diego fa la spia?”,
obietta Alessio. “Diego - sdrammatizza
la prof - è un caso particolare: lui si allena
a fare la spia perché da grande vuole
diventare un agente segreto 007.
Non è vero, Dieghito?”.

Il guaio è che Dieghito, alunno
portatore di non si sa quale handicap,
di tanto in tanto si esercita
anche in un pericoloso tiro al bersaglio
in classe, lanciando palline
di carta, punte di compasso e altri
oggettini con cerbottane o fionde
improvvisate. Per fortuna, ci sono
dei giorni in cui appare inspiegabilmente
calmo e disarmato, e allora Chicca
avrebbe voglia di domandargli:
“Dieghito, insomma, l’handicap, l’hai
portato o l’hai lasciato a casa?”.

L’anno scorso, quell’angioletto è riuscito
a far ammalare di esaurimento nervoso
la titolare di lettere, che doveva parare
i suoi scherzetti per 11 ore alla settimana,
e a mettere in fuga con domanda
di trasferimento più di mezzo
Consiglio di classe.
Alla fine, la sua insegnante di sostegno
si è giustificata dicendo: “Il preside
mi ha fatto fare in media tre giorni
di supplenza su cinque, e poi...
voleva anche i risultati”.

Comunque, i professori dello Sprofondo
sono, ancora una volta, fermamente
decisi a promuovere Dieghito:
promoveatur ut amoveatur -
si promuova affinché si rimuova.
Così potrà andare a deliziare i colleghi
del vicino liceo scientifico,
in cui si studia anche il latino
(hodie mihi, cras tibi - oggi a me,
domani a te), per l’assolvimento
dell’obbligo scolastico prolungato.

Dal libro AD CATHEDRAM di Nicola Bruni
Roma, Campidoglio - Università de Macellari, foto di Nicola bruni
UNIVERSITA' DE MACELLARI
consigliata agli studenti
con spiccata inclinazione
a FARE MACELLO
(Roma, Campidoglio - foto di Nicola Bruni)
Clicca sulla foto di studenti
qui a sinistra
per il link con l'articolo sui miei
QUARANT'ANNI DI SCUOLA





Sullo sfondo:
"NON C'E' SCUOLA SENZA SPINE"
foto allegorica di Nicola Bruni.
IL GIORNO del 30 aprile 1996, articolo di Nicola Bruni
L'articolo di apertura di questa pagina, pubblicato sul quotidiano IL GIORNO del 30 aprile 1996.
VISITATORI: