| Così l'ho visto andarsene
affacciato al mio balcone |
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| L'elicottero che trasporta il Papa Benedetto XVI
dal Vaticano a Castel Gandolfo, mentre sorvola
la Via Appia alle ore 17,13 del 28 febbraio 2013,
2 ore e 47 minuti prima delle dimissioni.
Foto di Nicola Bruni |
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| La notizia della rinuncia di Benedetto XVI,
che ho appreso quasi in diretta da Tv2000,
mi ha scosso e addolorato,
perché lo amo fin dalla sua elezione
come "il mio Santo Padre".
Ma ho compreso la sua decisione,
perché già da tempo, osservando
attraverso la tv la sua fatica,
mi ero domandato come potesse
resistere, così anziano, a quei viaggi
stressanti e a quelle lunghe celebrazioni.
Negli otto anni del suo pontificato,
l'ho visto di persona molte molte,
anche da vicino, ho ascoltato molti
suoi discorsi, ho letto e recensito le sue
encicliche e alcuni dei suoi ultimi libri.
Dalle sue parole mi sono sempre sentito
confermato nella fede e illuminato
nel pensiero. Ho ammirato e gustato la sua
sapienza, la sua mitezza e la sua umiltà.
Ho pregato ogni giorno per lui.
E domenica 17 febbraio 2013 sono andato
a salutarlo in Piazza San Pietro, con altri
150 mila fedeli, e mi sono commosso fino
alle lacrime nel ricevere la sua benedizione.
Infine, nel pomeriggio del 28 febbraio
ho assistito con grande emozione,
dal balcone di casa mia, al passaggio
dell'elicottero che, sorvolando la Via
Appia Nuova, portava Benedetto XVI
"sul monte" del suo ritiro a Castel Gandolfo.
Questo giornale ha molte pagine
su Benedetto XVI e sui suoi insegnamenti.
Qui di seguito riporto una rassegna
degli articoli correlati, con i link nei titoli,
e inoltre i link con i testi
delle sue tre encicliche.
Nicola Bruni
28 febbraio 2013 |
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| Papa Francesco abbraccia Benedetto XVI
a Castel Gandolfo il 23 marzo 2013. |
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| Il Papa Benedetto XVI durante l'udienza
concessa in Piazza San Pietro a 50mila fedeli
della diocesi di Roma, il 23 febbraio 2008,
per la consegna simbolica della sua lettera
pastorale sull'educazione.
Foto di Nicola Bruni |
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| Il Concilio dei vescovi
e quello dei giornalisti |
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| nel racconto di Benedetto XVI al clero romano |
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| C’era il Concilio dei Padri - il vero Concilio -,
ma c’era anche il Concilio dei media.
Era quasi un Concilio a sé, e il mondo
ha percepito il Concilio tramite questi,
tramite i media. Quindi il Concilio
immediatamente efficiente arrivato
al popolo, è stato quello dei media,
non quello dei Padri. E mentre il Concilio
dei Padri si realizzava all’interno della fede,
era un Concilio della fede che cerca
l’intellectus, che cerca di comprendersi
e cerca di comprendere i segni di Dio
in quel momento, che cerca di rispondere
alla sfida di Dio in quel momento
e di trovare nella Parola di Dio la parola
per oggi e domani. Mentre tutto il Concilio
– come ho detto – si muoveva all’interno
della fede, come fides quaerens intellectum,
il Concilio dei giornalisti non si è realizzato,
naturalmente, all’interno della fede,
ma all’interno delle categorie dei media
di oggi, cioè fuori dalla fede,
con un’ermeneutica diversa.
Era un’ermeneutica politica:
per i media, il Concilio era una lotta
politica, una lotta di potere tra diverse
correnti nella Chiesa.
Era ovvio che i media prendessero
posizione per quella parte che a loro
appariva quella più confacente
con il loro mondo.
C’erano quelli che cercavano
la decentralizzazione della Chiesa,
il potere per i Vescovi e poi,
tramite la parola “Popolo di Dio”,
il potere del popolo, dei laici.
C’era questa triplice questione:
il potere del Papa, poi trasferito
al potere dei Vescovi e al potere
di tutti, sovranità popolare.
Naturalmente, per loro era questa
la parte da approvare, da promulgare,
da favorire. E così anche per la liturgia:
non interessava la liturgia come atto
della fede, ma come una cosa
dove si fanno cose comprensibili,
una cosa di attività della comunità,
una cosa profana. E sappiamo
che c’era una tendenza, che si fondava
anche storicamente, a dire:
La sacralità è una cosa pagana,
eventualmente anche dell’Antico
Testamento. Nel Nuovo vale solo
che Cristo è morto fuori: cioè fuori
dalle porte, cioè nel mondo profano.
Sacralità quindi da terminare,
profanità anche del culto: il culto
non è culto, ma un atto dell’insieme,
della partecipazione comune, e così
anche partecipazione come attività.
Queste traduzioni, banalizzazioni
dell’idea del Concilio, sono state
virulente nella prassi dell’applicazione
della Riforma liturgica; esse erano nate
in una visione del Concilio al di fuori
della sua propria chiave, della fede.
E così, anche nella questione della
Scrittura: la Scrittura è un libro,
storico, da trattare storicamente
e nient’altro, e così via.
Sappiamo come questo Concilio dei media
fosse accessibile a tutti. Quindi, questo
era quello dominante, più efficiente,
ed ha creato tante calamità, tanti problemi,
realmente tante miserie: seminari chiusi,
conventi chiusi, liturgia banalizzata…
e il vero Concilio ha avuto difficoltà
a concretizzarsi, a realizzarsi;
il Concilio virtuale era più forte
del Concilio reale. Ma la forza reale
del Concilio era presente e, man mano,
si realizza sempre più e diventa la vera
forza che poi è anche vera riforma,
vero rinnovamento della Chiesa.
Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio,
vediamo come questo Concilio virtuale
si rompa, si perda, e appare il vero
Concilio con tutta la sua forza spirituale.
Ed è nostro compito, proprio in questo
Anno della fede, cominciando da questo
Anno della fede, lavorare perché
il vero Concilio, con la sua forza
dello Spirito Santo, si realizzi
e sia realmente rinnovata la Chiesa.
Speriamo che il Signore ci aiuti.
Io, ritirato con la mia preghiera, sarò
sempre con voi, e insieme andiamo
avanti con il Signore, nella certezza:
Vince il Signore!
Benedetto XVI
15 febbraio 2013 - da Avvenire |
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| Così commentai
la sua elezione nel 2005 |
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| Il nuovo Papa Benedetto XVI, eletto
il 19 aprile 2005, è apparso subito
una persona molto diversa
dall’immagine dura e severa
del cardinale “teutonico”
Joseph Ratzinger, prefetto
della Dottrina della Fede,
accreditata da certi vaticanisti
dei mass-media: quella
di un “Panzer Kardinal”,
di un “conservatore”,
di un “restauratore”,
di un “fondamentalista”,
di un “cane da guardia”
(ora “mastino”, ora “pastore tedesco”)
della più ferrea ortodossia cattolica.
Lui che per 24 anni era stato,
in Vaticano, uno dei principali
collaboratori e consiglieri
di Giovanni Paolo II.
Lo abbiamo visto e sentito in tv,
nelle vesti del “Santo Padre”,
come una “personcina” timida,
mite, gentile, dolce, sorridente,
ma anche forte e carismatica:
un “umile lavoratore nella vigna
del Signore”, che a 78 anni accetta
serenamente di diventare
il “Successore di Pietro”,
fiducioso nell’aiuto di Dio;
un uomo di grande cultura
e di raffinata intelligenza,
capace di usare parole semplici
e di comunicare il suo pensiero
con efficacia.
Mi ero già accorto di come quella
caricatura giornalistica fosse falsa,
ascoltando in diretta tv l’appassionata
omelia tenuta l’8 aprile 2005
dal cardinale Ratzinger al funerale
di Giovanni Paolo II, e da lui conclusa
con un tenero atto di fede:
“Possiamo essere sicuri che il nostro
amato Papa sta adesso alla finestra
della casa del Padre,
ci vede e ci benedice”.
Quello stesso giorno, un mio amico
“laico” mi confidò che gli sarebbe
piaciuto Ratzinger come Papa.
Io concordai nel gradimento,
ma pronosticai che non sarebbe
stato eletto, proprio perché tedesco...
con la “fedina” macchiata
dall’eredità del nazismo.
Ragionavo, però, secondo criteri umani,
supponendo che perfino la scelta
dello Spirito Santo sarebbe stata
influenzata da un pregiudizio geopolitico.
Mi sono sbagliato. E ora mi piace
immaginare che dietro la nomina
di un Papa tedesco, connazionale
di Hitler ma anche di Lutero,
ci sia per contrappasso un disegno
divino di redenzione, di pacificazione
e di ricomposizione dell’unità dei cristiani.
I primi messaggi di Benedetto XVI,
delineano la figura di un Papa che
promette di guidare la Chiesa
in “comunione collegiale” con i vescovi;
che non vuole “perseguire le sue idee”
ma la volontà del Signore;
che ha come “bussola” per orientarsi
gli insegnamenti del Concilio.
Un Papa che invita alla “gioia”
dell’incontro con Cristo risorto;
deciso a compiere “gesti concreti
che smuovano le coscienze”
per la causa dell’ecumenismo;
aperto al dialogo “con le diverse
civiltà” per la pace e il bene
della “famiglia umana”;
e che si rivolge “con affetto” a tutti,
anche a “coloro che seguono
altre religioni” o che ancora “cercano
una risposta alle domande
fondamentali dell’esistenza”.
Un Papa che non propone condanne,
ma richiama l’esempio del Buon Pastore
che si carica sulle spalle la pecorella
debole o malata e va in cerca
di quella smarrita nel deserto:
nel deserto della povertà
e dell’abbandono come in quello
dell’anima e dell’oscurità di Dio.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
5 maggio 2005 |
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| Il Papa Benedetto XVI saluta i fedeli
he affollano Piazza San Pietro
domenica 17 febbraio 2013.
Foto di Nicola Bruni |
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