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Family 2012, il Papa a Milano
un evento che vale 56 milioni
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Un evento che avrà un milione di partecipanti, almeno la metà dei quali provenienti da fuori Milano, dall'Italia e da 153 nazioni di cinque continenti. Ma al di là dell’aspetto religioso, quello che il VII° Incontro mondiale delle famiglie porterà alla città sarà anche un vorticoso giro di soldi. Secondo le stime 'prudenziali' del professore di politica economica dell’università Cattolica, Luigi Campiglio, il costo totale sostenuto finora per organizzare l'incontro è di oltre dieci milioni di euro. Ma l’indotto del Family 2012 sarà di almeno 56 milioni di euro. Secondo le stime delle Camere di commercio di Monza e Brianza, sarà di 58 milioni. Un business vorticoso per chi dovrà sfamare, dissetare, accogliere e intrattenere i pellegrini. Molti di loro saranno arrivati in Italia acquistando un 'kit' con buoni pasto e indirizzo di un luogo dove andare a dormire, il tutto per un costo di 540 euro. Molti altri verranno a loro spese, con un costo non inferiore a 620 euro per quattro notti e i pasti di cinque giornate. Bar, tavole calde, ristoranti, pensioni, b&b, alberghi e negozi di ogni genere e tipo, stanno già facendo i conti di quanto potranno guadagnare fra il 30 maggio e il 3 giugno, tenendo conto che in quei giorni ci sarà anche una 'Fiera della famiglia' con espositori commerciali che potranno fare affari, magari anche sul lungo periodo, grazie ai visitatori incontrati al raduno.Per coprire i costi degli eventi si sono fatti avanti sponsor istituzionali e non, che hanno coperto già almeno metà delle spese. L'altra metà arriva dalla vendita del merchandising, dai 'pacchetti turistici' venduti ai pellegrini e ai 6mila congressisti, oltre che dalle donazioni della Conferenza episcopale italiana, oltre che della Diocesi ambrosiana.
I VOLONTARI. Sono oltre 5mila i volontari che si sono messi a disposizione della Fondazione Family 2012 per aiutare i pellegrini in arrivo da tutto il mondo, rispondendo all'appello lanciato dalla Diocesi a novembre. Sono stati addestrati con tre mesi di corso di formazione e divisi in squadre coordinate da specialisti divisi per tipo di intervento (logistico, assistenziale, informatico, linguistico). A questi si aggiungono i volontari della Protezione civile e della Croce Rossa. Nessuno percepisce compenso, ma solo vitto e alloggio per la durata dell'evento. Fra i volontari si sono arruolati anche italiani di altre regioni, immigrati residenti a Milano (soprattutto filippini e sudamericani) e stranieri di nazioni europee e non.
L'OSPITALITA'. Per ospitare le folle di stranieri in arrivo da tutto il mondo sono 34mila i posti letto messi a disposizione da 11mila famiglie della Diocesi ambrosiana e da quelle lombarde più vicine. Altri 13mila pellegrini saranno ospiti di parrocchie nelle loro strutture e negli oratori. La notte tra sabato e domenica, cioè tra la grande festa delle testimonianze e la messa del Papa, almeno 50mila persone potranno dormire in sacchi a pelo e nelle tende allestite al Parco Nord nei pressi dell'aeroporto di Bresso, dove si svolgerà il grosso degli eventi. Almeno 140mila saranno i milanesi che parteciperanno alle giornate di congresso teologico e alle manifestazioni religiose collegate.
GLI APPUNTAMENTI. Il Papa sarà a Milano dal primo al 3 giugno. Alloggerà nell'appartamento del cardinale Angelo Scola in Arcivescovado. Parlerà in piazza Duomo alle 17.30 venerdì, poi andrà alla Scala. Sabato mattina, dopo una funzione per preti e suore di clausura in Duomo, andrà a San Siro per incontrare 80mila cresimandi. Alle 17 terrà un discorso alle autorità e alle 20.30 sarà a Bresso per la festa delle testimonianze.Domenica dalle 10, sempre al Parco nord-aeroporto di Bresso, la messa conclusiva con un milione di fedeli. Dopo la messa, il Papa pranza in Curia (offre Peck) con cinque famiglie dai cinque continenti e una famiglia milanese, mentre all’università Cattolica pranzo per 300 famiglie indigenti.
LA SICUREZZA. «Milano non sarà blindata ma si prepara ad accogliere il Papa come una città delle quattro A: ambrosiana, aperta, accogliente, attraente». Con questo motto il presidente della Fondazione Family 2012 monsignor Erminio De Scalzi ha assicurato che la città vivrà le giornate del raduno mondiale «senza zona rossa, senza misure straordinarie di sicurezza tali da stravolgerne l'organizzazione e la vita quotidiana». Il prefetto Gian Valerio Lombardi ha confermato: «Chiuderemo al traffico solo le strade dove passerà Benedetto XVI e solo nei momenti nei quali lo farà. Non temiamo attacchi terroristici, anche se ovviamente il livello di allerta sarà alto e molto ingenti le forze dell’ordine coinvolte».
GLI EVENTI. Un congresso teologico pastorale al centro congresso di Fiera Milano city, dal 30 maggio per tre giorni, in preparazione dello sbarco di Benedetto XVI a Linate, venerdì primo giugno alle 17. Al congresso si sono già iscritte 6.500 persone, oltre a 900 ragazzi che parteciperanno al congresso dei bambini, promosso perché questo è il raduno della famiglia nel suo complesso. Collegata sarà la Fiera della famiglia con oltre 100 espositori istituzionali, associativi e commerciali di tutto il mondo. Mostre ed eventi di natura culturale sono già in corso e dureranno fino a fine evento, in tutta la Diocesi ambrosiana, per iniziativa di tutte le sigle del mondo cattolico e del terzo settore.
Mense di Milano, dalla
mozzarella alla frutta
pronti i prodotti delle
aziende agricole
Mense delle scuole, si fanno avanti gli agricoltori. Dopo l’insalata a km zero che dal settembre dell’anno scorso viene servita in 80 mila piatti al giorno gestiti da Milano Ristorazione, la Filiera Italiana di Coldiretti scende in campo anche per gli altri prodotti, comprese le mozzarelle agricole.Con Milano Ristorazione – spiega la Coldiretti Lombardia – è aperto un confronto per la fornitura di salsa, pasta, riso e ortofrutta, prodotti coltivati e trasformati direttamente dalle aziende agricole della rete di Campagna Amica e per i quali ci auguriamo di arrivare presto a definire un’intesa. Anche perchè – aggiunge Coldiretti Lombardia – i genitori ci hanno più volte chiesto di spingere affinchè i prodotti a km zero trovino maggiore spazio nei pasti dei bambini, che tra l’altro vogliamo anche portare direttamente nelle aziende agricole per mostrare loro come e dove nasce quello che poi mangiano.In Italia – spiega la Coldiretti Lombardia – stiamo sviluppando un sistema di filiera che garantisca meno passaggi possibili dal campo alla tavola per tutti i prodotti: dai formaggi alla carne, dalla verdura ai legumi, dalla pasta alle conserve.Dal marzo 2011 a oggi, sono stati già 14 milioni i pasti serviti nelle scuole, negli asili nido e negli ospedali lombardi dove era presente almeno un prodotto della Filiera Agricola Italiana ed entro settembre 2012 il numero raddoppierà a circa 28 milioni. Al Policlinico San Donato, per esempio vengono utilizzati ortaggi, frutta e carne del territorio per quasi mezzo milione di pasti all’anno. Nelle mense di Milano Ristorazione ci sono l’insalata in busta e i legumi secchi bio. Al Comune di Lonato sul Garda vengono forniti ortaggi e formaggi bio e carne a km zero. Un micronido privato di Milano, “La casa delle tate” serve frutta e verdura, formaggi e carne della filiera agricola lombarda. A Bergamo una volta al mese, dal settembre scorso, 5 mila alunni consumano un pranzo a km zero con i prodotti del territorio.
Mobilità, in arrivo 1.300
posti per parcheggiare
le bici in città
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Al via il progetto promosso dal Comune di Milano che porterà all'aumento degli stalli per bici, 1.300 in più, entro fine anno. L'iniziativa, ideata per incentivare i cittadini all'utilizzo della bici come mezzo di trasporto quotidiano, porterà oltre 260 nuove rastrelliere in città. "Il nostro obiettivo - dice Pierfrancesco Maran, assessore alla comunale alla Mobilità - è avvicinarci al più presto allo standard di altre grandi città europee in cui la bici rappresenta ormai una valida e concreta alternativa all'uso dell'auto".A piazzale Dateo la posa delle prime sei postazioni, per un totale di 30 'agganci', con l'installazione di 263 nuove rastrelliere che saranno distribuite in tutta Milano, dentro e fuori Area C. La prossima settimana ne verranno collocate altre 24 tra piazzale Cadorna e Bisceglie. In totale saranno disponibili, entro la fine dell'anno, oltre 1.300 stalli bici in più, quasi tutti in prossimità delle stazioni e delle fermate dei mezzi pubblici. "Il tema della ciclabilità è fra le priorità della nostra amministrazione - prosegue Maran - e stiamo investendo molto per promuovere l'uso delle due ruote in modo capillare, dentro e fuori da Area C. Le posa di nuove rastrelliere dal punto di vista dell'arredo urbano rende anche più bella Milano e la identifica immediatamente come città sostenibile, amica delle biciclette".Le rastrelliere saranno posizionate principalmente in prossimità di stazioni, fermate di mezzi pubblici e scuole. Nello specifico, intorno alla stazione Centrale in piazza Duca d'Aosta saranno collocate 39 rastrelliere per un totale di 195 posti; in vie Pepe e in piazza Freud, vicino alla stazione di Porta Garibaldi, saranno realizzati 175 nuovi agganci (35 rastrelliere); altri 210 stalli nei pressi della stazione Cadorna (42 rastrelliere), davanti all'ingresso principale, vicino all'accesso alla metropolitana e in alcune vie limitrofe; presso la stazione Dateo del Passante ferroviario saranno sistemate 20 rastrelliere, per un totale di 100 nuovi posti bici; 70 nuovi stalli (14 rastrelliere) saranno collocati in corrispondenza della stazione di Porta Vittoria e altri 280 vicino alla stazione di Lambrate (56 rastrelliere).Altri 180 nuovi posti per biciclette si troveranno vicino a importanti fermate dei mezzi pubblici, come Porta Venezia (48 posti), Bonola, QT8, Bisceglie, Loreto e Cordusio (M1) e il capolinea dei tram 4 e 5 a Niguarda. E altre rastrelliere saranno posizionate vicino a scuole in via Gattamelata, via Carlo Matteucci, via Quarenghi, via Palermo, via Ornato a Niguarda, via Volturno e via Solari.
Guardia medica,
allarme rosso
da Milano GIGI OMATI
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Ne servirebbero trecento, ma sono solo una settantina, al massimo quindici per turno. Sono i medici di continuità assistenziale, la cosiddetta 'guardia medica' attiva tutte le notti e nei weekend: ovvero quando il dottore di famiglia non è reperibile e ci si ritrova a letto con mal di gola e febbre. Un servizio che a Milano arranca a causa del numero limitato di medici: l’ultima graduatoria stilata a novembre ha visto andare deserte le 1.356 ore messe a bando dalla Regione (in tutta la Lombardia erano oltre 24mila). Ore che sono rimaste scoperte, visto che non sono state prese in carico da nessuno: i dottori in graduatoria hanno preferito rinunciare. Un problema, se si considera che ad aprile sarà pubblicato il nuovo bando per le “zone carenti” (in cui viene definito il fabbisogno regionale di pediatri, medici di famiglia e di continuità assistenziale) che alle ore rimaste vacanti ne sommerà altre. Tanto che per i sindacati si potrebbe arrivare anche a 5mila ore da coprire: un’enormità.Una situazione che si è aggravata nell’ultimo biennio, complice il costo della vita milanese (che porta un medico appena entrato in graduatoria a scegliere l’hinterland e non la città) e le retribuzioni orarie che si attestano, in base agli accordi collettivi nazionali, sotto i 20 euro lordi. A Milano il servizio è gestito da una centrale operativa i cui operatori smistano le chiamate ai medici di turno, che fanno consulenze telefoniche o visite a domicilio. «Ma ogni
sera — spiega Giovanni Campolongo dello Snami, il Sindacato nazionale autonomo medici italiani — solo una quindicina di medici è in servizio. Un numero esiguo visto che si risponde alle chiamate di tutti i residenti nel territorio urbano. E, spesso, anche a quelle di chi non è residente». Numeri alla mano si parla almeno di un milione e trecentomila pazienti 'potenziali': ogni medico di continuità assistenziale dovrebbe avere 5mila pazienti in carico, quindi ne servirebbero circa 300 per coprire i fabbisogni del territorio milanese. «Il grosso problema — racconta Paolo Miglio della Fimmg, il sindacato dei medici di famiglia —è rappresentato dalle visite a domicilio, per le quali ormai il paziente attende dalle due alle quattro ore. Tante chiamate soprattutto nei weekend, quando le attese possono allungarsi ulteriormente». Gemma Lacaita, responsabile del Dipartimento per le cure primarie dell’Asl, mette qualche paletto: «Se è vero che numericamente servirebbero 300 medici osserva bisogna considerare che a Milano ci sono tre ambulatori attivi fino alle 24. In più, la centrale operativa fa da filtro e in parte soddisfa i bisogni con le consulenze telefoniche. Del resto, lo scopo della continuità assistenziale è offrire una prestazione sostitutiva del medico di famiglia, e non rispondere alle emergenze, per le quali ci sono i pronto soccorso».
Metrò rossa a rischio
paralisi: da cambiare
un terzo dei treni
da Milano BARBARA ROMANO
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Bruno Rota lancia l’allarme: «Se entro il 2014 non arriveranno trenta nuovi treni, sulla linea Rossa capiteranno gravi disservizi, non ogni tanto come oggi, ma tutti i giorni». Il presidente di Atm sceglie un convegno organizzato dalla Cisl Lombardia per rilanciare la necessità degli investimenti: «Non abbiamo avuto paura di affrontare una gara e abbiamo vinto la gestione del servizio fino al 2017. Nessuno dei colossi stranieri è venuto a sfidarci. Quei treni ci servono. Non per l’Expo del 2015, ma per garantire il servizio anche prima». Su una flotta di 63 convogli sulla M1, è un terzo quello da cambiare con urgenza: sono venti i treni in età da pensione, acquistati tra il 1964, data di inaugurazione della linea, e il 1970. Hanno quasi mezzo secolo di vita, milioni di chilometri macinati sui binari sotterranei e almeno tre revisioni generali alle spalle. In pratica, sono vicini alla rottamazione. Nei piani Atm c’è poi la necessità di acquistare un’altra decina di mezzi per aumentare la scorta in vista dell’aumento dei mezzi circolanti con il nuovo sistema di segnalamento. Il nodo fondamentale, per Atm, sono dunque gli investimenti. L’urgenza, quella per cui il Comune sta anche valutando di vendere quote della Sea per recuperare le risorse, è quella di sostituire trenta treni sulla Rossa: è la linea più utilizzata e la sorvegliata speciale dopo l’innesto del nuovo sistema di segnalamento molto sofisticato e costoso, che già sta garantendo treni più frequenti ma che ancora, ogni tanto, è responsabile di rallentamenti e problemi. Ma la linea 1 è anche quella con i mezzi più datati. Esclusa una manciata di convogli davvero vetusti, a cui si ricorre solo in casi eccezionali, dei venti datatissimi una decina è di fabbricazione Ansaldo, anni ‘60, sui quali negli anni (tranne a uno) venne montata l’aria condizionata, gli altri sono invece marchiati Marelli. Ben diversi sono invece i 17 Meneghino, di nuovissima generazione, che diventeranno 18 nelle prossime settimane (uno sta facendo i test per il preesercizio). Sono poi 27 i convogli ristrutturati negli anni, sottoposti a quello che in gergo si definisce 'revamping': mezzi vecchi ma interamente smontati e rimessi a nuovo. La linea 1 è anche la più complicata da gestire. Il materiale e gli impianti provengono da case costruttrici diverse, un fattore che complica la vita a chi fa manutenzione. Urgenti 30 treni sulla Rossa, ma anche 20, che risalgono agli anni Settanta, da acquistare per la 2, la Verde. In tutto, 50 treni. Un solo convoglio 10 milioni. Ma sono i 300 milioni per il turnover della M1 la priorità.
Addio zone,
Milano come Roma
(B.R.) - La tabella di marcia è già stata fissata: tappe precise, che partono adesso e attraversano l’intero mandato di Pisapia per arrivare fino al 2016. Perché il piano studiato da Palazzo Marino è una rivoluzione in tre tempi. Con un obiettivo finale: trasformare i Consigli di zona in “municipi”. È un po’ quello che già avviene in altre città come Roma, dove i quartieri sono amministrati da piccoli Comuni con tanto di presidente-sindaco e assessori.Un modo, dice l’assessore al Decentramento, Daniela Benelli, «per realizzare una nuova democrazia cittadina e concretizzare la grande voglia di partecipazione che c’è». Che si trasformerà anche in un disegno diverso dei confini: non più un cerchio (la zona 1) da cui partono otto grandi spicchi (il più vasto è quello di Zona 8 con oltre 180mila abitanti) che arrivano fino ai margini periferici, raggruppando isolati però molti diversi tra di loro con problemi ed esigenze differenti. Ma una serie di centri potrebbero essere 12 o 13 più piccoli e pensati per “governare” una media di 100mila milanesi.Eccola, la riforma studiata dal Comune per i suoi quartieri. «Una delle più importanti - dice l’assessore Benelli - per valorizzare le periferie e rendere le Zone protagoniste e non più solo organismi privi di potere». Un percorso «graduale»: con un primo passo dettato da una delibera che sbarcherà in giunta
nella prima riunione di marzo. È in quel documento che verrà delineata la fase 1, quella che inizierà ad assegnare un potere di programmazione alle Zone. Attualmente, infatti, la catena decisionale è tutta concentrata a Palazzo Marino: i Consigli vengono chiamati soltanto a esprimere pareri non vincolanti su scelte che però riguardano il loro territorio. È così, per esempio, che negli anni sono andati in scena conflitti tra giunta e parlamentini su parcheggi, opere pubbliche, interventi.D’ora in poi, invece, saranno i quartieri a fare proposte e a dettare le priorità anche se, poi, continuerà a essere piazza Scala a realizzarle. I campi di interventi sono diversi: dal verde all’arredo urbano, dallo sport alla cultura, dai mercati alla viabilità, dal demanio alle scuole. Fino ai rapporti con i comandi locali della polizia municipale, un capitolo diventato sempre più centrale, che si intreccia con un altro progetto imminente: il potenziamento dei vigili di quartiere.
Slow food, stop dal Comune
sfrattato il mercato
a km zero
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Le bancarelle a chilometro zero sono sotto sfratto e cercano casa. Il Mercato della terra targato Slow food da due anni era diventato un appuntamento fisso alla Palazzina Liberty di largo Marinai d’Italia: un evento molto apprezzato dai milanesi ogni terzo sabato del mese, con più di cento produttori partecipanti. Il Comune, però, non sta più concedendo il via libera agli organizzatori. E così, tra le lamentele di molti frequentatori, la kermesse della filiera corta è al momento sospesa, in attesa che per lo slow market si trovi una nuova sede. Forse, la Fabbrica del vapore.I problemi per il mercatino dei prodotti locali sono cominciati con il cambio di amministrazione. Prima, in era Moratti, Palazzo Marino era solito concedere un permesso in deroga per ogni edizione.Quest’estate sono arrivati i primi rifiuti dall’assessorato del Commercio. Le ultime edizioni, fino a dicembre, si sono potute svolgere solo grazie all’interessamento diretto del sindaco. Da gennaio, il nulla. Il no da parte del Comune a continuare a concedere la Palazzina Liberty ufficialmente è giustificato da un regolamento che vieta di dare in modo continuativo aree verdi per fare un mercato. Ma sembra che sulla decisione pesino anche le lamentele di alcuni commercianti di corso XXII Marzo.In ogni caso, è un rifiuto che per molti acquirenti del Mercato della terra è difficile da accettare, considerato anche che l’iniziativa ha ricevuto il patrocinio di Expo per la sua affinità al tema 2015 “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Dopo che sono state raccolte centinaia di firme di cittadini e clienti del mercato contro il cambio di sede, con l’aiuto anche del Consiglio di zona 4 che si sta mobilitando, gli organizzatori stanno cercando una soluzione: «Non capiamo perché l’amministrazione ci stia mettendo in difficoltà — chiede Carlo Casti, fiduciario di Slow food Milano — Il nostro mercato ha anche una valenza culturale. A ogni modo, stiamo trattando per trasferirci alla Fabbrica del vapore per un evento che in futuro potrebbe diventare settimanale».E intanto l’appello della maggioranza è chiaro: «Sono il fiore all’occhiello e dobbiamo favorirli — commenta il pd Carlo Monguzzi, presidente della commissione Ambiente — Dobbiamo trovare a tutti i costi una soluzione».
Palazzo Marino, il fondo
anticrisi si apre anche
alle coppie di fatto
da Milano BARBARA ROMANO
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La giunta vara un provvedimento per aiutare le famiglie milanesi colpite dalla crisi, senza fare distinzione fra sposati, coppie di fatto, unioni gay. E nel Pd scoppia la bagarre. Il provvedimento è firmato dall'assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino, e dalla collega al Lavoro, Cristina Tajani, che nel dopo giunta annunciano come verranno distribuiti 6 milioni del Fondo anticrisi: 2 milioni e 250mila euro per incentivare assunzioni di precari, 4 milioni e 166mila euro per creare "un fondo unico flessibile per soggetti in difficoltà occupazionale e per spese connesse all'acquisto della prima casa e dell'affitto". Il contributo fino a 5mila euro andrà a persone con reddito Isee inferiore a 25mila euro "sposate o coabitanti nello stato di famiglia per sussistenza di vincolo affettivo al primo gennaio 2012". Una definizione all'interno della quale rientra la vasta gamma di famiglie esistenti a Milano: quelle legalmente riconosciute fra persone dello stesso sesso, quelle conviventi di qualunque orientamento sessuale.Basta questo a scatenare il putiferio. A dare il via sono Carmela Rozza, capogruppo Pd in consiglio e la consigliera Marilisa D'Amico, anche lei Pd - il partito dell'assessore Majorino - che tuonano: "Una decisione inopportuna e un errore politico. È una fuga in avanti che rischia di dividere e suscitare conflitti, mentre si tratta di un grande tema civile che va approfondito in consiglio comunale. Sarà difficile confrontarci con l'opposizione se la giunta mette tutti di fronte a una decisione già presa". Majorino: "Sono dispiaciuto per le polemiche. Il nostro scopo è aiutare i milanesi in stato di bisogno, indipendentemente dal loro stato di famiglia. Il precedente bando si rivolgeva solo agli sposati e le domande erano state solo tre. La giunta Pisapia ha deciso di allargarlo a tutte le forme di convivenza. È una sperimentazione, sulla quale siamo aperti a discutere. Ma senza scontri ideologici".La linea del partito la dettano Roberto Cornelli, segretario metropolitano e Francesco Laforgia, coordinatore cittadino del Pd: "Quella della giunta è una iniziativa positiva". Così dice anche il vicesindaco Maria Grazia Guida: "Il provvedimento sostiene le famiglie colpite dalla crisi e non riguarda il registro delle unioni di fatto. Sul riconoscimento giuridico delle varie convivenze ci richiamiamo alla Costituzione e faremo un confronto articolato, nel rispetto delle sensibilità di tutti, a partire da quelle di chi, come me, crede nella famiglia anche nella dimensione religiosa". Spara a zero contro l'annuncio di Majorino anche Riccardo De Corato (Pdl): "È un insulto, Milano ospiterà il raduno mondiale delle famiglie col Papa. I cattolici milanesi chiedono qualche risposta su questa indecente delibera, da chi dichiara di rappresentare in giunta il mondo cattolico". Plaude invece l'Arcigay: "Bene. E ora si riempia di contenuti il registro delle unioni di fatto per accelerare la legge".
Una famiglia su dieci
è povera e i redditi tornano
ai livelli del '95
da Milano BARBARA ROMANO
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Indietro di 15 anni: il reddito pro capite a Milano scende ai livelli del 1995 e non accenna a invertire rotta. Poco più di 24mila euro (per la precisione, 24.299) lordi annui nel 2010, contro i 30 milioni di lire del ‘95 che, tra trasformazione in valuta europea e tasso di inflazione, si traducono in 24.172 euro a valore corrente. Allo stato attuale sembra irraggiungibile il reddito medio del 2002, anno felice, con 26.189 euro pro capite. È quanto emerge dai dati dell’ “Osservatorio permanente sulla qualità di vita” dell’associazione MeglioMilano. Una città in declino continuo da cinque anni a questa parte, Milano: con 60.450 nuclei familiari (pari al 9,8 per cento del totale) sotto la soglia di povertà, 17mila occupati in meno in soli 24 mesi, un incremento delle ore di cassa integrazione del 538 per cento dal 2006 e un tasso di disoccupazione giovanile schizzato al 21,5. Nell’infelice quadro è consolante sapere che almeno le pensioni erogate dall’Inps hanno seguito, invece, una rotta opposta: l’assegno medio mensile dei pensionati milanesi è passato dai decisamente scarsi 786 euro nel ‘93 (a valore corrente) a 1.158 nel 2010, con una curva in salita che non si è mai interrotta. La Milano che regge è quella anziana, costretta, in un meccanismo ormai difficile da arrestare, a mantenere figli e nipoti in difficoltà.Vita durissima per le imprese: aumenta a 765 il numero dei fallimenti annui, valore mai così alto dal 2005, e
oltre 16mila attività hanno cessato di vivere, asfissiate da debiti e pochi introiti. Nonostante questo, spiega Roberto Camagni, professore di Economia urbana al Politecnico e curatore dell’Osservatorio MeglioMilano, «il turn over è abbondante, e il tasso di natalità delle aziende, oltre a quello di mortalità, è crescente: segno che la sfida imprenditoriale a Milano non è sparita, specie tra i giovani».Le famiglie milanesi, per fortuna, possono ancora contare sulla casa di proprietà nel 57,91 per cento dei casi, con addirittura un incremento di mezzo punto percentuale accumulato nell’ultimo anno grazie al calo dei prezzi degli appartamenti: chi ha comprato casa in centro nel 2010 ha pagato mediamente il 9 per cento in meno di cinque anni fa: «Un crollo contenuto — spiega Camagni — se si pensa che le compravendite sono precipitate del 40 per cento e che i prezzi avrebbero potuto seguire la stessa sorte». E sarebbe stato meglio, sottolinea il docente, perché lo sgonfiamento dei prezzi avrebbe dato sprint al mercato, sullo stile di quello che è successo a Madrid dal 2008 a oggi. «Purtroppo gli accordi tra banche finanziatrici e costruttori — è la considerazione di Camagni — mantengono forzosamente alte le quotazioni, col risultato che la città è zeppa di case invendute». In calo i canoni d’affitto: per un mese in un bilocale del centro nel 1989 serviva una somma equivalente a 1.426 euro di oggi contro i 962,50 del 2010: il 32 per cento in meno in vent’anni.
La ciclabile della Cerchia
sui Navigli è sempre più
un percorso a ostacoli
da Milano GIGI OMATI
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È la più importante della città, il suo percorso che costeggia la circonvallazione interna dei Navigli è strategico. Ma è anche la più incompiuta e dal futuro controverso. Sono partiti a inizio anno i lavori per la corsia ciclabile che dovrebbe collegare piazzale Cadorna con corso Venezia, ma a tuttora il percorso protetto è non solo incompleto ma anche pieno di ostacoli: i ciclisti dribblano auto e furgoni che regolarmente ci parcheggiano sopra mentre devono stare attenti anche al resto del traffico che sfreccia. In Comune i tecnici stanno studiando la soluzione per metterla in sicurezza, quella che accontenti tutti. Ma i pareri sono diversi: c’è chi vuole il cordolo e chi lo rifiuta, come l’assessore alla Mobilità Pierfrancesco Maran che punta piuttosto a «educare la gente a rispettare i divieti». Intanto i ciclisti continuano a rischiare.Sull’asse CarducciDe Amicis-Molino delle Armi-Santa Sofia i quattro chilometri di corsia sono tutti a singhiozzo. La striscia, una riga gialla con piccoli “occhi di gatto” lungo il perimetro, a tratti scompare del tutto: accade in prossimità di un incrocio, anche quando non si può svoltare a destra (come all’angolo con corso Monforte). A questo spezzatino si aggiunge il fatto che la mancanza di gradini o cordoli che separino i percorsi fa sì che auto e moto invadano di continuo la corsia. Le bici, inoltre, sono costrette a una gimcana dalla sequenza di luci lampeggianti, quelle delle quattro frecce di chi ci parcheggia sopra. Ieri alle due di pomeriggio erano quattro le auto ferme sulla corsia, all’angolo con corso di Porta Ticinese. È da mesi che il Comune promette interventi. La corsia va anzitutto completata, arrivati all’incrocio con corso Venezia difatti muore, manca la parte da via Senato fino in Foro Buonaparte. Il progetto di restyling promesso in estate è rimasto lettera morta. La Commissione comunale sulla Mobilità ha fatto di recente un sopralluogo, alcuni negozianti di corso di Porta Ticinese avevano problemi per il carico e scarico delle merci (avranno una piccola piazzola). Ma il problema resta. Carlo Monguzzi, presidente della Commissione, dice la sua: «Abbiamo chiesto all’assessorato di fornire una soluzione tecnica entro due mesi: la corsia va protetta e si deve garantire ai negozi di poter scaricare. La soluzione potrebbe essere un cordolo e utilizzare parte del marciapiede dove si può». Più persuasiva, invece, la posizione di Maran: «Sono contrario a mettere un cordolo di protezione, è pericoloso: credo invece che i cittadini vadano educati a non sostare su quei tratti».
Milano capitale del carovita
l'inflazione è al 4,2 per cento
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Senza sosta dallo scorso gennaio. La corsa dell’inflazione a Milano continua: a ottobre, secondo le rilevazioni dell’Istat, il tasso provvisorio è al 4,2 per cento, in leggero aumento rispetto a settembre, quando l’indice si era attestato al 4,1, con una vera e propria fiammata rispetto al 3,1 che era stato registrato in agosto. Quello diffuso ieri è il dato più alto dal giugno 1996, quando in città si raggiunse il 4,4 per cento. Ma soprattutto, è il più alto d’Italia: a livello nazionale, il tasso è al 3,4, con un divario sempre più ampio tra Milano e il resto del Paese, «che deve preoccupare — dice Luigi Campiglio, ordinario di Politica economica e prorettore dell’Università Cattolica — perchè i rialzi sono cominciati a inizio 2011 e da allora sono sempre più marcati. Quest’anno le stime della Bce prevedevano un tasso al 2 per cento nell’area euro: il dato non solo è stato superato a livello nazionale, ma è stato più che doppiato in città».Milano capitale, ma del carovita: rispetto alle altre città italiane, presenta l’inflazione più elevata. A Roma il tasso è al 3,6, a Bologna al 3,5 e a Torino al 2,6. Alla stessa velocità di quelli milanesi corrono solo i prezzi di Bari, dove l’indice è al 4,2, con la differenza che i costi nel capoluogo pugliese partono da livelli più bassi di quelli lombardi. A trainare i rincari, alberghi e ristoranti:il settore segna, rispetto al 2010, un più 8,3 per cento, seguito dai trasporti, in cui il tasso è più alto del 7,6. Poi, gli alimentari (+4 per cento), l’abbigliamento e le calzature, cresciuti dell’1,8 e dello 0,6.«In questi settori a settembre il passaggio dell’Iva dal 20 al 21 per cento è stato accompagnato da molti arrotondamenti da parte dei commercianti — attacca Gianmario Mocera, presidente di Federconsumatori Lombardia — La cosa preoccupante è che i rincari non riguardano solo il mercato “aperto” di alimentari o abbigliamento, in cui un cittadino può cercare prodotti più economici: molti aumenti riguardano i settori in cui il consumatore non può scegliere, ma deve pagare quanto richiesto. È il cosiddetto mercato “chiuso”». Ovvero, quello che comprende le bollette di gas ed elettricità (i cui costi, in un anno, sono lievitati dell’11,5 per cento), gli affitti (cresciuti del 2,3), la benzina e il gasolio, aumentati rispettivamente del 18,4 e del 22 per cento. «Non è un caso — aggiunge Mocera — che i clienti delle pompe bianche, dove si spende meno, siano sempre di più».«Ma i primi a sentire la crisi siamo proprio noi — spiega Alfredo Zini, vice presidente di Epam, l’associazione dei pubblici esercizi dell’Unione del Commercio — . L’importo degli scontrini è diminuito e la gente ha ridotto le spese: al ristorante rinuncia al vino e ordina una sola portata. Al contrario, gli affitti continuano a crescere: per noi sta diventando difficile». Nel 2011 a fronte dell’inflazione in Lombardia i consumi sono calati dello 0,8 per cento: «In questo quadro — aggiunge il professor Campiglio — si rischia la stagnazione, con un allargamento della forbice tra chi può permettersi prezzi così alti e chi no. L’amministrazione dovrebbe prendere provvedimenti: si rischia l’allarme rosso».
Aiuti agli anziani
per calcolare l’Imu
da Milano GIGI OMATI
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Un fondo di 300mila euro per aiutare gli anziani nel calcolo dell'Imu, la tassa sugli immobili introdotta dal governo. È il contributo deciso dalla giunta comunale: tutti i cittadini con più di 70 anni e la sola prima casa di proprietà potranno così rivolgersi a un centro di assistenza fiscale (Caaf) per ottenere il calcolo dell'Imu e farsi aiutare nella compilazione e nel pagamento della nuova tassa, pagando 5 euro. Palazzo Marino verserà ai Caaf 2 euro per ogni anziano, 3 se la casa ha una 'pertinenza' (box, cantina o solaio) e 4 nel caso di più pertinenze. Il contributo è l'ultimo atto della giunta in tema di tasse prima del vertice di maggioranza in cui sindaco e assessori si confronteranno con i partiti della coalizione per discutere del bilancio che potrebbe arrivare in giunta la settimana prossima. Prima, però, dovrà riunirsi la commissione Bilancio, come chiesto dal consigliere dei Radicali Marco Cappato. E per lunedì mattina è fissato un incontro con i sindacati. Quanto alla sostanza del provvedimento, è probabile che l'Imu sarà fissata allo 0,4 per cento del valore dell'immobile sulle prime case e all'1,06 sulle seconde abitazioni. Allo studio anche l'aumento dell'addizionale Irpef: oggi è allo 0,2 per cento, ma dovrebbe essere rivista per chi ha un reddito superiore ai 75mila euro. Di sicuro nel bilancio, che dovrà passare poi al voto in commissione e in Consiglio comunale, sarà aumentata del 20 per cento la tassa sui rifiuti, la Tarsu. E sarà introdotta una tassa di soggiorno per i turisti: lo ha spiegato l'assessore al Commercio, Franco D'Alfonso, a una delegazione di albergatori e organizzatori di fiere. L'imposta, che dovrebbe portare al Comune 12 milioni di euro, sarà deliberata dalla giunta. Il criterio è semplice: si pagherà un euro al giorno per ogni stella attribuita alla struttura. La nuova imposta scatterà il primo luglio e sarà in vigore fino al 31 dicembre, ma sarà dimezzata nel mese di agosto.Saranno esentati i minori, gli under 25 in ostello, i familiari dei ricoverati negli ospedali di Milano e provincia, le forze dell’ordine in servizio e gli universitari nei campus. «Bisogna introdurre l'esenzione al pagamento nei fine settimana dice il presidente degli albergatori, Alberto Sangregorio e considerare che nell'hinterland non sarà introdotta la tassa, con un danno competitivo alle strutture cittadine». D'Alfonso risponde: «Il turismo non sarà danneggiato, l'imposta tiene conto delle necessità degli operatori. Per modifiche, se ne parla per l'anno prossimo».
A Milano rinascono le
cascine metropolitane
La nuova vita delle cascine metropolitane di Milano riparte anche dai farmers’ market e dalla riscoperta di un rapporto diretto fra agricoltori e consumatori. Dopo via Ripamonti presso il Consorzio Agrario (ogni mercoledì e sabato mattina), dopo Cascina Cuccagna (ogni martedì pomeriggio) al quale si è aggiunta la Bottega di Campagna Amica (aperta dalle 9 alle 20 dal martedì al sabato), adesso tocca alla Cascina Molino San Gregorio in via Van Gogh 10 a Milano.Nel cuore del Parco Lambro, è stato inaugurato un nuovo mercato degli agricoltori. Tutti i sabati pomeriggio fino al 14 luglio, dalle ore 14.30 alle 19, si potranno acquistare i prodotti della Filiera Agricola Italiana delle aziende di Milano, Lodi, Monza e Brianza: formaggi, yogurt, salumi, ortofrutta, prodotti da forno, miele, vino, olio, fiori e piante. Il mercato si trova in un punto raggiungibile anche con l’auto e con spazi per il parcheggio.La Molino San Gregorio è una delle 59 cascine di proprietà comunale che, presenti sul territorio della capoluogo lombardo, sono protagoniste del progetto di recupero avviato dal “Comitato Cascine Milano 2015” in vista dell'Expo. L'obiettivo è conservare la dimensione agricola nonostante l’avanzata del cemento, fare delle cascine poli di utilità sociale per persone e famiglie bisognose, sostenere un nuovo approccio al cibo e all’alimentazione, sviluppare una rete di accoglienza turistica che si aggiunga alle tradizionali strutture alberghiere.Per la Molino San Gregorio, che si estende su una superficie totale coperta di circa mille metri quadrati, l’idea del progetto “Cascine Milano 2015” è di creare una residenza per studenti fuori sede, spazi dedicati agli orti didattici, l’info-point del Parco Lambro, un punto ristoro, oltre al potenziamento del presidio delle guardie ecologiche.“Il progetto Cascine Milano – spiega Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti provinciale – è la conferma dell’importanza che gli insediamenti agricoli possono avere nel tessuto sociale, economico e culturale di questa città. Non si tratta di fantasmi del passato, ma di realtà del presente in grado di offrire una risposta concreta ad alcuni bisogni di Milano e alla necessità di uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’area metropolitana”.
Look minimal per il
metrò 5,ma il web
boccia il color lilla
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Tra un mese e mezzo Benedetto XVI arriverà in città per l’Incontro mondiale delle famiglie. Ed è corsa contro il tempo per far viaggiare in anteprima il metrò 5 che dovrà trasportare migliaia di fedeli alla Messa con il Papa. Una mininavetta della linea lilla tra Zara e Bignami, oggi in fase di test di collaudo, che è appesa all’ok finale della commissione ministeriale sui Trasporti: un via libera che si avrà soltanto da metà maggio in avanti, quando i tecnici di Roma arriveranno in città. Intanto sul web impazza il dibattito tutto estetico sulle stazioni della prima tratta già quasi pronte che spuntano sui viali Zara e Testi.La questione è solo di look, il tecnico non c’entra. E rimbalza su siti, blog e forum dedicati al design e all’architettura, primi tra tutti gli attentissimi osservatori di Skyscrapercity.com che si sono scatenati nella denuncia: «È nuova ma sembra vecchia», è il refrain di partenza che riecheggia su vari forum. Nel mirino, la stazione di Bicocca (in realtà, le altre sono uguali), con il lilla accostato al verde, la saracinesca grigia, il 5 stilizzato e inclinato: la bocciatura del severo popolo del web è piuttosto secca. «Una mania di rifinire gli arredi con malinconici muretti di cemento che danno una profonda idea di precarietà», si sentenzia sui siti online ma anche tra i commenti sul profilo Facebook dell’assessore Maran.Qualcuno ha una sua teoria: quel look «dà l’impressione di sorpassato, anni ‘80. E la scritta M5 è naif, andrebbe bene in un asilo nido. E poi è buffamente autocelebrativa». C’è, però, chi spezza una lancia: «Bisogna ammettere che con il lilla quasi tutti i colori ci stanno male», lilla peraltro voluto espressamente dall’ex sindaco, Letizia Moratti, dopo un sopralluogo a inizio cantiere. Qualcuno prova a smarcarsi e a difendere lo stile: «In ogni caso non è un capolavoro, ma sicuramente è meglio di tutto il resto: almeno qui si intuisce un vago tentativo di design». C’è da dire poi che i lavori non sono ancora finiti. Qualche dettaglio all’appello manca ancora, si vedrà nei prossimi mesi. La linea dovrà viaggiare per la visita del Papa — e ancora tra Comune e la società Metrò 5 ci si deve accordare sul costo del servizio in anteprima, si parla di circa 80mila euro — , poi il varo ufficiale è atteso tra ottobre e dicembre. Stile? Dopo mesi di attese, rimpalli ed extracosti per l’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran, bisogna un po’ andare oltre e badare più al succo: «L’importante è che funzioni — taglia corto — di sicuro però la stazione di Garibaldi sarà bellissima».Sempre in tema trasporti, qualche ritardo si è verificato ieri sulle metropolitane nella prima giornata del Salone del mobile. Presa d’assalto la Rossa, è sulla Gialla però che alle 20.30 l’attesa per un treno alla fermata Duomo era di circa dieci minuti, mentre nel pomeriggio si era verificato un doppio problema: alle 15 due treni si sono bloccati a San Donato, probabilmente per un guasto, e hanno causato ritardi di alcuni minuti su tutta la linea.
A Milano il pane
più caro d'Italia
da Milano PAOLA FERRERO
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E' Milano la città italiana dove il pane è più caro: minimo 3,9 euro al chilo. Napoli, con i suoi 1,7 euro, è invece la città più economica. Ma ci sono anche dei picchi, come nel caso di Bologna, dove chi vuole pane 'speciale' deve sborsare 6 euro.E' quanto emerge da un'inchiesta di Altroconsumo su 138 punti vendita - fra panetterie, supermercati e ipermercati - in dieci grandi città: Bari, Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino. Il 90 per cento degli italiani - ricorda Altroconsumo - consuma pane tutti i giorni. Per averlo in tavola spendiamo fino a 270 euro l'anno a testa. Alimento sempre più costoso, se è di tipo speciale arriva a costare oltre 6 euro al chilo a Bologna. E solo Napoli resiste al caro-mollica.Il prezzo varia anche da regione a regione, oltre che da un tipo all'altro: ne esistono diverse centinaia sul mercato italiano. Differenze notevoli emergono da città a città. Scegliendo il tipo più caro, in metà delle città dell'inchiesta - Genova, Milano, Padova, Bologna e Firenze - si arriva a spendere più di 5 euro al chilo. Al supermercato si risparmia. Pur variando ampiamente il prezzo a seconda che si tratti di pane economico o costoso, nella grande distribuzione i prezzi sono più abbordabili: 1,96 euro in media al chilo. Nei panifici il pane costa in media il 50 per cento in più: 2,95 euro per chilogrammo.Ma il pane che acquistiamo è sempre all'altezza del suo costo? Con qualche trucco - spiegano da Altroconsumo - è possibile imparare a riconoscere un pane di qualità. Per esempio, il colore ideale della crosta dovrebbe essere fra il giallo ocra e il marrone. Deve essere leggera, croccante, non troppo spessa.La mollica deve aderire bene alla crosta, deve essere appena umida, non deve sbriciolarsi né essere troppo compatta. In bocca deve essere soffice, leggermente elastica.
Stranieri, più 7% in un anno
la crisi non ferma i migranti
Neppure la crisi ferma gli immigrati. Dopo un anno di sostanziale blocco degli arrivi, è ripartito il flusso e si è rafforzato il processo di radicamento di chi era già qui. Secondo l’ultimo rapporto dell’Orim, l’Osservatorio regionale per l’integrazione e la multietnicità presentato in Regione, al primo luglio 2011 i cittadini stranieri presenti in Lombardia erano 1 milione e 269mila, circa il 7 per cento in più rispetto ad un anno prima, oltre il triplo se si guarda solo a dieci anni fa. Boom degli europei dell’Est oltre un terzo delle presenze seguiti da asiatici e latinoamericani. Arrivano a quota 116mila gli 'irregolari' ancora senza permesso di soggiorno, meno di uno su dieci presenti, la quota più bassa degli ultimi dieci anni. Quella lombarda è un’immigrazione che si stabilizza e si integra, che si concentra nei capoluoghi e a Milano in particolare, nonostante il raddoppio del tasso di disoccupazione e la riduzione dei redditi che colpiscono soprattutto le famiglie numerose e i single, costretti a spendere quasi la metà dello stipendio per pagarsi l’alloggio. In Lombardia uno straniero su tre ha qui il coniuge e almeno un figlio che, in un caso su due, è nato in Italia. In dieci anni sono anche triplicati i proprietari di casa: segni inequivocabili di un crescente livello di integrazione sociale, migliore in Lombardia che nel resto d’Italia. In compenso, aumentando le presenze, è triplicato anche il numero di stranieri denunciati.L’anno scorso c’era stato il fenomeno dei rimpatri per mancanza di lavoro, ma nel 2011 la tendenza si è invertita, anche se il mercato è saturo e oltre un immigrato su dieci è disoccupato. A perdere il posto sono stati soprattutto gli operai generici dell’industria e delle costruzioni, resiste chi lavora nell’agricoltura e nei servizi, ma sono a rischio anche le donne impiegate nelle professioni domestiche e nell’assistenza alle persone. Rispetto a prima della crisi le assunzioni sono dimezzate e gli stipendi medi in ribasso. Solo le colf che vengono pagate a ore mantengono i livelli di reddito degli anni scorsi.
La ronda delle vigilesse
a caccia di studenti
che bigiano
da Milano GIGI OMATI
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Seguire gli studenti che la mattina bigiano la scuola e convincerli a tornare in classe. È il compito che, in via sperimentale, è stato affidato a due vigilesse nel quartiere Gallaratese. La prima missione, organizzata in collaborazione con una scuola media, è andata a buon fine. Due sorelle di 12 e 15 anni, che avevano smesso di frequentare le lezioni all’insaputa dei genitori e dormivano a casa di un’amica, sono state individuate grazie al contributo delle donne in divisa. Le fotografie delle giovani sono state distribuite a tutti gli agenti di pattuglia, le vigilesse hanno poi cominciato a frequentare i luoghi dove si ritrovano i ragazzi con cui le due sorelle, con genitori stranieri, passavano la mattina anziché andare a lezione. Le segnalazioni hanno consentito ai genitori di raggiungere le figlie, fare capire loro quale errore stessero commettendo e convincerle a tornare a studiare. Dallo scorso lunedì, le sorelle sono di nuovo a scuola. L’idea del servizio di “contrasto alla dispersione scolastica” è venuta a Luigi Minelli, coordinatore dei vigili di quartiere in Zona 8. «Assicurare che i ragazzini in età da scuola dell’obbligo vadano a lezione è importante — dice — incontrando i genitori e gli insegnanti delle scuole medie del Gallaratese abbiamo capito che le assenze da scuola sono vissute come un problema. Abbiamo allora deciso di fare la nostra parte». L’accordo fatto dai ghisa con le scuole è semplice: se uno studente fa assenze ripetute, gli insegnanti lo segnalano ai vigili, dopo averne parlato con la famiglia. A quel punto gli agenti, impegnati nel normale pattugliamento del quartiere, si danno da fare per individuare i ragazzini in questione. E tentare un contatto con i giovani, segnalando quanto scoperto alla famiglia e agli insegnanti. «Non possiamo prendere di peso gli studenti e portarli in classe — dice Minelli — ci dobbiamo limitare a comunicare le loro abitudini alla scuola e ai genitori. Il primo esperimento, su un caso peraltro delicato, è stato molto incoraggiante».Paola, una delle vigilesse di quartiere incaricate di seguire le sorelle, racconta: «Nei parchi e nei bar vicini alle scuole ci capita spesso di vedere ragazzini, anche giovanissimi, con lo zaino in spalla che non vanno a scuola. Se si tratta della bravata di una mattina è un conto, ma la ripetuta lontananza dalle lezioni può essere segno di poca attenzione da parte della famiglia o di disagio. Gli studenti in strada possono essere esposti a rischi di ogni genere». Nel caso delle due sorelle, ad esempio, la cosa era scappata di mano: prima le ragazzine avevano cominciato a non andare a scuola, poi erano sparite da casa, tanto che la scuola ha fatto denuncia alla polizia. «Il progetto avviato dal nostro coordinatore è stimolante — dice Paola — parlando con le famiglie e pattugliando il territorio possiamo aiutare i ragazzini ad avere un futuro migliore, e per noi è gratificante».
L'inchiesta amianto all'Atm
"Così respiravamo
le polveri"
da Milano GIGI OMATI
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L'amianto nella metropolitana? "Ne perforavamo gli strati con il trapano e ne respiravamo le polveri, che poi restavano per terra e solo in seguito venivano asportate dagli addetti alle pulizie delle stazioni". La testimonianza di G. B., oggi gravemente ammalato di mesotelioma pleurico, è agli atti nell'inchiesta dei pm Maurizio Ascione e Nicola Cerrato. E rende l'idea di quanti lavoratori possono aver inalato eternit nel metrò di Milano. Nella loro relazione consegnata alla procura, infatti, i tecnici dell'Asl, ai quali sono state affidate le indagini, scrivono: "Sono 93 i lavoratori che hanno svolto la stessa mansione" di G.B. Nessun allarmismo, dunque, cercano di sottolineare gli investigatori. Ma il rischio che nei polmoni di altri lavoratori si possano essere depositate le fibre di amianto c'è. Per questo, negli ultimi cinque anni più di 1.200 dipendenti dell'Atm sono stati sottoposti a sorveglianza sanitaria, con un ritmo di trecento all'anno.Per ora le parti lese accertate sono cinque. I magistrati, però, chiedono che altri lavoratori si facciano avanti per aiutare a ricostruire la verità attraverso le loro storie. Vicende come quella che G. C., operatore elettromeccanico in servizio dal 1973, e oggi in pensione, ha così riassunto: "Facevamo manutenzione e spesso eravamo investiti
da pallini di polvere che ci ricoprivano interamente. Non avevamo protezione di alcun tipo per le vie respiratorie". Un lavoro che, racconta il testimone, si protraeva per tutta la notte in galleria. E all'alba gli operai tornavano a casa storditi e coperti di polvere di amianto. Il periodo su cui si sta indagando va dagli anni Settanta alla fine dei Novanta. E le linee a rischio sono la rossa e la gialla, nelle cui gallerie, nel corso degli anni, sono stati spruzzati grossi quantitativi di amianto. Alla fine degli anni Ottanta sono partite poi le prime bonifiche, che hanno riguardato le stazioni di Cadorna, Loreto, Garibaldi, Centrale Fs, Primaticcio, Bande Nere, Piola, Lambrate, Pagano, Conciliazione.L'ultima operazione di rimozione delle sostanze cancerogene è avvenuta nella metro di QT8 nel 2002. Dopo la sentenza di Torino, dove sono stati condannati a sedici anni i proprietari della Eternit, si stanno mobilitando le associazioni che in Lombardia raccolgono denunce e segnalazioni. Come il comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio di Sesto San Giovanni, che avverte: "Il picco dei morti è previsto in continua crescita fino al 2020". O l'associazione esposti amianto, che ricorda invece il sacrificio di Oscar Misin, ex operaio della centrale Enel di Turbigo, morto in questi giorni. Un'altra vittima che si aggiunge alle quaranta già contate dalla procura, che ha aperto un fascicolo iscrivendo sette ex dirigenti Enel nel registro degli indagati.
In cella il doppio dei detenuti
ultimo appello da San Vittore
da Milano GIGI OMATI
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Due reparti chiusi, che vuol dire settecento posti in meno: ma a San Vittore il posto, anche se non c’è, si crea. Così nel carcere su cui da anni incombono progetti di chiusura il 2011 finisce con una situazione «disperata e disperante», detto con le parole di Giuliano Pisapia, che ha fatto la sua prima visita da sindaco in piazza Filangieri. Sono 1500 i detenuti, quasi il doppio degli 800 posti letto previsti, in condizioni normali. Uno su quattro almeno ha problemi di tossicodipendenza, più della metà sono stranieri senza possibilità di scontare fuori dal carcere pene anche lievi, e il turn over costante rende molto difficile impostare progetti lavorativi a medio termine. La novità, allora, è un tavolo permanente sulle carceri (anche Opera e Bollate) tra provveditorato e Comune, con tutti gli assessori coinvolti. «Negli anni passati c’è stata una eccessiva frammentazione degli interventi, e questo comporta spreco di risorse
ma soprattutto risultati inferiori a quelli che si potrebbero avere», spiega l’assessore alle Politiche sociali Pierfrancesco Majorino. I progetti riguarderanno soprattutto il sostegno al lavoro — all’interno e fuori dal carcere — anche in chiave Expo (per questo c’è già un accordo firmato) e serviranno a pensare anche a nuove sistemazioni abitative per i detenuti che possono lasciare il carcere. Il decreto svuotacarceri del governo, infatti, stabilisce che si possono scontare ai domiciliari gli ultimi 18 (e non più 12) mesi di arresti, «ma molti di quelli che potrebbero farlo non hanno un domicilio, per loro serve housing sociale», conclude Pagano. Nel suo giro tra le celle, Pisapia ha visto il 36enne che, a maggio, era stato arrestato mentre rubava un’auto proprio grazie al suo intervento: «Ricordavo un ragazzo dagli occhi spiritati, disperato, mi ha ringraziato per avergli dato la possibilità di cambiare».Storie di disperazione e di speranza, insomma, nel carcere che doveva migrare in una ipotetica Cittadella della giustizia e che proprio in vista di quel trasloco non ha avuto soldi dal ministero neanche per mettere a posto il secondo e quarto raggio, chiusi perché vetusti. Un carcere dove le donne sono un centinaio e dove si contano anche i 13 bambini sotto i tre anni dell’Icam, la struttura a custodia attenuata per mamme detenute. Storie lontane, spesso, dai riflettori ancora accesi su detenuti celebri come Patrizia Gucci, Franco Nicoli Cristiani, Pier Paolo Brega Massone, che lavora nel laboratorio che assembla i kit di prima necessità per i nuovi arrivi.
I 600 negozi
fantasma del Comune
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Nel mare degli sprechi di denaro pubblico, l’ultimo caso è quello dei negozi di proprietà comunale abbandonati da anni. Secondo una prima stima, fatta dai sindacati degli inquilini, sarebbero almeno 600 le vetrine deserte in stabili del Comune. Un’approssimazione che gli stessi tecnici di Palazzo Marino giudicano addirittura ottimistica. Il censimento dei locali abbandonati al piano terra degli stabili comunali — in molti casi, ospitati in edifici di edilizia popolare — è stato avviato dall’assessorato alla Casa e dovrebbe concludersi nei primi mesi del 2012. A un identico sforzo è chiamata Aler: anche l’ente regionale avrebbe «diverse centinaia di negozi in abbandono», come riferisce un dirigente. L’obiettivo del Comune è arrivare ad assegnare la maggioranza gli spazi inutilizzati secondo un “mix funzionale” entro il prossimo anno.L’intenzione è mettere a reddito parte dei locali, affittandoli a privati con canoni attraenti e aiutando così le casse vuote di Palazzo Marino. Altri spazi saranno invece destinati ad associazioni del privato sociale attive nei quartieri, secondo le segnalazioni dei Consigli di zona. E non sono solo i quartieri periferici a soffrire per anni di distrazione nella gestione del patrimonio immobiliare pubblico: in corso di Porta Ticinese 89, corte popolare del Comune, i negozi abbandonati da anni sono cinque, all’angolo con via Scaldasole. Il primo esperimento il Comune lo tenterà con i negozi al piano terra delle case popolari (in parte riscattate negli anni dagli inquilini, che ne sono oggi proprietari) in zona Chiesa Rossa, sul Naviglio Pavese. Nelle sole vie Santa Teresa, San Giacomo e Boifava i negozi di proprietà comunale vuoti da anni sono 24. Nelle intenzioni di Palazzo Marino, il bando di assegnazione dovrebbe essere messo a punto entro giugno 2012. Il presidente del Consiglio di zona 5, Aldo Ugliano, spiega: «L’obiettivo è rendere più vivo il quartiere, fornire ai cittadini servizi essenziali di cui oggi sono privati ed evitare sprechi. Interessandoci dei negozi in via Chiesa Rossa abbiamo scoperto un dato particolarmente odioso: non solo il Comune da quegli spazi non incassa un euro, ma ogni mese paga le spese di riscaldamento, che non è mai stato scollegato».Secondo una prima analisi del Consiglio di zona 5, i negozi in periferia sono stati abbandonati per due ragioni. Anzitutto, le strutture sono spesso fatiscenti e richiedono spese di ristrutturazione troppo onerose. Poi, l’apertura di supermercati ha depresso gli affari dei negozi “di prossimità”, come panettieri e fruttivendoli, sopraffatti dalla concorrenza della grande distribuzione. A denunciare la situazione di degrado in via Santa Teresa è stato un gruppo di abitanti, che lo scorso agosto ha scritto a Comune e Asl per lamentare «odori insopportabili provenienti dagli ex negozi». Gli ispettori dell’azienda sanitaria dietro le serrande chiuse hanno trovato avanzi di cibo in decomposizione e un’infestazione di topi. «La speranza — dice Francesco Di Gregorio, del sindacato degli inquilini Sunia Cgil — è che la riassegnazione degli spazi restituisca decoro a zone della città per troppo tempo dimenticate dall’Amministrazione».
Snow Kids, i piccoli vandali
che terrorizzano
320 famiglie
da Milano PAOLA FERRERO
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Sulla porta del locale immondizia, che hanno divelto e abbandonato contro un muro, hanno scritto con vernice spray «Snow kids». È il nome che si sono scelti, preso a prestito da un cartone animato francese in onda sulla tv satellitare. Gli eroi del cartoon giocano a calcio in un’arena tecnologica, fasciati in tute antigravitazionali che permettono di volare. Gli Snow Kids di largo Boccioni 10 — caseggiato popolare del Comune nel quartiere Vialba, fra Villapizzone e Quarto Oggiaro — passano i pomeriggi in cortile, chiusi dentro piumini neri: spaccano panchine, smontano motorini rubati, bruciano caselle della posta, minacciano e picchiano. I più grandi hanno 15 anni, la maggior parte della banda frequenta o dovrebbe frequentare le scuole medie in via Orsini.«Quando ho scoperto che il ragazzo che mi aveva sputato addosso ha 12 anni mi si è stretto il cuore — racconta un’anziana residente — il dispiacere per quell’adolescenza buttata via è stato più forte della rabbia. Avrei voluto abbracciarlo».Sono quasi tutti italiani, si ritrovano ogni giorno. Sono una decina, venti quando si uniscono gli amici cresciuti in via Pascarella, centrale dello spaccio di Quarto Oggiaro e feudo delle famiglie di camorra e ‘ndrangheta Tatone e Carvelli. Si sono ricavati un rifugio in una cantina,attrezzata con divani e una panchina da giardino. Sulla porta hanno scritto «proprietà privata». I carabinieri delle stazioni di via Mambretti e via Mascheroni, quando hanno bussato alle loro case per l’ennesimo lampione rotto o per una rissa finita al pronto soccorso, si sono sentiti rispondere dai genitori che «sono ragazzi», che «a quell’età si ha la testa matta», che «se ci fosse il padre lo prenderebbe a schiaffi, ma io sono una donna e a me non mi ascolta».I residenti dei palazzoni, mangiati da decenni di incuria, ripetono la stessa frase: «Ai minorenni la legge non può fare quasi nulla». Eppure, continuano a denunciare. Il 113 viene avvisato a ogni minaccia, a ogni schiaffo dato in quel cortile dove comincia e finisce il mondo degli Snow Kids. In italiano, «ragazzi della neve». Un nome che — al di là del riferimento televisivo — suona sinistro nella città della cocaina a basso prezzo. Tre quattordicenni sono stati segnalati ai carabinieri per avere incendiato la bacheca con i nomi degli inquilini. Atm riceve periodicamente un’identica telefonata: «Sono state devastate le pensiline delle fermate dei tram 19 e 12».Da giugno a oggi, l’azienda ha sostituito i vetri sei volte. «L’impressione è che, a ogni intervento dell’autorità, quei ragazzini prendano coraggio — dice un residente — se il loro obiettivo è creare problemi, ce l’hanno fatta». Lunedì sera un gruppo di loro ha fermato un’anziana che aveva appena varcato il cancello, di ritorno dal discount Lidl in via Grassi. «Erano in quindici — racconta un vicino — l’hanno minacciata con bastoni e anche con un coltello, si sono fatti consegnare la spesa: una busta di pangrattato e un po’ di verdura».Gli abitanti della corte popolare di largo Boccioni si sono riuniti in comitato e si sono rivolti alla sede del Pd in via Mabretti. Hanno scritto una petizione al consiglio di Zona 8, con 320 firme. «Un gruppo di minorenni — si legge — compie atti vandalici, rivolge intimidazioni alle persone, compie furti e danneggiamenti per ritorsione. La nostra vita è un incubo, tormentata dalla paura». E ancora: «I genitori di questi ragazzi non fanno nulla per correggere o punire i figli. Preoccupa il probabile contatto, attuale o prossimo, con la malavita organizzata». Il consiglio di Zona ha dedicato al problema due sedute della commissione Sicurezza.
Cantieri bloccati, è allarme
per la sicurezza nelle scuole
da Milano FEDERICA PARRAVICINI
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Scuole immerse da mesi nei cantieri, che rischiano di ritrovarsi con i lavori a lasciati a metà perché non ci sono i soldi per pagare le imprese. Ristrutturazioni urgenti già progettate e finanziate, ma bloccate ancora prima di partire e rimandate a data sconosciuta. Un intero programma di messa in sicurezza, previsto per questi mesi in decine di superiori, completamente fermo perché il ministero ha inviato fondi che non coprono neppure il 7 per cento di quanto promesso.A Milano, nelle superiori, l’edilizia scolastica è praticamente alla paralisi: la Provincia, con le mani legate per via del Patto di stabilità, fatica a trovare le risorse per concludere lavori già iniziati. Dieci i grandi interventi attualmente in corso fra città e hinterland per circa 45 milioni di euro. Fra questi c’è il Giorgi, dove gli studenti dovrebbero essere trasferiti già dal prossimo anno scolastico nel nuovo edificio ora in costruzione, perché l’attuale sede cade a pezzi. Ma i lavori procedono a singhiozzo e non si sa quando finiranno. Al liceo Beccaria, invece, fra gli interventi avviati da Palazzo Isimbardi c’era il nuovo sistema antincendio, con porte a chiusura automatica e rilevazione dei fumi. Ma si è fermato tutto l’anno scorso, prima che l’intero sistema venisse attivato: «L’intero pacchetto era legato alla realizzazione di una nuova biblioteca sotterranea — spiega il preside Roberto Proietto — ma questa seconda parte dei lavori non è mai partita perché non ci sono soldi per farlo».Ci sono poi nove opere di manutenzione straordinaria, già finanziate per circa 27 milioni e mai partite. È il caso dell’Agnesi: nell’aprile dell’anno scorso era stato presentato il progetto per il completo rifacimento delle facciate, dopo ripetuti crolli di pezzi di cornicione. Lavori che sarebbero dovuti partire fra settembre e ottobre. Poi tutto bloccato, perché quei fondi non si potevano spendere. «Già l’anno scorso, per gli stessi motivi, non erano stati conclusi del tutto gli interventi straordinari nella succursale di via Bazzi» spiega il preside Giovanni Gaglio. Sono stati messi a norma i controsoffitti, per esempio, così come i bagni. Ma l’impresa ha interrotto il cantiere prima del previsto e nella scuola mancano sei porte che isolano le scale dai tre piani, così come quelle dei bagni del primo e del secondo piano per gli studenti disabili.«Abbiamo proposto e approvato all’unanimità una mozione che chiede una deroga sul patto di stabilità per l’edilizia scolastica — spiega Diana De Marchi (Pd) — qui si mette a serio rischio l’incolumità dei nostri alunni». Un discorso a parte va fatto, appunto, per il piano di messa in sicurezza degli “elementi non strutturali” inseriti nel programma approvato dal Cipe. Un piano urgente del ministero delle Infrastrutture, in concerto con quello dell’Istruzione e con i provveditorati di tutta Italia, deciso dopo la tragedia di Rivoli del 2008, quando uno studente del liceo Darwin morì (e un altro rimase paralizzato) nel crollo del controsoffitto della classe.Per la Provincia di Milano erano stati destinati 7 milioni e 280mila euro per mettere in sicurezza i soffitti di 24 scuole. I lavori sarebbero dovuti partire già quest’autunno: peccato che dal ministero siano arrivati solo 500mila euro. «È una cosa vergognosa — commenta l’assessore provinciale alla Scuola, Marina Lazzati, della Lega — nei giorni prossimi scriverò una lettera di fuoco per chiedere spiegazioni: così non possiamo avviare un piano chiesto dallo Stato stesso. Hanno tanto sbandierato i fondi, e ora dove sono finiti? Sui cantieri interrotti, invece, gran parte della responsabilità è di chi ha amministrato prima la Provincia: oltre al patto di stabilità c’è stata cattiva pianificazione».
Il 'Dito' di Cattelan rimarrà
per sempre in piazza Affari
da Milano BARBARA ROMANO
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Palazzo Marino è pronto a scrivere i titoli di coda sulla telenovela del Dito di Maurizio Cattelan. La scultura, inaugurata il 24 settembre 2010 nell’era Moratti tra molte polemiche, doveva rimanere in piazza Affari per due settimane. E ancora lì, con la Consob che continua a dissentire e a storcere il naso per il disagio di trovarsi, piazzato di fronte alla sede della Borsa, un monumento dal gesto beffardo e offensivo per il mondo della finanza tutto, nonostante il nome affibbiatogli provocatoriamente dall’artista, L.O.V.E. E lì resterà, presumibilmente per sempre, visto che la settimana prossima, venerdì, andrà in giunta la delibera sulla donazione dell’opera, assicura l’assessore alla Cultura, Stefano Boeri. La proroga fissata per la scultura, che all’inizio doveva avere quella particolare collocazione solo temporaneamente, scade a fine maggio. Quindi si deve decidere che fare.Cattelan ha sempre detto che avrebbe regalato L.O.V.E a Milano senza nulla pretendere, a patto che il ditone di marmo bianco di Carrara — che ben si inserisce nell’architettura, tipica del periodo fascista, di piazza Affari — non fosse spostato da lì. Altrimenti, aveva ribadito più volte, «me lo porto a casa». Alta complessivamente undici metri per diverse tonnellate di peso, la mano con il dito eretto che svetta bianca — e che ha richiesto diverse giornate di lavoro per essere piazzata sopra il piedistallo che la sorregge come un vero monumento — è stata pensata e voluta dall’artista per quella collocazione precisa. E lì deve restare «almeno per un po’ di anni» aveva precisato Cattelan.Di sicuro non è un oggetto facile da spostare. Ma volendo si può. Di certo ora c’è che i tecnici degli uffici dell’assessorato alla Cultura stanno lavorando per mettere a punto i termini e le procedure necessarie per la donazione, in modo da essere pronti con la delibera venerdì. E se si è arrivati a questo vuol dire che si sono accettate le condizioni dell’artista. L’opera stabilmente nella piazza, forse per un numero di anni prestabiliti. In giunta non dovrebbero esserci sorprese: l’amministrazione di centrosinistra che ha sostituito la precedente di centrodestra gradisce di più l’irriverente scultura e l’assessore Boeri è uno dei maggiori sostenitori della sua permanenza a Milano. Tra l’altro sarebbe la prima e unica, per ora, opera di Cattelan esposta in un luogo pubblico all’aperto. L.O.V.E ha avuto diversi paletti e fino ad ora li ha superati tutti. Nel 2010 fu l’allora assessore Finazzer a sostenere il progetto dell’artista, contro la volontà di una parte della giunta che protestava ma sorretto dal sindaco Moratti, che vedeva nella possibilità di avere Cattelan a Milano un’opportunità per la città da non perdere. Le polemiche all’interno della maggioranza si sprecarono, ma alla fine il 24 settembre del 2010 il monumento occultato da un telo fu scoperto, con l’idea di tenerlo in piazza Affari per due settimane. Che diventarono molte di più, di proroga in proroga: prima fino alla chiusura della mostra dell’artista a Palazzo Reale, il 24 ottobre, poi fino alla metà di gennaio, e infine per altri nove mesi, fino a settembre 2011. Ma la palla nel frattempo è passata nelle mani della giunta Pisapia, insediata nel giugno del 2011. Forse riuscirà ad aggiudicarsi L.O.V.E definitivamente.
Il Comune va
a caccia di evasori
Un software sperimentale, capace di mettere in relazione le informazioni più disparate - dalle dichiarazione dei redditi alle multe stradali, dai bambini iscritti allo scuolabus alla quantità di spazzatura prodotta - per scoprire se, incrociandole, salti fuori il profilo di un possibile evasore fiscale. Il sistema - messo a punto da una società esperta nella gestione della riscossione - è stato adottato pochi giorni fa dal Comune di Milano, che lo utilizzerà in esclusiva per almeno un anno con l’obiettivo di recuperare le tasse non pagate dai cittadini che sfuggono al radar della riscossione ordinaria. La legge stabilisce che il 100 per cento del maggiore importo riscosso resti ai Comuni che hanno attiva partecipazione nello scovare le irregolarità. Palazzo Marino, quindi, ha tutto l'interesse a scoprire i milanesi evasori e a farlo in fretta, visto che questa possibilità è valida solo per le 'segnalazioni qualificate' comunicate entro fine giugno. Il sistema costerà circa 350mila euro (con pagamento subordinato ai risultati) ma promette un ritorno economico dieci volte superiore. A fine 2011 il Comune aveva firmato con l'Agenzia delle entrate e la guardia di finanza una 'convenzione quadro' sulla lotta all'evasione, annunciando anche la creazione di una task force per capire i contorni del fenomeno e intervenire. L'incarico alla società Seda spa di Jesi, deliberato di recente dalla giunta, è il passo successivo che serve a incrociare i dati provenienti da database diversi e a elaborarli,
selezionando tra tante variabili quelle che fanno ipotizzare evasioni per importi consistenti.'Suite', acronimo di 'Sistema unificato di informazioni del territorio e delle entrate', servirà quindi per passare al setaccio dichiarazioni dei redditi che arrivano dall'Agenzia delle entrate, dati catastali forniti dall'Agenzia del territorio, Anagrafe comunale, toponomastica, dichiarazioni Ici, Tarsu, Cosap (la tassa sull'occupazione del suolo pubblico), affissioni e pubblicità, violazioni amministrative e del codice della strada, pagamento delle rette scolastiche e richieste di servizi come mensa o scuolabus.È proprio incrociando tutte queste informazioni che si può stabilire se il tenore di vita di un contribuente sia in linea con il suo reddito: la multa a un'auto di grossa cilindrata, per esempio, mal si accorda con una dichiarazione dei redditi da fame; allo stesso modo è difficile immaginare che un genitore che chiede l'esenzione dal pagamento della mensa per i figli possa poi permettersi lo yacht ormeggiato in un’altra regione e scoperto grazie all'affitto del posto barca.
In cucina circolano
scarafaggi:i Nas chiudono
la mensa Atm
Scarafaggi in cucina e mancanza delle procedure di sicurezza alimentare. Dopo aver riscontrato gravi carenze igienico-sanitarie, i Nas hanno messo i sigilli alla mensa aziendale Atm del deposito in via Messina. E assieme all’Asl, con cui gli ispettori antisofisticazione hanno fatto un sopralluogo congiunto lunedì pomeriggio, hanno prescritto alla società che gestisce la struttura (la Dusman) una serie di adeguamenti strutturali da introdurre per rientrare nella normativa, oltre a sanzionarla con una multa. Finché non si metterà in regola, la mensa resterà quindi chiusa.La mensa veniva quotidianamente frequentata da centinaia di operai e dipendenti dell’azienda di trasporti milanese. L’uscita sul posto dei Nuclei antisofisticazione è stata il frutto di una segnalazione da parte di qualche lavoratore che da tempo denunciava i problemi della struttura: dal riciclo delle pietanze alla scarsa pulizia, frigoriferi e impianti mal funzionanti e insetti vari che giravano nei diversi ambienti. Qualcuno, su un blog, scherza (ma neanche tanto): «Ecco perché da queste parti non si vede mai nessun dirigente».
A Milano la bici
più veloce dell'auto
(G.O.) - Meglio la bici dello scooter, ma anche della macchina e della metropolitana: è questo il risultato del Trofeo Tartaruga, la gara di velocità organizzata a Milano da Treno Verde (la campagna di Legambiente) e Ferrovie dello Stato e realizzata con il ministero dell'Ambiente e il contributo di Enel Green Power. La partenza - presente il vicesindaco Maria Grazia Guida - era fissata in via Vigevano, vicino ai Navigli, e l'arrivo, con giudice di gara l'assessore Pier Francesco Maran (Trasporti), alla stazione di Porta Garibaldi.A tagliare il traguardo per primo, con un percorso in 11 minuti, è stato un volontario di Ciclobby sulla due ruote; seconda classificata, una scooterista che ha impiegato 19 minuti. Sono occorsi 21 minuti agli alunni della scuola popolare Icare per arrivare in metropolitana, invece, e 22 minuti a una mamma con passeggino che ha usato anche lei la metropolitana. Ultime in questa classifica le quattro ruote: 23 minuti in taxi, 30 con un'auto privata.La conclusione del presidente di Legambiente, Damiano Di Simine, è che la bici è il mezzo più "performante in città: gli spostamenti sono gratis, la velocità commerciale è la migliore sulle brevi distanze, è versatile, non ha problemi di parcheggio e fa bene alla salute". E rispetto all'anno scorso i tempi di percorrenza sono diminuiti grazie alle strade più sgombre per merito di Area C, il ticket di ingresso da cinque euro per le auto in centro.
Maxi istituti,
a settembre si parte
da Milano PAOLA CISLAGHI
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A Milano toccherà nel 2013. Ma in molti comuni della provincia il piano degli accorpamenti partirà già da settembre, con i primi 35 maxi istituti con più di mille studenti che entreranno a regime dall'inizio del prossimo anno scolastico. Sul sito del provveditorato è stato pubblicato l'elenco delle prime scuole che cambieranno volto per la manovra di luglio imposta dal precedente governo, che ha chiesto alle Regioni un dimensionamento della rete scolastica attraverso la fusione degli istituti. Mega scuole con un solo preside a dover gestire anche otto plessi spesso lontani fra di loro, per far sì che in ambito la media per ogni istituto non sia mai inferiore ai mille studenti.Il provvedimento tocca 77 autonomie scolastiche solo a Milano, che ha però chiesto e ottenuto una deroga di un anno, insieme con altri comuni, per avere il tempo di studiare e ridisegnare il nuovo sistema scolastico. Il piano di dimensionamento era stato chiesto alle amministrazioni nel giro di pochissimo tempo all'inizio di quest'anno scolastico, con i tecnici di Palazzo Marino costretti a preparare il documento in tutta fretta, senza avere il tempo materiale di svolgere uno studio approfondito sul territorio e di coinvolgere gli istituti. La prima bozza aveva così scatenato le polemiche di tutto il mondo della scuola milanese: solo in città sarebbero saltati almeno 15 dirigenti scolastici, sarebbero nati 19 istituti con punte di 1.700 studenti e anche scuole come la media musicale per ciechi, così come la Rinascita, avrebbero perso l'autonomia, fagocitate dalle maxi presidenze.La Regione, lo scorso 20 di febbraio, ha dunque varato il piano di accorpamenti, dando però alle Province (che raccolgono le delibere di ogni singolo Comune) una nuova scadenza al prossimo 10 settembre per ultimare il dimensionamento, che entrerà a completo regime in su tutto il territorio lombardo nell'anno scolastico 2013-2014. "I problemi di gestione saranno enormi - commenta Pippo Frisone (Cgil) - non si capisce poi perché nella delibera di giunta regionale ci siano nicchie di privilegi: ci sono alcuni comuni, non montani, che sono riusciti a mantenersi sui 500 studenti, mentre in province come Lecco e Brescia si toccano i 2mila studenti a istituto".
La città raddoppierà
per la visita del Papa
Milano si sta attrezzando al meglio per ospitare l’evento straordinario della visita del Papa Benedetto XVI, in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma dal 29 maggio al 3 giugno. La Giunta ha approvato una delibera che dà avvio a tutte le iniziative e azioni necessarie, tra cui la rimodulazione dei tempi e degli orari della vita della città, a partire dalla mobilità. Per la prima volta, nella notte tra sabato 2 e domenica 3 giugno i mezzi pubblici saranno in circolazione ininterrottamente, per permettere ai fedeli di raggiungere l’aeroporto di Bresso, dove il Santo Padre celebrerà la messa solenne. Potenziamento dei mezzi pubblici, presenza straordinaria di agenti della Polizia locale e addetti della Protezione civile, intensificazione dell’attività di raccolta dei rifiuti e della pulizia delle strade, incremento del servizio idrico, calendario di iniziative culturali e turistiche, pubblicazione di una guida per accompagnare le famiglie alla scoperta della città: sono gli ambiti nei quali il Comune di Milano sta lavorando per la visita di Papa, anche in previsione del raddoppio della popolazione, con oltre due milioni di persone. Saranno circa 5.000 i pullman attesi in città.
Sondaggio fra i cittadini
per il colore del metrò 4
da Milano PAOLA CISLAGHI
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Cercasi nuovo colore per la futura linea 4 del metrò. Partono i cantieri per quella che nel 2015 sarà solo una minitratta con tre fermate da Linate al quartiere Forlanini, rispetto alle otto previste dal tracciato completo. Finora il Comune l’aveva marchiata di blu. Ma c’è il rischio di confondersi con la segnaletica del Passante ferroviario, dunque l’amministrazione vuole scegliere un altro logo. «Potremmo chiedere ai cittadini di quale colore vorrebbero il nuovo metrò — anticipa l’assessore alla Mobilità, Pierfrancesco Maran — magari attraverso un sondaggio. Nel frattempo dobbiamo però individuare ancora la società che si occuperà dell’immagine e della comunicazione relativa alla nuova linea, che potrebbe poi farsi carico dell’iniziativa». La promessa per l’Expo era di inaugurare tutta la nuova linea da Linate a Lorenteggio. Ma da tempo i ritardi accumulati avevano reso l’impresa impossibile. Adesso in Comune si lavora per accelerare la realizzazione della fermata del Passante a Forlanini: quella che, in mancanza dell’intera linea 4, consentirà l’interscambio con la ferrovia per raggiungere la fiera di Rho-Pero nel 2015. I lavori per la metropolitana iniziano partendo da Linate. Gradualmente verranno aperti i cantieri delle tre stazioni interessate: Linate, Forlanini Fs e Forlanini quartiere. I più ottimisti si spingono a ipotizzare di arrivare entro il 2015 fino a Dateo, ma si vedrà in corsa se sarà o meno fattibile.Anche perché sull’opera, dopo una prima sentenza del Tar che ha dato ragione al Comune assicurando la regolarità della gara, pende ancora il ricorso al Consiglio di Stato del gruppo Pizzarotti, secondo classificato.La cordata di Impregilo, intanto, inizia a lavorare. E si va avanti anche sul resto. La fermata del Passante a Forlanini, in via Ardigò, è considerata strategica perché collegherà la direttrice nordsud con la zona est del Milanese. Il 22 febbraio si concluderà la conferenza dei servizi, e solo allora potrà aprirsi la gara per i lavori: in tutto, secondo il progetto di Mm, si parla di 15,8 milioni di investimenti già finanziati. Ma Forlanini non dovrebbe restare da sola. In futuro l’amministrazione conta di aggiungere nuove fermate al Passante, per migliorare lo scambio con la rete di metrò. Sono già pronti i progetti di Porta Romana e Tibaldi a sud, mentre si conta di inserire anche le fermate di Istria e Dergano a nord e di Zama a est.
Crisi, chiudono 500 negozi
crescono solo gli ambulanti
da Milano PAOLA CISLAGHI
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La crisi del commercio si aggravanel 2011 Milano ha perso 507 negozi, tra esercizi all’ingrosso e al dettaglio. Soffrono tutti i settori — dal design all’abbigliamento, fino all’alimentare — a eccezione degli ambulanti. Che, negli ultimi 12 mesi, sono aumentati di 237 iscritti, secondo il registro delle imprese della Camera di commercio.Il saldo di 507 tra cessazioni e nuove aperture per tutti gli altri comparti è negativo. Nel 2011 hanno gettato la spugna 714 commercianti al dettaglio e 1.018 rivenditori all’ingrosso. Il saldo tra iscrizioni e cessazioni per il settore al dettaglio, così, è di meno 221 vetrine. Un dato che per l’ingrosso arriva a meno 286 magazzini che rifornivano altri negozi. Una crisi che non risparmia nessuno: soffrono arredamento e design con una flessione dell’8,7 per cento, le profumerie diminuite del 22,2 per cento, le botteghe di belle arti che si sono ridotte del 18,2 per cento e i negozi di articoli da regalo (meno 6,2 per cento).Fino al settore alimentare, che nel 2011 registra un calo del 2,1 per cento rispetto all’anno precedente: «Da due anni stiamo soffrendo — racconta Iliano Maldini, presidente di Assofood Milano — L’ultima settimana del mese è sempre più dura: la gente evita di fare la spesa e limita gli acquisti». Secondo l’ultima indagine del Comune e della Camera di commercio, in un anno le spese dei milanesi per gli alimentari sono diminuite del 4,6 per cento. Un dato che si specchia nella crisi dei negozi: nel 2011 i fruttivendoli sono diminuiti del 6,2 per cento, i rivenditori di latte e formaggi del 3,5, le pasticcerie del 6 per cento. «I clienti cercano di risparmiare il più possibile — aggiunge Maldini — scelgono i prodotti non di marca e privilegiano i discount e gli ambulanti».Che difatti registrano una crescita dell’8,3 per cento del settore ortofrutticolo e dell’11,6 dell’abbigliamento. «Tra tasse, utenze e il nuovo pedaggio per entrare in centro previsto da Area C, sta diventando sempre più dura — dice Pietro Restelli, presidente dell’Associazione dei panificatori di Milano e Monza-Brianza — Noi resistiamo, ma le spese da affrontare sono troppe, a partire dagli affitti, fino alle bollette di luce e gas. A questi costi si sommano quelli legati alla produzione: ogni giorno il 20 per cento del pane prodotto a Milano resta invenduto. È uno spreco che i panificatori sono costretti a sopportare per offrire a tutte le ore del giorno un prodotto sempre fresco: così, però, è difficile andare avanti».Uno dei comparti più importanti per il commercio milanese è quello dell’abbigliamento: rappresenta il 9,8 per cento del mercato, una vetrina cittadina su dieci. Il settore, però, non sfugge alla crisi: alla fine del 2011 conta 49 negozi nuovi, contro 94 costretti a chiudere. Il saldo negativo è di 45 unità. «Quest’anno botteghe che hanno fatto la storia di Milano hanno abbassato al serranda — ricorda Alessandro Prisco, presidente di Ascoduomo e membro di giunta di Federmodaitaliamilano —. Si pensi a Gusella, che per decenni ha venduto abiti per bambini in corso Vercelli e in corso Vittorio Emanuele, e a Max Davoli, storica vetrina in via Marghera. In questo modo, a rischio non è solo il commercio, ma la storia della città». Botteghe che, una volta chiuse, vengono sostituite con difficoltà: secondo l’Osservatorio immobiliare di Nomisma, nel 2011 a Milano i tempi medi di vendita per un negozio sono stati sette mesi, quelli di locazione cinque e mezzo. Il doppio rispetto a dieci anni fa.
Buche e allagamenti,
la strada che per il
Comune non esiste
L’ultima striscia di via Gratosoglio — 150 metri d’asfalto costeggiati da due condomini dove vivono più di 250 persone — è segnata su tutte le mappe stradali. Ma da quando questo lembo di strada è stato costruito (vent’anni fa) per il comune di Milano è come se non esistesse. In due decenni non sono mai stati effettuati lavori di manutenzione, l’asfalto è lo stesso dal 1992 e neppure un lampione pubblico è stato installato.«Viviamo nell’abbandono, questa strada è la vergogna di Milano — sostiene un residente. — Di sera il buio pesto agevola il lavoro dei ladri e le voragini sul terreno, quando piove, si trasformano in piscine pubbliche». La storia di via Gratosoglio unisce il degrado di un pezzo di strada a una lunga vicenda burocratica iniziata nei primi anni ‘90. È il 1992 quando la Cooperativa edilizia Porta Venezia costruisce questa striscia d’asfalto per servire due nuove palazzine di edilizia residenziale agevolata. La strada, tuttavia, si rivela edificata sopra l’ex alveo del fiume Lambro, terreno che per legge appartiene al demanio dello Stato e non al Comune.«Dopo qualche anno l’asfalto aveva bisogno di manutenzione, e in più mancava l’illuminazione — racconta Leonardo Tonioli, residente in via Gratosoglio da vent’anni — . Così abbiamo chiesto agli uffici comunali di intervenire». Richieste cadute nel vuoto. Il Comune ha sempre risposto di non essere
proprietario della strada, negava persino di aver concesso l’autorizzazione a costruire su quel terreno, e invitava i residente a rivolgersi all’agenzia del Demanio o alla Regione.«Abbiamo inviato lettere e raccolte firme sia al Demanio che alla Pirellone — spiega Pietro Italiano, un altro residente di via Gratosoglio — ma ogni ente ci spiegava di non poter intervenire, scaricandosi a vicenda le responsabilità.Sembrava una strada costruita sulla terra di nessuno». Oggi, messo in ordine, il carteggio fra i residenti di via Gratosoglio e le varie istituzioni è così vasto che potrebbe comporre un archivio di burocrazia pubblica. «La vicenda è diventata più chiara col tempo, ma non è mai stata risolta — racconta il presidente di zona 5 Aldo Ugliano —. Il terreno su cui sorge la strada appartiene al demanio statale e il Comune, per intervenire su quel pezzo di via Gratosoglio, deve entrare in possesso di tutta l’area». In altre parole, deve acquistare la strada dallo Stato.Dopo anni di immobilismo e decine di lettere spedite dai residenti, qualche mese fa gli uffici Comunali si sono attivati, chiedendo all’agenzia del Demanio di definire il costo del terreno. Il prezzo è stato fissato a 500mila euro, spese notarili e catastali escluse. «Una cifra consistente sostiene Aldo Ugliano . Ma il Comune può scegliere un’altra opzione: chiedere in concessione l’area pagando un canone annuale più accessibile, e nel frattempo iniziare i lavori pubblici sulla strada». Quei lavori di manutenzione che i residenti di via Gratosoglio aspettano, con pazienza, ormai da vent’anni.
Il Comune assume
due docenti
di lingua cinese
Tre nuovi docenti sono stati assunti a tempo indeterminato dal Comune di Milano per il civico liceo linguistico Alessandro Manzoni: un insegnante di lingua spagnola e due insegnanti di cinese. E' la prima volta che il Comune assume insegnanti di lingua cinese."La scelta dell'amministrazione, che ha proceduto con queste nuove assunzioni restando nei limiti consentiti dal Patto di stabilità, conferma l'intenzione di investire sulle scuole civiche paritarie valorizzandone, in particolare, gli aspetti più innovativi in termini di offerta didattica e coerenti con le necessità reali della città", fa sapere vicesindaco e assessore all'Educazione e istruzione, Maria Grazia Guida."L'investimento sulle lingue non è una casualità - spiega il vicesindaco - ma risponde a un chiaro progetto che tiene conto anche di Expo 2015, a cui il Comune di Milano si sta preparando anche con queste assunzioni. Grazie ai nuovi docenti, inoltre, possiamo garantire una maggiore continuità didattica agli allievi per gli anni futuri".
E' partito il primo
cantiere ma l’orto
planetario è svanito
da Milano PAOLA FERRERO
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Il conto alla rovescia, quello vero, è iniziato una mattina di fine ottobre sotto i flash dei fotografi e le telecamere intente a seguire ogni singolo movimento della prima ruspa che è entrata sul milione di metri quadrati della “discordia” di Rho-Pero. È partito dopo 1.306 giorni dalla festa di Parigi, a 1.208 giorni all’inaugurazione ufficiale. Dagli ultimatum del Bie al primo cantiere. Da Letizia Moratti, ex sindaco plenipotenziaria – sulla carta – a Giuliano Pisapia e Roberto Formigoni, il tandem di commissari costretti ad andare d’accordo per non far fallire l’evento. Dall’interminabile
balletto tra Comune e Regione sulla soluzione per acquisire le aree all’accordo di programma urbanistico che le ha rese edificabili, siglato, ironia della sorte, dal “sindaco arancione” con annessi tormenti del centrosinistra che, per tre anni, aveva cannoneggiato contro l’Expo del cemento del centrodestra. Dall’orto botanico planetario (che avrebbe dovuto rivoluzionare la formula di un’Esposizione fatta di padiglioni tradizionali) alla smart city, il nuovo sogno di una cittadella digitale capace di anticipare il futuro e conquistare sponsor. Perché il 2011 per l’Expo non è stato solo l’anno della partenza operativa dopo tre anni di lotte di potere, ma anche quello del cambio dell’impostazione del progetto, l’anno delle rivoluzioni al vertice e delle nuove alleanze, dei tagli nell’era della crisi economica. Con un dossier uscito ridimensionato (300 milioni e qualche voce, come la via di terra, in meno). E, soprattutto, con molte incognite davanti. Che dovranno essere risolte nel 2012, l’anno della verità.I prossimi obiettivi li ha fissati l’amministratore delegato Giuseppe Sala: far salire ad almeno 100 le adesioni dei Paesi (già a quota 68, oltre il target); conquistare altri quattro sponsor di peso dopo l’arrivo delle prime aziende; far partire a luglio i lavori della cosiddetta “piastra”, l’ossatura del progetto. Ma ci sono altre certezze, quelle economiche del governo, che adesso dovranno arrivare. Eppure, è un’Expo diversa quella che ha iniziato a scaldare i motori. Vista dal cantiere spuntato quella mattina di fine ottobre, sembrava ancora un’opinione. Ci sono voluti i tecnici e una mappa per capire che nel punto in cui gli operai avevano montato le cesate sarebbe nato il viale centrale dove si affacceranno i padiglioni, che a separare i visitatori dal traffico delle due autostrade arriveranno alberi e un canale. E poi? Dai progetti sono spariti i campi coltivati in cui i Paesi, secondo il primo concept plan firmato dalla Consulta di architetti guidata da Stefano Boeri, avrebbero dovuto mettere in scena le loro filiere alimentari: dalla pianta del caffè alla tazzina. L’orto è stato cancellato. «Troppo verde non sfonda», ha sentenziato Sala. «Milioni di visitatori non arriveranno per vedere distese tutte uguali di melanzane», gli ha fatto eco Vicente Gonzales Loscertales, il segretario generale del Bie. Quel progetto tutto basato sull’agricoltura, è stata la sintesi, non piaceva ai Paesi, al Bie, alle aziende.Meglio puntare sulle buone ragioni commerciali. La nuova immagine è quella di una cittadella sospesa tra il reale e il virtuale, con avatar e schermi elettronici e la firma del premio Oscar Dante Ferretti sulle scenografie dei viali principali. E la tecnologia, magari, potrà contribuire anche a salvare le grandi serre con tutti i climi e le vegetazioni del mondo: ormai è troppo tardi per seguire il rigore scientifico del primo disegno. Cosa diventeranno? Si cerca un creativo che possa reinventarle e, magari, uno sponsor per mantenerle in vita dopo il 2015. Perché il grande dubbio riguarda il futuro: quando verranno smontati i padiglioni, cosa nascerà su quel milione di metri quadrati? Sarà Arexpo, la società a maggioranza pubblica creata per acquistare le aree, a deciderlo. A partire dal 2015, per non correre il rischio di passare i prossimi tre anni a litigare sul postExpo. Sarà inevitabile – e Formigoni non lo nasconde – realizzare una quota di case anche per rientrare degli investimenti fatti. Ma poi? Ci sarà un parco, è la rassicurazione. Ci sono le solite ipotesi, quelle cittadelle che, da anni, spuntano da Nord a Sud come in un grande Monopoli: la cittadella della giustizia, quella della comunicazione con la Rai, l’Ortomercato... La sfida più grande è l’eredità di quell’evento che avrebbe dovuto rilanciare l’immagine internazionale di Milano. Insieme alla capacità di riaccendere l’interesse della gente, dopo che molto si è già perduto per strada, di concretizzare qualche progetto.
Nasce la tassa
del passo carraio
da Milano GIGI OMATI
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Il regolamento che ne stabiliva la gratuità risale a undici anni fa. Ora, però, si cambia: i passi carrabili di condomini, uffici, negozi, fabbriche, villette dovranno pagare il canone per l’occupazione di suolo pubblico (Cosap), in base alle dimensioni del portone di accesso dei veicoli agli stabili e alla distanza dal centro. Una decisione che la giunta ha preso ieri all’interno del progetto complessivo di revisione di quel canone. A Milano sono registrati circa 34mila passi carrabili che — in base al regolamento comunale — pagano solo una piccola imposta di bollo e vengono autorizzati con procedure molto semplici. Con la modifica di quel regolamento, che dovrà essere approvata dal Consiglio comunale entro metà dicembre, le cose cambieranno. Per tutti, anche se con criteri proporzionali: pagheranno più le attività commerciali e industriali, un po’ meno le abitazioni, non influiranno le dimensioni dello stabile né il numero di abitanti ma soltanto quelle del passo carrabile stesso. Quindi: un condominio di quattro piani e venti appartamenti in zona semicentrale pagherà il suo ingresso di quattro metri 400-500 euro l’anno (20-25 euro a famiglia), un’attività commerciale nella stessa zona pagherà tra i 600 e i 750 euro. Il Comune conta di incassare da questa nuova tassa circa 2,5 milioni in un anno, andando così a coprire — come ha spiegato ieri l’assessore al Commercio Franco D’Alfonso — anche le spese per la rimozione delle auto in divieto di sosta proprio davanti ai passi carrabili: ogni anno sono circa 16mila gli interventi della polizia locale.Un nuovo esborso, quello dei passi carrabili, che bisognerà far digerire ai milanesi. D’Alfonso, per il momento, assicura che, con le variazioni della Cosap anche sui dehors di bar, negozi e simili «è stato introdotto un criterio che rende giustizia ai cittadini, con un risarcimento alla collettività per il mancato utilizzo di spazi pubblici»: dovrebbe portare 810 milioni in più in cassa rispetto ai 28 attuali, e avere anche effetti diversi, con aumenti in centro e ribassi in periferia. Con il nuovo regolamento la città verrà divisa in 55 microzone con un indice fatto in base al valore urbanistico, al giro di turisti, alla copertura di mezzi pubblici e servizi. Il canone avrà coefficienti diversi a seconda delle attività. Pagherà anche chi occupa più di mezzo metro quadro per distribuire materiale pubblicitario e freepress e sarà prevista una tariffa anche per una parte delle piazzole del carico e scarico merci. Restano esentate le occupazioni per i set di film che promuovono Milano e si abolisce la “tassa sull’ombra” che i commercianti pagano per la proiezione sui marciapiedi delle tende solari (che permetteva di incamerare quasi 2 milioni l’anno).
    
       
    
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