"IL MONTE DOLADA"
Pagine di un appassionato di STORIA, di CULTURA POPOLARE, di MONTAGNA e di... ciò che è POSITIVO e BELLO
Monte Dolada
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Stradina presso CASAN di Ponte nelle Alpi (BL)
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Bolago di Sedico (BL)
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LA SITULA DI CANEVOI
LE “Notizie” sulla PIEVE DI FRUSSEDA di F. PELLEGRINI (1826-1903)


La Provincia di Belluno ha recentemente reso omaggio a Francesco Pellegrini con una mostra documentaria presso il museo civico di Belluno e con altre iniziative.
Il personaggio è ben noto ed è stato definito “rifondatore degli studi storici a Belluno a fine ‘800” (P. Conte – M. Perale, "90 profili", Belluno 1999). Nacque a Falcade nel 1826. Avviatosi al sacerdozio, celebrò la prima messa nel 1849. Fu per molti anni insegnante e “uomo di spicco della cultura bellunese”, e “si adoperò per l'apertura del Museo che di fatto avvenne nel 1872”. Egli ne fu il primo direttore. Pubblicò molte opere e ne lasciò di inedite.
Per quanto riguarda la nostra zona, F. Pellegrini scrisse vari testi; a cura del Comune di Ponte nelle Alpi, nel 1985 è stato pubblicato il libro “Notizie storiche su Ponte nelle Alpi”, che ha riproposto alcuni suoi scritti.
Da ultimo, merita ricordare che egli fu cooperatore a Cadola, parrocchia in cui rimase fino al 1853, e che per un certo periodo celebrò la s. messa domenicale a Polpet.
Francesco Pellegrini morì a Belluno il 27 novembre 1903.
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Sopra: un'opera di Francesco Pellegrini
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No son poeta!
(scherzo)

L'é storie a la bona, ste qua che preςénte,
z^ercando de farghe piaz^ér a la iénte.

Alóra, èco, a mi, che fae su confuςión,
"poeta" i me ciàma: mi nò che no l són!

Son sól an toςàt che ghe piaςe contàr
storiéte e storièle par chi che ól scoltàr.

A tuti quei bèi che ala festa qua i gnén
mi: "Graz^ie - ghe dighe - z^erché de star bén!".

A. Modolo
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Fiori di melo - CLICK per ingrandire

Il colle “pausatorio”

Francesco Pellegrini nel 1878 scrisse che si trova la prima menzione del “ponte di  Capodiponte” nella data “di un documento del 27 aprile 1181, nella quale si legge: Actum in colle pausatorio inter pontem Polpeti et plebem de Cadula”. Si può tradurre così: “Fatto (o redatto) sul colle pausatorio tra il ponte di Polpet e la pieve di Cadola”.

Un’ipotesi porta a ritenere che il colle in questione sia la zona di Canevoi. Ma che cosa significa pausatorio? Il Du Cange, nel suo Glossarium mediae et infimae latinitatis, per il vocabolo trova il significato di “sepolcro, cimitero” o “cenacolo” (per esempio, Actum in Episcopali domo in Pausatorio vel coenaculo...:  “Fatto nella casa vescovile nel pausatorio o cenacolo...”).

Non risulta, attualmente, che sia stato trovato un cimitero a Canevoi  e, d’altra parte, la pieve era poco distante, a Cadola.  Canevoi  è, inoltre, situato in una bella zona, adatta ad abitazioni: forse lì c’era già allora una villa con sala da pranzo (coenaculum).

Sigismondo e il ponte

Leggendo quanto scrisse lo stesso Francesco Pellegrini, si scopre che i pontalpini hanno un antico debito di riconoscenza verso  Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero (Norimberga 1368 - Znaim 1437).

Egli aveva conquistato Belluno, Feltre e parte del Trevigiano ed era in guerra contro i Veneziani; pertanto nel Consiglio dei nobili di Belluno del giorno 24 maggio 1412 si seguì il parere di Antonio Doglioni e si decise di abbattere il ponte di Capodiponte, e in breve così si fece. La motivazione era duplice: perchè si voleva impedire ai soldati veneziani, nemici, di fare scorrerie nel territorio bellunese, e anche perché si sperava che, fatta poi la pace, “il ponte non venisse più riedificato” e così “il transito delle merci si farebbe per Belluno con vantaggio dei cittadini”.

Ma il 7 aprile 1413 Sigismondo, conclusa con Venezia una tregua di cinque anni, “ordinò al consiglio per mezzo dei suoi officiali di rifare il ponte”. Gli fu riferito che non si obbediva e allora lui scrisse al consiglio stesso una lettera da Coira, datata 22 settembre.

I bellunesi risposero scusandosi  e “cercando motivi per indurlo a commiserazione del loro stato e sollevarli da tale spesa”. Ma l’imperatore mandò una nuova missiva da Como, datata 15 novembre, e ripeté poi rimproveri e minacce scrivendo da Piacenza il 23 febbraio 1414: “Pluries iam scripta nostra iteravimus [...] ut pontem Plaspruck nuncupatum [...] debetis reformare” ecc. ecc. (“Più volte ormai ripetemmo i nostri scritti... che dovete rifare il ponte chiamato Plaspruck”).

“A questa intimazione rinnovarono le preghiere i bellunesi” e scrissero anche al conte di Gorizia per assicurarlo che il lavoro del ponte era incominciato (settembre 1414), “ma in realtà il lavoro non poté cominciare in quell’anno”. Il ponte fu compiuto “nell’anno 1415, cioè più di tre anni  dopo la sua distruzione: e anzi soltanto ai 14 decembre 1415 fu coperto, per salvarlo dalle intemperie”.

dunque... finalmente il ponte ricominciò a percorrere la sua lunga storia! Ringraziamenti doverosi da parte dei cittadini di Ponte nelle Alpi a  Sigismondo “per grazia di Dio Re dei Romani sempre Augusto e Re di Ungheria, Dalmazia e Croazia etc.”.

Egli, figlio dell'imperatore Carlo IV e di Elisabetta di Pomerania, alla morte del padre aveva ereditato la marca di Brandeburgo (1378). Grazie al matrimonio con Maria, figlia ed erede di Luigi I il Grande, era divenuto nel 1387 re d'Ungheria.  

Dopo che suo fratello Venceslao era stato deposto (1400), aveva aspirato a succedergli come re dei Romani (quindi imperatore), ma solo nel 1411 raggiunse lo scopo.  Interessato alla fine dello Scisma d'Occidente in atto dal 1378, convocò nel 1414 il Concilio di Costanza.

Sigismondo venne in Italia e fu incoronato imperatore a Roma da Eugenio IV (1433) e fu riconosciuto re di Boemia nel 1436. Conferì il titolo di duca ad Amedeo VIII di Savoia  e quello di marchese a Gian Francesco II Gonzaga.


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