NOTIZIE – 4 nuove specie di fungo “zombificante” (ve lo ricordate?) sono state identificate per la prima volta e classificate da Harry Evans, dell’Università di Viçosa nella regione di Minas Gerais in Brasile, (e colleghi). È il primo caso in cui viene usata una rivista online (PLoS One) per la pubblicazione di nuovi nomi di specie in micologia. I nomi sono stati registrati nell’Index Fungorum, un enorme database internazionale che intende raccogliere tutti i nomi scientifici nel regno dei funghi.
La quattro specie di fungo killer (appartenenti al gruppo Cordyceps, le cui spore fanno letteralmente impazzire le formiche provocandone la morte in un luogo esposto – successivamente il corpo del fungo cresce sul cadavere in maniera piuttosto grottesca) sono state individuate nella foresta pluviale atlantica amazzonica, un ambiente complesso e uno dei più degradati dell’intero pianeta.
Questo studio getta le basi per studiare l’effetto della perdita di biodiversità nella foresta amazzonica sugli organismi parassiti, che sono una cartina di tornasole preziosa per comprendere come l’ambiente reagisca al degrado (soprattutto la frammentazione del territorio). Le quattro nuove specie sono infatti specializzate ognuna su una specie di formica e hanno un ciclo riproduttivo estremenente complicato e dunque suscettibile anche a minime variazioni ambientali.
Il gruppo dei Cordyceps è estremamente interessante, inoltre, perché viene usato da decenni nella nostra medicina tradizionale. La ciclosporina, per esempio, una sostanza usata nei trapianti di organo in grado di sopprimere la risposta immunitaria (riducendo così la probabilità di rigetto) è estratta proprio da questi funghi (che producono anche sostanze chimiche usate negli antibiotici, antimalatici e anticancro).
Nel
corso
dei
test,
il
nuovo
metodo
ha
dimostrato
di
poter
ridurre
notevolmente
la
presenza
di
P.
falciparum
nelle
ghiandole
salivari
delle
zanzare.
Un
fungo
geneticamente
modificato
e
una
tossina
prodotta
da
una
specie
di
scorpione
potrebbero
essere
le
armi
vincenti
nella
lotta
alla
malaria,
in
un
momento
in
cui
l'efficacia
degli
attuali
pesticidi
è in
fase
di
declino.
L'annuncio
viene
da
un
gruppo
di
ricercatori
dell'Università
del
Maryland,
guidato
da
Raymond
St.
Leger,
professore
di
entomologia,
che
firmano
un
articolo
sull'ultimo
numero
della
rivista
Science.
Il
fungo
è
stato
ottenuto
a
partire
dalla
specie
Metarhizium
anisopliae,
che
naturalmente
attacca
le
zanzare,
e
inserendo
in
esso
con
tecniche
di
ingegneria
genetica
o
geni
per
un
anticorpo
umano
o
una
tossina
prodotta
da
uno
scorpione.
Entrambe
le
molecole
colpiscono
in
modo
pesante
P.
falciparum,
il
parassita
che
causa
la
malaria.
Nel
corso
della
ricerca
sono
stati
confrontati
tre
gruppi
di
zanzare
infettate
da
P.
falciparum:
il
primo
messo
a
contatto
con
il
fungo
transgenico,
il
secondo
messo
a
contatto
con
il
ceppo
non
ingegnerizzato
del
fungo
e il
terzo
senza
contatto
con
il
fungo.
Dall'analisi
dei
dati
è
risultato
che
il
fungo
transgenico
era
in
grado
di
ridurre
lo
sviluppo
del
parassita:
la
presenza
di
P.
falciparum
è
stata
riscontrata
nelle
ghiandole
salivari
nel
25
per
cento
delle
zanzare
del
primo
gruppo,
nell'87
per
cento
di
quelle
del
secondo
e
del
94
per
cento
di
quelle
del
terzo.
Inoltre,
nel
25
per
cento
delle
zanzare
infettate
con
il
fungo
transgenico,
il
numero
di
parassiti
risultava
ridotto
del
95
per
cento
rispetto
alle
zanzare
infetate
dal
fungo
non
ingegnerizzato.
.
La
strategia
di
attacco
delle
zanzare
Anopheles
grazie
all'infezione
fungina
non
è
nuova,
essendo
già
stata
sperimentata
da
ricercatori
africani,
olandesi
e
tedeschi,
che
hanno
dimostrato
l'efficacia
di
questo
metodo
nell'eliminare
quasi
totalmente
la
trasmissione
della
patologia
ma
solo
se
le
zanzare
vengono
a
contatto
col
fungo
poco
dopo
essere
state
infettate
dal
parassita.
L'approccio
sviluppato
da
St.
Leger
e
colleghi
consente
di
evitare
i
problemi
di
copertura
posti
dalle
sperimentazioni
precedenti:
i
ceppi
ingegnerizzati
colpiscono
selettivamente
il
parassita
all'interno
dell'organismo
della
zanzara
e
permettono
al
fungo
di
combattere
la
malattia
anche
in
zanzare
già
infettate
da
tempo.
“Inoltre,
la
bassa
velocità
con
cui
i
ceppi
ingegnerizzati
uccidono
le
zanzare
permette
alle
stessi
di
esprimere
parte
del
loro
potenziale
riproduttivo,
rdiducendo
la
pressione
selettiva
che
produce
la
resistenza
ai
biopesticidi”,
ha
concluso
St.
Leger.
(fc)
Riesce a ridurre del 75% la crescita di cellule tumorali
Uno studio del New York Medical Centre, diretto dal dottor Konno e pubblicato dal " British Journal of Urology"
Tratto da: Matteo Clerici/NEWSFOOD.com - 01/12/2009
L'estinzione
di massa ha
aiutato un
antico fungo a
prosperare
Data: 2009-10-22
La distruzione
della foreste
terrestri
avvenuta 250
milioni di anni
fa ha avuto un
effetto
catalizzatore
sulla diffusione
di un tipo di
fungo, stando ad
un nuovo studio
internazionale
pubblicato nella
rivista Geology.
I ricercatori
sostengono che
minuscoli
organismi - i
Reduviasporonites
- sono emersi e
hanno conosciuto
una
proliferazione
globale in
seguito alla
catastrofe.
Sotto la guida
dell'Imperial
College London
nel Regno Unito
i ricercatori
hanno analizzato
il contenuto di
carbonio e
nitrogeno nei
resti
fossilizzati dei
Reduviasporonites
e li hanno
classificati
come "un tipo di
fungo
responsabile di
far marcire il
legno che si è
stabilito
all'interno di
alberi morti".
I
ricercatori
britannici,
olandesi e
americani hanno
usato strumenti
ad alta
sensibilità -
progettati in
parte per
individuare
granelli
interstellari
nei meteoriti -
per dare uno
sguardo alla
firma geochimica
dei
Reduviasporonites.
Essi hanno
confrontato i
loro risultati
con quelli dei
funghi moderni e
hanno scoperto
che i
Reduviasporonites
e i funhi
moderni
presentano
caratteristiche
chimiche simili.
Le loro
osservazioni
hanno risolto i
dubbi dei
ricercatori del
passato: questi
minuscoli
organismi sono
funghi o alghe?
"La chimica
organica, gli
isotopi del
carbonio e del
nitrogeno, e i
tassi di
carbonio/nitrogeno
corrispondono a
quelli
dell'origini
fungine",
scrivono gli
autori dello
studio.
La loro scoperta
annulla anche la
teoria che fu
probabilmente
l'impatto di un
asteroide il
responsabile
della
distruzione
della Pangea -
il
supercontinente
che comprendeva
tutta la massa
terrestre
esistente nel
periodo
Paleozoico e
Mesozoico.
"Questo [fungo]
era una specie
propria delle
catastrofi, al
quale forse
l'estinzione
piaceva più del
dovuto", ha
spiegato il
professor Mark
Sephton dell'Impacts
and
Astromaterials
Research Centre
presso l'Imperial
College. "Esso
proliferò su
tutta la Terra".
Secondo i
ricercatori, i
reperti fossili
del
Reduviasporonites
mostrano catene
di cellule
microscopiche e
sono la prova
che questi
organismi
prosperarono
durante il
periodo
Permiano-Triassico
- considerato il
disastro più
grave mai
accaduto sulla
Terra.
Fino al 96% di
tutte le specie
marine e il 70%
di quelle
terrestri si
sono estinte
durante quel
periodo. I dati
indicano che il
continente fu
sommerso da lava
basaltica
(roccia
vulcanica dura e
nera formatasi
dalla lava
liquida)
proveniente
dalla zona
odierna della
Siberia in
Russia.
I risultati
dello studio
indicano che la
florida
vegetazione
della Pangea
andò perduta in
seguito
all'estinzione
di massa. I dati
geologici
indicano,
inoltre, che la
popolazione di
Reduviasporonites
si diffuse in
tutta la Pangea
durante gli
ultimi stadi del
periodo
Permiano.
"Il nostro
studio mostra
che né le piante
né gli animali
riuscirono a
sfuggire
all'impatto di
questa
catastrofe
globale", ha
detto il
professor
Sephton.
"Sorprendentemente,
le peggiori
condizioni
immaginabili per
le specie
vegetali e
animali si
rivelarono
essere quelle
ottimali per la
proliferazione
del fungo".
I
ricercatori
ipotizzano che
la lava
basaltica
rilasciò gas
tossici che
"soffocarono"
l'atmosfera.
Questi gas
successivamente
produssero
piogge acide e
esaurirono lo
strato di ozono.
Infine, la
distruzione
globale della
foresta favorì
la
proliferazione
di questi
minuscoli
organismi, che
si nutrivano
della
vegetazione
imputridita.
Il passo
successivo per i
ricercatori sarà
quello di
confrontare
ulteriormente i
Reduviasporonites
con le loro
eventuali
controparti di
funghi moderni.
Essi sperano che
il loro lavoro
riuscirà ad
offrire maggiori
spunti sulla
vita degli
antichi
organismi.
Fonte: Imperial
College London;
Geology:
http://geology.gsapubs.org/
Imperial College
London:
http://www3.imperial.ac.uk/
Tratto da:
CORDIS,
http://cordis.europa.eu/
Scoperte 7 nuove
specie di funghi
luminosi
LIVORNO. I
ricercatori
dell'università
di San Francisco
hanno scoperto
sette nuove
specie di funghi
che brillano
nell'oscurità
portandole così
a 71. A dire il
vero le nuove
specie sono 4,
mentre altre 3
sono specie già
conosciute me
per le quali
fino ad ora non
ci si era
accorti delle
loro proprietà
luminescenti.
I
funghi luminosi
sono stati
trovati in
Beliza, Brasile,
Repubblica
Dominicana,
Jamaica,
Giappone,
Malaysia e
Puerto Rico,
tutti emettono
una luce
costante tra il
giallo e il
verde e sono
tutti piccoli,
con una cappella
di meno di un
centimetro.
Le nuove specie
sono state
chiamate Mycena
luxaeterna e
Mycena lux
perpetua,
ispirandosi al
requiem di
Mozart e perché
emettono luce
durante tutte le
24 ore del
giorno. Oltre a
quelli luminosi
i ricercatori
hanno scoperto
più di 200
specie di funghi
e con l'ultima
scoperta sono
arrivati a
catalogare un
quarto di tutte
le specie di
funghi luminosi
conosciuti.
La scoperta è
stata pubblicata
sulla rivista "Mycologia"
e potrebbe, è il
caso di dirlo,
far luce
sull'evoluzione
della
luminescenza dei
funghi. Secondo
i ricercatori
alcuni funghi
emettono luce
per attirare gli
animali notturni
che li aiutano a
disperdere le
loro spore,
utilizzando lo
stesso sistema
di alcune
piante:
sacrificarsi per
spargere semi
che creeranno
nuovi organismi.
I
ricercatori
statunitensi
spiegano che tre
quarti dei
funghi luminosi,
inclusi quelli
descritti nello
studio,
appartengono al
genere "Mycena",
un gruppo di
funghi che si
alimenta di
materia organica
in
decomposizione e
Dennis Desjardin,
che ha diretto
la campagna di
studio,
sottolinea:
«Quello che ci
interessa è che
all'interno dei
"Mycena", le
specie
luminescenti
provengono da 16
linee evolutive
diverse, il che
suggerisce che
la luminescenza
si è evoluta ad
un certo punto e
che dopo alcune
specie hanno
perso la
capacità di
brillare. E'
poco abituale
trovare tutte
queste specie
luminescenti,
normalmente solo
tra il 2 e il 3%
delle specie che
raccogliamo
brillano. Sono
sicuro che ne
esistono di
più».
Tratto da:
http://www.greenreport.it/
quotidiano per
un’economia
ecologica.
Milazzo - Apre
l'ispettorato
Micologico
Certificherà la
bontà dei funghi
La sede
nell'ufficio
sanitario di via
Impallomeni
Servizio di
Mario Basile -
Gazzetta del Sud
- 17-9-2009
Incredibile ! Il
Consiglio
regionale
calabrese cambia
anche le leggi
dello Stato.
Proposta di
modifica ed
integrazione
della legge 30
del 2001
contenente “
Norme per la
regolamentazione
della raccolta e
commercializzazione
dei funghi
spontanei epigei
freschi e
conservati”
Scritto da
Giuseppe
Marchese Staff
Amantea Net
venerdì, 27
marzo 2009 14:53
FUNGHI: AMICI
DEL CUORE E DEL
SISTEMA
IMMUNITARIO
Basta mangiarne
100 grammi al
giorno
(AGI) - New
York, 6 mar. -
Da tempo un team
della Arizona
State University
studia le
proprieta' dei
funghi e i loro
benefici per la
salute. Dopo
aver riscontrato
che possono
prevenire alcuni
problemi
cardiocircolatori,
grazie al
contenuto di
ergotioneina, un
antiossidante
che riduce la
quantita' di
molecole adesive
che permettono
alla placca di
accumularsi
sulle pareti
delle arterie e
intasarle, il
team guidato dal
Dr. Keith R.
Martin ha
scoperto ora
anche proprieta'
benefiche per il
sistema
immunitario. I
risultati sono
arrivati da test
condotti sui
topi: i funghi
hanno aiutato
gli animali ad
attaccare gli
agenti patogeni.
A sorpresa, i
funghi piu'
efficaci nel
potenziare il
sistema
immunitario sono
i piu' comuni e
meno costosi:
gli champignon.
"Probabilmente
nessuno se lo
aspetta, ma
questi funghi
coltivati sono
una vera potenza
nel dare una
marcia in piu'
al sistema
immunitario", ha
detto il Dr.
Martin. La
medicina
tradizionale fa
largo uso di
funghi e gli
estratti di
fungo cominciano
a diffondersi
negli Stati
Uniti come
supplemento
dietetico, fa
notare il team
di Martin nel
suo articolo
sulla rivista
online BMC
Immunology. In
precedenza, sono
stati condotti
studi in
laboratorio e
con animali che
hanno analizzato
singoli composti
presenti nei
funghi e che
hanno suggerito
un possibile
effetto positivo
sul sistema
immunitario per
tenere lontani i
tumori. Il team
di Martin ha
pero' per la
prima volta
cercato di
capire se
mangiare
l'intero fungo,
piuttosto che
assumere un
singolo composto
contenuto nei
funghi, possa
far bene alla
salute. Ha
percio' condotto
una serie di
test usando
diversi tipi di
funghi aggiunti
alla dieta
standard di un
gruppo di topi.
Gli studiosi
hanno cosi'
scoperto che
l'effetto sugli
animali sani era
piu' debole che
sulle cellule
immunitarie
isolate usate in
laboratorio. Ma
i benefici della
dieta "ai
funghi" su un
gruppo di topi
con il colon
infiammato, una
condizione che
puo' favorire il
cancro al colon,
erano molto piu'
evidenti: niente
perdita di peso
e niente danno
all'intestino.
"Pensiamo che
gli stessi
effetti si
possano
verificare anche
nell'uomo", ha
dichiarato
Martin. Per
ottenere i
vantaggi
riscontrati nei
topi, basta
mangiare 100
grammi di
champignon al
giorno.
Tratto da:
http://salute.agi.it
I
seminari del Progetto Speciale Ispra
I funghi decontaminano
anche le traversine ferroviarie
Questo legno è trattato
con una sostanza velenosa che ne allunga la vita oltre il tempo
naturale di degradazione, e la specie Pleurotus ostreatus
è particolarmente indicata nell'azione di risanamento
Il nome scientifico è Pleurotus ostreatus, ma i più lo
conoscono come fungo Pleos, volgarmente usato per i diversi
cloni coltivati. Oltre alle ben note qualità gastronomiche, il
Pleurotus è anche uno dei più usati nel ripristino
ambientale degli ecosistemi contaminati da sostanze tossiche. Un
processo che prende il nome di bioremediation:
microrganismi, funghi, piante e i loro enzimi sono capaci di
riportare alla condizione originaria un ambiente naturale che è
stato inquinato da contaminanti.
Le ricerche dei biologi stanno mettendo in luce le potenzialità
fino ad oggi poco conosciute dei funghi: oltre ad essere potenti
indicatori dello stato di salute di un ecosistema, possono
aiutare in modo concreto a «ripulirlo» da eventuali sostanze
nocive immesse dall'uomo in un habitat naturale.
Il Progetto «Speciale Funghi» dell'Ispra sta analizzando, nel
corso di seminari mensili, le enormi potenzialità di questi
organismi viventi. «Stiamo mettendo a fuoco con chiarezza quale
ruolo cruciale svolgano i funghi nell'equilibrio degli
ecosistemi e quali potenzialità enormi possiedano» ha affermato
Carmine Siniscalco, micologo dell'Ispra e coordinatore del
progetto.
Questa volta, il seminario ha affrontato il tema della
biorimediazione attraverso le tecniche biologiche. Tra le
varietà di funghi utilizzate nel ripristino ambientale vi sono
proprio i Pleurotus. La sperimentazione ha dimostrato che
questa specie può decontaminare le traversine ferroviarie
trattate con creosoto, una sostanza che conserva il legno per 30
anni oltre il tempo naturale di degradazione. I funghi
basidiomiceti demoliscono le matrici legnose fino ad annullare
la tossicità della traversina. Ma non solo: buoni risultati
arrivano anche dalle sperimentazioni effettuate sugli
antibiotici rinvenuti nelle acque e nel suolo, così come sulle
aree inquinate da lindano.
Luciana Migliore (Università Tor Vergata, Roma) ed Emanuela
Galli (Ibaf-Cnr) lavorano da tempo all'applicazione dei funghi
come biorimedio: «L'approccio biologico è il futuro del
ripristino ambientale - ha detto la Migliore -. Con la crisi
economica in corso, sarà sempre più difficile affrontare le
spese di costose tecniche di risanamento non biologiche».
Gli ambienti acquatici sono stati i primi ad essere danneggiati
dalle sostanze tossiche ed esistono tecniche ormai collaudate
per rimediare all'inquinamento (per esempio con i depuratori,
che funzionano grazie a batteri e funghi). Poco e male si è
intervenuti sul suolo: sia perché è un sistema molto complesso
che ad oggi richiede maggiori studi, sia per il fatto che
l'inquinamento del suolo, restando spesso latente, non è
considerato dall'opinione pubblica come una vera minaccia. Al
contrario, è il collettore di elementi e composti tossici che
contaminano l'ambiente naturale a vari livelli, e spesso
nasconde vere e proprie «bombe chimiche a tempo».
(Fonte Ispra)
Tratto da : http://www.vglobale.it/ - Trimestrale
di ecologia (12 Febbraio 2009)
Caravaggio. Uno studio rivela
che dipingeva frutta bacata con intento scientifico
Un
polletto ruspante dalle zampe stecchite, qualche eucaristico grappolo di uva
nera o rossa e un po’ di pomini bacati. Nella Cena di Emmaus versione National
Gallery (che si può ammirare nella mini-rassegna “Caravaggio ospita Caravaggio”
al Brera di Milano fino al 29 marzo), il pittore “imbandisce” una delle sue
tante nature morte.
La sua
tendenza a dipingere frutta e piante colpite da morbi è stata indagata
di recente nella giornata di studi che si è tenuta al Collegio Ghislieri
di Pavia, “Michelangelo Merisi da Caravaggio, la magia naturale e la
patologia vegetale”.
Durante il convegno, Giuseppe Fogliani, patologo vegetale e docente per
più di vent’anni anni all’Università Cattolica di Milano, ha mostrato
nei dipinti del pittore alcune manifestazioni patologiche delle piante
dell’epoca. «Secondo la scienza ufficiale, le virosi della vite sono
state importate in Europa dalle Americhe, nella seconda metà
dell’Ottocento. Grazie al Caravaggio - spiega Fogliani - si è potuto
sconfessare questa teoria. A quanto pare, la malattia esisteva già nel
Cinquecento». Nella Fiscella dell’Ambrosiana, l’esperto ha infatti
riconosciuto «tralci malformati con fasciature e doppio nodo, tipici
della virosi». Il Bacco coronato di pampini della Galleria Borghese ha
in testa una corona di foglie ingiallite e accartocciate che sono un
altro indizio della malattia. Ma il “pittore-fotografo” Caravaggio si
dimostra anche un fine micologo (studioso di funghi parassitari). Nel
Riposo durante la fuga in Egitto della Galleria Doria Pamphilij ritrae
sul tronco dell’albero, proprio sopra l’ala dell’angelo in primo piano,
un fungo del legno che il professore, per ora, ha classificato come un
poliporo Fomes.
Se Caravaggio dipinge funghi e mele bacate, il merito è anche degli
scienziati (Galileo, Campanella e Della Porta) che conosce e frequenta a
Roma, durante il patronato presso il cardinale Francesco Maria Del
Monte. «Proprio in quegli anni, verso la fine del Cinquecento - spiega
Mauro Di Vito, lo storico della scienza che ha organizzato il convegno
pavese - i filosofi naturalisti cominciano a studiare con più attenzione
le malattie delle piante anche perché, con l’avvento della stampa, si
diffondono i trattati di agronomia». Per molto tempo (nell’Antichità e
nel Medioevo) la fitopatologia viene trascurata dato che la malattia
vegetale era considerata un flagello divino, quindi la si poteva curare
solo pregando. Negli erbari medievali, per esempio, sono rari gli
accenni alle fitopatologie o alle cure. Questo perché si interveniva
sulle piante con riti devozionali e magici o con rimedi spicci: si
bruciavano le foglie malate.
Caravaggio è il primo a dipingere mele bacate con intento scientifico.
Non lo fa per ingraziarsi qualche idolo della fertilità o per
rappresentare il peccato e la vanità delle cose, ma per fotografare il
dato reale così come lo trovava descritto anche nei trattati di
agronomia del tempo, in particolare nelle “Ville”, l’enciclopedia
rustica del Linceo Giovan Battista Della Porta.
di Giulia Bolognini
Mercoledì 28 Gennaio 2009 14:07
Tratto da:
Dazebao - l'informazione on-line
Crollo e deperimento degli alberi: osservando i
funghi si può evitare
Seminario ISPRA, Roma 12 novembre 2008
Sardegna/ Famiglia intossicata dopo aver
mangiato funghi
Grave il padre. La 'scorpacciata' dopo il
regalo di un amico
Roma, 28 nov. 08
da
APCOM
Un piatto di riso con funghi manda
all'ospedale una famiglia di Olbia, in Sardegna. Madre e
figlia, 44enne la prima e 19 la seconda, si trovano
ricoverati nel reparto di medicina d'urgenza
dell'ospedale Giovanni Paolo II. Il capofamiglia, 60
anni, nella tarda serata di ieri è stato trasferito a
Cagliari, al Brotzu, le sue condizioni sono gravi. La
Asl di Olbia invita i galluresi amanti dei funghi a
contattare sempre il micologo, messo a disposizione
dell'azienda, prima di consumarli.
L'intossicazione, che sarebbe avvenuta
nella notte di domenica 23 novembre 2008 - si spiega in
una nota - è conseguente molto probabilmente
all'ingestione di un fungo mortale, l'amanita phalloides,
riconosciuto dalla donna che l'ha cucinato. Un amico
avrebbe regalato alla famiglia olbiese un cestino di
funghi, molto simili agli ovuli: i problemi sono
iniziati la mattina del 24 novembre, con sintomi a
carico dell'apparato gastrointestinale, come vomito,
dolori addominali violenti e diarrea.
I veleni responsabili
dell'intossicazione, in casi come questo, sono le
amanitine e le falloidine, sostanze che agiscono
bloccando la sintesi delle proteine all'interno delle
cellule e da ciò deriva l'impossibilità della cellula di
svolgere le sue funzioni. La prima a presentarsi al
pronto Soccorso dell'ospedale Giovanni Paolo II è stata
la figlia, 19 anni, martedì 25 novembre: per lei è stato
immediato il ricovero. I medici dai sintomi hanno
diagnosticato subito l'intossicazione.
I sanitari, dopo un'indagine conoscitiva,
hanno cercato di convincere tutti i componenti della
famiglia a sottoporsi a visita sanitaria: la madre è
stata ricoverata il 26 novembre, mentre il padre solo
nel pomeriggio di ieri, 27 novembre: il sessantenne ha
riportato un'insufficienza epatica fulminante, tanto che
ieri notte è stato trasferito a Cagliari, nel reparto di
Gastroenterologia del Brotzu, la prognosi è riservata e
le sue condizioni sono gravi.
AMBIENTE:DA
PATAGONIA IL 'MICO-DIESEL',PRODOTTO DAI FUNGHI
(ANSA) - ROMA,
4 NOV - Si chiama Gliocladium roseum ed oltre ad essere un fungo della
Patagonia cilena, puo' rappresentare una grande risorsa per l'ambiente e i
bio-combustibili. Alcuni scienziati della Montana State University hanno
scoperto infatti che e' in grado di produrre un combustibile simile al
diesel, il 'mico-diesel' appunto, come riporta la rivista 'Microbiology'. Il
fungo, come spiega Gary Strobel, e' stato scoperto all'interno dei rami
dell'Eucryphia, albero tipico del Cile. ''Il Gliocladium - racconta Strobel
- produce dei gas e degli idrocarburi, normalmente associati al diesel, da
residui vegetali. Si tratta dei primi organismi mai scoperti finora che
producono molti degli 'ingredienti' del diesel''. Il mico-diesel puo' essere
dunque una valida alternativa all'etanolo. Due le questioni che rimangono
ora da risolvere secondo gli scienziati: se ci sono altri microbi in grado
di fare questo e se ci sono dei geni 'preposti' alla produzione di questi
gas. Ecco perche' Strobel sta gia' studiando il genoma del fungo. ''Un altro
aspetto promettente e' che il fungo produce idrocarburi direttamente dalla
cellulosa - conclude Strobel - e quindi puo' farlo anche dagli avanzi delle
foglie e dalla segatura''. (ANSA). Y85-MRB
Italiani poco
esperti, ecco i consigli del tossicologo
FUNGHI, 500 "AVVELENATI" OGNI ANNO
Tempo d'autunno, di piogge, d'umidita': tempo di
funghi. Con l'arrivo della brutta stagione migliaia di italiani si mettono
"in caccia", e prevedibilmente, visti i prezzi al mercato, saranno ancora
piu' numerosi quest'anno i raccoglitori della domenica, alla ricerca di
porcini o prataioli. Ma gli italiani si rivelano ben poco esperti: sono 500
ogni anno, infatti, le persone che restano intossicate per aver mangiato un
fungo velenoso. Spesso si tratta di un contrattempo che si risolve con
nausea, vomito e diarrea, ma una volta su dieci l'intossicazione puo'
portare a una gravissima insufficienza epatica, anche letale. Il prof.
Alessandro Barelli, direttore del Centro Antiveleni del Policlinico Gemelli,
avverte: "l'autunno e' il periodo dell'anno in cui si concentrano il 90%
delle intossicazioni da funghi, e gli appelli a non consumare funghi
spontanei senza identificazione micologica non riescono a evitare,
purtroppo, che ogni anno si verifichino gravi casi di intossicazione". Nella
maggior parte dei casi, il problema "si risolve spontaneamente o con l'aiuto
della terapia sintomatica (reidratazione, antispastici, antivomito)". Una
quota minima dei casi, stimabile intorno al 10%, sono invece determinati da
funghi contenenti sostanze letali, e si manifestano "con una grave sindrome
da insufficienza epato-renale potenzialmente mortale". E' proprio il
verificarsi ogni anno di decessi da funghi, spiega l'esperto, "che deve
indurre chi li raccoglie a comportamenti obbligati atti a prevenire
l'ingestione di tossine letali. Il pericolo e' rappresentato principalmente
da funghi mortali come le Amanite e i Cortinari che, se ingeriti anche in
piccolissime quantita', provocano danni al fegato e ai reni che sono
irreversibili, potenzialmente letali e con scarse possibilita' terapeutiche.
In particolare, la cosi' detta sindrome falloidea e' determinata da funghi
contenenti sostanze chiamate amatossine: Amanita phalloides, Amanita verna,
Amanita virosa, Galerina autumnalis. E' sufficiente anche un solo cappello
di Amanita phalloides, pari a circa 20 grammi, per determinare gravi
intossicazioni potenzialmente mortali. Le amatossine distruggono in modo
irreversibile le cellule del fegato. I cortinari, invece, producono un grave
danno renale che si manifesta anche molti giorni dopo l'ingestione". Cosa
fare, allora? E' bene considerare alcune semplici regole da rispettare: non
consumare funghi raccolti o di dubbia provenienza se non dopo che essi siano
stati con certezza identificati come commestibili da un micologo. Non
fidarsi dei cosi' detti "esperti/conoscitori": "L'unica qualifica che
permette l'identificazione certa del fungo - sottolinea Barelli - e' quella
del micologo, professione complessa e richiedente una enorme cultura e una
continua pratica sul campo. I cosi' detti esperti/conoscitori sono in genere
la causa delle intossicazioni piu' gravi poiche' si avventurano nella
raccolta di funghi commestibili che "assomigliano" a funghi pericolosi e
commettono, a volte, pericolosissimi errori". Accertarsi che i funghi
freschi spontanei acquistati presso esercizi di vendita siano muniti, come
prevede la legge, di un'etichetta attestante l'avvenuto controllo. Occhio
anche alla cottura, che "non disattiva tutte le tossine presenti nei funghi:
in particolare le tossine che danneggiano e uccidono il fegato resistono
anche alle temperature di cottura dei cibi". I metodi empirici quali la
prova dell'aglio o dell'argento, avverte l'esperto, "non sono di alcuna
utilita' per verificare se un fungo sia velenoso". Se dopo l'assunzione di
funghi compaiono disturbi, soprattutto gastroenterici (nausea, vomito,
dolori addominali, diarrea), "non bisogna esitare a consultare un Centro
Antiveleni e a seguire scrupolosamente le istruzioni che vengono fornite".
venerdì 10 ottobre 2008
Tratto da: http://salute.agi.it/
Cannero: Amanite falloidi nel piatto Giovedì la raccolta dei
funghi con relativa cena. Madre e figlia all'ospedale in prognosi riservata.
Forse trapianto del fegato
Giovedì la raccolta di funghi, poi la cena. Ma
non si accorgono che tra i funghi cucinati e mangiati c'erano pure delle
Amanite falloidi, i micidiali funghi velenosi. E così una madre e una
figlia di Cannero sono ancora in prognosi riservata, come riporta oggi la
Regione.
La figlia, venerdì mattina, si è recata al lavoro in Ticino, ma sentendosi
male viene ricoverata alla Carità a Locarno. Ma a causa delle sue condizioni
preoccupanti, i dottori decidono di trasferirla all'Ospedale Niguarda di
Milano. La madre 70enne invece è stata ricoverata a Pallanza e poi
trasferita a Bergamo. Queste ore sono decisive per capire se occorre il
trapianto del fegato.
07.10.08 09:11
Tratto da: http://www.ticinonews.ch
Corso avanzato di micologia per il
rilascio del "patentino"
Pace del MelaOrganizzato
dall'Auser, è gratuito
Pace del Mela. È
cominciato a Palazzo Lo Sciotto di Pace del Mela il corso di formazione
avanzata di Micologia organizzato dall'Auser, "Università popolare del
Tirreno", in collaborazione con il Comune di Pace del Mela.
Il corso, della
durata di un anno, è a titolo gratuito ed è aperto a tutti i possessori di
attestato rilasciato per il patentino per la raccolta dei funghi epigei
spontanei. Il docente interessato è il micologo Nicola Amalfi.
Messina, 29/9/2008
Tratto da: http://www.gazzettadelsud.it
FUNGHI: SERVE PRUDENZA NELLA RACCOLTA E NEL
CONSUMO
(AGI) - Bologna,
23 set. - Con l'arrivo dell'autunno comincia la stagione d'oro per i cercatori
di funghi. Al fine di prevenire casi di intossicazione, o veri e propri
avvelenamenti, l'Ispettorato Micologico del Dipartimento di Sanita' Pubblica di
Forli' segnala una serie di regole da seguire: - non raccogliere i funghi in
modo indiscriminato, ma sempre nel rispetto dell'ambiente, avendo presente che
tutti i funghi sono utili; evitare il consumo di funghi in grandi quantita' ed
in pasti ravvicinati, ricordando che i funghi sono sempre un alimento difficile
da digerire; evitare il consumo da parte di bambini, donne in gravidanza,
persone che soffrono di intolleranze alimentari o disturbi dell'apparato
digerente; evitare il consumo di funghi che non provengono dalla rete
commerciale o, se raccolti da privati, di cui non sia stata identificata con
certezza la specie da persone qualificate; infine ricordare che quasi la
totalita' dei funghi commestibili provocano disturbi, o veri e propri
avvelenamenti, se consumati crudi, poco cotti o in quantita' eccessive. E ai
primi eventuali sintomi di malessere, contattare l'ospedale piu' vicino e tenere
a disposizione eventuali avanzi del pasto e dei funghi consumati, anche per
poter fornire indicazioni utili per l'identificazione delle specie fungine
consumate e del loro luogo di raccolta. In ogni caso - avvertono le autorita'
sanitarie - e' opportuno sottoporre i funghi raccolti o ricevuti in regalo, al
controllo degli esperti dell'Ispettorato micologico. (AGI) Mir 231021 SET 08
Tratto da:
http://www.agi.it/food/notizie/
Trenta persone intossicate per i funghi
E la
stagione di raccolta è appena iniziata. I consigli dell’esperto per non esporsi
a rischi
MILANO02/09/2008 - Costa cara ai milanesi la passione per
i funghi. Ben trenta gli avvelenati negli ultimi due mesi. Ma le richieste
d’aiuto arrivate nello stesso periodo al Centro Antiveleni del Niguarda, da
ospedali del resto della Lombardia e di altre parti d’Italia ammontano a un
centinaio. In pratica una cinquantina al mese.
«Anche se a star male non sono state solo le cento persone segnalateci - spiega
Francesca Assisi, dirigente medico del Centro Antiveleni - se si considera che
oltre a costoro ci sono altri parenti che hanno mangiato gli stessi funghi, il
numero degli intossicati va, infatti, moltiplicato almeno per tre». Ma questi
numeri sono destinati a cambiare velocemente. La stagione di raccolta quest’anno
è andata a rilento per fattori di natura climatica. Ma presto si entrerà nel
vivo e allora si rischierà davvero molto. Dalla tavola all’ospedale. Un’annata
davvero sfortunata da questo punto di vista è stata quella del 2006.
«Allora si verificarono anche - precisa la tossicologa del Niguarda quattro
decessi». Una passione quella dei funghi costata molto cara. Negli ultimi due
mesi fortunatamente non ci è scappato il morto e nemmeno danni al fegato gravi
al punto di richiederne un trapianto. «Non ne siamo al corrente - puntualizza la
dottoressa Assisi - almeno che sia capitato in qualche ospedale che non ha però
richiesto il nostro intervento. C’é stato, invece, qualche paziente che ha avuto
complicazioni renali e non sono mancati casi con danni neurologici. Si tratta di
pazienti che accusavano la cosiddetta
Sindrome Micoatropinica i cui sintomi (agitazione, convulsioni, disturbi
enterici, e coma) iniziano dopo alcune ore dall’ingestione».
La maggior parte dei cento intossicati tra luglio e agosto presentava quella che
viene definita
Sindrome Gastroenterica , i cui sintomi si manifestano nell’arco di una o
tre ore dalla consumazione dei funghi.
«Attenzione - mette in guardia la tossicologa milanese - dal mangiare funghi di
cui non è stata accerta la
commestibilità dai micologi, ma anche quelli mangerecci. Le scorpacciate
ripetute per più giorni possono essere pericolose a causa della difficile
digeribilità dei funghi e delle loro tossine».
Marisa De Moliner
Un arrosto con
salsa ai funghi
mangiato a cena,
in un albergo di
Jesolo
(Venezia), ha
rovinato la gita
scolastica di
una novantina di
studenti
siciliani
finiti in
ospedale, a
Trieste, per una
forma di
intossicazione
alimentare
causata da cibi
guasti. Insieme
a loro sono
stati ricoverati
gli otto
professori che
li accompagnano
e i quattro
autisti dei due
pullman con i
quali sono
venuti dalla
Sicilia nel
Nordest.
In tutto sono
poco più di un
centinaio di
persone,
ricoverati nei
tre ospedali di
Trieste (Cattinara,
Maggiore e Burlo
Garofolo) con
diagnosi di "gastroenterocolite
acuta da
verosimile
tossinfezione
alimentare". Non
vi è alcuna
preoccupazione
per nessuno di
loro, ma tutti
dovranno
rimanere in
ospedale, in
osservazione,
almeno fino a
giovedì, alcuni
sistemati in
giacigli messi
su in fretta e
furia
direttamente nel
Pronto Soccorso
dell'ospedale di
Cattinara.
I
ragazzi (tutti
fra i 16 e i 18
anni, delle
classi terza e
quarta del liceo
scientifico
"Ettore Majorana"
di Scordia, in
provincia di
Catania) hanno
cominciato a
sentirsi male in
mattinata,
subito dopo
essere partiti
da Jesolo
(Venezia) con
destinazione il
castello di
Miramare, a
Trieste, e,
successivamente,
le grotte di
Postumia, in
Slovenia. Vomito,
diarrea e
qualche linea di
febbre sono
andati via via
aumentando fino
a indurre i
professori a
rinunciare alla
gita e dirottare
i pullman verso
l'ospedale. Qui
i sintomi hanno
coinvolto
praticamente
tutta la
comitiva (in
tutto 107
persone), con la
sola eccezione
di due o tre
ragazzi che la
sera precedente
avevano
'saltato' la
cena perché
indisposti.
La scoperta può
aiutare a ottimizzare la produzione
di biomassa da parte delle piante e
a valutare con precisione
l'interscambio di CO2 fra piante e
atmosfera.
La crescita degli
alberi è migliore e più veloce
quando nel suo apparato radicale
sono presenti alcuni microrganismi
specializzati. Uno di questi è il
fungo Laccaria bicolor, che instaura
un proficuo rapporto simbiotico con
le radici di diverse piante, e in
particolare con quelle di pioppo. Il
fungo facilita l'assunzione di
sostanze nutritizie scarse, come i
fosfati e le sostanze azotate, e
protegge le radici dai parassiti
presenti nel suolo. In compenso i
funghi traggono gli zuccheri di cui
necessitano dalle radici della
pianta. Di fatto circa l'85 per
cento delle piante dipende per la
propria crescita dalla presenza di
questo rapporto simbiotico.
Ora un gruppo internazionale di
ricercatori - facenti capo al
Flanders Institute for Biotechnology
e all'Università di Ghent, e
coordinati da Yves Van de Peer, che
firma un articolo sull'argomento su
"Nature" - è riuscito a
caratterizzare il genoma di Laccaria
bicolor, che è risultato costituito
da circa 20.000 geni. Inoltre i
ricercatori hanno identificato un
vero arsenale di piccole proteine,
chiamate SSPs (small secreted
proteins), che vengono espresse
unicamente nei punti in cui il fungo
e le radici della pianta vengono in
contatto.
Lo studio del genoma ha anche
rivelato che il fungo non è in grado
di demolire la parete cellulare
delle cellule radicali, ma che è in
grado di svolgere questo compito nei
confronti di quella dei patogeni,
consentendo di comprendere più a
fondo i meccanismi con cui il fungo
protegge il partner simbiotico.
Una migliore comprensione dei
segreti genetici del fungo può in
prospettiva essere di aiuto per
ottimizzare la produzione di
biomassa da parte delle piante,
ovvero la loro resa economica, ma
non solo. Come osservano i
ricercatori, grazie alla
comprensione di come albero e fungo
cooperano e reagiscono a fattori di
stress come la siccità e le
temperature estreme, si potranno
valutare con maggior precisione le
dinamiche dell'interscambio di CO2
fra piante e atmosfera. (gg) (06
marzo 2008)
Alle radici
evolutive del sesso Un singolo gene di
un fungo primitivo esprime una proteina molto simile alla
proteina SRY codificata sul cromosoma umano Y, ed essenziale
per la manifestazione dei caratteri fisici maschili
Un gruppo di ricercatori del
Duke University Medical
Center diretto da Joseph Heitman ha isolato i geni che
determinano il sesso in uno dei più antichi tipi di funghi
noti, Phycomyces blakesleeanus, e ne dà notizia in
un articolo sul numero odierno della rivista Nature.
I funghi non possiedono interi cromosomi
sessuali, paragonabili ai cromosomi X e Y che determinano
l'identità sessuale nell'uomo, ma possiedono una serie di
sequenze di DNA che hanno questa funzione, detti loci di
accoppiamento. Questi loci sono stati individuati in un gran
numero di specie di funghi e mostrano una diversità molto
elevata anche fra specie affini, una circostanza questa che
rende complessa la spiegazione del modo in cui essi si sono
evoluti.
Secondo il gruppo di ricerca di Heitman la
specifica disposizione e struttura identificata in uno dei
funghi più primitivi può rivelare la struttura ancestrale di
questi loci, servando in un certo senso da "fossile
molecolare".
"I funghi sono un buon modello per lo studio
dell'evoluzione della differenziazione sessuale, anche
umana, in quanto le sequenze genetiche responsabili del
sesso sono una versione ridotta delle regioni cromosomali
che determinano il sesso nelle persone", ha detto Heitman.
All'interno di sequenze di DNA i ricercatori
sono riusciti a isolare due versionidi un gene che regola
l'accoppiamento, che hanno indicato come sexM, (sex minus) e
sexP (sex plus). I ceppi di funghi che portano versioni
opposte di questi geni sessuali sono in grado di accoppiarsi
fra loro. Entrambe le versioni del gene codificano per una
singola proteina, chiamata proteina del dominio HMG (high
mobility group), che produce la differenziazione sessuale
attraverso un processo ancora ignoto. Questa proteina è
peraltro molto simile a una di quelle codificate dal
cromosoma umano Y, detta SRY, e che porta il feto a
sviluppare caratteristiche maschili.
Secondo Heitman questa somiglianza suggerisce
che la proteina del dominio HMG possa segnare gli inizi
evolutivi della determinazione sessuale dai funghi fino
all'essere umano. (gg)
Cinque persone di Ragusa
si trovano ricoverate all’ospedale Civile del capoluogo ibleo per
avvelenamento da funghi. Si tratta di un nonno e dei suoi quattro
nipotini che avrebbero mangiato la varietà chiamata “Omphalotus Olearius”
raccolta in campagna. Il nonno avrebbe scambiato la specie velenosa per
un’altra commestibile, che i cinque avrebbero più volte mangiato in
passato.
Scritto da Michele Farinaccio
su: http://www.tg10.it
Pavia:
funghi velenosi, un'intera famiglia in ospedale
31 Ottobre 2007, 21:00
PAVIA - Sono in gravissime condizioni i membri di una famiglia di
quattro persone di Roncaro, nel pavese, ricoverati per intossicazione
dopo aver mangiato funghi velenosi. Il padre è in rianimazione al San
Matteo di Pavia, la madre è ricoverata a Melegnano e i due figli si
trovano al San Raffaele di Milano e all'ospedale di Lodi, entrambi in
rianimazione. I funghi, raccolti dal padre, erano della specie Amanita
Phalloides. (Agr)
Numerosi controlli sono stati eseguiti da militari della Guardia di
Finanza di Acireale per verificare che tutte le norme a tutela dei
consumatori fossero rispettate da parte dei venditori di funghi.
All’attività ha preso parte anche un ispettore micologo dell’A.S.L.
n° 3 di Catania, il quale ha proceduto a stabilire la tipologia e lo
stato dei funghi posti in vendita. Nel corso dell’operazione, oltre
all’elevazione di salate multe nei confronti di diversi venditori,
sono stati posti sotto sequestro circa 20 kg di funghi di diversa
tipologia, in quanto privi di ogni certificazione sanitaria. Altri
60 kg di funghi sono risultati privi di adeguata etichettatura,
violazione per la quale è prevista una specifica sanzione.
Eclatante è stata la scoperta della commercializzazione di funghi
tossici vietati dalla legge, altamente nocivi per la salute umana.
Presso ben due rivenditori, infatti, le Fiamme Gialle hanno
rinvenuto e sequestrato circa 5 kg di funghi velenosi, appartenenti
alle specie Boletus Furfureus, Boletus Luridus e
Paxillus involutus. Per i due rivenditori, due uomini originari
di Zafferana, è scattata la denuncia a piede libero alla Procura
della Repubblica di Catania.
I
controlli hanno avuto come obiettivo principale i rivenditori di
funghi che hanno fatto grandi affari in occasione della celebre
manifestazione “Ottobrata Zafferanese”. Le violazioni più frequenti
riscontrate dalle Fiamme Gialle consistono nella mancata
certificazione sanitaria dei funghi posti in vendita e nell’assenza
di autorizzazione comunale alla vendita.
I
controlli effettuati dai finanzieri acesi rientrano nella più ampia
attività di sicurezza dei prodotti che ogni giorno viene posta in
essere dalla Guardia di Finanza e dalle altre forze di polizia su
tutto il territorio nazionale. L’interesse perseguito con tale
attività è la tutela dei consumatori, la cui salute viene spesso
messa a repentaglio dalla commercializzazione di prodotti non
sicuri. Tali prodotti procurano inoltre un profitto sicuramente più
ampio rispetto a quello ottenuto da chi osserva diligentemente le
regole di mercato, penalizzando proprio i venditori corretti.
La fabbrica delle tossine di
Amanita I ricercatori
hanno identificato nel suo genoma anche una regione
"tossica" iper-variabile in grado di produrre un'ampia
varietà di peptidi.
L'alfa-amanitina è la potente tossina
prodotta da Amanita phalloides e da solo trenta
altri funghi, fra le migliaia di specie esistenti. Ora un
gruppo di biologi dell'Università del Michigan è riuscito a
identificare la via metabolica del fungo che porta alla
produzione della sostanza, scoprendo che essa non è
assemblata da un grande enzima, come avviene nel caso delle
tossine prodotte dalla maggior parte dei funghi, ma da un
piccolo gene che procede direttamente alla sua costruzione,
e che ciò vale anche per un altro alcaloide del fungo, la
fallicidina.
Proprio questa discrepanza rispetto agli
altri funghi ha permesso ai meccanismi di produzione della
tossina di sfuggire per moltissimi anni all'identificazione
da parte degli scienziati, che ora sono riusciti
nell'intento solo grazie al ricorso a una particolare
tecnologia del sequenziamento del DNA.
L'alfa-amanitina agisce inibendo un enzima
necessario all'espressione di buona parte dei geni delle
cellule che, rese incapaci di sintetizzare nuove proteine,
interrompono bruscamente le proprie attività. Le cellule del
tratto intestinale e del fegato sono le più drasticamente
colpite non appena vengono in contatto con la sostanza e nel
caso di avvelenamento grave, l'unica possibilità di salvezza
è il trapianto di fegato.
I ricercatori hanno identificato un gene che
codifica direttamente la tossina, senza passare per la
produzione di un enzima che la costruisca. "L'RNA costruisce
direttamente la struttura portante della tossina, che
successivamente viene modificata in vari modi dal fungo,
rendendola particolarmente velenosa", spiega Jonathan Walton,
che con Heather Hallen ha diretto la ricerca e firma un
articolo in proposito sui Proceedings of the National
Academy of Sciences (PNAS).
I ricercatori hanno anche scoperto che nel
genoma del fungo esistono sequenze multiple correlate ai
geni per queste due tossine, e caratterizzato una regione
"tossica" iper-variabile in grado di produrre un'ampia
varietà di peptidi. "Riteniamo di trovarci di fronte a una
sorta di fabbrica che 'sputa fuori' una grande quantità di
piccole sequenze poi montate nel fungo Amanita. Il
nostro lavoro indica che questo fungo ha evoluto un
meccanismo per produrre decine o centinaia di sostanze
chimiche finora ignote oltre alla tossina che ben
conosciamo", ha detto Walton.
I ricercatori ritengono che l'individuazione
del singolare meccanismo utilizzato da Amanita
possa aprire la strada a un suo sfruttamento per la
produzione di nuove sostanze utilizzabili come farmaci. (gg)
(14 novembre 2007)
GALATONE, FUNGHI VELENOSI AL MERCATO: 4
INTOSSICATI
18/10/2007
La loro
attività di esperti ricercatori di funghi (viste le risultanze non certo
attendibile) ha rischiato di creare conseguenze addirittura letali per
gli ignari acquirenti delle preziose muffe commestibili. Per colpa di
questi improvvisati raccoglitori e venditori di funghi, qualche giorno
fa, ben quattro persone sono state ricoverate negli ospedali di
Gallipoli e Maglie, perché avevano accusato un malore dopo aver
ingerito, anche se in piccole porzioni, dei funghi acquistati da due
anziani di Galatone, presso il mercato settimanale. Un’attività non
estemporanea quella di A.S di 69anni e L.P. che di anni ne ha 60,
entrambi abitanti a Galatone, e che alla fine ha portato i due incauti
rivenditori ambulanti a beccarsi una denuncia e la relativa multa. Nulla
in confronto alla pericolosità sociale del loro gesto di rivendere i
funghi senza le dovute precauzioni e le verifiche del prodotto.
Nel corso delle indagini condotte dagli agenti del Commissariato di
Gallipoli, diretti dal dirigente Leo Nicolì, è emerso che i due
raccoglitori galatonesi, entrambi pensionati, da un anno a questa parte
si erano improvvisati in questa pericolosa attività di raccolta, svolta
prevalentemente nelle zone otrantine dei Laghi Alimini. Uno dei due
rivendeva abitualmente i funghi raccolti, per strada dalle parti della
stazione ferroviaria di Galatone. L’altro, in particolar modo il sabato
mattina, si “appoggiava” presso una bancarella di frutta e verdura del
mercato settimanale utilizzando di volta in volta la bilancia
dell’ambulante ortofrutticolo. E anche quest’ultimo, un giovane 28enne
concittadino dei due anziani, è stato denunciato per concorso nei reati
contestati ai due venditori. Sul loro capo il magistrato di turno
Patrizia Ciccarese ha disposto la denuncia di lesioni colpose per aver
venduto prodotti alimentari nocivi. Per i due pensionati, come detto,
prevista anche una sanzioni amministrativa per aver raccolto e posto in
commercio i funghi in questione, senza essere muniti della prescritta
autorizzazione amministrativa (il tesserino micologioco) rilasciata dal
Comune e per aver disatteso la legge vigente che obbliga chiunque a far
certificare i funghi raccolti dall’esperto micologo dell’Asl.
Tre delle vittime intossicate dopo aver acquistato e ingerito i funghi
incriminati, ovvero un’itera famiglia di Gallipoli, sono state dimesse
dall’ospedale di Gallipoli con una prognosi di sette giorni. Mentre la
quarta, un 43enne di Galatone, con analoga prognosi, veniva dimessa solo
ieri dall’ospedale di Maglie . Tutte rimangono comunque sotto
osservazione medica. Ad uno dei quattro ricoverati in ospedale, per
restarne intossicato, è bastato addirittura utilizzare l’acqua derivata
dalla pulitura dei funghi conservati, aggiunta per insaporire altre
pietanze. Gli agenti hanno recuperavano anche due barattoli contenenti
il pericoloso fungo, ormai ben pulito e sistemato con olio in quei
contenitori, pronto per essere consumato. Se la sono cavata tutti
fortunatamente senza ulteriori conseguenze, mentre il pronto intervento
dei poliziotti ha scongiurato altre possibili intossicazioni. Infatti
un’altra persona oltre alle quattro già cadute negli effetti nocivi di
quei fungi, aveva acquistato dagli stessi venditori la medesima merce.
Altre analoghe specie micologiche sono state rinvenute e sequestrate
presso l’abitazione di S.D. 49anni, pure residente a Galatone, che solo
grazie all’intervento degli agenti del Commissariato, è riuscito ad
evitare una sicura intossicazione per se e per la propria famiglia.
Con l’ausilio degli ispettori dell’Asl di Maglie - Ispettorato
Micologico di Poggiardo, i funghi in questione (molto simili ai normali
e saporiti “porcini”) venivano invece identificati per “Boletus Satans”,
una specie altamente tossica e addirittura letale in alcuni casi. I
funghi in questione, un chilo e 300 grammi complessivi, sono stati
ovviamente sequestrati e distrutti. L’invito alla prudenza
e all’accortezza è quanto mai d’obbligo.
Sette intossicazioni da
funghi in due settimane Asl 11 offre il servizio gratuito di riconoscimento dei funghi
11-10-2007
Sono ben 7 gli episodi di
intossicazione per ingestione di funghi verificatisi negli ultimi 15
giorni. Si tratta di componenti di famiglie residenti nella zona di
Empoli: cinque uomini e due donne, la cui età varia dai 64 ai 27 anni.
Il fungo responsabile dell'avvelenamento è stato soprattutto l'Omphalotus
olearius, comunemente noto come "fungo dell'olivo" che è stato scambiato
per il Cantharellus cibarius conosciuto invece come "galletto", fungo
commestibile che viene venduto anche nei supermercati. Le persone hanno
avuto subito i classici sintomi dell'intossicazione, in particolare
vomito. Sono state ricoverate all'ospedale "San Giuseppe" di Empoli e
dimesse nell'arco delle 24 ore. Il numero degli intossicati sarebbe
senz'altro cresciuto se due famiglie di Limite sull'Arno e di Vinci (sei
persone in tutto) non si fossero rivolte all'ispettorato micologico
dell'Asl 11 in tempo. Anche queste ultime avevano raccolto funghi
tossici pensando che fossero commestibili. L'avvelenamento scaturisce
spesso dalla scarsa conoscenza delle tipologie di funghi. Ed è per
questo motivo che fino al prossimo 15 dicembre l'unità operativa igiene
degli alimenti e della nutrizione dell'Asl 11 offre un servizio gratuito
di riconoscimento dei funghi presso le proprie sedi: a Empoli, in via
dei Cappuccini n. 79 (tel. 0571704865-704856, lunedì e mercoledì dalle
ore 14 alle 16, sabato ore 10-12) oppure presso il distretto
socio-sanitario di Castelfranco di Sotto, viale 2 Giugno n. 39 (tel.
0571/704256, il martedì e il giovedì dalle ore 10 alle 12).
Tratto da:
http://www.valdelsa.net
Funghi e batteri contro l'inquinamento
Ife: autostrade per batteri Le ife dei funghi hanno
un ruolo di primaria importanza per la diffusione dei
batteri nel suolo
Le ife dei funghi hanno un ruolo di primaria
importanza per la diffusione dei batteri nel suolo. E'
questa la conclusione a cui sono giunti i ricercatori del
Centro Helmholtz per la ricerca ambientale di Lipsia, che ne
danno conto in un articolo pubblicato su
Environmental
Science & Technology. I risultati ottenuti possono
aiutare a rendere più rapide ed efficaci le tecniche di
bioremediation di terreni contaminati, ossia quelle
tecniche che sfruttano i batteri capaci di degradare le
sostanze inquinanti.
Dallo studio diretto da Lukas Y. Wick risulta
infatti che i batteri sono in grado di spostarsi nel suolo
sfuttando la membrana mucillaginosa delle ife. Lo spessore
di una ifa può essere di soli 10 micrometri, e in un grammo
di terra si possono dipanare fino a cento metri di micelio.
Per i batteri l'aria e la carenza di umidità
possono rappresentare delle barriere insormontabili, ed è
questa, più che una presunta inefficienza biochimica, la
ragione per cui la degradazione degli inquinanti con questa
tecnica è un processo molto lento.
In esperimenti condotti con Pseudomonas
putida, un batterio in grado di demolire composti
aromatici policiclici, è risultato che il processo di
ripulitura del terreno era molto più rapido se in esso erano
presenti funghi, le cui ife venivano utilizzate dal batterio
- per usare un'espressione di Wick - "come vere e proprie
autostrade".
In un esperimento i batteri, che erano stati
posti a una profondità ben maggiore della chiazza di
fenantrene che doveva servire loro da alimento, sono
riusciti agevolmente a raggiungere l'inquinante nelle zolle
in cui erano presenti colonie di funghi, mentre in quelle in
cui queste ultime mancavano il percorso in direzione opposta
alla gravità era molto più lento o non si verificava affatto
quando il terreno stesso veniva irrorato con acqua, dato che
i batteri venivano dilavati verso il basso. (gg)
(12 febbraio 2007)
Nei funghi un possibile
aiuto contro il cancro al seno
Contengono sostanze con proprietà
anti-aromatasi, enzima coinvolto nella produzione di
estrogeni.
I funghi oltre ad essere un piacere per il
palato, potrebbero anche essere utili per prevenire il
cancro al seno.
I ricercatori del Beckman Research Institute of the City of
Hope di Duarte (California, Usa) consigliano introdurre
nella dieta almeno 100 grammi al giorno di questo alimento
perché, assicurano, alcuni componenti interferiscono con
l'azione dell'aromatasi. Un enzima che aiuta l'organismo a
produrre estrogeni, gli ormoni coinvolti nel processo di
formazione e crescita del tumore della mammella. Questo è il
risultato della ricerca che è apparso sulla rivista Cancer
Research.
Studiando sui topi gli effetti di sette vegetali con
proprietà anti-aromatasi gli esperti hanno verificato che i
funghi bianchi, una delle varietà più consumate a tavola,
sono i più efficaci nell'inibire l'enzima. I loro estratti
hanno, nei topi, ridotto sensibilmente la proliferazione
delle cellule cancerose, bloccando la crescita della
malattia. Includere i funghi nella propria alimentazione -
sottolinea Shiuan Chen, a capo dello studio - può davvero
contrastare il tumore al seno. Anche meno di 100 grammi al
giorno può avere una notevole efficacia per la prevenzione.
Redazione
MolecularLab.it (28/12/2006)