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ITALIA: LA STORIA DELLE RADIO LIBERE
Fine degli anni '80, inizi '90: Abbiategrasso vantava ben tre emittenti radiofoniche: Radio Abbiategrasso, Radio Studio
Elle e Rete C Radio. Queste sono scomparse nel tempo, lasciando alle spalle esperienze e una buona parte di storia,
perchè anch'esse hanno collaborato a scriverla, della nostra cittadina.Le radio locali hanno avuto vita difficile.
1975
LA PRIMA PIONIERA
FU RADIO PARMA
di MARIO SCOTTI
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Dalla metà degli anni '60 stava montando nei giovani di tutta Europa una voglia di radio,intesa come sorgente di intrattenimento,musica e anche informazione non controllata dai vari governi.Nel Paese europeo leader allora nella libertà e nel progresso dei costumi,la Gran Bretagna,questa voglia era stata soddisfatta dalle cosiddette "radio pirata" (Radio Caroline,Radio Veronica) e la stessa cosa avveniva in altri Paesi del Nord Europa.
La Rai,in Italia,rispose a questa esigenza lanciando nel proprio palinsesto programmi decisamente "di rottura" alla tradizionale programmazione ingessata:programmi come Bandiera Gialla,Per voi giovani,Alto gradimento,Hit-Parade,Supersonic,sono ancora vivi nei ricordi degli odierni 50enni.Come peraltro fece la Bbc,con le storiche trasmissioni musicali Ready Steady Gol,Saturday Club e Top of the Pops.
Una seconda opportunità per i ragazzi italiani era rappresentata da due radio straniere che trasmettevano in lingua italiana,e che avevano iniziato una programmazione orientata ai giovani e alla musica,con un linguaggio dinamico e del tutto nuovo:era Radio Montecarlo,con ai microfoni dee jay che sarebbero stati imitati per i 30 anni successivi come il grande Herbert Pagani,Robertino,Federico l'Olandese Volante,Awanagana,Luisella Berrino.Unica grande imitazione di Radio Montecarlo,la trasmissione in onde medie,con un trasmettitore potentissimo sì,ma ricevibile solo sulla costa tirrrenica del nostro Paese.Insieme a Radio Capodistria,sul versante istriano,era una radio che proponeva un nuovo stile di conduzione,vivace,spezzato nel ritmo,che sarebbe stato poi assorbito dalla Rai con il celebre programma Supersonic. A parte queste due realtà "anomale",c'era anche qualcosa che la radio ufficiale non poteva permettersi,o permettersi solo in parte:la comunicazione bidirezionale attraverso la sinergia con il telefono.Salvo forse un unico caso:"Chiamate Roma 3131",dove però cose tipo "dedico questo disco a Maria Grazia con amore" o " a zia Aurelia perchè guarisca in fretta",non erano certo consentite.
All'inizio degli anni '70 si crearono le condizioni per la radiofonia privata nei principali Paesi europei,con l'Italia in prima fila per numero di emittenti e numero di ascoltatori.Questo faceva seguito alle dure contestazioni del '68 e successivamente del '72,anni in cui la voce operaia e giovanile fecero tremare e cadere numerosi governi.Nelle rivendicazioni di quegli anni c'era il grande desiderio di crescita della libertà individuale,ed oggi possiamo dirlo,anche il desiderio di poter scegliere in autonomia le fonti di informazione.
Già dal 1974 gli attacchi al monopolio in Italia era nell'aria e numerosi operatori si stavano preparando a sfidare la legge e incunearsi nelle sue contraddizioni.La prima in assoluto ad iniziare le trasmissioni è stata Radio Parma,il 1° gennaio del 1975.Protagonisti della storica iniziativa sono stati Virgilio Menozzi,l'imprenditore che finanziò l'avventura (poi protagonista anche della nascita di Radio Roma),il giornalista Carlo Drapkind che ne era il direttore responsabile e l'esperto radioamatore Marco Toni che curò e realizzò la parte tecnica,mettendo in funzione un trasmettitore di potenza relativamente limitata (22W) ma sufficiente per coprire la maggior parte della città emiliana.Il palinsesto,come per tutte le radio dei primi tempi,era assai completo e debitore del modello Rai,con programmi di informazione,approfondimenti e cronache locali.Dai microfoni di Radio Parma sono usciti alcuni operatori che hanno poi fatto carriera in altre radio e in altri settori,come Gabriele Majo e Mauro Coruzzi,diventato poi celebre non solo nel mondo della radio,con lo pseudonimo di Platinette.Trent'anni dopo Radio Parma trasmette ancora,anche se con proprietà,sede e palinsesto completamente diversi dalle origini.
Seguì Radio Milano International (marzo 1975) e Radio Roma (giugno 1975).Tre radio che continuano a trasmettere ancora oggi,con nome diverso (Radio Milano International oggi è Radio 101 One o One) e qualche problema per Radio Roma.Da citare anche,tra i pionieri,Radio Bologna.
In pochi anni,o forse in pochi mesi,tutte le frequenze disponibili,almeno nelle grandi città,vennero occupate da decine di radio libere,anzi era frequente il caso di frequenze occupate da due radio che trasmettevano volutamente fuori dalle regole,in sovramodulazione,per sopravanzare le altre radio vicine e che,anche in un'area contigua,trasmettevano sulla stessa frequenza.
Per coprire le 24 ore naturalmente la musica era fondamentale.Sarebbe stato difficile riempire il palinsesto soltanto con trasmissioni autoprodotte,con inchieste giornalistiche o con tutte le altre tipologie di trasmissioni che faceva tipicamente la radio di Stato,quindi il palinsesto della radio libera era essenzialmente costituito da musica di vari generi e stili,strutturata per rubriche (la rubrica di musica classica e di jazz,l'immancabile rubrica di musica lirica e così via),naturalmente tanto rock,tanti cantautori,e la musica del momento.
Fino alla sentenza 202/1976 della Corte Costituzionale (28 luglio 1976) le radio trasmettevano utilizzando una interpretazione estensiva della legge allora vigente (la 103/1975) e quindi erano esposte a denunce e sequestri.Nonostante ciò molte radio trasmettevano con regolarità,e a Roma a fine 1975 erano già presenti almeno 15 radio. Il costo di un impianto di trasmissione a norma e di qualità (trasmettitore entro gli standard,potenza adeguata,emissione stereo) poteva arrivare intorno ai 50 milioni di lire di allora,ma utilizzando elettroniche usate (a volte di provenienza militare) o riadattate o limitando la potenza,si poteva partire anche con 5 milioni.L'esercizio poteva costare intorno ai 7-10 milioni al mese,nel caso delle rare radio che retribuivano i collaboratori.Per radio con impianti più economici,ospitati in varie sedi (per
LE EMITTENTI LIBERE
COPRIVANO CON
LA MUSICA L'80%
DEL PALINSESTO
esempio parrocchie o sezioni di partito) e ricorso al volontariato si poteva scendere di molto nei costi iniziali e ricorrenti.
Quella stagione venne celebrata dalla canzone di Eugenio Finardi "La radio",che enfatizzava la radio come strumento di informazione libera e "non invasiva",ed esprimeva l'entusiasmo per un nuovo strumento di comunicazione.La stessa stagione fu celebrata dal film di Luciano Ligabue "Radio Freccia".
La selezione tra le radio,però,non è stata tale da liberare le frequenze,e l'affollamento radiofonico degli inizi è rimasto poi cristallizzato per sempre,insieme alla confusione e alla sovrapposizione di frequenze,regolamentate dalla legge Mammì degli anni '80.
Nel 1976 aprire una radio in Italia era un'operazione al limite della legalità,anche se,come si vedrà nel seguito,assai frequente e destinata a espandersi ulteriormente.Infatti l'anno prima una legge dello Stato la 103/1975,aveva ribadito il regime di monopolio statale per le trasmissioni radiotelevisive,in concessione alla Rai,riconfermando e aggiornando quindi la precedente normativa risalente al 1938.La novità è che erano ora regolamentate le trasmissioni da televisioni di nazioni estere e che era liberalizzata la trasmissione via cavo a carattere locale,che allora si stava affacciando in Usa e nel Nord Europa,dove si sarebbe poi affermata,mentre in Italia sarebbe rimasta un fenomeno marginale.Ma per le radio private la novità legislativa interessante era legata alla parola magica "circolarità" riportata nell'art.1,primo comma,delle legge,un servizio pertanto riservato allo Stato."Diffusione circolare" poteva significare letteralmente una copertura a 360°,oppure una diffusione di tipo nazionale,a copertuta totale.Appellandosi a questa interpretazione le radio libere,che ovviamente non potevano,neanche volendo,diffondere su questa scala,si opponevano in sede legale alle frequenti operazioni di sequestro delle attrezzature,su denuncia della Rai o della Polizia Postale,uscendone regolarmente vincitrici.
Da notare che potevano appellarsi anche alla presunta incostituzionalità della legge 103,che era in contrasto con la legge 848 del 1955,quella che recepiva i trattati internazionali e li includeva come parte integrante nella costituzione italiana.Tra questi c'era il divieto del regime di monopolio,in materia di radio e televisione.Essendo un trattato internazionale,era stilato nella lingua diplomatica,il francese,l'articolo 10,che interessa alla libertà di radiotrasmissione ed è facilmente comprensibile.Il risultato era che le radio proliferavano,la Rai si arrendeva progressivamente e la Polizia Postale si limitava a reprimere quelle che interferivano con le trasmissioni della forza pubblica o con le torri di controllo degli aeroporti,e tutti erano in attesa di una nuova legge.
Dove prima trasmettevano tre radio,più Radio Vaticana e Radio Montecarlo,Radio San Marino e Radio Capodistria,ora trasmettevano più di 100 radio e mentre le trasmissioni musicali sulle radio di Stato arrivavano a 2-3 ore al giorno,le radio libere coprivano con la musica (trasmissioni o nastri pre-registrati) anche l'ottanta per cento della programmazione.Insomma una moltiplicazione delle trasmissioni di musica,una moltiplicazione dei generi di musica trasmessi,una moltiplicazione dei musicisti che trovavano uno sbocco su una qualche radio,e quindi un aumento della vendita di dischi,della copia di dischi,allora su cassetta.Insomma la stessa situazione di ora,con le cassette al posto dei cd-rom e dei masterizzatori.
L'unica differenza è che ora le vendite di dischi diminuiscono del 15% all'anno mentre allora aumentavano in percentuale anche maggiore.Teoricamente la musica da trasmettere doveva essere comunicata alla Siae (società autori ed editori) a cui doveva essere spedita la scaletta di ogni giorno di trasmissione,e alla quale dovevano essere versati i diritti per le trasmissioni.
Naturalmente nessuna radio libera si sognava di versare diritti,anche perchè in generale erano autofinanziate e chi vi lavorava,non solo lavorava gratuitamente,ma contribuiva anche ai costi fissi della radio,che erano poi soltanto attrezzature (antenna e altro) e costo dei locali,se non si era ospitati da qualche organizzazione.
Nel 1976 la Corte Costituzionale tornò sull'argomento per rispondere a numerose eccezioni di incostituzionalità o richieste di parere di pretori di tutta Italia e dichiarò inammissibili,con la storica sentenza 202/1976 del 28 luglio 1976,le parti delle leggi in vigore che vietavano le trasmissioni in ambito locale,confermando la interpretazione estensiva della legge 103/1975 e dando il via definitivo alla radiofonia privata in Italia.
Era questo il cosiddetto "Far West dell'etere",tollerato dai governi degli anni '80,con vantaggio finale di un solo gruppo industriale privato,che è emerso come vincitore unico da 14 anni di regolamentazione carente,e con il successivo consolidamento della situazione oligopolistica di fatto esattamente quella che si proponeva di evitare la legge 223 del 1990,la famosissima legge Mammì.Peraltro anch'essa inapplicata a tutt'oggi per la parte che riguarda la radio,a conferma del ruolo marginale che politica e industria attribuiscono a questo mezzo di informazione e di intrattenimento.Ma anche il piano frequenze analogico generale è rimasto sostanzialmente fermo.
Nella radiofonia privata degli anni '70 il problema era invece rappresentato dall'eccessivo affollamento nelle grandi città e dalla parallela assenza totale di un piano delle frequenze,essendo il quadro legislativo ancora quello dei tempi del monopolio. A più di quarant'anni di distanza da allora,nessuno pensa più alle radio come radio libere,ma solo come radio commerciali.E purtroppo proprio le esigenze commerciali hanno livellato lo standard verso i gusti musicali più comuni,e hanno tristemente allontanato ogni velleità di sperimentazione.
ABBIATEGRASSO
e le sue vecchie radio
Abbiategrasso è, nell'hinterland di Milano, una delle cittadine più popolose, tante sono le iniziative che la caratterizzano ma rispetto al passato, se si presta un po' di attenzione manca qualcosa.Infatti fino alla fine degli anni '80, inizi '90 Abbiategrasso vantava ben tre emittenti radiofoniche: Radio Abbiategrasso, Radio Studio Elle e Rete c Radio. Queste sono scomparse nel tempo, lasciando alle spalle esperienze e una buona parte di storia, perchè anch'esse hanno collaborato a scriverla, della nostra cittadina.Le radio locali hanno, da sempre, avuto vita difficile. Non è semplice far coincidere le iniziative con gli interessi della zona in cui si trasmette e da dove arrivano i maggiori ascolti. Oltre ai fondi e all'avvalersi di abili collaboratori una radio locale deve sempre rimanere attaccata alla realtà locale, non può dimenticarsene. I palinsesti che ancora oggi troviamo sui vecchi numeri degli anni '80 di “Ordine e Libertà”, soprattutto quelli di Radio Studio Elle, mostrano una bella realtà radiofonica, una ricchissima scaletta, che iniziava con il programma “Milanomattina” alle ore 7 e terminava alle 20 con l'ultimo notiziario, per poi lasciare spazio alla rotazione musicale per tutta la notte. Una buona parte del palinsesto era dedicata ai quiz a premi, praticamente scomparsi nelle radio contemporanee. Dalle ricerche che ho fatto per ripercorrere la storia delle emittenti abbiatensi viene fuori che queste erano considerate radio di spicco all'interno dell'etere regionale, cosa che oggi dovrebbe sottolineare ancora di più il peccato della loro perdita Ad esempio Radio Studio Elle utilizzava frequenze inusuali per quei tempi che gli permettevano di avere segnale e quindi essere ascoltate in tutta la Lombardia, buona parte del Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna fino ad arrivare a toccare la Toscana. Una realtà ben più che locale. La colpa della loro scomparsa non so a che va attribuita, forse ai pochi soldi che girano in ambienti come questi, ma sicuramente sarebbe davvero interessante recuperare oggi, se possibile, quelle
apparecchiature e magari ricominciare a trasmettere. Potrebbe essere uno spunto utile a tutte quelle associazioni culturali di Abbiategrasso che, così facendo, potrebbero realmente creare qualcosa di creativo, utile ed appassionante.Dico questo prendendo come esempio i ragazzi di un'associazione di Cisliano (“Città Sommersa”) che hanno creato, sicuramente con tanti sforzi, una loro radio che trasmette in internet, “Ok Musik” (www.okmusik.com)permettendo a tanti altri ragazzi di collaborare e partecipare al loro progetto.La scelta del web risulta semplice e chiara: per prima cosa perchè la radio in internet è il futuro e seconda cosa scrivere e trasmettere in internet può essere sinonimo di informazione libera e di qualità.
SVIZZERA
VOCI DEI GRIGIONI
VOCI DA RECORD
di ERIKA LIENDERMANN
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Accendi la radio e alzi il volume. È venerdì sera e le Voci del Grigioni italiano ti entrano in casa. La trasmissione è riuscita a rimanere sulla cresta dell'onda – radiofonica – per 70 anni, guadagnandosi così un posto d'onore nel libro dei primati, il famoso Guinness World Records. Le Voci, come vengono affettuosamente chiamate dai suoi ascoltatori, è la trasmissione radiofonica d'informazione settimanale più longeva al mondo. Niente male per un programma dedicato alle sperdute valli grigioni di lingua italiana (Mesolcina, Calanca, Bregaglia e Val Poschiava.
Le Voci del Grigioni italiano hanno emesso i primi vagiti agli albori della Radiotelevisione svizzera, allora Radio Monte Ceneri. Nel 1934, un anno dopo la messa in funzione del trasmettitore nazionale in Ticino, si è iniziato a diffondere la trasmissione «La nostra Mesolcina». Nel 1939 è ribattezzata «Il Quarto d'ora del Grigioni italiano», poi, verso la fine dell'anno, è diventata finalmente «Voci del Grigioni italiano». Nei primi due anni il programma ha subito vari cambiamenti. Soltanto nel 1941 ha assunto le caratteristiche giunte fino ai giorni nostri: è trasmessa ogni venerdì sera, dalle 19.00 alle 19.30 circa, e tratta argomenti di attualità e eventi che hanno luogo nelle quattro valli di lingua italiana nel Cantone dei Grigioni e nella vicina Valtellina. Ha inizio così la storia fortunata delle Voci. Le Voci del Grigioni italiano, così come la RSI, sono nate in un periodo storico in cui la Svizzera era chiusa a sud e a nord da due regimi totalitari. «All'epoca Mussolini non esitò a rivendicare l'adesione della Svizzera italiana all'Italia fascista. È in questo contesto che prendono il via diversi programmi speciali a Radio Monte Ceneri», ricorda lo storico Ivo Rogic.
    
       
    
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