COSE VARIE...
...curiosità...roba d'archivio...pensieri....

aggiornato: 01.5.2012
OGGI E' LA FESTA DEL PAPA' E UN AMICO MI HA INVIATO QUESTA RIFLESSIONE.

I GENITORI
di Carlo Castellini
I genitori li scopriamo col tempo;
col tempo ci aiutano a vivere,
in tutte le circostanze, e persino ci aiuteranno nell'ultimo
lavoro umano, che è il morire, quando sarà il momento.
I genitori non sono soltanto alle nostre spalle,
una partenza da cui ci allontaniamo, ma sono anche,
nel bene e nel male, davanti a noi.
Non sono solo il tuo passato,
ma il tuo futuro, non come un destino fatto,
ma come la tua possibilità da sviluppare.
Sia che tu li abbia ancora, sia che tu non li veda più,
col tempo cominci a conoscerli intimamente,
come una madre, conosce dentro di sé,
il suo sconosciuto bambino.
Essi hanno bisogno di te.
Ti hanno ceduto la loro forza,
perchè tu vada.
Si sono messi in silenzio,
perchè tu possa parlare.
Si sono ritirati, perchè tu
decida da responsabile.
Se sono morti, là dove sono, hanno bisogno,
per non morire, che tu li ricordi, cioè li “tenga”
nel cuore. Quando ti accorgerai di “tenere in cuore”
i tuoi genitori, di averli più intimi a te di te stesso,
sarai pienamente loro figlio e loro padre o madre, somiglierai non
solo a loro, ma somiglierai a Dio, che tutto ricorda.
Aldo Grasso, sul Corriere del 27 novembre 2011:

"Il mitico '68 va in pensione,les dieux s'en vont. Ha suscitato molta curiosità la notizia che l'ex presidente della Camera, Fausto Bertinotti, va in pensione. Con il famoso vitalizio che, notizia di pochi giorni fa, non verrà più elargito ai parlamentari. Non ora, ma a partire dal 2018. «Se mi toglierei il vitalizio? Se mi dessero qualcos'altro per vivere sì, se mi dessero una pensione sì. Ho lavorato una vita e ho diritto a una pensione, poi come si chiami non conta» ha precisato Bertinotti. Vitalizio è peggio di pensione: si porta dietro un retaggio medioevale, è un recinto per privilegiati. La pensione, almeno, ha un che di piccolo-borghese, richiama la panchina dei giardini pubblici, le discussioni attorno alle buche dei lavori in corso, il quartino alla bocciofila.

Se poi ad andare in pensione è un ex ribelle, un ex rivoluzionario, un ex sindacalista la malinconia cresce. Veramente anche la moglie Lella è da tempo una baby pensionata, avendo usufruito di agevolazioni per il pubblico impiego. Ma almeno si è dedicata anima e corpo al marito, diventando la sua look maker, creando il communist cashmere style tanto caro al salotto di Bruno Vespa.

Anche Mario Capanna è andato in pensione. Come Cincinnato si è ritirato in campagna a vivere dei prodotti della terra. L'ex leader del Movimento studentesco prende 5.000 euro dalla Regione Lombardia e 4.725 euro dal Parlamento. Fa una certa impressione, per chi ricorda Capanna arringare la folla degli studenti milanesi per distruggere la borghesia e rigenerare la Storia, fa impressione vederlo ora alle prese con i vasetti di salsa di pomodoro e di miele o spaccare la legna per il caminetto. Il suo successore alla guida di Democrazia proletaria, Giovanni Russo Spena, di pensioni ne ha tre: una da ex parlamentare (4.725 euro), una da ex consigliere regionale (3.000 euro) e una da ex professore (3.250 euro). Costa la casta: non hanno rubato nulla, i soldi spettano loro per legge. Volevano cambiare il mondo, hanno cambiato la loro situazione previdenziale.

Lunga vita a Bertinotti, Capanna e Russo Spena. Ma fra cinquant'anni, caso mai dovessero trapassare, sulle loro tombe non sfigurerebbe l'epitaffio che Indro Montanelli aveva vergato per il Migliore: «Qui riposa Palmiro Togliatti impiegato modello di rivoluzioni parastatali».
IL PAVONE NELL'ICONOGRAFIA
L’immagine del pavone, uccello particolarmente apprezzato per la sua bellezza, appare in parecchie raffigurazioni sacre riguardanti la Natività più o meno dal periodo tardogotico.
Originario dell’India, dove molte divinità venivano raffigurate a cavallo di un pavone, per il dispiegarsi in forma di ruota delle penne della sua coda, era ritenuto simbolo del sole.
Attraverso la Babilonia la Persia e l’Asia Minore, il pavone arrivò a Samo diventando l’uccello sacro del santuario di Era nell’Atene del sec V a.C., giunto a Roma nel sec II a.C., fu l’animale sacro a Giunone.
Nel cristianesimo delle origini, il pavone assume le simbologie della vita eterna, intensamente avvertita e vissuta dalle prime generazioni cristiane.
Due pavoni che si abbeverano al calice alludono alla rinascita spirituale, gli occhi del pavone erano considerati segno dell’onniscienza e la sua carne alimento salutare per gli ammalati. Questa dimensione simbolica del pavone, è da collegarsi alla leggenda narrata da Plinio nelle sue Historie naturalis (H.N. 22), secondo la quale l’uccello, ogni anno, all’approssimarsi dell’inverno, perde le penne della coda e le rimette a primavera, mentre Sant’Agostino (De Civitate Dei XXI, c.4,1; PL 41,712) parla della carne incorruttibile del pavone.
Per questo divenne emblema della risurrezione di Cristo e dell’immortalità, il pavone fu raffigurato nei dipinti catacombali, nei sarcofagi del IV secolo e nelle rappresentazioni musive delle basiliche.
L’inserimento del pavone nelle Natività può riferirsi all’antica credenza popolare secondo la quale, il sangue del pavone scaccerebbe i demoni, ma più facilmente comparve proprio con riferimento alla risurrezione di Cristo e alla sua vittoria sulla morte. Spesso era raffigurato anche il gallo; entrambi questi simboli, secondo gli studi biblici contemporanei, appaiono sorprendentemente appropriati: le pagine dei Vangeli dell’infanzia sono state scritte alla luce della morte e risurrezione di Cristo e il gallo, richiamo al tradimento di Giuda, simboleggia la morte di Gesù, il pavone la Sua risurrezione.
I simboli pasquali accompagnano dunque la Natività.
I GIORNI DELLA MERLA
(18.01.2011)

Come si sa il 29-30 e 31 gennaio sono i giorni della merla.
Il nome deriva da una leggenda secondo la quale, per ripararsi dal gran freddo, una merla e i suoi pulcini, in origine bianchi, si rifugiarono dentro un comignolo, dal quale emersero il 1º febbraio, tutti neri a causa della fuliggine. Da quel giorno tutti i merli furono neri.
C'è una versione più elaborata: una merla, con uno splendido candido piumaggio, era regolarmente strapazzata da Gennaio, mese freddo e ombroso, che si divertiva ad aspettare che la merla uscisse dal nido in cerca di cibo, per gettare sulla terra freddo e gelo. Stanca delle continue persecuzioni la merla un anno decise di fare provviste sufficienti per un mese, e si rinchiuse nella sua tana, al riparo, per tutto il mese di gennaio, che allora aveva solo 28 giorni. L'ultimo giorno del mese, la merla pensando di aver ingannato il cattivo gennaio, uscì dal nascondiglio e si mise a cantare per sbeffeggiarlo. Gennaio si risentì talmente tanto che chiese in prestito tre giorni a Febbraio e si scatenò con bufere di neve, vento, gelo, pioggia. La merla si rifugiò alla chetichella in un camino e lì restò al riparo per tre giorni. Quando la merla uscì, era sì salva, ma il suo bel piumaggio si era annerito a causa del fumo e così rimase per sempre con le piume nere.
Come in tutte le leggende si nasconde un fondo di verità, anche in questa versione possiamo trovarne un po', infatti nel calendario romano il mese di gennaio aveva solo 29 giorni, che probabilmente con il passare degli anni e del tramandarsi oralmente si tramutarono in 31.
Sempre secondo la leggenda, se i Giorni della Merla sono freddi, la Primavera sarà bella, se sono caldi la Primavera arriverà in ritardo.
Per quanto la leggenda parli di una merla, nella realtà questi uccelli presentano un forte dimorfismo sessuale nella livrea, che è bruna - becco incluso - nelle femmine, mentre è nera brillante - con becco giallo-arancione - nel maschio
ARRICCHIRSI SOTTO LA BANDIERA ROSSA IN BARBA AI GONZI

I segreti della casta dei sindacati: come far soldi organizzando scioperi

"l’altra casta" di Stefano Liviadotti
dell’Espresso

Hanno guidato cortei e inalberato striscioni. Hanno sfilato con le tute blu e aperto tavoli di trattativa. Poi hanno varcato la porta spalancata su Palazzo Madama, Montecitorio o Strasburgo. E hanno cominciato una seconda vita, a volte altrettanto battagliera, sempre più remunerativa. Senatori, deputati, europarlamentari, pensionati, naturalmente d’oro. I vecchi capi della Cisl, della Uil e di quella Cgil che oggi è sulle barricate e corre verso lo sciopero generale, si sono sistemati per la vita e hanno sposato incarichi che li hanno trasformati in privilegiati. In figurine nell’album della casta, quella contro cui tuona la Triplice e che è nel mirino dell’opinione pubblica.
In realtà, il passaggio dalla nomenklatura sindacale – l’altra casta, come la chiama Stefano Liviadotti dell’Espresso in un libro – al gotha della politica è molto facile. Nella scorsa legislatura erano addirittura 80 i parlamentari con un passato di lotta. Lo si potrebbe chiamare il sistema dei vasi comunicanti: dai fischietti e dalle marce ai pranzi serviti dal cameriere in livrea a Montecitorio. I percorsi si assomigliano. C’è chi è arrivato in cima e chi si è fermato prima.
Fausto Bertinotti, una vita fra Cgil e sinistra radicale, ha cominciato a difendere gli operai del tessile negli anni Sessanta, quando nessuno conosceva la sua parlata arrotata e i suoi leggendari golfini di cachemire. Nel ’94 il giro di valzer. I lavoratori vanno serviti da Montecitorio. Dove il salottiero leader della sinistra rivoluzionaria s’installa come un monumento per quattro legislature e raggiunge l’apice diventando presidente dell’assemblea. Poi la sinistra estrema viene travolta dalla tempesta elettorale e nel 2008 scompare dal Parlamento. Il comandante Fausto può andare serenamente in pensione. La sua indennità raggiunge 6.317 euro al mese. Una cifra che molti guardano solo col binocolo.
Ma c’è chi se la passa anche meglio: Sergio D’Antoni, uno dei cavalli di razza della Cisl, nome molto popolare per milioni di lavoratori. Segretario del sindacato d’ispirazione cattolica per tutti gli anni Novanta, è approdato al porto dei postcomunisti targati Pd. Ormai è alla sua terza, inattaccabile legislatura e porta a casa lo stipendio da deputato che ammonta a 14.269,62 euro. Queste sono le cifre dei rappresentanti del popolo. E la Cisl è stata un grande serbatoio di parlamentari. Savino Pezzotta, capo del sindacato dopo D’Antoni dal 2000 al 2006, è pure lui a Montecitorio. Non ha scelto come casa il Pd ma l’Udc, continuando al centro la battaglia di cattolico impegnato. La paga però è la stessa del collega. Più di 14mila euro al mese, senza contare i benefit. E sulla stessa lunghezza d’onda si ritrova un altro dirigente di punta del Pd, Pier Paolo Baretta, negli anni Ottanta e Novanta segretario della Fim-Cisl, il ramo metalmeccanico del sindacato, e poi nel biennio 2007-’08 segretario aggiunto con Raffaele Bonanni. Raggiunti i gradi di generale, pure lui chiude nel cassetto la sua prima vita e viene paracadutato dal Pd come soldato semplice alla Camera. Lo stipendio è quello di D’Antoni e Pezzotta. Senza esagerare, si può dire che mezzo stato maggiore della vecchia Cisl è passato dall’altra parte della barricata. Gli irriducibili avversari dei governi, che talvolta rischiavano di cadere per uno sciopero generale, si sono ritrovati sulle sponde della maggioranza.
Qualcuno, invece, si è defilato. Sergio Cofferati, tribuno insuperabile, radunò al Circo Massimo una folla oceanica per protestare contro Berlusconi. Nessuno sapeva calamitare le folle come lui e tutti ricordano il Cinese numero uno della Cgil dal ’94 al 2002.
Poi s’istituzionalizza. I Ds lo chiamano per riprendere una città simbolo come Bologna. L’impresa riesce ma l’immagine comincia a sbiadirsi. Il ruolo non è tagliato per Cofferati che amministra Bologna per i canonici cinque anni e se ne va senza suscitare eccessivi rimpianti. Ora per ritrovare un pezzo di storia sindacale bisogna andare a Strasburgo. Qui l’europarlamentare Cofferati fa il suo lavoro e guadagna 13.168,91 euro al mese. Tanti, tanti di più di un altro sindacalista dal curriculum lunghissimo: Ottaviano Del Turco. Che oggi è pensionato e non per scelta: dopo essersi fatto le ossa fra Fiom e Cgil e dopo aver gestito il Psi nella fase drammatica di Mani pulite, da governatore dell’Abruzzo è finito in manette il 14 luglio 2008. Gli contestano molti e pesanti capi d’imputazione, lui si proclama innocente, il caso è ancora aperto. Ci vuole pazienza. Del Turco aspetta, e intanto se la cava grazie alla pensione di parlamentare.
Quei 12 anni passati fra Camera e Senato gli fruttano qualcosa come 5.471 euro al mese. Più di quelli che spettano a un altro Ds molto amato dalla base: Sergio Chiamparino. Partito come segretario della potente Cgil piemontese, Chiamparino è poi stato in Parlamento per una legislatura, prima di diventare sindaco di Torino. Ora, fresco neo pensionato, può incassare la pensione. Ma a lui toccano «solo» 3.108 euro.
Con leggi e leggine si sono rita­gliati privilegi su privilegi. Una norma qui, un articolo là e tutto s’incastra al punto giusto. I sinda­cati dovrebbero tutelare i lavora­tori, ma in realtà sono, come ha in­­titolato un suo libro il giornalista dell'Espresso Stefano Livadiotti, L’altra casta. Una nomenklatura che spesso si sovrappone e si con­fonde con quell­a ospitata sui ban­chi di Palazzo Madama e Monteci­torio.
Nella scorsa legislatura 53 deputati e 27 senatori, per un tota­le di 80 parlamentari, provenivano dalla Triplice. Secondo Livadiotti costituiscono il terzo gruppo par­lamentare, insomma formano una lobby agguerrita quanto se non più di quella degli avvocati. E nel tempo hanno strutturato un si­stema di potere studiato fin nei dettagli.Non che non abbiano me­riti storici impo­rtantissimi nell’af­francamento di milioni di italiani, ma col tempo i sindacati hanno cambiato pelle. E anima. Basti dire che i rappresentanti dei lavoratori hanno un patrimo­nio immobiliare immenso, ma non pagano un euro di ICI.
Si fa un gran parlare di questi tempi delle esenzioni di cui gode la Chiesa cat­tolica ma i sindacati non versano un centesimo. Altro che santa eva­sione. Il lucchetto è stato fabbrica­to col decreto legislativo numero 504 del 30 dicembre 1992, in pie­no governo Amato. Con quella tro­vata, i beni sono stati messi in sicu­rezza: lo Stato non può chiedere un centesimo. Peccato, perché non si tratterebbe di spiccioli. Per capirci la CGIL dice di avere 3 mila sedi in giro per l’Italia. È una sorta di autocertificazione perché, al­tra prerogativa ad personam , i sin­dacati non sono tenuti a presenta­re i loro bilanci consolidati. Sfug­gono ad un’accurata radiografia e non offrono trasparenza, una mer­ce che invece richiedono punti­gliosamente agli imprenditori. Dunque, la CGIL dispone di un al­bero con 3 mila foglie ma la CISL fa anche meglio: 5 mila sedi. Uno sproposito. E la UIL, per quel che se ne sa, ha concentrato le sue pro­prietà nella pancia di una spa, la Labour UIL, che possiede immobi­li per 35 milioni di euro. Lo Stato che passa al pettine le ricchezze dei contribuenti non osa avvici­narsi a questi beni. Il motivo?
La legge equipara i sindacati, e in ve­rità pure i partiti, alle Onlus, le or­ganizzazioni non lucrative di utili­tà sociale. Dunque la Triplice sta sullo stesso piano degli enti che raccolgono fondi contro questa o quella malattia e s’impegnano per qualche nobile causa sociale. Insomma, niente tasse e map­pe s­fuocate perché in questa mate­ria gli obblighi non esistono. E pe­rò lo Stato ha alzato un altro ponte levatoio collegando il passato al presente con un balzo vertigino­so. Risultato: le principali sigle hanno ereditato le sedi dei sinda­cati di epoca fascista. Gli immobi­li del Ventennio sono stati asse­gnati a CGIL, CISL UIL, CISNAL (l’at­tuale UGL) e CIDA (Confederazio­ne dei dirigenti d’azienda). Senza tasse, va da sé, come indica un’al­tra norma: la 902 del 1977. Leggi e leggine.
Così un testo ad hoc , questa volta del 1991, permet­te alle associazioni riconosciute dal CNEL di poter creare i centri di assistenza fiscale. I mitici CAF. Qui i lavoratori ricevono assistenza prima di compilare la dichiarazio­ne dei redditi. Attenzione: la con­sulenza è gratuita perché, ancora una volta, è lo Stato a metterci la faccia e ad allungare la mano. Per ogni pratica compilata lo Stato versa un compenso. È un busi­ness che vale (secondo dati del 2007) 330 milioni di euro. Soldi e un trattamento di lusso. Altro capitolo, altro scivolo, altro privilegio: quello dei patronati. Ogni sindacato ha il suo. Il moti­vo?
I CAF, per esempio.Questa volta la legge è la 152 del 2001. Lo Stato assegna ai patro­nati lo 0,226 dei contributi obbli­gatori incassati dall’IINPS, dal­l’INPDAP e dall’INAIL. Altri trecen­to e passa milioni che servono per far cassa. E per tenere in piedi la baracca. Le stime, in assenza di bi­lanci, sono approssimative ma i sindacati mantengono un appara­to di prima grandezza e hanno cir­ca 20 mila dipendenti. Sono i nu­meri di una multinazionale che però si comporta come un’azien­dina con meno di 15 dipendenti. Altrove, vedi lo Statuto dei lavo­­ratori, le tute blu sono tutelate tan­t’è che Berlusconi a suo tempo aveva provato, invano, ad aprire una breccia proponendo la can­cellazione dell’articolo 18. Ma dal­le parti della Triplice valgono al­tre regole, diciamo così, più libe­ral o, se si vuole, meno restrittive.Un’altra leggina, questa volta del 1990, offre a CGIL, CISL, UIL la possi­bilità di mandare a casa i dipen­denti senza tante questioni. In­somma, è la libertà di licenzia­mento. Una bestemmia per gene­razioni di difensori degli ope­rai, dei contadini e degli impiega­ti. Ma non nel sancta sanctorum dei diritti. Due pesi e due misure. Come sempre. O almeno spesso. Per non smarrire le ragioni degli ultimi si sono trasformati nei pri­mi. Creando appunto un’altra ca­sta. Ora, la CGIL di Susanna Camus­so proclama lo sciopero generale per il 6 settembre e chiama a rac­colta milioni di uomini e donne.
Un appello, legittimo, ci manche­rebbe. Ma per una volta i sindaca­ti farebbero bene a guardarsi allo specchio. Forse, qualcuno non si riconoscerebbe più.
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NOTA sul 2011
Quest'anno è un anno particolare.
Ci sono le date:
-1.1.11
- 11.1.11
- 1.11.11.
- 11.11.11
Non solo:
in ottobre avremo 5 sabati, 5 domeniche e 5 lunedì.. Questo avviene solo ogni 823 anni.
Dicono che sia l'anno dei soldi...Mah!
Ultima chicca:
- prendete le ultime due cifre del vostro anno di nascita
- aggiungete gli anni che avete compiuto o che compirete quest'anno
- il risultato sarà: 111.
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LA· E· COMMERCIALE· INVENZIONE· ROMANA
Spesso vediamo la così detta e commerciale, ma da dove deriva questo simbolo? Ebbene lo hanno inventato proprio i Romani. Uno dei primi esempi di questo simbolo apparve su una pergamena risalente al 45 d.C. scritto nello stile del primo capitale corsivo, tipica scrittura dell'epoca, che riproduce la legatura delle lettere e e t per formare la parola et (congiunzione latina uguale alla e italiana). Inizialmente l'unione di questi due caratteri era solo un modo per scrivere più velocemente. Forse fu introdotta dal primo stenografo romano, Marco Tullio Tiro, per prender nota più velocemente dei discorsi dei Senatori. Successivamente nel Medioevo i due caratteri divennero un unico simbolo
LA· CHIOCCIOLINA · MEDIOEVALE
Quello che tutti considerano un simbolo contemporaneo apparentemente nato per esigenze specifiche nel campo della posta elettronica scopriamo invece che è ben più antico. Di che cosa stiamo parlando? Ma della "chiocciola" o @ che ormai è entrata nel linguaggio comune. Infatti il suo simbolo era stato inventato nel Medioevo per abbreviare la congiunzione latina "ad", ed era utilizzato in epoca più recente in campo commerciale in specialmente in Inghilterra, dove era presente sulle prime macchine scriventi e che poi si è mantenuto sui primi computer. Dovendo indicare in modo univoco per gli indirizzi di posta elettronica il nome del mittente/destinatario e il dominio di appartenenza si decise di usare la chiocciola come simbolo da frapporre fra le due parti dell'indirizzo
PROMETEO
Tutti lo conoscono:rubò il fuoco agli dei e Giove, per vendetta, lo condannò per l'eternità ad essere legato ad un palo con un rapace che ogni giorno veniva a mangiargli le interiora che ogni giorno si ricreavano.
La figura di Prometeo viene restituita dal mito antico come una figura doppia. Per Eschilo è il trasgressore, ribelle che si oppone all'ordine divino, ma anche il benefattore dell'umanità, il dio che si priva della sua condizione divina per l'uomo e per questo è sottoposto al castigo doloroso che tutti conosciamo; altrove è anche il dio creatore che plasma simulacri e procura loro la vita.

Proprio questa ambivalenza, questa domanda lasciata aperta dal mito classico ha intrigato numerosi autori delle moderne letterature occidentali: che cosa rappresenta Prometeo?
il colpevole?
l'innocente?
l'anti-dio?
il dio buono?
il senza-dio?
il super-uomo?
l'uomo alle prese con la propria coscienza?
Alcuni autori hanno così accostato il mito trovandovi una fonte di pensiero e di ispirazione, ne hanno quindi prodotto una rivisitazione, parziale o completa, vitale e appassionante che testimonia la sopravvivenza del pensiero mitopoietico anche in tempi molto lontani dal mondo classico.
C'è stato anche chi si è appassionato soprattutto alla lettura eschilea fino addirittura a identificarsi nel mito trovando in Prometeo delle configurazioni del proprio genio.
Molto frequente è stato l'utilizzo ideologico del mito, cioè quando la figura di Prometeo non è stata fonte di pensiero originario, ma immagine da riempire di idee già pensate e da divulgare. Tipico in questo senso è stato ad esempio l'utilizzo politico del mito.
Non sempre è possibile evidenziare nettamente l'una o l'altra tendenza, ma suggerire queste grandi linee di sviluppo del mito è utile per avere un criterio con cui aggirarsi all'interno di una produzione vasta e molto lunga nel tempo.
D'altra parte miti connessi con l'universale problema dell'origine del fuoco e della civiltà appartengono alla cultura universale.
Con Antigone è la figura della mitologia greca che mi ha affascinato di più
QUANDO L'ITALIANO FA CILECCA.

Esempi di uso equivoco della lingua italiana. Sono tutte frasi veramente trovate in giro.

1.
Lapide funebre: Qui giace Mario Rossi morto per il calcio di un'asino (sì, c'è l'apostrofo). I parenti ne sentono ancora il dolore.

2.
Dagli albi parrocchiali:

- Per quanti hanno figli e non lo sanno, in chiesa c'è un'area ttrezzata per bambini

- Venerdì alle 19 il gruppo dei ragazzi presenterà "L'Amleto" di Shakespeare.
Tutta la comunità è invitata a partecipare a questa tragedia.

- Si organizza pesca di beneficenza e si invita a donare quanto di superfluo c'è nelle nostre case. Signore, portate anche i vostri mariti!

- Catechesi di venerdì 7 marzo: Gesù cammina sulle acque"
Catechesi di venerdì 14 marzo: In cerca di Gesù.

- Tema di preghiera: ricordiamo quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra parrocchia.

- Il torneo di pallavolo della nostra parrocchia avrà luogo mercoledì sera. Venite a tifare perchè dobbiamo sconfiggere il Cristo Re.

- Il costo del ritiro su "preghiera e digiuno" è comprensivo dei pasti.

- Martedì sera nel salone parrocchiale ci sarà una cena di pasta e fagioli.
Segue il concerto.
CRETINATE CHE GIRANO

1.
Il sito fondamentalista cattolico Pontifex ha pubblicato ieri un post, firmato dal direttore Bruno Volpe, in cui sostiene che “Dio, nella sua infinita bontà e misericordia, non manda il male, tuttavia lo permette”, e avvenimenti come l’alluvione su Genova “sembrano davvero un castigo e il segno che la misura è colma” e costituiscono “una lezione per il futuro”. Volpe ha voluto evidenziare anche una “curiosità”: “di quale città è il comico Crozza che aveva scherzato con i santi e la Madonna? Di Genova, naturalmente”.
Piccole morali di vita quotidiana

Dopo la pesca un pescatore rientra con la sua barca al porto.
Stanco ritorna a casa e, dopo una doccia, si infila a letto.
La moglie annoiata, raccolto un libro prende la barca e si allontana dalla costa per star tranquilla a leggere.
Dopo qualche istante le si avvicina la barca del guardiapesca che la vuole multare per pesca di frodo.
"Ma io non sto pescando" dice la signora.
"E' vero, ma con sé lei ha tutta l'attrezzatura necessaria e in qualsiasi momento la può utilizzare" risponde il guardiapesca.
"Le devo fare la multa" insiste.
Caparbiamente la signora: "Guardi se lei mi fa la multa io la denuncio per tentata violenza sessuale".
"Ma io non lo nemmeno toccata" stupefatto risponde il guardiapesca.
"E' vero ma con sé lei ha tutta l'attrezzatura necessaria e in qualsiasi momento la può utilizzare" ribatte la signora.
Il guardiapesca girata la barca se ne va.

MORALE
Fai attenzione a una donna che legge, potrebbe anche essere intelligen

*****
Il testo non è mio. Però è bello.

Non so più dove ho trovato queste riflessioni. Me le ero copiate. Le propongo.

Lezione n° 1

Un uomo va sotto la doccia subito dopo la moglie e nello stesso istante suonano al

campanello di casa. La donna avvolge un asciugamano attorno al corpo, scende le

scale e correndo va ad aprire la porta: è Giovanni, il vicino. Prima che lei possa dire

qualcosa lui le dice: "ti do 800 Euro subito in contanti se fai cadere l'asciugamano!"

Riflette e in un attimo l'asciugamano cade per terra... Lui la guarda a fondo e le da la somma pattuita. Lei, un po' sconvolta, ma felice per la piccola fortuna guadagnata in un attimo risale in bagno. Il marito, ancora sotto la doccia le chiede chi fosse alla porta. Lei risponde: "era Giovanni". Il marito: "perfetto, ti ha restituito gli 800 euro che gli avevo prestato?"

Morale n° 1:

Se lavorate in team, condividete sempre le informazioni!



Lezione n° 2

Al volante della sua macchina, un attempato sacerdote sta riaccompagnando una giovane monaca al convento.

Il sacerdote non riesce a togliere lo sguardo dalle sue gambe accavallate.

All'improvviso poggia la mano sulla coscia sinistra della monaca. Lei lo guarda e gli

dice: "Padre, si ricorda il salmo 129?" Il prete ritira subito la mano e si perde in

mille scuse. Poco dopo, approfittando di un cambio di marcia, lascia che la sua mano sfiori la coscia della religiosa che imperterrita ripete: "Padre, si ricorda il salmo 129?" Mortificato, ritira la mano, balbettando una scusa. Arrivati al convento, la monaca scende senza dire una parola. Il prete, preso dal rimorso dell'insano gesto si precipita sulla Bibbia alla ricerca del salmo 129.

"Salmo 129: andate avanti, sempre più in alto, troverete la gloria..."

Morale n° 2:

Al lavoro, siate sempre ben informati!



Lezione n° 3

Un rappresentante, un impiegato e un direttore del personale escono

dall'ufficio a mezzogiorno e vanno verso un ristorantino quando sopra una panca trovano una vecchia lampada ad olio. La strofinano e appare il genio della lampada.

"Generalmente esaudisco tre desideri, ma poiché siete tre, ne avrete uno ciascuno". L'impiegato spinge gli altri e grida: "tocca a me, a me....Voglio stare su una spiaggia incontaminata delle Bahamas, sempre in vacanza, senza nessun pensiero che potrebbe disturbare la mia quiete". Detto questo svanisce. Il rappresentante grida: "a me, a me, tocca a me!!!! Voglio gustarmi un cocktail su una spiaggia di Tahiti con la donna dei miei sogni!" E svanisce. Tocca a te, dice il genio, guardando il Direttore del personale.

"Voglio che dopo pranzo quei due tornino al lavoro!"

Morale n° 3:

Lasciate sempre che sia il capo a parlare per primo!



Lezione n° 4

In classe la maestra si rivolge a Gianni e gli chiede: 'Ci sono cinque uccelli appollaiati su un ramo. Se spari a uno degli uccelli, quanti ne rimangono?'

Gianni risponde: "Nessuno, perché con il rumore dello sparo voleranno via tutti".

La maestra: "Beh, la risposta giusta era quattro, ma mi piace come ragioni".

Allora Gianni dice "Posso farle io una domanda adesso?"

La maestra: Va bene.

"Ci sono tre donne sedute su una panchina che mangiano il gelato. Una lo lecca delicatamente ai lati, la seconda lo ingoia tutto fino al cono, mentre la terza dà piccoli morsi in cima al gelato. Quale delle tre è sposata?" L'insegnante arrossisce e risponde: "Suppongo la seconda... quella che ingoia il gelato fino al cono".

Gianni: "Beh, la risposta corretta era quella che porta la fede, ma... mi piace come ragiona"!!!

Morale n° 4: Lasciate che prevalga sempre la ragione.



Lezione n° 5

Un giorno, un non vedente era seduto sul gradino di un marciapiede con un

cappello ai suoi piedi e un pezzo di cartone con su scritto: "Sono cieco, aiutatemi per favore". Un pubblicitario che passava di lì si fermò e notò che vi erano solo alcuni centesimi nel cappello. Si chinò e versò della moneta, poi, senza chiedere il permesso al cieco, prese il cartone, lo girò e vi scrisse sopra un'altra frase.

Al pomeriggio, il pubblicitario ripassò dal cieco e notò che il suo cappello era pieno di monete e di banconote.

Il non vedente riconobbe il passo dell'uomo e gli domandò se era stato lui che aveva scritto sul suo pezzo di cartone e soprattutto che cosa vi avesse annotato.

Il pubblicitario rispose: "Nulla che non sia vero, ho solamente riscritto la tua frase in un altro modo".

Sorrise e se ne andò.

Il non vedente non seppe mai che sul suo pezzo di cartone vi era scritto:

"Oggi è primavera e io non posso vederla".

Morale n° 5: Cambia la tua strategia quando le cose non vanno molto bene e vedrai che poi andrà meglio.



Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con professionalità, rispondi che l'Arca di Noè è stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti....

Per scoprire il valore di un anno, chiedilo ad uno studente che è stato bocciato all'esame finale.

Per scoprire il valore di un mese, chiedilo ad una madre che ha messo al mondo un bambino troppo presto.

Per scoprire il valore di una settimana, chiedilo all'editore di una rivista settimanale.

Per scoprire il valore di un'ora, chiedilo agli innamorati che stanno aspettando di vedersi.

Per scoprire il valore di un minuto, chiedilo a qualcuno che ha appena perso il treno, il bus o l'aereo.

Per scoprire il valore di un secondo, chiedilo a qualcuno che è sopravvissuto a un incidente.

Per scoprire il valore di un millisecondo, chiedilo ad un atleta che alle Olimpiadi ha vinto la medaglia d'argento.

Il tempo non aspetta nessuno. Raccogli ogni momento che ti rimane, perché ha un

grande valore. Condividilo con una persona speciale, e diventerà ancora più importante.

L'origine di questi racconti è sconosciuta, pare portino buonumore e fortuna a chi li manda e a chi li dice, quindi non tenerli per te.
La favola che Gramsci scrisse per suo figlio.

"Un bambino dorme.
C'è un bricco di latte pronto per il suo risveglio, ma un topo beve il latte.
Il bambino, non avendo il latte, strilla e la mamma non ha altra possibilità che ricorrere alla capra per avere il latte.
La capra le darà il latte se avrà l'erba da mangiare. Il topo va dalla campagna per l'erba e la campagna, arida, vuole l'acqua.
Il topo va dalla fontana, ma la fontana è stata rovinata dalla guerra e l'acqua si disperde.
La fontana vuole il maestro muratore.
Questo vuole le pietre.
Il topo va dalla montagna ed avviene un sublime dialogo tra il topo e la montagna che è stata diboscata dagli speculatori e mostra le sue ossa senza terra.
Il topo le racconta tutta la storia e promette che il bambino cresciuto ripianterà pini e querce, castagni, ecc.
Così:
- la montagna dà le pietre che servono al maestro muratore;
- il maestro muratore ripara la fontana che darà l'acqua;
- l'erba crescerà;
- la capra mangerà l'erba;
- la capra avrà il latte che serve al bambino che avrà tanto latte da fare il bagno con il latte.
Il bambino cresce, pianta gli alberi, tutto muta; spariscono le ossa della montagna sotto il nuovo humus; la precipitazione atmosferica diventa regolare perchè gli alberi trattengono i vapori ed impediscono ai torrenti di devastare la pianura..."

Riflettiamo:
- sull'acqua (che deve essere di tutti e non oggetto di speculazioni)
- sul nucleare (che è la soluzione più comoda, ma più speculativa e più invasiva).
Sul legittimo impedimento? Beh...c'è bisogno di riflettere?
UNA LETTERA A BERLUSCONI
(30.3.11)

Ho ricevuto questa lettera da Gianni ed Annamaria Gennari.
La pubblico senza commento perchè...non serve commentare.

From: Carla de Oliveira Barros Sent: Monday, March 28, 2011 10:17 AM
Subject: La scrittrice albanese Elvira Dones


La scrittrice albanese Elvira Dones ha scritto questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze".

Oggetto: Lettera aperta della scrittrice albanese Elvira Dones
NATA FEMMINA

"Egregio Signor Presidente del Consiglio, le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha,
confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione. "
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo.E' una storia lunga, Presidente.. . Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio
libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio. In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
Questa "battuta" mi sembra sia passata sottotono in questi giorni in cui infuriano varie polemiche , ma si lega profondamente al pensiero e alle azioni di uomini come Berlusconi e company, pensieri e azioni in cui il rispetto per le donne é messo sotto i piedi ogni giorno, azioni che non sono meno criminali di quelli che sfruttano le ragazze albanesi, sono solo camuffate sotto gesti galanti o regali costosi mi vergogno profondamente e chiedo scusa anch'io a tutte le donne albanesi.

Merid Elvira Dones

"PS.: Tutte le persone che ricevono la presente comunicazione spero sentano l'obbligo civile e morale di trasmetterla ad altre persone.
Avviene che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisca per trattare il figlio come suo pari e quindi non è più rispettato; che il maestro non osa rimproverare gli scolari e che costoro si facciano beffe di lui...
In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo nè rispetto per nessuno. In mezzo a tanta licenza si sviluppa la mala pianta della tirannia".
Platone - La repubblica, libro VIII
CATTIVA MUSICA, CATTIVA ARTE...
(22.1.11)

Mi accade sovente di essere richiesto di parere su un quadro, una scultura, un pezzo musicale, una poesia, un racconto...
La cosa mi imbarazza non poco per due motivi: il mio gusto artistico/culturale si ferma agli inizi dell'800; di fronte ad un quadro di Pollock (per esempio), ad un romanzo di Dan Brown (sempre a titolo di esempio) o a una musica di Shakira (anche qui, per esempio) capisco poco, anzi...quasi nulla.
Ho trovato, leggendo Proust, questa interessante riflessione:
"Detestate la cattiva musica, non disprezzatela. Dal momento che la si suona e la si canta ben di più, e ben più appassionatamente, di quella buona, ben di più di quella buona si è riempita a poco a poco del sogno e delle lacrime degli uomini.
Consideratela per questo degna di venerazione.

Il suo posto, nullo nella storia dell'arte, è immenso nella storia sentimentale della società. Il rispetto, non dico l'amore, per la cattiva musica non è soltanto una forma di quel che si potrebbe chiamare la carità del buon gusto o il suo scetticismo, è anche la coscienza del ruolo sociale della musica. Quante melodie, di nessun pregio agli occhi di un artista, fan parte della schiera dei confidenti scelti dai giovanotti sentimentali e dalle innamorate!.

Quanti "Anelli d'oro", di "Ah! resta a lungo addormentata", le cui pagine vengono sfogliate ogni sera, tremando, da mani giustamente celebri, bagnate dagli occchi più belli del mondo con lacrime di cui il più puro maestro invidierebbe il malinconico e voluttuoso tributo - confidenti ingegnose ed ispirate che nobilitano il dolore ed esaltano il sogno e che, in cambio del segreto ardente che viene loro confidato offrono l'illusione inebriante della bellezza!

Come il popolo, la borghesia, l'esercito, la nobiltà, hanno gli stessi postini, portatori del lutto che li colpisce o della felicità checolma i loro cuori, così hanno gli stessi messaggeri d'amore, gli stessi confessori prediletti.

Sono i cattivi musicisti.

Un certo ritornello insopportabile, che ogni orecchio ben nato e ben educato rifiuta all'istante di ascoltare, ha accolto in sè il tesoro di migliaia di anime, conserva il segreto di migliaia di vite, di cui fu la viva l'ispirazione, la consolazione sempre pronta, sempre aperta sul leggio del pianoforte, la grazia sognante e l'ideale. Certi arpeggi, una certa "ripresa" han fatto risuonare nell'anima di più di un innamorato o di un sognatore le armonie del paradiso o la voce stessa dell'amata. Uno spartito di mediocri romanze, consumato per aver troppo servito, deve commuoverci come un cimitero o come un villaggio. Che importa che le case non abbiano stile, che le tombe scompaiano sotto le iscrizioni e gli ornamenti di cattivo gusto.

Da questa polvere può levarsi in volo, davanti ad una immaginazione abbastanza benevola e rispettosa da mettere a tacere un attimo la sua alterigia estetica, lo stormo delle anime recanti nel becco il sogno ancora verde che faceva loro presentire l'altro mondo, e le induceva a gioire o a piangere in questo. "
(M.Proust, Il piacere e i giorni).

La condivido in pieno e la applico a tutto quello che non riesco a capire.
IL VALORE DELLA BUGIA
(14.01.2011)

Come si vende è la storia autobiografica di un gioielliere bugiardissimo e senza scrupoli scritta da Clancy Martin.
Tradotto in italiano per Adelphi, questo romanzo è una riflessioni sulle bugie umane rivolte agli altri, ma anche a se stessi.
L'inganno è l'elemento centrale delle dinamiche di mercato, politiche, interpersonali e personali.
E dire che Gesù ammonì: la verità vi farà liberi.
LE LINGUE MORTE
(5.01.11)

I soliti persuasori occulti hanno convinto una popolazione sprovveduta che il greco ed il latino sono lingue morte. Da qui sono nate una serie di iniziative: il dr.Zamenhoff s'è impegnato tutta la vita per creare una nuova lingua europea (l'esperanto) che ha avuto poco successo perchè soppiantata dall'inglese (nel mondo si parlano circa 28 tipi di inglese diverso); i diplomatici hanno scelto il francese; in Europa si litiga perchè i testi legislativi sono redatti in francese, inglese e tedesco a scapito di italiano, spagnolo, ceco, polacco ecc.
Se il povero dr. Zamenhoff avesse dedicato le sue energie per sensibilizzare i politici del tempo a rendere obbligatorio in Europa l'uso del latino, il problema sarebbe stato risolto alla radice.
Vediamo qualche esempio.
All'inizio di ogni anno buttiamo via la vecchia agenda e prendiamo la nuova,
Se nostro figlio ci chiedesse aiuto per l'analisi grammaticale del sostantivo agenda, gli diremmo: nome comune di cosa, concreto, femminile, singolare.
Corretto. Ma agenda è il gerundivo di : ago, agis, egi, actum, agere, verbo latino che significa agire, fare. Il gerundivo è agendum che, al plurale, fa "agenda", cioè cose da farsi. In effetti, sull'agenda, scriviamo le cose da fare.
I comuni più organizzati offrono un servizio di trasporto per la scuola locale, noto come "scuolabus". Alcuni assessori esteroanglofili si sciacquano la bocca dicendo che il loro comune prevede il servizio "scoolbus" (pronunciando scuulbas). Se sapessero che "bus" deriva da "autoomnibus", sintesi di due parole, la prima greca (autòs, pronome che significa da solo, da se stesso) e la seconda latina (omnibus che significa: per tutti) , da qui: cosa che si muove da sola per tutti, non farebbero brutte figure. L'autobus, infatti, fu pensato come macchina per chi non poteva permettersi l'automobile: auto per tutti. Poi divenne omnibus, e poi bus. In ogni caso non va chiamato "bas" per darsi il tono da intellettuale inglese.
Ancora: referendum, una tantum (che significa una volta soltanto e non una volta ogni tanto), statu quo (e non status quo) e via elencando, sono tutte locuzioni latine che sono entrate nel nostro gergo comune.
Il greco.
Lo sciatore che è una scheggia sulla pista ci fa venire il cardiopalmo (non il cardiopalma: dal greco, cardiòs, cuore e palmos, battito); in ospedale troviamo i reparti di cardiologia (cardios, cuore e logos, studio), oftalmologia (oftalmos, occhio), pneumologia (pneumos, spirito, soffio). Il nostro amico ci chiede se abbiamo fatto le vacanze e noi, purtroppo, rispondiamo:"Magari le avessi fatte!" Magari deriva dal greco:makariòs, che significa beato, felice (da cui gli evangelici "makarismi" di Gesù, cioè le beatitudini).
Potrei continuare, ma mi preme sottolineare che latino e greco non sono lingue morte.
Se tutti avessimo la possibilità di impararle non rendendole appannaggio esclusivo degli studenti di liceo classico, avremmo un bel po' di possibilità: potremmo intenderci con chi non parla la nostra lingua, capiremmo quanto c'è scritto sulle lapidi che incontriamo nelle visite a musei o scavi durante le vacanze e arricchiremmo il nostro patrimono culturale. Dal vallo Adriano fino ai confini del deserto africano, da Lisbona fino a Babilonia i romani hanno costruito e governato per secoli. Quel patrimonio è ancora in parte presente, a testimonianza di una civiltà che rese Roma caput mundi.
Non solo:la chiesa cattolica usa tuttora il latino nei propri documenti ufficiali, fino al secolo XIX moltissimi documenti di transazioni venivano scritti in latino.
Ma quali lingue morte!
Ma dove lingue morte!
Angolofili come siamo non sappiamo neppure che il mouse che usiamo e che in inglese significa topo, deriva dal latino "mus", topo e che "house", casa, deriva dal latino "domus", da cui - per esempio - domotica, automatizzazione della casa.
Vabbè, dopo aver letto queste righe, andiamo in edicola a comprarci il quotidiano. Sì, in edicola (aedicula, piccola casa) a comprare il quotidiano (quotidie, cosa di tutti i giorni).
BATTUTE

1.
"Un cretino è un cretino, due cretini sono due cretini, diecimila cretini sono una forza storica"
(Leo Longanesi)

2.
“Tutti in Italia sembrano aver dimenticato che la libertà non è la mia libertà, ma è la libertà di chi non la pensa come me. Un clericale non capirà mai questo punto né in Italia né in nessun paese del mondo. Il clericale non arriverà mai a capire la distinzione tra peccato - quello che lui crede peccato - e delitto - quello che la legge secolare ha il compito di condannare come delitto. Punisce il peccato come se fosse delitto, e perdona il delitto come se fosse peccato. Non è mai uscito dall’atmosfera dei dieci comandamenti, nei quali il rubare e l’uccidere (delitto) sono messi sullo stesso livello del desiderare la donna altrui (peccato). Perciò è necessario tener lontano i clericali dai governi dei paesi civili”
Gaetano Salvemini, 1947

3.
Lo schiavo ha un solo padrone; l'ambizioso ne ha tanti quante sono le persone utili alla sua fortuna. (Jean de La Bruyère)

4.
L'inizio della saggezza è il silenzio. (Pitagora)

5.
L'eroismo a comando, la brutalità senza senso, la deplorevole ostentazione dell'amor di patria, quanto violentemente odio tutto ciò!Quanto abietta e ignobile è la guerra! Preferirei essere fatto a pezzi piuttosto che prendere parte a una azione così bassa.
È mio convincimento che uccidere sotto la copertura dello stato di guerra non sia altro che un assassinio.
Albert Einstein

6.
Se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o le sue idee non valgono nulla o è lui che non vale nulla.
Ezra Pound

7.
La libertà comporta responsabilità: ecco perché tutti ne hanno paura. Bernard Shaw

8.
Avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile di tutto.
(Don L. Milani)

9.
La piu' grande disgrazia che vi possa capitare e' di non essere utili a nessuno, e che la vostra vita non serva a niente.
(Raoul Follereau)

10.
La maggior parte degli uomini mentiscono perché amano apparire più che essere.
(Eschilo)

11.
Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti.
(MARTIN LUTHER KING)

12.
"Chi sacrifica la libertà in nome della sicurezza, non merita libertà né sicurezza"
Benjamin Franklin

13.
Per Demostene vi sono 4 tipi di donne:
- gunè: moglie che dà figli legittimi
- pallake: concubina che si prende cura del corpo
- etera: dedita al piacere fisico ed intellettuale
- pornè: prostituta
(Da Eva Cantarella "l'ambiguo malanno")

14.
"Nei giorni di festa solamente pochi vanno alla messa; non rimangono fino alla fine e si accontentano di toccare l'acqua santa, salutare con genuflessione la Madonna o baciare la statua di un santo. Le feste più sacre, la stessa notte di Natale, si passano fra ogni genere di dissolutezze, giocando alle carte, bestemmiando, profferendo parole oscene; il popolo, se lo si redarguisce, si scagiona col dire che i gran signori, i chierici e i prelati lo fanno senza essere puniti. La vigilia delle feste si balla nelle chiese stesse al canto di canzoni lubriche; i preti danno l'esempio passando quelle notti di vigilia fra i dadi e le bestemmie"
(Tratto da L'autunno del Medioevo di Johan Huizinga).

15.
Quanto tempo risparmia chi non sta a guardare ciò che il suo vicino dice, o fa, o pensa!
MARCO AURELIO

16.
Ci si dirige verso una cosa perché si crede che essa sia buona; e vi si rimane incatenati perché è diventata necessaria.
SIMONE WEIL

17.
"La guerra non è altro che una comoda elusione dei compiti della pace. In quanto sostituisce l'avventura esterna al lavoro e al miglioramento interno, essa è moralmente così screditata che si può ben pensare non sia mai stata altro che un mezzo di oppressione interna e di assoggettamento dei popoli, il grande mezzo ingannatore per indurli a gridare 'evviva' alla propria sconfitta di fronte al governo vittorioso".
Thomas Mann

18.
Quando parla il denaro, la verità sta zitta. Proverbio russo

19.
Più burocrazia è un'organizzazione più grande, cioè la misura per cui un lavoro inutile tende a rimpiazzare un lavoro utile.
R. Friedman

20.
Non v'è riparo per l'uomo che, imbaldanzito dalle ricchezze, ha diroccato il grande altare della giustizia
Eschilo

21.
Si può sempre dire, dal cappello di una donna, se vive o meno di ricordi.
O.Wilde

22.
I nostri dilettanti al potere stanno baloccandosi fra improbabili riforme che non porteranno a nulla se non a ripetere quanto già fanno da tempo: mettere un rappezzo nuovo su un vestito vecchio.
Ma Gesù ammoniva:" Nessuno mette un rattoppo nuovo su un vestito vecchio perchè il rattoppo spezza il vestito".
Ci vorrebbe un vestito nuovo.
Ma questi vecchi dilettanti avranno il coraggio di mettersi in soffitta?
(mia del 24.8.11)

23.
Ettore Petrolini scrisse:
-"Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti".

- Un possidente rivolto alla sua servitù e ai suoi contadini in un anno di carestia diceva: "Miei cari, se i sacrifici non li fate voi che siete abituati a soffrire chi li deve fare: io che non li ho mai fatti?"

Mi sa che Tremonti, Bossi, Berlusconi, Bersani, Casini, Alfano, Di Pietro...avranno letto poco, ma Petrolini l'hanno letto di sicuro!

24.
"I burocrati esercitano potere di re con animo di schiavi" (Tacito)

25.
A proposito di banche ed agenzie di rating:
"Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà di quanto non lo siano gli eserciti permanenti. Se il popolo americano permetterà mai alle banche private di controllare l'emissione del denaro, dapprima attraverso l'inflazione e poi con la deflazione, le banche e le compagnie che nasceranno intorno alle banche priveranno il popolo dei suoi beni finché i loro figli si ritroveranno senza neanche una casa sul continente che i loro padri hanno conquistato"

Thomas Jefferson

26.
Tutta la vita degli uomini
è dolorosa,
e non vi è requie dagli affanni.
Ma qualunque altra cosa
sia più cara del vivere,
l'oscurità la copre
avvolgendola di nubi.
Così ci sembra
di essere follemente innamorati
di ciò che splende sulla terra,
perché non abbiamo esperienza
di un'altra vita
e non c'è rivelazione
di quanto è sotto terra.
E siamo allo sbando in balìa dei miti.
Euripide, Ippolito, vv 189-197

27

"Abbiamo imparato a volare nei cieli come uccelli e solcare i mari come pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice azione di camminare sulla terra come fratelli. "

M.L.King
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