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| No Palio: la raccolta
firme continua |
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| La campagna NOPALIO, avviata da IHP per chiedere il divieto di utilizzo di animali nei palii e nelle feste popolari, prosegue e la raccolta firme è stata prorogata al 30 giugno.L’iniziativa ha avuto l’adesione di molte associazioni italiane e straniere (vedi elenco), che nelle prossime settimane saranno chiamate a unire le loro voci per chiedere la fine di uno sfruttamento ormai anacronistico e fino ad oggi addirittura tutelato dallo Stato contro ogni logica: infatti, la legge 189 del 2004 contro il maltrattamento di animali non viene applicata “alle manifestazioni storiche e culturali organizzate dalla Regione competente”. Una deroga inaccettabile, poiché i fatti dimostrano che le amministrazioni locali sono molto interessate al giro d’affari e poco al benessere degli animali.La stragrande maggioranza dei cittadini italiani e i turisti stranieri amano le manifestazioni storiche del nostro Paese, purché non vengano sfruttati o uccisi animali: firma anche tu per dare sostegno a questa iniziativa e far sì che l’Italia mostri solo il volto migliore di sé. |
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| Immigrati, la tassa
sarà per intero |
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| Resta la tassa, si allungano i permessi. È la "rivoluzione" annunciata dal Viminale: basta rinnovi e scadenze ravvicinate nel tempo, i permessi di soggiorno dureranno più a lungo (anche il doppio). Non solo. Chi perde il lavoro avrà più tempo per cercarne un altro (il permesso per attesa occupazione passa da sei mesi a un anno) o un permesso illimitato se ha un contesto familiare che garantisca il suo sostentamento. E la nuova tassa firmata Maroni-Tremonti? Si pagherà per intero, ma meno spesso. Ecco i punti della bozza alla quale stanno lavorando in queste ore i tecnici dei ministeri dell'Interno e del Lavoro: sulla vita dei migranti si annuncia l'intervento più radicale dai tempi della Bossi-Fini.Ad offrire lo spunto per rivoluzionare la materia è il decreto Maroni-Tremonti, entrato in vigore il 30 gennaio scorso: col provvedimento nasce una nuova tassa (tra 80 e 200 euro, a secondo del tipo di permesso) per gli immigrati che intendono richiedere il rinnovo o rilascio dei documenti. Un balzello che si va ad aggiungere alle altre spese già sostenute per la pratica: 27,50 euro per il rilascio del permesso elettronico, 30 euro per il servizio delle Poste e 14,62 euro in marca da bollo. Il governo Monti, ereditata la stangata, ha preferito mettere mano all'intera materia dei permessi di soggiorno, piuttosto che intervenire sulla nuova tassa (il cui mancato introito potrebbe peraltro configurarsi come danno erariale per la Corte dei Conti). "La norma che stiamo mettendo a punto - ha annunciato il 1° febbraio il ministro dell'Interno, Annamaria Cancellieri, alla commissione Affari Costituzionali della Camera - rivoluzionerà completamente il sistema dei permessi". E, stando alle prime indiscrezioni che arrivano dai ministeri competenti, l'annuncio potrebbe presto realizzarsi. Innanzitutto si lavora ad allungare i permessi di soggiorno: di tutti, da quelli della durata di tre mesi, a quelli che scadono dopo due anni. Tra le varie ipotesi sul tavolo, si mira anche a raddoppiarne la durata. Un modo per ridurre la nuova tassa Maroni-Tremonti, che rimane in piedi ma verrà pagata meno frequentemente (visto il prolungarsi dei permessi): una risposta alle richieste dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil, che hanno più volte manifestato contro la nuova stangata. Un modo anche per semplificare la vita dei migranti, alle prese ogni anno con la burocrazia dei permessi. Il governo prevede di allungare a un anno la durata del permesso di soggiorno per attesa occupazione. "Un anno di tempo o più in caso di cassa integrazione, indennità di disoccupazione e ammortizzatori sociali, invece di sei mesi", conferma il sottosegretario al Welfare, Maria Cecilia Guerra. Oggi chi perde il lavoro ha solo sei mesi di tempo per cercarne un altro, pena la scadenza del permesso. "Sei mesi per ritrovare un lavoro mi sembrano pochi - aveva detto anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini nel maggio 2010 - vista la congiuntura economica andrebbe previsto almeno un anno". E ancora: "Un'altra norma che portiamo avanti - spiega Cecilia Guerra - permetterebbe di non far scadere il permesso di soggiorno a quegli immigrati che perdono il lavoro e che si trovano in un contesto familiare in grado di garantire il sostenimento economico. Il permesso di soggiorno non scadrebbe finché c'è la possibilità di un mantenimento".E ancora: per accelerare le pratiche si spinge sui permessi elettronici e l'uso di internet. Un programma informatico consentirà, nello stesso momento in cui si formula la domanda online, di ottenere gli appuntamenti necessari al disbrigo della pratica. Si partirà a giorni, assicura il ministro Cancellieri, "appena sarà pronto il software per rendere del tutto operativo il sistema che consentirà di alleggerire le pratiche e contrarre i tempi". Si pensa anche alla possibilità di bypassare le Poste, attraverso l'utilizzo della posta elettronica certificata per i migranti che ne dispongono. Resta però sul tavolo il problema della sicurezza della procedura via email, visto il rischio contraffazioni: oggi Poste rilascia una ricevuta all'atto di presentazione della domanda difficilmente falsificabile (grazie al codice ologramma). |
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| Inquietante aumento
di suicidi per
ragioni economiche |
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| Tema drammatico quello dei suicidi per ragioni economiche, con inquietante aumento di casi tanto nell'ambito della piccola e media imprenditoria, tanto nell'ambito della cosiddetta "gente comune" (come ad esempio persone improvvisamente senza lavoro, senza più redditi per andare avanti e per mantenere la propria famiglia, ma anche persone gettatesi giù dal balcone nell'imminenza di uno sfratto o all'arrivo dell'ufficiale giudiziario).Quali gli strumenti per una prevenzione efficace di questo triste fenomeno? Quali ammortizzatori sociali vanno predisposti e immediatamente resi disponibili per frenare questo abbandono a se stessi dei cittadini, prima che l'angoscia per una difficile situazione economica (ma molto spesso anche per una difficilissima situazione di mera sussistenza) si traduca in un atto di lucida disperazione? Con questi interrogativi aperti, è perlomeno opportuno sottolineare che troppo facile, e a volte sin troppo disinvolta, è una interpretazione di tali fenomeni in chiave di ‘depressione’.Che poi uno stato di profonda demoralizzazione, di grande avvilimento psicologico e morale, possa instaurarsi in caso di gravi difficoltà economico-finanziarie, è altra cosa: del tutto normale, del tutto naturale, e sempre degna di riparo da facili stigmatizzazioni, da eventuali tentazioni di spostare l'attenzione dal problema oggettivo alla sfera morale-psicologica del soggetto che in quel problema è immerso.Ma spesso, come già fatto cenno, al "gesto estremo" si arriva appunto in uno stato di disperazione lucida: e quella disperazione può essere così lucida da indurre a lasciare un biglietto con qualche razionale e succinta spiegazione, del tipo: "scusatemi, semplicemente non ce la faccio più", o "mi scuso, ma è l'unico modo per venirne fuori".In molti casi la disperazione è così tanto lucida da comprendere in sé la volontà di dar prova (di dare un segno, di dare una manifestazione) della sincera prostrazione morale per aver seppur involontariamente coinvolto la vita di altre persone in quella situazione di difficoltà economiche per la quale non c'è più alcuna porta aperta: è il caso, ancora, di vari imprenditori che si sono visti costretti a licenziare i propri dipendenti, costretti a frantumare così il sogno e l'impegno e la tenacia profusi in una progettualità lavorativa significante anche una progettualità del "realizzare insieme", una progettualità collaborativa, una progettualità esistenziale corale.Altrettanto grave è la situazione di molti singoli professionisti, e di molti singoli artigiani, titolari di piccole imprese e altri operatori economici, che si sono sempre mossi all'infuori di logiche clientelari e corporativistiche di categoria, che hanno sempre cercato di non chiedere niente a nessuno neanche nei momenti più difficili, che hanno investito le loro energie nella fiducia sulle loro competenze, nella fiducia su un percorso di qualità che, per essere mantenuto tale, abbia evitato mediocri logiche di convenienza, di condizionamenti e di “bluff” a scapito appunto della qualità (e della deontologia stessa del mestiere), anche quando ciò avrebbe potuto far imboccare comode scorciatoie.E sembra a volte che la scelta e la strada della qualità (la qualità e, con essa, il credo in ciò che si fa), debba come essere punita. Un discorso, questo, che porterebbe molto lontano ma che sicuramente, prima ancora e a monte di tante difficoltà materiali oggettive, andrebbe forse indagato anche in quella zona grigia che sta tra il disinteresse, specie per i “non garantiti”, e l’ammorbamento di energie vitali, tra l’insofferenza e l'invidia sociale. E potrà forse suonare scontato il dirlo, ma è il caso di ricordare che anche la semplicità è una qualità, lo è dunque anche una vita che, anche qui lontana da logiche di consociativismo e di “reti a tutti i costi” (incluse quelle microterritoriali, che ancora stentano a farsi largo nel dibattito sui diritti sociali del cittadino), venga trascorsa consapevolmente nella morigeratezza di uno stile di vita relazionale, nella capacità di essere soddisfatti di ciò che si è e di ciò che si ha, nella ricchezza dell’essenzialità o della essenzialità tout court. Quanto anche questo tipo di qualità può dirsi al riparo? Quanto è al riparo - anche dall’indifferenza e anche dall’abbandono di tipo sociale - la vita stessa dell’individuo/cittadino in sé per sé considerato? Con un esempio terra-terra che riporta al caso di tragedie recenti di persone comuni che avevano avuto difficoltà con l’affitto (e ovviamente con tutti i problemi conseguenti): com’è possibile che un cittadino che versi in una situazione simile non riesca ad ottenere in tempo utile un’attenzione, un ascolto e quindi un aiuto fattivo alla stessa stregua di chi invece, versando nella sua stessa situazione oppure in una situazione anche molto meno critica, riesce subito ad avere un appuntamento nelle sedi istituzionali locali (o in strutture collegate alle istituzioni locali) perché ha conoscenze che contano in quelle sedi? E quanto incide sul morale di quella persona anche già il fatto di non avere nessuna risposta alle sue telefonate, alle sue lettere, a volte neanche il rispetto di un appuntamento già precedente fissato e per il quale siano state fatte ore e ore di attesa, attendendo inutilmente la comparsa ora del sindaco, ora dell’assessore di turno? Si potrà obiettare, su questo punto, che ogni singolo cittadino ha comunque la possibilità di autotutelarsi da simili comportamenti, già a partire dalla denuncia (oppure dell’esposto-denuncia) per omissione d’atti d’ufficio, per poi attivarsi anche in sede civile. Già, ma tutto questo come? e poi con quali tempi? e con quali costi anche umani, quand’anche abbia diritto all’assistenza di un legale d’ufficio? |
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| I Prof. inciampano
sulla casa popolare |
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| di FLAVIA NUVOLI
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Il governo dei Professori inciampa nelle case popolari. E il gradino fatale è l'Imu, la nuova tassa sugli immobili che sostituisce la vecchia Ici, ma solo come etichetta. Perché sarà più onerosa, questo lo sappiamo già, ma anche assai velenosa se è vero che da quest'anno pure gli alloggi popolari, che sono di proprietà pubblica, saranno soggetti a tassazione. Un paradosso soprattutto perché questi appartamenti, che come è noto dovrebbero servire a dare una casa a chi non ce l'ha, vengono considerati alla stregua delle seconde case. Tassate più o meno come uno chalet in montagna o uno studio in riviera. Morale della favola, prima di fare qualunque considerazione (e ce ne sarebbero a bizzeffe) occorre dire che la stangata che sta per ricadere sulle Atc, ovvero le Agenzie territoriali della casa, solo a Torino, vale più o meno 15 milioni di euro, calcolando che vengono gestiti circa 33mila alloggi e che, con magazzini e garage, le unità immobiliari censite arrivano a oltre 40.000. Una botta terribile che va considerata nel suo intero, ossia a livello nazionale, e con un impatto devastante. E' così che i Professori intendono risanare i bilanci dell'Italia che fatica ad arrivare a fine mese? Confidiamo che si tratti di un errore, di una panzana, peggio, di una bufala colossale. E il perché è presto detto: le Atc gestite bene o male che siano - e questo non compete a noi dirlo - svolgono fino a prova contraria una funzione sociale su una fascia di cittadini che certo non viaggiano in Suv né fanno le vacanze a Cortina, ma hanno addirittura il problema di mettersi un tetto sulla testa. Se, e il dubitativo ci auguriamo sia lecito, si dovessero pagare queste imposte, le Agenzie non avrebbero più un becco di un quattrino per gestire il patrimonio e, soprattutto, per fare quelle manutenzioni che già ora incidono - siamo sempre a Torino - per 6 ai 7 milioni di euro l'anno, con un problema endemico: la mancanza di fondi. A ben guardare infatti, già oggi le Atc vivono sul filo della sopravvivenza: centinaia di alloggi fermi per le manutenzioni, turnover difficile nelle assegnazioni, migliaia di sfratti, occupazioni abusive. Quanto basterebbe per considerarle soggetti bisognosi di finanziamenti o per lo meno degne degli stessi trattamenti che potrebbero essere riservati a banche, assicurazioni, case di cura, ospedali, uffici pubblici, prigioni, scuole, collegi, convitti, ospizi, conventi.Un mix di potere, salute e misericordia nel quale evidentemente stonano le case popolari per via di chissà quale preconcetto. L'auspicio e che possa esserci stato un errore di calcolo da parte degli esimi consiglieri dei Professori, i quali magari hanno fatto di conto sulle case costruite, senza distinguere i castelli dagli ostelli e poi, per buona misura non tornando i conti, le hanno pure considerate seconde case. Sull'equità non ci pronunciamo ma possiamo assicurare che, fatte rare eccezioni, da tempo personaggi come Briatore non abitano più in periferia nei due camere e cucina che sono il modello clou dell'edilizia popolare. |
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| Selex Finmeccanica
alla corte di Emiri
e Sceicchi |
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| di SUHAILA HASSAN
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Gli inquirenti che indagano sulle sovrafatturazioni che hanno consentito di accantonare le somme di denaro poi distribuite a funzionari e politici per ottenere in cambio appalti, ipotizzano che i lavori nello scalo aereo dell’emirato siano stati determinanti per i “fondi neri” di casa Selex. In Qatar, nel 2009 l’azienda ha ottenuto un appalto per l’installazione dei sistemi di controllo meteorologico e del traffico aereo.Dopo aver subappaltato i lavori di allestimento delle strutture civili alla Renco S.p.a. di Pesaro, Selex le avrebbe affiancato, senza che ce ne fosse bisogno, la Print System di Tommaso Di Lernia. Attraverso un contratto del valore di un milione e 100mila euro, le fu affidata uno “studio di fattibilità” del progetto, comprensivo di sopralluoghi tecnici, studi geologici, carotaggi e perforazioni, rilievi delle falde acquifere, ecc.. Prestazioni che secondo i magistrati, non sarebbero state eseguite, consentendo la creazione di un surplus debitamente convertito in tangenti. Come ammesso dall’unica funzionaria della Print System impiegata in Qatar, Dominga Pascali, l’intervento si sarebbe limitato a qualche rilievo fotografico dei cantieri e alla pubblicazione di una brochure. Nei libri contabili, la Guardia di finanza avrebbe rintracciato solo una ventina di fatture relative alle spese di viaggio della donna in Qatar, per una spesa complessiva di cinquemila euro. Grandi affari quelli di Selex Sistemi Integrati in Qatar e negli altri emirati del Golfo.Sbarcata a Doha alla fine degli anni ’80 per fornire due radar e un centro di controllo, Selex si è presto affermata come una delle aziende di fiducia delle autorità aeroportuali locali. Meno di tre anni fa ha sottoscritto due contratti, del valore complessivo di 130 milioni di dollari, riguardanti la progettazione e l’installazione dei sistemi per il controllo del traffico aereo e la loro manutenzione per un periodo di cinque anni. Nel luglio 2009 è stato siglato un ulteriore contratto di 2,6 milioni di euro per la fornitura di un sistema A-SMGCS (Advanced Surface Movement Guidance & Control System) per il miglioramento delle condizioni di sicurezza dei movimenti a terra nell’aeroscalo internazionale di Doha.Commesse milionarie di guerra quelle di Selex Sistemi negli Emirati Arabi Uniti, dove l’azienda italiana è presente dal 2005 in joint venture con il cantiere Abu Dhabi Ship Building.Denominata Abu Dhabi Systems Integration (ADSI), la joint venture è impegnata nel programma “Baynunah” per lo sviluppo e la produzione di sei corvette da 70 metri per la Marina militare EAU. Selex, in particolare, cura la realizzazione del sistema di combattimento IPN-S/R e quello di controllo del tiro NA25XM.Sempre attraverso ADSI, l’azienda italiana è stata chiamata nel febbraio 2009 ad equipaggiare i dodici pattugliatori veloci acquistati dalla Marina emiratina nell’ambito del programma “Ghannatha”. Il contratto prevede la fornitura dei sistemi di comando, controllo e combattimento e del sofisticato sensore elettro-ottico Medusa MK4/B. Valore della commessa, 70 milioni di euro. Selex è stata pure selezionata per il programma relativo alle corvette classe “Abu Dhabi”, a cui fornirà ancora i sistemi di combattimento IPN-S/R, quelli di controllo tiro NA30S, i radar multiruolo KRONOS e i sensori Medusa. All’equipaggiamento della imbarcazioni militari partecipano altre due aziende del gruppo Finmeccanica: Oto Melara (che fornirà i cannoni da 76/62 “Super Rapido”) e WASS (un sistema per la guerra anti-sottomarini). Il contratto per la nuova classe di corvette ammonta complessivamente a circa 45 milioni di euro, 15 dei quali di pertinenza Selex).Nel 2010, la società ha ottenuto un ordine per i sistemi di combattimento navale destinati ai due pattugliatori stealth della classe “Falaj-2” che saranno consegnati alla Marina degli Emirati dall’italiana Fincantieri. A bordo delle unità verranno installati anche il sistema per le comunicazioni voce in banda HF e V/UHF prodotto dalla “sorella” Selex Elsag e i cannoni “Super Rapido” di Oto Melara. Selex Sistemi Integrati fornirà altri sei sensori Medusa MK4/B ai pattugliatori della Guardia costiera EAU.Recentemente, l’azienda ha pure firmato due contratti per il valore complessivo di 31 milioni di dollari con le autorità del Bahrain e del Kuwait relativi alla fornitura di radar di sorveglianza e altri sistemi per il controllo del traffico aereo. In Yemen è stata avviata l’installazione di sei stazioni di sorveglianza costiera VTS (Vessel Traffic System) e la formazione del personale della Guardia costiera nazionale incaricato. Altri sistemi per il controllo dello spazio aereo sono stati installati da Selex Sistemi Integrati negli scali di Jeddah e Riyadh, in Arabia Saudita.Top secret invece il nome del paese mediorientale con cui è stato siglato a fine gennaio 2011 un contratto di oltre 10 milioni di euro, che prevede la consegna all’Aeronautica militare locale di “stazioni di riparazione e collaudo per la manutenzione di componenti elettronici di radar ATCR e di radar di approccio PAR (Precision Approach Radar)”, come recita lo stringato comunicato emesso dall’azienda. “Il sistema permetterà alla forza aerea sia di accrescere le proprie capacità operative nella gestione dello spazio aereo, riducendo significativamente i tempi di riparazione dei componenti guasti, sia di rafforzare la propria capacità di autonomia nell’esercizio degli apparati”, aggiunge Selex.“La firma di questo contratto segue un precedente accordo siglato nel giugno del 2010, del valore di circa 10 milioni di euro, relativo alla fornitura di un set di radar ATCR e PAR”. Oscure (e sospette) le ragioni per cui amministratori e manager hanno scelto di non fornire l’identità del destinatario delle apparecchiature militari. |
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| Allarme Tac:
aumenta il
rischio di cancro |
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| (L.B.) - Anche una Tac puo' essere un rischio per la salute. Le radiazioni a bassa intensita' aumentano il rischio di sviluppare il cancro. A queste conclusioni e' giunto l'Istituto Ramazzini, dopo una lunga serie di esperimenti su circa 10.000 ratti. A parlarne, a margine del congresso nazionale della Societa' italiana tumori a Bologna, e' Fiorella Belpoggi, direttrice del centro di ricerca "Cesare Maltoni" dell'istituto Ramazzini. "Prima di fare una Tac per ogni minima cosa, pensiamoci bene- avverte Belpoggi- il consumismo anche in questo tipo di prestazioni sanitarie e' all'opposto rispetto alla difesa della salute". Le radiazioni a bassa intensita', spiega Belpoggi, potrebbero essere all'origine dei tumori al pancreas e alla mammella. Se a queste onde si associano anche gli effetti di un campo magnetico, "l'incidenza puo' essere di tre volte superiore". I risultati degli esperimenti sono stati presentati al congresso in una relazione di Morando Soffritti, della direzione scientifica del Ramazzini. "E' noto da oltre 100 anni che l'esposizione a radiazioni ionizzanti determina l'aumento di rischio di tumori- scrive Soffritti- studi epidemiologici hanno evidenziato che il rischio di cancro si manifesta a livelli espositivi molto bassi", ovvero al di sotto di 10-20 rad. Per confermarlo, l'istituto Ramazzini ha dunque condotto numerosi esperimenti su ratti in giovane eta', scoprendo che "la dose piu' bassa di 10 rad ha un effetto cancerogeno per la mammella e il pancreas". In un secondo esperimento, poi, alcuni ratti sono stati esposti sia a radiazioni di bassa intensita' sia a campi magnetici, evidenziando un'incidenza del cancro al seno "tre volte superiore". |
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| Diecimila insegnanti
in esubero riconvertiti
sul sostegno |
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| Taglio di 10 mila posti in arrivo attraverso la riconversione su sostegno degli insegnanti in esubero. Ma le associazioni di precari e di genitori non ci stanno. Lo scorso 16 aprile, il ministero dell'Istruzione ha emanato il decreto che consentirà a oltre 10 mila insegnanti in esubero - senza più una cattedra sulla quale insegnare a causa del megataglio di 87 mila posti operato dalla gestione Gelmini/Tremonti - di acquisire la specializzazione prevista per insegnare agli alunni portatori di handicap ed allontanare lo spettro della mobilità forzosa e del licenziamento.Ma per la Flc Cgil "non è così che si risolve il problema degli esuberi". Lo scorso mese di dicembre, sembrava tutto pronto ma poi l'Ansas - l'Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica - preferì ritirare il bando per il reclutamento dei tutor per i corsi di riconversione che organizzeranno le università. A spingere il ministero a una pausa di riflessione sono state le proteste delle associazioni di disabili, Fish (Federazione italiana per il superamento dell'handicap) in testa, che non ritenevano sufficiente un corso di appena 120 ore per trasformare docenti in esubero in insegnanti di sostegno.Ma dopo una revisione del bando che prevede un corso di 426 ore strutturato in tre livelli - base, intermedio e avanzato - il mese scorso è stato pubblicato il decreto che lancia i corsi. "Riteniamo che il tema esuberi per il comparto scuola - spiega Domenico Pantaleo - non possa essere archiviato stabilendo una riconversione su sostegno, volontaria, ma che nei fatti si traduce in scelta obbligata, essendo allo stato l'unica scelta possibile". Entro il 25 maggio, i direttori scolastici regionali dovranno comunicare al ministero i nominativi di coloro che intendono seguire i corsi di riconversione e subito dopo partiranno le lezioni.I docenti in esubero sono attualmente 10.443 e parecchi stanno aderendo alla proposta del ministero di riconvertirsi. Ma "è evidente - continua Pantaleo - che l'effetto di tutto ciò determinerà una ulteriore perdita di posti per i docenti a tempo determinato, innescando l'ennesima contrapposizione tra il personale". I precari che lavorano su sostegno, alcuni da anni, sono almeno 40 mila e saranno proprio loro i primi a fare le spese della riconversione dei colleghi in esubero perché il decreto che istituisce i corsi prevede che basterà superare la prova finale del livello base per essere "utilizzati su posto di sostegno".Basterà seguire cioè 120 ore di corso per entrare in classe e lavorare con gli alunni disabili. Ma i precari non ci stanno. Pochi giorni fa, un gruppo di supplenti di Reggio Calabria ha scritto al ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, manifestando tutte le loro perplessità. "Vogliamo sottolineare che tali corsi generano una disparità di trattamento fra docenti, in quanto il titolo verrà conseguito con modalità diverse rispetto a quelle richieste al personale oggi in servizio, innescando una poco costruttiva 'guerra fra poveri', arrecano un notevole danno agli studenti". I precari, per ottenere la specializzazione su sostegno, hanno seguito corsi di due anni (per 800/1.600 ore) mentre ai docenti in esubero ne basteranno appena 120. "I percorsi di riconversione, che si effettueranno in modo affrettato e quindi superficiale, saranno frequentati da docenti, per la maggior parte, demotivati e poco inclini a tale tipo di insegnamento, considerato solo un ripiego per evitare la mobilità forzata o addirittura il licenziamento. Noi , precari di sostegno siamo fantasmi per la scuola, ma fantasmi che hanno lottato per acquisire la propria professionalità, che hanno affrontato anni di studio, che hanno coperto sedi disagiate, che hanno affiancato allievi con le più diverse patologie, che si sono aggiornati a loro spese". E invitano Profumo "ad analizzare bene la situazione" per evitare di "essere privato del proprio lavoro e della propria dignità", di diventare "figli di un Dio minore" a quarant'anni ed oltre. |
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| Il governo dà l'ok agli inchini:
avanti Schettino |
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| E alla fine ha vinto ancora una volta il Dio denaro. Sì perché sono bastate le proteste dei comuni del Tigullio (in particolare Santa Margherita, Camogli, Portofino e Rapallo) per far modificare il decreto «salva coste», in vigore soltanto dal 7 marzo scorso. Un decreto che era nato proprio per rimediare alla tragedia del Giglio, quando per quell’inchino maledetto la nave della Costa Concordia è affondata a pochi metri dall’isola toscana, portandosi con sé trentadue vite. Da quel 13 gennaio tante sono state le polemiche sulla mancanza di una normativa che vietasse alle navi da crociera di avvicinarsi così tanto alle coste. Un rischio, infatti, non soltanto per la sicurezza dei passeggeri ma anche per l’ambiente.Dopo mesi di discussione è arrivato il decreto rotte sicure (ribattezzato anche anti-inchini), firmato dai ministri dell’Ambiente, Corrado Clini, e dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Tra i punti fondamentali del provvedimento proprio quello che riguarda le navi superiori alle 500 tonnellate; per loro il divieto navigazione entro 2 miglia dalle aree cosiddette protette. Ma la viva protesta delle zone interessate ha fatto sì che nel corso del Consiglio dei ministri di lunedì il testo del decreto venisse «corretto», abbassando il limite a 0.7 miglia (poco più di 1.000 metri circa). Tanto per fare un esempio, la Costa Concordia si è incagliata in uno scoglio mentre navigava a circa 500 metri dalla costa dell’Isola del Giglio.Tutto, insomma, è tornato «alla normalità», come ha scritto con tono festoso sul suo profilo Twitter il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. Un annuncio seguito dalla direttiva della Capitaneria di porto che precisa: «L’autorità marittima ha disciplinato attraverso l’individuazione di punti di fonda l’accesso delle sole navi da crociera i cui passeggeri dirigono poi nei porti di Santa Margherita Ligure, Portofino e Rapallo. Le aree sono a circa 0.7 miglia dal perimetro esterno dell’area marina protetta di Portofino». Tradotto: adesso i passeggeri potranno scendere tranquillamente a comprarsi magliette, collanine e portachiavi e far ripartire così l’economia dei comuni marittimi.Nonostante gli annunci trionfali del ministro Clini, quindi, che dopo l’entrata in vigore del provvedimento parlava di «un segnale forte per il turismo sostenibile, una norma quadro che prevede una zona cuscinetto tra aree particolarmente sensibili e le navi», il governo ha fatto un repentino dietrofront, preferendo ancora una volta l’aspetto economico a quello ambientale e, soprattutto, di sicurezza. Soltanto domenica è stata avvistata a circa un miglio da Capo Ampelio la Liberty of the Seas della compagnia americana Royal Caribbean. Anche se la zona non è tra quelle protette e quindi non è applicabile il limite delle 2 miglia, la vicinanza ha suscitato subito timore e allo stesso tempo rabbia che potesse trattarsi dell’ennesimo inchino (smentito poi dalla stessa compagnia). «La tragedia della Costa Concordia non ci ha insegnato nulla - continua il responsabile di Legambiente -. È davvero un peccato perché nel mondo della navigazione sono sempre gli incidenti a migliorare la normativa. Dal Titanic in poi. Ci sarebbe piaciuto che la Concordia, oltre a essere quello scempio che ora deturpa le coste del Giglio, diventasse anche un provvedimento legge. Così non è stato». |
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| In Campania si muore
di più di tumore
rispetto al Nord Italia |
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| In Campania si muore di cancro. Molto di più che in altre regioni d'Italia. Soprattutto a Napoli e Caserta, le due province dove si è registrato l'incremento più spaventoso dei tumori negli ultimi 20 anni. E non sono più sospetti o timori, adesso ci sono dei dati ufficiali. Sono quelli, davvero preoccupanti, resi noti dall'Istituto Pascale che ha firmato una ricerca, con fonte Istat, con il direttore scientifico dell'istituto Aldo Vecchione, il direttore della struttura di epidemiologia e prevenzione Maurizio Montella, e la dottoressa Anna Crispo.Secondo la ricerca, in provincia di Napoli si è avuto un incremento dei tassi di mortalità del 47% tra gli uomini e del 40% per le donne. A Caserta i numeri "scendono", si fa per dire, al 28,4% per gli uomini e al 32,7% per le donne. Un aumento così grave da non poter essere imputabile alle solite cause fisiche. Come ammettono gli stessi ricercatori, per forza c'entra un dato ambientale.Questo anche perché le tipologie di tumore in aumento sono in netta controtendenza rispetto al resto d'Italia.Ad esempio, per il colon-retto, in provincia di Napoli (negli uomini) si riscontra un tasso del 17.1 nel triennio che va dal 1988 al 1990 e del 31.3 nel periodo che va dal 2003 al 2008; mentre per le donne è del 16.3 e 23.3 negli stessi anni di riferimento; a Caserta i tassi sono del 19.3 e 30.9 per i maschi e del 16.4 e 23.8 per le donne.Questo significa che si contano 1.200 morti l'anno per il solo tumore del colon-retto tra Napoli e Caserta.E non va meglio per il tumore del polmone, nelle donne della provincia di Napoli si riscontra infatti un incremento superiore al 100 per cento e del 68 per cento a Caserta.Negli anni Ottanta la mortalità per tumore era più alta al Nord. Ora però le percentuali sono cambiate tantissimo, perché al Nord la situazione si è stabilizzata, mentre al Sud è in continuo aumento. Come riporta il Corriere del Mezzogiorno, il direttore della struttura di Epidemiologia punta il dito contro "la disattenzione delle istituzioni sanitarie regionali". Le condizioni per lavorare non sono neppure delle migliori: "Io e i miei collaboratori abbiamo dovuto comprare delle stufe elettriche perché le nostre stanze non sono dotate di riscaldamento", dice ancora Montella. |
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| Le cause innanzi al
giudice di pace sono
aumentate del 50% |
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 |
| di ENRICO CASTELLI
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Lo rivela uno studio di Bankitalia: al giudice di pace il 40 per cento delle cause di primo grado.“Sellate la mula!” urlava Don Lollò Zirafa ogni qualvolta si presentava la benché minima questione legale tanto da dover recarsi pressoché quotidianamente dal proprio avvocato. Lo sapeva bene il premio Nobel Pirandello in una delle sue più note commedie, “La giara”, nel sottolineare coloritamente una caratteristica tutta italica quale quella di dover ricorrere per ogni controversia, pur piccola che sia, alla Giustizia.La conferma che a quasi cent’anni dallo scritto pirandelliano nulla sia cambiato e che anzi gli italiani hanno aumentato la facilità con cui ricorono alle aule dei tribunali anche per vicende di minore entità, viene dallo studio “La litigiosità presso giudici di pace: fisiologia e casi anomali”, pubblicato dalla Banca d’Italia all’interno della collana “Questioni di economia e finanza” e che è opportuno diffondere per riproporre alcune questioni che da tempo evidenziamo.Secondo la ricerca, infatti, nel periodo compreso fra il 2001 e il 2008 il contenzioso civile e amministrativo presso i giudici di pace è aumentato di circa il 50%. Con una quantità impressionante rispetto alla domanda di giustizia totale secondo cui nel solo 2008 i procedimenti civili sopravvenuti presso gli uffici del giudice di pace rappresentavano il 40 per cento del totale dei procedimenti in primo grado. Ma il dato più rilevante è che tale crescita è dovuta quasi esclusivamente all’incremento dei ricorsi amministrativi, mentre il numero di controversie civili è rimasto essenzialmente stabile.Tali dati non possono che evidenziare come l’incremento dei ricorsi in opposizione alle sanzioni amministrative sia conseguenza diretta dell’aumento del numero di sanzioni amministrative e multe, comminate quale nuovo strumento degli enti locali per “far cassa”.Ma l’introduzione di un contributo con chiara funzione disincentivante di 30 euro progressivamente aumentato sino a 37 euro per l’avvio dei ricorsi contro le sanzioni amministrative di valore fino a 1.100 euro - anche se la stragrande maggioranza dei verbali si assesta intorno a cifre inferiori ai 200 euro - sembrerebbe aver comportato una riduzione delle impugnazioni, più accentuata in alcune delle sedi a più elevata litigiosità.Gli atti di citazione per il risarcimento del danno prodotto da circolazione stradale si caratterizzano per le forti differenze territoriali e per la presenza di situazioni patologiche specie del Centro-Sud come nel caso delle province di Napoli e Caserta. L’analisi empirica, si legge nel documento, mostra che la frequenza di queste cause è strettamente proporzionale al numero di incidenti e con il grado di sviluppo economico, mentre risulta collegata positivamente con il tasso di criminalità, oltre che, con il numero di avvocati, anche se quest’ultimo dato viene contestato dal Consiglio Nazionale Forense con pesanti ricadute, per non parlare di importanti distorsioni, sul mercato assicurativo.Alla luce dei dati ottenuti verrebbe confermata l’evidenza secondo cui in questo settore sono predominanti comportamenti di natura opportunistica. Analogamente il fenomeno delle cosiddette “cause seriali”, sottolinea come in determinate province si registrino variazioni annuali della litigiosità anche di molto superiori al 100 per cento. |
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| Italiani malati di gioco:
Adiconsum Cisl
denuncia il boom |
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| Gli italiani puntano sempre più sul gioco. Tentano la fortuna e spesso finiscono per impegnare ingenti quantità di denaro, col rischio concreto di diventare vittime dell'azzardo. Oltre ai "compro oro", sono infatti gioco e azzardo a crescere sempre più in un contesto economico caratterizzato dalla crisi. È quanto fanno pensare gli ultimi dati sul gioco a distanza: a ottobre c'è stata una raccolta record che ha sfiorato il miliardo e mezzo di euro; nel solo mese di agosto, c'è stato un boom del 75% in più rispetto all'anno precedente. Che l'introduzione di nuovi giochi abbia scatenato il "demone dell'azzardo" nei consumatori? È quanto si chiede Adiconsum, che sta preparando un'inchiesta sul fenomeno e, nel frattempo, riepiloga i numeri resi noti dai Monopoli di Stato e dalle indagini più recenti. Mentre nel 2003 i giochi portavano nelle casse dell'Erario appena l'1,16% del PIL, nel 2010 questa percentuale è arrivata al 3,86% e per quest'anno registrerà un ulteriore, notevole aumento. La raccolta complessiva del gioco legale nel 2011 si avvia verso gli 80 miliardi.
Nel gioco a distanza, si contano oltre 7 miliardi di euro nei primi 10 mesi dell'anno, pari a un aumento del 75% rispetto ad agosto 2010. Le scommesse sportive online rappresentano il 28% del totale. Gli apparecchi da gioco presenti nelle sale e nei pubblici esercizi sono oltre 400 mila - dato denunciato proprio lo scorso ottobre. C'è poi tutto il fronte del gioco illegale, dove - ricorda l'associazione - si contano 3500 siti internet soggetti a inibizione in assenza di autorizzazione, decine e decine di operazioni delle Forze dell'Ordine contro bische clandestine e illeciti, e si stima in "circa 65 miliardi l'anno il giro d'affari del gioco d'azzardo e delle scommesse illegali gestite direttamente dalla malavita".L'inversione di tendenza rispetto a un andamento del gioco stazionario se non addirittura in flessione, spiega Adiconsum, c'è stata a luglio di quest'anno attraverso le nuove disposizioni sul gioco del DL 98/11 (la cosiddetta Manovra di Luglio, che all'art. 24 regola i casinò online e il gioco d'azzardo) con la quale sono stati introdotti numerosi nuovi giochi di carte e di sorte e prevista la concessione di molte nuove autorizzazioni. A luglio sono diventati legali il poker cash (giocato con soldi veri) e i giochi da casinò online quali i dadi, il black jack o la roulette
Denuncia Adiconsum: "Lo Stato deve fare cassa, ma a chi mette le mani in tasca con il gioco? Ai più deboli della società, come sempre, coloro che versando in una situazione economica difficoltosa, precaria e priva di concrete prospettive di miglioramento, sperano inutilmente di conseguire vincite milionarie che come d'incanto rimettano in sesto le finanze familiari".
"E' una piaga sociale che lo Stato non si può permettere di ignorare e tanto meno di fomentare - ha dichiarato Pietro Giordano, Segretario generale Adiconsum - Le famiglie che già stentano ad arrivare alla fine del mese non possono permettersi di sciupare in inutili tentativi di sorte al gioco il 5% o anche il 10% del loro reddito". Ed è stata solo sospesa per motivi tecnici, spiega l'associazione, l'introduzione delle slot machines online e del jackpot progressivo. |
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| Il carbone sul
cielo della Spezia |
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| di BARBARA ROMANO
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L’immagine della ciminiera dell’ENEL accoglie chi arriva alla Spezia in autostrada, e i visitatori diretti alle Cinque Terre, Lerici o Portovenere.Quando nei primi anni Sessanta fu costruita la centrale, le ciminiere che sputavano scarichi tossici tra i monti e il magnifico golfo della Spezia erano quattro. Da qualsiasi punto del Golfo dei Poeti, così chiamato perché ispirò Shelley, Soldati e Montale, si vede il fumo salire lento e inesorabile dagli impianti ENEL. Il cielo sui parchi delle Cinque Terre e Portovenere è pieno di carbone: sono pubblicizzate in tutto il mondo come aree protette, ma le istituzioni non sono state capaci di proteggerle abbastanza.Qualche manager accorto decise di intitolare la centrale ENEL della Spezia proprio ad Eugenio Montale. Negli anni Sessanta bruciava circa 600 mila tonnellate di carbone l’anno, era la più grande d’Europa e rappresentava il 5 per cento della produzione energetica nazionale. Il vento trasportava le sue polveri in tutta la provincia, per poi lasciarle depositare sulle casette colorate che compongono la geografia ligure, sul mare e sui boschi. In quegli anni La Spezia diventò la prima provincia italiana per danni alla vegetazione, a causa delle piogge acide liberate dai gas tossici presenti nell’aria.I polmoni degli spezzini sono pieni di polveri ultrafini cancerogene, che i filtri dell’ENEL non sono in grado di trattenere. La pulizia dei tubi della caldaia, che rilascia una grande quantità di fuliggine, viene fatta di notte. Negli anni Settanta la provincia della Spezia raggiunse il secondo posto in Italia per decessi causati dai tumori dell’apparato respiratorio. Le ultime (e scandalosamente datate) ricerche disponibili riguardano il periodo 2000-2001: mostrano come alla Spezia il tasso di mortalità per malattie tumorali e cardiovascolari sia molto più alto rispetto alla media nazionale. È difficile pensare che sia solo un caso se i maggiori tassi di inquinamento nella regione si riscontrano proprio attorno alle centrali della Spezia e Vado Ligure.A metà degli anni Settanta i partiti “di sinistra” si sostituirono alla DC nell’amministrazione della Spezia, e nel decennio successivo si arrivò a bruciare 1.800.000 di tonnellate di carbone l’anno. La popolazione, stanca di spazzare fuliggine dai propri terrazzi, iniziò a mobilitarsi, e nel Novanta ottenne un referendum consultivo: venne stabilito che la centrale dovesse essere depotenziata, funzionare a metano per più del 50 per cento della sua produzione e chiudere gli impianti entro il 2005. Fu allora che arrivò il colpo di scena: nel 1991 il sindaco Burrafato chiuse la centrale per violazione della legge Merli sugli scarichi termici. Non sembra però possibile chiudere un impianto previsto dal piano energetico nazionale, e la vicenda fu risolta alla maniera italiana: si cambia la legge, e ciò che prima non era legale lo diventa. La centrale fu riaperta e si iniziarono i lavori per renderla compatibile con le esigenze espresse dai cittadini nel referendum del Novanta.Nel 2001 ENEL presentò alla città e ai suoi 220 lavoratori una centrale nuova di zecca: un gruppo a carbone e due a metano, che è più caro ma produce il 90 per cento in meno di polveri sottili. Ad oggi, però, i gruppi a metano sono praticamente fermi e gli impianti funzionano a carbone per l’80 per cento della loro produzione.La centrale Eugenio Montale è, per di più, illegale: non ha ancora ottenuto l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), l’autorizzazione che una direttiva comunitaria aveva stabilito dovessero avere tutti gli impianti entro il 2007. L’AIA viene rilasciata dal Ministro dell’Ambiente sulla base di un lavoro istruttorio svolto da una commissione tecnica, all’interno della quale il comune ha l’incarico di dare un parere sanitario. Nelle prossime settimane la procedura di rilascio dell’AIA potrebbe concludersi, ed ENEL ottenere l’autorizzazione a bruciare carbone per altri 8 anni. Non solo: c’è la possibilità che la centrale sia autorizzata a bruciare anche biomasse e combustibile derivato dai rifiuti (CDR). |
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| Lavoro, crolla il
numero di imprenditori |
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| La crisi cancella gli imprenditori. Quelli che le statistiche Istat definiscono "gestori e organizzatori d'impresa che prevalentemente non partecipano al processo produttivo". Gli stessi che dal 2004 al 2011 sono scesi da 402mila e 232mila. Un crollo del verticale del 42,4% a dimostrazione che investire diventa sempre più difficile. E' quanto emerge da dati Istat sugli occupati con più di 15 anni, con profilo professionale che si distingue dal lavoratore in proprio. Un calo ininterrotto che ha quasi dimezzato questa categoria.Basti pensare come solo nell'ultimo anno il ribasso è stato del 9,8%. Analizzando un arco temporale di 7 anni, il periodo reso disponibile dalle serie storiche dell'Istat, emerge come la riduzione sia iniziata prima della crisi e si sia poi aggravata in seguito. La contrazione economica ha influito sulla caduta del numero degli imprenditori (dal 2011 al 2008 il ribasso è stato del 18,6%), ma sul fenomeno ha anche pesato un processo di aggregazione imprenditoriale.Le donne imprenditrici rappresentano ancora solo una piccola parte della categoria: nel 2011 erano appena il 19,6% (1 su 5) degli appartenenti. |
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| PIEMONTE
Referendum regionale
contro la caccia |
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| Dopo 25 anni di ricorsi e di giustizia negata, in Piemonte è stato indetto ufficialmente il REFERENDUM REGIONALE CONTRO LA CACCIA, per porre una serie di limitazioni all’attività venatoria.Si voterà domenica 3 giugno 2012.Per ora non si parla di abolizione, perché questo aspetto va definito a livello nazionale, ma si potranno votare IMPORTANTI LIMITAZIONI, che sono un primo passo concreto verso un natura senza caccia.I punti che caratterizzano principalmente la richiesta referendaria sono:
1) Limitazione del numero delle specie cacciabili: verranno escluse 25 specie, ne rimarranno solo 4
2) Divieto di caccia nella giornata di domenica.
3) Divieto assoluto di cacciare su terreno coperto da neve.
4) Limitazione ai privilegi concessi alle aziende faunistico-venatorie.
ATTENZIONE: Al quesito referendario occorrerà rispondere SÌ affinchè vengano accolte queste limitazioni.Molte persone non sono a conoscenza di questo importante appuntamento, ma molte persone sono contro la caccia, perchè uccidere gli animali non può essere considerato un divertimento, la caccia è uno “sport” crudele che non ha più motivo di esistere ed inoltre è anche causa di molte morti umane e di gravi danni ambientali.Il 3 di GIUGNO votate Sì per un mondo più civile e pacifico.
L’associazione: “Movimento Vegetariano No alla Caccia”
www.no-alla-caccia.org
info@no-alla-caccia.org |
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| Il problema
con i 500 euro |
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| La banconota da 500 euro è da molti anni al centro di discussioni e polemiche. Molte persone non ne hanno mai usata una, la si vede pochissimo in giro, quasi niente, eppure secondo i dati ufficiali ne circolano molte. La sua esistenza fa a pugni con i dichiarati e praticati impegni a scoraggiare l’uso del denaro contante, specie per grossi pagamenti. Da tempo poi è nota la grande popolarità che questa banconota gode tra criminali e persone addette al riciclaggio di denaro. Qualche anno fa Manuel Estapé Tous sulla Vanguardia, tradotto in italiano da Presseurop, aveva fatto qualche conto: un milione di dollari in biglietti da 100 pesa quasi dieci chili, mentre invece l’equivalente in biglietti da 500 euro pesa meno di due chili. La banconota da 100 dollari – 76 euro, più o meno – è quella di taglio più alto, e nel 1998 un dirigente del ministero del Tesoro americano espresse preoccupazione riguardo il suo uso da parte di criminali. |
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| FUGA DI CERVELLI
La Svizzera una delle
principali mete |
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| (E.L.) - Una delle normali conseguenze delle crisi economiche è l’emigrazione, e gli italiani che sono un popolo di migranti, lo sanno bene. Erano decenni, però, che i flussi migratori dall’Italia avevano intrapreso una costante flessione, eccettuata da qualche timida ripresa negli anni ’90, ma l’aggravarsi della situazione ci ha fatto tornare indietro con migliaia di cittadini italiani che hanno ripreso la via dell’emigrazione.Una delle mete per non dire la principale in questo particolare momento storico che intraprendono i nostri concittadini alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, sembrerebbe ancora una volta la vicina Svizzera. Molti tra questi migranti del terzo millennio sono giovani che nonostante una formazione superiore non riescono a trovare la prima occupazione stabile e l’opportunità di un lavoro dignitoso che quasi di certo troveranno al di là delle Alpi.Fatalmente, quindi, la storia si ripete, ma questa volta l’epoca drammatica ma quasi romantica delle valige di cartone è un ricordo sbiadito e le lacrime d’addio vengono sparse nei terminal degli aeroporti e non più nelle stazioni ferroviarie.Sono oltre 6.200, secondo gli ultimi dati dell’Ufficio federale della migrazione del paese elvetico solo nei primi otto mesi dell’anno, i cittadini italiani giunti in Svizzera, che hanno scelto di abbandonare il Belpaese ed il saldo tra immigrazione ed emigrazione è rispettivamente di 2.800 italiani in più residenti in Svizzera.Un trend che quasi certamente verrà confermato a fine anno e che segna una nuova impennata dell’immigrazione, dopo il calo registrato a partire dagli anni Settanta, la leggera ripresa della fine degli anni Novanta ed il nuovo costante declino sino al 2007 quando molti emigranti europei della prima generazione erano tornati al loro paese di origine alla scadenza del termine previsto per ritirare il capitale accumulato per il secondo pilastro.Alcuni sono partiti sulla scia di familiari o amici, altri più “modernamente”, si sono affidati ad agenzie interinali, ma i più a causa della crisi economica. Molte le difficoltà di questi nuovi migranti: tra le più rilevanti da una parte la mancata padronanza di una delle lingue nazionali e dall’altra, sorprendentemente, il non raro eccesso di qualificazione.Perché non emigrano solo segretarie ed operai ma soprattutto laureati finanche con due o più master e ricercatori. Ma se per questi è già difficile trovare un lavoro, figuriamoci per quelli che non conoscono la lingua del luogo.A chi va bene, riesce a trovare ospitalità presso case di amici, conoscenti o familiari, mentre pare che non pochi finiscano per dormire in automobile. Quasi tutti giungono con pochi spiccioli, senza avere la cognizione del più elevato tenore di vita di quel paese. Per non parlare poi delle istituzioni e organizzazioni con funzione assistenziale per gli emigranti italiani che sono state soppresse o sciolte dopo la fine dei più importanti flussi migratori.Al di là della drammaticità sia delle ragioni che spingono ad emigrare che delle condizioni di vita di questa nuova generazione di migranti, il danno più grande lo subisce proprio il nostro Paese con la fuga di cervelli che ha un impatto notevole sull’economia e che quindi aggrava le prospettive di una rapida uscita dalla crisi dell’euro: un recente rapporto dell’Istituto per la competitività in Italia ha dimostrato che la partenza di ricercatori costa al Paese tre miliardi di euro in brevetti mancati.La ripresa del fenomeno migratorio verso luoghi già meta dei nostri concittadini, dovrebbe costituire un campanello d’allarme ulteriore per questo nuovo governo, facendo comprendere la necessità di evitare qualsiasi impulso al taglio dei settori strategici di formazione e ricerca come ha fatto il precedente esecutivo ed anzi dovrebbe costituire una spinta a riattivare con misure incentivanti quel circuito virtuoso dell’investimento in questi comparti che secondo illustri economisti dovrebbe essere un prezioso volano per la nostra economia. |
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| Il rapimento Dozier,
trent’anni fa |
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| (L.B.) - Intorno alle 18 del 17 dicembre 1981 quattro uomini appartenenti al gruppo terroristico di sinistra delle Brigate Rosse si presentarono a casa del generale americano James Dozier, a Verona, e lo sequestrarono fingendosi idraulici: immobilizzarono e legarono sua moglie e portarono via Dozier dopo averlo colpito alla testa, insieme ad altri due sequestratori che erano rimasti in un furgone con cui si allontanarono. Dozier, che aveva allora cinquant’anni, era il comandante NATO dell’Europa Meridionale e non aveva scorta né protezione.Il sequestro del generale si concluse poco più di un mese dopo con l’azione dei NOCS della polizia che lo liberarono nell’appartamento dove era tenuto prigioniero a Padova. Il sequestro Dozier fu un momento di svolta nella guerra dello Stato contro il terrorismo di sinistra di quegli anni, come spiega il programma La storia siamo noi.In quegli anni la struttura delle Brigate Rosse appare ancora fortissima. In realtà il sequestro Dozier rappresenta il punto di arrivo del lungo processo di decomposizione delle BR, che si dividono al loro interno in diversi gruppi relativamente autonomi e in dissenso tra loro.Le indagini sul sequestro avvengono con intense collaborazioni di polizia e politica con gli Stati Uniti allora guidati dal presidente Ronald Reagan. All’inizio del 1982 viene arrestato Giovanni Senzani, uno dei più importanti capi delle Brigate Rosse, e qualche giorno dopo Massimiliano Corsi, tra gli ideatori del sequestro Dozier. È l’avvio di una serie di azioni – anche molto violente, i sequestratori di Dozier saranno torturati (e gli agenti successivamente condannati per questo) – che portano alla confessione di alcuni arrestati – in particolare quella di Ruggero Volinia, che aveva guidato il pulmino da Verona a Padova – e alla liberazione di Dozier, svolta per la successiva sconfitta “militare” delle Brigate Rosse. |
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| L’alluvione di Messina,
due anni dopo |
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| di LUCA BOTTI
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Nella notte tra il primo e il 2 ottobre del 2009, un violento nubifragio causò in parte della Sicilia nord-orientale lo straripamento di diversi corsi d’acqua e la formazione di frane, con colate a valle di fango e detriti che causarono la morte di almeno 30 persone (la cifra non è nemmeno ancora chiara del tutto: secondo chi parla la stima varia da 31 a oltre 40). L’alluvione interessò principalmente le aree di Scaletta Zanclea e altre località vicine a Messina come Giampilieri, Molino e Pezzolo. In seguito al disastro la Procura di Messina aprì un’inchiesta e le indagini, appena concluse, hanno portato a diciotto amministratori indagati con l’ipotesi di reato di disastro e omicidio colposi plurimi.Mentre la vicenda segue il proprio iter giudiziario, gli abitanti delle zone colpite attendono da anni di ricevere i fondi per le compensazioni dei danni subiti e per la ricostruzione.Dopo aver tergiversato per quasi due anni, la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha emanato lo scorso 2 settembre un’ordinanza per stanziare 70 milioni di euro per l’alluvione del primo ottobre, e altri 90,8 milioni per i comuni interessati da altre alluvioni e smottamenti nel febbraio del 2010. Il problema sembrava essere finalmente risolto, ma a fine ottobre il responsabile della Protezione civile, Franco Gabrieli, denunciò l’impossibilità di utilizzare i fondi a causa di un errore contenuto nell’ordinanza del governo.Gabrieli spiegò che, per come era stata scritta a Roma, l’ordinanza non permetteva alla Regione di utilizzare le somme per la ricostruzione e il pagamento dei danni. I fondi erano vincolati al patto di stabilità regionale e quindi impossibili da usare nell’anno in corso a causa dei vincoli stabiliti dal patto per i bilanci siciliani del 2011. Il Dipartimento regionale della Protezione Civile chiese allora a Roma di rivedere le disposizioni, così da consentire l’utilizzo delle somme stanziate subito senza rimandare ancora una volta il loro impiego.Lo Stato chiude le porte e la Regione è costretta, almeno per il momento, a contare solo sulle proprie risorse che, come ogni fine anno, sono ridotte al lumicino. Per il 2011, se tutto va bene, nella disponibilità delle strutture commissariali, potranno esservi soltanto 20 milioni di euro, rispetto ai 160 previsti. Tutte le opere programmate restano ferme al palo, gli impegni annunciati sono destinati a slittare al 2012 o a chissà quando.Come se l’emergenza fosse già stata superata e mandata in archivio.In discussione per ora non c’è la possibilità che i fondi vengano utilizzati o meno, semmai i tempi necessari per superare questi nuovi ostacoli burocratici. Parte della ricostruzione è già stata avviata attraverso l’uso di anticipi provenienti dal Fondo per le aree sottoutilizzate (FAS), ma la cifra promessa dal governo è necessaria per mettere in cantiere altre opere e finanziare il resto della ricostruzione. |
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| LIGURIA
Terzo Valico, via ai cantieri
dopo 22 anni arriva la firma |
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| di LUCA BOTTI
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Niente più ostacoli per il terzo valico dei Giovi.Dopo ventidue anni di attesa, è stato firmato a Roma l’accordo che apre ufficialmente i cantieri del collegamento ferroviario su cui dovranno correre i container che dai porti liguri potranno salire fino all’Europa. A una manciata di giorni dalla fine del suo incarico, il ministro dei Trasporti Altero Matteoli convoca nel suo ufficio i vertici di Rfi, società delle Fs, e il Cociv, il consorzio incaricato della costruzione dell’opera, facendo firmare l’accordo che consente l’avvio operativo del progetto.Prende così corpo quel verbale di accordo che a luglio era stato siglato sempre davanti a Matteoli e dall’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti e da quello di Cociv Alberto Rubegni. Si comincia, come è noto, dal primo dei sei lotti costruttivi per cui sono già disponibili 430 milioni di euro. Quanto basta per realizzare tutte le opere propedeutiche al vero e proprio foro della montagna, che verrà coperto con il miliardo e cento milioni del secondo lotto. Quello di ieri è comunque un passaggio-chiave, non solo perché si tratta di lavori già finanziati dal Cipe, ma anche perché mette in moto un meccanismo che, a questo punto, appare realmente difficile fermare.Altro aspetto fondamentale è l’inserimento del Terzo Valico all’interno del corridoio europeo chiamato il ponte dei due mari, che da Genova arriva fino a Rotterdam, e che proprio
nelle scorse settimane è stato inserito nel piano europeo delle reti Ten-T. Un sigillo europeo, quindi, utile anche a ricevere opportuni finanziamenti comunitari. Il piano europeo indica, non a caso, Lione come punto di partenza. Da qui si potrà seguire una doppia direttrice, quella del Nord, che prevede però il passaggio da Torino, con quel che ne consegue in termini di contestazione, oppure quella del Sud, scendendo fino a Marsiglia e raggiungendo da qui Nizza e Genova. Poi nuovamente a Nord verso Basilea, Duisburg e Rotterdam-Anversa, cioè il mare del Nord.Il terzo valico è un’opera che svilupperà prevalentemente in galleria, con una lunghezza di 67 km, 36 dei quali per la sola galleria dei Giovi. Interconnesso a Sud con il nodo di Genova, per assicurare il collegamento diretto con i bacini portuali e con la linea Genova-Ventimiglia, e a Nord, nelle direzioni di Torino, Novara, Milano e Piacenza, attraverso le connessioni con le linee convenzionali a Novi Ligure e Tortona, il Valico candida così la portualità ligure a piattaforma logistica al servizio dell’Europa. Sempre a patto di intercettare il flusso di merce in arrivo dall’Asia. Ma questa è la sfida degli operatori del mare, armatori, agenti, spedizionieri, terminalisti, trasportatori.Tecnicamente il terzo valico si sviluppa in due gallerie a binario unico, affiancate e unite tra loro da collegamenti trasversali in modo che ognuna possa servire da galleria di sicurezza per l’altra. Le interconnessioni con la rete convenzionale sono previste a Voltri, Genova Parco Campasso, Novi Ligure e Tortona. Il tracciato si sviluppa fra Liguria e Piemonte attraversando il territorio di 12 comuni e le province di Genova e Alessandria. Committente dell’opera è Rfi, mentre l’alta sorveglianza è affidata alla società Italferr. General contractor è invece il consorzio Cociv, creato addirittura alla fine degli anni Ottanta per l’intuizione dell’avvocato Giuseppe Manzitti.L’investimento complessivo sarà di 6,2 miliardi di euro. La conclusione dei lavori, a questo punto, si può indicare nel 2019. |
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| GIOSTRA DELLA QUINTANA
Una realtà squallida
e censurabile |
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| "È davvero una vergogna quanto emerge dagli atti dell'inchiesta relativa alla Giostra della Quintana di Foligno, resi noti dalla stampa. Una realtà squallida e censurabile che, ancora una volta, vede gli animali vittime di abusi e maltrattamenti che non vogliamo trovino più alcuno spazio in un grande paese civile quale è l'Italia". Così il ministro del Turismo, on. Michela Vittoria Brambilla, commenta le intercettazioni pubblicate il 3 novembre da alcuni quotidiani, relative al processo che si è celebrato nel capoluogo umbro."Purtroppo – spiega il ministro Brambilla - questo meschino episodio é solo l'ultimo di una lunga serie di analoghi accadimenti che offendono il grande sentimento di amore e rispetto degli animali e dei loro diritti, proprio della maggioranza degli italiani, e che, per la risonanza ad essi garantita all'estero, arrecano anche un grave danno all'immagine nazionale e al conseguente appeal turistico"."A quanti avevano criticato la mia decisione di non riconoscere alle manifestazioni popolari che vedono coinvolti animali, tra le quali la giostra della Quintana di Foligno, la possibilità di ottenere il prestigioso riconoscimento di "Patrimonio d'Italia per la tradizione", che comporta una valorizzazione strategica anche a livello internazionale - continua il ministro - consiglierei di leggere anche solo il riassunto delle intercettazioni telefoniche che hanno portato il Tribunale di Perugia a condannare per doping dieci tra veterinari, fantini e gestori di scuderie, impegnati nella Giostra. Premesso che la responsabilità penale è personale, la sentenza e le intercettazioni confermano che questo tipo di competizioni siano caratterizzate da un'assoluta mancanza di rispetto nei confronti degli animali "utilizzati", i cui diritti vengono sacrificati senza pietà, al solo obiettivo di conquistare il palio"."E' questa mentalità – prosegue il ministro Brambilla - la causa principale e il filo conduttore non solo di questi illeciti, ma dei molti incidenti che hanno funestato palii e giostre nel nostro Paese e sono costati la vita a decine di cavalli negli ultimi anni. Vorrei ricordare che alle prove della Quintana di giugno è toccato alla purosangue di sei anni Estrada, mentre l'anno scorso si è dovuto abbattere, per frattura insanabile, un cavallo di quattro anni. Da tempo – prosegue - denuncio l'inadeguatezza e l'anacronismo di certi eventi che evidentemente non possono avere i requisiti per essere dichiarati "patrimonio d'Italia". Non c'è nulla di "culturale" nel drogare, maltrattare e condurre alla morte un animale. Altro che tradizione, è solo una vergogna", conclude il ministro Brambilla. |
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