Vi racconto gli anni della mia "meglio gioventù" al liceo classico Augusto di Roma
quando ero a capo del comitato studentesco e dirigevo il giornalino d'istituto "Augustus"
La scuola alternativa degli studenti giornalisti
Una straordinaria esperienza formativa e organizzativa tra riunioni, articoli, proteste, proposte, spettacoli e feste da ballo
L'edizione di marzo 1960 del giornale Augustus, diretto da Nicola Bruni
II D Liceo Augusto 1958-59: DiBlasi Maccarone Sartini Florimonte Scarlato Bruni DeGregorio DeSimone
In questa foto dell'anno scolastico 1958-59 io sono il terzo da destra. Avevo 17 anni e frequentavo il secondo anno del liceo classico.
Cominciai a frequentare il Liceo-ginnasio
statale “Augusto” di Roma nell’anno
scolastico 1955/56. L’aula della mia classe
era uno squallido fondo di corridoio,
chiuso alle spalle da una porta a vetri.
Si faceva lezione a turni alterni, tre
giorni di mattina e tre di pomeriggio.

Ero capitato nella sezione D, che passava
per una delle più terribili, ma aveva
il privilegio di essere mista. I professori
attuavano una selezione severissima:
dei miei 29 compagni di classe iniziali,
solo 5 riuscirono ad arrivare con me
al quinto anno senza bocciature.

Le ragazze dovevano indossare un grembiule
nero; i maschi no. Un nostro insegnante
di liceo, scapolo cinquantenne,
dava del "tu" ai "giovanotti"
e, per timidezza, del "lei" alle "signorine".
Un altro poteva permettersi di chiamare
"pezzi di bestia" gli alunni
che non sapevano la matematica.
Le mozzarelle del professore
Generalmente, tra noi studenti e i professori
non c'era un rapporto di confidenza.
Tendevamo a considerare gli insegnanti
come degli esseri speciali.
Perciò, una volta, fece scalpore il racconto
di un nostro compagno che si era imbattuto
nel "mitico" professor Oddone, di latino
e greco, mentre acquistava due mozzarelle
in un negozio. "Ve lo immaginate Oddone
con le mozzarelle in mano?",
ci domandavamo increduli e divertiti.

Passato al liceo, migliorò di molto per me
la qualità della vita scolastica: non avevo
più il turno pomeridiano, sfruttavo la "rendita"
del latino e del greco appresi al ginnasio,
che mi consentiva di lavorare di meno a casa;
e cominciai ad esercitare una certa
leadership tra i miei coetanei,
avvalendomi della “cultura associativa”
acquisita negli anni del ginnasio
con la partecipazione alle attività
dell’Unione Romana Studenti Medi.

Da allora, per un triennio (1957/58, 1958/59
e 1959/60), svolsi la duplice funzione elettiva
di presidente del comitato studentesco
e direttore del giornale d'istituto, "Augustus",
riuscendo a pubblicare complessivamente
15 numeri di una rivistina a stampa,
formato quaderno, per un totale di 232 pagine,
con mille copie di tiratura a numero.

Quella del giornale, e delle varie attività
autogestite che intorno ad esso ruotavano
(dibattiti, manifestazioni di protesta,
feste da ballo, gite e spettacoli),
è risultata per me - e per altri studenti,
che poi si sono affermati in vari campi
della vita sociale - un'esperienza molto più
formativa dello stesso curricolo scolastico.
Il giornale Augustus diretto da Nicola Bruni - il n. 1 del dicembre 1957 e il n. 6 del giugno 1959
Giornalino “grandi firme”
Tra le "firme" comparse sull'Augustus
in quel periodo, figurano i nomi
di un futuro presidente della giunta
regionale del Lazio, Bruno Landi,
e di tre futuri giornalisti
della stampa nazionale: Franco Coppola
(La Repubblica), Roberto Chiodi (Epoca)
e il "sottoscritto" Nicola Bruni (Il Giorno).

Negli anni precedenti (dal 1954/55)
e in quelli seguenti (fino al 1974/75,
quando la testata cessò le pubblicazioni),
uscirono dalla redazione dell'Augustus
altri sette futuri giornalisti di livello
nazionale: Federico Fazzuoli,
Gianfranco De Laurentis, Vittorio Panchetti,
Antonio Bruni, Giorgio Cazzella (tutti alla Rai),
Orazio Maria Petracca (Corriere della Sera),
Roberto e Silvana Silvestri (Il Manifesto).

Il primo numero dell’Augustus (anno IV) da me
diretto comparve con la data del 19 dicembre
1957 e un editoriale intitolato “Continuiamo
una tradizione”. Si componeva di 12 pagine.
Una copia costava 30 lire. Con il secondo
e il terzo numero del 1957/58 l’Augustus
salì a 16 pagine e fu venduto a 40 lire
(che era il prezzo di un quotidiano nazionale).

Nel 1958/59, fu migliorata la veste
tipografica con la copertina a due colori,
e si arrivò a pubblicare sei numeri.
Qualche articolo suscitò polemiche,
fu accordato più spazio all’umorismo,
aumentarono i lettori, e l’Augustus
si meritò di essere citato per alcuni
suoi pezzi da giornali studenteschi
di altre città (con i quali
intercorrevano rapporti di scambio).

Altri sei numeri uscirono nel 1959-60,
anno in cui l’Augustus fu giudicato il miglior
giornale d’istituto in una mostra nazionale
della stampa studentesca allestita a Frascati
dal Centro europeo dell’educazione,
per cui le sue vivaci copertine comparvero
alla tv in un servizio del telegiornale.

Come direttore di una testata che si fregiava
della qualifica di “organo degli studenti
del Liceo Augusto” (circa 1500, a quell’epoca),
ritenni doveroso adottare una linea
politico-culturale equilibrata e mantenere
il giornale indipendente da organizzazioni
esterne, come l’Unione Romana Studenti
Medi, l’associazione di area democristiana
alla quale ero iscritto (e di cui nel 1959/60
divenni presidente).

Peraltro, l’Augustus aderì al Centro Italiano
Stampa Studentesca, della Gioventù Italiana
di Azione Cattolica, partecipando ai suoi
convegni nazionali.
L'Augustus in un libro di storia
Il libro di Mario Casella sui giornali studenteschi e copertine dell'Augustus, foto di Nicola Bruni
Qui sopra e nel resto della pagina sono riprodotte
le copertine di alcuni numeri del giornalino
studentesco AUGUSTUS, da me diretto
negli anni dal 1957/58 al 1959/60,
con il volume di Mario Casella, professore
di Storia contemporanea all'Università di Lecce,
sui "Giornali studenteschi in Italia
prima del Sessantotto" (Argo, 1999),
che ospita un mio saggio intitolato
"La scuola alternativa del giornalino Augustus".
L'articolo qui riportato è una sintesi di quel saggio.
Link con la pagina sugli Augustei - Associazione ex Alunni del Liceo Augusto di Roma
Gigi Proietti alla festa di fondazione dell'associazione degli Augustei - dic. 1987
L'attore Gigi Proietti (primo da destra),
con un braccio ingessato, alla festa di fondazione
dell'Associazione degli Augustei, ex alunni
del Liceo Augusto, il 13 dicembre 1987.
Tra i soci fondatori c'ero anche io.
Recita e canta Gigi Proietti
Gli studenti augustei avevano costituito
una compagnia filodrammatica, con a capo
Gigi Proietti (alunno della sezione H),
che già cominciava ad essere una star,
e tre complessi musicali, uno dei quali
aveva lo stesso Proietti come cantante.

In quel triennio, come risulta dalle cronache
dell’Augustus, il comitato studentesco
organizzò ogni anno uno spettacolo
in occasione del Carnevale.

Le assemblee e le altre riunioni si svolgevano
nel pomeriggio, a scuola, senza l'intervento
di alcun professore. Il preside, Lidio Luzi,
lasciava agli studenti libertà d'azione,
concedeva permessi, incoraggiava
paternamente le varie attività,
ma in pratica non dialogava con noi
riguardo ai problemi
che sollevavamo sul giornale.

Molti docenti, a parole, ci davano ragione,
ma poi non cambiavano nulla
nel loro modo di insegnare,
trincerandosi dietro l'obbligo
dello svolgimento dei programmi.
E continuavano a insistere sul nozionismo,
sul terrorismo psicologico di un certo tipo
di interrogazioni, sul sovraccarico
di compiti per casa.
Il giornale Augustus diretto da Nicola Bruni - il n. 1 del novembre 1959 e il n. 6 del giugno 1960
I voti “di manica stretta”
Solo alcuni di loro accettarono di comunicare
subito il voto di ogni interrogazione, invece
di coprirlo con la mano sul registro.

La ristrettezza dei voti era un'altra questione
dolente. I miei professori erano per lo più
"avari", e lesinavano le giuste soddisfazioni
agli alunni meritevoli. Sembrava che i voti
dal “sei meno meno" in su dovessero tirarli
fuori dal proprio portafoglio come banconote.
Il Liceo classico Augusto in Via Appia a Roma, foto di Nicola Bruni
L'edificio del Liceo Augusto in Via Appia,
inaugurato nell'ottobre del 1959.
Foto di Nicola Bruni - 2007
Democrazia e partecipazione
La linea adottata ai miei tempi dal giornale
Augustus, può essere così riassunta.
Noi rifiutavamo l'apoliticità ritenendo
che fosse anch'essa un atteggiamento
politico, praticamente conservatore. Dichiaravamo di credere nei principi della
democrazia, sanciti dalla Costituzione,
e intendevamo svolgere un ruolo
di critica costruttiva nei confronti
della scuola e della società.

Ci ispiravamo a un concetto di "scuola
come comunità". Gli studenti - dicevamo -
non debbono andare a scuola solo
per imparare dai professori, ma anche
per incontrarsi, confrontarsi, collaborare,
divertirsi e crescere insieme.
L'azione educativa della scuola non deve
esaurirsi nel rapporto di tipo verticale
tra alunno e insegnante, ma gli studenti
debbono avere anche la possibilità
di autoeducarsi sviluppando una
iniziativa autonoma in una dimensione
di vita associata. La scuola deve quindi
favorire le attività spontanee degli studenti.
Pio XII contro il nozionismo
Criticavamo il nozionismo enciclopedico
degli studi liceali. E a sostegno di tale
posizione pubblicammo sull’Augustus
(novembre 1959) il seguente brano
di un discorso che il papa Pio XII,
recentemente scomparso,
aveva rivolto agli studenti romani
ricevuti in udienza il 24 marzo 1957:

“Per studiare seriamente bisogna
guardarsi dal credere che il numero
delle cognizioni sia l’elemento
fondamentale per costruire l’edificio
della vostra cultura.
Non le troppe cose abbisognano,
ma tutto il necessario e conveniente,
appreso bene, compreso giustamente,
approfondito intensamente.
Occorre quindi evitare di obbligarvi
a uno sforzo quasi sovrumano
e a rincorrere affannosamente
tutto ciò che lo scibile ha messo
sulle cattedre e tenta di portare
sui banchi degli alunni.
Ciò è tanto più vero, se si tratta
di soverchi apprendimenti puramente
mnemonici, che sono ben diversi
dallo studio serio e gioioso,
dalla vera e profonda formazione
culturale, e per i quali la scuola rischia
di trasformarsi in un dramma che
rattrista i genitori ed irrita gli alunni”.

Tuttavia, la maggior parte dei nostri
professori finse di non capire che
la citazione di quel discorso di Pio XII
l’avevamo dedicata proprio a loro.
Una mostra sui primi 70 anni del Liceo
Un pannello della mostra sui 70 anni del Liceo Augusto 1937-2007, foto di Nicola Bruni
Tre pannelli della mostra storico-documentaria
sui primi 70 anni del Liceo Augusto (1937-2007),
curata da Nicoletta Valente ed esposta
nell'Aula multimediale dell'istituto.
Foto di Nicola Bruni
Lamentavamo anche che la scuola
sacrificasse la cultura contemporanea
e gli apporti culturali di altri popoli.
Lo studio del passato - riconoscevamo -
è utile, ma diviene sterile se non guida
alla comprensione della realtà presente,
considerata in una dimensione
non soltanto nazionale.
La “cultura” del giornalino
Noi cercavamo di supplire, in qualche modo,
alle carenze della cultura scolastica con articoli sull'attualità, la letteratura,
la pittura, il cinema, il teatro e la musica
dei nostri tempi. In particolare,
pubblicammo un'intervista ad Alberto
Moravia e un'altra a Indro Montanelli.

Tra gli argomenti d'attualità affrontati
dall'Augustus, figuravano: il decennale
della Costituzione, la Giornata europea
della scuola, il fenomeno dei teddy boys,
il dibattito sulla cosiddetta gioventù bruciata,
il progetto governativo di riforma
delle scuole superiori e il Piano decennale
per la scuola del '58, l'elezione del nuovo
papa Giovanni XXIII, il Premio Nobel
a Pasternak per Il dottor Zivago,
la questione dell'Alto Adige e il "vero"
patriottismo (in polemica con lo sciovinismo
dei fascisti), l'abolizione della versione
dall'italiano in latino agli esami di licenza
media (decisa nel '59 dal ministro
della Pubblica Istruzione Aldo Moro),
la dipendenza dei giornali dal potere
economico, la cooperazione internazionale
per promuovere la pace, il centenario
del Risorgimento italiano, gli organismi
rappresentativi degli studenti
universitari, il rifiuto del razzismo.

Chiedevamo che nella scuola fossero
insegnate la Costituzione e la storia degli
ultimi decenni (argomenti, allora, tabù).
Quest'ultima richiesta, che non era solo
nostra, venne accolta ufficialmente
a partire dall'anno scolastico 1958-59,
con la modifica dei programmi di storia
e l'introduzione dell'educazione civica,
disposta dallo stesso ministro Moro.

Sollecitavamo anche una riforma
degli “esami di Stato”, con l'abolizione
della sessione di riparazione
e l'attribuzione di un voto unico
complessivo che esprimesse
un giudizio di maturità (proposte
accolte circa dieci anni dopo).

Nell'ottobre 1959, invece, il ministro
della Pubblica Istruzione Giuseppe Medici
decretò un appesantimento dei programmi
dell'esame di Stato (che allora verteva
su tutte le materie dell'ultimo anno),
con l'aggiunta di una serie di argomenti
degli anni precedenti, tra i quali - per l'italiano -
10 canti dell'Inferno e 10 del Purgatorio,
e di “riferimenti” a tutto il resto
dei programmi pregressi.

Reagimmo con uno sciopero nazionale
degli studenti medi, di cui il comitato
studentesco dell'Augusto fu tra i promotori, protestando soprattutto
per la mancanza di un adeguato
preavviso, e riuscimmo a ottenere
un'applicazione graduale (scaglionata
in tre anni) delle nuove disposizioni.

L’Augustus (novembre 1959) registrò
il successo conseguito, con il titolo
“La protesta ha avuto ragione”.
Così, alla sessione di maturità del 1960,
portammo, in aggiunta ai programmi
dell’ultimo anno, solo una serie limitata
di argomenti del penultimo e del terzultimo
anno di corso indicati dal consiglio
di classe, evitando i già previsti
"riferimenti" (pericolosamente generici).
Il Messaggero 20.10.1959 - Incontro degli studenti con il ministro della P. I. Giuseppe Medici
IL MESSAGGERO del 20 ottobre 1959
con l'annuncio dell'incontro di una delegazione
di studenti romani, guidata da Nicola Bruni
del liceo Augusto, con il ministro della Pubblica
istruzione Giuseppe Medici.
Nella foto del giornale, un sit-in di studenti
davanti al Ministero con un cartello
su cui c'è scritto AUGUSTO.
Consigli machiavellici
A me, personalmente, toccò di esibirmi
agli orali sul Machiavelli, autore che mi era
ben noto perché... l’Augustus gli aveva
dedicato (marzo 1959) questa gustosa
parodia di Anna Paggi:

“Capitolo XVII de ‘Il Professore’
del Machiavelli - Della crudeltà e pietà
e s’elli è meglio esser amato che temuto,
o più tosto temuto che amato.

Scendendo appresso alle altre preallegate qualità, dico che ciascuno
professore debbe desiderare di essere
tenuto pietoso e non crudele.
Nondimanco debbe sapere usare
della sua generositate, spezialmente
contra li sua scholari, da li quali sarà amato
quanto nessun altro crudele lo fia.

Pertanto in qua consistere debbe
la sua generositate?
Ciascuno professore debbe ampliare
e maniche de la giacca et e polsini
de la camicia acciocché possa di lui
essere detto essere liberale et prodigo
di voti, il che li crearà una fama
de professore savio et amante
de li sua pauperi et miseri discipuli.
E quali, vedendosi lautamente compensati
de’ sacrifizi de lo studio de le littere,
obediranno sempre a quello professore”.

Nicola Bruni
da Scuola Insieme
gennaio 2000
Una mostra storica dei giornalini studenteschi del Liceo Augusto
Mostra storica dei giornali studenteschi del Liceo Augusto 1939-2009, foto di Nicola Bruni
Due pannelli della mostra permanente
dei giornali studenteschi di istituto pubblicati
nel Liceo Augusto dal 1939 al 2009.

Nella foto, la sezione della mostra dedicata
all'Augustus, per gli anni 1957-1960
in cui fu diretto da Nicola Bruni.
Nel fondo pagina,
il Parco delle Tombe
Latine a Roma.
Foto di Nicola Bruni
Link con la pagina iniziale del Belsito
BOCCIOFILI
I professori attuavano una selezione severissima:
dei miei 29 compagni di classe iniziali,
solo 5 riuscirono ad arrivare con me
al quinto anno senza bocciature.
Vale a dire che furono bocciati in quattro anni
l'80 per cento dei 30 iscritti alla prima classe.
Nicola Bruni
VISITATORI: