Belsito con vista
sul cigno nero di Bruges
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Foto di Nicola Bruni
Giornale online di Nicola Bruni - Nuova edizione, novembre 2017 - anno XIII
esperienze di vita, valori, cultura, memoria storica, politica, satira, umorismo e humanitas
www.webalice.it/nbruni1 - e-mail: nbruni1@alice.it
Nicola Bruni
Mi presento e vi racconto...
- Quando nacqui a Roma, mentre l'Italia era in guerra contro mezzo mondo. Il drammatico arresto nel mio palazzo del professor Gioacchino Gesmundo,
poi torturato dai nazisti e fucilato alle Fosse Ardeatine.
La liberazione di Roma con l'arrivo in Via Gallia dei soldati americani, che mi regalarono un tubetto di caramelle.

- Quando, nel 1946, i miei genitori votarono Repubblica per cacciare il Re, mentre io giocavo a fare comizi
per la "Monacchìa". Un'infanzia trascorsa in ristrettezze economiche, ma con grandi speranze per l'avvenire.

- Quando da bambini dovevamo "mangiare 'sta minestra
o saltare dalla finestra", e a scuola scattare sull'attenti. Quando ci attaccavamo al tram. Il tifo per Bartali
e per De Gasperi nell'Italia risorta del 1948. Il catechismo, i giochi all'oratorio, le novene di Natale all'alba. Chierichetto di un santo parroco e aiuto-campanaro.

- Quando a 16 anni divenni il direttore del giornalino studentesco del liceo Augusto, e poi feci da impresario al mio compagno Gigi Proietti, che recitava e cantava nei "tè danzanti" al Golden Spider. Quando, dopo gli esami di maturità, girai mezza Europa in autostop, con i soldi di un premio letterario del Rotary Club vinto a scuola.

- La politica dei grandi ideali negli anni della "meglio gioventù". Un grande tirocinio formativo nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana. Gli incontri
con Fanfani, Moro e La Pira, che mi furono maestri. L'impegno negli organismi rappresentativi universitari
e nel Comitato per la solidarietà internazionale.

- Quando fui "chiamato alle armi", per "servire la Patria" in caserma a cominciare dalla pulizia delle latrine, e imparai anche a guidare un carro armato. Quindici mesi
di penitenza in uniforme, sopportati di buon umore.

- La mia passione per l'insegnamento. Cinque anni
da giovane professore - "beato tra le donne" - all'istituto tecnico femminile Margherita di Savoia. La mia personale riforma della scuola, con la pedagogia del sorriso, l'entusiasmo per la vita, l'apertura al mondo contemporaneo e la ricerca di un sapere critico.

- Il "colpo di fulmine" con Elina che mi portò rapidamente al matrimonio. Il bello della famiglia, con la nascita
e la crescita di due figli e di due nipotini.

- La mia passione per il giornalismo, per la scrittura narrativa e per la fotografia. L'importante esperienza fatta per 17 anni come collaboratore del quotidiano Il Giorno.
Il colloquio-intervista che nel 1990 realizzai per Il Giorno con Sergio Mattarella, allora ministro dell'Istruzione.
UN ITINERARIO NARRATIVO
suggerito al lettore e facilitato da link
che gli consentono di passare direttamente,
di pagina in pagina, alla puntata successiva del racconto.
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Link con IL BELLO DELLA VITA
Pane e sorriso
Gli italiani non sono razzisti ma in parte sì
No euro, mi manchi, mi manchi, mi manchi in carne e ossa
L'imperialismo dell'Elmo di Scipio in un pessimo inno nazionale
L'Inno di Mameli, già inno nazionale di fatto dal 1946, è stato promosso a inno ufficiale della Republica Italiana da una leggina approvata il 15 novembre. Non me ne rallegro, anzi me ne rammarico molto. L'Italia, con il suo grande patrimonio culturale, artistico e musicale, merita ben altro di una composizione così banalmente retorica d'altri tempi: con l'Italia cinta dell'elmo imperialista di Scipione Africano e la Vittoria creata da Dio
come "schiava di Roma".
Passi per la musica senza parole, ma il testo di questo "Canto degli Italiani", composto nel 1847 dal poeta ventenne Goffredo Mameli, non è assolutamente rappresentativo della nazione italiana di oggi ed è in palese contrasto con valori fondanti
della Costituzione come la pace e il ripudio della guerra. [...]
Nicola Bruni
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Besto chi ha un occhio solo nel paese dei ciechi
"Beati monoculi in regno caecorum" dice un proverbio latino,
che nella lingua dell'Italia repubblicana significa:
"Beato chi ha un occhio solo nel paese dei ciechi".
Applicato all'attualità politica dei nostri giorni, dopo le elezioni regionali in Sicilia, quel proverbio potrebbe suonare così:
"Beato chi va al potere con pochi voti nel deserto delle urne".
Secondo i dati definitivi dello scrutinio, il 5 novembre scorso
in Sicilia hanno votato il 46,76 % degli aventi diritto, che,
al netto di circa 95mila schede bianche o nulle, si riducono
al 44,72 % di votanti effettivi.
Dunque, si può dire che poco più del 55 per cento degli elettori siciliani hanno bocciato l'intero schieramento dei partiti
e dei candidati che si erano presentati per ottenere i loro voti,
non sentendosi rappresentati da nessuno.
E' un segnale grave e allarmante per la democrazia italiana. [...]
Nicola Bruni
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C'era una volta l'Unione Sovietica
Feci un viaggio nell'Unione Sovietica governata da Breznev nel settembre 1971, quando era passato più di mezzo secolo dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917 che avrebbe dovuto realizzare il comunismo, cioè portare al potere il proletariato, costruire una società ugualitaria e abolire lo sfruttamento dei lavoratori.
Ma quali sono stati i risultati? Al capitalismo privato si era sostituito un capitalismo di Stato [...]
Alla vecchia borghesia si era sostituita una nuova classe privilegiata, formata da dirigenti del partito, burocrati, alti ufficiali, scienziati e artisti: i soli che potevano disporre di automobili, lussuosi appartamenti e stipendi elevati.
Il tenore di vita medio degli operai italiani “sfruttati” dalla Fiat, rappresentava una condizione invidiabile per gli operai russi dello stabilimento impiantato dalla stessa Fiat a Togliattigrad. Ma la principale differenza tra i due sistemi era che i lavoratori sovietici non avevano lo sciopero per far valere i loro diritti. [...]
Nicola Bruni
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La minestra o la finestra. Quando la vita era scandita dai proverbi
Ah, il buon tempo antico di quando frequentavo la scuola elementare! Allora la nostra vita di bambini era scandita dai proverbi, celebrati dai maestri come “la saggezza dei popoli”.
Il mio diario scolastico ne scodellava uno in ogni pagina, e io, che aspiravo ad essere una persona sapiente, cercavo diligentemente di "impararne l’arte" e di "metterla da parte".
Fu così mi abituai a dormire poco la notte, perché "chi dorme non piglia pesci", ad alzarmi all’alba, perché "il mattino ha l’oro in bocca", e a fare i compiti alla svelta, perché "il tempo è denaro". Purtroppo, però, in quegli anni non mi riuscì di prendere né pesci né oro né denaro. In compenso, potevo scegliere se "mangiare ’sta minestra o saltare dalla finestra". [...]
Nicola Bruni
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Un premio a Nicola Bruni per 50 anni di giornalismo
Il bello della famiglia
Ma 'ndo vai se il tatuaggio non ce l'hai?
Don Lorenzo Milani
Santa Francesca Cabrini
La Brexit non ci toglierà Shakespeare
Il Piano Fanfani Ina-Casa
La post-verità è una bufala - link
In bocca al lupo? Ma io non sono Cappuccetto Rosso
Una lezione di parolacce - link
Gigi Proietti
Quando incontrai Giorgio La Pira
Solgenitsyn
Che Guevara oltre il mito
Budapest 1956 - Imre Nagy l'uomo del ponte
Il genocidio degli Armeni
La testa tagliata di Olympe De Gouges
Trotula e Ildegarda, grandi donne del Medioevo
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LA PREGHIERA DEL BUONUMORE
Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo!
Ci farà molto bene recitare spesso la preghiera di San Tommaso Moro:
“Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da digerire.
Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla.
Donami, Signore, un'anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò
che è buono e non si spaventi alla vista del male
ma piuttosto trovi sempre il modo di rimettere le cose a posto.
Dammi un'anima che non conosca la noia, i brontolamenti,
i sospiri, i lamenti, e non permettere che mi crucci eccessivamente
per quella cosa troppo ingombrante che si chiama 'io'.
Dammi, Signore, il senso del buon umore.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire
nella vita un po' di gioia e farne parte anche agli altri. Amen.”
Papa Francesco, 22 dicembre 2014
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