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Riparte l'emigrazione:
gli italiani che possono
fuggono dall'Italia
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(M.S.) - Nel silenzio complice della maggioranza dei media italiani, sta ripartendo, anzi è già ripartito, un grande flusso di emigrazione dall’Italia. Per la verità esso non si era mai fermato, anche se poteva essere interpretato, fino al 2008, come normale mobilità soprattutto giovanile, che si registrava anche in altri paesi avanzati. Dal 2010 ad oggi, il flusso di espatri è ricominciato con quantità molto significative, di cui è possibile conoscere solo per approssimazione l’entità, visto che la gran parte dei nuovi emigrati, non si iscrive o lo fa con ritardo di diversi anni, all’AIRE, l’Anagrafe dei residenti all’estero.Ma alcuni dati ed alcune proiezioni lasciano intravvedere che stiamo entrando a grande velocità in una nuova fase della lunga storia dell’emigrazione italiana nel mondo, incentivata dalle politiche di “riaggiustamento strutturale” estremamente recessive portate avanti dagli ultimi governi e intensificatesi con il Governo Monti.Era stato lo stesso Monti, d’altra parte, a sottolineare la necessità di una “nuova mobilità internazionale” della forza lavoro italiana, fin dal suo discorso d’insediamento. Un moderno “studiate una lingua e partite” a distanza di 60 anni dal famoso discorso di De Gasperi.Non che Mario Monti sia un demone, ma nel suo limitato ricettario economico, sa bene che all’interno del quadro della recessione neoliberista che ci imporrà un duraturo declino, l’economia italiana non sarà in grado di utilizzare e di valorizzare le sue risorse, a partire da quelle umane. Meglio dunque che i giovani esuberi se ne vadano dal suolo patrio, anche per fa calare la potenziale tensione e i conflitti sociali che possono derivare da una disoccupazione giovanile che si attesta all’inizio del maggio 2012, al 36% e da una situazione generale che, stando alle esplicite ammissioni del Ministro Passera, vedono circa 10 milioni di connazionali senza lavoro o in situazioni di estrema marginalità, al di là delle statistiche ufficiali che indicano una disoccupazione complessiva del 10%.Si tratta del ritorno della classica impostazione che ha caratterizzato una buona parte della storia nazionale: grandi esportatori di made in Italy, in particolare sotto forma di muscoli e cervelli…D’altra parte, sul piano soggettivo, l’assenza di prospettive di futuro a lungo termine in cui sono compresse le realtà nazionali dei paesi sud europei, non lascia spazio ad altre ipotesi: ammesso che suicidi, precariato a vita, marginalità non costituiscano il migliore degli orizzonti, non resta altro da fare che tentare non la fortuna, ma una collocazione che consenta una vita dignitosa in qualche altro paese.La cosa non riguarda solo noi, come è noto: Greci, Portoghesi, Spagnoli non sono da meno. L’intera costa nord del Mediterraneo, oltre all’Irlanda (oltre 40.00 emigrati tra il 2010 e il 2011), ha ripreparato le valigie in massa.Soltanto verso l’Australia, sono pronti a partire almeno 40.000 greci. Nel 2010 vi sono arrivati anche 62.000 italiani. Molti con visto turistico, ma è questo il modo più facile, come dovunque, per provare a trovare un lavoro. Circa 55.000 portoghesi sono approdati in Brasile, ma non disdegnano altre nuove mete, come Angola o il Mozambico (decine di migliaia i portoghesi arrivati in questi paesi).L’ISTAT ci dice che nel decennio 2000-2010, sono andati all’estero 316.000 giovani di età inferiore ai 40 anni. Ma solo nel 2009 oltre 80.000 italiani sono espatriati secondo i dati dei Comuni: + 20% rispetto al 2008. Di questi si stima che la gran parte siano giovani, di cui il 70% laureati.Al di là di qualche provvedimento fortemente demagogico in fase di attuazione sul rientro di qualche migliaio di “cervelli in fuga”, né il governo, né i partiti, né le forze sociali e sindacali stanno monitorando con la dovuta attenzione il fenomeno.
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POLITICA, TECNOPOLITICA
E ANTIPOLITICA
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di SILVANO BRUGNEROTTO
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L’astensionismo e la sfiducia nella politica, la delusione e la rabbia, lo spaesamento e il desiderio di rinnovamento sociale: tutto questo ci segnala il risultato delle ultime elezioni amministrative. Al cospetto di una fondamentale incertezza economica, di una progressiva erosione dei diritti lavorativi conquistati duramente dai nostri padri e di bagliori sinistri di un possibile ritorno al terrorismo, una parte degli italiani si è nuovamente recata al voto, ed ha stancamente apposto il segno sul simbolo che in quel momento gli pareva meno peggio.Il fatto è che il nostro Paese sta attraversando la più grande crisi economica ed etica dal dopoguerra, perché a differenza degli anni post-bellici nei quali c’era tutto da costruire, ora c’è tutto da perdere, abituati a decenni di ubriacature da ricchezze inesistenti a vivere al di sopra delle nostre reali possibilità, ed asfissiati psicologicamente dai “parametri” di un’Europa tecno-economica che mai e poi mai ha fatto dell’identità culturale qualcosa che fosse poco più che folklore.In Italia esistono ormai tre categorie affini ma distinte: quelle della Politica, della Tecnopolitica e dell’Antipolitica.Nella prima possiamo far rientrare l’azione dei partiti tradizionali, che sulla base di pie illusioni o di interessi particolari, mira alla ricomposizione classica dell’elettorato, puntando sull’antico Verbo delle categorie ottocentesche di sinistra, di destra e di centro, e sperando che l’azione apotropaica della parola possa davvero ricondurre ad uno schema decodificato, mentre in sostanza sta solo producendo altissime percentuali di astensionismo.L’ultima grande esperienza politica italiana è stata quella del governo precedente. Gli anni di Berlusconi sono stati devastanti: gli effetti nefasti delle politiche negli ambiti del lavoro, della ricerca, della scuola e della selezione della classe dirigente sono lì a ricordarcelo.La catastrofe politica del berlusconismo ha fisiologicamente inaugurato la fase della Tecnopolitica. Questa categoria, distintasi fin dall’inizio per sobrietà e misuratezza dei comportamenti, ha in qualche modo ricompattato il Paese nella difficile battaglia per il risanamento economico, incassando anche la fiducia internazionale.Indubbiamente Monti ha riportato l’Italia ad un livello d’immagine più credibile, ed ha avuto l’autorevolezza necessaria ad imporre al Paese sacrifici altissimi in nome della salvezza collettiva.Il problema del governo Monti è che l’approccio puramente tecnico si è presto tradotto in politica dei numeri: in nome del riequilibrio economico abbiamo assistito alla trasformazione dei cittadini in cifre, e se è vero che grazie a manovre decise l’Italia si è tenuta a galla, è anche vero che poco è stato pensato e fatto per le persone reali, negli ambiti del lavoro e della crescita.All’inizio del suo mandato, Monti ha usato due parole chiave: “rigore” ed “equità”. Non c’è dubbio che il rigore sia stato applicato, ma sull’equità ci sarebbe molto da dire: in sintesi, a sopportare il peso maggiore dei sacrifici sono stati i soliti noti, mentre la fascia ricca è stata ancora una volta graziata.L’impressione generale è che oggi il nostro Paese sia imbrigliato in un tecnicismo asettico, come quello di un calcolatore tarato su un obiettivo matematico. Ma questo tipo d’approccio al Paese, limitandosi agli ampollosi intrecci di balzelli, tasse ed agevolazioni, non potrà in alcun modo generare i grandi disegni e le grandi idee di crescita.E così, nel vuoto della politica e nella freddezza della tecnopolitica, sono cresciuti i germi della cosiddetta antipolitica, categoria stigmatizzata dai politici tradizionali ed attualmente associata al Movimento 5 stelle.La categoria dell’antipolitica muove da un generale dissenso verso le forme standardizzate della politica, e cresce attorno alle nuove forme di aggregazione sociale. Il Social Network sostituisce il Partito, l’interattività dialogica prende il posto delle direttive verticali; i contributi dei singoli sono più importanti delle indicazioni del “capo”.Soprattutto, l’”antipolitica” s’innesta sulle esperienze territoriali e locali, e si sviluppa con l’impegno genuino di soggetti slegati dai partiti o dalle lobby.Il fondatore del M5S, Beppe Grillo, può piacere oppure no, può essere simpatico o antipatico; il nocciolo della questione è che i vari esponenti del movimento, i vari leader locali e i vari candidati alle elezioni sparsi per il Paese, non sono necessariamente legati al “Grillo pensiero”: affrontano tematiche in sintonia con la comunità d’appartenenza, e se il loro impegno dovesse contrastare col pensiero del fondatore, pazienza, si va avanti lo stesso. In tal senso, M5S sposa appieno la filosofia della Rete, nella quale la “democrazia orizzontale” sostituisce l’azione verticale della “linea politica”.Quando negli Stati Uniti si formano forti movimenti d’opinione, come per esempio “Tea Party” (di destra) e “Occupy Wall Street” (di sinistra), i politici americani stanno bene attenti ad etichettarli come “antipolitica”. Dai movimenti sorgono istanze e indicazioni imprescindibili che i partiti tendono immediatamente a decifrare e ad integrare nelle proprie visioni, perché sanno che se si dimostrassero refrattari ai segnali dei cittadini il loro destino sarebbe segnato.Nel nostro Paese avviene esattamente il contrario: quando le istanze provengono direttamente dai cittadini, come per esempio attraverso un Referendum, la politica tende a stravolgerne l’essenza; e quando provengono dai movimenti d’opinione la politica le etichetta come “antipolitica”.
Ma il pensiero fondamentale dell’”antipolitica”, il suo nocciolo essenziale, è il tentativo di istituire forme di rappresentanza innovative e metodi nuovi, in grado di superare le pastoie di una politica non più in grado di rigenerarsi nelle idee e negli uomini.Ecco allora che un cambiamento epocale, lento ma inesorabile, sta agendo nel nostro Paese: nell’interregno della Tecnopolitica, la Politica e l’Antipolitica si stanno scambiando i ruoli, le idee e i nuovi fermenti stanno migrando dai partiti tradizionali ai movimenti organizzati dai cittadini, nella consapevolezza che gli schemi classici della rappresentanza politica stanno tramontando.La crescente sfiducia verso i partiti tradizionali e la loro manifesta incapacità di elaborare una “visione”, sta gettando silenziosamente le basi della Terza Repubblica, nella quale l’alta percentuale di astensionismo ritroverà la propria dimensione politica nel dibattito inedito generato dai movimenti d’opinione. Non sappiamo quando questo avverrà né conosciamo esattamente le forme che la nuova “democrazia orizzontale” si darà. Ma già adesso una cosa appare chiarissima: la Politica e l’Antipolitica indicano categorie opposte a quelle sbandierate dall’establishment. La Politica è ormai rappresentata dai nuovi movimenti e dai contributi dei cittadini in rete. L’Antipolitica è tutto il resto: la Lega che si slega, il PD con la “L” o senza “L”, eccetera eccetera.
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La fiducia degli italiani
nei partiti politici
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Ci troviamo ormai
nel punto di non ritorno
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di LUCIANA BAIOCCHI
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Stringono la cinghia e i consumi si riducono drasticamente. L’industria rallenta la produzione e licenzia. Presto, la cassa di integrazione avrà esaurito ogni sua risorsa e milioni di operai ed impiegati saranno con il culo per terra.Il crollo verticale della domanda innescherà reazioni a catena su tutto l’intricato sistema sociale e, come per un effetto domino risultato dell’interazione dei vari soggetti economici, il Sistema si spegnerà con tutte le sue devastanti conseguenze; black out intermittenti e sempre più frequenti – blocco dei trasporti e conseguente mancata distribuzione dei prodotti di prima necessità – pompe di carburante a secco – blocco delle pensioni – reti televisive oscurate, mezzi di informazione e telefonia in tilt.Caos, paura, forme depressive acute e suicidi caratterizzeranno questo tempo irreale, mentre rivolte popolari e sommosse prenderanno il sopravvento su ogni cosa e, niente e nessuno, potrà evitare una tale catastrofe, unica per sua natura nella storia dell’umanità.Non passerà molto tempo, prima che tutto questo accada, ma nessuno, tranne le ovvie eccezioni, sembra accorgersi dell’immane tragedia che ci sovrasta.L’uomo che ha perduto la sua autonomia è oggi uno schiavo privo di ogni speranza.Il crollo a caduta libera del Sistema Liberista Relativista ci renderà liberi, anche se il costo in termini di vite umane sarà grave.”I sopravvissuti” si adatteranno in breve tempo alla nuova condizione e presto, comprenderanno le cause di tanta distruzione e di quel mondo insensato al quale hanno sacrificato ogni motivo di autentica felicità.Ritorneremo ad adorare il sole, le stelle, gli alberi e l’acqua del torrente che scende a valle per dare vita ai nostri campi.Comunicheremo con il cuore, la passione e con la forza della volontà che, nelle nostre braccia e nel sudore della fronte, troverà il vigore di un tempo.La famiglia patriarcale e la solidarietà ritorneranno ad essere come in passato, il perno aggregante e vivificatore di una nuova società e delle nuove tribù che, dal vecchio mondo, attingeranno tutta la conoscenza e tutti quei valori etici e morali che dall’alba dei tempi avevano governato e regolato la storia dell’uomo, e dato un significato alla sua esistenza.Entro pochi anni, dunque, le società ultra liberiste allo sfascio, dovranno fare i conti con la fame e con la sete.La “roba”, non avrà più alcun valore. Caravaggio sarà barattato per una cisterna d’acqua potabile – Chagall per un sacco di riso e Picasso, per una cassetta di pomodori. I pittori moderni saranno solo un ingombro; le cornici dei loro quadri serviranno a riscaldare i nostri inverni.I tanto sbandierati “beni rifugio”, oro, diamanti e preziosi in genere, varranno meno di un sorso d’acqua, o meno di niente.Si alzeranno le quotazioni degli asini, dei maiali, delle pecore, dei cavalli, dei buoi, delle vacche, e credo, anche dei topi.Il commercio dell’acqua, sarà l’affare degli affari, essendo il dono dei doni, il più nobile degli elementi e il più prezioso dei gioielli.Per questo, io consiglierei di cominciare fin da ora l’operazione di alleggerimento. Gli affari si fanno adesso!!! Acquistate terra e sementi, asini e buoi, pecore e vacche, e acqua, acqua, acqua, perché questo accadrà e come recita il proverbio: chi tardi arriva, male alloggia.
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Il fascismo
è di nuovo alle porte?
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di PAOLA FERRERO
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Qualche giorno fa il Presidente della Repubblica ha lanciato un grido di allarme – molto preoccupato – sull’avvenire della democrazia e della libertà in Italia. Anzi ha detto in modo esplicito che sono in pericolo. Sono affermazioni da non sottovalutare. Denotano che la situazione sta giungendo a un punto di non ritorno. Forse ci stiamo incamminando verso una svolta autoritaria? Cerchiamo di avere un quadro più definito della realtà del nostro paese.Crisi economica strutturale – La crisi economica che sta mordendo con particolare drammaticità l’Italia non è destinata a passare presto. Alcune previsioni indicano che il pareggio di bilancio sarà raggiunto addirittura nel 2017. Tuttavia la generale depressione economica in cui si dibatte il paese durerà anni e anni. Con due conseguenze. Il lavoro sarà sempre meno. Con relativa flessione dei salari in quanto il Pil non aumenta come anche la produttività. Capite che in questo scenario le aree di disperazione si estenderanno a dismisura. Spesso la disperazione, perché non si hanno sufficienti mezzi per sostentarsi, è un facile detonatore di fenomeni di disorganizzazione sociale il cui esito può essere rappresentato da svolte autoritarie. Credo – e siamo tutti d’accordo su questo punto – che il benessere della popolazione sia una delle “condicio sine qua non” in grado di assicurare la tenuta democratica di una nazione.Partiti arroccati a difesa del proprio potere – Ma di cosa si lamentano i partiti? Gridano al lupo dell’antipolitica come se l’antipolitica fosse la causa dello sfascio generalizzato in cui siamo piombati. L’antipolitica – ossia l’avversione nei confronti dei partiti politici – l’hanno creata i partiti stessi con tutta una serie di comportamenti tesi allo svuotamento traumatico della sacralità della democrazia. Da qui un sentimento diffuso di discredito nei confronti delle istituzioni e della politica. Gli scandali, la corruzione, il clientelismo e l’evasione non sono certo gli ottimali viatici per la tenuta democratica di un paese. Concorrono ad erodere le fondamenta della nostra casa comune. E a forza di corroderle – anche perché la politica ritarda nel dare risposte soddisfacenti – l’ipotesi di una svolta autoritaria appare una probabilità ben più che realistica.Il prof. Diamanti pubblica su Repubblica una particolarissima ed interessante mappa dell’Italia contemporanea. In una di queste mappe rilasciata in data 7 novembre dell’anno scorso sono riportati dati che dovrebbero preoccuparci. E non di poco. Ecco i dati:
Per il 67,4 % degli intervistati la democrazia non può essere sostituita;
Per il 9,9 % è auspicabile un regime autoritario transitorio;
Per il 22,7 % non fa differenza fra democrazia e autoritarismo.
In breve, per più del 30 % dei nostri cittadini la democrazia non è un valore certo. Sotto sotto vorrebbero il ritorno dell’uomo forte. La democrazia? Un inutile e gravoso orpello frutto della fervida immaginazione malata di qualche pazzo da deportare in qualsivoglia lager.Questi dati sono il risultato di un ventennio speso non a rafforzare le istituzioni democratiche e i relativi principi. Bensì a snaturarle e sabotarle. Grazie all’incredibile follia devastatrice posta in essere dall’insieme dei partiti. Molto più interessati alla propria sopravvivenza che all’interesse dell’intero corpo sociale della nazione.Affievolimento della tenuta civile del paese – Gli ultimi vent’anni sono stati disastrosi in riferimento alla tenuta civile del nostro paese. Fenomeni di devianza sociale, un tempo intermittenti, sono diventati patologici. Soprattutto comportamenti riguardanti la sfera della convivenza civile e dell’etica politica. Quasi quasi chi continua a dimostrare rispetto nei confronti delle norme civiche, etiche e legali viene additato come un fesso. Fra l’altro la c.d. “classe dirigente” – non solo quella politica – si è distinta per un’infinita teoria di non-esempi che alla fine hanno affievolito la tenuta civile del paese. La destra ha sviluppato una visione dell’Italia fintamente oscurantista al fine di coprire un assenso generalizzato al non rispetto delle norme basilari della legalità. Sull’altra sponda, la sinistra, c’è stato il vuoto progettuale più assoluto a parte le brevi esperienze dei governi Prodi. Con il risultato che la sinistra ha vivacchiato assumendo spesso comportamenti improntati alla pura sopravvivenza. Cosa dire, poi, dei non esempi che sono provenuti dalle cc.dd. “agenzie formative” (scuola, chiesa, associazionismo) oppure dagli ordini professionali o dalla società civile? Non esempi che rispondevano a logiche di mero interesse personale o di gruppi. Non certo in nome degli interessi di noi cittadini che – è bene ammetterlo – abbiamo dato in peggio di noi stessi accodandoci allo “spirito dei tempi”.Fino a che punto potremo tollerare tale affievolimento delle tenuta civile dell’Italia? E’ipotizzabile immaginare un momento “x” in cui avverrà l’implosione? Se si, quando? Chi o che cosa fungerà da detonatore? Come sarà gestita questa fase di transizione? Quale sarà lo scenario di stabilizzazione della situazione dopo l’implosione? Il nuovo totalitarismo non avrà bisogno del classico “pronunciamiento” di stampo sudamericano per imporre l’ordine. Non vedremo carri armati assediare la Casa Rosada. Sarà un crescendo rossiniano a dosi omeopatiche. Provvedimenti legislativi tesi a una progressiva riduzione delle garanzie costituzionali. La creazione di aggregazione sociali non manifeste, ma trasversali. L’utilizzo calcolato delle modalità di trasmissione e diffusione di notizie. Persino i “social network” saranno utili strumenti di imposizione del “nouvel regime”. Non credo che ci sarà un uomo forte al comando. Forse quell’uomo forte sarà un centro di comando composto da più persone unite nel mito dell’uomo forte per l’appunto. Assisteremo, dunque, alla fine della democrazia? Sull’argomento il pensatore francese Jean-François Revel scrisse nel 1983 un saggio che ha fatto storia. Il suo titolo era: “Comment Finissent les Democraties”. Ovverossia “Come finiscono le Democrazie”. Libro che accese in Italia una querelle piuttosto accesa per via degli autorevoli interventi di Noberto Bobbio e Giovanni Sartori.Come ogni organismo vivente anche la democrazia può morire. Se non volgiamo questo abbiamo tutti la necessità di rivitalizzarla. Se no, la prospettiva opposta è lo scivolamento del nostro paese verso un nuovo Fascismo. O forse sta già avvenendo?
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Italiani sempre più poveri
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In un paese dove 3 milioni di persone hanno smesso di cercare lavoro, record in Europa e massimi dal 2004, forse non deve sorprendere così tanto che un quarto delle famiglie è a rischio povertà.È aumentata considerevolmente la percentuale di italiani che potrebbe 'scivolare' al di sotto della soglia di indigenza, secondo le stime del direttore dell'Osservatorio nazionale per la salute nelle Regioni italiane, Walter Ricciardi."Con l'attuale crisi e gli aggravi economici per i cittadini – avverte Ricciardi – stimiamo un aumento del 7% degli italiani che potrebbero scivolare al di sotto della soglia di povertà".Per via della crisi finanziaria i disoccupati e inattivi intanto crescono sempre di più di numero. In particolare tra giovani e donne. Per gli "scoraggiati" si tratta del tasso più alto da 8 anni: sono un milione e mezzo circa.Nel 2011 gli inattivi che non cercano un impiego, ma sono disponibili a lavorare sono 2 milioni 897 mila, con un rialzo annuo del 4,8% (+133 mila unità) e raggiungono il livello più elevato dal 2004.La quota di questi inattivi rispetto alle forze lavoro è dell’11,6%, dato superiore di oltre 3 volte a quello medio dell’Unione Europea.
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La matassa di spaghetti
che è l'Italia 2012
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(F.N.) - Davvero eccellenti le nuove proposte di Beppe Grillo, ormai tutto ringalluzzito dai sondaggi, per affrontare il macigno letale del debito italiano, causa prima di tutti i nostri guai: dimezzarlo d’impero, zàcchete, riducendolo unilateralmente dai 1.900 miliardi di oggi a, immagino, 900 o mille, poi vediamo, si arrotonda, miliardo più o meno che ce frega. Insomma come andare in banca e dire che da domani quei 200 mila euro di mutuo sono soltanto 100 mila, grazie e tanti cari saluti al direttore della filiale. Sarebbe il “default”, cioè il fallimento dell’Italia ma “soft”, come dire che invece di cadere dal decimo piano, ci buttiamo soltanto dal quinto. Resterebbe un problemino: che su quei 900 o mille miliardi di debiti rimanenti, l’Italia dovrebbe comunque pagare gli interessi ai creditori e per pagare gli interessi dovremmo vendere altri Buoni del Tesoro a chi? Ma proprio a quelli che abbiamo bidonato. E chi, nel mondo o in Italia, compererebbe cambiali (questo sono i BTP) da uno che si può svegliare alla mattina e farti sapere che te ne restituirà soltanto la metà? Come collaterale, potremmo al massimo offrire partite di biowashball invendute (furono un grande scoperta di Beppino per lavare senza detersivo), tonnellate di libri sulle “scie chimiche” e pacchi di bigliettiomaggio per assistere agli spettacoli, questi davvero divertenti, del comico. Oppure potremmo fare come l’Argentina (ricordate i Tango Bond?) che sta rapidamente riprecipitando nel guano dopo l’illusione post fallimento e ricorre alla manovra dei disperati, nazionalizzare le società straniere che avevano avuto la cattiva idea di investire in quel Paese. Nel frattempo, in Argentina, l’inflazione ufficiale è al 20%, ma sono cifre false date dal governo e sicuramente molto superiore. Dunque, come sempre nei casi di “default”, i ricchi, che hanno da tempo messo al sicuro i propri soldi all’estero o li tengono in valute forti e metalli si arricchiscono ancora di più e i “pobrecitos”, quelli che dipendono da salari fissi, pagano il conto dei demagoghi e dei farabutti che li hanno governati e menati per il naso. Purtroppo, sono questa sortite da irresponsabile che non sa di che parla le cose che impediscono a molte persone, tra le quali il sottoscritto, di andare oltre un divertito apprezzamento per la mobilitazione e per il senso di partecipazione ritrovata che muova molti militanti delle “Guerre Stellari”. Fare programmi sulla carta virtuale, tallonare amministrazioni locali, forse in futuro amministrate piccole e media città è un conto. Governare un nazione è altra cosa e, come dimostra questo governo, neppure i presunti sapienti e i decorati specialisti riescono a venirne a capo e a dipanare la matassa di spaghetti che è l’Italia 2012.
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In Italia governano i tecnici
Tecnici di che cosa?
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(M.S.) - La famosa riforma del mercato del lavoro fa ridere e piangere: è peggio di prima, quando l’articolo 18 esercitava tutta la sua forza bruta. I fancazzisti sono più o meno illicenziabili come prima; nella faccenda si torna ad inserire il giudice del lavoro – l’attore che bisognava lasciar fuori – che può decidere «il reintegro». E d’accordo, si può trovare la scusa che la riforma è fallita perché la ministra tecnica non è riuscita a superare la fortissima resistenza dei sindacati e delle sinistre che in Parlamento sostengono il governo tecnico con le destre.Vabbè. Ma che dire del pasticcio tragicomico degli «esodati»? L’orribile nome spetta a quei poveracci che si sono licenziati (o sono stati invitati all’«esodo») contando di andare in pensione con le vecchie norme – effettivamente vigenti fino al 31 dicembre 2011. Poi, la «riforma delle pensioni» li ha lasciati a metà del guado, senza salario e senza pensione. Anche per 5 anni. E quanti sono? Sessantamila, dice il governo, che non ne sa bene il numero; 350 mila, secondo altre fonti. Sono comunque un bel numero, vittime di una violazione fondamentale del diritto e della pura e semplice civiltà.Apparentemente, i tecnici non sapevano della loro esistenza.L’IMU: il capolavoro dei tecnici. Hanno voluto fare insieme una patrimoniale, un atto di punizione storica contro gli italiani che mettono i soldi nel mattone – specie in seconde case – invece che in Borsa (come insegna Goldman Sachs), e magari, chissà, un incentivo allo smobilizzo di quei capitali immobili per mobilizzarli a vantaggio del dinamismo economico.Sono riusciti:
1) A stroncare definitivamente la domanda immobiliare, già in agonia per il crollo dei mutui concessi dalle banche (-44%), tassando dieci volte più di prima valori immobiliari che sono caduti, stante la crisi, del 30%. Ed è inutile ricordare quanto l’immobiliare sia un volano trascinatore dell’economia reale per decine di settori, dall’industria dei mobili agli elettrodomestici agli attrezzi elettrici e idraulici.
2) Hanno stroncato l’agricoltura, applicando l’IMU sui fabbricati rurali vasti (perciò ipertassati) come fossero seconde case, colpite esosamente e punitivamente. Ciò che, secondo le associazioni di categoria, «rappresenta una doppia tassazione, essendo i fabbricati strumentali all’attività agricola già tassati quando vengono pagate l’IRPEFe l’ICI sui terreni».Risultato: «Effetti devastanti; l’applicazione dell’IMU potrebbe accelerare la dismissione del settore agricolo». Grazie, competentissimi tecnici.
3) Hanno praticamente sparato alla testa delle 41 mila famiglie che abitano in alloggi di cooperative a proprietà indivisa: gente che vive in case popolari, per lo più. Povera. E che ora deve pagare per l'alloggetto l’IMU punitiva come «seconda casa», anziché come prima casa. Deve pagare il doppio circa dei normali proprietari di prima casa. Prima, con l’ICI, ognuna di queste famiglie, per 70 mq, pagava 45 euro l’anno. Adesso pagherà 665 euro: un aggravio fiscale di più del 1.350%, sulla fascia più debole della popolazione. Da cui il fisco estrarrà 500 mila euro l’anno. La nuova IMU confezionata dai tecnici è «paradossale e iniqua», ha detto Luciano Caffini, presidente di Legacoop Abitanti, perché non riconosce lo status di abitazione principale per questi alloggi, che vengono assegnati proprio a condizione di non possedere un altro alloggio».I tecnici hanno dimenticato di coordinare le loro «riforme» col diritto, e anche con la logica. Sembrano sorpresi dall’esistenza di edifici agricoli che non sono «seconde case», e dall’esistenza di 41 mila famiglie che vivono in cooperative indivise. Alla Bocconi, o a Harvard, non hanno imparato nulla delle cooperative indivise, né degli spazi che servono all’agricoltura. Hanno imparato «case histories» di Wall Street, e tutto sui CDS ed altri derivati. Hanno vissuto nell’illusione che la realtà esterna fosse lineare come le loro lezioni, e si potesse applicare l’IMU di loro invenzione in modo semplice e lineare. Come ignoravano l’esistenza dei lavoratori che hanno fatto l’esodo dal lavoro, fidando nelle leggi dello Stato, oggi «esodati» senza posto. I tecnici farfugliano: «Le aziende potrebbero riprenderseli…». Non sanno di cosa parlano.
4) Fanno pagare anche gli anziani in casa di riposo. Se hanno un appartamento, è «seconda casa» per l’IMU. Giù tasse. I poveretti dovrebbero venderli, gli appartamenti.Ma come? Nessuno compra, perché non si fanno mutui.
5) Hanno fatto pagare l’IMU alla Chiesa, ma non alle fondazioni bancarie. Perché sono, dicono i tecnici, «associazioni benefiche». Che gestiscono banche (scrive Sechi su Il Tempo) «possiedono quote determinanti delle grandi banche, e partecipano agli utili, di cui solo una quota viene ridistribuita in opere di bene. E possiedono un enorme patrimonio immobiliare su cui non pagheranno un euro». Al contrario della Chiesa.Favori alle banche, sì, i tecnici le sanno fare. È la loro specialità. In questo sono competenti. Su tutto il resto, sono bambini che scoprono solo adesso il duro, complicato mondo reale. Sulle energie rinnovabili, se dare o no i sussidi, distinguere i furbi dai seri produttori, i tecnici non sanno che fare.Sui pagamenti in ritardo delle pubbliche amministrazioni ai fornitori, che stanno devastando aziende e inducendo suicidi di imprenditori, non fanno nulla.Sulla famosa «crescita», nulla di nulla; nessuna idea, solo annunci.Per il resto solo tasse, niente tagli alla spesa pubblica.È l’obiezione, più o meno rispettosa, che si fa al governo dei tecnici. Sempre meno rispettosa, perché diventa sempre più chiaro che i «tecnici» non solo non hanno il coraggio di intaccare le potentissime caste dei parassiti pubblici, né le banche né i partiti, ma non sanno nemmeno come fare.Tecnicamente, non sanno dove sono gli sprechi; non hanno idee precise sulle sacche di mal-amministrazione. L’abolizione dell’articolo 18, hanno detto, «non si può applicare agli statali, perché sono stati assunti con concorsi». I sacri, truccati concorsi: intoccabili.Ed anche senza concorsi: Il Fatto ha rivelato che proprio all’Agenzia delle Entrate, la Grande Moralizzatrice del popolo evasore, su 1.143 alti funzionari, 767 occupano poltrone a cui non hanno diritto, che hanno preso senza concorso. La «legalità» che Befera impone ai contribuenti, non la impone ai suoi dirigenti: «Sono necessari per assicurare l’operatività delle strutture». La lotta anti-evasione ha la priorità su tutto, il che significa: il fine giustifica i mezzi, principio che regge anche la pirateria e la bande di rapinatori. È l’alto senso giuridico del «tecnico» Befera.«Il numero attuale degli occupati nelle pubbliche Amministrazioni risulta essere abnormemente elevato», scrive il benemerito professor Alessandro Mela. «Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato vi sarebbe un rapporto con il totale sulla forza lavoro del 13.72%. Questi rapporti contrastano visibilmente con il 9.6% della Germania oppure con il 10.7% della Slovacchia. Si tenga presente, per esempio, che 320.000 persone appartenenti ai Corpi di Polizia sono giusto il doppio del numero in ruolo analogo riscontrabile in Russia, che ha 143 milioni di abitanti».La pubblica istruzione ha un addetto ogni 5 studenti…«I 515.000 dipendenti delle regioni e di varie autonomie locali sono quasi tre volte più numerosi dei dipendenti in ruolo analogo nei Länder della Germania, che ha ben 81.772,000 abitanti».Si potrebbe tagliare lì, non vi pare? Ma i tecnici non lo fanno. Più tasse, questo lo sanno fare.Tagli agli scandalosi, ripugnanti «rimborsi elettorali» ai partiti criminali, rimborsi che superano di dieci volte le spese realmente sostenute? Che producono i Lusi e i Belsito? Tesorieri in Porsche Cayenne e ville seicentesche? E i Rutelli e i Trota? No, questo i tecnici non lo sanno fare.Risultato finale: il debito pubblico, sotto il governo Monti, il governo tecnico messo lì per ridurre il debito, è aumentato.Complimenti. Avevamo proprio bisogno dei «tecnici».Chissà se non erano tecnici, che casini avrebbero fatto…
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Maria Francesca Garritano,
ballerina del teatro alla Scala
licenziata per "lesione d'immagine"
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di AGNESE TACCHINI*
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Si sono riunite la Commissione Cultura congiuntamente alla Commissione Garanzia e Controllo ed io,essendo membro di entrambe,ho partecipato con grande interesse, in quanto il tema trattato riguarda molte donne.La ballerina Maria Francesca Garritano e’ stata licenziata dal Teatro alla Scala per lesione d’immagine,La ballerina aveva denunciato i problemi dei disturbi alimentari,anoressia e bulimia nel mondo della danza,in un’intervista sul quotidiano inglese The Observer,dal titolo “Una ballerina su 5 al teatro alla Scala soffre di disturbi alimentari” aggiungendo che si puo’ essere grandi ballerine anche se si pesa piu’ di 45 kg.La ballerina Garritano ha sollevato un velo ,sul mondo della danza.All’incontro aveva portato anche un’altra ballerina ,che ha raccontato,in lacrime,delle difficolta’ e del sentirsi inadeguata perche’ le insegnanti le dicevano che era grassa e con il bacino troppo grosso per ballare.Le ragazze hanno raccontato di quante di loro vivessero di insalata e frutta ,del sentirsi definire troppo pesanti per ballare.I responsabili del teatro alla Scala negano tutta questa attenzione per il corpo ,ma lo sappiamo tutti che per fare la ballerina richiedono un determinato fisico,basta guardare anche i programmi televisivi come "Amici" dove le insegnanti di danza classica insistano nel ripetere alle ragazze che ci vuole un fisico magro.Infatti le ragazze con qualche chilo in piu’ si devono iscrivere a danza moderna oppure ballare hip pop.Credo sia importante capire se davvero al Teatro alla Scala si insegni l’arte della danza facendo anche un lavoro psicologico che porta le ragazze ad esasperare la propria magrezza per poter essere grandi ballerine.La Garritano chiedeva che vi fossero dei controlli nelle ore di lezione sul metodo usato dagli insegnanti e che vi fossero degli esperti psicologi e dei nutrizionisti per aiutare i ragazzi e le ragazze ad avere un rapporto sano con il proprio corpo.Entro breve verra’ convocata un'altra commissione dove chiederemo ai dei responsabili del Teatro alla Scala di partecipare,per meglio capire se davvero esiste tale problema,visto che mi sono sempre occupata in questi anni di donne e del legame con l’immagine femminile e
gli stereotipi di genere.
*Presidente commissione pari opportunita’ Provincia di Milano
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Negli Usa i privati controllano
il dispiegamento e l'utilizzo
delle armi nucleari
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In un libro da poco pubblicato, secondo il professor Michel Chossudovsky le società statunitensi che ottengono milioni di dollari dalla fabbricazione delle armi nucleari, hanno “assoluta voce in capitolo” per quanto riguarda il loro “utilizzo e dispiegamento.”Oltretutto, egli sostiene che se le armi nucleari sono incorporate in armi convenzionali, la decisione di utilizzare quelle nucleari potrebbe essere presa dai generali sul campo di battaglia.Chossudovsky, direttore del CRG (Centro di Ricerca sulla Globalizzazione) di Montreal scrive che il 6 agosto 2003, anniversario dell’attacco ad Hiroshima (6 agosto 1945), presso il quartier generale del Comando Strategico USA nella base aerea di Offutt in Nebraska, si è tenuto un incontro segreto che ha riunito più di 150 “alti dirigenti della produzione nucleare e del sistema militare-industriale.“Questa commistione di appaltatori della difesa, scienziati e strateghi politici non era intenzionata a commemorare Hiroshima.” In base a una stesura del programma trapelata, la seduta segreta comprendeva discussioni su “mini-bombe nucleari”, bombe “bunker-buster” (penetranti) con testate nucleari “per un possibile utilizzo contro stati-canaglia,” scrive Chossudovsky nel suo nuovo libro.“L’incontro era diretto a preparare il terreno alla creazione di armi nucleari “più piccole”, “più sicure” e “meglio utilizzabili”, per essere utilizzate “nei teatri di guerra nucleare” dell’America del 21° secolo, afferma Chossudovsky. Non era presente alcun membro del Congresso in rappresentanza dei cittadini.Appena una settimana prima di questa riunione, il NNSA (ente federale per la sicurezza nucleare, sotto la direzione del Ministero per l’Energia, N.d.T.) aveva sciolto il comitato consultivo con “controllo indipendente” sull’arsenale nucleare USA, tra cui il collaudo e/o utilizzo dei nuovi ordigni nucleari.L’industria nucleare – che produce sia ordigni nucleari che i suoi sistemi missilistici – come scrive Chossudovsky è controllata da un pugno di appaltatori della difesa guidato da Lockheed Martin, General Dynamics, BAE Systems Inc, Northrop Grumman, Raytheon, e Boeing. Le vendite nel 2010 di questi sei più grandi fornitori della difesa americana (compreso il gruppo americano-britannico BAE Systems INC), erano dell’ordine di 242,6 miliardi di dollari, con utili contabilizzati per 16,4 miliardi.Nel frattempo “il Pentagono aveva lanciato una grande campagna di propaganda e di pubbliche relazioni allo scopo di sostenere l’utilizzo delle armi nucleari per la “difesa della patria americana,” scrive Chossudovsky. Egli fa notare che:“In una logica del tutto perversa, le armi nucleari sono mostrate come un mezzo per costruire la pace e prevenire ‘danni collaterali’. Il Pentagono aveva lasciato intendere che le ‘mini-bombe nucleari,’ con una potenza di 5.000 tonnellate equivalenti, fossero innocue per i civili, dato che le esplosioni ‘si sarebbero verificate sottoterra.’ Tuttavia, ciascuna di queste ‘mini-bombe’ costituisce – in termini di esplosione e potenziale fallout radioattivo – da un terzo a sei volte la bomba atomica lanciata nel 1945 su Hiroshima”.Come afferma Chossudovsky, nel 2003, sulla base dell’idea distorta che “le mini-bombe nucleari non sono pericolose per i civili,” il congresso americano diede il “via libera” all’utilizzo delle armi nucleari tattiche al fianco di quelle convenzionali nei “teatri di guerra convenzionale” (come il Medio Oriente e l’Asia Centrale).Questa nuova dottrina nucleare, prosegue Chossudovsky, non soltanto sconvolge la realtà negando i raccapriccianti effetti delle armi nucleari, ma afferma anche “senza mezzi termini che le armi nucleari sono ‘sicure’ e che il loro impiego nei campi di battaglia garantirà ‘minimi effetti collaterali’ riducendo la probabilità di escalation.” Chossudovsky osserva che “il problema del fallout radioattivo non è neanche preso in considerazione per quanto concerne le arme nucleari tattiche. E non lo è nemmeno la questione dell’ ‘inverno nucleare’.”Per giustificare interventi militari preventivi , la Dottrina della Sicurezza Nazionale (NSD) esige l’invenzione di un terrorista, o la minaccia di un “nemico esterno,” scrive l’autore. Inoltre, la dottrina ha bisogno di legare la suddetta minaccia terroristica al “patrocinio statale” dei cosiddetti stati-canaglia. In questo caso la GWOT (lotta al terrorismo globale) diretta contro Al-Qaida si accorda proprio come elemento costitutivo di base della campagna GWOT del Pentagono.Con l’ultima dottrina nucleare, il Pentagono abbandona la linea del combattere per “autodifesa” in favore di un “intervento preventivo.” Questa guerra, scrive Chossudovsky, consentirebbe l’utilizzo di armi nucleari contro un “nemico-canaglia” che si presume abbia l’intenzione di sviluppare armi di distruzione di massa in qualche indefinito momento futuro.L’autore chiarisce che “le bombe nucleari dovrebbero servire a prevenire un inesistente programma di armi di distruzione di massa (ad esempio con l’Iran) prima della sua creazione. “Questa contorta formulazione va ben oltre i presupposti della Nuclear Posture Review del 2001 (esame per determinare il ruolo delle armi nucleari, N.d.T.) e il Decreto Presidenziale per la Sicurezza Nazionale (NPSD) n° 17, i quali affermano che gli Stati Uniti possono reagire con armi nucleari in caso di attacco con armi di distruzione di massa”.E con l’integrazione sul campo di battaglia di armamenti convenzionali con quelli nucleari, “c’è il rischio che armi nucleari tattiche possano essere usate senza richiedere … l’approvazione presidenziale,” scrive Chossudovsky. Egli sostiene che “i comandanti in battaglia avrebbero la responsabilità di ‘Operazioni in Teatro Nucleare,’ con un’autorizzazione non solo per attuare, ma anche per elaborare decisioni di comando attinenti armi nucleari".Inoltre, come dice Chossudovsky,dato che queste armi nucleari tattiche “più piccole” sono state riclassificate dal Pentagono come “sicure per la popolazione civile circostante,” in tal modo presumibilmente “riducendo al minimo il rischio di danni collaterali,” non ci sono limitazioni prioritarie e automatiche per impedirne l’utilizzo. Egli conclude dicendo che le armi nucleari tattiche accumulate sono ora ritenute parte integrante dell’arsenale sul campo di battaglia, “parte della cassetta degli attrezzi,” per così dire, utilizzata nei teatri di guerra convenzionale.
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Elenco di cose che può dire un
Parlamentare italiano rimanendo
tranquillamente al proprio posto
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Onorevole Massimo Calearo, PT:
Dall'inizio dell'anno alla Camera ci sono andato solo tre volte ... Non serve a niente, è usurante. Anzi, credo che da questo momento fino alla fine della legislatura non ci andrò più ... Con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa che ho comprato ... sono 12mila euro al mese di mutuo.
Onorevole Michele Pisacane, PT:
Io e mia moglie portiamo a casa 30 mila euro al mese: ma se uno investe nella politica questi soldi sono pochi! ... Io con il mio stipendio faccio una vita da cani.
Onorevole Giorgio Clelio Stracquadanio, Pdl:
Prostituirsi per fare carriera in politica è legittimo.
Onorevole Mario Pepe, gruppo Misto:
Prendo 3 mila e rotti euro al mese di vitalizio, senza vitalizio ne prenderei solo 1.200 ... Il parlamentare deve avere la serenità economica, deve sentirsi garantito ... Ma lo sa io quanti testimoni di nozze ho fatto quest'anno, ma lo sa quanti regali ho fatto? Ho fatto il testimone di nozze a 21 matrimoni!
Senatore Riccardo Villari, Coesione Nazionale:
Il ristorante del Senato non è niente di speciale, non è Chez Maxim ... è cibo conforme al prezzo, al massimo si può prendere un'insalatina, un po' di riso ... quando posso vado alla Camera ... da noi non c'è nemmeno il pesce fresco!
Europarlamentare Ciriaco De Mita, Udc:
No no no ora le spiego subito (perché sono uno dei deputati più assenteisti d'Europa) ... se mi fermassi fino al giovedì perderei l'unico volo diretto per Roma, e sarei costretto a fare scalo a Parigi ...
Onorevole Antonio Gaglione, gruppo Misto:
Perché non vengo mai in Parlamento? Tanto è inutile, in questi tre anni l'attività legislativa si è impantanata ... Lo ammetto, quando arriva lo stipendio da Roma non mi sento a posto ... con contributi e indennità si arriva a 11 mila euro al mese. Mia moglie mi dice sempre di dimettermi, ma il mio bilancio è positivo, non mi dimetto.
Senatore Marcello Dell'Utri, Pdl:
A me della politica non me ne frega niente ... mi sono candidato solo per non finire in galera.
Onorevole Antonio Razzi, PT:
Se non era per me e Scilipoti Berlusconi non si salvava ... Io il 14 dicembre ho pensato ai cazzi miei ... per 10 giorni mi fottevano la pensione ... qui sono tutti malviventi, se non fai da solo ti si inculano loro.
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I falsari napoletani
e quelli della B.C.E.
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(M.S.) - Molti, di recente, avranno sentito parlare di Giugliano, paese in provincia di Napoli, passato alle cronache come la patria dei migliori "falsari" d'Europa, poichè il 60% di tutte le banconote in euro false che circolano nell'Unione Europea vengono create proprio da stamperie clandestine site in questo paese.I falsari di Giugliano sono ormai etichettati come "Napoli Group", con una logica aziendale ben definita:
1) il finanziatore della stamperia, che poi è anche il committente. Di solito un personaggio minore dei clan della Camorra, che si occupa di trovare una macchina tipografica offset di seconda mano (quelle nuove a quattro colori costano anche 500 mila euro), la filigrana, gli inchiostri, gli altri strumenti.
2) il tipografo, addetto alla produzione.
3) il distributore, ovvero l'uomo di fiducia del committente, colui che ha il compito di organizzare un deposito, rigorosamente lontano dalla stamperia, e di tenere i contatti con i clienti.Il distributore "vende", o per meglio dire "spaccia", gli euro falsi ai suoi clienti (malavitosi o commercianti) al prezzo del 10% del valore nominale (la cifra sulla banconota). Esempio: il distributore vende una banconota falsa da 20€ al prezzo di 2€ a pezzo. Per un milione di euro falsi, la banda ne guadagna 100 mila veri. Ad ogni scambio c'è un ricaro del 10%.Quello che ci domandiamo è:
che differenza c'è tra questi falsari napoletani e quelli della Banca Centrale Europea? In fordo parliamo sempre di carta colorata, in quanto l'euro è una valuta non ancorata ad alcuna riserva aurea od altro metallo prezioso.La B.C.E. produce banconote ad un costo tipografico che si aggira intorno ai 0,30€ (ce lo dice la stessa Banca Centrale Svizzera), comprensivi di carta, filigrana, colori, ologrammi, etc.; presta però queste banconote agli Stati al loro valore nominale (ossia la cifra scritta sopra la banconota stessa). Tornando all'esempio della banconota da 20€, la B.C.E. si fa carico di 0,30€ ed addebita 20€ allo Stato, lucrando 19,70€ dalla differenza.Sapete che rincaro, quindi, ha applicato la B.C.E.? Non del 10% come i falsari napoletani, bensì del 98,5% (nel caso della banconota da 20€, ma la percentuale sale con importi maggiori).Secondo dati di bilancio 2011 (Annual Report), la voce "Banconote in circolazione" riporta la cifra di € 71.090.081.710; tale cifra rappresenta solo l'8% del valore delle banconote prodotte dalla B.C.E., come si legge dalla nota integrativa: "Alla BCE è stata attribuita una quota pari all’8 per cento del valore totale dei biglietti in euro in circolazione, che viene iscritta nello stato patrimoniale alla voce “Banconote in circolazione” del passivo."; il restante 92% viene stampato dalle singole Banche Centrali Nazionali (es.: Bankitalia) in proporzione alla quota di ciascuna BCN al capitale della BCE.Per ricordare un vecchio film di Totò e Peppino, direi che la coccarda d'oro della "banda dei dis-onesti" spetta a B.C.E. e BCN, che battono di gran lunga qualsiasi altro falsario.
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E L'ITALIA STA A GUARDARE
SPERANDO IN UN MIRACOLO
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di GABRY RHASSETH
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Miracolo che non arriverà, non verranno nemmeno i tanto sospirati Maya ad aiutarci a tirare fuori questo Paese dalla melma. Monti è stato chiaro, in ogni caso si andrà avanti. Ha ottenuto la 12° fiducia questo governo non eletto dal popolo italiano, dopo lamentele in aula dei vari rappresentanti dei partiti, fingendosi anche dispiaciuti con la solite espressioni di circostanza, hanno dato il loro consenso. Vediamo ora in cosa consistono questi cambiamenti dell'art.18.Per i licenziamenti disciplinari, è la proposta girata alle parti sociali, sarà previsto il rinvio al giudice che deciderà il reintegro nei casi gravi o l'indennità con massimo 27 mensilità.( vorrei fosse specificato il caso grave).Per i licenziamenti discriminatori resta in vigore l'art.18 mentre per quelli economici sarà previsto solo l'indennizzo al lavoratore.Il risarcimento va da un minimo di 15 mensilità a un massimo di 27, facendo riferimento all'ultima retribuzione. Per i licenziamenti per motivi discriminatori, il reintegro sarà accompagnato dai contributi non versati durante il periodo di sospensione dal lavoro. L'obbligo di reintegro in caso di licenziamenti discriminatori viene esteso anche alle imprese con meno di 15 dipendenti.(Domanda; e il TFR?) Non saranno quelle rate spero. Una cosa che è stata ventilata per pochi minuti ma.. Nessun tg ne ha fatto menzione è quella del “lavoratore apprendista”, quindi le aziende assumerebbero dei lavoratori con contratti di apprendistato, l'azienda sarebbe in questo modo agevolata da tasse e balzelli vari, questi lavoratori però potrebbero anche morire di vecchiaia come apprendisti, perché sarà l'azienda a decidere quando e come cambiare il contratto, quindi mai.Forse la Signora Fornero non ha ancora capito che in Italia non solo i ragazzi sono disoccupati, ma tantissimi quarantenni e cinquantenni sono a spasso e senza una minima speranza di potere trovare anche solo un part time, nonostante l'esperienza. Hanno parlato di tante cose, ma non hanno parlato dei lavoratori che già hanno un lavoro, del TFR ( e qui mi aspetto la fregatura).Il contratto di lavoro a tempo indeterminato diventa quello che domina sugli altri per ragioni di produttività e di legame tra lavoro e imprese'' ha detto Fornero. Il percorso lavorativo ''inizia con un apprendistato vero'', ha sottolineato, che diventa un investimento per la formazione e non strumento di flessibilità. Al contratto di apprendistato, ha spiegato, ''segue la stabilizzazione'' e ''prosegue con la formazione on the job''. Su questo ''le imprese e il lavoro si devono impegnare per quell'incremento di produttività necessario affinché questo Paese cresca''. Nel documento letto alle parti sociali c'è poi il contrasto alla reiterazione di tutti i contratti a tempo determinato per più di 36 mesi. Ma come è possibile? On the job lo si è già nel momento in cui si fa apprendistato, questo sinceramente pare faccia acqua da tutti le parti, semplicemente perché: Esiste la formazione on the job che è una sorta di tirocinio, apprendistato. Poi si parla di job on call, lavoro a chiamata o, secondo la legge, “intermittente”. Stai a casa finché l’azienda non ti chiama. Capito dov'è la fregatura?
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Carceri:
66.632 detenuti
ma solo 38.195 definitivi
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di PAOLA FERRERO
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Il nostro Paese, a causa delle penose situazioni di vita nelle carceri, continua a pagare anche in termini economici.Pur non avendo mai sottoscritto il reato di tortura, il Comitato europeo per la prevenzione della tortura ha fissato, nel 1992, anche per l’Italia, un minimo di metri quadri per ogni persona detenuta. Se il detenuto è in una cella singola, deve poter disporre di almeno 7 metri quadri e 4 metri quadri quelli detenuti in celle multiple. Se si hanno a disposizione meno di tre metri quadri, allora è tortura. Senza dimenticare che l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo stabilisce che "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".Ed è per questo che nel 2008, lo Stato italiano è stato condannato a versare 5 mila euro ad un detenuto perché non fu protetta la sua salute e, l’anno dopo, la Corte di Strasburgo ha condannato l’Italia a risarcire mille euro ad un detenuto bosniaco perché detenuto con altre quattro persone in una cella di 16 metri quadri. Nel 2001 indennità ad un tunisino perché rinchiuso in una cella di 11,5 metri quadri con altre due persone e a Lecce, nel 2012, risarcimento a quattro detenuti per "lesioni della dignità umana, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione".Sono solo alcuni casi che però potrebbero diventare fenomeni di massa se i detenuti, in modo organizzato, cominciassero ad inviare alla Corte di Strasburgo, ricorsi su ricorsi. Il ministro Severino, per ovviare al sovraffollamento e all’eventuale risarcimento, continua a parlare di un piano con 11.573 nuovi posti nelle carceri come se il problema fosse solo quello di creare nuovi posti e non di far diminuire i detenuti in entrata.Frattanto la Commissione dei diritti umani del Senato, ha offerto i numeri, ufficiali, relativi alle presenze nelle carceri italiane e in settimana metterà il documento ai voti.Suicidi ‒ Cominciamo dai suicidi che nel 2011 sono stati 63 di cui 38 italiani e 25 stranieri. In tutto ci sono stati 186 persone decedute per cause naturali o da accertare (23). Nel 2010 i suicidi furono 65, i tentati suicidi 1.137, gli atti di autolesionismo 5.703, i decessi per cause naturali 108. Il totale dei morti in carcere negli ultimi 12 anni, supera le 2 mila unità: 1.954 fra i detenuti e 91 fra gli agenti di Polizia penitenziaria. Dal 2000 al 2012 si sono uccisi 700 detenuti e ben 85 agenti di Polizia penitenziaria.
Capienza e presenze ‒ Al 29 febbraio 2012 i posti disponibili nei 206 istituti penitenziari sono 45.742. I detenuti presenti a quella data sono 66.632 di cui solo 38.195 condannati definitivi.
Stranieri ‒ Gli stranieri presenti nelle carceri italiani sono 24.069. Il 20,1% è rappresentato da marocchini, il 14,9% da romeni, il 12,9% da tunisini, l’11,6% albanesi.
Svuota carceri ‒ Le cosiddette leggi svuota carceri (Alfano e Severino) hanno consentito l’uscita dal carcere di 5.140 persone. Nel 2006 con l’indulto del governo Prodi, la popolazione carceraria scese a 39 mila unità su circa 45 mila posti disponibili. Nel 2008 la situazione era già pericolosamente risalita. Il rapporto detenuti/posti era al 129,9%; nel 2009 al 148,2%. Oggi siamo al 145%.
Mancanza agenti e magistrati ‒ Rispetto alla pianta organica prevista mancano, oggi, 6 mila agenti di polizia penitenziaria e 34 magistrati di sorveglianza. Mancano, inoltre educatori, psicologi, assistenti sociali.
Bambini ‒ In carcere ci sono 53 madri con 54 bambini in quanto la legge prevede che sotto i tre anni di età, i bambini stiano in carcere con la madre.Per ovviare a questa vergognosa norma, nell’aprile 2011, una legge porta a sei anni il limite di età dei figli sotto il quale è possibile la custodia fuori dal carcere. Per far questo sono necessarie strutture adeguate alla bisogna come le case-famiglia protette. Ma nel Paese dove si spendono soldi per acquistare cacciabombardieri, queste case non si costruiscono per mancanza di fondi. Ne esiste una sola, a Milano.
Italiani detenuti all’estero ‒ I cittadini italiani detenuti all’estero, secondo la commissione del Senato, sono 2.905.
E mentre le commissioni parlamentari "danno i numeri", nelle carceri italiane si continua a morire o a vivere come bestie, spesso senza i servizi basilari.
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Mc Donald's: solo una macchina
per fare tanti soldi
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Per molti giovani Mc Donald's è un posto divertente, dove mangiare convenientemente. Ma andiamo oltre a questo paradiso di plastica colorata luccicante e scopriamone la vera faccia. Mc.Donald's spende una fortuna, cercando di coltivare un'immagine pulitaI bambini sono adescati (trascinandosi dietro i genitori) con la promessa di avere giocattoli gratis e altre trovate. Ma dietro la faccia sorridente di Ronald Mc Donald's giace la realtà. L'unico interesse di Mc Donald's sono i soldi.Mentre milioni di persone sono affamate, vaste aree di terre in paesi poveri sono sfruttate per l'allevamento di bestiame e la coltivazione di grano per nutrire gli animali che saranno mangiati in occidente. Mc Donald's promuove continuamente prodotti a base di carne, incoraggiando la gente a mangiare carne più spesso, sprecando sempre più le risorse dell'umanità. Gli animali consumano più grano degli umani: 150 milioni di tonnellate date al bestame producono solo 21 milioni di tonnellate di carne e prodotti secondari. Con una dieta vegetariana qualsiasi nazione occidentale potrebbe essere autosufficiente.Mc Donald's promuove il suo cibo come salutare, ma in realtà ha un alto contenuto di grassi animali, zucchero, sale e basso contenuto di fibre e vitamine; in numerose ricerche è stato collegato che questo tipo di dieta porta malattie cardiocircolatorie, cancro, diabete e artrite. Questo cibo è anche imbottito di additivi chimici (per coprire il gusto schifoso) che causano malattie ed iperattività nei bambini. Da non dimenticare che la carne avendo un alto contenuto di calorie manca di volume e induce a mangiare troppo causando obesità. In Inghilterra nel 1990 Mc Donald's è stato responsabile di avvelenamento di cibo in quanto molte persone si avvelenarono il fegato.Le foreste più belle del mondo vengono distrutte ad una velocità impressionante dalle multinazionali. È stato ammesso ufficialmente che i manzi utilizzati sono stati allevati usando terreni delle foreste equatoriali, impedendone quindi la rigenerazione. Inoltre, l'uso della terra coltivabile da parte delle multinazionali e dei loro fornitori, costringe la popolazione indigena a spostarsi su altri terreni abbattendo quindi altri alberi. Inoltre, i gas emessi dagli allevamenti a catena nell'industria bovina, sono uno dei fenomeni originanti l'effetto serra. Per non parlare dei rifiuti dei fast-food.Il menù di Mc Donald's si basa sullo sterminio di milioni di animali ogni anno. Molti sono rinchiusi in capannoni per tutta la vita senza mai uscire all'aria fresca e al sole e senza neanche mai camminare. La loro morte è barbara e atroce. Noi possiamo scegliere se mangiare la alternativa.Per i lavoratori di Mc Donald's e altri fast-food la paga è bassa e la retribuzione degli straordinari non viene pagata. La compagnia mantiene alti profitti e basse buste paghe per cui molta gente si licenzia e il personale, costretto a rimanere, deve lavorare di più e più velocemente ed è cosi che c'è un alto indice di incidenti, in particolare bruciature. La maggior parte dei lavoratori è gente che ha poche opportunità di lavoro, perciò è costretta ad accettare questo sfruttamento. È certo che comunque sarebbe meglio trovare un lavoro che non nuocia a nessun essere vivente.
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Estate 2012: volontariato
nei terreni confiscati alla mafia
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(P.F.) - Tanti giovani scelgono di fare un’esperienza di volontariato e di formazione civile sui terreni confiscati alle mafie gestiti dalle cooperative sociali di Libera Terra. Segno questo, di una volontà diffusa di essere "protagonisti" e di voler tradurre questo impegno in una azione concreta di responsabilità e di condivisione.L’obiettivo principale dei campi di volontariato sui beni confiscati alle mafie è quello di diffondere una cultura fondata sulla legalità e giustizia sociale che possa efficacemente contrapporsi alla cultura della violenza, del privilegio e del ricatto. Si dimostra così, che è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla pratica della cittadinanza attiva e della solidarietà.Caratteristica fondamentale di E!State Liberi è l’approfondimento e lo studio del fenomeno mafioso tramite il confronto con i familiari delle vittime di mafia, con le istituzioni e con gli operatori delle cooperative sociali.L’esperienza dei campi di lavoro ha tre momenti di attività diversificate: il lavoro agricolo o attività di risistemazione del bene, la formazione e l’incontro con il territorio per uno scambio interculturale.E!state Liberi è la rappresentazione più efficace della memoria che diventa impegno, è il segno tangibile del cambiamento necessario che si deve contrapporre alla "mafiosità materiale e culturale" dilagante nei nostri territori.
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LA CITTA'
del lontano presente
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di SILVANO BRUGNEROTTO
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Immaginate dei lampioni ad un incrocio di strada, che si accendono progressivamente all’approssimarsi di un veicolo. Alcuni sensori posti a 600 metri dall’incrocio “avvertono” i lampioni, che reagiscono aumentando progressivamente la luminosità. Il veicolo passa e si allontana, e i lampioni si smorzano fino a spegnersi nuovamente.La scena che avete appena immaginato consentirebbe un risparmio energetico, su base annua, del 60%.I “lampioni intelligenti”, che oltre a produrre luce incamerano dati sul traffico per una buona gestione del flusso cittadino, costituiscono l’ossatura della cosiddetta “Smart City”, un centro urbano progettato per il risparmio energetico, la sostenibilità ambientale e la buona qualità della vita.La Smart City non è un prodotto dell’utopia tecnologica di Arthur C. Clarke; è un progetto reale, finanziato dalla stessa Unione Europea (iniziativa “Eu Smart City”), che ha già suscitato l'interesse di diverse aziende ed amministrazioni in vari Paesi.Anche in Italia si stanno sperimentando gli effetti della “Smart City”. A Pisa i cittadini stanno prendendo confidenza con le colonnine urbane di ricarica per le auto elettriche, mentre Bologna, Rimini e Reggio Emilia stanno organizzando, per la medesima operazione, una rete convenzionata, che permette il rifornimento nelle tre città a prescindere dall’operatore scelto.Se in fondo può non sorprendere che a Seul (la città più “smart” del mondo) vengano introdotti tracciati Tag-RFID, sistemi avanzati grazie ai quali il bastone di un non vedente fornito di microchip può seguire un itinerario cittadino, sorprende sapere che gli stessi tracciati stanno per essere sperimentati a Salerno.Il paese di San Giovanni in Persiceto, in collaborazione con diverse aziende italiane, controlla pali e lampioni per un totale di 5 mila punti luce, regolando la luminosità cittadina alle diverse esigenze e producendo un risparmio annuo, per il Comune, di 200 mila euro.Lampioni intelligenti, monitoraggio del traffico, colonnine per il rifornimento elettrico, tracciati elettronici per disabili. Il tutto condito con un buon design. Come nel caso della “Libellula” di Renzo Piano, un’elegantissima pala eolica in fibra di carbonio capace di sfruttare i minimi soffi di vento.Ma “Smart” è anche “social”: una città che offre strumenti di monitoraggio all’utente finale, al cittadino che può suggerire idee o segnalare disservizi all’amministrazione comunale, attraverso il semplice uso di applicazioni “mobile”.Esiste un fondo europeo di circa 11 miliardi al quale le città aspiranti a divenire “Smart” possono attingere, a patto di presentare un progetto di riduzione del consumo energetico del 20% e delle emissioni inquinanti del 30% entro il 2020. Tuttavia, in Italia, non solo sono pochissimi i progetti in tal senso destinati, ma addirittura di “Smart City” non se ne parla nemmeno.Questo modello di città basato sull’ICT e sulle energie alternative, al quale stanno mirando le aziende innovative europee, nel nostro Paese non trova spazio nel pubblico dibattito politico. Eppure si tratterebbe non solo di realizzare un passo concreto verso il cosiddetto “sviluppo sostenibile”, ma anche di produrre nuove professionalità e nuove occasioni di lavoro in linea con le necessità del nostro futuro prossimo.Il fatto è che per realizzare il nuovo paesaggio urbano occorrono piani strategici a lungo termine, che di solito superano i cicli elettorali. Per cui, pur essendo la “Smart City” alla portata tecnologica del presente, nel nostro Paese appare lontanissima e quasi irraggiungibile.
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MASSACRATECI PURE...
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di GABRY RHASSETH
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E' un gioco al massacro quello che stiamo assistendo in questi giorni, questo non è controllo, ma si tratta di una vera e propria congiura nei confronti dei cittadini. Come se a creare danno a questo Paese sia stato il piccolo commerciante, come se una panetteria oppure un negozio di alimentari a gestione familiare siano la causa di tutti i mali italiani! Le grandi industrie no, le coop stile Las Vegas no, il Mc Donald's ( con dipendenti a turni massacranti e per una manciata di euro) no! I negozi di Valentino, Armani, Vouge, la Fiat? No! Solo il piccolo cittadino , magari con due o tre figli da mantenere e un lavoro solo, quello si, può essere colpevole di evasione fiscale, certo. I politici che nuotano nel lusso, ville, , nuotano nella corruzione da mattino a sera, quelli non sono da controllare? E dove non arriva la Guardia di Finanza, ovviamente arriva Equitalia, ma l'italiano continua a tacere, continua ad abbassare la testa, a nuotare contro corrente, nonostante tutto e tutti, aumentano ogni giorno tutto ciò che non è un lusso, il cibo, le cure sanitarie con i vari ticket, poco importa se non lavori e se devi riempire la pancia ai tuoi bambini, a loro non interessa. Se hai un auto nuova, ti controllano anche le mutande, se l'hai vecchia non ti credono e ti controllano comunque, un massacro indefinito alla povera gente.Nemmeno in Cina hanno mai osato tanto, nemmeno negli anni bui di miseria, un piatto di riso lo davano a tutti, a noi lo tolgono e ti istigano anche a denunciare chi non ti fa lo scontrino fiscale, terrorizzandoti, facendoti sentire un escremento.Questa è l'Italia di oggi. Io sono d'accordo sui controlli, ma misurati e mirati, i controlli devono servire come deterrente, non come una punizione. I controlli si dovrebbero fare ai falsi invalidi, utilizzare queste forze d'ordine per ristabilire un equilibrio, che causa medici compiacenti e ben pagati hanno ridotto questa Italia un ammasso di immondizia, per troppi anni si è lasciato correre, pago te e tu paghi lui, che paga l'altro, per troppo tempo si sono chiusi gli occhi, ma ora state davvero esagerando. Sarebbe logico chiedere lo scontrino fiscale, quando un comune cittadino può scaricare l'Iva, ma se io casalinga non posso, cosa me ne faccio di tanta carta sprecata? A che pro devo togliere cibo al mio panettiere e ai suoi figli? Perché devo pagare di più? Chi sono io per togliere anche solo una piccola soddisfazione a quel bambino che magari avrebbe necessità di un paio di scarpe nuove? Vi rendete conto che ci stanno portando alla deriva e con probabilità annegheremo tutti? Si salveranno solo loro, quelli che ora stanno ordinando questo massacro, e noi.. Noi andiamo a venderci il gioiellino che ci ha lasciato nonna, magari per una manciata di euro o poco più, ci stanno togliendo tutto, anche i sentimenti, le piccole emozioni da stringere al petto, come il ricordo lasciato da una persona che amavamo, pur di sopravvivere facciamo anche questo. Chissà se a fine anno, avremo ancora gli occhi per piangere?!
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GOVERNO MONTI
Dopo l'inganno
pure la beffa
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(P.F.) - Il Governo-Monti, governo tecnico che ha ingannato un intero popolo autoproclamandosi detentore del potere in Parlamento, senza essere democraticamente eletto da alcun cittadino italiano, ora procede con la beffa, ossia finge di chiedere ai suoi cittadini "truffati", attraverso la spending review, quale sia l'opzione più giusta per limare la spesa pubblica.Tutti i cittadini, attraverso il modulo "Esprimi la tua opinione", hanno la possibilità di dare suggerimenti, segnalare uno spreco, aiutando i tecnici a segnalare le spese futili.Le scelte più votate per ridurre la spesa pubblica (tagli per 4,2 miliardi nel 2012) sembrano riguardare:
1) Dimezzamento del numero dei parlamentari
2) Taglio degli stipendi di tutti i politici
3) Taglio delle province
Ovviamente qui avanza sempre un problema di fondo: cercare di eliminare gli effetti, e non la CAUSA.Tagliare la spesa pubblica significa offrire meno beni e servizi alla collettività; va bene eliminare gli sprechi (anche se andrebbe prima allontanato chi amministra erratamente certi ministeri), ma questi sono semmai gli effetti deleteri di un sistema economico strutturalmente sbagliato e dannoso per i cittadini.Tra l'altro proporre dei tagli alla spesa pubblica “rivedibile” nel medio periodo di circa 295 miliardi di euro come ipotizzato dal governo condurrà ad ennesime privatizzazioni, ossia “pezzi di Stato” che finiranno nelle mani di multinazionali “amiche2 dei nostri tecnici.Solo in un regime di sovranità monetaria, in cui sia lo Stato ad emettere moneta (invece di farsela prestare da entità sovranazionali private e non elette da alcun cittadino) è possibile garantire una spesa pubblica ottimale, senza tagli e con un livello di tassazione pressoché nullo, con conseguenti benefici per i cittadini, quali reddito di cittadinanza, livello salariale proporzionato ad un tenero di vita equo ed etico, riformulazione del piano industriale, del sostentamento energetico nazionale, etc.Ipotesi questa nemmeno contemplata da un governo composto da tecnici, i quali si rivelano fedeli servitori dell'élite finanziaria.Proposte del genere, come la spending review, non sono altro che una presa per i fondelli alla vera partecipazione popolare alla res publica; partecipazione che traduce la sua massima espressione nella democrazia diretta. L'attuale forma di governo non è classificabile nemmeno come “politica rappresentativa”, ma va identificata con la sola etichetta degna di questo nome: dittatura finanziaria.
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In Italia la
disoccupazione
è ormai
un allarme
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di PAOLA FERRERO
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Dati preoccupanti per un lavoro che per molti è un miraggio.Confermando sostanzialmente i recenti dati dell’Istat, l’Ilo (l’Organizzazione internazionale del Lavoro, l’agenzia Onu che si occupa appunto del lavoro) ha diffuso il suo report. La scheda che illustra la situazione italiana evidenzia così un crollo del mercato del lavoro nel quarto trimestre del 2011.Con un tasso di disoccupazione «ufficiale» che raggiunge quota 9,7% (pari a 2,1 milioni di persone che cercano e non trovano un impiego). Ma che considerando i 250mila lavoratori in cassa integrazione potrebbe anche superare la soglia del 10%. Scende anche il tasso di occupazione nella fascia 15-64 anni, al 56,9%.In più, dice sempre il report Ilo, bisogna fare i conti con l’«allarmante» situazione dei cosiddetti Neet, ovvero le persone Not in Education, Employment or Training, cioè che non studiano, non lavorano e non sono neanche in formazione. Si tratta di quasi 1,5 milioni di italiani. Per quanto riguarda i giovani, la disoccupazione risulta pari al 32,6%, più che raddoppiata dall’inizio del 2008.I lavoratori che non cercano più lavoro perché «scoraggiati» hanno raggiunto il 5% del totale della forza lavoro, mentre i disoccupati di lunga durata rappresentano il 51,1% dei disoccupati totali.Seri problemi esistono anche riguardo alla qualità dei posti di lavoro creati. Dall’inizio della crisi, la proporzione dell’occupazione a tempo determinato e a tempo parziale è aumentata fino a raggiungere rispettivamente il 13,4% e il 15,2% dell’occupazione totale.Inoltre, il 50% del lavoro a tempo parziale e il 68% del lavoro a tempo determinato non è frutto della libera scelta dei lavoratori, ma è una condizione imposta dall’impossibilità di trovare un impiego migliore e più stabile. Nel suo rapporto generale l’Ilo non manca di sottolineare come le recenti misure di austerità rischino «di alimentare ulteriormente il ciclo di recessione e di rinviare ancora l’inizio della ripresa economica e il risanamento fiscale.Infatti, la ripresa viene frenata dalla contrazione del consumo privato; e tale contrazione è aggravata dal fatto che gli stipendi crescono meno velocemente rispetto all’inflazione. La priorità secondo l’agenzia Onu è quella di trovare un equilibrio sostenibile tra risanamento fiscale e ripresa dell’occupazione.Secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, infine, nel 2012 la disoccupazione nel mondo colpirà 202 milioni di individui proprio a causa dei contraccolpi delle misure di austerità messe in atto in diversi paesi. Nel 2013 il tasso mondiale sarà del 6,3%.Numeri allarmanti in un Primo Maggio pesantemente segnato da una crisi, iniziata nel 2008 e di cui, dopo più di quattro anni, non si vede la conclusione. E' stato un primo maggio di un Paese in cui le persone sono sempre più preoccupate della disoccupazione, della difficoltà di reggere con il reddito a disposizione.Preoccupazione anche per la «miscela esplosiva» che si sta creando. La gente è stanca di fare sacrifici, senza un segnale altrettanto chiaro da parte delle istituzioni e della politica. Occorre un patto per la crescita in cui tutti facciano la propria parte per favorire il rilancio degli investimenti.Il principale messaggio è che bisogna ridurre le tasse sulle buste paga, lo strumento più importante per evitare l’acuirsi della recessione e quindi della perdita dei posti di lavoro.
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IL FUTURO
E' QUI
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di CLAUDIO PIROLA
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C’è un’Italia che funziona. Ne ho avuto un’ulteriore conferma la settimana scorsa visitando insieme con alcuni consiglieri di RAGGIUNGERE ed i rappresentanti regionali di Emilia Romagna e Toscana il centro protesi dell’INAIL e Arte ortopedica a Budrio (BO) ed il Policlinico di Modena.Nel primo caso, mi ha colpito la preparazione e la passione del giovane ing. Cutti che ci ha nei vari settori di attività (presso questa sede vi lavorano oltre 300 persone altamente specializzate). Ginocchio elettronico, piede a restituzione di energia, protesi mioelettriche con “funzione pinza” in 0,4 secondi. Cose impensabili sino a qualche anno fa, oggi realtà. E a discutere con l’Ing. Verni, Direttore Tecnico, delle difficoltà – paradossalmente – di un “nomenclatore” che restringe le possibilità di accesso a simile alta tecnologia al paziente comune (spesso troppo elevati gli oneri economici dovuti per differenza…).Nel pomeriggio presso Arte Ortopedica, sempre a Budrio, dove stanno preparando protesi per – tra gli altri – la giovanissima Bebe Vio, tedofora alle Paralimpiadi di Londra 2012.E infine al distaccamento dell’Università di Modena presso il Policlinico della città per un incontro con un’équipe di medici dedita allo studio delle malattie rare. Un centro di eccellenza, unico in Italia, che raccoglie il meglio della “cono-scienza” presente sul territorio nazionale. Un progetto che si fa carico di gestire a 360° nascite di bimbi con gravi forme di disabilità. E con cui RAGGIUNGERE collaborerà sempre più strettamente in futuro attraverso un rapporto strutturato. Medici anzitutto curiosi, autorevoli, laboriosi, con grandissimo spirito di gruppo e splendidamente organizzati che sanno fare sintesi delle loro preziose conoscenze sul piano internazionale. Questa è l’Italia che funziona! Continua così l’attività di “RAGGIUNGERE” www.raggiungere.it . Dopo l’evento ad Abbiategrasso con Simona ATZORI, la partecipata marcia in collaborazione con il comune di Piombino ed il viaggio in Sicilia dove abbiamo incontrato medici, docenti universitari e responsabili di associazioni, cerchiamo di sviluppare sempre più i contatti con realtà di eccellenza presenti sul territorio.RAGGIUNGERE è Associazione Onlus. Qualora non aveste ancora deciso a chi destinare il Vostro 5 per mille, Vi propongo di considerare anche l’opzione di RAGGIUNGERE il cui numero di codice fiscale da menzionare nella dichiarazione dei redditi è: 97048810150. Grazie! Non Vi costerà nulla, ed offrirete un contributo prezioso!
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La stangata
che abbatte
gli animi
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(P.F.) - La stangata fiscale abbatte gli animi, svuota i portafogli e soprattutto deprime i consumi. Con un rischio di fondo: quello di servire poco o nulla nella superba sfida del "salva Italia" che è il fiore all'occhiello del governo dei Professori. Bene, fin che lo diciamo noi, qualcuno può accusarci di essere i soliti qualunquisti che cavalcano l'onda della rabbia collettiva. Ma quando lo dice la Corte dei Conti, ossia la massima magistratura contabile del Paese, allora sono dolori. E la Corte dei Conti lo ha detto chiaro e tondo, senza giri di parole. Durante un'audizione alla Camera sugli effetti del decreto fiscale il presidente Luigi Giampaolino ha specificato che «si può calcolare che l'effetto recessivo indotto» dal cumulo delle tassazioni (casa in primis, aggiungiamo noi) «dissolverebbe circa la metà dei 75 miliardi di correzione netta attribuibili alla manovra di equilibrio». In altri termini i sacrifici degli italiani saranno completamente inutili. Quelli già sofferti e quelli che saremo chiamati a fare non appena il sole di giugno ci porterà a mettere mano al portafoglio per il primo anticipo dell'Imu a cui corrisponderanno puntualmente i già annunciati rincari sull'energia elettrica, sul gas e, di conseguenza, su tutti i prodotti derivati. Soldi buttati via, dunque? Con «le misure varate - spiega ancora il presidente Luigi Giampaolino - quello che si prospetta è una sorta di corto circuito rigore/crescita il cui pericolo non è stato affatto dissipato dal decreto varato dal Governo». Traducendo in parole povere la tassazione feroce che ci porta sul tetto d'Europa (e forse del mondo) in quanto a prelievo fiscale imposto a singoli e imprese deprime in un sol colpo i consumi e rallenta una crescita che è di poco superiore allo zero. L'allarme, tanto per rovinarci anche il giorno festivo, è condiviso da Bankitalia che, pur riconoscendo la necessità di un piano di risanamento dei conti pubblici, afferma che le manovre hanno avuto inevitabili effetti negativi sull'attività economica e che «il Paese potrà tornare a crescere solo con il taglio delle tasse» che deve restare l'obiettivo principale. Ma allora a che gioco giochiamo? La Corte dei Conti sostiene che il ricorso eccessivo al prelievo fiscale sta azzoppando il paese, Bankitalia aggiunge che bisogna tagliare le tasse.E il Governo? Inossidabili i professori hanno in serbo la tassa di scopo sulla casa (l'abbiamo scritto ieri) ma non hanno tagliato che briciole dal gigantesco panettone della spesa pubblica, nonostante gli inviti espliciti della magistratura contabile. Stesse auto blu, stessi finanziamenti ai partiti, stessi privilegi ai dipendenti dei palazzi dove un usciere guaùdagna quanto Obama. Una vergogna a cui se ne aggiunge un'altra, freschissima che viene dal regno del Guardasigilli, Anna Maria Cancellieri la quale, a dispetto dell' innalzamento dell'età pensionabile per noi poveri mortali, propone uno scivolo per il 10 per cento dei dipendenti del Viminale, grazie «ad un pensionamento anticipato senza traumi». Ma ci pigliamo per i fondelli? La proposta, che sembra fatta apposta per demolire la residua credibilità del governo, per ora è lì, sospesa tra terra e cielo. Ma la dice lunga su come anche i Professori si siano immediatamente assuefatti al clima romano. Ovviamente sempre a spese nostre. Un po' troppo anche per il popolo bue.
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Auto-immolazioni
Tragedia sociale
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Dai paesi del Maghreb all’Italia flagellata dalla recessione e dalla disoccupazione. Il fenomeno delle auto-immolazioni per protesta ha attraversato il Mediterraneo. Sono grida disperate, che parlano di noi stessi e a noi stessi. E testimoniano il fallimento della politica.Il 25 febbraio scorso un immigrato tunisino, del quale ignoriamo il nome, la biografia e la sorte, si dà fuoco a Genova, nella stazione di Brignole. Da una frase scarna che la cronaca ci restituisce possiamo immaginare che fosse rimasto senza lavoro e senza alloggio.Il suicidio col fuoco, si sa, è un grido di protesta disperato, è una pretesa di rispetto e dignità. È il mezzo ultimo e plateale cui ricorrono i senza potere e senza voce, per spezzare il silenzio e attirare l’attenzione pubblica su un’ingiustizia o un’umiliazione, personale o collettiva. Dietro ogni suicidio, ancor più se col fuoco, c’è l’intento di comunicare e di mettere in discussione violentemente un ordine relazionale e/o sociale sentito e vissuto come ingiusto o annichilente, perciò insopportabile.Per il nostro tunisino senza nome, invece, l’atto di annientarsi in pubblico nel modo più atroce possibile è stato l’ennesimo ed estremo fallimento personale. Definito sbrigativamente “clochard” o col più pudico “senza tetto”, egli non ha meritato altro che quattro righe d’agenzia. Il Secolo XIX, quotidiano genovese, ha pensato che fossero troppe, sicché ha ripreso la notizia in modo ancor più conciso, a dimostrazione non solo della noncuranza verso gli ultimi fra gli ultimi, ma anche dello scarso mestiere di certi giornalisti d’oggi.In un altro caso, accaduto a Torino l’8 marzo 2012, la nazionalità italiana non è valsa alla vittima molto di più, se non la menzione del nome e pochi altri dettagli: Gaetano Menale, muratore di 59 anni, padre di tre figli, disperato per aver perso il lavoro, si uccide dandosi fuoco nel parco della Colletta, nel cuore della città. Qualche riga in più meriterà un giovane muratore marocchino, egli pure senza nome: privato del salario da quattro mesi, il 28 marzo scorso si fa torcia umana a Verona, davanti al Municipio. Quando a togliersi la vita per protesta e disperazione è anche qualche cittadino più rispettabile, commercianti o piccoli imprenditori, meglio se di cittadinanza italiana, strozzati dai debiti e dalla brutale avidità delle banche, allora sì che i media cominciano a prestare attenzione a questa catena tragica di suicidi.Per meglio dire, è un’angosciosa sequela di suicidati, poiché uccisi non solo dalla crisi economica e finanziaria, ma soprattutto dai modi in cui essa è “governata” dai tecnici della recessione e della macelleria sociale: maschere impassibili e spietate, nel senso letterale del termine, cioè incapaci di pietas, prigionieri come sono del loro fortino di privilegi, ottusi come sono, poiché incapaci d’immaginare che, oltre il loro ghetto dorato, oltre i diktat dei despoti della finanza, oltre i comitati d’affari della borghesia e gli interessi dei padroni del vapore, v’è un mondo sociale fatto di persone in carne e ossa, coi loro bisogni materiali, la loro esigenza di dignità, le loro sofferenze e disperazioni.Il “senza tetto” tunisino di Genova, il muratore torinese di nazionalità italiana, il giovane muratore marocchino non sono state le prime torce umane, né saranno le ultime, nell’Italia flagellata dalla recessione, dalla disoccupazione, da un calo vertiginoso dei salari, da un drammatico processo d’impoverimento che arriva a investire anche i ceti medi. A precederli, come spesso accade per tutti i fenomeni sociali, erano state alcune persone immigrate: a Palermo, il 10 febbraio 2011, Noureddine Adnane, venditore ambulante marocchino, si dà fuoco in piazza, per ragioni e in circostanze del tutto simili a quelle di Mohamed Bouazizi, la “scintilla” della rivoluzione tunisina; il 16 marzo 2011, a Vittoria, in provincia di Ragusa, Georg Semir, bracciante albanese, anch’egli privato del salario da molti mesi, si fa torcia umana di fronte al Teatro comunale. L’uno e l’altro moriranno dopo alcuni giorni di agonia.Se i giornalisti, i commentatori, gli “esperti”, gli studiosi nostrani avessero vista lunga, avrebbero compreso che il fenomeno crescente delle auto-immolazioni di protesta che attraversa i paesi del Maghreb e del Mashreq è cosa che parla di noi stessi e a noi stessi. Avrebbero potuto intuire che presto sarebbe arrivato anche da noi, e non solo sotto le sembianze di qualche povero immigrato senza nome e senza importanza. È singolare che neppure i meno grezzi fra coloro che assai di recente hanno preso a commentare questa tragedia sociale (penso ad Adriano Sofri) l’abbiano messa in rapporto con quel che accade sull’altra sponda del Mediterraneo. Lì non è bastata una rivoluzione, quella contro il regime dittatoriale e mafioso di Ben Ali, ad aver ragione dei flagelli economici e sociali prodotti dall’ultra-liberismo e dai diktat della finanza e degli organismi internazionali al suo servizio. Ci vuole ben altro che la caduta di un dittatore per sovvertire i meccanismi neoliberisti che, insieme alle rapine perpetrate dal regime, hanno condotto alcune regioni a tassi di povertà assoluta e di disoccupazione vicini al trenta per cento.La sequela di torce umane dell’altra sponda parla a noi stessi anche in un altro senso. Essa è, fra l’altro, un sintomo del fallimento della politica. Quando si è non solo colpiti pesantemente dalla crisi economica ma anche disprezzati dalle autorità pubbliche e ignorati dalle élite politiche, è allora che ci si sente condannati all’insignificanza sociale, quindi del proprio sé e della propria parola. L’autodistruzione è concepita allora, paradossalmente, come il solo modo per “prendere la parola” e tentare d’imporla pubblicamente. Talvolta, però, neppure il grido di una torcia umana, vox clamans in deserto, è sufficiente a richiamare l’attenzione sul baratro verso il quale ci stanno precipitando.
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La triste fine
di un
troglodita
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Finalmente esce di scena, travolto dagli scandali, uno dei tribuni del popolo più rozzi e imbarazzanti che abbia mai avuto il nostro paese, che pure ci ha fatto ripetutamente vergognare per la levatura personale, morale e politica della sua classe dirigente.Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio.E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.Quello che molti indicavano come un “politico finissimo” era ed è, in realtà, soltanto una persona sgradevole e volgare, i cui unici argomenti dialettici non andavano oltre il dito medio continuamente alzato verso l’interlocutore, e il vaffanculo continuamente biascicato come un mantra.Il cosidetto “programma politico” della Lega, d’altronde, era all’altezza di questa bassezza, e si limitava al protezionismo nei confronti dei piccoli commercianti e dei piccoli coltivatori e allevatori diretti, condito da anacronistici proclami per la secessione e l’indipendenza di una fantomatica Padania.Le patetiche cerimonie a Pontida, e le ridicole simbologie solari o guerriere, rimarranno nella storia del kitsch, a perenne ricordo delle camicie verdi: versione di fine secolo delle camicie nere o brune della prima metà del Novecento, e ad esse accomunate dall’ottuso odio razziale e xenofobo.Che un movimento e un leader di tal fatta abbiano potuto raccogliere i consensi di una parte consistente della popolazione del Nord Italia, era ed è un’ironica smentita della sua supposta superiorità nei confronti di “Roma ladrona” e del “Sud retrogrado”, oltre che una testimonianza significativa del suo imbarbarimento.Come se non gli fossero bastati luogotenenti quali Borghezio, Calderoli o Castelli, negli ultimi tempi Bossi aveva lanciato e imposto in politica il proprio figlio degenere. E’ un degno contrappasso, il fatto che proprio le malefatte del rampollo abbiano contribuito alla caduta del genitore. E, speriamo, anche del suo movimento.Padre e figlio possono ringraziare la fortuna che li ha fatti nascere in Italia, e non in Iraq o in Libia, anche se entrambi hanno contribuito a far regredire il nostro paese al livello di quelli. Non li vedremo dunque trascinati nella polvere, e giustiziati sommariamente: ci acconteremo, o accontenteremmo, di vederli sparire con ignominia dalla politica e dalle nostre vite. Anche se le grida di “tieni duro” da parte dei loro sostenitori ci fanno temere parecchio al riguardo.
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Videopoker
e schedine,
malattia sociale?
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di LUCIANA BAIOCCHI
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Ci si scandalizza se una modesta impiegata delle poste froda i propri clienti dell’ufficio e fugge con centinaia di migliaia di euro per andare a giocarseli nei casinò. L’hanno di recente beccata in Svizzera (e dove altrimenti), luogo deputato da sempre quale custode di casse legali del Capitale mondiale. Ma non ci scandalizziamo alla notizia che 800mila persone sono dipendenti di macchinette mangiasoldi, di sale Bingo, lotterie e videopoker, diffuse ovunque.Dati recenti sparano cifre impressionanti: a fronte dei gioco-dipendenti (proprio come una droga) sono a rischio ben 2 milioni di persone. Numeri alla mano, con le dovute proporzioni, in una regione piccola come la Basilicata, ad esempio, sarebbero circa diecimila le persone coinvolte, ma forse il dato pecca per difetto, se è vero che in ogni bar ci sono macchine infernali che divorano e tintinnano di spiccioli in ogni istante. Nel 2011 lo Stato ha incassato 76 miliardi di euro, altro che finanziaria, con un utile di 18 miliardi ed un gettito fiscale di 9.Numeri da capogiro, che “giustificano” l’accanimento pubblicitario nelle tv generaliste e non solo, con il ritornello di un Italiano (vecchio successo di Toto Cutugno), mutuato nel “lasciateci sognare con la schedina in mano…” Solo che alla fine, per togliersi ogni scrupolo, si “consiglia” di giocare con prudenza, senza esagerare. Ma come, incitano al gioco e poi, con un sussulto di buona coscienza, frenano gli istinti all’arricchimento facile? Sono consapevoli che schedine, lotterie e videogiochi rappresentano la nuova frontiera della disperazione, in un’epoca la cui crisi è sventolata ad ogni ora.Sono consapevoli i gestori delle bische che si alimenta quella “tossicomania da fortuna” (come definiva l’azzardo un anarchico gallese, Llawgoch). E’ di certo consapevole il potere di Stato che si tratti di una malattia, come lo sono tabagismo e alcolismo, ma nel nostro caso è “utile” a risollevare le sorti di un Paese in crisi. Per questo ce la cantano sulle note dell’Italiano, ce la rendono dolce quella malattia, tanto non ha ammazzato nessuno, come la coca, illegale. Ma nello stadio successivo c’è l’eroina.Ognuno è libero di ammalarsi come vuole e di cosa vuole, il nostro sarebbe un sistema prosciolto da vincoli; allo Stato solo il compito di limitare gli eccessi? Ma una malattia come il gioco e l’azzardo è un sintomo che andrebbe letto ed inquadrato in uno stato sociale consapevole, ovvero nella disperazione collettiva di chi non arriva al 15 del mese, o peggio di chi è disoccupato. Converrà dunque cantare, farsi ammaliare dalla pubblicità occulta dell’Italiano medio; l’importante è che siamo consapevoli che la “fortuna (suggerisce il critico Giacomo Papi) è ciò che resta quando il lavoro smette di essere il modo più sicuro di costruire ricchezza”.Non prendiamocela troppo con quella sfortunata impiegata truffaldina, che pure un lavoro ce l’aveva: si è solo ammalata, suo malgrado.
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Quella voglia di
menare le mani...
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di FLAVIA NUVOLI
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Se dobbiamo interpretare i segnali, dobbiamo accorgerci che troppi giovani e giovanissimi sono assorbiti in una volontà di protesta che si riassume troppo spesso in atti vandalici, lanci di oggetti, deturpazione dei muri cittadini, o delle sedi degli istituti di credito.Aggiungiamoci poi quelli che vanno al corteo perché gli stadi sono ormai troppo sorvegliati...Alla fine dobbiamo chiederci: da dove nasce tutta questa rabbia repressa, da dove scaturisce tutta questa voglia di violenza? Non viviamo tempi sereni e il clima non è dei migliori. C'è rabbia nell'aria, c'è uno scontento generalizzato che non trova veri responsabili e quindi accomuna tutto e tutti. Sono passati, in questa società, come vincenti certi modelli di comportamento che veicolano l'idea per cui chi alza la voce ha ragione, chi si fa valere con tutti i mezzi è uno furbo e non una vittima. E allora la morale comune finisce per spostare un poco più in là i suoi confini. La rissa è ovunque: gli schermi televisivi ne traboccano, del Parlamento meglio non parlare, ogni incontro o dibattito di un certo peso è alla fine ricondotto alla mera semplificazione «tu sei contro di me, io sono contro di te». E le voci guida non abbondano nella nostra società.Non ha certo più voce la scuola, ormai denigrata e svuotata di significato e umiliata da riforme che non riformano e da un appiattimento dell'offerta e del livello di docenza. Non hanno più voce troppi padri per bene, considerati magari troppo "molli" a confronto dei furbi, dei vincenti. Hanno troppa voce, invece, quei padri che per primi trasportano nella vita di tutti i giorni comportamenti da curva di stadio.Con buona pace delle sacrosante ragioni di chi vorrebbe proteste pacifiche, di chi ritiene che andare in piazza in un certo modo possa essere una maniera di farsi ascoltare e persino di trasmettere un'idea. Con grande soddisfazione di chi, in questo caos, in questo desiderio di violenza alimentato da una rabbia cieca quanto repressa, trova terreno fertile per le proprie campagne di reclutamento, per contrabbandare le proprie strategie che nulla hanno a che vedere con una qualsivoglia ideologia.
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Silenziosi
e letali
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(M.G.) - Silenziosi e letali. Sono oltre 30mila gli ordigni inabissati nel sud del mare Adriatico, di cui 10mila solo nel porto di Molfetta e di fronte a Torre Gavetone, a nord di Bari; 13mila i proiettili e 438 i barili contenenti pericolose sostanze tossiche inabissati invece nel meraviglioso golfo di Napoli; 4300 le bombe all’iprite e 84 tonnellate di testate all’arsenico nel mare antistante Pesaro.Ci sono poi i laboratori e i depositi di armi chimiche della Chemical City in provincia di Viterbo e l’industria bellica nella Valle del Sacco a Colleferro. Infine sono migliaia le bomblets, piccoli ordigni derivanti dall’apertura delle bombe a grappolo, sganciati dagli aerei Nato sui fondali marini del basso Adriatico durante la guerra in Kosovo.Questi arsenali, prodotti dall’industria bellica italiana dagli anni '20 fino alla seconda guerra mondiale e coperti per anni dal Segreto di Stato, continuano a rilasciare pericolose sostanze tossiche che da più di ottant’anni causano gravi danni all’ecosistema della Penisola e alla salute delle popolazioni locali. Legambiente, insieme al Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, ha fatto il punto della situazione con il dossier Armi chimiche: un’eredità ancora pericolosa,presentando una mappatura dei siti inquinati dagli ordigni della seconda guerra mondiale.Si tratta di cimiteri chimici che rilasciano sostanze killer dannosissime come arsenico, iprite, lewsite, fosgene e difosgene, acido cloro solfonico e cloropicerina.Per richiedere la bonifica di questi siti e per denunciare queste situazioni, è nato il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, al quale ha aderito l’associazione.Il dossier di Legambiente e del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche si apre con l’analisi dei siti più noti del Lazio e della Puglia: la Chemical City sul lago di Vico (Vt) e il porto di Molfetta e Torre Gavetone a nord di Bari. Nel viterbese il mistero che per decenni ha avvolto la Chemical City, il centro di ricerca e produzione di armi chimiche voluto da Mussolini e attivo fino agli anni ’70, è stato scoperto solo nel 1996 quando un ciclista è rimasto intossicato da una fuga del gas asfissiante mentre erano in corso le operazioni segrete di svuotamento delle cisterne dell’impianto avviate proprio in quell’anno. Solo in quel momento la popolazione, fino allora ignara, ha scoperto la dimensione del problema.Nel 2000 le autorità militari hanno concluso le operazioni di bonifica dei serbatoi, ma le successive indagini condotte dall’Arpa sui sedimenti del lago hanno evidenziato in alcuni punti concentrazioni di arsenico superiori alla soglia di contaminazione. Per fronteggiare l’inquinamento ancora presente il Ministero della Difesa ha stanziato 150mila euro per i primi interventi di bonifica del sito che stanno partendo in queste settimane.Nelle Marche e in Campania ci sono altri siti, individuati da diversi documenti militari, su cui fino ad ora non è stata fatta nessuna indagine accurata per certificarne la presenza, localizzare e quantificare il materiale presente, come l’area marina di Pesaro o del Golfo di Napoli. A Pesaro nel 2010 un gruppo di cittadini ha iniziato a chiedere notizie certe sugli ordigni all’iprite e all’arsenico abbandonati dai tedeschi in mare marchigiano nel 1944, durante la loro ritirata.
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CONCORDIA
Strane
coincidenze
sull'affondamento
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L’affondamento della motonave Concordia era programmato? Non c’è stato nessun “incidente”, non c’è stata nessuna “disgrazia”, non c’è stata nessuna “casualità” che abbiano portato quella nave ad incagliarsi sugli scogli dell’Isola del Giglio? L'affondamento della nave da crociera è stato un chiaro segnale da parte dei poteri occulti per indicare la fine della “concordia” europea nata - non a caso – sulle stesse acque, durante la crociera del panfilo Britannia? La nave Concordia rappresentava esplicitamente l’unità europea, visto che i suoi 13 ponti prendevano il nome dalle 13 nazioni europee: Olanda, Svezia, Belgio, Grecia, Italia, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Germania, Spagna, Austria, e Polonia. Il simbolismo di questa scelta è evidente: i passeggeri di ciascun ponte pisciano su quelli di sotto, a cascata, e gli ultimi pisciano in mare. L’Europa deve essere unita sì, ma in senso verticale, non orizzontale. In questo modo i problemi di ciascuno diventano i problemi di tutti, e non si getta mai via niente. Inoltre, basta provocare una falla alla base della costruzione, e tutto viene giù in pochi minuti, senza che resti un solo superstite.Lo scettico dirà che non c’era nessun bisogno di “annunciare” la fine dell’Europa, con l’affondamento della Concordia, visto che questa fine è già iniziata da molti mesi, ed è ormai sotto gli occhi di tutti.L’affondamento del Costa Concordia è solo la conferma definitiva di questa distruzione, ma il preavviso silenzioso era già stato lanciato nel Febbraio del 2010, quando un altro “Concordia”, molto meno noto, era stato affondato vicino alle coste brasiliane (a cercare in rete si trova veramente di tutto). E quel Concordia – guarda caso – era stato ospite del “Britannia Heritage” di Westcoast,..in Canada, solo tre anni prima. Come dire “noi vi abbiamo accolto a braccia aperte, ma voi state facendo i furbi, e quindi siete avvisati”.E visto che l’Europa ha continuato a fare orecchie da mercante, adesso paga il conto. Da oggi non potrete più divertirvi a pisciare uno sopra l’altro – ci hanno detto quelli dei poteri occulti - e finite in acqua tutti insieme.Fra l’altro,“Standards & Poor” ha declassato la Francia, come a rimarcare che l’affondamento della Concordia non sia stato affatto casuale. Perché non abbiano affondato direttamente una nave francese non è chiaro, ma forse non ce n’erano a disposizione che passassero abitualmente sugli scogli per “salutare” la popolazione locale. (Bisogna anche dare un minimo di plausibilità a questi eventi, altrimenti la gente mangia la foglia. Non a caso la “cerimonia” del passaggio fra gli scogli era già stata istituita da molto tempo, in previsione del giorno – che sarebbe sicuramente arrivato - in cui si volesse rimarcare l’affondamento dell’Europa con un evento fortemente simbolico).Ogni volta che passavano di lì il timoniere chiedeva preoccupato al capitano: “Ma scusi capitano, perché dobbiamo continuare a fare questa cazzata immonda ogni volta che andiamo da Livorno a Civitavecchia? Davvero è per salutare gli isolani?” .“Tu non ti preoccupare – gli rispondeva il capitano, guardano lontano nella notte – un giorno capirai.” Ma il simbolismo di questo affondamento non finisce qui, anzi ha radici secolari. “Quasi” secolari, in realtà, perché l’affondamento del Titanic avvenne il 14 aprile del 1912, mentre quello della Concordia è avvenuto il 13 gennaio del 2012. Lo scettico fa prontamente notare che queste due date, a parte l’anno, non hanno assolutamente niente in comune.La Concordia ha speronato lo scoglio nella sera del 13, ma in realtà il suo affondamento è avvenuto all’alba del 14. Inoltre, fra le due date intercorrono esattamente 99 anni e 9 mesi: prova a capovolgere quei tre numeri, scetticuzzo dei miei stivali, e dimmi un po' cosa ti ritrovi? D’accordo, dirà lo scettico, ma cosa c’entra comunque il Titanic? Quello fu un vero incidente in mare, provocato dalla sfortuna e dalla leggerezza del capitano. Perché paragonarlo ad un affondamento intenzionale come quello della Concordia? Ma lo sai almeno chi viaggiava sul Titanic? Ci viaggiavano Benjamin Guggenheim, Isidor Straus e John Jacob Astor IV, tre importanti personaggi che si opponevano alla creazione della Federal Reserve Bank negli Stati Uniti. E lo sai quando fu fondata la Federal Reserve? Nel dicembre del 1913.Quindi il piano era evidente: invece di far fuori silenziosamente queste tre persone, una per una, senza che nessuno se ne accorgesse, i luridi banchieri misero in piedi una complicatissima macchinazione per riuscire a farli imbarcare tutti nello stesso giorno sulla nave più sicura e inaffondabile della storia, e poi convinsero il capitano a fare di tutto per speronare un iceberg nel buio della notte, colpendo l’unico punto della fiancata dove una lacerazione di grandi dimensioni permettesse di imbarcare acqua a sufficienza da raggiungere in poco tempo la cima delle paratie intermedie, provocando così il travaso fatale.Era tutto calcolato, questa gente non lascia mai niente al caso. Infatti, si preoccuparono persino di avvisare il marconista della California – nave che già sapevano si sarebbe trovata nelle vicinanze del Titanic, a quell'ora e in quel punto preciso dell'oceano - in modo che ignorasse i loro ripetuti segnali di S.O.S. Altrimenti rischiavano che questo piano machiavellico andasse in fumo, e che tutti i passeggeri venissero comunque salvati dalla nave accorsa in loro aiuto.Dopodiché i luridi banchieri attesero un anno e otto mesi prima di fondare la Federal Reserve, in modo che a nessuno venisse il sospetto che i due fatti fossero correlati.Si potrebbe andare avanti, ma la marea di stupidaggini che circolano in rete in queste ore è tale che sarebbe come pescare nella tonnara: dovunque lanci prendi qualcosa.Attenzione però, perché è proprio questa marea di stupidaggini che permette di coprire verità ben più profonde ed inquietanti, negandole grazie alla loro palese stupidità. Esiste sicuramente una “kabala” di poteri occulti – anzi, probabilmente più di una – che agiscono per influenzare il futuro del mondo secondo una loro agenda precisa, e sicuramente questi personaggi usano simboli e codici particolari per mandarsi messaggi a vicenda, ma pensare che questi codici – e soprattutto il loro reale significato – siano decifrabili da chiunque in modo così facile, univoco e rudimentale significa negare loro l’intelligenza stessa che sarebbe necessaria per tenere in piedi questa grande messinscena in primo luogo.
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Vecchi,ingordi,sazi di potere
e incollati alla poltrona
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(M.S.) - Sono vecchi, sazi di potere e di quattrini, incollati alla poltrona. Sarà anche impietosa, ma la fotografia degli uomini che guidano il nostro Paese (una volta si chiamava "classe dirigente") ci rimanda a capelli bianchi e fisici un po' appesantiti, seppure racchiusi (i corpi...) in gessati di taglio sartoriale e doppiopetti che sfilano e vanno bene in ogni occasione. Certo si tratta di persone di provata esperienza, con poderose carriere alle spalle, ma viene da chiedersi dove saranno costoro quando la cura "Salva Italia", corredata da eventuali omogeneizzati per la crescita, comincerà a dare i risultati. Ma è ovvio, ci viene da dire: saranno in pensione. Perché almeno loro, i big della classe dirigente italiana (lasciatemeli chiamare così), la pensione la prenderanno e sicuramente senza tagli e senza ritardi. Per venire ai fatti, due notizie. La prima riguarda l'età media di chi siede nei posti chiave del potere, la seconda lo spazio (che non c'è) riservato ai giovani o quantomeno ai quarantenni in un confronto con il resto dei paesi europei.Cominciamo con la prima: l'età media dei dirigenti impegnati nell'economia e nella pubblica amministrazione è di 59 anni (con punte di 67 anni per banchieri e vescovi) seguiti dai ministri del governo Monti (media 64 anni), dai professori universitari (media 63 anni) e dai dirigenti delle partecipate statali (media 61 anni). Nell'indagine realizzata dalla Coldiretti, in collaborazione con l'università della Calabria, balza immediatamente all'occhio il fatto che c'è un abisso (di età) per esempio tra chi sta governando l'Italia e il resto del continente. Mentre il premier Mario Monti ha 69 anni e i ministri più giovani, Renato Balduzzi e Filippo Patroni Griffi, ne hanno già compiuti 57, in Gran Bretagna David Cameron è diventato primo ministro a 43 anni, Tony Blair a 44, John Major a 47 e Gordon Brown a solo poco più di 50. Insomma, l'Italia sembra la sola che non riesce mai a "svecchiarsi". Di certo, non è un Paese per giovani, al di là delle enunciazioni di principio. Per fortuna, almeno a livello di manager delle aziende private, qualche eccezione esiste, tanto che l'età media si abbassa a 53 anni, con un record per chi siede alla guida delle società quotate in Borsa. Ma quello che colpisce di più, se si va a spulciare tra i Palazzi romani, è l'età media dei senatori e deputati. Con un picco assoluto per i ministri dell'ese cutivo. Nelle ultime tre legislature, tanto per essere chiari, sono stati eletti soltanto un paio di under 30 su circa 2.500 deputati, anche se il peso dei 25-29enni è pari a circa il 28% della popolazione eleggibile. Attualmente poi, solo un deputato su 630 ha meno di 30 anni e appena 47 sono quelli under 40. Gli over 60 anni sono invece 157. E va ancora peggio quando i ricercatori vanno a spulciare tra le carte d'identità dei grandi burocrati.L'età media dei direttori generali della pubblica amministrazione è di 58 anni, mentre quelli delle aziende partecipate statali (dove di solito si arriva dopo lunghe o travagliate carriere politiche) è addirittura di 61. Altro che svecchiamento della burocrazia, e sforzo unanime sull'utilizzo delle nuove tecnologie. Ciliegina sulla torta? Il mondo universitario. I cosiddetti formatori hanno in media 63 anni. Più o meno 15 o vent'anni in più rispetto ai loro omologhi francesi, tedeschi e spagnoli. Vi colpirebbe scoprire che sono solo tre su 16mila i professori ordinari con meno di 35 anni e appena 78 quelli che non hanno ancora compiuto i quaranta? Forse sì. Ma allora non stupiamoci se anche le idee con le quali si vuole affrontare la crisi sono vecchie, oltre che poche.
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Salone Internazionale del Libro
TORINO VIVE LA SUA
"PRIMAVERA DIGITALE"
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dal nostro inviato KATYA CHIEREGATO
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TORINO - Torino vive la sua “primavera digitale”. E' iniziato giovedì 10 e si è concluso lunedì 14 maggio il XXV Salone Internazionale del Libro che ha per titolo proprio “Primavera Digitale” perché recita la guida al salone 'computer ultrasottili, tablet, smartphone, tecnologie digitali sempre più portatili e a buon mercato, in grado di garantire una connessione continua, stanno cambiando radicalmente il nostro modo di pensare, scrivere, comunicare, stampare, pubblicare, leggere e vendere.E mai come quest'anno il Salone è stato invaso dai visitatori con code di anche un'ora per potervi accedere – tranne per i più avvezzi che, procuratisi, il biglietto on-line hanno potuto passare i tornelli in pochi secondi. Un'inversione di tendenza rispetto agli anni di crisi buia di disamore verso il libro? E' quello che sperano gli addetti ai lavori, è quello che si augura il direttore del Salone Ernesto Ferrero che definito le migliaria di visitatori “le dita rosa”, l'aurora che citava Omero.Il salone ha indubbiamente il suo fascino; oltre alle grandi case editrice, dà la possibilità di avvicinare centinaria di piccole realtà praticamente introvabili altrove; ci sono incontri con gli autori, gli editori, sessioni di lettura, perle di teatro, la possibilità di non incontrare per un soffio una rockstar come Luciano Ligabue qui in veste di autore con la sua quarta “fatica letteraria”. La gente si mette in coda pazientemente (quasi sempre) per assistere a conferenze, per sentire parlare di economia (dall'ex Ministro Giulio Tremonti), egologia, finanza, di poesia.I due paesi ospiti di quest'anno sono Spagna e Romania due universi culturalmente distanti che qui, tra i padiglioni del salone, hanno trovato modo di incontrarsi e di produrre frutti.Al salone del libro capita di festeggiare gli 80 anni di una casa editrice come Guanda e di capire come sia necessario preservare un rapporto umano e amorevole tra autore ed editore per avere qualità, gli autori sono l'unico patrimonio di una casa editrice e per tale valore devono essere trattati; capita anche di sentire parlare di questo rapporto privilegiato da Luis Sepùlveda (spagnolo di adozione), Almudena Grandes e Javier Cercas autori del nostro tempo che fanno grande letteratura.Al Salone del libro si può incontrare lo scrittore del proprio cuore e capita anche di farci due chiacchere; di vedere autori amatissimi dal pubblico come Niccolò Ammaniti firmare centinaia di copie dei propri libri - non necessariamente dell'ultimo pubblicato – e di farlo con un sorriso timido e di spiegarci in un commento al volo che 'si, può essere che con il suo ultimo libro di racconti - vecchi e nuovi - sia tornato indietro al periodo prima dei grandi romanzi ma che uno scrittore può fare anche questo: andare avanti e tornare indietro nella sua storia!”.E la fortuna di aver visto la lettura-spettacolo di Fabrizio Gifuni con la sua, arte e talento uniti insieme? “La cultura rende liberi” per questo è necessario diffonderla senza mai dimenticare che l'ignoranza è la peggiore delle condizioni il preludio alla schiavitù economica forse, morale sicuramente.Per questo è importante non arrendersi a questa crisi che inevitabilmente coinvolge il mondo dell'editoria e lo si può fare proprio con la conoscenza dei meccanismi che muovono il nostro mondo.Il salone ha un unico difetto offrire, offrire e offrire ancora centinaia di relatori e di incontri, metri quadrati a perdita d'occhio di editoria, bisognerebbe davvero avere giornate intere e, soprattutto, il dono dell'ubiquità.
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FUKUSHIMA
Sono 14mila i decessi negli Usa
provocati dalla nube radioattiva
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di LUCA BOTTI
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“Pericolosi elementi radioattivi rilasciati nel mare e nell’aria intorno a Fukushima si accumulano ad ogni passo nelle varie catene alimentari (per esempio dalle alghe ai crostacei, ai piccoli pesci, ai pesci più grandi, fino agli esseri umani, oppure dalla pioggia al terreno, all’erba, quindi nella carne di mucca e nel latte, fino agli esseri umani). Questi elementi – chiamati emettitori interni – entrando nel corpo, migrano verso specifici organi come la tiroide, il fegato, le ossa e il cervello, irradiando continuamente piccoli volumi di cellule con alte dosi di radiazioni alfa, beta e / o radiazioni gamma, e nel corso degli anni questo può provocare il cancro ” (Fukushima: Nuclear Apologists Play Shoot the Messenger on Radiation, di Helen Caldicott, The Age, 26 Aprile 2011).“Anche se Chernobyl è stato un enorme disastro senza precedenti, l’incidente si verificò soltanto a un reattore e che bruciò rapidamente. Una volta raffreddato, fu possibile coprirlo con un sarcofago di cemento costruito da 100.000 lavoratori. Ci sono 4400 tonnellate di barre di combustibile nucleare a Fukushima, una quantità impressionante, che sovrasta di molto la dimensione totale delle sorgenti di radiazioni di Chernobyl.” (Livello di radiazioni estremamente alto in Giappone: dati ufficiali dell’University Researchers Challenge, Global Research, 11 aprile 2011).Un articolo di Dicembre 2011 pubblicato sul giornale medico statunitense the International Journal of Health Services (Ecco il link all’articolo: http://www.radiation.org/reading/pubs/HS42_1F.pdf) riporta l’aumento negli Stati Uniti di 14.000 decessi dovuti alla fuoriuscita della nube radioattiva dalla centrale nucleare di Fukushima.
- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
FukushimaQuesto e’ stato il primo studio pubblicato su una rivista medica che documenta i rischi per la salute pubblica dovuti al disastro nucleare giapponese ed e’ stato realizzato da Joseph Mangano e Janette Sherman che fanno notare come questo incremento di 14.000 decessi dovuti a contaminazione radioattiva sia paragonabile all’incremento di 16.500 casi che furono registrati dopo il catastrofico disastro nucleare di Cernobyl del 1986. Nel 2011 negli Stati Uniti si e’ registrato un incremento delle mortalita infantile dell’ 1,8 % durante solo il periodo primaverile contro il decremento dell’8,37 % delle precedenti 14 settimane. Appena sei giorni dopo il disastro nucleare di Fukushima l’11 marzo, gli scienziati hanno registrato sul suolo statunitense livelli di radioattivita’ in aria, acqua e latte centinaia di volte superiori alla norma, sufficienti per contaminare vaste aree della popolazione con il tacito silenzio delle autorita’ e dei governi. I livelli più alti rilevati sono stati di iodio-131 che provoca, tra gli altri danni, il cancro alla tiroide: la quantità normale è circa 2 picocuries di I-131 per litro d’acqua mentre a Boise, ID (390), Kansas City (200), SaltLake City (190), Jacksonville, FL (150), Olympia, WA (125), e Boston, MA (92).Quindi negli USA a migliaia di chilometri di distanza è stato trovato iodio radioattivo fino a 200 volte superiore alla norma! Un team internazionale di ricercatori ha condotto uno studio per il National Cancer Institute (NCI), trovando una chiara relazione fra dose-risposta, in cui il maggior assorbimento dello Iodio 131 ha portato ad un aumento del rischio di cancro alla tiroide che non sembrava diminuire nel tempo.La ricerca, che rappresenta il primo esame prospettico del rischio di cancro alla tiroide in relazione alle dosi di I-131 a cui i bambini ed adolescenti della zona di Chernobyl sono stati esposti, è apparso il 17 marzo 2011 sulla rivista Environmental Health Perspectives.
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Golfo del Messico: è da 2 anni
che il petrolio continua ad uscire
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di ERIKA LIENDERMANN
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“I pescatori non hanno mai visto nulla di simile,” ha detto il Dr Jim Cowan ad Al Jazeera. “E nei miei 20 anni di lavoro sulla tartaruga rossa, anche osservando qualcosa come 20 – 30.000 pesci, non ho mai visto niente di simile.”Il Dr Cowan, con il Department of Oceanography and Coastal Sciences dell’Università Statale della Louisiana ha iniziato a sentir parlare di pesce con ferite e lesioni dai pescatori, nel novembre 2010.Le scoperte di Cowan rispecchiano quelle di altri che vivono lungo vaste aree della Costa del Golfo che sono state colpite dal petrolio della BP e dai disperdenti.I pescatori del Golfo del Messico, scienziati e lavoratori di frutti di mare hanno detto ad Al Jazeera che stanno trovando un numero preoccupante di gamberetti mutanti, granchi e pesce che loro pensano siano deformi a causa delle sostanze chimiche rilasciate nel corso del disastro petrolifero della BP del 2010.Oltre al collasso della pesca, ci sono segni inquietanti di impatto dannoso per l’ecosistema: gamberi orribilmente mutati, pesci con piaghe che trasudano, granchi blu sottosviluppati a cui mancano le chele, granchi e gamberetti senza occhi – e gli intervistati puntano il dito contro il disastro dell’inquinamento petrolifero BP come causa.Gamberi senza occhi.Tracy Kuhns e suo marito Mike Roberts, pescatori commerciali di Barataria, in Louisiana, stanno trovando gamberetti senza occhi.“Al culmine della scorsa stagione del gambero bianco, nel mese di settembre, uno dei nostri amici ne ha catturato 400 libbre”, ha detto ad Al Jazeera Kuhns mostrando un campione di gambero senza occhi.Secondo Kuhn, almeno il 50 per cento delle mazzancolle catturate in quel periodo nella Baia di Barataria, una zona popolare per la pesca di gamberetti che è stata fortemente influenzata dal petrolio BP e dai disperdenti, era senza occhi. Kuhn ha aggiunto: “preoccupante, non solo ai gamberi mancano gli occhi, ma non hanno neppure le orbite.”Gamberi senza occhi, da una cattura di 400 chili di gamberi senza occhi, si dice siano stati catturati il 22 settembre 2011, nella Baia di Barataria, Louisiana [Erika Blumenfeld/Al Jazeera]“Alcuni pescatori di gamberetti li stanno pescando al largo del Golfo [del Messico]“, ha aggiunto, “Li sto pescando anche in Alabama e Mississippi. Stiamo anche trovando granchi senza occhi, granchi con i gusci molli, invece che duri, granchi completi che sono cresciuti di un quinto delle loro dimensioni normali, granchi senza chele e granchi con gusci che non hanno i loro soliti arpioni … come se fossero stati bruciati da sostanze chimiche.“Il 20 aprile 2010, la piattaforma petrolifera Horizon Deepwater di BP è esplosa, e ha iniziato a rilasciare almeno 4,9 milioni di barili di petrolio. BP ha poi utilizzato almeno 1,9 milioni di galloni di disperdenti tossici Corexit per affondare il petrolio.Keath Ladner, un processore di frutti di mare di terza generazione nella Contea di Hancock, Mississippi, è turbato da ciò che sta vedendo“Ho visto diminuire la cattura di gamberi marrone di due terzi, e, per ora, il gambero bianco è scomparso”, ha detto ad Al Jazeera Ladner. “I gamberetti sono compromessi dal punto di vista immunitario. Stiamo trovando gamberi con tumori sulla testa, e lo stiamo vedendo tutti i giorni.“Mentre era su una barca di gamberi nella Baia Mobile con Sidney Schwartz, un pescatore di quarta generazione ha detto che aveva visto gamberi con difetti alle branchie, e “il guscio mancante intorno alle branchie e alla testa”.“Abbiamo pescato qui per tutta la nostra vita e non ho mai visto nulla di simile”, ha aggiunto.Ladner ha visto anche cassette di granchi blu, tutti con almeno una chela mancante.Darla Rooks, un pescatore permanente di Port Sulfur, Louisiana, ha detto ad Al Jazeera che sta trovando granchi “con buchi nei gusci, conchiglie con molti punti bruciati in modo che tutti gli arpioni sui gusci e le chele sono scomparsi, conchiglie deformi, e granchi che stanno morendo dal di dentro … sono ancora vivi, ma li aprono e sentono l’odore come se fossero morti da una settimana.”Anche Rooks sta trovando gamberi senza occhi, gamberi con crescite anomale, femmine di gamberetti con i figli ancora attaccati, e gamberi con le branchie piene di petrolio.“Abbiamo visto anche pesci senza occhi, e pesci che non hanno nemmeno le orbite, pesci con lesioni, pesci senza la copertura sopra le branchie, ed altri con grandi masse rosa appese ai loro occhi e alle branchie.”Rooks, che è cresciuto di pesca con i suoi genitori, ha detto che non aveva mai visto cose del genere in queste acque, e la sua pesca lo scorso anno è stata il “dieci per cento in meno di quello che è normalmente.”“Non ho mai visto questo”, ha detto, una dichiarazione che Al Jazeeraha ha sentito da tutti gli scienziati, pescatori, e processori di frutti di mare con i quali abbiamo parlato riguardo alle deformità dei pesci.Dato che il Golfo del Messico fornisce oltre il 40 per cento di tutti i frutti di mare pescati negli Stati Uniti continentali, questo fenomeno non è di buon auspicio per la regione o il paese.
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“I disperdenti utilizzati nell’esperimento draconiano della BP contengono solventi, come i distillati del petrolio e il 2-butossietanolo. I solventi sciolgono olio, grasso, e gomma,” ha detto ad Al Jazeera il Dr Riki Ott, un tossicologo, biologo marino e sopravvissuto al disastro Exxon Valdez. “Non dovrebbe sorprendere che i solventi sono notoriamente tossici anche per le persone, cosa che la comunità medica sa da molto tempo.”I disperdenti sono noti per essere mutageni, un fatto inquietante che potrebbe essere dimostrato per le deformità dei frutti di mare. I gamberi, per esempio, hanno un ciclo di vita talmente breve che due o tre generazioni si sono susseguite da quando è iniziato il disastro BP, dando il tempo ai prodotti chimici di entrare nel genoma.Le modalità di esposizione ai disperdenti sono inalazione, ingestione, e contatto con la pelle e con gli occhi. Gli effetti sulla salute possono comprendere mal di testa, vomito, diarrea, dolori addominali, dolori al petto, danni al sistema respiratorio, sensibilizzazione della pelle, ipertensione, depressione del sistema nervoso centrale, effetti neurotossici, aritmia cardiaca e danni cardiovascolari. Essi sono anche teratogeni – in grado di disturbare la crescita e lo sviluppo di un embrione o di un feto – e cancerogeni.Cowan crede che i prodotti chimici denominati idrocarburi policiclici aromatici (PAH), rilasciati dal petrolio sommerso della BP, siano probabilmente responsabili di quello che sta scoprendo, perché i pesci con lesioni che sta ritrovando provengono da “un’ampia distribuzione spaziale che è spazialmente compatibile con il petrolio della Deepwater Horizon, sia di superficie che del sottosuolo. Gran parte del petrolio che ha investito la Louisiana proveniva da pennacchi nel sottosuolo, e pensiamo che ce ne sia rimasto ancora molto sul fondo del mare“.Lo scienziato marino Samantha Joye dell’Università della Georgia, ha pubblicato i risultati delle sue immersioni sottomarine intorno alla zona di origine del disastro petrolifero BP nella rivista Nature Geoscience.La sua testimonianza ha rivelato fasce enormi di petrolio che coprono il fondo del mare, comprese le foto di creature residenti sul fondo del mare coperte di petrolio.Mentre mostrava diapositive ad una conferenza annuale dell’American Association for the Advancement of Science a Washington, Joye ha detto: “Questo è il petrolio di Macondo sul fondo. Si tratta di organismi morti a causa del petrolio che si deposita sulle loro teste.”Il Dr Wilma Subra, un chimico e Macarthur Fellow, ha condotto test su campioni di frutti di mare e sedimenti lungo il Golfo per la presenza di sostanze chimiche nel petrolio greggio BP e disperdenti tossici.“I test hanno mostrato livelli significativi di inquinamento da idrocarburi nelle ostriche e nei granchi lungo la costa della Louisiana”, ha detto Subra ad Al Jazeera. “Abbiamo anche trovato alti livelli di idrocarburi nel suolo e nella vegetazione.”Secondo l’US Environmental Protection Agency, i PAH “sono un gruppo di composti organici semi-volatili, che sono presenti nel petrolio greggio, che hanno trascorso del tempo in mare e hanno infine raggiunto la riva, e si possono formare quando il petrolio viene bruciato.”“I pesci sono esposti ai PAH, e sono stata grado di trovare diversi riferimenti che elencano gli stessi sintomi riscontrati nei pesci dopo la fuoriuscita della Exxon Valdez, così come altri esperimenti di laboratorio”, ha spiegato Cowan. “C’era anche un articolo pubblicato da alcuni scienziati del LSU secondo cui l’esposizione ai PAH ha effetti sul genoma.”La University of South Florida ha pubblicato un sondaggio i cui risultati corrispondono a quelli di Cowan: un tasso del 2-5 per cento di infezione nelle stesse zone di impatto del petrolio, e non solo nella tartaruga rossa, ma in più di 20 specie di pesci con lesioni. In molte località, il 20 per cento del pesce presentava lesioni, e successivi prelievi di campioni hanno messo in luce aree dove, in modo allarmante, il 50 per cento dei pesci le avevano.
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Il progetto era già fallito
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di PAOLA FERRERO
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Da una parte, l'inchiesta giudiziaria che ha sollevato il velo sui presunti misfatti di alcuni vertici della Lega. Dall'altra, le dimissioni di Bossi dalla segreteria, ovvero dell'uomo simbolo del partito, l'anima e il corpo della più originale e avvincente forza politica degli ultimi trent'anni.Ce n'è abbastanza per prefigurare, se non la morte, l'inizio dell'agonia del Carroccio. Il Davide della politica italiana, che aveva contribuito a spazzare via i partiti-Golia della Prima Repubblica, rischia di scomparire, o per lo meno di ridimensionarsi non poco, al grido di "Lega ladrona". E' l'inizio di una rinnovata Unità d'Italia, quella che unisce Milano capitale della Padania a Roma capitale degli sprechi con il filo delle debolezze umane che degradano nelle miserevoli operazioni finanziare di carattere personale che Bossi e famiglia avrebbero compiuto con i soldi pubblici del partito, almeno stando ai riscontri della magistratura.Eppure non c'era bisogno delle intercettazioni telefoniche e neppure delle carte scottanti dei pm dalle quali emergerebbero le più bieche nefandezze dei vertici leghisti, per capire che il "progetto Lega Nord" era già fallito da un pezzo. Non solo da quando Umberto Bossi era scivolato nei vizi della Prima Repubblica sistemando in Regione Lombardia il "mite" figlio Renzo. E neppure nel momento in cui aveva assicurato uno stipendio lauto e sicuro all'altro pargolo Riccardo piazzandolo a Bruxelles nelle vesti di portaborse dell'onorevole Speroni.La Lega ha dato segni di cedimento soprattutto quando è stata chiamata a gran voce dagli elettori - non solo dai suoi tradizionali ma anche da una frangia tutta nuova trasmigrata da altri partiti - a governare il Paese. Da quel momento Bossi e la Lega hanno avuto l'occasione di tradurre in realtà il "progetto padano", che non è soltanto quello del federalismo, ma è anche un'idea più grande e aulica di rivoluzione palingenetica di un paese, l'Italia, malato da tempo e lacerato da un terzomondismo che parte dai suoi apparati iper-burocratici fino ad arrivare alle anomalie di un meridione che era e continua a essere "la palla al piede del Nord" per usare una frase storica del Senatùr.Invece, nonostante quattro anni di governo, peraltro occupandone i posti chiave, e la forza numerica per poter arginare e allo stesso tempo stimolare il potere politico di Berlusconi, la Lega si è rivelata un partito di idee ma non di fatti. Il tanto agognato federalismo non c'è, come non c'è mai stata una seria politica di contenimento dell'immigrazione clandestina. E il fatto che le porte agli irregolari le aprì proprio l'allora ministro Maroni sanando la posizione di migliaia di finti profughi, fu la testimonianza della sottomissione della "rivoluzione" ai più politicamente corretti e accomodanti principi della Prima Repubblica.Quando Berlusconi dirottò a Roma e Catania, come primo atto del suo governo, parecchi milioni di euro di soldi pubblici per salvare dal fallimento due città provate da anni di sperperi, Bossi chinò il capo, autorizzando di fatto l'operazione. Stessa cosa la fece quando l'aeroporto padano di Malpensa fu ridimensionato da Alitalia per valorizzare quello di Roma Fiumicino.Se a tutto questo aggiungiamo certe candidature da baraccone promosse dai vertici del partito, il cerchio si chiude. E di magico, purtroppo, non c'è proprio nulla.
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New York diventa una
metropoli ecosostenibile
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Di quanto New York punti a essere una metropoli sostenibile lo avevo già scritto. Michael Bloomberg sindaco che crede nella green economy annuncia perciò che un altro tassello del Green Infrastructure Grant Program prende vita: The Brooklyn Navy Yard.In sostanza su un tetto di 40mila metri quadri sarà installata una fattoria urbana per il recupero e riuso nelle colture di 40mila galloni di acqua piovana. Investimenti per oltre mezzo milione di dollari e lavoro per oltre 1000 persone. Ma il progetto rientra in uno scenario più ampio di cui si legge sul Notiziario settimanale AIAB che scrive:Il Comune di New York ha finanziato 15 progetti per la realizzazione di infrastrutture verdi che riducano il sovraccarica di acqua nelle fogne di New York e che, quindi, migliorino la qualità delle acque del porto della Grande Mela e del fiume Hudson.
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Non disturbate i rifiuti
quando vi immergete...
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Le specie più pericolose del Mediterraneo? Appartengono alla famiglia della plastica, il genere invece è quello umano. E siamo così bravi a proteggerle che nessuna di queste specie rischia l’estinzione, tutt’altro: il Mediterraneo ormai è il loro habitat ideale.Le specie di plastica proliferano. L’Agència catalana de l’Aigua le ha classificate. Nel mare monstrum potete ammirare banchi di profilattici; nutriti stock di batterie; caratteristici mozziconi di sigaretta dalle inconfondibili macchie di rossetto; assorbenti, famosi pesci con le ali.E ancora: bottiglie di vetro, diesel, olio del motore, alluminio, scatole di cartone, buste di plastica, lattine, tappi. Una biodiversità immensa che cresce, nelle acque di tutto il mondo, al ritmo di 8 tonnellate di rifiuti al giorno.Squali feroci e meduse velenose non fanno più paura: i nuovi, gli unici, mostri marini sono loro. Vivono centinaia di anni, causano disturbi all’apparato digerente dei pesci, soffocano le tartarughe, contaminano, lacerano ed inquinano. Il Mediterraneo può candidarsi a grossa discarica protetta. Non disturbate i rifiuti, quando vi immergete.
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Il lago Titicaca
ridotto a una discarica
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di PAOLO MANZO
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Per il Global Nature Fund è “il più minacciato del Pianeta” Fra gli indios che si appellano all’Onu: servono depuratori.Il Titicaca è stato per secoli il lago su cui, nel cuore delle Ande, si sono affacciate le culture più antiche dell’America Latina. Oggi si è trasformato in uno specchio deforme di un pianeta malato e incapace di preservare i suoi tesori naturali più preziosi. Il lago più elevato al mondo con i suoi 3812 metri di altitudine, che si estende per oltre 8 mila kmq, abbracciando Bolivia e Perù, è a rischio. Tanto che l’autorevole fondazione tedesca Global Nature Fund l’ha eletto «Lago più minacciato del 2012». Un titolo di cui gli abitanti farebbero volentieri a meno.«Se muore il lago Titicaca muore il pianeta. E in fretta», denuncia commosso Esteban Mamani Quispe, 40 anni, uno dei leader del locale comitato dei saggi impegnati, sul fronte boliviano, nella lotta alla salvaguardia del lago. Il suo villaggio, Cohana, un pugno di casette colorate che specchiano le loro forme nelle acque antichissime del Titicaca, in pochi anni ha cambiato fisionomia. Laddove le rive erano verdi e lussureggianti oggi si incontrano solo vacche e pecore che ruminano tra i rifiuti, gli abitanti non pescano più perché i pesci sono quasi tutti morti e tra i giovani chi può è scappato.Hernán Quispe Mendoza appartiene anche lui al consiglio dei saggi di Cohana. «La situazione è diventata gravissima.Il lago ormai è contaminato. Se non ci aiuta la comunità internazionale è davvero finita». Basta provare a navigare nelle acque del Titicaca nella baia di Cohana per rendersi conto. A ogni metro si incontra plastica, liquami e moltissima mucillagine verde, definita dagli scienziati il segnale allarmante della lenta agonia del lago.Le ragioni di questa agonia sono tante. La città di El Alto, quasi due milioni di abitanti, che sovrasta La Paz dall’alto dei suoi 4100 metri, è cresciuta in modo esponenziale negli ultimi anni. Sino al 1985 era solo un quartiere periferico della capitale, conosciuto per l’aeroporto. Poi ha iniziato a raccogliere molti migranti interni della Bolivia, aymara ma non solo, crescendo in modo caotico. Oggi nell’ex quartiere paceño di El Alto vivono quasi due milioni di abitanti e questa città con meno di 30 di vita si contente con La Paz e Santa Cruz il titolo della più popolata della Bolivia. Il suo fiume, el Rio Seco, con i suoi 80 chilometri di scarichi arriva dritto nella baia di Cohana, gettando nel Titicaca i peggiori rifiuti tossici.A El Alto non ci sono impianti depuratori sufficienti, le industrie non rispettano le regole e chiunque può gettare quello che vuole. Senza contare i tanti laboratori clandestini che trasformano con additivi chimici le foglie di coca in cocaina. È un mix dell’orrore quello che sta strozzando il Titicaca da El Alto.Risultato: la mortalità infantile è arrivata al 10 per cento, il cancro e le infezioni falcidiano la popolazione, perché l’acqua del lago per le comunità indigene è l’acqua che si beve e con cui si cucina.A Puno, sul versante peruviano del lago, la situazione è appena migliore ma «solo perché c’è meno gente», spiega Alberto Lescano Rivero, del Cedas, il locale Centro de Desarrollo Ambiental y Social. Ma gli effetti sono simili. «Duecentomila abitanti che vivono con infrastrutture per 50 mila», denuncia Alberto. Per 362 chilometri quadrati a nord di Puno si estende dal 1978 la Riserva nazionale del Titicaca, che resta riserva però solo sulla carta. La biodiversità che l’ha sempre contraddistinta, infatti, si è accartocciata su se stessa. Pesci come il Titicaca Grebe o animali d’acqua come le rane del Titicaca sono diminuiti in modo preoccupante, mentre la carpa tipica della zona, l’Amanto, è stata dichiarata estinta. Per non parlare degli uccelli che hanno dovuto mutare le loro rotte migratorie. Quanto alla coltura tradizionale del lago, la patata, è stata seriamente compromessa, minando, così, una tradizione millenaria.Ma lo sguardo degli indios vuole andare ancora più lontano e arrivare fino alle Nazioni Unite. Félix Espinoza Coro, sindaco di Pucarani, uno dei comuni più grandi nei pressi del lago sul fronte boliviano ha stimato in 5 milioni di dollari i danni finora subiti dalla sua comunità. «L’Onu e la Cooperazione internazionale devono prendersi cura di noi - protesta -: nella sola baia di Cohana più di 10 mila contadini non hanno più acqua pulita per le loro bestie che continuano a morire assieme ai cristiani».Secondo l’antica tradizione il Titicaca prende il nome dall’isola chiamata Intikjarka, parola formata da due termini della lingua aymara, «Inti», cioè Sole e «kjarka», masso rupestre. Ma persino il sole adesso sembra brillare meno in questo ecosistema minacciato. «Il lago era il cuore della nostra esistenza - conclude Esteban - adesso è diventato un vortice nero che risucchia le nostre vite forse fino alla morte».
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In Uganda sta accadendo
qualcosa di insolito:
bambini ridotti in zombie
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di ERIKA LIENDERMANN
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In Uganda sta accadendo qualcosa di insolito. Peccato che i media nostrani, come al solito, non stiano dando molto risalto alla notizia, ma il Paese africano sembra essere piagato da una misteriosa malattia che colpisce specialmente i bambini, trasformandoli in ciò che alcuni definiscono fin troppo audacemente "zombie".La malattia è stata definita "Nodding Disease", e ha costretto migliaia di bambini a lasciare la scuola per via di inspiegabili attacchi simili quelli di natura epilettica, che sembrano lentamente modificare la personalità degli adolescenti.Una ragazzina ugandese di nome Pauline, ad esempio, ha lasciato la scuola ormai da anni, e non riesce più a ricordare nemmeno come si usa una matita. "La sua personalità è molto cambiata rispetto a prima. Quando è nata era normale. Ora si limita a vagare senza alcuno scopo" spiega la madre Grace Lagat.La CNN è stata uno dei primi organi di stampa a riportare la notizia e ad intervistare la signora Lagat, i cui bambini sono stati entrambi colpiti dalla misteriosa malattia. "Quando vado in giardino, li lego con il tessuto. Se non li legassi, una volta tornata in casa non li troverei più".I bambini colpiti dalla malattia, una volta legati, iniziano a masticare i loro legacci di tessuto come animali rabbiosi, ed è proprio questo comportamento, unito ai cambiamenti della personalità, ad aver fatto nascere la diceria sugli zombie.Gli infetti non si limitano a questo genere di comportamento: in alcuni casi, i bambini danno volontariamente alle fiamme le case dei loro compaesani, e fino ad ora pare siano coinvolti nella morte di oltre 200 persone.Fino ad ora la malattia sembra colpire ragazzi di età non superiore ai 19 anni, e la maggior parte degli infetti è composta da bambini da 3 a 11 anni.Durante gli attacchi, i bambini fanno cenni ripetitivi con il capo, movimenti che hanno dato il nome alla malattia (nod = annuire). L'anomalia di questi attacchi sta nel fatto che sembrano venire "innescati" da alcune particolari situazioni, come i cambiamenti del tempo atmosferico. In realtà, questa malattia non è del tutto nuova alla scienza: negli anni '60, in Sudan, si verificò un caso molto simile a quello ugandese, e la malattia contagiò bambini anche in Libia e Tanzania.L'epidemia in Uganda, tuttavia, è una situazione del tutto nuova, ed è probabilmente causata da un virus/parassita/batterio del tutto nuovo, probabilmente più resistente e versatile di quello sudanese di 50 anni fa.
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Negli Stati Uniti è
in vigore la Legge Marziale
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di MILENA DE GIORGI
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Per coloro che non sono ancora convinti che ci troviamo alla vigilia di un evento di portata globale, il sito ufficiale della Casa Bianca pubblica al link WhiteHouse.gov alla data di Venerdì 16 marzo 2012 un Ordine Esecutivo del Presidente, denominato Preparazione Nazionale Risorse per la Difesa. Tale ordine istituisce di fatto la legge marziale in tempo di pace sul territorio degli Stati Uniti. Vediamo cosa significa.Questo ordine esecutivo è un progetto di legge marziale in tempo di pace e dà al Presidente il potere di prelevare qualsiasi cosa ritenuta necessaria per “difesa nazionale”, qualunque cosa decidono che lo sia. E ‘tempo di pace, perché, come il titolo dell’ordine, dice, è per “preparazione”. In base a tale fine i capi di gabinetto queste posizioni di livello, Agricoltura, Energia, Salute e dei Servizi Sociali, Trasporti, Difesa e del Commercio possono prendere il cibo, bestiame, fertilizzanti, macchine agricole, tutte le forme di energia, risorse idriche, tutte le forme di trasporto civile (il che significa tutti i veicoli, barche, aerei), e qualsiasi altro materiale, compresi i materiali da costruzione da qualunque parte esse sono disponibili. Questo è probabilmente perché il governo ha visitato aziende con dispositivi GPS, in modo da sapere esattamente dove andare quando si attiva questa via.In particolare, il governo è autorizzato ad assegnare i materiali, servizi e strutture secondo quanto ritenuto necessario o opportuno. Essi decidono quali mezzi necessari od opportuni.Cosa succede se il governo decide che ha bisogno di tutte queste cose da preparare, anche se non c’è la guerra? Probabilmente non saremo in grado di entrare in un negozio per acquistare praticamente nulla perché tutto sarà requisito, “razionato” e controllato dal governo. Materiali da costruzione, prodotti alimentari come carne, burro e zucchero, tutto importato, ricambi, pneumatici e carburante per i veicoli, abbigliamento, ecc diventerà probabilmente introvabile, o almeno molto scarse.Quante cose sono ormai più fabbricate qui negli USA? Un po ‘di storia … Durante la seconda guerra mondiale, il prezzo di stabilizzazione non cominciò fino al maggio del 1942, che ha congelato i prezzi su quasi tutti i beni di ogni giorno e il razionamento è iniziato nel 1943. Perché il governo vuole controllare tutto prima di una guerra? Tutto questo assomiglia alle carte annonarie del gas durante la seconda guerra mondiale. Ci saranno razionamento in questo tipo di sistema? Quale modo migliore per controllare il movimento e le azioni del popolo...Dell’epoca della Seconda Guerra Mondiale carte annonarie gas attraverso Old Chester PA. Non si poteva andare in vacanza senza un “pass vacanza”.Nell’ambito di questo nuovo ordine esecutivo, i capi gabinetto sono autorizzati a prestare denaro, offrono garanzie di prestito e anche sovvenzionare i pagamenti ai tassi di mercato di cui sopra (nessun contratto offerta?) Per qualsiasi di cui hanno bisogno. Ciò potrebbe rendere Solyndra o Halliburton sembrare Junior Achievement. Niente come una guerra genera questo tipo di enormi profitti per le aziende “partner” e si può scommettere i banchieri e gli appaltatori sono già in fila per questo – perché in questo ordine la guerra non è nemmeno necessaria! In una situazione di crisi, il governo sarà in grado di prendere ciò che è necessario, stampare soldi per ottenere quello che vogliono e distribuirlo come meglio credono …. a vantaggio di uno “sforzo bellico” o le corporazioni e gli individui politicamente connessi. Tutti i contratti ad eccezione di quelle per l’occupazione siano superati dal presente ordine esecutivo, è tutto qui, in bianco e nero.
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La storia e la natura
ci ha reso ricchi,
ma noi siamo rimasti idioti
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di MARINELLA ANDRIZZI SINIBALDI
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Un Paese dove la cementificazione avrebbe dovuto essere pressoché sconosciuta, o quasi.Ma così non è. Perché? Perché siamo il Paese con la più alta concentrazione di beni culturali esistente al mondo! Siamo il Paese con la maggiore diversità climatica, passando da climi semi glaciali a climi semi tropicali, lungo quasi ottomila chilometri di coste. Un Paese che per bellezze paesaggistiche e ricchezze culturali dovrebbe costituire il fiore all’occhiello del mondo intero.InveceTutto il contrario di tutto.Si sputa in faccia all’ambiente e si piscia addosso alla cultura! L’Aquila docet.L’ultimo insulto: il restauro del Colosseo che sarà affidato allo scarparo Diego della Valle.Ovviamente con metodologia degna, appunto, di uno scarparo! Senza utilizzo di manodopera e maestranze altamente specializzate.Restauratori? E a cosa servono? Archeologi? Neanche a parlarne! Il tutto tramite il solito manipolo di muratori improvvisati, buona parte in nero e diretti da qualche noto intrallazzatore palazzinaro.Stessa metodologia costruttiva dell’ormai usuale insulto paesaggistico che ha devastato regolarmente tutto il territorio italiano.Medesima improvvisazione e pressapochismo che è stata alla base di ogni restauro effettuato negli ultimi trenta o quaranta anni. Cappella Sistina compresa! Ridotta, in quanto a colori, ad un fumetto dell’uomo ragno o di superman.Eppure, tutto questo ben di dio che abbiamo, e che è relativamente gratis, dovrebbe metterci in condizioni da essere la popolazione con il maggior reddito pro capite di tutto il globo terracqueo.Ma così non è. C’è addirittura una tendenza distruttiva verso i beni culturali e ambientali.C’è una decisa tendenza a far collassare ogni sfruttamento relativo ai tali beni.Eppure, secondo gli ultimi studi francesi, per ogni euro investito in beni culturali, ne rientrano 19.Detto così non fa molto effetto, ma in percentuale rappresenta il 1900%.In pratica, i beni culturali rendono di più che non il petrolio o la droga.E allora? Cosa si cela dietro a tutto questo? Perché, visto che stiamo vivendo un periodo di “crisi”, in cui si dovrebbero sfruttare al massimo le proprie risorse, ciò non avviene? Monti che è così “tecnico” da essere considerato “tecnico tra tecnici”, come mai non ha preso in considerazione lo sfruttamento e il potenziamento dei massimi beni che possediamo? Si vogliono incrementare, a discapito di tutti i cittadini, delle mummie incartapecorite come la FIAT, ma non si ricostruisce L’Aquila! Si lascia in mano ad uno scarparo il maggior simbolo culturale italiano come il Colosseo! Non si tutelano i mari e le montagne e non s’incrementa il turismo.Il perché, è semplice. L’ho appena detto. Sono risorse la cui proprietà è ancora dei cittadini. Un bene comune che se sfruttato ora, darebbe benessere e indipendenza economica a tutti noi, senza passare per il capestro dei vari Marchionne e delle varie banche. E un popolo economicamente ben messo, difficilmente lo sottometti, poiché avrà qualcosa per cui combattere. Qualcosa di ben tangibile da difendere.Ma presto, continuando a forzare la crescita del debito pubblico, come stanno facendo, spacciandocelo pure come ripresa, tali beni non saranno più nostri. Compresi i dimenticati 33000 paesi abbandonati che, se restaurati e ripristinati nell’uso, rappresenterebbero non meno di 10/15 milioni di appartamenti. Pari a circa un miliardo e mezzo di metri quadrati. Un tesoro immobiliare che neanche il Vaticano possiede! E quando tali beni passeranno definitivamente di mano, allora sì che sarà tutto sfruttato! Ma in modo tale che non possa e non debba contribuire a creare ricchezza comune, ma controllata e sfruttata nelle sole mani dei soliti banchieri facenti capo alla onnipresente triade Morgan, Rothschild, Rokfeller, manovrati da quelle strane figure vestite di nero e che controllano tutto e tutti. Banchieri compresi.Ma non preoccupiamoci, presto il turismo andrà alle stelle! Non appena avremo perso l’ultimo barlume di sovranità e rantoleremo leccando i piedi dei padroni, sperando in un tozzo di pane gettato più per divertimento che per misericordia! La storia e la natura ci ha reso ricchi, ma noi siamo rimasti idioti.
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MILANO
C'era una volta la sicurezza
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da Milano MARIO SCOTTI
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Ma la sicurezza a Milano è ancora una priorità? A giudicare dall'escalation di violenza registrata nell'ultimo anno, la sensazione è che le istituzioni abbiano abbassato la guardia. E basta girare fra i quartieri della città per accorgersi che vaste porzioni di territorio sono sotto il controllo della delinquenza, specie di quella di strada fatta di scippi, borseggi, furti e aggressioni, anche brutali, a scopo di rapina.La banda di rom che sull'Alzaia tendeva imboscate ai passanti è la testimonianza più recente del livello di tracotanza e senso di onnipotenza raggiunto dalla criminalità. Non fra le vie del centro, quando mai, ma nelle degradate periferie, lontano dai negozi chic e dalla gente che conta.La stazione Centrale è tornata a essere un suk sporco e insicuro, e così pure certe vie interne di corso Buenos Aires. Le forze dell'ordine si vedono sempre meno in giro, e non è un caso se ultimamente sono i vigili a dover inseguire i malavitosi, a volte pure a sparare, altre volte, purtroppo, a morire. Polizia e carabinieri sembrano aver perso quel ruolo di guardiani del territorio per cui un tempo assurgevano a punto di riferimento dei cittadini. Di divise, in giro, se ne vedono sempre meno. E i delinquenti ne approfittano.I quattro rapinatori rom del Naviglio, ancora loro, hanno portato a segno una quarantina di colpi in tutto, e sono stati catturati soltanto dopo che le loro gesta sono state denunciate pubblicamente sui giornali che hanno raccolto la sofferenza e l'esasperazione dei cittadini. Viene da chiedersi però perché le forze dell'ordine, come in questo caso, si muovono soltanto dopo i titoli dei quotidiani. La sensazione è che polizia e carabinieri siano in affanno nel contrastare la criminalità di strada, quella più fastidiosa per i cittadini comuni, recuperando però smalto in quelle inchieste mediaticamente più visibili. Difficile dire se questa "distrazione" nei confronti della microdelinquenza sia frutto di una scelta precisa dettata da esigenza di ottimizzazione delle risorse in tempo di crisi o di altro. Certo, visti gli spropositati stipendi dei vertici di polizia e carabinieri, la gente comune meriterebbe un po' più di attenzione. Resta il fatto che a pagare, però, sono sempre i cittadini. In tutti i sensi.
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Tutto quello che in Italia non va.
E tutto quello che contribuisce
a far sì che questo non sia
un Paese civile
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di MARINELLA ANDRIZZI SINIBALDI
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O meglio, tutto quello che in Italia è una presa per i fondelli ma che cercano di dimostrarci che non lo sia.Fermo restando che un governo come questo, tra l’altro non eletto dal popolo, in realtà rappresenta non più di due o tre milioni di italiani. E gli altri 56 milioni?Non esistono? Che ne sa Monti di idraulici o di edili. Potrebbe mai rappresentarli? La Fornero può rappresentare le cucitrici a ore? Le addette alle pulizie? E potrebbe mai rappresentarle? Casini, è più portato a rappresentare i Caltagirone o i venditori ambulanti? E così via.Quindi a cosa servono questi politici al 96% della popolazione? Oltre a preparare il terreno per far perdere le sovranità popolari ancora residue? Ma andiamo avanti nelle buffonate.Ennesima pagliacciata per il processo Mills. Se al posto di Berlusconi ci fosse stato un comune cittadino, il processo sarebbe finito come è finito? No! Anche solo per il fatto che un normale cittadino non può confezionarsi su misura una legge tutta per lui. Ma tutto rientra nella logica di distrazione di massa.Ora i cittadini avranno altro su cui scaricare la propria attenzione ed ira.Qualcosa che, per le nostre problematiche attuali, non serve assolutamente a nulla. Ma così ha decisa la massoneria.Possono dei giudici essere iscritti a logge massoniche? Può una società spacciarsi per civile e ammettere società ufficialmente semi-segrete, in realtà segrete come le varie consorterie massoniche? Possiamo tollerare politici massoni? Eppure, tutti gli ex iscritti P2, oggi sono in posizioni di totale rilievo in qualsiasi settore.
Stessa cosa vale per i banchieri, tutti inseriti in consorterie massoniche.Una “crisi” che non è una crisi.Banchieri e tirapiedi dei banchieri inseriti nel governo, quando grandi industriali, banchieri e personaggi ad essi legati, non potrebbero neanche occuparsi di politica in modo attivo e diretto per evidente conflitto d’interessi. Ma la cosa non interessa ad ogni governo occidentale retto ormai da personaggi di comodo dei banchieri.Monti: si procede sulla via della ripresa. Quando mai togliere soldi ai cittadini significa favorire una ripresa? Come fa il famoso “spread” a calare dal momento che nessuno ha fatto un cavolo di niente per farlo calare? Banche che si occupano di politica, faranno solo una politica a senso unico e che, sostanzialmente, non può nemmeno essere considerata politica. Quando il popolo viene annullato in politica, è dittatura. Quando ogni decisione viene sempre e solo presa da pseudo politici, escludendo ogni possibilità di volontà popolare, è dittatura! Continuano i blitz della finanza contro i piccoli contribuenti. E i grandi? Ah, già, quelli devono evadere! Nessuno si occupa di ripristinare i giusti tempi giudiziari.Nessuno si preoccupa di stabilire il giusto confine per il conflitto d’interesse allargando la legge che già esiste fin dagli anni ‘50, altrimenti cadrebbe tutto il governo attuale! Figuriamoci se pensano al falso in bilancio che, automaticamente, ammette il diritto ad evadere il fisco. Un politico deve essere imparziale? Assolutamente no! Un politico deve occuparsi di grandi interessi. Dei cittadini se ne occupano i veterinari.Lasciare che la FIAT o altre grandi industrie regalino i loro prodotti ai giornalisti senza che ciò venga considerato un grave reato, è dittatura! Stessa cosa per i politici.I lavoratori devono rassegnarsi a perdere il lavoro sicuro. E allora perché tanto chiasso da parte dei deputati per non perdere le loro sicurezze? Ci sono persone superiori ai cittadini? Un Paese che permette a privati di arricchire smodatamente, non è un Paese civile.
Un Paese che permette a chi accumula fortune sulle spalle degli altri e non impedisce a questi di occuparsi di politica, non è un Paese civile.Un Paese che stabilisce e ricorre ad aumenti dei prezzi in modo fisso e non proporzionale in base alle capacità finanziarie di ognuno, non è un Paese civile.Un Paese in cui lo Stato si lascia sottrarre le proprie ricchezze, con la scusa delle privatizzazioni, non è un Paese civile.Un Paese in cui si permettono sperequazioni e diseguaglianze eccessive, non è un Pese civile.Quando in un Paese, industriali e imprenditori pretendono di annullare i diritti dei lavoratori e non vengono arrestati e processati, quello non è un Paese civile.Quando in un Paese i lavoratori non sono anche comproprietari dell’industria o dell’impresa per la quale lavorano, questo non è un Paese civile.Un Paese che contempla il “segreto di Stato”, non è un Paese civile, poiché considera i cittadini inferiori e non degni di sapere. Almeno, di non sapere i crimini dei politici e del potere.Un Paese che non chiude un industria o non manda sotto processo i dirigenti quando pretendono di occuparsi della vita dei propri lavoratori e di cosa debbano o non debbano dire e pensare, questo non è un Paese civile.Un Paese che permette l’esistenza di personaggi vili, falsi e meschini come Roberto Saviano, non è un Paese civile.Un Paese che non tutela i diritti dei cittadini prima di ogni altra cosa, non è un Paese civile.Un Paese che si fa gestire e subordinare dagli interessi di industrie e banche, non è un Paese civile.Un Paese che non reprime criminalità e corruzione, non è un Paese civile.Un Paese che ammette politici criminali e corrotti, non è un Paese civile.Un Paese che permette ad una qualsiasi religione di dettare legge in nome delle favolette, non è un Paese civile.Un Paese che politicamente non rispetta tutte le categorie sociali nelle sue effettive percentuali (al governo e nei partiti se il 50% della popolazione è composta da operai, il 50% dei politici e dei governanti deve essere composta da questi), non è un Paese civile e neanche democratico.Un Paese che non ammette unicamente la meritocrazia, non è un Paese civile, ma è un Paese di dementi masochisti.Ma in un Paese in cui 56 milioni di cittadini non sono minimamente rappresentati e permettono tutto questo contro di loro, in definitiva, neanche questi cittadini sono poi tanto civili.
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Il canone Rai non lo pagate?
No problem
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di GABRY RHASSETH
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Molti italiani si sono svegliati, o forse hanno solo finito i soldi. Il canone Rai ora si chiama “tassa di proprietà” di un mezzo elettronico audio-visivo, ovvero di un televisore. Fatta la legge, trovato l'inganno, chiaramente molti cittadini che hanno fatto? Hanno semplicemente dichiarato di non avere il televisore in casa e molti come me lo usano solo ed esclusivamente come porta oggetti. E' molto carina quella scatola vuota, piena solo di fili elettronici. Basta accenderla e come d'incanto senti risate, balli, tutto brilla, se poi ti soffermi ad ascoltare quando fanno disinformazione, ti telefona la diarrea, si, lo dice anche la pubblicità, solitamente chiama quella povera disgraziata sempre mentre tu stai pranzando o cenando, che bello sentirla lamentarsi della dissenteria, ti si stampa in viso un espressione a dir poco schifata, guardi il piatto e ti viene voglia di alzarti e spaccare quella scatolina porta oggetti cosi graziosa quando è spenta. Ma, loro cosa si sono inventati? Parlo della Rai ovviamente, hanno pensato ( si perché pensano solo quando devono fregarci) Chi non ha un computer in casa? Chi non ha un telefonino che si collega a internet? Ne hanno parlato e hanno deciso che:; Considerato che nessuno o pochi pagano il “canone,” tassiamo tutto ciò che si collega a internet! Questo significa che : Tutti gli studi medici avranno spese in più, le farmacie, le cliniche veterinarie, gli uffici assicurativi, banche, dentisti, il medico di famiglia. Sapete che significa questo? Che qualcuno dovrà pagare questo surplus. Ma dico io, ci avete presi per cretini? Ma quando mai si è visto in un ufficio o dal medico di famiglia, guardare la Rai? Quando portiamo il cane dal veterinario, avete mai visto un medico guardare il Tg1? Oppure dall'Avvocato, quante volte avete visto l'impiegata guardare la Rai...Potrei andare avanti per ore, ma mi sembra cosi chiaro il concetto, no? Ora ammesso e non concesso che magari qualcuno in ufficio possa anche collegarsi a internet, ma, davvero pensate che potrebbe guardare una trasmissione Rai? Io ho visto si gente collegata, ma indovinate dove.. Su You-porn, si signori, va bene che una porcata vale l'altra e sicuramente non vedrei questa grande differenza, perché solo un malato di mente potrebbe collegarsi per vedere la Rai e vi assicuro e, sarei indecisa se chiamare la neurologia o staccargli internet per sempre.
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Continua la
spremitura del popolo
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di GABRY RHASSETH
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Era prevedibile, già da un po' si sentiva la puzza nell'aria e non era gas intestinale, ma l'ennesima ca..a di questo governo! Hanno partorito un altro mostro, non paghi il canone? Ti mettiamo la tassa sul televisore, non paga la tassa? Noi ti facciamo pagare il computer, chi non ha oggi un piccolo computer, un Tablet o un I-Phon? Hanno deciso di spremerci fino in fondo, la loro testa dice: Se hanno soldi per collegarsi, allora li hanno anche per pagare l'ennesima tassa che aggiungeremo. Qualsiasi strumento sia adatto a ricevere trasmissioni televisive, hanno deciso che dovrà essere tassato. Anche negli studi professionali, quindi migliaia di negozi, uffici, medici di base, farmacie, veterinari, stanno ricevendo il sollecito di pagamento di questo canone audio-visivo. Tutto questo verrà caricato sulle nostre spalle, come la partita Iva, nessun medico o farmacista o altro negoziante la pagherà senza farla pagare al cittadino comune. Una tassa simile se non erro era stata messa ai tempi del fascismo, (il Regio Decreto Legge 246/1938 e il Decreto Legislativo Luogotenziale 458/1944), che stabiliscono l’obbligo del pagamento di un canone a carico di chi “detenga uno o più apparecchi atti od adattabili alla ricezione delle radioaudizioni”quindi hanno riesumato una tassa legislativa del ventennio. Sembra incredibile ma sono arrivati a questo e sono certa che non si fermeranno, andranno oltre, metteranno tasse ridicole e assurde, non pensate che sia finita qui. Mi chiedo come arriveremo a mettere insieme un pranzo con una cena, se mai ce la faremo a mangiare almeno due volte al giorno, comincio ad avere seri dubbi sul futuro, perché non vedo futuro, vedo macerie e gente comune tendere la mano per qualche spicciolo, per potersi comprare un pezzetto di pane, questo vedo. Stiamo facendo grandi balzi indietro, questa non è una crisi, questa signori miei è una sentenza di morte, la giusta punizione per chi non ha mai preteso nulla se non un po' di onestà e amor proprio, la giusta pena capitale per chi desiderava solo vivere con dignità e morire serenamente. Ora si premiano solo i delinquenti e se sei onesto, peggio per te, farai una pessima fine!
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Sacrifici e tagli per tutti
ma non per i mercanti di morte
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(M.G.) - Sacrifici e tagli per tutti ma non per i mercanti di morte. L’amministrazione Obama ha presentato al Congresso la proposta di bilancio 2013 per il comparto “difesa”: 613 miliardi di dollari, 525 per pagare stipendi e acquistare cacciabombardieri, missili, carri armati e bombe nucleari e 88 per le missioni di guerra d’oltremare.Meno di quanto chiedevano generali e ammiragli ma alla fine tutti sono rimasti contenti: la Marina confermerà i suoi undici gruppi navali guidati da portaerei a propulsione atomica, l’Aeronautica e i Marines avranno i nuovi caccia ed elicotteri multi-missione, l’Esercito si diletterà con superblindati, tank, radar e intercettori terra-aria. Grazie agli ordini Pentagono potranno brindare le borse e le aziende leader del complesso militare industriale Usa, le inossidabili Boeing, General Dynamics, Lockheed Martin, Northrop Grumman, Raytheon, ecc..Quasi un terzo delle spese andranno per l’acquisto e la modernizzazione dei sistemi di guerra più sofisticati, aerei con e senza pilota, navi e sottomarini d’attacco, missili a medio e lungo raggio, satelliti.Esattamente 179 milioni di dollari, il 7% in meno del bilancio di previsione 2012, ma con quasi 70 milioni da destinare alla ricerca e allo sviluppo di nuovi strumenti di morte. A fare la parte del leone saranno i famigerati cacciabombardieri F-35 “Joint Strike Fighters” di Lockheed Martin che piacciono tanto pure ai ministri-ammiragli di casa nostra. Il prossimo anno, il Dipartimento della difesa vorrebbe acquistarne 29, 19 da destinare a US Air Force e 10 a US Navy, per un valore complessivo di 9,2 miliardi di dollari. Il programma degli F-35 sarà comunque ridimensionato per poter risparmiare nei prossimi cinque anni almeno 15 miliardi.US Air Force e il Corpo dei marines potranno contare pure su 835 milioni di dollari per acquistare, sempre da Lockheed Martin, 7 grandi aerei tanker e da trasporto pesante HC/MC-130J “Hercules” per le operazioni speciali. In budget anche 21 bimotori a decollo verticale V-22 “Osprey”, il falco pescatore progettato dal consorzio Bell-Boeing per il supporto alle missioni di guerra. Importanti finanziamenti giungeranno poi all’Aeronautica per proseguire nei programmi di modernizzazione della flotta dei grandi velivoli da trasporto C-17 e C-16 e per il rifornimento in volo KC-10 e KC-135 e di acquisizione di nuovi radar per i caccia F-15C/D ed F-16.Il Pentagono ha poi richiesto 1,3 miliardi di dollari per potenziare la flotta dei cargo C-5 “Galaxy”, i fondi per migliorare i sistemi di comunicazione dei bombardieri strategici stealth (invisibili) B-2, potenziare le armi di precisione dei vecchi B-52 e modernizzare il sistema missilistico intercontinentale “Minuteman III” ICBM. In budget anche 1,8 miliardi di dollari per finanziare la ricerca e lo sviluppo del KC-46, futuro velivolo tanker di US Air Force, 808 milioni per migliorare le componenti del supercaccia F-22A “Raptor” e 292 milioni per la progettazione di un nuovo cacciabombardiere strategico stealth.Tranche miliardaria pure per i grandi e piccoli velivoli senza pilota UAV per lo spionaggio e il lancio di bombe e missili, già ampiamente impiegati in Afghanistan, Iraq, Libia, Pakistan, Somalia e Yemen. Il budget 2013 prevede una spesa di 1,2 miliardi di dollari per 6 nuovi RQ-4 “Global Hawk”, i falchi globali di Northrop Grumman, 3 da assegnare alla Marina nell’ambito del programma Broad Area Maritime Surveillance e 3 alla Nato per l’AGS (Alliance Ground Surveillance), il nuovo programma di sorveglianza terrestre dell’alleanza atlantica, il cui centro di comando e controllo verrà installato nella base siciliana di Sigonella.Il Dipartimento della difesa ha chiesto inoltre al Congresso l’autorizzazione ad acquistare 43 droni hunter-killer con missili “Hellfire” prodotti da General Atomics, costo complessivo 1,9 miliardi. Ventiquattro saranno del tipo MQ-9 “Reaper” (sino a 28 ore di autonomia e la possibilità di trasportare bombe GBU-Paverway), i restanti 19 nella versione più avanzata MQ-1C “Grey Eagle” (36 ore di autonomia). US Army riceverà invece 234 mini-aerei senza pilota RQ-11 “Raven” prodotti da AeroVironment (valore 184 milioni).L’esercito avrà la possibilità di potenziare il proprio parco elicotteri grazie al finanziamento di tre programmi distinti per un costo complessivo di 3,6 miliardi. Il primo riguarderà l’acquisizione di 10 nuovi velivoli d’attacco Boeing AH-64 “Apache” e l’ammodernamento di altri 40 già in dotazione dello stesso modello (prime contractor Northrop Grumman e Lockheed Martin). Il secondo vedrà l’acquisto di 25 nuovi mezzi da trasporto Boeing CH-47 “Chinooks” e l’ammodernamento di altri 19. Il terzo l’acquisto di 59 elicotteri multiruolo UH-60 “Black Hawks” (produttore Sikorsky). Altri 272 milioni verranno utilizzati per acquisire 34 elicotteri leggeri UH-72 prodotti da EADS North America. “Specie in Afghanistan, per le sue particolari condizioni ambientali, c’è una tremenda domanda di elicotteri da parte delle forze di terra”, ha spiegato il generale Peter Chiarelli di US Army. In programma pure la fornitura di 28 elicotteri d’attacco Bell H-1 al Corpo dei marines (852 milioni).Quasi undici miliardi di dollari sono stati richiesti dal Pentagono per finanziare l’acquisizione o la ricerca e sviluppo di nuovi sistemi di guerra terrestri. Si tratta nello specifico del “Joint Light Tactical Vehicle”, velivolo leggero per il pattugliamento e la scorta convogli per scenari come quelli dell’Afghanistan e che sarà prodotto a partire dalla fine di quest’anno da General Dynamics (116.8 milioni); del camion da trasporto mezzi tattici “MTV” della Oshkosh Corporation (1.471 unità per un costo complessivo di 377,4 milioni); del mezzo pesante M1135 Stryker Nuclear, Biological and Chemical Reconnaissance Vehicle (NBCRV) di General Dynamics per la sorveglianza e il rilevamento rischi NBC (58 unità per una spesa di 332 milioni). A General Dynamics potrebbero andare pure 74 milioni per ammodernare i tank M1 “Abrams”.La percentuale maggiore delle spese di guerra per il 2013 è tuttavia destinata alla Marina militare (156 miliardi di dollari).Otto i miliardi previsti per i programmi di ipermilitarizzazione dello spazio, quasi tutti a firma Lockheed Martin, i più rilevanti dei quali riguardano lo sviluppo del sistema a raggi infrarossi “Space Based Infrared System” (950 milioni) e di quello satellitare “Advanced Extremely High Frequency” (786 milioni, compresa l’installazione della stazione MUOS a Niscemi); o l’acquisto di 4 sistemi di lancio “United Launch Alliance Evolved Expendable Vehicles” (1,7 miliardi) e di 2 satelliti GPS III (1,3 miliardi).Con l’approvazione del bilancio, US Army potrà acquistare invece 400 missili terra-aria a corto raggio “Javelin” di produzione britannica (86 milioni) e 1.794 sistemi lanciarazzi “Guided Multiple Launch Rocket Systems” di Lockheed Martin (382 milioni), mentre la Marina potrà dotarsi di 192 nuovi missili da crociera “Tomahawh” di Raytheon (valore 320 milioni di dollari) e del sistema di missili balistici “Trident II” di Lockheed Martin (1,5 miliardi).Per tagliare davvero le spese militari, secondo l’amministrazione Obama, bisognerà attendere i prossimi cinque anni, anche se è presumibile che ci si limiterà ancora ad aggiustamenti e spostamenti tra le singole voci di bilancio, evitando il più possibile d’intaccare le risorse per i sistemi d’armi. Le nuove linee guida del Pentagono, presentate all’inizio di gennaio, delineano queste prospettive di revisione dei budget, privilegiando in particolare gli interventi strategici di Marina e Aeronautica in Medio oriente ed oceano Pacifico.
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Crisi,frutto di una inevitabile
tara mentale ormai sociale
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di MARINELLA ANDRIZZI SINIBALDI
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1947, immediato dopoguerra. In realtà le radici di tale degrado affondano ben più in là nel tempo. Almeno due secoli, se non di più. Ma accontentiamoci di analizzare lo scempio degli ultimi 65 anni, sorvolando su tutto il resto che servì da preambolo. O meglio, trattandosi di un “magna magna” spaventoso, diciamo pure: da antipasto.Spinte, calci, raccomandazioni, bustarelle, ecc. mandano a quel paese ogni forma di meritocrazia, anche la più elementare. E da qui comincia il cancro che strappa qualsiasi maschera di pseudo democrazia.Se ci prendessimo la briga di rintracciare tutte le genealogie dei vari politici, banchieri, industriali a partire dagli anni cinquanta, inseguendole anche e soprattutto attraverso i cognomi da parte femminile, ci accorgeremmo che le stesse persone si sono susseguite in modo assurdo e criminale in tutti questi anni e, soprattutto, senza alcun merito. Quindi un’Italia retta per demerito e non certo per merito.Un’Italia che è riuscita ad andare avanti, bene o male, solo sulle spalle di chi, senza alcun privilegio o semplice aiuto, quasi sempre osteggiato, ha lavorato duramente e davvero, producendo vera ricchezza che andava disperdendosi sistematicamente sempre nelle solite tasche oscene di tarati mentali e criminali.Basta osservare la genia scaturita da ladri degenerati come gli Agnelli.Mentre in ambito politico, senza il minimo merito, troviamo nonni, figli e nipoti. Medesima cosa tra giudici.Intere generazioni si sono succedute senza alcun merito, ma non solo in Italia, un po’ ovunque, USA compresi. Le banche portano lo scettro! Non parliamo quindi dei clientelarismi e dei posizionamenti strategici effettuati ovunque dai gruppi bancari.Insomma, con l’arrivo del XX secolo e l’inizio della spinta rampante dei grandi gruppi bancari privati verso l’assurdità del liberismo economico e la pretesa di gestire e assorbire in sé ogni concetto di sovranità monetaria, ha definitivamente segnato la fine di ogni principio egualitario, di equità perequativa della redistribuzione della ricchezza e quindi meritocratico. Poiché, dovendo portare avanti una teoria fondata su perfette cazzate e assurdità matematiche, si aveva l’obbligo di posizionare in qualsiasi vertice, dei perfetti imbecilli, dal momento che chiunque avesse avuto un minimo di cervello in testa, li avrebbe mandati a quel paese in men che non si dica.Ed è così che per circa un secolo, siamo andati avanti poggiandoci esclusivamente su una vasta progenie di dementi che, per interessi , soprattutto nell’ultimo mezzo secolo, si sono persino riprodotti tra loro, dando origine a dei veri e propri obbrobri di degenerazione mentale e fisica.Quegli stessi obbrobri che oggi ci ritroviamo ovunque a dettare legge in ogni settore, distruggendo qualsiasi cosa tocchino, come tanti “Re Mida” al contrario.Tutto questo fa sì da innescare un abominevole vortice di perverso sfacelo, complicato dal fatto che costoro, sotto di loro, certo non vanno a scegliersi delle menti raffinate e oneste che potrebbero ricattarli e sputtanarli in un battibaleno. Chiaro che scelgano menti più instabili e sempre meno dotate delle loro che, già di per sé, toccano dei vertici infimi non comuni.Oggi, non esiste possibilità di carriera in alcun settore se prima non si dia ampia prova della propria pochezza mentale, della propria e convalidata corruzione, disonestà, sottomissione e tendenza al crimine, proprio e altrui.A tale scopo, onde garantire la prosecuzione di tale involuzione, sono sorte le ben tristemente famose “università private” che si ergono a sentinelle e a massima fucina di tutto quanto appena descritto, tramandando a piene mani: ignoranza!
Una situazione di totale degrado che, l’unico modo per estirparla, sarebbe quello di ripristinare i giusti fasti del 1789. Ma non certo per fare un favore alla nuova aristocrazia: la borghesia.Come già avvenne in tale data memorabile ma abbastanza inutile sotto il vantaggio popolare.O, in modo più civile, sbattendoli in galera e ricorrendo, per figli e nipoti, alla castrazione, onde evitare il pericolo di un ulteriore protrarsi di una simile mostruosità antropologica.Eugenetica? No! Affatto! Solo una giusta e sana “tabula rasa” di chi non può essere considerato di questo mondo.Purtroppo, le colpe dei nonni e dei padri, ricadono sui figli e sui nipoti. Eccome se ricadono! Se questo mio pensare potrebbe sembrare non molto civile, come definire poche migliaia di persone che, per loro squallidi e bassi interessi, stanno massacrando intere popolazioni da oltre un secolo? Se alcuni rami di un albero sono malati, meglio abbattere l’albero che non rischiare l’intera foresta.Il contrario, non è da civili, è da idioti!
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