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| ABBIATEGRASSO
La città delle
fabbriche dismesse |
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| Abbiategrasso da città agricola è diventata industriale e dei servizi, ora sta diventando la città delle aree industriali dismesse e delle fabbriche in difficoltà.La nostra città sta infatti vivendo uno dei periodi di crisi tra i più gravi e drammatici.La crisi economica internazionale ha prodotto e produce i suoi effetti crudi sulla presenza delle nostre industrie e imprese e sui livelli occupazionali. Il tasso di pendolarismo per ragioni di lavoro è alto e aumenta in ragione del progressivo venir meno della capacità occupazionale della città.La risposta non può essere rinvenuta nel solo terziario, cioè nei servizi pubblici, ad esempio quelli socio – sanitari, o del commercio (con il PGT si è fatta una stima tra quanti posti crea un ipotetico centro commerciale previsto da questo strumento urbanistico e quanti se ne perdono nella rete dei 400 – 500 negozi esistenti?), se non si mantiene e favorisce la permanenza e l’arrivo di strutture produttive manifatturiere, chi produrrà la ricchezza da spendere nel terziario? E inoltre sappiamo che un Comune ha poteri limitati in questa materia e sappiamo altrettanto bene come sia difficile delineare un’idea per il futuro della città che le garantisca un futuro, che renda protagonisti i suoi giovani, che sappia essere attenta alle cose quotidiane con la cura dei bisogni semplici di ogni giorno, con la manutenzione del suo patrimonio per renderla e farla rimanere un luogo accogliente.
Leone Rosso per Abbiategrasso |
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| Bià e i suoi schiavi
del gioco d'azzardo |
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| di MARIO SCOTTI
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Gli occhi fissi ed arrossati di una bambina. «È lì da un paio d’ore, si è staccata dalla madre solo per mangiare un pacchetto di patatine». Sono le dieci del mattino e in un bar tabaccheria del Leone,a pochi passi dal centro,una donna ha entrambe le mani occupate: con un braccio regge il peso della figlia piccola e con l’altra mano scandisce un ritmo sempre uguale su un grande bottone giallo, animando un’appariscente slot machine.Il gestore della tabaccheria mi bisbiglia un pettegolezzo: «Viene quasi tutte le mattine. E il sabato,si porta dietro pure la bimba. Il marito lavora a Milano e non c’è mai. Lei si mangia tutto giocando alle macchinette. Quella è capace di “bruciare” in un attimo 2.000 euro di stipendio». Un tempo lo stereotipo del giocatore d’azzardo raffigurava brutti energumeni, uomini non proprio raccomandabili, assetati di un meccanismo morboso ed illegale. Oggi, invece, si assiste alla democratizzazione del vizio: donne, giovani ed anziani sono tutti ugualmente coinvolti.Non è solo la crisi economica e la sete di guadagni facili ad incentivare il gioco; per quanto assurdo possa sembrare, una grossa parte della colpa ricade sullo Stato.Dal totocalcio al superenalotto, passando per la stagione dei gratta e vinci, oggi lo Stato è promotore e maggior beneficiario di nuove forme di gioco legale, in tutto e per tutto vicine alle classiche figure dell’azzardo. Dopo videopoker, Win for life e poker online (che negli ultimi due anni ha moltiplicato di 13 volte i suoi incassi), adesso viviamo nell’epoca delle slot machine. Un dominio che è frutto di precise normative statali che hanno mirato a sostituire i tanto discussi videopoker con le “escort mangiasoldi”, traduzione italiana di slot machine. La motivazione risiederebbe nel desiderio di combattere lo strascico di illegalità che spesso accompagnava i vecchi dispositivi.Il meccanismo non è troppo complesso: ad ogni ciclo di 10.000 partite, una slot machine è programmata per assegnare in vincita il 75% degli incassi, distribuendola poco per volta. Il 15% spetta invece allo Stato, mentre l’altro 10% viene diviso tra il noleggiatore, che di fatto si occupa della gestione del dispositivo, e l’esercente, cioè colui che nella propria attività commerciale installa la slot machine. Almeno in teoria.«Se, in un determinato mese le tasse sulle giocate superano i guadagni concreti prodotti dalla slot – mi spiega Antonio N,il titolare del bar di cui sopra – io, non solo non guadagno nulla, ma ci rimetto anche dei soldi! E dove li prendo? È lo Stato allora che mi spinge a rivolgermi al noleggiatore e ad installare anche macchinette su cui non pago imposte, prive del nulla osta AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, ndr), in modo che i guadagni sono solo per me e per il noleggiatore.Per quest'ultimo,è lo Stato che lo porta a lavorare in nero».Per avere un'idea di quanti siano gli abbiatensi schiavi di queste micidiali macchinette,Antonio mi confida che "il mio incasso giornaliero di ogni singola slot machine si aggira sui 311 euro di media".Giuseppe S.,ex marito ed ex titolare di un’impresa edilizia, oggi muratore a tempo pieno, conosce bene la malattia del gioco: «Io alle macchinette ho puntato e perso la vita. All’inizio giocavo dopo lavoro, poche volte, per svago. Mi incontravo verso le 6.00 del pomeriggio al bar con gli amici per qualche consumazione, e ogni tanto facevo una partitina e perdevo gli spiccioli. A volte però vincevo qualche sommetta, ma non era neppure pari a quello che già avevo speso. Però mi veniva l’acquolina – qui il tono di Giuseppe si abbassa e nel frattempo sembra accendersi – e avevo sempre la sensazione che stavo per vincere. E giocavo. I lavori li facevo gestire ai miei operai, ed io andavo alle macchinette. Ho fatto debiti, tanti di quei debiti che c’è chi ha ristrutturato la mansarda gratis… Non ho figli, e mia moglie se n’è andata. Non c’è più nemmeno la ditta, così sono tornato da dove ho iniziato: a fare l’operaio. L’unico lusso è un gratta e vinci ogni tanto, per sperare».Una speranza che si è tramutata in schiavitù.Ma questo la tv non lo dice, troppo occupata da spot che invogliano il cittadino al gioco e che soltanto nel finale si ricordano di bisbigliare “gioca con moderazione”. Moderni esempi di umorismo pirandelliano.A parer mio ci guadegnerebbe tanto, sia l’immagine dello Stato, che la collettività, se noi tutti sapessimo che, alla fin fine lo stato destinasse in modo integrale – e trasparente, documentazione alla mano – tutti i guadagni via via racimolati a scopi altamente umanitari e assistenziali (assistenza alle famiglie più povere, assegnazione case e assistenza sanitaria agli indigenti,ecc). In tal modo, la cosa potrebbe essere anche parzialmente tollerata.Ribadisco…”parzialmente”, poichè l’incentivare l’idea che il conseguimento della felicità sia strettamente collegata alla quantità di denaro che si possiede da parte dello stato, è sicuramente una cosa alquanto riprovevole e…il sorriso ebete e vistosamente finto che sta sempre stampato sulla faccia della persona più ricca d’Italia ne è l’esempio eloquente. |
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| SANTA CRESCENZIA:
UN ALTRO PROGETTO
NEL SEGNO
DELL’ECCELLENZA |
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| “Un altro progetto nel segno dell’eccellenza destinato a portare rilevanti benefici a tutto il territorio dell’Ovest Milanese per quanto riguarda la qualità e la serietà delle prestazioni medico sanitarie.Coinvolgendo quella che è considerata una tra le Case di cura più importante a livello nazionale”. Il dottor Andrea Rocchitelli, direttore del Poliambulatorio Medico Specialistico Santa Crescenzia di Magenta, commenta così l’accordo sottoscritto dal suo centro con la Columbus di Milano. In buona sostanza, tutti i pazienti del Centro Medico Specialistico Santa Crescenzia - in caso di esami, visite e interventi - avranno la possibilità di essere ricoverati, con tempi d’attesa praticamente azzerati e con l’assicurazione totalmente coperta, presso la Columbus di Milano. “Così facendo – spiega il dottor Rocchitelli – siamo riusciti ad ‘attrarre’ sul nostro territorio, attivando una fruttuosa sinergia, una delle maggiori eccellenze in campo medico sanitario del nostro Paese. Senza dimenticare che questa partnership, così come per l’IEO (l’Istituto Europeo Oncologico) del professor Umberto Veronesi, si configura come un riconoscimento importante rispetto agli standard professionali offerti dal nostro Centro Medico”. A rendere ancora più efficace l’intesa con la Colombus, la convenzione in essere tra il Poliambulatorio Medico Specialistico Santa Crescenzia ed Air Ambulance –l’organizzazione no-profit fondata sui principi secolari della mutualità - che va a garantire il trasporto per motivi sanitari su tutto il territorio nazionale e non solo.L’intesa porterà, inoltre, ad una ulteriore valorizzazione dei professionisti che operano nel nostro territorio. “Nell‘accordo– conclude il dottor Rocchitelli – è previsto che i nostri medici, molti di loro già noti al di là dell’area del Magentino per la loro professionalità, saranno invitati ad operare all’interno delle strutture della Columbus, ovvero all’interno di un contesto assolutamente all’avanguardia e di totale sicurezza per il paziente, che dispone anche di una propria rianimazione”. In questa prospettiva, si colloca anche il ruolo di “garante” e “facilitatore” che viene svolto dal Santa Crescenzia: “Toccherà a noi, del resto – evidenzia il direttore del Poliambulatorio Medico Specialistico - porci come un interlocutore unico della Columbus rispetto agli oltre 50 professionisti qualificati che operano nella nostra struttura”.
LA CLINICA COLUMBUS: UN BREVE PROFILO
La Casa di cura Columbus, Clinica Columbus, ha sede in via Buonarroti 48, all'interno di un edificio monumentale, in stile liberty. La Columbus è una Casa di Cura aperta a medici e pazienti. L'attività di diagnosi e cura è affiancata da servizi alberghieri di primo livello in un ambiente che coniuga privacy e familiarità. L'edificio era originariamente noto come Villa Faccanoni, opera di Giuseppe Sommaruga (1911-1913), poi diventò villa Romeo in seguito all'acquisto del 1919 effettuato dal celebre imprenditore dell'automobile Nicola Romeo. La palazzina, comprendente oltre 30 locali su 3 piani di 337 m2, una grande portineria e con un ampio giardino (2300 m2), faceva parte di un trittico di costruzioni del Sommaruga nella zona vicina alla fiera campionaria, con la palazzina Galimberti in via Buonarroti (1908) e la palazzina Salmoiraghi in via Raffaello Sanzio.Al momento della trasformazione in clinica, i lavori di ampliamento e adattamento vennero realizzati da Gio Ponti, Antonio Fornaroli e Eugenio Soncini. I lavori cominciarono nel 1938 e proseguirono fino al 1940.La trasformazione vide l'applicazione degli studi sulle cliniche-tipo studiati in concerto con il chirurgo Mario Donati.Le camere erano disposte a sud per un miglior irraggiamento, le sale operatorie erano centrali per migliore isolamento e gestione logistica, vennero previste strutture di accoglienza per i parenti dei degenti e furono applicate soluzioni innovative per la decorazione, con l'uso di colori lontani da quelli delle eccessivamente morigerate cliniche tradizionali.La Clinica è gestita dalle Suore missionarie del Sacro Cuore. La sua attività ha avuto inizio l'11 febbraio 1949. Il nome le deriva da quello del "Columbus Hospital" che Francesca Cabrini aprì a New York nel 1894 per soccorrervi gli emigrati italiani. |
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| FONDAZIONE
PER LEGGERE:
UNA REALTA’ IN
PIENA SALUTE |
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| Non c’è crisi per le 58 biblioteche sparse nei 54 Comuni del Sud Ovest Milanese coordinate da Fondazione Per Leggere, l’ente nato nel 2006 e che ieri, a Castano, ha celebrato la quinta conferenza programmatica. Un momento di confronto col mondo culturale e bibliotecario, ideato con l’obiettivo di tracciare un bilancio dell’attività svolta ma anche di guardare al futuro di questo settore.Fondazione Per Leggere conta oggi circa 100mila soci, ha superato il milione di prestiti nell’arco di un anno ed è una realtà in costante crescita.Folta la rappresentanza istituzionale in occasione della programmatica: oltre al presidente e al direttore generale di Fondazione, Cesare Nai e Stefano Parise, erano presenti il sindaco di Castano Franco Rudoni, il presidente del Consorzio Est Ticino Villoresi, Alessandro Folli, e il presidente di Amaga Energia e Servizi Spa, Piero Bonasegale.Ospite d’onore l’assessore regionale alla Cultura, Massimo Buscemi.“Desidero anzitutto ringraziare tutto il nostro staff e i bibliotecari per il lavoro, prezioso e di alto profilo, che svolgono ogni giorno al servizio di un territorio composto da oltre 500mila persone”, ha detto il presidente Nai. “Fondazione Per Leggere vuole diventare, sempre di più, un ente capace di comunicare e diffondere la cultura, in tutte le sue espressioni. Vuole essere una realtà sempre più attenta, correlata e legata al territorio e al suo diffuso associazionismo. Con un occhio particolare all’innovazione e alle nuove tecnologie”. Buona parte dei progetti presentati dal direttore Stefano Parise e dai bibliotecari, infatti, riguardano lo sviluppo della multimediali: l’E Book e il digital lending (il prestito digitale), la dimensione digitale delle biblioteche, l’interazione sempre più diffusa tra gli utenti e il sito della Fondazione (www.fondazioneperleggere.it).Sono stati inoltre presentati i progetti destinati ai giovani lettori, il piano Digital Readers, quelli per l’integrazione linguistica e culturale dei bimbi stranieri.“Le biblioteche del Sud Ovest Milanese saranno coinvolte nel progetto dell'istituzione di una cattedra sull'e-book che Regione Lombardia, insieme all'Unesco ha deciso di realizzare per creare un sodalizio con le nuove tecnologie applicate al mondo dei libri".Queste le parole pronunciate a Castano dall’assessore Massimo Buscemi. Il sistema bibliotecario lombardo - ha sottolineato Buscemi - che possiede una qualità intrinseca più che centenaria, deve necessariamente adeguarsi all'evoluzione tecnologica e adottare tutte le misure per preservare il suo primato di eccellenza. Con il presidente della Commissione italiana per l'Unesco Giovanni Puglisi stiamo portando avanti questo obiettivo, e sicuramente la Fondazione 'Per Leggere' dovrà essere nostro partner". |
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| Gioco a quiz
BIA' E' UNA
CITTA' SLOW? |
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| di ALBERTO RESSA
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Regolamento:cerca nella città di Abbiategrasso le 8 caratteristiche elencate e vinci una forma di gorgonzola. Se le trovi, crocetta il simbolo della “Città Slow” (la lumachina).Se non le trovi, crocetta il simbolo della Bufala.
Nota: Le caratteristiche sono tratte dall’ALLEGATO C “Certificazione” dello Statuto Internazionale delle Città Slow, tra quelle definite “requisito obbligatorio”.
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1) Piano di risparmio energetico comunale, con riferimento all’utilizzo di fonti di energia alternativa.
2) Piani per favorire la mobilità alternativa al trasporto privato (piste ciclabili, percorsi pedonali d’accesso a scuole,luoghi di lavoro ecc).
3) Fruibilità dei luoghi pubblici e di pubblico interesse da parte di portatori di Handicap, abbattimento delle barriere architettoniche.
4) Promozione di programmi per facilitare la vita familiare e dell’attività locale (attività ricreative, sportive, assistenza domiciliare ad anziani e malati cronici,centri sociali,piano regolatore degli orari della Città, bagni pubblici).
5) Piani di sviluppo dell’agricoltura biologica.
6) Piani di formazione per l’informazione turistica e la buona accoglienza.
7) Azioni per la valorizzazione delle manifestazioni culturali locali.
8) Piano di segnaletica internazionale nella segnaletica turistica del centro storico con percorsi turistici. |
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| INFORMA CITTA'
Il marketing con i
soldi dei contribuenti |
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| di ALBERTO NEGRI
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Tutti ci Comuni si lamentano per i tagli effettuati dallo Stato. Tutti ritengono di essere costretti a tagliare nelle spese sociali, nei servizi alla persona, perché la crisi colpisce il welfare. Ma agire con tagli sul welfare significa in realtà moltiplicare gli effetti della crisi sulle famiglie che già sono in difficoltà. I tagli in questo settore, infatti ,non colpiscono le famiglie del ceto medio-alto o alto, cioè i ricchi, perché questi hanno la possibilità di utilizzare servizi privati a pagamento e del welfare gliene importa poco o niente.Qualcuno dice che se i soldi a disposizione degli enti locali sono pochi bisogna scegliere in modo oculato come spenderli, magari non tagliando le politiche sociali, ma altre voci meno penalizzanti le famiglie. Per esempio la voce comunicazione e pubblicità. E sì, proprio come non ha fatto l’attuale Giunta di centrodestra che governa Abbiategrasso che, in un momento di crisi economica come questa, all’interno di un territorio dove le aziende chiudono o si trasferiscono altrove, lasciando a casa centinaia di lavoratori, decide di stanziare i propri soldi, o meglio i soldi pubblici cioè quelli provenienti dalle nostre buste paghe ogni mese, per pubblicare e diffondere un periodico “di informazione”(poi spiegherò il perché delle virgolette) sull’attività della Giunta dal titolo “Informacittà”. Stampato in 15 mila copie , un primo numero è già stato diffuso gratuitamente in questi giorni, un successivo numero verrà diffuso in primavera, guarda caso proprio nel periodo delle elezioni amministrative, a tal fine sembra che siano stati stanziati ben 15 mila euro.Ora ognuno è libero di farsi tutta la pubblicità che vuole, e così i nostri politici e i nostri amministratori. Nessuno vieta loro questa attività di propaganda soprattutto nella vicinanza delle elezioni, ma usando il denaro proprio, cioè pagando di tasca propria, non con i soldi dei contribuenti abbiatensi. Già i soldi che ci vengono trattenuti ogni mese in busta paga vengono spesso sperperati dallo Stato che, per esempio, spende milioni di euro per finanziare opere pubbliche inutili, oppure per finanziare giornali assurdi come quello del faccendiere Lavitola. Già ci prelevano soldi per mantenere in Regione consiglieri che prendono buste paghe d’oro pur non avendo nessun merito o competenza , ma solo perché figli di capipartito o escort tutto fare di un premier. Se anche i nostri soldi trattenuti sempre direttamente in busta paga, sempre naturalmente ai lavoratori dipendenti , vengono utilizzati per finanziare campagne pubblicitarie della Giunta e del sindaco, allora proprio abbiamo toccato il fondo del barile.“Informa città” realizzato, tanto per non farsi mancare niente, in una splendida confezione di carta patinata a colori, è tutto tranne un foglio di informazione. Chiunque lo sfogli, anche un lettore disattento, può rendersi conto che ogni articolo è pura propaganda (ecco perché dianzi avevo messo il termine informazione tra virgolette)al fare dell’amministrazione. Il tutto senza contradditorio, tranne una paginetta e mezza relegate in fondo al libello e in cui si da la parola alla lista Ceretti e al PD, naturalmente poche righe, rispetto per esempio alla pagina intera colorata in azzurro affidata al PDL, cioè al partito del sindaco.A pagina tre di questo foglio c’è un editoriale lungo una pagina firmato dal sindaco Albetti con tanto di foto in alto vicino allo stemma del Comune. Questo editoriale contiene una lista acritica di presunte cose fatte, anzi sarebbe meglio dire di cose dette “in questo momento non ancora esasperato dai veleni della campagna elettorale”. Perché mai dovrebbe contenere veleni una campagna elettorale? Viene il dubbio che forse la critica, per ciò che non è stato fatto o è stato fatto male, venga considerata una forma di veleno? Così come succede in televisione quando giornalisti troppo critici verso il potere vengono cancellati dai palinsesti delle cinque reti (canale 5, Italia 1, rete 4, Rai 1, Rai2) in possesso del Cavaliere. Dalla pagina quattro in avanti ogni assessore procede, sulla falsariga del sindaco, a magnificare quanto è stato fatto per il bene di Abbiategrasso, per accrescere le magnifiche sorti della nostra città. Insomma per farla breve, a leggere questo pamphlet sembra di sentire e vedere quei racconti patinati del mulino bianco, utilizzati già nella pubblicità di una pasta nazionale. Innanzitutto la narrazione del fare è condotta da narratori che, dopo essersi dotati di una competenza maturata chissa dove, si esprimono per auto-mandato, arrivando ad auto-sanzionarsi positivamente a prescindere. In questo modo si produce un’immagine “velina” di città, pronta da mettere in cartolina, peccato che non si usino più, e da regalare al pubblico, cioè all’elettore abbiatense. Solo che basta fare quattro passi in città, basta parlare con la gente per scoprire una narrazione della città ben diversa, molto più reale, molto più vera, rispetto a quella illustrata dai nostri narratori-amministratori. Strade del centro pericolose per le buche, strisce pedonali invisibili, parchi cittadini mal tenuti, traffico sempre più caotico, assenza di parcheggi in centro, la sicurezza ormai messa nel dimenticatoio della storia con appartamenti svaligiati ad ogni ora del giorno e adesso anche con gente che passeggia e viene impallinata da cacciatori, non si sa se più idioti o imbranati. Piste ciclabili inesistenti, cultura sporadica e facoltativa, senza uno straccio di teatro, di cinema, di auditorium per la musica, senza nessuna politica per incentivare il lavoro o per arginare gli sfratti, con una città che di slow ha solo il nome e il gorgonzola. Che ai giovani non offre più alcuna prospettiva. Non a caso i matrimoni sono in netta diminuzione.Come si può pensare di mettere su casa e famiglia in una città che ti costringe ad essere o disoccupato o pendolare a vita. Insomma basta guardare la città dalla finestra della propria casa per accorgersi che il racconto del mulino bianco non regge più e, soprattutto, non funziona.La prossima volta gli Abbiatensi tutti, sia quelli che votano per il centrosinistra che quelli che votano per il centrodestra , si augurano che i loro soldi siano spesi in altro modo, magari per aumentare il fondo a disposizione delle famiglie che perdono il lavoro, piuttosto che per fare o per farsi della pubblicità gratuita, a cui nessuno crede più. Il marketing in stile berlusconiano è passato di moda. Qualcuno lo dica al sindaco e ai suoi comunicatori. |
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| La psicosi da furto
è ormai diffusa
anche a Bià |
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| (M.S.) - La psicosi da furto è ormai diffusa a macchia d'olio presso ogni strato sociale di Bià.Del resto,gli abbiatensi sono costretti a convivere con una micro o media criminalità disposta a colpire in qualsiasi direzione pur di realizzare guadagni.Gli abbiatensi non si fidano più di nessuno.Basta osservare i loro sguardi al momento di affrontare un estraneo,o di registrare la presenza di un forestiero all'angolo della strada,specie nelle ore serali.Da qui l'esigenza,più volte manifestata alle autorità competenti di una maggiore presenza di forze di polizia atte a contrastare l'espansione del crimine.Pattugliamenti,per altro,attuati pur fra mille difficoltà dovute alla carenza di organici e nel quadro di una giustizia ammalata di inefficienza.Il disagio dei cittadini è testimoniato dal crescente aspetto di bunker di moltissime abitazioni (villette e appartamenti) abbiatensi,in particolar modo nelle zone periferiche e semi-periferiche e dall'atmosfera da coprifuoco in esse avvertibili.Abbiategrasso,dunque,ha paura e la domanda di dispositivi di sicurezza sta attraversando un vero e proprio boom.L'escalation dei furti ha sicuramente accelerato la spinta all'acquisto di porte e finestre corazzate e sensori,videocitofoni e antifurti,telecamere e apparecchi di ultima generazione collegati con le forze dell'ordine,eccetera.Gli abbiatensi,insomma,non badano a spese pur di dotarsi di apparecchi in grado di combattere i furti e il vandalismo.Tali "protezioni" hanno i costi più disparati e varianti dai 400 euro degli allarmi fai-da-te che si vendono nella grande distribuzione,ai 3-4mila euro necessari per installare sofisticati impianti antifurto. |
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| LE AZIENDE STORICHE
DI ABBIATEGRASSO:
LE GRAFICHE ARRARA
STAMPATORI DAL 1923 |
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| di MARIO SCOTTI
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Non si preannunciano affatto festosi i festeggiamenti per il compimento del novantesimo anno di attività,che avverranno verso l'autunno del 2013,per una delle molte aziende storiche della città del Leone.le Grafiche Arrara di viale Sforza,stampatori dal 1923 (nella foto Piero Arrara ritratto davanti alla storica bottega)."Purtroppo la comunicazione cartacea oggi non esiste più - ci spiega Gigi Arrara,il nipote di Piero,personaggio politico molto noto a Bià,che da diversi anni ha preso in mano le redini dell'azienda che adesso conta 7 dipendenti più due soci operativi - .La gente fa tutto su Internet,in quasi tutti i settori la carta è stata pian piano eliminata e la nostra produzione,delle buste,ad esempio,si è quasi azzerata.Non è un bel momento quello che stiamo attraversando:la crisi,il web e i cinesi ci stanno rovinando,ma cerchiamo di andare avanti comunque senza operare tagli che possano provocare ripercussioni sui nostri livelli occupazionali.La nostra parola d'ordine in questo momento è diversificare la produzione".Quasi novant’anni di attività sono una tappa importante per la vita di una Azienda."La serietà ed il rispetto del Cliente, uniti alla continua ricerca per migliorare la qualità di stampa e i servizi offerti - continua Gigi Arrara - sono le caratteristiche su cui si è costruita la nostra storia, ricca di soddisfazioni. Abbiamo sempre privilegiato e curato l’aspetto qualitativo dei nostri prodotti e per questo ringraziamo tutti i nostri prestigiosi Clienti che ci hanno dato fiducia e hanno apprezzato il nostro lavoro ed il servizio reso.Facciamo tesoro dell’importante e preziosa esperienza acquisita e continuiamo nella ricerca di nuove tecnologie che possano offrire una migliore qualità e un sempre diversificato, competitivo e flessibile servizio".Attualmente,grazie alla varietà delle attrezzature,la produzione della storica azienda abbiatense spazia dallo stampato pubblicitario relativo alle esigenze commerciali, dall’opuscolo alla stampa e realizzazione di prestigiosi volumi illustrati. L'azienda è inoltre in grado di assicurare una valida assistenza tecnica offrendo ai propri Clienti un servizio completo di grafica, fotografie e prestampa, utilizzando strumenti e sistemi tecnici di elaborazione all’avanguardia. Dopo la fusione con l'allora Cartoleria Chiappa ubicata nel Passaggio Centrale,fusione avvenuta nel 2002,le Grafiche Arrara si sono trasferite in viale Sforza dove hanno stabilito il loro quartier generale. |
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| A Bià il mercato
del mattone è fermo |
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| (M.S.) - La crisi si fa sentire anche sul mattone.Ad Abbiategrasso e a Magenta le case non si vendono quasi più: transazioni ferme,mercato quasi bloccato,prezzi inchiodati.E fuori dalle due città le cose vanno pure peggio.Nel primo semestre del 2011,infatti,il mercato immobiliare dell'Abbiatense e Magentino resta immobilizzato con una conseguente stabilità dei prezzi rimasti "inchiodati" per appartamenti nuovi a circa 3700 euro al metro quadrato per appartamenti nuovi o recenti e a 2500 euro al metro quadrato per appartamenti più vecchi.Uscendo dalle due città,un appartamento nuovo costa in media 2000 euro al metro quadro,il 2,2% in meno rispetto a un anno fa;per appartamenti solo recenti o vecchi si scende rispettivamente a 1700 e 1300 euro al metro quadrato.Prezzi minori di oltre il 3% rispetto al 2010,al netto dell'inflazione.Ad Abbiategrasso,Magenta e paesi limitrofi restano una serie di appartamenti invenduti che,con l'entrata in vigore della legislazione relativa al risparmio energetico,hanno subito una forte svalutazione e oggi sarebbero vendibili solo a fronte di sconti considerevoli.Vendere casa,dunque,è sempre più difficile;la crisi sta facendo sentire i suoi effetti anche sul mercato immobiliare. |
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| LAVORO
Lavoro: la crisi ha alterato
gli equilibri sociali |
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| (M.S.) - L'Abbiatense e il Magentino sono ormai due territori diversamente poveri.La crisi ha infatti alterato gli equilibri sociali e ha colpito le fasce più a rischio:donne,disoccupati,anziani,precari e immigrati.A pesare è soprattutto la mancanza di lavoro.Si stima che dal 2005 ad oggi,il numero degli uomini disoccupati nel nostro territorio è passato dal 2,88% al 5,34%.Lo stesso trend si osserva anche per le donne.Nel giro di sei anni - sempre secondo i risultati di un'indagine sulla povertà in Lombardia commissionata da Unipol - nell'Abbiatense e Magentino la disoccupazione femminile ha toccato quota 6,98%,con un aumento del 50%.Il peggioramento delle condizioni economiche si traduce quindi in una minore qualità della vita.Crescono gli anziani soli,paria circa un terzo di tutti gli over 65,mentre il 56% dei giovani con un lavoro continua a vivere in famiglia.Un dato che in parte si può spiegare con il boom dei contratti a termine e la conseguente difficoltà a raggiungere l'indipendenza economica.In queste condizioni,per molti diventa impossibile anche soddisfare bisogni essenziali come pagare le bollette,riscaldare la propria casa e trovare i soldi per fare la spesa.Ma quali possono essere le risposte in tal senso dell'immobile amministrazione cittadina? Elaborare nuovi modelli di welfare.La nuova povertà spesso è difficile da riconoscere,per questo occorre mettere a punto strategie inedite e imparare a fare squadra.Ad Abbiategrasso si assiste da tempo anche al calo del numero di piccole aziende artigiane e senza gli stranieri la situazione sarebbe ancora peggiore.Per ripartire occorre puntare sui bisogni del territorio.Oggi,anche categorie che si ritenevano al sicuro,come i lavoratori dipendenti,hanno visto peggiorare drammaticamente la loro condizione economica.Sono cambiate le prospettive per il futuro.E la situazione rischia di peggiorare a causa della riduzione delle risorse provocate dai tagli ai servizi sociali contenuti nella manovra. |
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| L'AMIANTO
CHE SCOTTA
SUI TETTI |
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| di MARIO SCOTTI
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Il fulmine che ha colpito una villetta di Ossona,nel Magentino,scoperchiando il tetto che a sua volta ha disperso nell'aria l'amianto contenuto nel rivestimento del tetto stesso,ha riportato alla luce in tutta la sua gravità il problema della presenza e dello smaltimento di questo materiale tossico e cancerogeno,ancora presente in parecchie abitazioni del nostro territorio.La conoscenza dei pericoli legati all'utilizzo di amianto nelle costruzioni non è stata,a quanto pare,sufficiente a stimolare la promozione di azioni volte a bonificare il nostro territorio da questo pericoloso materiale.Sebbene infatti esista un Piano Regionale Amianto per il censimento, la bonifica e lo smaltimento dei materiali contaminati, solo 13 Regioni delle 20 che compongono il nostro paese stanno provvedendo in questo senso, ed anche in questi casi la bonifica dei siti inquinati non è sempre attuata, se non nelle regioni Lombardia e Sardegna, che si sono poste come obiettivo la bonifica rispettivamente entro il 2016 ed il 2023.Purtroppo, la presenza di amianto nell'Abbiatense,Magentino e Castanese porta ancora a 400 morti l'anno, ed anche se il materiale è a basse concentrazioni, risulta comunque pericoloso, con il rischio di tumori che non si riduce mai a zero.L' amianto che scotta sui tetti.E' ormai fuori legge. Ma come liberarsi di questo materiale pericoloso per la salute e che in passato ha avuto tantissimi impieghi? L' opinione pubblica si e' allarmata per quello usato nei vagoni ferroviari. Ma il problema piu' serio e' un altro.Amianto amen. E quanto ha decretato la legge 257 del marzo '93. Non si puo' piu' estrarlo, importarlo,esportarlo e commercializzarlo, ne' si possono produrre articoli che lo contengono.Bene, e' finita un' epoca, ma ora il problema e' di liberarsi da quello che abbiamo in eredita' o, almeno, conviverci senza rischi. E qui cominciano i guai, visto che l' indistruttibile materiale era "gettonatissimo" per la sua resistenza, impermeabilita',inattaccabilita' dal fuoco e dagli acidi. Impiegato, quindi, nelle lastre di coperture degli edifici, nei rivestimenti termici e antincendio, nei freni e nelle frizioni delle automobili, nelle condutture delle acque e delle fogne, negli ondulati per i tetti (l' eternit), nell' isolamento degli impianti termici, nelle coperte da stiro, nelle navi, nei vagoni ferroviari.Ed e' stata proprio la bonifica di questi ultimi, o meglio, la loro mancata bonifica, ad allertare sul problema l' opinione pubblica.Ma forse il vero rischio non corre sulle rotaie, ma sulla nostra testa... Lo afferma Gerolamo Chiappino, medico del lavoro, Direttore del Centro Studi sugli effetti delle polveri inalate dell' Universita' di Milano: "Il problema piu' urgente sono le fibre di amianto che provengono dai tetti delle case coperti con cemento-amianto. Queste lastre, nel giro di dieci, quindici anni, vanno incontro a un processo di erosione imponente, di cui sono responsabili soprattutto le piogge acide. Piano piano le fibre d' amianto affiorano in superficie, si sfaldano e si liberano nell' aria. Queste coperture sono molto diffuse al Nord, soprattutto in Lombardia (nell' edilizia civile, industriale e agricola), mentre, via via che si scende a Sud, al cemento amianto si sostituisce il cotto".Qualcuno pero' afferma che il principale pericolo amianto venga dal traffico automobilistico, che libera la polvere incriminata dalle guarnizioni delle frizioni e dei freni.O meglio li liberava, visto che la legge che mette al bando l' amianto ne ha vietato l' impiego a questi scopi dalla primavera del ' 94.Altro problema scottante: non e' ancora stata trovata una discarica italiana dove seppellire per sempre l' amianto rimosso.L' amianto . o asbesto . e' stato bandito per legge dopo che anni e anni d' impiego hanno dimostrato i danni della sua inalazione sull' apparato respiratorio: asbestosi, cancro del polmone e mesotelioma (un raro tumore della pleura, la guaina che ricopre i polmoni). L' amianto non sembra, invece, tossico se ingerito, ma c' e' chi sostiene un suo effetto cancerogeno sull' esofago, sullo stomaco e sul colon. L'asbestosi è una tipica "malattia professionale": compariva nei lavoratori esposti per lunghi periodi a concentrazioni elevate di polvere d' asbesto, in primo luogo i cavatori. Le fibre del materiale si depositano negli alveoli del polmone, dove provocano l' ispessimento progressivo della struttura di sostegno dell' organo, con conseguenti difficolta' respiratorie. Cancro del polmone: è dimostrata sicuramente una maggiore frequenza di questo tumore nei lavoratori a contatto con l' amianto, tanto piu' se fumatori. |
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| Stranieri in città fra
pregiudizi, paure,ricatti
e bisogni reali |
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| di ALBERTO NEGRI
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In seguito a una richiesta legittima del centro culturale e religioso islamico “Alif baa” di poter avere uno spazio ad Abbiategrasso per la preghiera collettiva che interessa ormai una comunità di fedeli in costante crescita, si è aperto sugli organi di stampa on-line e cartacei, nei social network e anche tra le forze politiche un acceso dibattito, condito da affermazioni e toni spesso fuori dalle righe. Un problema rilevante, come quello di avere accesso a un luogo di culto che non sia una cantina, un garage o un capannone dismesso, ma una chiesa o moschea con tutti i canoni del caso, può essere affrontato in tanti modi, evitando però ogni tipo di isterismo collettivo. Sappiamo infatti che ogni forma di isterismo comporta un approccio di pancia, molto emozionale e assai poco razionale, sia nella direzione di muovere istinti xenofobi sempre in agguato, sia a volte nella direzione di muovere istinti xenofili, anche questi altrettanto pericolosi Entrambi questi atteggiamenti si muovono nella direzione di una perversione, cioè di un allontanamento progressivo dalla verità.Innanzitutto occorre fare chiarezza su due grandi pregiudizi, che spesso inquinano ogni tipo di discorso sugli stranieri.In primo luogo molti si dispongono verso l’altro, in questo caso l’immigrato extracomunitario di religione musulmana, considerandolo come un qualcuno che entra nel mio recinto e che può contaminarmi. Questo significa creare l’altro sulla base di una diversità culturale intesa come male. Ma attenzione, come afferma il famoso antropologo Marco Aime, anche coloro che sono favorevoli all’accoglienza, pur essendo mossi da fini diversi, arrivano spesso a un analogo risultato, perché quando si vuole valorizzare troppo la cultura degli altri si finisce ancora per “creare l’altro”, cioè per etichettarlo come estraneo, quindi straniero. In secondo luogo è assolutamente fuorviante quella tendenza alla classificazione e alla generalizzazione per cui si tende a inglobare tutti in una storia anonima e collettiva, annullando le individualità. Utilizzando questa modalità del cosiddetto “luogo comune” si dice per esempio che tutti i musulmani sono potenziali terroristi, integralisti, solo perché qualcuno di loro è stato protagonista in passato di fatti di cronaca in questo senso. A volte questa modalità è utilizzata in politica, come ha fatto quasi sempre la Lega e a volte per puro opportunismo elettorale anche il PDL, per creare il racconto del nemico: addossare le colpe a qualcuno che è esterno rende “noi” automaticamente buoni. In questo modo si fa credere all’opinione pubblica che tutti i mali della nostra società siano risolvibili semplicemente allontanando i barbari, cioè gli stranieri. Se di barbari non ce ne sono a disposizione in quel momento bisogna inventarseli, magari utilizzando ad hoc i media. Dunque sgombrato il campo dai pregiudizi ecco che la verità diventa l’unico e autentico problema. Ma dove risiede la verità? Certamente non nelle grida di respingimento (mandiamoli tutti a casa! Si sente spesso dire dalla gente comune, che non segue i sacri principi del discorso politicamente corretto), ma neppure nei ricatti politici secondo la vecchia logica commerciale, della serie: ti voto se mi dai La verità può emergere solo in un’accorta, saggia e prudente politica di integrazione che svolga ragionamenti e scelte e che prenda decisioni conseguenti sulla base della realtà dei fatti. In questo caso nella nostra città la realtà dei fatti è che oggettivamente il bisogno di uno spazio , per pregare ma non solo, come ha sottolineato il portavoce della comunità musulmana, è presente, un po' come a Milano e in tante altre città italiane. Un’amministrazione comunale attenta alla realtà ha quindi il dovere di prendere in considerazione e di farsi carico di questo bisogno.Nel contempo però, se è vero che ad Abbiategrasso sarebbe bello che una comunità musulmana, ricca di storia e di cultura, possa avere uno spazio per convegni, incontri, cioè un centro culturale con auditorium, è anche vero che questo spazio, ovvero un centro culturale degno di questo nome ( e pure questa è una verità fattuale), manca anche a tutti i cittadini abbiatensi in generale atei, cristiani o di altre religioni.Alla luce di queste considerazioni il confronto con i futuri programmi dei candidati sindaco per le elezioni del 2012 è certamente auspicabile nella consapevolezza che ogni dialogo deve diventare incontro fra identità diverse nel rispetto reciproco anche di diritti e doveri. Il dialogo però non deve avere come fine il consenso o l’acquisto di qualche voto, ma un reciproco progresso, un avanzare insieme.L’identità di una comunità, e quella abbiatense si è sempre caratterizzata con una cultura dell’ospitalità verso tutti, non è statica ma dinamica .Si rinnova quotidianamente nell’incontro, nel confronto, nella relazione con gli altri, con i diversi, gli stranieri. Pertanto una politica sana deve anche sapere che nell’incontro con lo straniero si mettono in gioco e si confrontano sempre due paure: la mia paura verso chi non conosco, verso chi arriva da un mondo, una cultura una religione a me estranea, ma anche la paura e naturale la diffidenza di chi arriva qui e si trova in un mondo lontano da quello di casa sua, un mondo che non sembra offrirgli protezione, ma solo problemi, ostacoli, difficoltà. Chi amministra una polis ha il dovere di non assumere né un atteggiamento difensivistico, che esclude l’altro a difesa della propria identità, né un atteggiamento sacralizzante l’altro rinunciando così alla propria identità.Con la consapevolezza che non si può rimuovere una paura che comunque c’è negli Abbiatensi, facendo finta che non esista, ma neppure si deve utilizzarla a fini elettorali. |
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