L'ultima relazione sul progetto
Casan, 17 novembre
2007
Eccomi
un’altra volta a voi con la mia relazione sul nostro Progetto Speranza, che si sta realizzando in Salgueiro, Brasile. Do
per scontato che tutti sappiano di cosa stiamo parlando, visto che la nostra
comunità parrocchiale di Cadola, con il suo parroco, don Giuseppe, ha adottato
il progetto stesso (stiamo professionalizzando dei cittadini brasiliani attraverso la realizzazione di un piccolo
villaggio di quaranta case e una chiesa, che poi saranno date a famiglie
bisognose, con il contributo determinante della Conferenza Episcopale Italiana,
attraverso la Ong “Insieme si può” di Belluno).
Questi sono i
numeri al 31 ottobre 2007: ci sono quarantacinque persone che stanno facendo il
corso del Progetto Speranza,
suddivise in muratori, carpentieri, “serramentisti”, elettricisti, idraulici e
piastrellisti, tutte con i loro insegnanti, che si prodigano incessantemente
per trasmettere le conoscenze tecniche, e la cosa funziona; tutto è in armonia,
non ci sono problemi; mi sembra che tutti abbiano compreso il significato del
corso e si stiano applicando con molto entusiasmo.
Voglio qui
aprire una piccola parentesi, significativa per capire quanto sia importante il
progetto per questa gente. In occasione di una visita a Salgueiro del governatore
dello Stato di Pernambuco, Eduardo Campos, uno dei corsisti ha scritto queste
parole che voleva consegnare al governatore stesso: “Il Progetto Speranza sta dando
una speranza a molti papà di famiglia in difficoltà; speriamo che anche i governanti facciano la
loro parte; chiediamo a lei di dare lavoro a questa gente del Sertao che sta
soffrendo molto”. Per me è molto importante aver letto queste
parole che non chiedono elemosina, ma lavoro: vuol dire che gli insegnamenti
nostri stanno dando i loro frutti.
Prima di dare i dati, devo descrivervi la casa
tipo, perché si possa valutare lo stato di avanzamento dell’opera. La casa ha
una pianta rettangolare con le dimensioni di metri 4,80 x 11; dopo
l’ingresso-soggiorno, che ha una profondità di metri 2,80 x 4,80, si ha un
corridoio addossato alla parete più lunga, che dà accesso a due camere divise
da un bagno, per giungere poi alla zona cucina, ricavata nel fondo della casa.
Tutti gli spazi sono divisi da pareti in muratura. Abbiamo una porta d’ingresso
e una porta di fondo, quattro finestre, una per ogni locale, e il bagno è
ventilato e riceve luce da un particolare sistema di mattoni forati posti in
alto. Completa la casa il tetto, che è a vista (si vedono cioè le travi e le
tegole, ma questo è bene accetto, perché la casa risulta più ventilata).
Completano l’opera i vari impianti tecnici, quali l’impianto elettrico,
l’impianto idraulico, l’impianto fognario.
Alla fine di ottobre
2007, ventisette case su quaranta erano terminate come murature, intonaci
interni, tetto; di queste, quattro erano completamente finite anche con
ceramica e apparecchi sanitari; altre tredici erano in fase di finiture al
grezzo. La chiesa invece aveva solo le fondazioni fatte; le sue dimensioni sono
di metri 14 x 8.
Ricordo che
stiamo parlando di un campo scuola e tutto questo è fatto dai nostri bravi
alunni. La previsione dice che per febbraio 2008 sarà tutto pronto. A me resta
solo di dire grazie a tutte le persone
che stanno collaborando, in vario modo, a questo nostro progetto. Che
Dio benedica tutti!
Lorenzo
De Pasqual
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Giugno 2007
Una nuova fase è iniziata per il
Progetto Speranza, che sta continuando ad operare in Salgueiro (Brasile);
progetto che, come tutti sanno, ha nel suo programma la professionalizzazione -
attraverso corsi teorici e pratici - di papà di famiglia che non hanno rendite
ed hanno figli da mandare a scuola: non
solo insegnare una professione, ma fare, di queste persone, dei cittadini
consapevoli di diritti e doveri. Sul piano pratico, poi, il risanamento del
territorio, costruendo le fognature e rifacendo in mattoni e dotando di servizi
igienici delle case che prima erano di “taipa” (terra, fango e legname).
Una nuova fase, ho detto, perché dal
mese di marzo 2007, attraverso la O.N.G. “Insieme si può…” di Belluno, la
C.E.I. (Conferenza episcopale italiana) sta contribuendo finanziariamente al progetto.
Molte volte abbiamo ascoltato la pubblicità della C.E.I. che ci chiede l’8 per
mille, che poi sarà donato ai progetti per il Terzo Mondo: ebbene, anche il
Progetto Speranza sta usufruendo di questo aiuto.
Non vi sto a raccontare l’emozione
di padre Remi e mia, quando abbiamo ricevuto la notizia dell’aiuto CEI da “Insieme
si può”; ci siamo subito messi al lavoro per sviluppare un’idea e cioè
costruire ex novo un piccolo villaggio di 40 case con una piccola chiesa,
dotandolo di tutte le infrastrutture, acqua, luce, fogne, strade, per poi dare
queste case alle famiglie più bisognose di Salgueiro, in cambio di un affitto
simbolico. Il villaggio, che si chiamerà “Conjunto CEI”, lo stiamo edificando
in un terreno che la parrocchia a messo a disposizione. Dunque stiamo lavorando:
i metodi sono gli stessi e le finalità pure, cioè dare la possibilità agli
ultimi di avere una opportunità.
Dal mese di aprile 2007, si stanno
facendo corsi di muratore, idraulico, elettricista, falegname e carpentiere; 47
papà di famiglia stanno partecipando, seguiti da esperti locali, studiando e
lavorando otto ore al giorno per cinque giorni la settimana (attraverso i corsi
pratici stiamo costruendo il villaggio). Novità rilevante è che tra queste 47
persone ci sono 8 detenuti del carcere locale, che, in stato di semilibertà,
escono la mattina e rientrano la sera. L’opportunità che il nostro progetto dà
a queste persone è un esperimento unico in Brasile e anche le autorità
carcerarie stanno seguendo con interesse. Padre Remi è orgoglioso di questa
iniziativa e dice che, ancora una volta, la Chiesa cattolica non con le parole,
ma con i fatti aiuta gli ultimi…
E non stanno facendo i corsi del
Progetto Speranza solo uomini: vista la grande richiesta di donne che volevano
imparare una professione, il progetto sta offrendo corsi di manicure e di
parrucchiera; ben 33 mamme hanno aderito e stanno partecipando con impegno, per
apprendere: sì, perché chi è in grado di fare la parrucchiera o curare le
unghie, ha possibilità concrete di guadagnare qualcosa per la famiglia e, in
regime di povertà, tutto serve.
Il mio grande grazie va a “Insieme
si può”, alla CEI, alla mia diocesi, ma soprattutto alla parrocchia di Cadola
che, con il parroco don Giuseppe, si è assunta l’onere di accompagnare il nostro
progetto. Abbiamo ancora molto da fare, ma, con l’aiuto di tutti e del Buon Dio,
riusciremo. Ancora grazie, e che Dio benedica tutti!
Lorenzo
De Pasqual
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Qui di seguito, la relazione precedente.
Situazione Progetto Speranza - fine 2006
Siamo
alla fine dell’anno 2006 e al mio rientro da Salgueiro, Stato del Pernambuco (Brasile),
dove stiamo portando avanti il Progetto Speranza, è tempo di bilanci sulle cose
realizzate grazie al contributo di molti enti e persone.
Mi sembra doveroso, a questo
punto, richiamare di tale Progetto - partito alla fine del 2004 - le linee
guida, che prevedevano il risanamento di una “favela” della città di Salgueiro,
con il coinvolgimento delle persone dello stesso quartiere, le quali,
attraverso corsi professionalizzanti, acquisivano capacità lavorative e nel
contempo contribuivano a migliorare l’ambiente dove vivevano (con indubbi
vantaggi per il quartiere stesso di 6000 abitanti e per l’intera città).
Come sapete, sono coinvolti papà di famiglia che non hanno
reddito e che hanno figli da mantenere; ma non solo: abbiamo preteso che tutti
i componenti famigliari, mogli, figli, madri, ecc., fossero coinvolti nel
Progetto.
Hanno collaborato con noi,
credendo nella bontà della nostra proposta, tutte le varie istituzioni locali,
dal Comune, con il progetto esecutivo,
alla chiesa, con la logistica. Sembrava un sogno questa nostra idea, ma
qualche volta i sogni si avverano.
Dunque, alla fine del 2006 era
stato quasi completato il lavoro di fognature che ci eravamo preposti, il tutto
fatto senza l’ausilio di macchinari; i numeri dicono:
- sono stati stesi 7.000 metri di
tubazioni;
- sono stati posati 532 pozzi
individuali per altrettante case;
- sono state allacciate 350 case, altre 182 hanno la predisposizione,
ma manca l’allacciamento, perché non esiste il servizio igienico.
Nel nostro Progetto si parlava
anche di case; i numeri:
- sono state rifatte (meglio dire:
costruite ex novo) 20 abitazioni con relativo servizio igienico;
- sono stati fatti 7 servizi
igienici.
Complessivamente le ore del
Progetto sono queste:
- sono state fatte 42.000 ore di
lavoro per quanto riguarda la parte pratica del corso;
- sono state effettuate 1050 ore in
aula per quanto riguarda le materie sociali rivolte all’intera famiglia;
-
sono state fatte 400 ore di
lezione in aula per materie professionali (ricordo, però, che anche le ore di
lavoro sono di insegnamento).
Tutti questi numeri sono stati
raggiunti con la collaborazione fattiva di circa 45 papà di famiglia che, nel
corso di questi 2 anni, hanno partecipato al nostro sogno.
Ma la cosa importante e non
quantificabile è il lento, ma - speriamo - inesorabile cammino verso una
maggiore consapevolezza di queste famiglie, per essere esempio di cittadini
rispettosi dei doveri, ma anche coscienti dei diritti, per formare una società
più giusta attraverso il lavoro e l’impegno personale.
Molto
resta ancora da fare, ma sono fiducioso che tutte le persone e gli enti che
hanno contribuito al Progetto Speranza, continueranno ad aiutare i meravigliosi
cittadini di Salguiero.
Da
parte loro e da parte mia il più sentito grazie di cuore. Che Dio vi benedica
tutti!
Lorenzo
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Qui di seguito, la precedente relazione che Lorenzo aveva presentato.
LO STATO DI AVANZAMENTO dei LAVORI DEL PROGETTO “SPERANZA” A SALGUEIRO
IN BRASILE
Dal mese di maggio a
quello di agosto 2005 ho compiuto un
viaggio di verifica sull’andamento del progetto “Speranza”. Tutto bene,
allora, per quanto riguardava
l’organizzazione dei corsi e il lavoro sul campo. Difficoltà, invece, per
quanto riguardava il numero di padri di famiglia da coinvolgere nel corso. Il
numero previsto era di 100; abbiamo
valutato che, per una migliore gestione, era opportuno che tale numero venisse
raggiunto in maniera progressiva.
Quando
sono partito per ritornare in Italia, ventisei persone stavano facendo il corso
e, complessivamente, più di cento persone partecipavano ai pomeriggi di studio.
Ad agosto 2005 i numeri erano questi: 26 padri di famiglia partecipavano al progetto; 900 metri di tubi
erano stati posati, un centinaio di case allacciate.
Dal novembre 2005 al febbraio
2006 ho fatto un altro viaggio per verificare la situazione ed apportare le
eventuali modifiche necessarie. Nel frattempo il progetto “Speranza” non si era
fermato. Questa la situazione che ho trovato al mio arrivo:
- i partecipanti al progetto sono saliti a 35; c’è stato un ricambio di
persone: qualcuno ha trovato un lavoro regolare anche grazie alle nuove
conoscenze professionali, altri non hanno accettato le regole imposte e
sottoscritte, che erano parte integrante del progetto, e sono stati espulsi;
- i corsi pomeridiani continuano,
divisi in più turni, e coinvolgono sempre tutta la famiglia;
- sono
stati posati 3900 metri di tubature e le case allacciate alla rete fognaria
sono 150.
Gli
insegnanti e i corsisti, compresa la maggioranza delle famiglie, hanno più
volte manifestato la loro felicità e gratitudine per la partecipazione al
progetto e sperano che lo stesso possa continuare e giungere alla sua
conclusione. Si sono riscontrati anche risultati positivi per quanto riguarda
la salute dei bambini: in particolare, le malattie causate dalla scarsa igiene
sono diminuite del 40%. Questi dati mi sono stati forniti dagli agenti di
salute che operano giornalmente nel quartiere (bairro).
Alla
mia partenza per l’Italia, il 19 febbraio 2006, ho lasciato questa situazione:
- sono stati stesi 6.500 metri di
tubazioni e sono stati posati 532 pozzi individuali per altrettante case;
inoltre sono state allacciate 323 case, mentre
le altre 209 hanno la predisposizione, ma manca l’allacciamento, perché non
esiste il servizio igienico;
- sono state fatte 23.000 ore di
lavoro, per quanto riguarda la parte pratica del corso, e sono state effettuate
450 ore in aula, per quanto riguarda le materie sociali rivolte all’intera
famiglia;
- sono state fatte 300 ore di
lezione in aula per materie professionali (ricordo, però, che le ore di lavoro
sono anche ore di insegnamento).
Passato
un anno dal suo inizio e dopo i mesi trascorsi sul luogo, posso testimoniare il
buon andamento del nostro progetto . I risultati sul campo sono visibili e
documentabili e il risanamento del bairro “Divino Espirito Santo” è
sempre più vicino. Purtroppo non è stato possibile mantenere la pianificazione
e la tempistica fatte a tavolino: i tempi si sono dilatati, anche per le
oggettive situazioni trovate, ma “a posteriori” posso confermare che la strada è giusta, perché i corsisti e le famiglie
riescono ad assimilare le cose insegnate. Dobbiamo avere pazienza e costanza
per raggiungere l’obiettivo. Con l’esperienza acquisita in questo periodo,
posso azzardare la previsione che ci voglia ancora almeno un anno per terminare
il progetto. Anch’io sto modificando i miei piani per essere ancora al fianco
dei papà e delle famiglie che stanno facendo il corso.
Apprezzamenti
per il progetto “Speranza” sono venuti anche da parte brasiliana. Il quotidiano “Jornal do Commercio” di Recife,
che è la capitale dello Stato del Pernambuco, il primo gennaio 2006 ha pubblicato un articolo sul nostro lavoro, con i ringraziamenti per tutti
i sostenitori italiani del progetto stesso.
Il
giorno 25 gennaio 2006 il Sig. Gonzaga Patriota, parlamentare federale
brasiliano, ha parlato alla Camera dei Deputati di Brasilia, in diretta
televisiva, del progetto “Speranza” di Salgueiro, dicendo, tra l’altro: “…gostaria de externar
em particolar ao bondoso povo italiano a minha solidariedade e gratidão pelo
excelente trabalho…” (vorrei rivolgere in particolare al gentile popolo
italiano sentimenti di solidarietà e gratitudine per l’eccellente lavoro).
Ma
il sogna continua... Chiedo a tutti di continuare ad aiutare
questo popolo meraviglioso, di proseguire con collaborazione ed aiuti: non possiamo
lasciare quelle persone del “Divino Espirito Santo” senza concludere il
progetto! Loro si aspettano la continuazione… per poter imparare. Grazie.
Lorenzo De Pasqual
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