| Un passo avanti nell'Ecumenismo |
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| Barcellona, 3 ottobre 2010 - L'abbraccio
tra il metropolita ortodosso Filaret, esarca
di Bielorussia e membro del Patriarcato di Mosca,
e l'arcivescovo di Barcellona cardinale
Lluis Martinez Sistach, al termine delle omelie
tenute da entrambi durante la celebrazione
eucaristica cattolica che ha inaugurato
l'Incontro internazionale di preghiera per la pace
nella basilica di Santa Maria del Mar.
Per la prima volta, in questa circostanza,
un rappresentante del Patriarcato di Mosca
è stato ammesso a predicare
in una chiesa cattolica durante la Messa.
Foto di Nicola Bruni |
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| Il momento della benedizione ecumenica
impartita, al termine della Messa cattolica
celebrata il 3 ottobre 2010 a Barcellona
nella basilica di Santa Maria del Mar,
dal cardinale Sistach, dal metropolita
ortodosso Policarpo del Patriarcato
Ecumenico e dal vescovo anglicano
di Londra Richard Chartres.
Foto di Nicola Bruni |
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| L'assemblea di apertura dell'Incontro
di Barcellona, il 3 ottobre 2010,
nell'auditorium del Palau de la Musica Catalana.
Foto di Nicola Bruni |
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| Barcellona. Di fronte a un pubblico
multietnico, riunito nel salone
del Municipio, prende la parola un uomo
con gli occhi a mandorla: “Mi chiamo
Paul Junmin Pei, e sono vescovo
di Shenyang in Cina. Nella mia diocesi
ci sono 43 milioni di abitanti, ma io ho
soltanto 80 sacerdoti e 180 religiosi
per adempiere al mandato del Signore.
A volte mi scoraggio; ma poi mi conforta
il pensiero che Gesù, come disse
Giovanni Paolo II, ci ha chiamati
a ‘dare della nostra povertà’,
sull’esempio di quella vedova povera
che gettò le sue due uniche monetine
nel tesoro del tempio”.
E’ uno dei 300 “testimoni” di 60 nazionalità
e di fedi diverse intervenuti al XXIV
Incontro internazionale di dialogo
tra religioni e culture e di preghiera
per la pace, organizzato dalla Comunità
di Sant’Egidio nel capoluogo
della Catalogna (3-5 ottobre 2010). |
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| “Tra i problemi più preoccupanti
nella società cinese - prosegue
Junmin Pei - c’è quello dei suicidi,
che registra tassi molto elevati
tra gli anziani soli e tra le donne,
e costituisce la principale causa
di morte nella fascia di età compresa
tra i 15 e i 34 anni. Perciò, una priorità
delle nostre parrocchie è prendersi
cura dei malati e degli anziani più poveri.
Inoltre, coltiviamo il sogno di fondare
a Shenyang una università cattolica
che sia in grado di formare le migliaia
di psicologi e assistenti sociali
di cui la nostra gente ha bisogno”. |
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| “Sono un giovane rabbino di Anversa
in Belgio, dove circa 25.000 ebrei
convivono con la maggioranza cristiana
e altre minoranze etniche, tra cui quella
islamica”, si presenta Aron Malinsky.
“Dopo l’uccisione di un musulmano
da parte di un fiammingo, io sono stato
chiamato dalla Comunità di Sant’Egidio,
insieme con il prete cattolico Rik Hoet
e l’imam Jamal Maftouchi, a parlare
nelle scuole e nelle organizzazioni
sociali per contribuire a spegnere l’odio
che incendiava le strade.
Quegli incontri, cosiddetti di ‘trialogo’,
hanno avuto un grande successo,
favorendo la conoscenza e il rispetto
reciproci fra le tre comunità religiose”. |
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| “Noi parliamo ancora - osserva il teologo
islamico pakistano Muhammad Khalid
Masud - di Musulmani, Cristiani
ed Ebrei, mentre ai nostri giorni molte
persone non si definiscono più in tali
termini, per cui siamo tentati di non
considerarle come nostri interlocutori.
Dobbiamo invece includere nel dialogo
anche chi non corrisponde
alle classificazioni convenzionali
di fede, e mettere in discussione
le politiche di potere e di egemonia
a prescindere dal fatto che queste
usino l’Islam, il Cristianesimo
o la laicità e la modernità
come ideologia di riferimento”. |
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| Qui sopra (foto di Nicola Bruni):
- Paul Junmin Pei, vescovo di Shenyang
nella Sala dei Cento dei Municipio;
- Genzo Hozumi, monaco giapponese
del Buddismo Rinzai Zen invitato
come ospite alla Messa inaugurale
nella basilica di Santa Maria del Mar;
- il rabbino capo di Israele Yona Metzger
e il presidente del Consiglio degli imam
della Costa d'Avorio Boikary Fofana,
nel Palau de la Musica Catalana. |
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| Note di speranza sono venute
dalle delegazioni africane
della Comunità di Sant’Egidio, che oggi
è presente in 26 Paesi del Continente
nero con decine di migliaia di volontari
indigeni impegnati nel servizio
ai poveri, agli ammalati, ai carcerati,
ai bambini e agli anziani,
nella mediazione di pace, nel dialogo
ecumenico (tra Cristiani “separati”)
e interreligioso, nella cooperazione
fattiva con tutti gli uomini di buona
volontà e con le istituzioni locali.
Kpakilé Felemou, leader della Comunità
nella Guinea Konakry, cita i risultati
ottenuti con il programma Dream,
di prevenzione e cura dell’Aids, attivo
in 10 Paesi africani (31 ospedali,
18 laboratori di analisi, 90.000 pazienti
in terapia, un milione di familiari assistiti,
10.000 bambini nati sani da madri infette,
16 corsi panafricani di formazione
per operatori sanitari), con il programma
Bravo, per l’iscrizione tardiva all’anagrafe
dei minori e degli adulti non registrati
(partito nel 2009 nel Burkina Faso,
dove è stata data un’identità a 3 milioni
di persone, e poi esteso ad altre nazioni),
e con programmi di scolarizzazione,
particolarmente in Mozambico,
Malawi, Ruanda. |
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| Tutto ciò è reso possibile dalla credibilità
internazionale conquistata sul campo
dalla Comunità di Sant’Egidio, fondata
nel 1968 a Roma da Andrea Riccardi
e soprannominata “l’Onu di Trastevere”,
che dà affidamento ai finanziatori
privati e istituzionali sul buon uso
delle risorse investite. |
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| Si è discusso anche di molti altri temi,
nelle due assemblee generali e nelle
30 “tavole rotonde” in cui si è articolata
la conferenza di Barcellona, e si sono
tenuti 7 incontri distinti di preghiera
per la pace, dei Cristiani, dei Musulmani,
degli Ebrei, dei Buddisti, degli Indù,
dei Giainisti e dei Tenrikyo.
Alla fine, tutti hanno condiviso un appello
in cui si afferma tra l’altro: “La pace è
il nome di Dio… Chi invoca il nome di Dio
per fare la guerra e giustificare
la violenza va contro Dio…
Le religioni testimoniano che esiste
un destino comune dei popoli
e degli uomini, che si chiama pace
e si costruisce attraverso il dialogo…
La pace è il dono più grande di Dio.
La pace ha bisogno di preghiera.
Nessun odio, nessun conflitto, nessun
muro può resistere alla preghiera,
all’amore paziente che si fa dono
e perdono, mentre educa in radice
a costruire un mondo in cui non tutto
è mercato e quello che conta
non si compra e non si vende”.
Nicola Bruni
da La Tecnica della Scuola
20 ottobre 2010 |
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| Qui sopra (foto di Nicola Bruni):
- il professor Andrea Riccardi, fondatore
e leader della Comunità di Sant'Egidio;
- un bambino africano con il papà italiano
della Comunità di Sant'Egidio alla cerimonia
finale dell'Incontro di Barcellona;
- il cardinale arcivescovo di Barcellona
Lluis Martinez Sistach con altri leader religiosi
nella Processione di Pace del 5 ottobre 2010. |
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