...STRADA FACENDO...

....commenti e voci dalla strada...
IL CRISTIANESIMO ANTIEVANGELICO DELLA LEGA
di Sergio Paronetto *
Guardiamo in profondità. Si sta sgretolando lo stato di diritto. Stiamo vivendo una fase di rottura costituzionale. Accanto al populismo aziendalista berlusconiano, sta fiorendo un populismo etnocentrico tradizionalista cattolico in prospettiva europea. Da tempo la Lega parla di “superamento della forma di Stato” dichiarando che “i futuri soggetti territoriali costitutivi sono le comunità di popolo”, espressione tipicamente nazista (volksgenosse, il vero cittadino, membro del popolo-comunità). Si sta consolidando una nuova xenofobia. Rinasce un “cristianesimo senza Cristo” basato sul binomio sangue-suolo.
Con il leghismo trionfa una logica tribale basata sulla gestione del mercato della paura e sull’ossessione della sicurezza armata. In regioni ricche di risorse democratiche ma incattivite dalla globalizzazione, la proposta populista sembra capitalizzare molte proteste esibendosi come religione civile settaria e guerriera (“comunalista”). A supportarla, sta il cemento di una rete finanziaria che vede la Lega mescolarsi all’Opus Dei e alla Compagnia delle Opere. Ciò che spinge alcuni parroci e cattolici padani a “tollerare” una religione simile non sono solo interessi di bottega ma alcune “idee forti”: la difesa di un’identità cattolica già formata, l’esibizione ideologica del diritto naturale, l’esaltazione della “nostra gente” contraria ai vizi della modernità, la funzione di coesione sociale della Chiesa che può sentire omogenee le “comunità organiche”.
Ossessiva è la polemica contro il Concilio Vaticano II, ritenuto origine di ogni male. Presentandosi come il partito dei “valori non negoziabili”, la Lega sta diventando il soggetto emergente di un nuovo patto costantiniano. Devoti e ringhiosi, i soldati celtici frequentano i salotti vaticani. Tra tutte le spese elettorali, osserva Giancarlo Zizola, i cosiddetti valori non negoziabili sono quelli che costano meno e rendono di più. A volte, sembra che costino così poco da essere buttati nella spazzatura. Un patto simile sarebbe il trionfo del relativismo-nichilismo. Se la religione diventa preda di forze politiche che la sfruttano a proprio favore, il rischio per la novità del Vangelo è immenso. Bossi gioca col linguaggio armato, Borghezio rilancia lo spirito di Lepanto, Calderoli attacca Tettamanzi, Zaia e Cota sembrano ‘gentiluomini di sua santità’, Tremonti evoca un “nuovo risorgimento” tutto “Dio, Patria e Famiglia”.
Il leghismo vuole conquistare l’anima popolare. In realtà è la fede cristiana a rischiare di perdere l’anima. Sta sorgendo un nuovo anticristianesimo. Credenti e uomini di Chiesa devono valutare bene discorsi-provvedimenti contrari all’umanità e alla fede. Alcune dichiarazioni ecclesiastiche (tra l’ingenuo e il complice) non sono all’altezza dei gravi problemi sollevati dal leghismo, pronto a mobilitarsi contro il cardinale di Milano o ad offendere il Pontificio Consiglio dei Migranti. La rottura costituzionale in atto, sposandosi al rifiuto della Dottrina Sociale della Chiesa, ci porterebbe non solo al totalitarismo ma all’idolatria o all’eresia più radicale. La Settimana Sociale dei Cattolici parlerà anche di questo?
Vicepresidente nazionale di Pax Christi
ADDIO A RAIMOND PANNIKAR
(27 agosto 2010)

Raimon Panikkar è morto. Ho appreso la notizia dalla radio e mi si è stretto il cuore. L'ultima volta l'ho sentito nel novembre del 1979 al centro san Fedele di Milano. Credo d'aver letto una trentina di suoi libri.
E' stato filosofo, teologo, sacerdote cattolico.
Laureato in filosofia, chimica, teologia ha insegnato ad Harvard, Santa Barbara in California e tenuto migliaia di conferenze.
Di lui ricordo l'espressione che allora mi colpì moltissimo:"Non c'è religione autosufficiente, è necessaria una mutua fecondazione fra le religioni". Ero un giovanissimo prete di belle speranze e vivevo drammaticamente il dubbio che la mia religione non potesse e non dovesse essere l'unica.
Pannikkar mi entusiasmò.
La chiesa ufficiale non lo condannò mai, mi pare, ma si contentò di lasciarlo ai margini. Forse non disturbava più di tanto questo teologo mistico che si tuffava con eguale spontaneità nella teologia cattolica ed in quelle buddista ed induista.
Parlava di "ontonomia", la legge interna dell´essere, per indicare che ogni cosa può trovare il suo posto nella realtà senza fratture e senza conflitti. L´armonia, però, ‹‹implica un superamento del pensare, perché include all´interno del pensare anche l´amore››. Sono frasi che mi sono annotato e che oggi rileggo volentieri.
C'è bisogno di ontonomia e di armonia non solo nella chiesa cattolica, ma in tutte le società. Gli uomini debbono essere formati in sentono ontonomo ed armonico: solo così possono essere in pace con se stessi e quindi con gli altri.
E' il principio educativo che mi sono dato quando sono venuti al mondo i miei figli. Vorrei averli educati in senso ontonomo ed armonico perchè la vita che li attende è stonata e eteronoma.
Pannikkar è morto, ma credo che la sua opera, al pari di quella di Tehillar de Chardin, vivrà nel cuore di moltissimi.
LA LINGUA ITALIANA?
VOLGARITA' ED INSULTI!
(con un po' d'inglese)

E' da molto che soffro: non sento più parlare italiano.
Non mi riferisco solo al "disuso" del congiuntivo: una volta si diceva:" Se sapessi...ti direi...", adesso si taglia corto:"Se so...ti dico...", ma soprattutto all'uso di parolacce, volgarità, insulti che costellano il parlare comune non solo in ambienti cosiddetti "di vita".
Mi rendo conto d'essere un pesce fuor d'acqua perchè molte persone, colloquiando con me e non riuscendo a trattenere una volgarità, percependo il mio disappunto, si scusano, ma voglio ostinarmi a credere che sia possibile un recupero di questa nostra lingua così ricca lessicalmente e così articolata espressivamente.
Si studiavano, una volta, i vari registri della lingua: il registro aulico, colto, medio, colloquiale, familiare, ecc. e si veniva invitati a colloquiare diversamente a seconda dell'interlocutore: il medesimo concetto, ci diceva l'insegnante, deve essere espresso in maniera diversa a seconda che vi troviate un interlocutore del vostro livello culturale o di livello inferiore. Ricordate Dante, insisteva il professore:"In chiesa co' santi ed in taverna co' ghiottoni".
So che "sfigato" e "sfortunato" hanno il medesimo significato, ma non capisco perchè sia più efficace usare il primo aggettivo piuttosto che il secondo.
So che "poffarbacco" non è proprio un'esclamazione a cui sono adusi i giovani d'oggi, ma la preferirei a "cazzo".
La mia prima conclusione: nel parlare italiano i miei contemporanei cedono al populismo.
Non mi piace sentire alla radio ed alla tv aggettivazioni del tipo "stronzate", "cazzate", "puttanate" per definire opinioni che si possono tranquillamente bollare come "buaggini", "corbellerie", "scempiaggini".
Abbandonarsi al turpiloquio è un pessimo costume che ferisce il buon gusto e denota scarsa capacità di creatività lessicale.
Dal turpiloquio si scivola facilissimamente all'insulto e l'insulto denota mancanza di rispetto dell'interclocutore.
Kant insegnava che il rispetto è la premessa di ogni altra virtù.
Penso che in uno scontro verbale chi proferisce un'oscenità per zittire l'avversario, sia una povera persona che abbia un lessico ridotto come il proprio cervello.
Non mi scandalizzo per le volgarità, ma mi stupisco che queste non destino scandalo: certe indecenze non dovrebbero essere tollerate non solo in trasmissioni radio e televisive, ma neppure in colloqui fra colleghi di lavoro.
Mi scandalizza che si tollerino espressioni volgari in colloqui professionali, in conferenze pubbliche, in scambi di opinioni fra persone.
Si narra che Cesare Zavattini abbia sdoganato il sostantivo "cazzo" come esclamazione proclamandolo per la prima volta in TV e che, per questo, abbia subito una reprimenda coi fiocchi dall'allora direttore generale Ettore Bernabei. Credo che oggi, se Bernabei ci fosse ancora, avrebbe ogni giorno una lunghissima fila di conduttori televisivi fuori dalla porta del proprio ufficio.
Ultima considerazione: una lingua così ricca lessicalmente come quella italiana, s'appiattisce sul registro di anglismi o americanismi che ci umiliano in un'esterofilia pietosa.
L'aperitivo diventa "happy hour", l'io penso diventa "i suppose", fino a definire "bas" l'autobus che deriva addirittura dal latino: auto omnibus, automobile per tutti.
Nel Quattrocento francesi, inglesi e tedeschi imparavano l'italiano per essere colti; nell'Ottocento l'italiano era la lingua studiata dai britannici e dai tedeschi assieme al francese: la prima serviva per capire l'Opera, la seconda per le relazioni internazionali.
Oggi - anche in questo - siamo il fanalino di coda del mondo.
Oggi ti può capitare di passare davanti ad un tavolino di un bar e sentire un giovane che esclama all'amico:"Cazzo...c'avevo l'happy hour alle 5 con quella sfigata che ho incontrato ieri!"
Beh...a me sentire espressioni simili deprime.
Qualche tempo fa fui definito da una persona un gentiluomo d'altri tempi sia per il tratto che per il mio modo d'esprimermi.
La definizione avrebbe potuto lusingarmi, invece mi depresse. Pensai che avrei voluto semplicemente essere definito una persona educata che rispetta gli altri (tutti gli altri), che sa rapportarsi con tutti (ma proprio tutti), che sa farsi capire da tutti sia nell'espressione verbale che in quella scritta, che sa vivere in questo mondo con onesta dignità.
Il mio interlocutore non intendeva certamente deprimermi, anzi...sono sicuro che si voleva complimentare.
Meno male che non m'ha detto:" Dottore, lei è proprio un figo d'altri tempi!"
CARLO CASTELLINI A VALERIO GIGANTE: CHE NE DICI DELLA CHIESA PADRONA?


Anche a volersi documentare su tutti gli aspetti espliciti e dichiarati, ma anche su quelli impliciti e più latenti, cioè meno chiari e meno comprensibili ai non addetti ai lavori, si fa sempre una certa fatica a farsi un’idea oggettiva, ma anche personale credibile, della questione dell’8 per Mille, dello stato e della chiesa cattolica.
Mi è venuta voglia di chiarirmi alcune idee, da un po’ di tempo a questa parte, e di interpellare alcuni esperti, attraverso i loro scritti, articoli o messaggi, e devo dire che alcune ombre sono state fugate; ma nel contempo altre domande si sono profilate prepotenti all’orizzonte, per desiderio di coerenza e di approfondimento.
Aveva fatto discutere alcuni anni or sono, l’inchiesta giornalistica denominata LA QUESTUA, di CURZIO MALTESE, giornalista e intellettuale del giornale LA REPUBBLICA, che cercava di far luce sul patrimonio di denaro che confluiva nelle casse vaticane della chiesa cattolica, e cercava di indagare quale direzione prendessero e in quali settori venissero impiegate (culto, sostentamento del clero, insegnanti di religione, e opere caritative di vario genere).
A questa indagine conoscitiva, tacciata di laicismo preconcetto e ideologico, da parte del cattolico AVVENIRE, giornale della CEI, aveva fatto eco una controindagine, a firma di UMBERTO FOLENA, che aveva fatto confluire in un volumetto titolato LA VERA QUESTUA, ANALISI CRITICA DI UN’INCHIESTA GIORNALISTICA, EDITRICE AVVENIRE, tutte le sue osservazioni e critiche, circa la visione parziale ma anche le omissioni più o meno previste o artificiose, del giornalista di REPUBBLICA.
Devo dire subito che questa marcatura stretta, tra AVVENIRE E REPUBBLICA, attraverso i loro due giornalisti, non mi ha mai convinto; perchè lo scopo non è quello di cercare la verità nella serenità, sia della compulsazione delle cifre, ma sia anche delle chiavi di lettura, ma un po’ quello di cercare il pelo nell’uovo; come fa GIANNI GENNARI CON ROSSO MALPELO (MA SANTO CIELO! CON TUTTA LA CULTURA DI GIANNI GENNARI, dove è andato a impelagarsi......!!)con la conseguente tentazione di chiusura di entrambi su posizioni apologetiche e ideologiche, che non sfociano in nessuna forma di dialogo, perchè obbediscono alle logiche apologetiche dei rispettivi giornali.
Per cui a sentire UMBERTO FOLENA, sembra quasi di ascoltare la spiegazione di un teorema, di una apologia della propria Chiesa, santa e immacolata, quando alcune inchieste di grande rigore, dimostrano esattamente il contrario. Mentre CURZIO MALTESE, forse meno documentato e meno preciso del giornalista di AVVENIRE, snocciola pure le cifre raccolte per il GIUBILEO, ma anche quelle destinate ai DOCENTI DI RELIGIONE, alla costruzione di CHIESE ed alla RESTAURAZIONE DI EDIFICI SACRI. E sollecita nel lettore qualche ragionevole dubbio, non solo nel lettore laico, ma anche in quello cattolico. In questo senso andrebbero lette le osservazioni sul fatto che l’8 per Mille per la Chiesa cattolica, è notevolmente diminuito, non certo solo per merito delle inchieste dei giornali, ma anche per un minimo di riflessione da parte dei cattolici, non solo di quelli devoti e sottomessi, ma anche di quelli più consapevoli.
Tra l’altro la VERA QUESTUA DI UMBERTO FOLENA, è presentata da DINO BOFFO, nel solito linguaggio piuttosto involuto e contorto, ma sicuramente intransigente ed apologetico, a favore di una chiesa senza macchia e sbracata a favore dei poveri, quando le inchieste dimostrano qualche visibile crepa e sollecitano qualche ragionevole dubbio. (Si veda a tale proposito l’avviso di garanzia a svantaggio del Card. CRESCENZIO SEPE e dei fatti di cronaca giudiziaria che lo hanno coinvolto nell’area di PROPAGANDA FIDE). Da cui risulta una chiesa fuori del tempo e più alleata dei potenti che amica dei poveri.
Quindi anche se UMBERTO FOLENA, ribatte punto su punto le tesi del giornalista laico viene però smentito dai fatti e nei documenti dal libro di GIANLUIGI NUZZI, che nel suo VATICANO S.P.A. evidenzia una mole di documenti che ti inchiodano in maniera inoppugnabile e non ti danno respiro, perchè riferiti nella sostanza di cifre, di firme, e di verbali, con date e referenti, che non si possono più negare. Naturalmente sono riferiti anche gli omissis......con puntini, dietro i quali si nasconde il nome di GIULIO ANDREOTTI, il factotum della politica vaticana per tanti anni, referente ed amico di tanti cardinali e di alcuni papi.
E quindi l’atteggiamento di UMBERTO FOLENA, è diventato più silenzioso e meno apologetico, nella rubrica di GAD LERNER, di qualche mese fa, L’INFEDELE, ed era rimasto sulle difensive, meno aggressivo, ed aveva quasi fatto scena muta, di fronte all’evidenza dei documenti che MONS. RENATO DARDOZZI, aveva portato via in Svizzera, in archivio privato, a cui aveva attinto il giornalista de IL GIORNALE. Anche se, a mio modesto parere, non debbono essere messe sullo stesso piano le inchieste giornalistiche sull’uso dell’8 PER MILLE E VATICANO S.P.A. di GIANLUIGI NUZZI.
Non possiamo però accettare per nessun motivo il laicismo facilone come il pregiudizio, più frutto di attacco laicista alla chiesa cattolica; ma nemmeno riusciamo ad accogliere, con simpatia l’intransigentismo apologetico e acritico di DINO BOFFO, UMBERTO FOLENA, e ora anche di MARCO TARQUINIO, soffrono troppo per la sindrome di assedio del giornale della CEI, e della sottomissione devota, ma troppo stretta al Card. ANGELO BAGNASCO e corte pontificia.
Nel frattempo sono intervenute due interessanti inchieste giornalistiche televisive simili e complementari allo stesso tempo: di MILENA GABANELLI con REPORT di qualche settimana fa e di ILARIA D’AMICO con EXIT, sull’impero patrimoniale della Chiesa Cattolica, bene espresse e ben documentate, non certo ideologiche o preconcette. In queste inchieste avevano offerto il loro contributo anche PAOLO FARINELLA, Parroco di SAN TORPETE IN GENOVA, ma anche GIOVANNI AVENA, giornalista di ADISTA (per info www.adista.it ).
Per tutti questi motivi che ho cercato di esporre ci siamo rivolti a VALERIO GIGANTE dell’AGENZIA ADISTA, sopra citata, per avere alcune risposte, in ordine ad alcuni dubbi. Che speriamo possano essere fugati, lontani da posizioni laicistiche e pregiudiziali, non troppo fondate, ma anche da posizioni apologetiche, intransigenti e miopi, troppo spesso smentite da fatti, da atteggiamenti, da personaggi ambigui e talvolta anche da documenti. (CARLO CASTELLINI).

ECCO LE RISPOSTE DI VALERIO GIGANTE:

PERCHE’ E’ STATA INTRODOTTA LA LEGGE DELLA RACOLTA DELL’8 PER MILLE NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI?
Perché il sistema precedente, quello della “congrua”, cioè dello stipendio ai preti versato direttamente dallo Stato, era ormai anacronistico dal punto di vista storico e culturale. Il sistema introdotto da Craxi, però, non fa, in maniera più occulta ed ambigua, che soddisfare la stessa esigenza: dirottare dalle casse dello Stato verso quelle della Cei una quantità enorme di denaro, anno dopo anno.
QUALI E QUANTE SONO LE OPZIONI POSSIBILI? CHIESA? STATO? ALTRE CONFESSIONI O ALTRE RELIGIONI?
Le opzioni possibili sono Stato, Chiesa cattolica, Chiesa Valdese, Chiesa Luterana, Comunità Ebraiche, Chiesa Avventista, Assemblee di Dio. Anche l’Ucebi, l’Unione Cristiana Evangelica Battista in Italia, che ha da poco siglato una “integrazione” della propria intesa con lo stato italiano e si appresta, dopo che il Parlamento l’avrà ratificata, ad accedere al sistema dell’8 per mille. Al di là di tutto, però, la parte del leone la fa la Chiesa cattolica, anche perché lo Stato, che intercetta in 7% circa delle firme, non ha mai fatto alcuna campagna pubblicitaria in suo favore. Anzi, parte dei soldi che riceve, li dirotta verso la Chiesa cattolica, come contributo al finanziamento del restauro di beni artistici e culturali (cioè chiese ed edifici cattolici).
COME USA LA CHIESA CATTOLICA IL SUO 8 PER MILLE?
La destinazione dei fondi che la Chiesa riceve rimane sostanzialmente opaca: la Cei pubblica un “rendiconto consuntivo” che prevede tre voci e sette sottovoci, ma senza specificazioni puntuali su come venga ripartito l’utilizzo degli introiti. Dal rendiconto si apprende che, negli ultimi anni i soldi destinati al sostentamento del clero sono passati da 308 a 354 milioni di euro, mentre quelli per gli “interventi caritativi” sono aumentati da 175 a 205 milioni. I soldi girati alle diocesi “per il culto e la pastorale” sono rimasti pressoché stabili (da 150 a 160 milioni di euro). E, nonostante sia impossibile saperne di più, vedere come nel 2005, in concomitanza con il referendum sulla legge 40, i fondi per “iniziative di rilievo nazionale” siano schizzati a 116 milioni di euro (a fronte di 92 nel 2004 e 64 nel 2006) può far malignare.
COSA DICONO E NON DICONO GLI SPOT PUBBLICITARI? QUANDO DOBBIAMO FIDARCI E QUANDO NO?
La Chiesa cattolica punta le proprie campagne pubblicitarie sui progetti a favore del Terzo Mondo, sulle attività dei suoi “preti di frontiera” in Italia e nel Mondo. Non si tratta di falsità, tutt’altro. Non c’è dubbio che nella Chiesa tali realtà positive siano vive ed operanti, e che siano bisognose di sostegno. Il problema è che la gran parte dei fondi dell’8 per mille la Chiesa cattolica li utilizza per il sostentamento del proprio clero, per la costruzione di nuove chiese e la manutenzione di quelle esistenti. Poco va alla cooperazione ed all’assistenza degli emarginati e dei bisognosi. Insomma, grande comunicazione, ma poca informazione. Ma sarebbe bene che i contribuenti sapessero...
LA NON SCELTA PER NESSUNO DEGLI ENTI GIURIDICI O MORALI INDICATI, COSA COMPORTA ALL’AGENZIA STATALE DELLE ENTRATE? QUELLA RACOLTA DI DENARO COME VERRA’ RIPARTITA E A CHI VERRA’ ASSEGNATA? PUOI FARE QUALCHE ESEMPIO PER FARCI CAPIRE MEGLIO?
Attualmente solo il 45% circa dei contribuenti esprime una preferenza per l’assegnazione dell’8 per mille e la legge prevede che le quote non espresse vengano ripartite tra lo Stato e le confessioni religiose che ne hanno diritto, in misura proporzionale alle percentuali di firme ricevute. Ne risulta che i maggiori proventi derivano proprio dalla ripartizione di queste quote. E che la gerarchia cattolica incassi più soldi da coloro che non esprimono preferenze piuttosto che dai contribuenti che, firmando, fanno una scelta consapevole nei confronti della Chiesa.
LA PROPOSTA DI PAOLO FARINELLA SECONDO CUI SAREBBE OPPORTUNO CHE OGNI FEDELE AVESSE LA POSSIBILITA’ DI DESTINARE LA PROPRIA OFFERTA ALLA SUA COMUNITA’ DI APPARTENENZA. COSA SI PUO’ FARE? COME TRASFORMARE IN LEGGE QUESTA PROPOSTA?
Quella di Farinella è la proposta più sensata, sia per chi è laico sia per chi è credente ma vuole una Chiesa veramente autonoma dal potere politico ed economico, e quindi più libera e più evangelica. Un sistema, quello del finanziamento diretto delle Chiese, che, tra l’altro, già è in vigore in alcuni Paesi, come la Svizzera. E’ chiaro però che con un meccanismo del genere le istituzioni ecclesiastiche non sarebbero più tutelate dallo Stato, e dovrebbero garantirsi il sostentamento solo attraverso la propria credibilità e le attività svolte sul territorio. In Italia siamo lontanissimi da un orizzonte del genere. Ma è ciò a cui dobbiamo puntare, anzitutto attraverso un lavoro di informazione puntuale e di progressiva coscientizzazione dell’opinione pubblica.
NELLA TUA ESPERIENZA DI UOMO DI INFORMAZIONE E DI FEDE,LA NOSTRA MADRE CHIESA, CHE CRITICHIAMO MA CHE AMIAMO,PROPRIETARIA DI BENI MOBILI E IMMOBILI, TITOLARE DI LASCITI DI CASE I CURA, DI VACANZE, DI SPIRITUALITA’, COME BENE HANNO FATTO VEDERE MILENA GABANELLI E ILARIA D’AMICO SI PUO’ ANCORA CONSIDERARE LA CHIESA DELL’ANNUNCIO E DEI POVERI?
Il problema che mi pongo è un altro. Se cioè la “Chiesa dei poveri” non possa divenire la famosa “foglia di fico” attraverso cui la struttura ecclesiastica regge un sistema economico-finanziario di dimensioni enormi, fatto di speculazioni finanziarie ed immobiliari, privilegi, gestione verticistica del potere, assenza quasi totale di possibilità di controllo da parte delle autorità statali e da parte della base cattolica. Se non vi fossero personalità e strutture dal carattere fortemente profetico ed evangelico, l’occultamento di questa realtà sarebbe molto più difficile. Alla gerarchia stessa conviene quindi preservare un volto presentabile, accogliente, attento al sociale, sensibile agli emarginati, capace di denunciare le ingiustizie. Il problema è quanto questo “volto” sia funzionale al mantenimento dello status quo, e quanto sia ancora capace di incidere dall’interno per determinare cambiamenti in senso progressivo nel tessuto ecclesiale.

(CARLO CASTELLINI)
BRANCHER...BRANCHER
(3 luglio 2010)

Aldo Brancher, già prete cattolico della congregazione di San Paolo, sposatosi circa 25 anni fa, già indagato ai tempi di tangentopoli, è diventato ministro...di non si sa che cosa.
Non entro nel merito della politica di questo disgraziato governo e delle scelte che non sa compiere il capo del governo, preferisco commentare la presenza di preti o ex preti in politica.
La cosa non è nuova. Nelle file del Msi ai tempi di Almirante, allignava Olindo del Donno che arrivò in parlamento e fu uno sfegatato missino. Nelle file dei socialisti prima e dei forzisti italiani poi si trovò schierato un ottimo intellettuale, don Gianni Baget Bozzo. Consigli provinciali e comunali disseminati sul territorio vedono seduti ai banchi sia della maggioranza che dell'opposizione preti cattolici che hanno lasciato il ministero. Brancher, primo in assoluto, è diventato anche ministro.
Ho avuto la fortuna di conoscerne un po' di questi ex preti o preti prestati alla politica e devo dire che in tutti ho trovato un denominatore comune: la voglia di protagonismo che fa premio - e tanto! - sulle reali capacità. Questi soggetti sono intelligenti, culturalmente preparati, ma anche un po' pasticcioni. Quando si trovano in situazioni da sbrogliare non sanno che pesci pigliare e, in genere, s''affidano e si fidano del loro patron politico, Almirante, Craxi, Berlusconi...
Non ci fanno onore. Parlo come prete sposato, s'intende. In particolare Aldo Brancher che - dopo la vicenda giudiziaria di un po' di anni fa - adesso si trova ad essere ministro per il federalismo sconfessato pubblicamente il giorno dopo da un suo stesso collega di governo, non ha ancora visto pubblicati sulla gazzetta ufficiale i ruoli che gli sono affidati e si sta defilando camminando rasente il muro per non essere riconosciuto.
Brancher - e gli ex preti come lui - non ci fanno onore (a noi spregiativamente chiamati ex preti o spretati dai perbenisti cattolici osservanti, intendo) perchè sono degli invertebrati. E mi secca molto che i giornali, riportando la sua squallida vicenda di ministro/non ministro continuino a ricordare che fu prete cattolico.
OTTO PER MILLE AI VALDESI
(8 giugno 2010)

Premesse:
a) non sono d'accordo sull'otto per mille in generale
b) non sono d'accordo in particolare che sia devoluto ad associazioni religiose
c) non ce l'ho con i Valdesi.
Le premesse servono a chiarire il mio pensiero. In questi giorni di preparazione al salasso del versamento delle tasse in seguito alla dichiarazione dei redditi, i quotidiani nazionali ed i network ci stanno martellando invitandoci a favorire, con una semplice firma, questa o quella religione, questo o quell'istituto sociale.
In particolare siamo invitati a firmare per i valdesi con una motivazione che mi pare alquanto fragile. Si dice e si scrive che lo stato italiano si fa esattore per la chiesa cattolica che lucra milioni di euro dall'otto per mille. Si continua facendo intendere che questo è sbagliato e che, piuttosto, sia meglio porre la firma perchè questo otto per mille vada alla chiesa valdese.
Mi sfugge un particolare: se firmo per la chiesa valdese lo stato italiano non si fa esattore per questa chiesa?
E m'interrogo sul motivo per cui i soldi, anzichè alla chiesa cattolica o avventista, debbano essere versati alla chiesa valdese. Che cosa fa questa chiesa di così meritorio per avere la necessità d'essere foraggiata dal denaro del contribuente?
Per quanto ricordo so che Valdesi e Metodisti hanno sempre sostenuto una netta separazione fa Chiesa e Stato. La laicità dello Stato è sempre stata considerata da loro elemento essenziale non solo della convivenza civile ma della stessa libertà della chiesa; così come rifiutano qualsiasi ingerenza dello Stato nella loro vita comunitaria rifiutano qualsiasi privilegio nei confronti di altre organizzazioni presenti nella società.
In base a questi principi le comunità valdesi, come le altre comunità evangeliche, provvedono alle proprie spese: mantenimento dei pastori e diaconi, costruzione dei locali di culto, iniziative sociali. facendo unicamente ricorso alle offerte dei fedeli.
Vorrei sbagliarmi, ma mi pare che uno dei motivi per cui Pietro Valdo si creò la sua chiesa allontanandosi da quella cattolica fu proprio questo: la chiesa di Roma era collusa col potere e col denaro del potere. Alla luce di tutto questo mi sembra del tutto incoerente che i massimi vertici della chiesa valdese abbiano trattato con lo stato italiano per beneficiare di prebende e proventi e, soprattutto, che i giornali ed i media in genere esortino a devolvere a questa chiesa l'otto per mille.
A meno che...a meno che non ci sia un odio latente verso la chiesa cattolica da parte di chi manipola l'opinione pubblica. Beh...se le cose stanno così...si può continuare a lasciarsi lavare il cervello!
E' singolare considerare un fatto: tutti predicano la libera chiesa in libero stato, ma quando si tratta di passare all'incasso e uno dei modi per incassare è trattare col potere, i principi si mettono per un momento da parte e ci si siede al tavolo delle trattative cercando con ogni mezzo di portare a casa le condizioni più vantaggiose. Espletata la bisogna, si torna a predicare i principi.
LA CULTURA E IL SUO PREZZO
(1 giugno 2010)

Il tema della cultura mi è molto caro. Penso che la cultura sia quasi tutto per la vita di una persona. La persona colta non è saccente, nè proterva, nè "tirosa"; al contrario sa ascoltare, capire chi non riesce a cogliere aspetti profondi di un problema, allontanarsi amabilmente dai saccenti e da protervi.
A me studiare è sempre piaciuto e lo faccio ancora (rammaricandomi di non possedere più il cervello lubrificato degli anni della gioventù) sia indirizzando le mie ricerche per quanto riguarda il mio lavoro, sia (quando ho un po' di tempo libero) coltivando argomenti che mi hanno sempre appassionato.
E' con rammarico, pertanto, che leggo le proteste degli intellettuali sui tagli ai fondi per la cultura operati da questa finanziaria che non capisco. Voglio esser chiaro: non penso affatto che il governo non debba prevedere finanziamenti per opere culturali, ma ritengo che tali finanziamenti non debbano essere elargiti a pioggia ad amici degli amici che nel nome della cultura (che spesso è più pseudocultura) trovano modo di campare (e di campare bene) per tutta la vita.
Da sempre il potere ha finanziato la cultura e da sempre gli uomini colti hanno cercato un mecenate che consentisse loro di approfondire il sapere umano non avendo il problema della sopravvivenza quotidiana. Il primo (e più grande, per me, in assoluto) che mi viene in mente è Dante Alighieri. Opere come la Divina Commedia, il Convivio, la Vita Nova non sarebbero godibili se non ci fossero stati i Da Polenta, i Della Scala.
Lo stesso Ungaretti - che riceveva un piccolo vitalizio dal Minculpop - non si sentiva un prezzolato, ma si giustificava dicendo che gli sembrava giusto che lo Stato lo aiutasse così come aiutava gli agricoltori in difficoltà per un raccolto magro.
Penso, tuttavia, che i soldi per la cultura debbano essere mirati ed indirizzati non a persone, ma a cose.
E se i soldi sono pochi - perchè ci sono italiani che hanno evaso 30 miliaridi di euro di IVA - questi pochi vadano spesi bene. Prima di finanziare progetti cinematografici, forse è meglio che valorizziamo il nostro patrimonio storico-archeologico che è immenso e che ci colloca (unico onore rimastoci) come il primo paese al mondo per patrimonio artistico, letterario, archeologico e musicale. Nei nostri musei giacciono impolverate e mangiate dai topi tele e tavole, così come accade agli incunaboli delle nostre biblioteche, così come succede agli affreschi di siti archeologici (Pompei docet!) e come succede negli archivi storici e musicali.
Un vero ministro della Cultura (e Bondi non è certo la persona adatta) non ha tempo di correre in TV a difendere il suo capo e di chiudersi in una stanza a scrivere poesie di infimo valore, ma dovrebbe impegnare tutto il suo tempo a percorrere la penisola per verificare come il patrimonio è gestito e come i soldi sono spesi.
La cultura ha un prezzo che, prima che in denaro, va quantificato in tempo ed in sapere.
DEMOCRAZIA VO CERCANDO
(30 maggio 2010)

Lo spunto di questa breve nota sulla democrazia me l'ha offerto un architetto di chiara fede leghista ieri mattina. E' venuto a trovarmi in ufficio un professionista per risolvere un problema in edilizia e, alla fine, mi ha amabilmente apostrofato:"La seguo sul suo sito e non capisco perchè ce l'abbia con la Lega". Abbiamo perso una decina di minuti parlando sul tema e, tornando a casa, ho riflettuto su una sua battuta:"In sostanza: siamo in democrazia e il popolo ha dato ragione a questa coalizione Berlusconi-Bossi".
E' vero. Messo così, il ragionamento non fa una piega.
Mi chiedo, però, se la maggioranza abbia sempre ragione.
Faccio qualche esempio.
Mussolini salì al governo del paese perchè il re ritenne che la maggioranza degli italiani simpatizzasse per i fasci di combattimento; per secoli la maggioranza ritenne che la Terra fosse un grande piatto appoggiato sulle colonne d'Ercole circondato dall'acqua; sempre per molti secoli la maggioranza pensava che Dio avesse davvero modellato un fantoccio d'argilla e gli avesse insufflato l'alito vitale; la maggioranza ha pensato che fosse meglio liberare Barabba e crocifiggere Gesù, la maggioranza ha ritenuto che certe donne avessero commercio col diavolo e che dovessero essere impalate o messe al rogo, la maggioranza ritiene che per essere accettati nella società si debba essere belli e senza pancetta...ognuno può sviluppare questi esempi, ma si arriva ad una sola conclusione:davvero quello che la maggioranza pensa è vero ed è un bene?
Per me, no.
Penso che la storia di ogni popolo sia siglata da soggetti che giunti al potere hanno saputo abilmente far credere al popolo che le loro idee (che sono i loro interessi) fanno il bene del paese.
Bossi è un esempio vivente di persona che non ha saputo fare nulla nella vita, se non creare la Lega Lombarda e poi la Lega Nord puntando sul Nord che lavora e paga per un Sud improduttivo e sprecone, coniando slogan contro Roma capitale che ruba nelle tasche dei lavoratori del Nord ecc.ecc.
A nessun leghista viene in mente che la prossima manovra finanziaria che renderà a tutto il paese ancor più difficile vivere, sarà votata anche dalla Lega. A nessun leghista viene in mente che il figlio di Bossi (che non ha saputo neppure passare la maturità scolastica e che fa l'allenatore della squadra della Lega) è stato eletto al consiglio regionale lombardo con 8000 euro al mese e a nessuno passa per la testa di chiedere a Bossi e compagni come mai i tagli non partano da lì.
L'Italia è un paese democratico, ma la democrazia (che significa governo del popolo) non c'è mai stata. Chiunque ha avuto un po' di esperienza politica saprà che quando c'erano i vecchi partiti (Dc,Pci,Psi,Psdi, Pri, Pli...) per iscriversi occorreva essere presentati da due persone già iscritte, saprà che quando si dovevano fare le liste per qualche elezione si doveva essere graditi al potente di turno, saprà che nel piccolo paese come a Roma tutto era un do ut des...Chi stava a questo gioco era in politica ed andava avanti, chi invece pensava che questo sistema non fosse fare politica e che bisognasse portare avanti le istanze dei cittadini, non veniva espulso, ma era guardato come un pio idealista e si espelleva da solo.
In sintesi: la vera democrazia! Come sarebbe bello se esistesse davvero!
LETTERA APERTA AL PAPA

Donne che soffrono a causa del celibato obbligatorio, hanno scritto la seguente lettera a papa Benedetto XVI

PAPA: Il Celibato è un valore sacro
"L'orizzonte dell'appartenenza ontologica a Dio costituisce la giusta cornice per comprendere e riaffermare, anche ai nostri giorni, il valore del sacro celibato, che nella Chiesa latina è un carisma richiesto per l'Ordine sacro ed è tenuto in grandissima considerazione nelle Chiese Orientali", ha spiegato il Pontefice durante il convegno "Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote".
"Esso è autentica profezia del Regno, segno della consacrazione con cuore indiviso al Signore e alle 'cose del Signore', espressione del dono di sè a Dio e agli altri. Quella del sacerdote è, pertanto, un'altissima vocazione che rimane un grande mistero anche per quanti l'abbiamo ricevuta in dono. I nostri limiti e le nostre debolezze devono indurci a vivere e a custodire con profonda fede tale dono prezioso, con il quale Cristo ci ha configurati a sé, rendendoci partecipi della sua missione salvifica".

Chi scrive è un gruppo di donne, di ogni parte d’Italia, che ha vissuto o vive tutt’ora l’esperienza di una relazione con un prete o religioso. Siamo abituate a vivere nell’anonimato quei pochi momenti che il prete riesce a concedere e viviamo giornalmente i dubbi, le paure e le insicurezze dei nostri uomini, supplendo alle loro carenze affettive e subendo le conseguenze dell’obbligo al celibato.
E’ una voce, la nostra, che non può essere ignorata, dal momento che vi ascoltiamo riaffermare la sacralità di ciò che sacro non è, una legge, ignorando al contempo i diritti fondamentali delle persone. Ci ferisce
il disprezzo con cui nei secoli e nelle recenti dichiarazioni si cerca di mettere a tacere il grido di uomini e donne che patiscono nell’ormai lacerato sudario del celibato obbligatorio.
Intendiamo ribadire – nonostante ormai molta parte dei cristiani lo sappia - che questa disciplina non ha niente a che vedere né con le scritture in genere, Vangeli in particolare, né con Gesù, che non ne ha mai parlato.
Anzi, per quanto ne sappiamo, egli amava circondarsi di discepoli, quasi tutti sposati, e di donne. Ci direte che anche Gesù ha vissuto da celibe e il prete semplicemente si conforma alla sua scelta. Ecco, appunto, una scelta. Ma una norma non può essere una scelta, se non forzandone il senso. Se poi lo si definisce carisma, non può dunque essere imposto né richiesto, tanto meno al Signore, il quale ci ha voluto liberi, perché amore è libertà, da sempre.
E’ quindi verosimile pensare che intendesse negarne determinate espressioni ad alcuni dei suoi discepoli, al di là di ogni supposta opportunità?
Sono risapute le ragioni che, a suo tempo, hanno spinto la gerarchia ecclesiastica a inserire questa disciplina nel proprio ordinamento giuridico: interesse e convenienza economica. Poi il tutto nei secoli è stato condito con una certa dose di misoginia e ostilità verso il corpo, la psiche e le loro esigenze primarie.
E’, dunque, una legge “umana”, nel senso lato del termine. E’ da qui che bisogna partire, affinché ci si interroghi se, come tutte le leggi umane, ad un certo punto, in un certo momento storico, non sia il caso di ridiscuterla e modificarla o addirittura, come auspichiamo, eliminarla.
Per far questo, occorre molta umiltà, molto coraggio, quello di discostarsi dalle logiche di potere per scendere con lealtà nel mondo degli uomini al quale, piaccia o no, anche il prete appartiene.

Citando Eugen Drewermann (“Funzionari di Dio – psicodramma di un ideale, Raetia, 1995), “Secondo l’ideologia teologica la persona del singolo chierico assomiglia a un secchio d’acqua: bisogna svuotarlo completamente del suo contenuto per riempirlo fino all’orlo con tutto ciò che ai superiori ecclesiastici sembra desiderabile. In questo modo si neutralizza tutta la sfera dei sentimenti umani a favore del decisionismo del potere. Di tutta la gamma dei possibili rapporti umani sopravvive solamente un tipo di rapporto: la corrispondenza fra l’ordine e la sottomissione, il rituale di padrone e servo, l’astrazione e la riduzione della vita al formalismo del rispetto di determinate direttive”.
Non è una questione di avere più tempo da dedicare agli altri, come recita la più gettonata tra le innumerevoli frasi fatte utilizzate da coloro che ritengono che il chierico non debba e non possa avere un compagna, ma piuttosto un rifiuto dell’idea che gli sia consentito di godere di una presenza sentimentale più intima e personale, a volte addirittura delle stesse amicizie.
Infatti, prosegue Drewermann, “L’identificazione obbligatoria con il ruolo professionale non gli permette di vivere se stesso come persona, e quindi non ha altra possibilità che fingere il calore umano, la vicinanza emotiva, la comprensione pastorale, l’empatia, facendo smancerie, invece di vivere in modo autentico”.
Secondo questa visione istituzionalizzata, il prete si realizza nel suo ministero, attraverso l’ordine sacro, solo da celibe e per tutta la vita. Ma la decisione presumibilmente libera di un giovane ragazzo, entusiasta di una grande proposta che pensa di aver ricevuto, non presuppone che la sua profonda adesione al messaggio di Gesù non possa crescere, maturare, cambiare e magari meglio esprimersi, ad un certo punto, attraverso un presbiterato uxorato. E’ semplicemente questo che accade, quello che non si è in grado di vedere o di valutare a pieno.
Una scelta di questo tipo non può essere immutabile, e non si tratta né di un tradimento né tanto meno di una caduta o di una trasgressione perché l’amore non trasgredisce l’amore. E il prete, come ogni essere umano, ha bisogno di vivere con i suoi simili, di provare dei sentimenti, di amare e di essere amato e anche di confrontarsi profondamente con l’altro, cosa che, difficilmente è disposto a fare per paura di esporsi ad un pericolo.
Dietro alla cortina del detto e non-detto, questo è ciò che viviamo. E’ come se questo sistema ecclesiastico, con le sue norme, riuscisse ad imprigionare la parte più sana di tutti noi.
Cosa accade, di fatto, se il prete si innamora? Può scegliere:
1. Di immolare le proprie esigenze e i propri sentimenti, nonché quelli della donna, a vantaggio di un “bene più grande” (quale?)
2. Di viversi la storia di nascosto, con l’aiuto e la complicità dei superiori, basta che non si venga a sapere e che non si lascino tracce (leggi figli)
3. Di “gettare la tonaca alle ortiche”, espressione consueta che definisce la scelta di qualcuno che non ce l’ha fatta, cioè di un traditore.
Ciascuna di queste opzioni provoca un dolore grande alle persone coinvolte che, comunque vada, hanno molto da perdere.
E quali sono le scelte per la donna?
1. Immolare le proprie esigenze ed i propri sentimenti a vantaggio di “un bene più grande” (in questo caso il bene del prete)
2. Di accettare di vivere la storia di nascosto, passando il resto della sua vita nell’attesa che il prete possa dedicarle alcuni ritagli del suo tempo, attimi rubati, sacrificando il sogno di una storia accanto ad un uomo “normale”
3. Portare il peso di colei che ha costretto il prete “a gettare la tonaca alle ortiche”, oltre a condividere il peso del suo presunto “fallimento”.
Un prete che lascia è comunque considerato “colui che non è riuscito a portare avanti la grande necessaria rinuncia”, e quindi in qualche modo viene isolato. E questa è una cosa difficile da sopportare, per chi è convinto di essere “un prescelto, uno che ha ricevuto una chiamata speciale”, l’Alter Christus, che con un solo gesto delle mani consacra, trasforma la natura delle cose … che perdona, che salva!
E’ possibile rinunciare a tutto questo? E per che cosa?
Per una normale vita di coppia, che suona perfino banale al confronto delle potenzialità che il “funzionario di Dio” può esercitare attraverso l’ordine sacro.
Eppure, una delle frasi ricorrenti detta dai preti alle loro “compagne” , si riassume in poche parole “ho bisogno di te per essere quello che sono”, cioè , un prete.
Non stupitevi! Per riuscire ad essere testimoni efficaci dell’amore hanno bisogno di incarnarlo e viverlo pienamente, così come la loro natura esige. E’ una natura malata? Trasgressiva?

A ben leggere, questa espressione tradisce invece l’urgenza di essere anche parte di un mondo a due, di poter esercitare quel diritto naturale e fondamentale di cui spesso la chiesa istituzionale parla nelle ufficialissime e latine encicliche, riservato evidentemente ai soli laici, e negato ai chierici, che diventano così esseri soprannaturali, talmente separati da tutti gli altri, da non riuscire più a distinguerne i contorni.

Ma è possibile che non riusciate a vedere che il prete è dolorosamente solo? Ha un sacco di cose da fare, che gli riempiono la giornata ma gli svuotano il cuore. Spesso neanche se ne accorge, preso com’è dalle liturgie e dalle incombenze del suo ufficio.
E può capitare che tra le conoscenti ve ne sia una speciale che sembri, già a un primo sguardo, fatta apposta per scaldargli il cuore, completando ed arricchendo anche il ministero. E’ questo che accade, molto semplicemente.

Ma la disciplina ecclesiastica dice “No, tu sei stato scelto per qualcosa di più grande”. E si sente mancare, perché non riesce ad immaginare qualcosa di più grande di ciò che sta provando. Ma si fida dell’obbedienza che ha promesso, pensando che rappresenti la volontà di Dio, il suo piano per lui e per quelli come lui. Il celibe eroe torna quindi alla ribalta di un’istituzione che lo pretende così e magari ha già pronta una promozione in cambio della necessaria separazione.

E tutto questo scempio in nome di quale amore?
Quello che fa nascondere, che fa rinunciare, quello che fa male. Non è l’amore del Padre. Citando una conclusione di Drewermann, “Il Dio di cui parlava Gesù vuole proprio ciò che la chiesa cattolica oggi teme più di ogni altra cosa: una vita umana libera, felice e matura, che non nasce dall’angoscia, ma dalla fiducia obbediente e che è liberata dalle costrizioni della tradizionale tirannia di una teologia che preferisce cercare la verità di Dio in sacre scritture anziché nella santità della vita umana”.

Antonella Carisio
Maria Grazia Filippucci
Stefania Salomone
… insieme alle altre … anche a nome di tutti coloro che stanno soffrendo a causa di questa legge ingiusta
DUE UOMINI DIVERSI
(16 maggio 2010)

In questi giorni, seguendo le notizie politiche, mi sono venute in mente alcune riflessioni paragonando Berlusconi a Prodi. In fondo sono due anni che l'ometto di Arcore ha promesso meraviglie agli italiani e il raffronto con i due anni di governo del mortadella di Bologna potrebbe anche starci.
Una prima cosa un po' stupida che mi viene in mente è che siamo governati da uno sfigato. Quando conquistò il potere nella legislatura precedente accaddero due cose: il crollo delle torri gemelle e l'allagamento del Piemonte.
Adesso sono accadute altre due cose: il terremoto dell'Aquila e il crollo delle borse, delle finanziarie fittizie e dell'economia in genere. Non era meglio tenersi Prodi che con quel suo faccione quasi sempre sorridente ed il suo modo di fare bonario e mai arrabbiato forse portava più fortuna?
Il secondo raffronto è sulla capacità di giudizio sull'economia in genere. Quando la Spagna di Aznar (amico di Berlusconi - perchè Silvio è così: non è professionale, ma ha bisogno di amici) sembrò che ci superasse in termini di ricchezza, Silvio si congratulò. Romano buttò lì, con nonchalance essendo appena caduto, che non credeva alla bontà di quei dati e che quel favorevole rapporto debito- pil sarebbe presto rovinato. Adesso i dati gli danno ragione. Magari non sa farsi amici gli Aznar, i Putin ecc. e non li invita a pedalare in zona Bologna per poi farsi un bel piatto di tortellini grondanti di burro sfuso e parmigiano...è un po' meno caciarone, ma forse un po' più professionale.
Il terzo confronto mi viene sulle tasse.
Prodi salì a palazzo Chigi e trovò un buco. Questo è normale: tutti i governi nazionali, regionali, provinciali, comunali trovano un buco di bilancio. E Prodi ci tassò. Moltissimi di noi fecero il sacrificio di pagare le tasse un po' più alte, ma poi il governo cadde. Berlusconi salì di nuovo a palazzo Chigi, trovò comunque un buco, non diminuì le tasse, ma tolse l'Ici, lasciando i comuni in difficoltà ed obbligandoli ad alzare le tasse comunali.
Un quarto paragone: nei due anni di Prodi si dibattè aspramente sul governo e sulla sua politica. In questi due anni s'è dibattuto di escort a palazzo Grazioli, di divorzio del premier, di corruzione di uomini di governo, di lodi Alfano, di litigi fra Fini e Berlusconi...Non era meglio prima?
Un quinto confronto. Con Prodi avemmo la presidenza di turno della Comunità Europea. Fummo accolti con deferenza e molto rispetto. Prodi ci mise in guardia dalla situazione greca (ma Aznar, amico di Silvio, fece spallucce) e ci riportò su un piano un po' meno caciarone delle corna alle foto di gruppo e un po' meno scemo del dare del kapò a chi dissentiva da lui. In questi due anni si sono sempre incontrati Francia e Germania e non ci hanno mai invitato. Ad onor del vero per il prestito alla Grecia siamo stati lodati per la nostra opera di mediazione, ma...ci fermiamo qui.
Sesto paragone: la scuola. Prodi probabilmente non condivideva la riforma Moratti (un disastro di donna che anche i pidiellini vogliono eliminare da Milano), ma la lasciò apportandovi solo piccoli aggiustamenti ben conscio che continuare a mettere mano alla scuola crea solo confusione. Berlusconi, invece, sta sconfessando la riforma che ha fatto lui. Nessuno se ne accorge o fa finta di non accorgersi.
Ultimo confronto anche questo un po' stupido: Romano continua a pedalare per le strade dell'Emilia e è invitato a livello internazionale a meeting sull'economia, la politica e lo sviluppo. Silvio continua ad andare a piedi fra un orefice e un sarto per trovare regali per amici ed amiche e non è invitato da nessuna parte a tenere "lectio magistralis".
Postilla: il governo di Romano cadde perchè un ministro se ne andò currucciato in quanto avevano preso sua moglie con le mani nel sacco. Il governo di Silvio, nonostante il cofondatore del PdL abbia preso le distanze, nonostante un ministro non abbia saputo spiegare dove ha preso un po' di soldi per comprarsi un mezzanino vista Colosseo, nonostante l'avvocato Mills sia stato condannato, nonostante Bertolaso sia indagato per corruzione, nonostante Noemi, D'Addario ecc.ecc....gode di ottima salute!
Ma sì! Andiamo avanti così. Anche perchè, diciamocela tutta, Prodi non ha nessuna intenzione di rimettersi in gioco e dalla parte di quella che dovrebbe essere l'opposizione non vedo proprio nessuno che sappia fare meglio di Silvio.
Meno male che Silvio c'è!
IL BENEFATTORE DI ADRO
(17 aprile 2010)

Com'è noto ad Adro (BS) il sindaco ha messo a pane ed acqua qualche bambino della mensa scolastica comunale perchè i genitori non avevano pagato la retta.
Non so se il sindaco prima di adottare così drastiche misure ha avvertito i genitori ed ha esplorato altre strade. So che vi è stato un imprenditore locale che ha pagato le insolvenze e qui il mio commento è la canzone:

Tu sei buono e ti tirano le pietre
sei cattivo e ti tirano le pietre
qualunque cosa fai
dovunque te ne vai
tu sempre pietre in faccia prenderai
Tu sei ricco e ti tirano le pietre
tu sei ricco e ti tirano le pietre
al mondo non c'è mai
qualcosa che gli va
e pietre prenderai senza pietà
E sarà così finchè vivrai
sarà così...
Se lavori ti tirano le pietre
non fai niente e ti tirano le pietre
il giorno che vorrai
difenderti, vedrai
che solo pietre in faccia prenderai
Se sei bianco ti tirano le pietre
se sei nero ti tirano le pietre
al mondo non c'è mai
qualcosa che gli va
e pietre prenderai senza pietà
e sarà così finchè vivrai
e sarà così...

Lo schifo di questa vicenda di Adro è uno solo: hanno preso dei bambini e li hanno strumentalizzati politicamente.
Se questa non è politicopedofilia...
LE PIAGHE DI UNA CHIESA
(11 aprile 2010)

La chiesa cattolica sta vivendo momenti molto bui.
Le piazze si riempiono ancora quando arriva il papa e le chiese fanno il tutto esaurito quando il vescovo si reca in parrocchia per la cresima.
Migliaia di fedeli continuano a pregare e lavorare per l'annuncio del regno e in molte parti del mondo si soffre e si paga con la vita per la testimonianza del vangelo.
Molte nubi preoccupanti e foriere di gravi tempeste, però, s'addensano su un cielo che un credente vorrebbe sempre sereno.
Sono le nubi che una parte di nostri fratelli, ammantata in preziosi paramenti che coprono un corpo in putrefazione, prendendo a calci il messaggio del Cristo in cui predica di credere, ha ipocritamente convissuto e continua a convivere con sporchi giochi di potere, orrendi crimini sessuali, tremende incoerenze fra imperativo etico ed indicativo sacramentale che la rendono sempre più incredibile, inautentica, perbenista e borghese.
Non ci bastano i tentativi di autodafè e le dichiarazione di difesa d'ufficio, non possiamo appellarci alla tollerante carità cristiana che ci invita ad avere pietà per chi sbaglia, non crediamo ad un percorso di penitenza che la storia redimerà.
Sotto il cielo che minaccia una tempesta senza pari, moltissimi credenti nel Cristo fanno proprio il grido degli apostoli sul lago:"Signore, Signore! Salvaci!"
Vogliamo che i paramenti dorati siano rinchiusi negli armadi con le mitre preziose ed i pastorali di finissima oreficeria; vogliamo che i sepolcri s'aprano ed i cadaveri siano bruciati dal fuoco di uno Spirito che ci sembra che moltissimi pastori invochino sull'altare e zittiscano nelle piazze; vogliamo che un rinnovato anelito di ritorno alle origini del messaggio evangelico faccia piazza pulita di ipocriti orpelli e spazzi via clericali che amano solo i primi posti nelle singagoghe ed essere riconosciuti e salutati nelle nostre piazze.
Non ci deve bastare più che il nostro vescovo giri inanellato e ci benedica sorridente; non dobbiamo più tollerare che i nostri preti s'accomodino in chiesa a celebrare un rito; non possiamo essere tranquilli perchè abbiamo pregato e meditato su una Parola che non riesce a sconvolgere neppure moltissimi che s'arrogano il diritto di esserne gli unici depositari ed interpreti.
Un proverbio recita:"Il medico pietoso fa la piaga purulenta". Moltissimi di noi vogliono che il bubbone sia inciso e per questo pregano e soffrono.
Non c'interessa sapere se altri fratelli hanno aumentato le nostro fila ricevendo il battesimo nella notte di Pasqua. Per noi non è una consolazione sapere che siamo di più. Preferiamo essere piccolo gregge di un pastore crocifisso e risorto per amore dell'umanità che falange terribile che offre solo immagine di potere terreno.
"Il mio regno non è di questo mondo", rispose Gesù al procuratore del più potente imperatore del suo tempo.
MUOIONO GLI ARTIGIANI
(6 aprile 2010)

L'etimologia del sostantivo "artigiano" è "arte". L'artigiano è una persona che si sente portata verso un mestiere e, una volta appresolo, lo fa e lo sente suo.
Un tempo i ragazzi andavano "a bottega" dove apprendevano, a suon di rimproveri, qualche sberla e molti sberleffi, un'arte che poi sarebbe loro servita per mantenersi nella vita.
C'erano i fabbri, i lattonieri, gli imbianchini, i pittori, i restauratori, i parrucchieri, i meccanici e via elencando.
Adesso non ci sono più gli artigiani, ma solo persone che si definiscono tali perchè per legge sono iscritti fiscalmente a quella categoria.
Provate ad avere un ferro da stiro da riparare, una stampante che non va, un computer che s'impalla, una seggiola da impagliare! La risposta sarà sempre unica: "Beh...signore...riparare le costa X, con Y la prende nuova!"
Provate a chiedere ad un imbianchino di riprendervi una cornice in gesso, sistemarvi una persiana consunta dalla vernice e un po' cariolata...la risposta sarà sempre la stessa.
I veri artigiani stanno morendo e non saranno rimpiazzati da giovani che hanno voglia di imparare il mestiere rimanendo a bottega fino a tardi anche il sabato, come l'artigiano del Leopardi che "...s'affretta, s'adopra a fornir l'opra anzi il chiaror dell'alba" perchè i tempi moderni non prevedono l'amore all'arte del lavoro, ma contemplano solo l'arte di far soldi.
I mestieri qualificati stanno morendo in silenzio e quando la società se n'accorgerà sarà troppo tardi.
O CON ME O CONTRO DI ME
(25 marzo 2010)

Nello spazio che dedico alla riflessione sul Vangelo ogni mattina, ho trovato oggi la frase di Gesù:"Chi non è con me è contro di me e chi non raccoglie con me, disperde".
Gesù mi perdona se oggi mi sono lasciato distrarre dalla politica e ho trovato questa sua frase molto calzante con l'atteggiamento del Cavaliere in questa campagna elettorale. Ho già scritto che da sempre Berlusconi imposta il suo essere in politica come un plebiscito nei suoi confronti e sceglie di demonizzare l'avversario piuttosto che metterne in evidenza le differenze politologiche, ma voglio prendere spunto da questa frase perchè il nuovo unto del Signore forse se la ripete ogni mattina quando si guarda allo specchio e si compiace di essere Silvio Berlusconi al punto tale che la sua immagine si gonfia fino ad uscire dai confini dello specchio stesso.
Se riflettiamo bene in questi 15 anni tutto è girato attorno a questa piccola persona. Piccola in tutto. Piccola di statura, piccola di cultura, piccola di interessi, ma grande solo in una cosa: la propria smisurata autostima.
Come nei vecchi paesi del tardo ottocento divisi dal fiume c'erano quelli al di là del fiume che non potevano vedere quelli dell'aldi qua del fiume, così è l'Italia contemporanea: il piccolo uomo di Arcore ci ha divisi fra quelli che sono con lui e quelli che sono contro di lui. Chi è con lui è bravo, bello, buono, fa carriera e diventa parlamentare, ministro, presidente di regione o di qualche ente statale, chi non è con lui è cattivo, brutto, comunista. Di più: lui fa solo bene, lui è l'uomo dell'amore, dei centomila posti di lavoro (i disoccupati sono cresciuti del 1,81 per cento da quando è al governo), della scuola delle tre I, inglese, internet, impresa (tutta la scuola non ha fondi per andare avanti), dell'aiutare chi è rimasto indietro (i pensionati ed i salariati fanno fatica ad arrivare alla fine del mese), delle grandi opere (per adesso ci sono solo mega progetti), ma, soprattutto, è l'uomo che non può lavorare bene per un paese dove ci sono dei giudici che gli dicono che evade le tasse, che corrompe le persone, che concute e raccomanda. E ci ha diviso anche su questo, coinvolgendo nella sua lotta politica il terzo potere dello stato che, come ognuno sa (ma non lui e tutti quelli che sono accovacciati ai suoi piedi a ricevere il suo verbo) in ogni paese democratico è indipendente.
Il nostro paese è bloccato da 15 anni da questa persona.
Ora io non so se Berlusconi sia la persona giusta (per me non lo è, ma può darsi che mi sbagli) o meno, ma mi sembra corretto riflettere su un fatto: dal 1945 in poi abbiamo avuto un bel po' di presidenti del consiglio di maggiore o minore valore, ma nessuno ha mai spaccato il paese in due. Lo stesso Prodi ha cercato il consenso democraticamente e non si è mai presentato in pubblico denigrando magistratura e parlamento.
Mi chiedo: a nessuno viene in mente che il problema è questo ometto?
Abbiamo un'Italia bloccata che non cresce, che ogni giorno deve sorbirsi beveroni sulla giustizia ad orologeria, che guarda il vicino pensando se sia berlusconiano o meno...ma...non si può dirgli che noi vogliamo crescere seriamente? Non si può dirgli di togliersi di mezzo e di lasciar pure governare il centro destra, ma senza di lui? E' troppo?
IL TEATRO DELLE ELEZIONI
(24 marzo 2010)

Non siamo alle elezioni, siamo a teatro. Stiamo vivendo una pièce teatrale che non so se definire comica, tragicomica, tragica o insipida.
Fra tre giorni si va a votare e, se vogliamo sintetizzare, i dati che abbiamo in mano sono:
1. votare PDL perchè i giudici vogliono mandare a casa il Presidente del Consiglio e ce l'hanno con lui
2. votare PDL perchè è l'unico partito che difende i valori cattolici
3. votare PDL perchè gli altri partiti (che sono il Male) hanno cercato di mettersi di traverso addirittura non facendo presentare le liste
4. votare Lega perchè ha fatto il federalismo e dopo le elezioni lo completerà
5. votare PD perchè è il partito che contrasta Berlusconi
6. votare IDV perchè è il partito che vuole mandare a casa Berlusconi
7. votare UDC perchè è il partito che si pone in mezzo fra i due ed incarna i valori cattolici
8. votare gli altri minori perchè...ognuno ha il suo motivo.
Nessuno, ma proprio nessuno, ci ha dato un motivo per votare alle regionali, provinciali o comunali. Nessuno ci ha detto qual'è il proprio progetto di regione.
In questo teatro fibrillato che ci ha fatto morire di noia, abbiamo solo ascoltato noiose e ripetitive polemiche sterili.
In questo assurdo gioco delle parti ci chiamano a dare loro fiducia l'uno perchè vuole cacciare i giudici cattivi che gli fanno le pulci, l'altro perchè c'è un presidente del consiglio cattivo; l'uno perchè difende i valori cattolici, l'altro perchè difende quelli laici; l'uno perchè è il Bene, l'altro perchè è il vero Bene.
Ci prendono per marionette da manovrare a distanza e, una volta manovrate (cioè una volta accaparrato il nostro voto) ci buttano in un canto a prendere polvere e contano i soldi che abbiamo fatto fare loro.
E' un teatro che non merita d'essere visto.
UN PASTICCIO A SOLUZIONE DEL PASTICCIO
(8 marzo 2010)

Che una soluzione al pasticcio elettorale combinato da incaricati del PdL alla presentazione delle liste si dovesse trovare, era pacifico per tutte le persone di buona volontà democratica. Ma che la soluzione fosse un decreto del governo avallato dal presidente della repubblica, è quanto di peggio si potesse immaginare per una serie di motivi.
Anzitutto lo stesso governo, per bocca della sua massima autorità in campo (il ministro dell'Interno Maroni) aveva escluso il ricorso ad un decreto. Si badi bene: Maroni disse queste cose 5 giorni fa, non 50 giorni fa.
In secondo luogo il problema non era da risolvere da parte del governo (che è notoriamente di centro destra ed il pasticcio l'hanno combinato quelli del centro destra), ma a livello istituzionale più alto.
In terzo luogo il decreto è arrivato prima che un competente e super partes organo costituzionale (il Trbunale) si pronunciasse nel merito.
Cosa mi aspettavo?
Mi aspettavo:
- che il presidente della repubblica convocasse i presidenti di Camera e Senato ed i segretari di TUTTI i partiti al Quirinale e presentasse la sua soluzione
- soluzione che doveva essere una sola: di comune accordo, dopo le sentenze dei vati TAR, posticipare di 15 giorni la data delle elezioni; penalizzare il partito interessato facendogli mancare il contributo statale di finanziamento pubblico per quet'anno.
Il Presidente della Repubblica avrebbe avuto l'autorità morale per compiere questa "moral suasion" e la cosa sarebbe finita lì.
Credo che la maggioranza degli italiani avrebbe approvato questo atteggiamento e non ci sarebbe stato bisogno di piazze e di rivendicazioni chiassose da nessuna parte.
Il pasticcio, invece, si è risolto con un altro pasticcio. Per dirla alla veneta: con un tacòn che xe pezo del buso.
I predellini, pardon: i pidiellini, ieri, gridavano alla vittoria e si sgolavano a definire il Napolitano il presidente super partes, quando fino all'altro ieri l'hanno sempre bollato come ex comunista. A me Napolitano non è mai piaciuto e non l'avrei mai eletto capo dello stato. Proprio perchè ex comunista, ministro degli esteri ombra del governo ombra comunista, uomo che ha saputo navigare molto bene senza mai denunciare i veri crimini comunisti non solo dell'Urss e paesi della cortina di ferro.
Adesso si dice che il presidente della repubblica non va toccato. E perchè?
Ha firmato il lodo Alfano, ha firmato questo decreto salva elezioni...perchè non si può dire che a giudizio di alcuni ha sbagliato?
Per concludere: ieri Berlusconi esultava e ha definito la sinistra come popolo che sa solo insultare.
A me sembra che sia lui che ha definito coglioni quelli che non lo votano, che siano i suoi che hanno definito cretini quelli che non la pensano come loro, che sia Formigoni che pretende delle scuse invece di scusarsi...
Prodi ha detto, nel merito, che c'è d'aver paura.
Eh, sì...con questi pasticcioni al governo ed all'opposizione...c'è d'aver paura.
PDL OVVERO PARTITO DEL PREDELLINO
(2 marzo 2010)

Adesso sono nel pasticcio: due regioni importanti rischiano di non avere la lista elettorale regionale. Il Pdl credeva di volare in Lombardia e credeva di partire con una marcia in più nel Lazio e si trova a dover ricorrere al TAR per confusioni e pasticci che gli incaricati a presentare le liste hanno combinato.
Dovrei essere contento ed invece sono preoccupato.
Dovrei essere contento che questa gente se ne sta a casa, ma sono preoccupato perchè la corsa elettorale parte monca e, in caso di vittoria di una delle parti in gioco, la vittoria sarebbe monca e quindi non democratica.
Sono preoccupato anche perchè mi convinco nella mia affermazione di un tempo: il PdL (come il Pd) non è un partito, ma un'accozzaglia di uomini di estrazioni diverse che sono uniti da un solo cemento: la conquista del potere.
E, quando l'unico cemento politico è la conquista del potere, i risultati sono gli sgambetti, le animosità, gli astii che fanno commettere le grosse cavolate come quella delle regioni Lombardia e Lazio.
Sono preoccupato perchè questo cosiddetto partito, il PdL, non è acronimo di Partito delle Libertà, ma di partito del predellino.
Sì, caro Berlusconi, un partito non nasce sul predellino di una mercedes in piazza del duomo di Milano, ma nasce da un lungo sforzo di pensiero e di elaborazione di programmi. Dietro un partito non c'è l'affare del potere o del guadagno o del posto sicuro, ma c'è una politologia, una filosofia politica, un senso dello stato che non sembra esserci per nulla.
Mi stupisco di Fini. Dopo l'annuncio del predellino disse che "siamo alle comiche", ma s'adeguò in vista delle elezioni e della presidenza della Camera dei Deputati.
I risultati deludenti (per PdL e PD) non sono ancora finiti. Ce ne saranno ancora e saranno più gravi di quelli di questi giorni.
Con un solo risultato: a farne le spese siamo tutti noi. Loro no, loro il sedere ce l'hanno sempre al caldo.
UNA SCUOLA RIFORMATA
(6 Febbraio 2010)

Non ho letto il testo integrale della riforma, ma solo la sintesi che riporta Il Corriere e devo dire che la mia prima impressione è negativa.
Anzitutto la riforma è presentata come epocale: la medesima cosa si disse della riforma Moratti.
Entrambe sono epocali, ma solo in un senso: disastrano del tutto la già disastrata scuola.
In secondo luogo non mi piace il liceo delle scienze umane. Chi fa il classico, che tipo di liceo fa? Quello delle scienze disumane?
In terzo luogo non mi piace la possibilità di andare al lavoro l'ultimo anno di scuola tenendo buono l'uno e l'altro: il lavoro è una cosa, la scuola è un'altra. Si va a scuola, con profitto, e poi si lavora.
In quarto luogo non credo che sia utile allo studente la borsa dei crediti formativi: i crediti si fanno con i voti. Se i voti sono belli, si passa la classe, se no...si è bocciati.
Vorrei continuare, ma il discorso che voglio fare è politico.
Questa gente è pasticciona e non ha per nulla la cultura della scuola come momento di preparazione alla vita.
La vita è dura e la scuola deve preparare ad una vita dura.
La Moratti (solo qualche anno fa) aveva frazionato la scuola in mille rivoli in cui non si raccapezzava nemmeno lei. La Gelmini la ricompone in pochi rivoli semplificando quello che la sua collega aveva complicato, ma non rispondendo alla questione di fondo: questa scuola fa cultura?
Non intendo la cultura imparaticcia, ma la vera cultura che significa amore per lo studio anche quando la scuola è finita e ci sono le vacanze, anche quando il diploma è preso e si affronta la vita.
No. Queste riforme continue (dal '68 in poi) hanno solo contribuito a creare confusione nei docenti, nei genitori e negli alunni. I programmi sono continuamente rivisti e cambiati, i sistemi di valutazione anche, i testi pure e non si sa più nemmeno se sia il caso di avere parametri comuni per una cultura di base che ognuno va creandosi a proprio uso e consumo.
E l'opposizione che fa?
Pontifica solo sui tagli al personale docente e non docente.
Che sia un tasto che può essere musica per le orecchie di chi si vede il posto in forse e quindi possa essere occasione di strappare un voto in più, può essere vero. Ma non si entra nel merito del vero problema scolastico italiano che è quello di una istituzione che sforna ignoranti.
L'opposizione non sa neppure opporre un progetto valido, serio ed alternativo ad una maggioranza che sta lavorando con il solo criterio dell'efficienza urgente e populistica.
GRIDA INUTILI
(28 novembre2009)
Il presidente della Repubblica Napolitano ha sentito il dovere di convocare la stampa per dire, sostanzialmente, due cose:
1. governa chi ha la maggioranza in parlamento
2. la magistratura stia attenta a non destabilizzare il sistema mettendo le manette al capo del governo.
Non è stato così chiaro, ma la sostanza è questa.
Il richiamo del presidente della Repubblica, irrituale ed inusuale, mi sembra inopportuno e ai limiti della decenza.
La più alta carica istituzionale di uno stato non deve permettersi di dire cose che creano confusione nella gente, tanto più se le cose che dice appaiono come le famose "gride" manzoniane di cui tutti parlano per due giorni e poi tutto torna come prima.
La più alta carica dello Stato si deve mantenere su un profilo che sia sempre al di sopra delle parti.
La situazione di tensione che stiamo vivendo non l'ha creata la magistratura, ma Berlusconi.
E' Berlusconi che ha a che fare con la giustizia. E non dal 1994 quando è "sceso in campo" politico per il "bene dell'Italia" come dice lui, ma da almeno dieci anni prima come documentano non i suoi detrattori, ma gli atti giudiziari.
E' Berlusconi che si sente minacciato dai giudici che non fanno null'altro che prendere atto di denunce e darvi seguito ed è sempre lo stesso Berlusconi che non è mai stato assolto perchè il fatto non costituisce reato o perchè innocente, ma perchè - grazie ai Previti, ai Pecorella ed ai Ghidini - procrastina i processi per improrogabili impegni di governo fino al punto in cui il reato è prescritto.
E' Berlusconi che dice che le procure di Milano, Palermo e Firenze ce l'hanno con lui. Ora, può essere vero che i giudici di Milano ce l'abbiano con Berlusconi? Secondo me,no. Essi processano Berlusconi perchè essendo residente a Milano, il foro competente è quello. Quando provò a ricusare i giudici e spostare il tutto a Brescia, si persero due anni per acquisire i documenti, si rifecero le procedure e poi si rimandò tutto a Milano. E il reato fu prescritto per decorrenza dei termini.
Ma...supponiamo per un solo momento che Bocassini, Davigo, Borrelli ecc. ce l'avessero con Berlusconi e che quindi Milano sia un tribunale infido per il presidente del consiglio, è verosimile che con il povero Silvio (come diceva Cornacchione) ce l'abbiano i giudici di Palermo e quelli di Firenze? E se la denuncia partisse che so... da Torino, anche i giudici di Torino sarebbero infidi?.
E' Berlusconi che non perde occasione per dire che è perseguitato dalla giustizia, non sono i giudici che lo perseguono perchè, come si sa, i giudici si muovono dietro denunce.
Insomma...il clima arroventato non c'è per colpa dei giudici, della sinistra (c'è una sinistra?), dell'opposizione di Di Pietro o di Casini, ma semplicemente perchè Berlusconi crea un clima rovente sia intervenendo di persona che facendo intervenire i Feltri, i Belpietro, i Fede, i Liguori ecc.ecc.
Il presidente Napolitano non sembra capire queste cose.
E' possibile?
No. Non è possibile.
Allora si deve dedurre una cosa sola: la massima carica istituzionale non ha spina dorsale per prendere di petto Berlusconi e dirgli chiaro e tondo che deve governare, governare bene, non facendo leggi ad personam e non riscaldando inutilmente il Paese per problemi suoi.
Se non ha coraggio di dirgli in faccia queste cose, è meglio che stia zitto e non si pronunci con "grida" che lasciano il tempo che non trova nessuno per capirle meglio
AVER RAGIONE SOLO DOPO
Dopo aver visto la chiusura del congresso dell'Udc di Chianciano, aver letto sui maggiori quotidiani la cronaca di quel convegno e scoperto che a fine mese è in uscita un libro di Francesco Rutelli:"Il PD, lettera ad un partito mai nato", mi viene da dire per l'ennesiamo volta, e con molto rammarico, che continuo a far parte della schiera di quelli che hanno ragione solo dopo.
Sono anni che ripeto che il duopolio di armate brancaleone non funziona e che Bossi, con la sua Lega, è l'unico a beneficiare della mancanza di progetto politico-culturale del centro destra e del centro sinistra. Sono anni che vado sostenendo che la maggioranza degli italiani non si trova "tutta di qua o tutta di là", ma si trova meglio in un centro che non trascuri gli ideali del vangelo (che non coincidono quasi mai con quelli della chiesa) e sia attento alla realizzazione di un progetto politico capace di coniugare il capitalismo con la solidarietà.
I primi segnali vengono dall'UdC di Casini.
Tale segnali, però, mi sembrano equivoci, cioè tutti democristiani.
Alle prossime regionali i centristi vogliono tenersi liberi e ripristinare quella che si chiamava la "politica dei due forni": dove hanno convenienza si alleano o con il PDL o con il PD.
Ci mancava questa prostituta confusione. Nella bailamme attuale avevamo proprio bisogno di un partito alla don Abbondio che, sentendosi vaso di coccio in viaggio con tanti vasi di ferro, opportunamente sosteneva il più prepotente facendo capire al vessato che, se fosse stato lui il più forte, sarebbe stato dalla sua parte.
Per avere ragione così...preferisco rimanere nello sdegnoso silenzio di una minoranza tormentata.
IL LAVORO OGGI
Riapre con oggi, 24 agosto, la gran parte delle fabbriche e si riaprono i problemi che le vacanze estive hanno appena sopito o accantonato per 15 giorni circa.
Una lettrice del mio sito, mamma di due ragazzi, mi ha scritto chiedendomi un'opinione sulla difficoltà dei propri figli (entrambi laureati) di trovare lavoro.
Non sono un esperto del settore, ma dividerei la risposta in due argomentazioni.

1. Da parte dei datori di lavoro.
In questi giorni abbiamo letto (fonte: Il Mondo, Il sole 24 ore, Il Corriere della Sera) che vi sono circa 200mila posti disponibili, ma non vi sono braccia a disposizione. I posti disponibili sono quelli di falegname, piastrellista, idraulico, elettrecista...cioè categorie dell'artigianato che stanno andando in crisi.
Va detto che la colpa è in parte dei datori di lavoro. Una volta un giovane andava a bottega, come si soleva dire. Cioè trovava un imprenditore - non importa se piccolo o medio o grande - che lo prendeva e gli insegnava il mestiere. Oggi l'imprenditore non vuole più insegnare il mestiere, ma vuole uno che sia già capace di fare quel mestiere. Preferisce rubare la persona ad un concorrente offrendo qualche euro in più, piuttosto che impegnare (o perdere?) del tempo per insegnare. I contratti di apprendistato sono ancora vigenti, ma i "furbi" imprenditori li usano solo per risparmiare sulla paga e sui contributi. Andando avanti di questo passo è inutile che rilascino interviste alla grande stampa nazionale lamentandosi che non c'è manodopera. Se nessuno investe per insegnare, è chiaro che non ci sarà nessuno capace di fare qualunque mestiere.

2. Dalla parte dei giovani.
Ma ai giovani interessa imparare un mestiere? Non hanno forse la consapevolezza di sapere già tutto?
A me capita di fare colloqui di lavoro e scarto da subito il giovane che prima di conoscere quale mansione deve svolgere chiede quanto prende.
Ho l'impressione che ai giovani interessi poco imparare un mestiere ed interessi di più prendere soldi, tanti soldi. Soldi che non servono per mangiare, ma per mantenere vizi tipo telefonini, discoteca....
Se poi ci si mettono anche i genitori i quali, invece di esortare il figlio a lavorare, ad imparare un mestiere, ad apprendere un'arte ed a metterla da parte, a chiedere di versare in casa almeno la metà della busta paga lo blandiscono e lo compatiscono se trova difficoltà sul lavoro.

Con simili presupposti la domanda e l'offerta non si incontrano.
Chi offre pretende cose impossibili, chi chiede s'aspetta cose inverosimili.
E i problemi restano.
ANCHE COLDA CHIUDE
UNA GERARCHIA "STRUZZO".

(Si chiude il convento di Colda)

Anche la Valtellina, ultimo ridotto dove una sana fede radicata nel cuore del popolo poteva far sperare in una progressiva rinascita di valori cristiani, sta mostrando le crepe di un cattolicesimo che da tempo s'annacqua in ricerca di modernità, s'arrocca in difesa di tradizioni desuete, si contenta di mantenere posizioni di potere, si gratifica di celebrazioni di messe in chiese sempre più vuote.
Questa riflessione m'è venuta spontanea dopo che un amico mi ha comunicato che anche il convento di Colda, dopo le Canossiane di Sondrio, chiuderà i battenti per mancanza di "personale".
Mi spiace per il convento di Colda: nei due anni in cui vissi a Sondrio ho frequentato spesso e volentieri quella chiesa di pace, ma il mio rammarico ha radici più profonde.
Da troppi anni chiese, conventi, istituti educativi di ispirazione cattolica chiudono perchè ci sono sempre meno preti, suore, laici impegnati a testimoniare nella vita i valori di una fede nel Cristo che è morto perchè ha annunciato una salvezza per l'uomo diversa dagli schemi del potere di allora.
Mentre in auto scendevo verso casa, ho pensato a chi può essere responsabile di questo progressivo sfacelo.
Ho trovato un solo capro espiatorio: la chiesa del potere.
C'è una dicotomia fra chiesa reale e chiesa legale che affonda le sue radici nella plurisecolare storia del cristianesimo, ma che affiora prepotentemente e violentemente in questi ultimi anni. Sembra di stare sul Titanic: la barca affonda e l'orchestra dei vescovi si trastulla in comunicati illeggibili ed incomprensibili, in pontificali in chiese sempre più deserte, in celebrazioni sacramentali affollate perchè sentite come riti di passaggio tradizionali ma non come reali momenti di crescita di una fede.
A proposito della chiusura del convento di Colda, l'amico mi diceva che avevo ragione.
"Se non rendono il celibato dei preti facoltativo - sosteneva - andranno alla malora altri conventi ed altre chiese".
Avrei potuto facilmente autocompiacermi, ma ho risposto che non è solo il celibato dei preti la risposta al problema. Oh, sì...questo è un problema, certo! Ma non è consentendo il sacerdozio uxorato che avremmo più preti. Non è ricuperando quei circa 100.000 preti sposati che sono nel mondo (posto che qualcuno di questi voglia essere ricuperato!) che si riaprono le chiese ed i conventi.
E' solo ricuperando l'autenticità dell'annuncio evangelico che la novità del Cristo può continuare ad affascinare le generazioni.
Chi lo dovrebbe fare? Chi ha il primario compito di perpetuare un messaggio, di credere a ciò che legge, di insegnare ciò che crede, di praticare ciò che insegna?
Tutti i credenti, certo, ma in particolare coloro che si sono seduti sugli scranni come maestri.
Ma i maestri che si sono arrogati questo titolo, latitano. Si mascherano di zucchetto e mozzetta su veste paonazza, s'infilano preziosi anelli alle dita e tagliano nastri, frequentano Rotary, dissertano sull' "Io diviso", partecipano a dibattiti intellettuali dove possono avere una certa visibilità che li autocompiace, ma non sono fra la loro gente.
Che strano: il loro fondatore camminava scalzo per le strade della Palestina con un pugno di seguaci e non aveva una pietra su cui posare il capo e ha rivoluzionato il mondo. I successori del Fondatori vivono in palazzi ristrutturati, caldi d'inverno e freschi d'estate, posano il capo su morbidi cuscini, girano le diocesi senza seguaci e...non rivoluzionano nulla!
Ma s'accorgono che le cose non vanno?
Sì, s'accorgono. Ma non sanno che pesci pigliare e allora infilano la testa sotto la sabbia dei documenti, delle riunioni, dei cambi di vicari generali ed episcopali per dare segni di vecchie novità (dove qualcosa cambia perchè si vada avanti come prima) e lasciano che tutto vada avanti per forza d'inerzia.
"Ma il Figlio dell'Uomo, quando verrà, troverà ancora fede sulla terra?"
Ernesto Miragoli
5 MAGGIO : DIVORZIO RUMOROSO
Ci si domanda se il problema familiare dei coniugi Berlusconi sia un caso politico o no.
La risposta è semplice: sarebbe stato un caso privato se non fosse stato trasformato dagli interessati in un caso politico.
Il gioco, a onor del vero, l'ha condotto Miriam Bartolini in arte Veronica Lario. Due o tre anni fa aveva scritto ai giornali lamentandosi delle esternazioni del marito e dei suoi comportamenti con giovani donne. Adesso riprende il discorso.
Sempre in pubblico.
La prima domanda che viene spontanea è:l'ha fatto in privato e non ha ottenuto alcun risultato, oppure ha sopportato fino ad ora e quindi ha deciso di rendere pubblica la cosa?
A questa domanda possono rispondere solo gli interessati.
La seconda domanda è: chi conduce veramente il gioco? Silvio o Veronica?
La risposta è: Veronica. L'ha provocato la prima volta ed ha preteso le scuse. Ha vinto: ha avuto pubbliche scuse dal marito. La seconda volta ha ripreso il discorso, ma gli è andata male.
E' un caso politico?
Adesso sì. Veronica ha voluto che lo fosse.
L'immagine del premier sarà intaccata?
Penso di no. Berlusconi gode di troppo consenso generale per perdere qualche punto di popolarità e possiede troppi Media per non riuscire a persuadere l'opinione pubblica che è vittima delle macchinazioni della sinistra.
CONDANNATI PER DIFFAMAZIONE
Da un comunicato dell'Associazione Libera Uscita di mercoledì 17 giugno:

Ammonta a 60.000 euro la somma che il movimento politico cattolico "Militia Christi" dovrà corrispondere, in ragione di 20.000 euro ciascuno, all'Associazione Luca Coscioni, all'Associazione la Rosa nel Pugno ed a Mario Riccio, il medico anestesista che seguì le ultime ore di Piergiorgio Welby.

Lo ha stabilito una sentenza del tribunale di Roma, che ha atresì imposto a Militia Christi la rimozione dal sito internet del comunicato stampa dal titolo Profanatori ed assassini.

Sulla stessa vicenda, una sentenza di condanna per diffamazione è stata emanata anche dal tribunale di Desio, sezione distaccata del tribunale di Monza.
Un articolo pubblicato in prima pagina su Il Giornale, il 23 dicembre 2006, dal titolo "Nessun rispetto nemmeno per la sua volontà", accusava Mario Riccio di essersene "fregato della volontà di Welby".
Il tribunale ha condannato a 1200 euro di multa l'autore dell'articolo, Stefano Lorenzetto, e a 800 euro di multa Maurizio Belpietro, all'epoca direttore del quotidiano, Il tribunale ha inoltre riconosciuto a Riccio, tra risarcimento e riparazione pecuniaria, la somma di 53.000 euro.

I Radicali Italiani, nel dare notizia delle sentenze, sottolineano come i parlamentari cattolici Luca Volontè (UDC) e Paola Binetti (PD), pure convenuti in giudizio per diffamazione (il primo per altra vicenda), abbiano preferito far ricorso all'immunità parlamentare.

Qualcuno ha sentito questa notizia a qualche TG?
La SINISTRA
DEMAGOGIE DI SINISTRA
(14 marzo 2009)

Posso capire che il reggente della segreteria del PD (che peraltro stimo un po' di più di Veltroni) giri la penisola illustrando le proposte dell'opposizione per mettere in cattiva luce il governo Berlusconi, ma fatico a capire le proposte stesse.
Mi sembra demagogico proporre un assegno per i precari che non hanno lavoro. A chi ha fame è meglio insegnare a pescare, piuttosto che dare un pesce. L'assegno non sarà a vita, l'importo (oltretutto molto modico) graverà sulle casse pubbliche, favorirà il lavoro nero (meglio prendere il sussidio ed integrarlo) e non risolverà il problema.
Mi sembra demagogico tassare i ricchi per aiutare i poveri sia perchè è una specie di edizione riveduta e corretta della Robin Hood tax, sia perchè il tetto fissato (120.000 euro) non tiene conto di una serie di fattori. Un esempio: se due coniugi prendono 60.000 euro ciascuno, non hanno figli, vivono in casa di proprietà ed hanno la separazione dei beni, non saranno tassati, ma non si può dire che non stiano più che bene. Se un padre di famiglia prende 121.000 euro annui, ha la moglie e tre figli a carico e vive in affitto...intelligenti pauca.
Mi sembra demagogico proporre il blocco degli oneri fiscali sui contributi ai dipendenti. Anche questi soldi si riverseranno sulle casse dello stato aumentando il debito pubblico e la ricchezza dei padroni che prima guardano il loro portafoglio e non sono mai stati sordi al richiamo di privatizzare gli utili e collettivizzare le perdite.
Meglio, molto meglio:
- fissare il tetto di percentuale Irpef al 10 per cento per tutti, senza scaglioni di reddito. CHi guadagna 30.000 euro all'anno pagherà 3.000 euro, chi ne guadagna 300.000 ne pagherà 30.000. A questo punto si può mettere in moto una seria macchina di cacciatori di evasori fiscali perchè ci sarà sempre il furbo che dichiarerà di meno per pagare di meno, ma la multa sarà salata: varrà tutto il reddito dell'anno precedente, senza sconti, ravvedimenti operosi, condoni,ecc.ecc.
- fissare aliquota IVA al 10 per cento detraibile anche dai lavoratori dipendenti. Tutti si sentiranno motivati a chiedere fattura o ricevuta fiscale e il lavoro nero....
- fissare un tetto massimo di retribuzione per personale che ha a che fare con lo stato: parlamentari, dipendenti pubblici di ogni livello... e bloccare rendite di pensione statale cumulabili. Non è giusto chiedere la restituzione, ma è giusto fermare l'emorragia di denaro
- ridurre le auto blu ai ministri in carica, ai presidenti di regione, agli ex capi di stato.
- limitare le scorte a ministri, ex capi di stato e a chi ne ha veramente bisogno. Il resto del personale va utilizzato per essere presente sul territorio.
Sono poche cose che, se tradotte in proposta di legge, senza codicilli che possono dare adito a reinterpretazioni che fanno la gioia dei commercialistucoli, degli avvocatucoli e generano infiniti contenziosi...in poco tempo metterebbero a posto un po' di cose.
O no?
INTERVISTA SU "IL DIALOGO"
ERNESTO MIRAGOLI – INTERVISTA DI CARLO CASTELLINI. (PRIMA PARTE).

1. Perché ti sei fatto prete? Quando sei stato ordinato? Dove? Da chi?
Mi sono fatto prete perché da bambino frequentavo la parrocchia ed ero affascinato dalla figura del sacerdote che mi appariva come un uomo diverso, in contatto con la divinità. Sono entrato per questo in seminario a Como nel 1965 in prima media. Lungo il cammino ho scoperto sempre più la figura di Gesù che mi ha affascinato e continua a farlo. Ho deciso che sarei stato prete di Cristo più o meno in II liceo classico. Sono stato ordinato il 23 giugno 1979 nella cattedrale di Como da mons.Teresio Ferraroni, vescovo di Como.
2. Qual è stato il rapporto con il tuo vescovo e con i confratelli presbiteri?
Molto buono con tutti. Appena ordinato fui inviato in una parrocchia alla periferia di Como, Breccia. Ero il primo prete giovane (non v'erano mai stati coadiutori in quella parrocchia) e mi entusiasmai nel creare iniziative. Subito mons. Ferraroni mi volle segretario della Commissioni diocesane di Arte Sacra, Liturgia e Comunicazioni Sociali. Collaboravo anche con un quotidiano locale ed una TV interprovinciale e a Breccia fondai una Radio. Con i confratelli mi trovavo bene, come mi trovo tuttora.
3. Come hai vissuto i tuoi primi sette anni di impegno come responsabile della Commissione per l’Arte, per la Liturgia, per le Comunicazioni?
Lavorando per creare occasioni in cui la diocesi fosse vicina alla gente. Con un po' di fatica perché trovai qualche commissario e qualche vecchio prete ancorati al passato. Ma ce la feci perché ho un carattere abbastanza gioviale. Belle furono le esperienze del Cineforum cittadino (oltre 3000 iscritti per trenta proiezioni in quattro sere della settimana), del giubileo per il centenario della diocesi e della riscoperta dell'Arte Romanica lombarda in Como che mi portò a Raitre.
4. Ci sono stati momenti di crisi nella tua vita di liceale, di teologo? O hai sempre camminato dritto?
No.Sono arrivato sicuro (troppo sicuro?) alla meta. Ho avuto un momento di crisi nel IV anno di teologia non per ragioni celibatarie, ma per ragioni di inserimento nella chiesa. Improvvisamente mi apparve una chiesa vecchia, sorda al dialogo col mondo, ma andai avanti perché ero sicuro che l'avrei cambiata.
5. Poi arrivò Paola: colpo di fulmine? Cristo Risorto sulla via di Damasco? O Provvidenza che scrive sopra le righe degli uomini?
Paola fu un colpo di fulmine in quanto per la prima volta m'accorsi di guardare con occhi diversi una donna rispetto alle tante altre che vedevo ogni giorno. Non mi buttò da cavallo, ma devo dire che per me fu provvidenza in quanto mi aiutò ad aprire la finestra su aspetti della vita ecclesiale che, pur conoscendo, non considerai mai appieno.

6. Quando ti sei innamorato e sentito sicuro dei tuoi sentimenti, quali difficoltà hai incontrato?
Di Paola m'innamorai a poco a poco e, quando m'accorsi del sentimento, glielo dichiarai. Ero pronto a sentirmi rispondere che per lei non era così. Sarei rimasto al mio posto. Difficoltà ne ho incontrate molte, sia a livello personale che interpersonale. A livello personale ho vissuto per un po' di mesi un dilancerante conflitto interiore che mi impediva di vivere con gioia il mio ministero come avevo fatto fino a quel momento. Mi sentivo ambiguo ogni volta che celebravo un sacramento. E per me l'ambiguità è il difetto peggiore. Non sopporto gli ipocriti, gli ambigui, i diplomatici.
7. Quando il tuo rapporto con il vescovo si è incrinato a motivo del tuo innamoramento?
Il mio rapporto con mons. Ferraroni non s'è incrinato, quando gli comunicai le difficoltà della situazione che stavo vivendo. Egli mi "promosse" alla sede di Sondrio con incarichi abbastanza prestigiosi perché pensava che "lontano dagli occhi, lontano dal cuore". Paola ed io accettammo questa proposta perché volevamo verificare che quel che stavamo vivendo fosse un vero sentimento e non un capriccio. Il mio rapporto con il vescovo s'è incrinato nel momento in cui gli comunicai che avevamo deciso di sposarci. Dal 7 luglio 1986 mons. Ferraroni non fu più rintracciabile.
8. C’è stato un chiarimento con la tua comunità di appartenenza?
Sì. Ho avvertito i sacerdoti di Sondrio ed alcuni amici con i quali sono ancora in rapporto. Ho avvertito persone della comunità di Breccia con le quali ci siamo incontrati subito in quel luglio 1986 e ho avvertito anche la mia comunità di origine di Como S.Fedele. Non ho scelto la strada del pulpito o delle dichiarazioni ai giornali, ma semplicemente quella di telefonare, scrivere o comunicare a voce.
9. C’è stato un chiarimento con i tuoi confratelli e direttore spirituale o professori?
No. Ho comunicato ai miei compagni di messa la cosa. Ci credi che non mi hanno neanche risposto? Nessuno si è fatto vivo. Solo qualche vecchio professore di seminario con il quale c'era un rapporto di stima reciproca si è fatto vivo qualche tempo dopo venendo a casa nostra perché da me incontrato ed invitato.
10. Quali sono state le prime forme di aiuto che ti hanno dato? Ti sei dovuto arrangiare da solo?
Non solo mi sono dovuto arrangiare da solo perché non ho ricevuto alcuna forma di aiuto, ma ho anche dovuto chiudere le orecchie davanti alle menzogne che mi è toccato sentire. Del tipo: mons. Ferraroni gli ha trovato un posto alla banca popolare di Lecco; oppure: la curia gli ha procurato una casa…No. Paola ed io siamo stati da subito soli. Soli per sposarci civilmente e procurare tutti i documenti, soli per cercare la casa, soli per il trasloco, soli quando abbiamo scoperto che aspettavamo Emmanuele, soli per la ricerca di un lavoro. Abbiamo trovato accoglienza, fredda, ma accoglienza nelle nostre famiglie.
11. Quando hai parlato per la prima volta alla radio del problema dei preti sposati che cosa hai detto?
Per la prima volta parlammo dei preti sposati alla trasmissione di Canale 5 condotta da Rita Dalla Chiesa che era Forum. Parlammo in contradditorio con il Preside della Facoltà di Teologia dell'Agostinianum di Roma. Avemmo successo perché io affrontai il problema della chiesa matrigna e Paola parlò delle difficoltà piscologiche di una ragazza che scopre di amare un prete.
12. Ricordi la tua prima comparsa in televisione: come ti sei sentito? Che cosa hai testimoniato?
Dalla trasmissione di Canale 5 fu tutto un invito. Andammo a Rete 4, a Raitre, a Raidue, a Raiuno, a Telemontecarlo, Telelombardia, alla Tv svizzera più volte. Fui spesso contattato da radio nazionali e locali e da media nazionali e locali. Io mi sento bene in Tv ed alla radio: il mondo dei mass media è il mio mondo. La mi testimonianza è sempre la solita: un prete è un uomo che può scoprire d'amare una donna. Il celibato imposto è anacronistico. Occorre una pastorale per i preti che lasciano il ministero. Sono disposto a collaborare con i Pastori per trovare una strada che riveda il concetto di sacerdozio solo maschile, celibatario forzato e depositario del sacro.
13. Secondo la tua esperienza e le tue conoscenze coloro che entrano troppo presto in seminario non restano immaturi e imbrigliati più degli altri? nel sistema di educazione già estremamente selettivo? (vita di relazione, educazione sessuale, mondo esterno, studi ecc.?
Sì. Il seminario che ho vissuto io era molto imbrigliante, selettivo e poco aperto. Credo che adesso non sia più così. Per quanto mi riguarda, però, debbo dire che arrivai al sacerdozio convinto della scelta sacerdotale e celibataria. Non perché non fossi mai stato in contatto con ragazze, ma perché esse non m'interessavano. Non ho mai vissuto nella mia vita di giovane e di uomo maturo il rapporto con una donna come qualcosa di diverso da cui per forza deve scapparci la possibilità di finire in una relazione sessuale anche fuggevole. Per me uomo e donna sono persone. Anche adesso sono in contatto ogni giorno con donne giovani e meno giovani, attraenti o meno, ma non le guardo con lo stesso spirito con cui guardai e guardo mia moglie.
14. AUSILIA RIGGI, afferma che spesso le donne che “scodinzolano” attorno al prete sono poco sincere e poco autentiche, succubi e sottomesse: cosa ci puoi dire tu?
A me questa esperienza non è mai capitata o, se mi è capitata, non me ne sono accorto. Potrebbe essere vero anche il contrario: che ci siano dei preti che fanno i "machi" con le donne.
15. Quando ti sei accorto di essere innamorato quali problemi ti sono apparsi come prioritari da risolvere?
Il primo problema è stato quello di risolvere la lotta che da quando ho il lume della ragione ingaggio con me stesso ogni mattina davanti allo specchio quando mi rado: poter guardare senza arrossire la persona che sta nello specchio. Il tormento interiore di non essere coerente, di non essere limpido, di predicare una cosa e viverne un'altra è un qualcosa che mi ha trasmesso mio padre con il DNA.
E ti assicuro che non ho vissuto mesi facili e neanche anni facili quando accettai di andare a Sondrio.
Cercai aiuto nel direttore spirituale, ma mi accorsi solo allora che era un quaquaraquà: voleva che troncassi e basta. Il mio parroco che stimavo molto mi spronava sulla stessa strada. Siccome ho un caratteraccio mi feci ricevere dall'allora Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, card Joseph Ratzinger. Da qui, però, preferisco non continuare per ragioni che ti stesso capisci.
16. Quando sei divenuto giornalista pubblicista? Quando ti sei iscritto all’albo? Hai una lingua che è come una lama: cosi’ di lingua come di carattere?
Giornalista pubblicista sono diventato nel 1978 in seguito ad esami (come si usava allora e non come si fa oggi). La mia lingua è una lama? E' espressione del mio carattere. Ti cito un episodio. Durante gli anni di teologia, in seminario, avevo due insegnanti che notoriamente non andavano d'accordo. Uno insegnava teologia dogmatica e l'altro filosofia teoretica. Erano anche due menti a livello nazionale. Noi ci divertivamo a chiedere qualcosa all'uno, avere la risposta e poi chiedere la stessa cosa all'altro che dava una risposta diversa. Riferivamo la risposta del primo e godevamo come bambini che slurpeggiano la marmellata nelle polemiche che seguivano. Un giorno incontrai i sue professori che passeggiavano nel chiostro e li guardai appositamente stupito. Quello che dogmatica (con il quale ero più in confidenza e che poi ha celebrato il nostro matrimonio) mi chiese:"Che c'è?" "Nulla, risposi, stavo solo pensando che stanno arrivando i tmepi messianici".
"Perché", insistette il professore. "Beh – risposi – non dice Isaia che quando arriverà il Messia il lupo pascolerà insieme all'agnello e il bambino potrà mettere la mano nel covo dell'aspide? Chi di voi due sia il lupo e chi l'agnello – conclusi ridendo – lo lascio scegliere a voi".
"Miragoli, sei sempre la solita linguaccia" m'apostrofò seccatissimo il prof.
17. Come si è comportato con te il tuo vescovo Alessandro Maggiolini? Come pastore buono o come giudice severo? O come freddo spettatore?
Mons. Maggiolini mi ha ricevuto su mia richiesta e ti dirò che mi ha stupito. In un paio d'ore abbiamo parlato di tante cose e mi ha rivelato anche cose riservate. Credevo d'aver instaurato un rapporto. Mi ero sbagliato. Non fu pastore, né giudice. Fu solo spettatore.
18. Quando e perché hai deciso di continuare a fare il prete? E’ stata una decisione per forza di cose? per forza di inerzia? Per mancanza di identità? Si è trovata d’accordo con te anche la tua Paola?
Ti dirò,Carlo, che io non ho deciso di continuare a fare il prete, se con quest'affermazione s'intende celebrare i sacramenti ecc.ecc. Anzi. Io rispetto il Diritto Canonico che vieta l'esercizio attivo del ministero al prete che si sposa. Io continuo a fare il prete perché mi sento vocato all'annuncio del vangelo. La scelta per Cristo, l'opzione fondamentale che feci quando da giovane scelsi di essere strumento di Dio per i fratelli è per me e per Paola una scelta tuttora valida. Non mi sento in crisi di identità. Sono una persona di questo mondo che s'è trovata a nascere nella seconda parte del secolo scorso, in un contesto cristiano cattolico e ho cercato di rendere valori autenticamente miei quei valori che ho respirato nell'aria del mio mondo familiare e sociale. Sono stato attivo nel ministero quando mi era consentito farlo. Poi più, ma se qualcuno ha bisogno di me o se posso essere d'aiuto per cercare assieme come vivere meglio il vangelo…io sono ancora quello. Non me la sento di celebrare i sacramenti perché non voglio creare confusioni. Paola ed io siamo d'accordo su questo. Anzi…anche lei è "preta" se mi si passa l'espressione perché anche lei se può e come può si mette a disposizione annunciando con la vita prima che con le parole il dono di Dio.
19. Sei divenuto padre di tre figli¨che cosa ha aggiunto la tua paternità fisica alla tua paternità spirituale?
Moltissimo. Paola ed io siamo orgogliosi dei nostri figli. Non solo perché sono bravi ragazzi che studiano, fanno il loro dovere, aiutano in famiglia, hanno delle buone relazioni sociali, ma anche perché sono liberi. Si sentono liberi. In ogni cosa. Anche nell'andare alla messa o meno. Sono liberi nelle scelte e nel pensiero. E in casa di discute, ma MAI si litiga. E' bellissimo. Penso che la mia paternità fisica sia solo un complemento di quella spirituale.
20. I preti sposati non rischiano di perseguire una doppia identità psicologica, fisico, psichica, quasi si aiutassero entrambi a tenere in piedi il presbitero? Perché alcuni decidono di dimenticare tutto?
E' una domanda complessa che richiede una risposta articolata. Poi la limerai tu.
Parto dall'ultima: alcuni decidono di dimenticare tutto per una serie di motivi. Il primo è che sono stati lasciati soli dalla propria comunità ecclesiale e la cosa ha loro bruciato. Convengo che è brutto sentirsi definire reprobi solo perché si è scelto di sposarsi ed avere dei figli. Ma la reazione mi sembra sproporzionata all'azione. I complessati sono i confratelli che ti lasciano sulla strada, il vescovo che se ne frega; gli antievangelici sono loro, non tu. Loro che continuano a predicare un amore che non vivono, una carità che non praticano. Loro che impongono pesanti fardelli che non osano toccare nemmeno con un dito. Il secondo motivo è psicologico: i preti che decidono di dimenticare tutto lo fanno perché vogliono rimuovere dalla loro vita una parte che sanno che li renderebbe difficilmente accettati in questa società perbenista. Temono che il marchio del prete che ha lasciato per fare sesso sia il leitmotiv che fa da sottofondo musicale pruriginoso ad ogni nuova relazione sociale che hanno. Il terzo motivo è che può essere la loro stessa donna a volerlo. Ella ha conquistato quel che voleva ed ora vuole tutto per sé il suo lui e non è disposta a dividerlo con nessuno. Ogni ritorno al passato è un modo per perdere qualcosa di lui e quindi spronano a dimenticare, a tagliare i ponti… E' un errore frequente ed è uno dei motivi per cui sostengo che il sacerdozio uxorato funziona se uno dei due sa che l'altro o l'altra non può essere esclusivamente suo. La donna del prete o l'uomo della sacerdotessa devono sapere che non possono tenere tutto per sé il proprio lui o la propria lei. Essere preti significa essere per gli altri, condividere le gioie ed i dolori che gli altri dicono solo a te e che non vorrebbero condivisi con tua moglie o tuo marito. Se il partner o la partner di un prete non accettano questo, meglio il celibato o il nubilato.
Per quanto riguarda i preti sposati in genere che rischiano di avere una doppia personalità "schizofrenandosi" fra quel che erano e quel che sono, non mi preoccupo: il mondo è pieno di schizofrenici (non conclamati, beninteso). Sta a loro sapere che dal momento che fanno la scelta di sposarsi non godranno più di quella riverenza sociale che ancora si riserva al sacerdote. Se non accettano questo, avranno vita dura e la renderanno dura alla propria moglie ed ai propri figli.Se s'accorgono di questa schizofrenia è un buon segno perché possono porvi rimedio.

21. Hai letto la tesi di MICHELE MASOTTO? Quali sono le tue opinioni in proposito?
La tesi di Masotto mi pare ben fatta con le caratteristiche tipiche della scientificità di una tesi. Se conoscessi personalmente Michele lo inviterei a riprenderla per ampliarla e lanciare da lì provocazioni per un rinnovato dibattito ecclesiale sulla figura del sacerdozio.

22. Leggendo le nostre e vostre storie mi sono accorto che ogni prete fa storia a sé: ogni storia è indivisibile e incomunicabile come l’individuo. e il suo carattere. Però vi sono grandi differenze generazionali: ne convieni?
Sì. In parte questo è dovuto alla formazione ricevuta: un prete è formato per essere un capo e quindi per essere davanti agli altri e non per condividere con gli altri. Quando lascia il ministero fatica a fare gruppo con i confratelli che pure hanno la stessa esperienza. Vi sono grandi differenze generazionali che sono imputabili sia all'anagrafe, sia alla formazione. Per quanto riguarda l'età la spiegazione è evidente e non riguarda solo i preti, ma ogni realtà. Per quanto riguarda la formazione, invece, devo dire che non si tratta di chi ha fatto il seminario prima o dopo il Vaticano II, ma di come ha accettato la novità del proprio stile di vita e di come la moglie vive accanto ad essi. Ho visto dei preti per i quali la moglie è praticamente una perpetua, altri che sono dominati da lei…tutto questo influisce anche nei rapporti interpersonali.

23. Hai reagito in maniera stizzita contro l’atteggiamento di SANTE SGUOTTI, e hai gridato allo spot in occasione della pubblicazione del suo libro: sembri quasi intollerante: o vorresti aggiustare le cose in maniera diversa?
Semplicemente non mi è piaciuta come è stata gestita la cosa. Andare in TV più volte (e prendere soldi. Preciso: io non ho MAI voluto un soldo per i miei interventi. Richiesto del mio compenso ho sempre e solo voluto che mi si pagassero le spese di viaggio e soggiorno. A volte – come nel caso di interventi ad Antenna 3 Nord Est – neanche quello), organizzare un libro con un editor che lo coordina e un markting pubblicitario per la diffusione…mi è sembrato un chiasso sproporzionato alla realtà dei fatti. Nell'anno in cui Sguotti lasciò, vi furono altri sei preti in Italia che lasciarono e due in Francia (che conosca io) e non fecero quel battage pubblicitario che poi ha lasciato il tempo che ha trovato perché basta visitare il sito Internet che è fermo da tempo.
Sì, io vorrei aggiustare le cose in maniera diversa. A me non piace che si faccia casino. Preferirei che un prete che lascia per sposarsi lo segnali, dica i motivi e poi lavori per la causa comune. Ma, almeno in Italia, questo per ora è quasi impossibile: i preti sposati sono spesso litigiosi e procedono divisi alla meta.
24. Il suo libro ha contenuti molto diversi dai tuoi; ma anche tu sei molto diverso di carattere e di età; lui ha detto alcune cose in tivu’, e tu nei hai dette altre; Non è forse anche la diversità a dettare cose diverse sullo stesso tema? Perché per es. non hai preso posizione contro il suo vescovo, alquanto rozzo e autoritario? (FINE DELLA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA).CARLO CASTELLINI.
Pubblicamente non ho preso posizione contro Mons. Mattiazzo, ma gli ho scritto. Il vescovo Mattiazzo s'è comportato male non solo con Sguotti, ma anche con altre persone. E l'ho scritto a lui. Posizione avrebbe dovuto prenderla la Cei o il Vaticano e rimuoverlo.







25. Cosa hai provato alla nascita del primo figlio? Ti sarebbe piaciuto battezzarlo?
Perche è i genitori, che sono ministri nella cerimonia del matrimonio, non possono diventare ministri anche nella somministrazione del Battesimo? Non sarebbe una cosa più coinvolgente nella fede?
Ho provato gioia alla nascita di tutti e tre e un po' di sgomento non quando è nato Emmanuele, ma quando ho saputo che Paola aspettava un bambino. Ho temuto di non saper essere all'altezza della situazione, di non poter essere un buon padre. Poi mi sono tranquillizzato pensando che Dio mi avrebbe aiutato.
Sì, hai ragione: avrei voluto battezzare i miei figli, celebrare il funerale dei miei genitori e concelebrare al mio matrimonio. Per quanto riguarda la faccenda dei ministri qui sei in errore: il ministro è il garante – per il Codex Juris Canonici – della celebrazione di un sacramento o di un sacramentale. Il garante viene definito dal Diritto sulla base della Dogmatica. E la teologica Dogmatica fonda il matrimonio cristiano nell'amore reciproco fra i coniugi (ecco perché sono ministri) ed il battesimo cristiano nell'appartenza ad una comunità di fede (il cui garante è il sacerdote). Cambiare queste cose è possibile, ma credo che non sarebbe più coinvolgente per la vita di fede.

26. Il tuo spirito di missione solidale si è espresso nella direzione spirituale e nel confessionale: ora aiuti laici, preti e suore in difficoltà: ci puoi dire qualcosa? Lo trovo molto interessante. Cosa ci dici?
E' semplicemente l'essere prete in modo diverso. La struttura ecclesiale spesso confina il prete in parrocchia riducendolo ad essere un funzionario di Dio che celebra messe, matrimoni, funerali e battesimi, privilegiando la sacramentalizzazione all'evangelizzazione. Il prete risulta così sempre più uomo del sacro, ma di un sacro inteso come etereo, inavvicinabile, misterioso, tremendo che è possibile raggiungere, chetare attraverso quest'uomo mediatore. Quest'uomo mediatore che celebra una messa – dietro compenso (mi viene in mente la "venal prece del santuario" vituperata dal Foscole ne "I Sepolcri"), che alza una mano benedicente spazzando via peccati veri e presunti, che impone le candele incrociate per la benedizione della gola. Ma Gesù non sacramentalizzò. Gesù evangelizzò chiamando beati i poveri, i miti, i pacificatori… Quando dico e scrivo che forse la mia vocazione è quella che sto vivendo, non credo d'essere presuntuoso. Scelsi Cristo e lo servii per un po' come ufficiale di carriera. Forse con il matrimonio mi buttò giù da cavallo e mi fece capire che mi voleva su questa strada. Tu non immagini quanti clienti o fornitori che sanno che fui prete e si rivolgono a me per problemi. Se li invito a rivolgersi al loro parroco…preferiscono di no. Molti vorrebbero che li assolva ed io mi rifiuto. Mi piace pensarmi così: strumento di Dio in un contesto quotidiano che i preti miei confratelli non immaginano nemmeno come sia.

27. Possiedi un sito brillante: cosa ti costa in termini di soldi e di tempo? Quali storie raccogli?
Non sarebbe utile raccogliere le storie più interessanti e darle alle stampe?
Il sito non mi costa nulla perché è un sottodominio di Alice della Telecom. Mi occuperebbe tanto tempo, ma mi sono proposto di dedicarvi non più di tre ore la settimana. Ogni giorno, invece, dedico un'ora alla corrispondenza. Non raccoglierò mai nessuna storia e non la pubblicherò mai, neppure sotto mentite spoglie. Quando ricevo confidenze scritte, rispondo via mail e poi cancello la mail. Mi sembra che sia più serio.

28. Che cosa pensano i tuoi figli di te? Della tua attività? E cosa pensa tua moglie? Riesci a fare un sacco di cose. Sei un tipo manager organizzato e organizzatore. E’ così?
Che sia un organizzatore ed ami organizzarmi è vero. Paola mi è vicina e mi capisce e non solo sa stare al suo posto, ma se la coinvolgo per aiutare soprattutto donne di preti in crisi, si rende disponibile con esse al punto che io poi non seguo più il caso, lo segue lei e sa che io non voglio sapere delle confidenze che riceve. I miei figli? I miei figli rispettano il mio lavoro. Non mi sottraggo ad essi per il mio lavoro. Tutti in famiglia ci siamo dati come punto di riferimento la sera a cena. In cucina non c'è la Tv e per quell'ora si parla di un po' di tutto. Se poi serve si prosegue dopo cena con Paola o con qualcuno di essi o con tutti e tre.

29. Se tu fossi a capo della nostra “Chiesa in cammino”, quali proposte introdurresti?
Una sola: trovare un modo per raccogliere un gruzzolo da tenere da parte per individuare un luogo di prima accoglienza per preti in crisi e preti sposati. Un luogo fisico dove possano trovare spazio tutti i movimenti di preti sposati italiani (che sono un arcipelago) e battitori liberi come me. Un luogo che possa essere centro di studi e proposte ai Pastori i quali non lo debbono vedere come una chiesuola (le loro sono spesso chiesuole povere e disadorne) ma come centro in cui lo Spirito soffia per un rinnovamento ecclesiale in questo campo. Con Umberto Lenzi parlavo solo di questo. Mi piaceva la sua idea commerciale dei parampoli. Poi tutto è naufragato sempre per personalismi. Io penso che se tutti i preti sposati d'Italia potessero dare anche solo 40 euro all'anno in un paio d'anni si metterebbe lì un piccolo capitale che potrebbe servire per avviare un'attività in cui potrebbero trovare un primo lavoro preti che lasciano il ministero, con i proventi della quale si potrebbe pensare ad un piccolo centro d'accoglienza, di riflessione, studio e preghiera. Per far questo ci vuole tempo e il tempo, per adesso, non ce l'ho: devo pensare a lavorare per mantenere la famiglia, ma…non demordo.

30. La tua battaglia a favore del celibato opzionale: cosa si può fare che non riusciamo ancora a realizzare?
Caro Carlo, sarò franco e ti stupirò: nulla. Non ci possiamo fare nulla. A mio avviso abbiamo sparato tutte le cartucce. Con i Pastori abbiamo scritto, colloquiato, ci siamo resi disponibili…E loro? Al di là della disponibilità ed accoglienza di facciata, non ci coinvolgono neanche per sentire un parere.
Ci siamo organizzati in movimenti (penso a Hoc Facite, a Or.Ma., a Vocatio, a Chiesa in Cammino, a Sacerdoti Lavoratori Sposati e a CHIF, a Sorrivoli) che rappresentano meno di un decimo dei preti sposati italiani e non credo che a livello internazionale vada meglio.
Una chance poteva essere Milingo che non riesco mai ad incontrare per capirlo meglio.
Io penso che dal punto di vista umano la mia fantasia sia esaurita.
Però c'è sempre Dio ed il suo Spirito. E siccome sono certo che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e le sue vie non sono le nostre vie…mi fido di Lui. Per adesso continuiamo su questa nostra strada irta di personalismi, incomprensioni, divisioni, difficoltà…dal roseto spinoso sboccerà qualcosa prima o poi.

31. Come si può ipotizzare un dialogo a livello diocesano per recuperare diaconi e presbiteri che hanno lasciato; Como, dopo l’era Maggiolini, cosa prevede come cammino di Chiesa locale con i presbiteri sposati?
Due risposte. Prima: Como. Como non prevede nulla. Coletti mi ha ricevuto, mi ha dato il suo cellulare e la sua mail. Ho continuato il rapporto, ma lui non risponde e non dà cenno d'aver ricevuto nulla. Maggiolini era più educato, almeno rispondeva alle lettere ed alle mail oppure telefonava. Coletti mi pare uomo di facciata: si presenta bene, sembra brillante, ma poco concreto su questo punto, almeno. Non ha intenzione di coinvolgerci perché non mi sembra un tipo profetico.
A livello nazionale: con Bagnasco cosa vuoi fare? Non ti basta vederlo? E' un bel manichino! Hai visto qualche iniziativa particolarmente profetica da quando siede sulla ex poltrona di Ruini?

32. Cosa vedi negli attuali gruppi di movimenti ecclesiali: non ti sembra che soffino solo in alcune direzioni? Catecumenali, rinnovamento nello spirito, Ac, Acr, Scout, Focolarini, ecc:, non si tratta forse di una spiritualità a senso unico? Un po’chiusa e di ispirazione gerarchica?
Hai già dato tu la risposta. Sono chiusi, legati alla gerarchia e tutti presi a non guastarsela con essa. Del resto l'unico movimento profetico che tentò qualche strada nei tempi passati fu l'A.C. che presto fu messa in riga. Sulla loro spiritualità non mi pronuncio perché credo che un gruppo abbia diritto ad una proprio spiritualità con la quale identificarsi, a patto che non la rivendichi come unica ed esclusiva interpretazione del rapporto con Dio. Ma sul loro piattume mi pare di poter dire che peggio di così non si può. C'è da dire che vi sono altri movimenti non organizzati e non ufficiali che forse vivono meglio la dimensione profetica. Penso a gruppi familiari locali, a movimenti spontanei di volontariato sportivo, assistenziale… dove magari chiamano il sacerdote per celebrare la messa e, se lui si lascia coinvolgere, l'accolgono, se no…vivono bene anche senza.

33. Che cosa ti manca della tua esperienza di presbitero? Eri un uomo in posizione di prestigio, di eccellenza; ti manca il confessionale, l’eucarestia, la preghiera, il contatto con le persone?
La posizione di prestigio non mi manca e neppure il contatto con le persone. Mi manca la mia vecchia giornata che era ritmata dal breviario, dalla messa e dagli ammalati. Ho sempre dedicato almeno un'ora al giorno all'ospedale o agli anziani in casa. Adesso prego ogni giorno, ma solo al mattino ed alla sera (e devo spegnere il cellulare perché se no sono seccato anche lì). Ma prego male perché penso a quello che devo fare o a quello che ho fatto. Non riesco più ad andare in chiesa ogni mattina in silenzio perché le chiese sono chiuse e la mia giornata inizia prima delle sei e finisce dopo le otto. Ogni tanto mi viene in mente Lutero che diceva:"Oggi devo lavorare otto ore, ne pregherò almeno quattro". Se non ha detto balle, lo ammiro. Io non ce la faccio. Un'altra cosa che mi manca è la predica. Mi piacerebbe poter predicare ancora, soprattutto quando sento certe prediche!

34. Hai qualche domanda che non ti ho formulato e a cui vorresti rispondere?
Sì.
Non mi hai chiesto:
- come vivo il mio essere prete in famiglia.Rispondo:i miei figli sanno da subito che fui prete. Qualcuno li prende ancora in giro per questo (anche le vergini consacrate che insegnano – anzi, insegnano male – religione). Ma a noi tutti…frega poco.
- in che rapporti sono con i preti sposati . Rispondo: buoni con chi li vuole mantenere.
- se per me ha ancora senso la morale cattolica soprattutto in merito al sesto comandamento. Sì. Rispetto ogni idea, ma credo molto all'indissolubilità matrimoniale, alla fedeltà matrimoniale, ad una sessualità coniugale non vissuta sfrenatamente.

35. Hai letto la storia di Federico BOLLETTIN? Che cosa ti ha impressionato della sua vicenda?
Non mi sembra una storia particolare. E' una come tante. Mi piacerebbe conoscere lui e la sua famiglia.

36. Perché la Chiesa ufficiale e gli ordini religiosi non forniscono il numero esatto di coloro che abbandonano? Vivono quasi come una sconfitta questa realtà della defezione o meglio della scelta che cambia come dice MICHELE MASOTTO?
La chiesa ufficiale fornisce il numero esatto attraverso il sito www.clerus.org. Va detto che lì sono segnati solo coloro che chiedono la dispensa. Chi lascia e non chiede la dispensa non è segnato. Ma la colpa non è della chiesa ufficiale, ma delle curie diocesane. Se un prete se ne va e non fa domanda di dispensa dagli oneri sacerdotali, non viene più inserito nell'annuario diocesano, ma non viene segnalato che se n'è andato. Masotto ritiene che non lo facciano per non ammettere una sconfitta, ma a me non pare.

37. Questo silenzio reticente non permette forse di coprire altre cose di piccola gestione del potere nel rapporto con le istituzioni o altro?
Può essere. Ma la cosa non mi preoccupa. Il problema di non fare chiarezza non è mio, ma di una struttura di potere che punta sull'immagine più che sulla sostanza. Sono d'accordo che i panni sporchi non si lavano in piazza, ma penso anche che afferrare il toro per le corna sia il modo migliore per risolvere i problemi. La politica dello struzzo non mi è mai piaciuta.

38. Ieri come oggi, la figura del prete è ancora molto circondata da un alone di falsa mitizzazione che è anacronistica e superata. Perché mantiene immaturo e separato il laico ed il prete in una posizione narcisistica e solitaria. Il prete è ancora così oppure no? La stessa cosa si dica del missionario
Cosa fare per cambiare mentalità? che purtroppo fa comodo ad entrambi perché favorisce pigrizia e regressione, che è il contrario di ricerca.
Distinguerei per aree. Preti che esercitano in grandi agglomerati urbani a prevalenza cattolici o in
Regioni dove la religione cattolica è in minoranza o la libertà religiosa conculcata, non sono circondati dal mitico alone di cui parli, sia perché essi capiscono che non possono farlo, sia perché, se lo facessero, sarebbero snobbati. Tale figura mitica, misteriosa, sacrale è invece molto presente nel tessuto sociale di piccole parrocchie o di piccoli centri urbani. Convengo che tale immagine del prete sia superata ed anacronistica.
Cosa fare? La strada è lunga. Il primo a scendere da cavallo deve essere il prete. Ma anche qui bisogna trovare un prete intelligente. Se per sfatare il mito il prete si fa i tatuaggi e sniffa coca…beh…non sfata il mito, solo lo appanna. Il prete potrebbe cominciare a farsi prossimo condividendo i problemi della sua gente e frequentando le famiglie che non vede in chiesa. Quando ero a Breccia c'era un grosso condominio di oltre 90 famiglie che era stato costruito dal Pci e vi erano solo comunisti d.o.c. Ogni martedì dalle 18,00 in poi mi posizionavo nel grande spazio comune, senza pretese. Stavo lì. Per un bel po' non mi filava nessuno, ma poi cominciarono a parlare e io ascoltavo e dicevo la mia sulla Fiat, sul lavoro, sulla scuola…S'accorsero che non ero uno stregone, ma uno di loro con i loro problemi e le stesse difficoltà. Mi sono rimasti amici ancora. I loro figli mi cercano su Facebook.

39. Ti piace citare Graham Green e Francois Mauriac: per quale scopo? Cosa ti ricordano?
Caro Carlo…tocchi un tasto nevralgico. Tutta le letteratura di quel tempo non c'è più! Oggi c'è Moccia! I Green, i Mauriac, i Bernanos, i Guitton, i Cronin, i Marshal e via elencando non li trovi più. Dove trovi oggi un "Cani perduti senza collare", "Le stelle stanno a guardare", " A ogni uomo un soldo", "dialoghi con Paolo VI", "La Farisea", "Groviglio di vipere" ecc.ecc. ecc.? Li cito perché hanno saputo tradurre in romanzo i casi della vita e mi ricordano momenti di giovinezza in cui leggevo e rileggevo in un mese tre o quattro romanzi, oltre a studiare teologia e lettere classiche, a sentire musica classica e a scrivere per i giornali, a dibattere di politica con i giovani Dc e a raccogliere la carta, fare catechismo, organizzare l'oratorio per i ragazzi…Mi ricordano tempi che non verranno più. E mi spiace.

40. Cosa manca oggi ai vari movimenti nazionali e internazionali in cui si organizzano i preti sposati? Come vanno oggi le cose?
L'ho già detto: a mio avviso, male. Ma mi fido di Lui.

41. Che cosa contiene “LA LETTERA APOSTOLICA” DELLA Santa sede? Perché l’hai tirata fuori?
L'ho tirata fuori perché è emblematica di un modo di fare che non mi è mai piaciuto: io comando, io dispongo.
Il "santo subito" ha scoperto che c'erano un bel po' di domande di dispensa dal celibato e – genio dei geni – invece di affrontare il problema chiamando i preti che chiedevano la dispensa ha pensato di picchiare il pugno sul tavolo e congelare ogni risposta (come avrebbe fatto ogni santo, tipo don Guanella che vedeva i suoi preti in crisi uno per uno). Poi ha stilato la lettera che ammette che vi è un gran numero di preti che chiedono la dispensa e allora…allora, cosa? Allora ha pensato che era meglio normare la faccenda, come si sa.
L'ho tirata fuori perché il mio processo di riduzione allo stato laicale è stato celebrato dopo la lettera del "santo subito". Lo sai che mia moglie (con la quale convivevo da oltre 5 anni e con la quale avevamo fatto 2 figli) non è stata nemmeno sentita? Può darsi che lei non volesse sposarsi in chiesa. Può darsi che lei non avesse neppure più voluto sposarsi con me. Ma a lui…che gliene fregava di mia moglie? Forse per lui non era cristiana, ma solo Eva con in mano la mela.
L'ho tirata fuori perché fra le altre cose si esorta l'ex prete a sposarsi in luogo lontano dal posto in cui è conosciuto e si subordina la dispensa a questo. Io ho risposto subito che mia moglie, i miei figli ed io a Como "manebimus optime", per cui…se andava bene mi sarei sposato in chiesa a Como, avremmo fatto la comunione a Como, frequentato la messa a Como…se no…arrivederci e grazie comunque. Il vicario generale era quel professore che mi diede della linguaccia, ma era un tipo tosto con il quale mi sono sempre trovato bene. Ci ha sposato lui.
42. Che cosa vuoi dire al lettore cui ti rivolgi nel tuo libro?
Solo che rifletta sul caso dei preti sposati. Se è bigotto impari a non demonizzare loro, le loro spose ed i loro figli. Se è agnostico, può farsi una cultura sul tema. Se ha voglia di lavorare per la riforma della chiesa, lì può trovare uno spunto.

43. Le cifre statistiche di CLAUDIO BALZARETTI a che cosa vogliono mirare?
Non credo che vogliano mirare a nulla. Sono dati che devono far riflettere.

44. Perché continua anche nella chiesa la battaglia dei numeri rispetto ai preti che abbandonano?
Perché come ho detto sopra le cifre non sono sempre complete e precise.
45. Che cosa vuoi dire con “naufragium feci, bene navigavi”. Non sai nuotare?
A parte che davvero non so nuotare, sia in acqua che nella vita. Non sono mai stato un buon navigatore. Ma il detto mi piace perché per i più, lasciando il ministero ed una carriera, ho fatto naufragio. Però sono approdato su un'isola che per un po' mi ha costretto a fare Robinson Crosuoe e questo mi ha aiutato molto a capire me stesso, la vita, la chiesa, il vangelo. Mi ha aiutato ad abbandonare le sicurezze e cercare altre certezze. E' stato un bel naufragio, tutto sommato. E vuol dire che ho navigato bene perché ho sempre cercato d'essere autentico.

46. D’accordo sull’ordine che imprime il carattere; ma per uno che si è sposato anche un figlio lascia un segno indelebile; se poi ne ha fatti tre? Nel primo caso vedo molta enfasi, con rispetto parlando.
Non provocarmi. Lo sai che il carattere sacramentale è legato al Battesimo, Confermazione ed Ordine. Sacramenti irrepetibili nella vita cristiana. Il carattere è un segno che ti aiuta ad avvicinarti a Dio. I figli ti lasciano un segno, ma diverso. I figli sono parte di te, con il carattere tu sei parte di Dio. I figli sono un segno di te nel mondo, con il carattere tu sei un segno di Dio nel mondo, anche per i tuoi figli. Per me non c'è enfasi, solo profonda spiritualità.
47. Ultima tua riflessione? Grazie ERNESTO PER LA TUA CHIAREZZA E PER LA TUA INCISIVITA’.( FINE DELLA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA). CARLO CASTELLINI.
IL BICCHIERE MEZZO PIENO
(9 FEBBRAIO2010)

Non solo da ieri i giornali titolano a tre colonne la ferma condanna papale sui preti dei quali è stato acclalarato in sede giudiziale il reato di pedofilia evidenziando i senza "se" e senza "ma" di papa Ratzinger.
Non perdo righe per dichiarare il mio assoluto consenso al comportamento papale:guai se così non fosse! Guai se tali perversi soggetti fossero "coperti" e blanditi in nome di una carità cristiana che tale non è. Gesù avrebbe preso la frusta, come nell'episodio delle bancarelle del tempio di Gerusalemme.
Ma il bicchiere è mezzo pieno.
La pedofilia è un atteggiamento che evidenzia, in chi lo pratica, una mancata maturità sessuale che degenera in perversione. Ma anche l'ostinata ricerca del sesso etero ed omo praticato da uomini di chiesa nel silenzio omertoso delle canoniche e dei conventi è segno di mancanza di maturità sessuale e di perversione.
E qui nessuno condanna, nessuno processa, nessuno considera il problema.
Nelle mie richieste di colloquio con esponenti dell'episcopato per accendere la loro attenzione in merito all'anodinità della legge celibataria, fra gli argomenti che adduco sottolineo proprio la mancanza di maturità sessuale da parte di uomini e donne di chiesa che sono portati alla scelta della vita consacrata con la convinzione che il sesso sia sporco, peccato, cosa da non farsi, argomento di cui non parlare, realtà dalla quale stare lontani se si vuole intraprendere questa strada.
Si generano così uomini e donne "monchi e monche"; uomini e donne che vivranno pulsioni e sentimenti come tutti i loro simili, ma che inibiranno i sentimenti stessi o lo sfogheranno in silenziosi angoli solitari od omertosi giochi di coppia di cui si pentiranno prima, durante e dopo, ma di cui sentono di non poterne fare a meno e di cui si rimprovereranno dapprima colpevolizzandosi profondamente e poi cercando disperatamente un'assoluzione sacramentale da un prete che non conoscono e che non lo conosce, macerandosi nell'interrogativo che fu già di S.Paolo:"Video meliora proboque, deteriora autem sequor".
Il bicchiere è mezzo pieno perchè non basta la condanna senza "se e senza "ma": ci vuole la medicina.
Una medicina che riveda la teologia e la spiritualità cattolica in cui l'uomo e la donna sono creature di Dio, immagine dell' "Amor che move il sole e l'altre stelle", complementari anche (ma non solo) nella diversità fisica e compagni nelle strade di una vita che scelgono di vivere come coppia o da singoli. Papa Ratzinger avrebbe i titoli per dedicarsi a questa importante riforma ecclesiale: è teologo serio e rigoroso, è studioso di vasta cultura, è uomo sensibile e forte fede.
Gli manca il coraggio?
PEREGRINATIO AD HAMMAMET
Per il decennio della morte di Bettino Craxi, ad Hammamet si sono ritrovati un po' di "amici" del vecchio leone socialista che hanno "pregato" sulla sua tomba.
A me la cosa dà un po' fastidio perchè quelle stesse persone che s'affannano davanti alla lapide, quando il leader cadde in disgrazia e fu tempestato di monetine, s'affrettarono a prendere le distanze e a rilasciare dichiarazioni non proprio lusinghiere. Ne ricordo uno su tutti: Claudio Martelli che, per salvarsi la pelle ne disse di ogni fino al punto da esasperare la stessa moglie di Craxi che un giorno sbottò:"Proprio Claudio dice così che a casa nostra aveva accesso al frigorifero".
Il servo encomio ed il codardo oltraggio, per dirla col Manzoni, non mi sono mai piaciuti.
Non mi piace neppure che chi entrò in aula parlamentare mostrando un cappio (era un parlamentare della Lega) adesso sia possibilista per intitolare una via o una piazza o un parco a Craxi.
Oddio! Si può sempre dire che si tratti di tardiva resipiscenza o rilettura meno sanguigna di episodi della prima repubblica, ma a me non piacciono ugualmente perchè mi sembra che dietro questo affannarsi a riconoscere in Bettino Craxi un leader post mortem, via sia una latente piaggeria verso il potente di turno che è il vecchio sodale di Craxi, Silvio Berlusconi.
Nessuno può dimenticare che Craxi ne fece di regali a Berlusconi e che Berlusconi decise di scendere in campo quando s'accorse che il vecchio socialista era alla frutta dicendo ad Indro Montanelli (che lo scoraggiava):"Se non mi metto in politica questi qui (i magistrati e i comunisti) mi fanno fuori tutto il mio patrimonio".
Fra i pellegrini ad Hammamet c'è anche una persona che mi è molto antipatica, Frabrizio Cicchitto. E' lo stesso che Craxi cacciò dal Psi quando si scoprì che era iscritto alla P2 di Gelli ed è lo stesso che, quando si scoprì che Craxi e Martelli non erano lontani da Gelli e Ortolani, in un intervista (che se non vado errato rilasciò proprio a Minzolini, attuale direttore del TG1,) disse molto velenosamente che se lui Signorile e De Michelis fossero rimasti assieme avrebbero fatto fuori Bettino Craxi.
Gente del genere non doveva andare ad Hammamet per far rivoltare Bettino Craxi nella tomba!
Ma c'è andata perchè .... fa visibilità.
Gente del genere adesso si darà da fare per intitolare a Craxi una via dimenticando che a quei tempi brigava in altro senso per "via Craxi".
La cosa più saggia è lasciar riposare in pace i morti.
Craxi forse ha fatto qualcosa di buono per il nostro paese, ma se anche l'ha fatto, ha vanificato il tutto scappando fuori dai confini della patria e non presentandosi al giudizio della magistratura dando conto di quel che gli si contestava ed avendo il coraggio di pagare di persona e dimostrando così di non essere all'altezza di un vero uomo di governo.
E' morto. Lasciamolo riposare in pace, preghiamo per lui, ma non tiriamolo in ballo. Gesù ammoniva:"Lasciate che i morti seppelliscano i morti"!
Ma Gesù...non era un profeta?
SOLDI SI', MA NON ALLA MAFIA
Don Ciotti m'invia un comunicato stampa in merito alla finanziaria.
Ecco.
"«Con l'emendamento votato oggi al Senato che consente la vendita dei beni immobili confiscati alle mafie, viene di fatto tradito l'impegno assunto con il milione di cittadini che nel 1996 firmarono la proposta per la legge sull'uso sociale dei beni confiscati alla mafia e la loro restituzione alla collettività.
Il divieto di vendere questi beni è un principio che non può e non deve, salvo eccezioni, essere messo in discussione. Se l'obbiettivo è quello di recuperare risorse finanziarie strumenti già ce ne sono, a partire dal "Fondo unico giustizia" alimentato con i soldi "liquidi" sottratti alle attività criminali, di cui una parte deve essere destinata prioritariamente ai famigliari delle vittime di mafia e ai testimoni di giustizia.
Ma è un tragico errore vendere i beni correndo di fatto il rischio di restituirli alle organizzazioni criminali, capaci di mettere in campo ingegnosi sistemi di intermediari e prestanome e già pronte per riacquistarli, come ci risulta da molteplici segnali arrivati dai territori più esposti all'influenza dei clan.
Facciamo un appello a tutte le forze politiche perché questo emendamento, che rischia di tradursi in un ulteriore "regalo" alle mafie, venga abolito nel passaggio alla Camera».
Luigi Ciotti
Presidente di Libera

Spero che sia davvero uno svarione di cui non s'è accorto nessuno dei parlamentari che paghiamo. Sarebbe il massimo che, dopo che le forze dell'ordine si danno da fare per lottare contro la mafia, si faccia entrare dalla finestra quello che è uscito dalla porta.
Invio questo comunicato a Maroni e Tremonti e anche ad un po' di parlamentari. Chi mi legge faccia altrettanto.
NON SIAMO SOLO SESSO E COCA
Un consigliere regionale mi scrive apprezzando il mio sito e quello che comunico, ma rimprovera me e la stampa:"Ritengo giusto stigmatizzare i comportamenti scorretti di rappresentanti pubblici, ma c'è il rischio che di ogni erba si faccia un fascio. Siamo migliori di come veniamo presentati e non viviamo tutti di sesso e coca".
Ne sono certo.
Ci sono persone che credono al loro impegno nella vita pubblica e per questa sacrificano interessi personali, affetti ed energie.
Ma non si vedono.
Prendiamo i casi di quest'anno.
Dal luglio in poi mezza Italia ha cominciato a guardare dal buco della serratura nelle case dei politici. Villa Certosa e Palazzo Grazioli non sono più state dimore private di un presidente del consiglio sfacciatamente ricco, ma luoghi di pruriginosa curiosità pubblica.
Il palazzo della regione Lazio non è più la sede seria di un comparto statale, ma sembra diventata la sala ovale della casa bianca ai tempi di Bill e Monica.
La storia della guardoneria non è cominciata solo adesso. Già lo scorso anno sesso e droga (ci mancava solo il rock and roll) avevano tenuto cronaca nella capitale politica quando un deputato dell'Udc fu colto in flagrante e il segretario Cesa (che sembra più un lampione con registratore incorporato che un leader di partito) giustificò la cosa affermando, con una spudoratezza che è inversamente proporzionale all'intelligenza, che si doveva aumentare l'indennità parlamentare in modo che i deputati potessero portarsi a Roma le mogli, così non sarebbero stati tentati di fare sesso nella settimana.
Già...me l'immagino i parlamentari che ogni lunedì trasmigrano con la famiglia dal natio paesello fino alla capitale, con moglie e figli e...un po' di coca in valigia per rendere più eccitanti le serate romane con la moglie!
Dicevo che le persone serie non si vedono. Ci sono, ma non si vedono.
Si facciano vedere!
Lascino perdere gli ordini di scuderia e comincino a far casino, consci di un mandato che hanno ricevuto dagli elettori anche se in verità li ha scelti il segretario del partito o il potente di turno.
E' vero che non tutti sono solo sesso e coca, ma è anche vero che le cronache non sono piene di gente che lavora per il bene pubblico, dimostrando che si guadagna lo stipendio che prende.
Le cronache non sono piene di gente che dimostra di mirare SOLO al bene pubblico fregandosene di capi che fanno dire alla segretaria che non ci sono perchè sono a fare sesso strano con coca party.
E la gente comincerà a credere a QUEL politico e lo rivorrà alle prossime elezioni!
ABORTO E RU486
ABORTO: BOMM FRA MINORENNI

Le minorenni chenel 2008 si sono rivolte al giudice tutelare di Milano per ottenere il permesso di abortire sono state 186, una ogni due giorni.
È quanto emerge dai dati forniti dal Tribunale di Milano riportati da un articolo de “Il Giornale” di venerdì 2 ottobre. Secondo i dati forniti dal Ministero di Grazia e Giustizia dieci anni fa richieste di questo tipo sono state quattro volte inferiori a quelle dello scorso anno. Gli adolescenti praticano il sesso sempre prima (anche a 13 anni) e ciò li espone alle malattie a trasmissione sessuale ed alle gravidanze indesiderate. Da notare è l’ulteriore dato secondo cui la quasi totalità delle richieste di aborto delle adolescenti ottengono il benestare dal giudice tutelare.
Debbo dire che vi è una logica abortista che ha ormai largamente permeato l’intera società in formza di una legge, la 194, che legittima l'aborto come diritto tutelato e garantito e non ammette motivazioni da addurre ma solo la volontà insindacabile dell’individuo.
Questo quadro drammatico sconfessa i sostenitori (cattolici e non) della presunta bontà della legge 194 che avrebbe comportato la drastica riduzione degli aborti: chi come il sottoscritto a suo tempo lottò contro questa legge si ricorda bene Pannella che portava tali motivazioni unite a quelle che eravamo l'unico paese civilizzato che non aveva una legge sull'aborto ed obbligava le donne a fidarsi delle mammane.
A questo s'aggiunge l’introduzione in Italia della pillola abortiva Ru486 .
Secondo me si deve rispettare tutto e tutti, ma bisogna anche pretendere d'essere rispettati. Chi crede nella vita e chi ritiene che un concepimento sia un dono reciproco che i coniugi si fanno e, se sono credenti, sia anche un dono Dio, deve alzare la voce per richiamare questi valori.
DETTI DI BERLUSCONI
- io sono l'unico premier che possa guidare l'Italia
-io sono l'unico eletto (riecheggia io sono l'unto del Signore)
-io sono il miglior premier degli ultimi 150 anni
-anzi dall'inizio della storia
-io sono il più perseguitato ( oltre che unto anche martire)
-io sono il più votato
-nessuno ha ha un consenso come il mio
-io sono il primo .... e basta ( nè inter pares nè super pares)
-io faccio miracoli (una newton in tre mesi, meglio di Cristo che per la ricostruzione del tempio chiedeva tre giorni)
Ho faticato un po' a trovare la serie di bugie del nostro presidente del consiglio. Sono riuscito a metterle insieme e le propongo chiedendomi ancora una voltaa come sia possibile che un simile bugiardo possa trovare consenso nel popolo.

- Non fonderò mai un partito.
- Alla Rai non sposterò nemmeno una pianta.
- I poveri sono persone diseducate al benessere.
- Mai avuto a che fare con Craxi.
- Io sono l'unto del Signore.
- Il mio governo è schierato con l'opera di moralizzazione della vita pubblica intrapresa da valenti magistrati.
- Mussolini non ha mai ucciso nessuno, anzi mandava gli oppositori in vacanza nelle isole.
- Ho dato mandato irrevocabile di vendere le mie tv.
- Bossi parla come un ubriaco da bar, con lui non prenderò mai più un caffè: è un giuda, traditore, ladro e ricettatore di voti.
- Il Papa è un uomo straordinario, ogni suo viaggio è come un gol: ha la stessa idea vincente del mio Milan, che poi è l'idea di Dio, la vittoria del Bene sul Male.
- Vorrei ricordare l'attacco del comunismo alle Due Torri.
- Montanelli e Biagi erano gelosi di me.
- Anch'io ho scritto le tavole della legge, come Napoleone e Giustiniano; Mosè era solo un passatavole.
- La nostra Costituzione è di stampo sovietico.
- Siamo il partito dell'amore contro il partito dell'odio.
- Non ho mai insultato nessuno.
- I giudici sono matti, mentalmente disturbati, antropologicamente diversi dal resto della razza umana.
- La proporrò per il ruolo di kapò.
- Gli sbarchi di clandestini, con noi, sono calati del 247%.
- Io non racconto barzellette: dico parabole.
- Gheddafi è un leader di libertà.
- Sono alto un metro e 71.
- I give you the salutation of my president of the Republic.
- Noi di Forza Italia abbiamo una moralità di livello così elevato che gli altri non possono nemmeno percepirlo.
- Avete capito bene: abolirò l'Ici.
- Galliani è la persona più onesta che ho mai conosciuto.
- Il mio cervello è talmente sviluppato che ha espulso i capelli.
- La giustizia è un cancro da estirpare.
- La mia religione è il maggioritario.
- Io sono per il proporzionale.
- Noi siamo per il presidenzialismo.
- Mai stato presidenzialista.
- Odio andare in tv, è una cosa che non sopporto.
- Io sono il Gesù Cristo della politica
IL POTERE E LA GRAZIA
Il 7 ottobre 2009 (giorno della madonna del Rosario di Pompei) è stato un giorno strano in Italia. Da una parte una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il tentativo di Silvio Berlusconi, presidente del consiglio, di sedere "super canones" come si dice nel diritto canonico, dall'altra il card.Bertone, segretario di stato vaticano, contro la disapprovazione della chiesa reale, ha incontrato Silvio Berlusconi ad una mostra a Palazzo Venezia dal titolo (anche questo) strano: il Potere e la Grazia.
Giorno strano:
- Silvio Berlusconi, uomo corrotto moralmente, almeno secondo i comandamenti della chiesa, esce torvo da palazzo Grazioli circondato dai suoi pretoriani per andare a tagliare il nastro di una mostra che illustra il Potere e la Grazia dove incontra il card. Bertone. Berlusconi è il Potere e Bertone la Grazia?
- che strano: dove è finita la proverbiale diplomazia vaticana sempre attenta, felpata, corretta fino ai limiti?
- è la seconda volta che il venditore di fumo agli italiani si attiva per incontrare davanti alle telecamere compiacenti uomini di chiesa: ha cambiato piano di volo per incontrare il papa che andava in repubblica ceca e adesso, proprio nell'ora del TG4 del servile Emilio Fede, si fa riprendere con Bertone
Gatta ci cova?
Sì.
Cosa cova la gatta?
Aspettiamo e lo sapremo.
Certo è che KRATOS (potere) E KARIS (grazia) , avendo in greco una radice comune indoeuropea che si riferisce alla forza, mi preoccupano un po' accoppiati ai due B (Berlusconi Bertone).
Ma ho ancora fede nella Grazia di Dio che a suo tempo sa mettere le cose a posto.
POVERTA' TRASVERSALE
Operai generici in cassa integrazione. Donne straniere che non riescono più a trovare un posto come badanti e colf nelle famiglie italiane. Piccoli artigiani e lavoratori dipendenti strozzati dai debiti. Sono queste le vittime della crisi economica secondo l’Ottavo rapporto sulle povertà della Diocesi di Milano. La ricerca è stata realizzata dall’Osservatorio diocesano sulle povertà.

Le fonti: un’analisi statistica del campione di famiglie che hanno chiesto aiuto nel corso del 2008 ai 59 centri di ascolto e ai servizi Caritas (15.809 persone) e due approfondimenti dedicati a coloro che si sono rivolti al Fondo Famiglia Lavoro istituto dall’Arcivescovo (1.807 persone) e alla Fondazione San Bernardino (739 casi in tre anni in tutta la regione Lombardia). Gli utenti dei centri di ascolto nel 2008 sono donne (69%). Gli stranieri con il 74% prevalgono sugli italiani. L’età media è circa 40 anni (ma gli italiani sono generalmente più anziani). Il 46,5% ha raggiunto la licenza media inferiore o superiore. Poco più della metà (il 50,8%) è disoccupato. Tra gli occupati il 59% svolge attività di servizio alle persone presso i privati come colf e bandanti.

I dati, dunque, confermerebbero un identikit identico a quello degli anni precedenti, ma con alcune novità: aumentano le problematiche occupazionali al 48,4% nel periodo gennaio-settembre 2008 e al 50,8% negli ultimi tre mesi dello stesso anno; crescono anche le problematiche legate al reddito, che passano dal 33,7% del 2007, al 40,5% del 2008; aumentano le richieste di beni materiali, soprattutto alimentari e vestiti (erano 23,9% nel 2007 sono il 28,9% nel 2008, quasi un terzo); mentre il numero delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto rimane pressoché identico (erano 15.901 nel 2007), aumentano i colloqui, i bisogni e le richieste; aumentano del 3% gli stranieri extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, il che fa supporre, secondo la Caritas, che i problemi derivati dalla crisi abbiano peggiorato le condizioni di coloro che avevano faticosamente raggiunto un livello di vita dignitoso Gli effetti della crisi si possono misurare anche tra i beneficiari del Fondo Famiglia e Lavoro, voluto dal cardinale Tettamanzi all’inizio dell’anno proprio allo scopo di aiutare le famiglie che perdono il lavoro. Hanno fatto domanda al Fondo sia italiani che stranieri, in egual misura. Gli uomini (73%) hanno prevalso sulle donne (27%). Circa quattro persone su dieci (il 36,5%) hanno un’età compresa tra i 41 e i 50 anni. La maggior parte delle persone è coniugata (il 66%) con uno o due figli (il 78,9%). Più delle metà è disoccupata e lavorava (il 61%) come operaio specializzato o generico, in genere nell’edilizia o nell’industria, i settori che paiono più colpiti. Poco più della metà (il 51%) ha debiti superiori o almeno pari al reddito complessivo che in genere non supera i 500 euro.

Una situazione insostenibile se si tiene conto del fatto che solo il 25% vive in una casa popolare mentre il 43% paga canoni di affitto sul libero mercato. Si tratta per la maggior parte di famiglie del ceto medio-basso, che prima dell’ottobre 2008, erano già particolarmente vulnerabili e che la crisi ha fatto precipitare in condizioni di forte disagio. “La ricerca dimostra che in questo momento di crisi la povertà̀ diventa sempre più trasversale. Chi stava già male, in particolare gli stranieri, vedono peggiorare la loro condizione. Famiglie di ceto medio basso, che facevano fatica ma andavano avanti, non riescono più a sostenere i costi della vita quotidiana. Persino chi si sentiva garantito, ora deve fare i conti con crescenti difficoltà economiche, ha osservato don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana. Proprio il riconoscimento di questa realtà dovrebbe sollecitare tutti a ricostruire un tessuto etico e valoriale condiviso, a rifiutare sia quel disprezzo dell’altro che si traduce in forme più o meno velate di razzismo, sia atteggiamenti di chiusura e di ripiegamento su noi stessi. La crisi può trasformasi paradossalmente in un’opportunità, se ci spingerà a rivedere i nostri stili di vita all’insegna della sobrietà”.
FARABUTTI DI LEGGE
Siamo in molti ad averne abbastanza dell'ipocrisia di questi nostri parlamentari sia della maggioranza che dell'opposizione.
Ieri, se i parlamentari dell'opposizione fossero stati in aula e non chi a Madrid, chi a Bruxelles, chi a Istanbul, chi a bersi un caffè in piazza del Pantheon, il decreto del rientro dei capitali all'estero NON sarebbe passato.
Mentre i cittadini che lavorano sodo e s'interessano un poco di politica si davano da fare per firmare e far firmare on line appelli al presidente della repubblica perchè non firmi il decreto, i rappresentanti dei cittadini (pagati decine e decine di migliaia di euro all'anno!) stavano altrove.
Anche un inguaribile ingenuo come me ha capito il messaggio trasversale lanciato dai parlamentari dell'opposizione assenti che è rivolto sia alla maggioranza che ai propri capi.
Alla maggioranza: io non c'ero e quindi il vostro decreto è passato, ricordatevi di me se il vento comincia a tirare da un'altra parte.
Ai propri capi: non c'ero perchè avevo bisogno quel favore che ancora non mi è stato fatto. Attenzione!
Tutta la storia parlamentare è così. Nella legislatura precedente Clemente Mastella voleva il dicastero della giustizia, ma non glielo si voleva dare. Usò uno stratagemma: durante le votazioni per la presidenza del senato (candidato Franco Marini), fece scrivere ai suoi "Francesco". Le schede furono annullate perchè il nome non era Francesco, ma Franco. Clemente mandò così un messaggio trasversale e, ottenuto il dicastero che voleva, diede il via libera ai suoi e Marini fu eletto.
L'assurdo è che le leggi siano fatte in questo modo mafioso, sporco, camorristico.
I PROBLEMI DEL PAESE
(30 agosto 09)
"Tutto deve cambiare, perchè tutto rimanga come prima", diceva il barone di Lampedusa.
Rifletto in questi giorni sui grandi cambiamenti epocali che governo ed opposizione ci hanno promesso dal giugno dello scorso anno.
E, francamente, non m'accorgo di nulla. Anzi...di una cosa sola mi sono accorto: il mio potere d'acquisto è diminuito ancora ed il conto in banca è sempre risicatissimo.
Nessuno ha saputo dare una soluzione a:
1. precariato del lavoro e disoccupazione
2. sofferenze del credito
3. rilancio industriale e commerciale
4. diffuso senso di insicurezza
5. disorientamento nella formazione scolastica ed insicurezza su progetti educativi che permangono nebulosi
6. rapporti con partners europei sia a livello politico che commerciale.

Mi sono accorto solo di slogans:
1. lavorare meno, lavorare tutti (opposizione)
2. meno soldi alle banche e più al popolo (governo)
3. progetti europei e non localistici (opposizione)
4. vigilantes di quartiere (governo)
5. maestro unico (governo), macchè maestro unico! (oppposizione)

Parole,parole,parole...soltanto parole cantava Mina quasi 40 anni fa e mai pezzo di musica leggera ha avuto carattere più classico di questo, se rapportato a giudizio su classe di governo o di opposizione.
Il Paese è stato illuso, disilluso e deluso in un crescendo di battute e di smentite mentre la terra ha tremato in una parte di esso, le piccole aziende oneste chiudono sempre più mestamente la serracinesca, i giovani si sentono sempre più precari, gli anziani sempre più soli, i 50enni come il sottoscritto temono per il futuro dei propri figli, i lavoratori onesti non si raccapezzano più, i piccoli imprenditori coscenziosi attingono sempre più al piccolo gruzzolo accumulato per pagare le ricevute bancarie a fine mese.
Si va allegramente alla deriva, mentre ci si illude di galleggiare perchè il Billionaire ha fatto il pieno anche quest'anno e i buzzurri parvenus russi pagano un conto di 10.800 euro al ristorante per mangiare quattro povere aragoste e bere fiumi di champagne.
Ho una certezza: i nostri problemi si risolveranno. Non per merito di Berlusconi o Tremonti, di Franceschini o di Bersani, ma per merito nostro.
A settembre riaprono scuole e fabbriche, attività artigianali e commerciali, ricomincia - insomma - la vita di tutti i giorni.
Per tutti.
Anche per chi vive di parole.
L'ULTIMA LEZIONE
L'ultima lezione tenuta da Randolph Frederick Pausch, professore di informatica all'Università di Pittsburgh (Pennsylvania) consapevole di stare morendo a causa di cancro al pancreas. Bellissima e commovente conferenza che non parla della morte ma del senso della vita, di come viverla e realizzare i proprio sogni... - "L’esperienza è ciò che ottieni quando non sei riuscito a ottenere ciò che volevi". - "Ogni ostacolo, ogni muro di mattoni, è lì per un motivo preciso. Non è lì per escluderci da qualcosa, ma per offrirci la possibilità di dimostrare in che misura ci teniamo. I muri di mattoni sono lì per fermare le persone che non hanno abbastanza voglia di superarlo. Sono lì per fermare gli altri". - "Quando fai qualcosa di sbagliato e nessuno si prende la briga di dirtelo, significa che è meglio cambiare aria. Chi ti critica lo fa perché ti ama e ti ha a cuore". - "Mi lamentavo con mia madre di quanto fosse difficile quell'esame all'università, e di quanto fosse spaventoso. Lei si inclinò verso di me, mi diede un buffetto sulle spalle e mi disse: «Sappiamo bene come ti senti, tesoro, ma ricorda, tuo padre alla tua età combatteva contro i tedeschi»". - "Sto per morire e mi sto divertendo. E continuerò a divertirmi ogni giorno che ancora mi resta da vivere. Perché non c’è un altro modo per farlo". - "Non perdete mai la capacità di stupirsi tipica dei bambini. È troppo importante. È quella a spingerci ad andare avanti, ad aiutare gli altri". - "Ho una mia teoria sulle persone che provengono dalle famiglie numerose: sono persone migliori degli altri, perché hanno dovuto imparare come andare d’accordo con gli altri". - "Non si può arrivare in cima da soli. Qualcuno deve aiutarti. Io credo nel karma. Credo che si riceve ciò che si è dato". - "Non lamentatevi. Lavorate più duramente. Non cedete. L’oro migliore è quello che giace in fondo ai barili di merda". - "Se vivrete nel modo giusto, il karma si prenderà cura di sé. I sogni verranno da voi". -"La fortuna è quel momento in cui la preparazione incontra l’opportunità" [Nota: questa frase è un noto modo di dire, l'ha citata ma non è sua] -"La fortuna ce la creiamo da soli, chi più sa più vale." Randolph Frederick Pausch (Baltimore, 23 ottobre 1960 – Chesapeake, 25 luglio 2008)
LE RONDE
Ce l'hanno fatta: con il voto di fiducia è passato il pacchetto sicurezza. Devo dire che un po' ce n'era bisogno. Si sentiva l'esigenza di disciplinare una situazione che sta diventando insostenibile.
Ma due cose voglio osservare: il pacchetto sicurezza è passato con l'ennesimo voto di fiducia. Segno di paura del governo di perdere la faccia perchè all'interno della propria maggioranza non tutti condividono quel testo.
La seconda cosa: non mi va che si organizzino movimenti locali autorizzati a sostituirsi agli organi di polizia.
IL BURQA
Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha detto che in Francia non c'è posto per il burqa, l'abito che copre le donne da testa a piedi e che ne nasconde anche il volto, dato che sono un simbolo della sottomissione delle donne. In Francia dal 2004 è in vigore la legge sulla laicità, che proibisce l’ostentazione di simboli religiosi in luoghi pubblici per garantire la neutralità dello Stato e l’eguaglianza di tutti i cittadini.
I politici francesi, però, si sono mostrati convinti del fatto che non sia un problema di laicità. Il presidente Sarkozy ha ribadito che il burqa è "un segno di avvilimento e che non è il benvenuto sul territorio francese", durante una riunione delle Camere a Versailles.

Questa notizia arriva dopo quella di qualche giorno fa sul mancato appoggio del Presidente francese alla candidatura di Mario Mauro alla presidenza dell'europarlamento.
Mario Mauro, appoggiato da Berlusconi, è un cattolico integralista e sui diritti delle persone omosessuali ha sempre assunto posizioni gravemente illiberali, le stesse che provocarono la bocciatura di Buttiglione come commissario europeo quando parlò, pubblicamente, di disordine morale.
Non so come Sarkozy sia di destra o di centro destra. Oppure non capisco cosa sia davvero di centro destra.
Io la penso come Sarkozy, ma non mi sento di appoggiare il centro destra italiano il quale respinge i barconi della gente che cerca di vivere meglio, non è riuscito a fare una legge che vieta il burqa, ma quanto a rispetto della donna, dopo le vicende del capo del governo, ha moltra strada da fare!
MARTINI E VERZE'
Il card. Martini (classe 1927) e don Verzè (classe 1920) hanno scritto un libro a due mani affrontando problemi che da tempo urgono nella chiesa cattolica. Fra questi due temi particolarmente importanti, la pastorale dei divorziati risposati e il celibato sacerdotale.
Mi soffermo su quest'ultimo, perchè è un argomento che mi è abbastanza congeniale.
Per i due "grandi vecchi" è giunto il momento di prendere in seria considerazione il tema. Entrambi sono coscienti che questo provocherà una rivoluzione nella chiesa, ma ritengono che il tema vada affrontato non solo ordinando preti "viri probati", ma anche ripensando un'organizzazione delle parrocchie.
Che bello leggere queste cose, dette da persone autorevoli, dopo anni che molti come me le dicono e le scrivono!
Solo una cosa rimprovero benevolmente ai due uomini di chiesa: parlano ancora di preti maschi. Non ce la fanno a pensare alla persona del prete che può essere maschio o femmina.
Ma...ci si arriverà.
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PASSIONE IN OGNI COSA
E' tornato di moda il craft-love, quello che una volta era definito l'amore per il proprio mestiere.
Sì, il lavoro è fatica, ogni lavoro è fatica e non per nulla la Bibbia simboleggia l'origine del lavoro umano nella maledizione di Dio:"Maledetto sia il suo per causa tua, con fatica vi trarrai nutrimento", minaccia Dio Adamo cacciandolo dal Paradiso Terrestre, cioè da quel mitico luogo in cui le religioni di tutti i tempi hanno pensato di confinare i progenitori e che hanno chiamato Età dell'Oro, Arcadia, Paradiso Terreste e via dicendo.
Ogni lavoro è fatica, ma se si prova a prenderci passione cercando di fare il meglio possibile il compito che ci tocca svolgere per campare, forse invece del mestiere di vivere proveremmo gusto a vivere il mestiere.
Nel nostro mondo moderno questo concetto di craft-love è più difficile da vivere perchè la tecnologia ci ha portato a non avere quasi più rapporti interpersonali. Se hai un problema con l'Enel o l'azienda del gas, devi fare un numero verde che ti fa ascoltare una segreteria la quale ti enumera i problemi possibili e t'invita a digitare un numero che più o meno corrisponde al tuo problema e da lì parte una segreteria che enuclea altri problemi possibili che sviluppano il problema principale ed anche qui invita a digitare un numero, quando finalmente sei arrivato in fondo la stessa segreteria ti invita ad aspettare perchè tutti gli operatori sono impegnati e ti risponderà il primo libero. Se sei fortunato e non ti cade la linea ti risponde Matteo che gentilmente ti chiede in che può esserti utile. Tu Matteo non lo conosci, nè Matteo conosce te. Se Matteo se ne frega di quel che sta facendo e punta solo a prendere lo stipendio, ti darà una risposta gentile, ma evasiva e riappenderà. Se ritenti non parlerai più con Matteo, ma con Marta la quale...
Il craft-love, invece, insegna a fare con amore il proprio mestiere.
Un imprenditore piccolo o medio o grande fa bene il proprio mestiere quando conosce tutte le persone che collaborano con lui nella sua azienda o nelle sedi distaccate e le incontra singolarmente, sa parlare con loro, sa dare loro meriti quando ci sono e rampogne quando servono.
Un libero professionista esercita il craft-love quando s'impegna fino in fondo nella professione che svolge. Un dipendente ama il proprio lavoro quando si sente responsabile del proprio ruolo e cerca di svolgerlo al meglio anche se non è gratificato dai superiori.
In questo mondo molto tecnologicizzato e velocista, dicevo, è molto più difficile amare il proprio lavoro, ma ci deve provare.
E' l'unica condizione per sopravvivere ad uno stress quotidiano che, altrimenti, sarebbe fatale.
SILENZI, CHIASSI, ASSENSI
In questi primi due mesi dell'anno di grazia2009, un bel po' di avvenimenti accaduti all'interno dell'istituzione ecclesiale hanno fatto balzare quest'ultima agli onori della cronaca più di quanto solitamente avvenga.
Vado a braccio, sicuro di non essere esaustivo, ma non mi preme elencare tutti gli avvenimenti, bensì usarli per una riflessione generale.
Revocata la scomunica ai seguaci del vescovo Lebfevre, questi si sono ringalluzziti e pretendono il misconoscimento del Vaticano II; il vescovo Milingo ha fatto una bella figuraccia di lite con la moglie da Chiambretti (la trasmissione era registrata e poteva essere tagliata, ma l'occasione era troppo ghiotta); il papa ha nominato mons. Wagner ausiliare di Linz, ma questi – atteso il poco consenso ricevuto – ha rimesso la nomina nelle mani del papa; il papa è stato richiesto ufficialmente dalla Cancelliera Merkel di pronunciarsi chiaramente sulla Shoah dopo che i vescovi lebfevriani l'hanno messa in dubbio e l'ha fatto; il caso di Eluana Englaro ha diviso le coscienze cattoliche…
Ce n'è abbastanza per chiedersi se la chiesa ufficiale non stia perdendo la trebisonda e stia procedendo a tentoni senza avere un programma.
La mia opinione?
La chiesa ufficiale si sta troppo immedesimando nel mondo e lo sta seguendo, invece di precederlo.
Rinnovato il sito ufficiale (vatican.va), il Vaticano si è lanciato con un quotidiano on line abbastanza interessante (Petrus), il papa in primis, seguito da cardinali, vescovi, preti, suore e frati è facilmente rinvenibile su you tube, su facebook e su network planetari. Qualche prete non ha nascosto di essersi iscritto a Second Life, non c'è giornale on line o stampato che non commenti – a volte molto superficialmente – un fatto di chiesa. Taccio volutamente di tal show televisivi.
La proverbiale ponderatezza dell'istituzione chiesa sta subendo uno scossone. I silenzi sono fraintesi come assensi, gli assensi diventano chiasso indiavolato e, siccome la chiesa istituzionale non argomenta in genere che so…sulla coltura delle carote in Valcamonica, ma tratta di argomenti profondi che attengono la morale e la spiritualità umana, la confusione è grande.
Mi pare che i Pastori stiano dimenticando che "sono nel mondo, ma non del mondo", che debbono essere "lievito che fermenta la pasta" e non viceversa, che il Maestro esortò ad essere "fiaccola sul moggio".
Il lievito che fermenta la pasta, non disdegna (ovviamente) la pasta stessa, ma viene introdotto in essa all'ultimo momento, in piccolo (oserei scrivere:silenzioso) quantitativo. La pasta viene messa a riposo e il lievito compie la sua missione. La fiaccola sul moggio non fa chiasso, ma solo luce. La luce necessaria per aiutare a distinguere gli ostacoli e gli oggetti della stanza. Una luce normale (silenziosa?), non un faro accecante.
Essere nel mondo e stare nel mondo, col mondo, per il mondo è stato il grande esempio di Cristo che camminò in lungo ed in largo per le strade della Galilea e della Giudea ascoltando la gente, predicando la buona novella, guarendo ogni tipo di malattia del corpo e dello spirito. Ma Cristo non fu mai DEL mondo. Ogni volta che il mondo lo cercava (per farlo re, per mangiare a gratis, per riconoscersi in lui come leader) egli fuggiva e diceva agli Apostoli:"Andiamo altrove".
Per rimanere nel contingente: che bisogno c'è di togliere scomuniche, rincorrere chi chiede chiarimenti, litigare con la moglie in TV, nominare vescovi che pensano alle calamità naturali come al flagello di Dio? Che bisogno c'è di apparire in ogni dove, di pronunciarsi su tutto, di continuare ad emanare documenti e grida manzoniane?
Il lievito e la fiaccola: due simboli semplici che dovrebbero essere riscoperti. Ogni volta che il mondo tira per la giacca (o la veste), bisognerebbe avere il coraggio di…andare altrove.
IL PREZZO DELLA FEDE
LA FEDE HA UN PREZZO

C'è una casta che sta costando un po' sia in termini economici che per costante ingerenza in un ambito (la politica) che mai dovrebbe appartenergli in una democrazia compiuta: è Santa Romana Chiesa.
Da quando, nel ’90, è stato codificato, attraverso l’istituzione dell’otto per mille, il finanziamento palese ad alcune confessioni religiose, un fiume di denaro fresco ha cominciato a fluire nelle casse della Cei raggiungendo – secondo un’inchiesta recente di La Repubblica - il miliardo di euro l’anno.
“Ruini è il dominus incontrastato di questo denaro - scrive Curzio Maltese, inviato del quotidiano diretto da Ezio Mauro - e tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l'ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari”.
Ma la domanda di fondo è più ampia, anche se più banale: quanto costa la Chiesa cattolica agli italiani?

In nessun Paese al mondo funziona come da noi, neppure nella cattolicissima Spagna o in altri Paesi dove la presenza Vaticana è particolarmente numerosa.
Eppure, ogni volta che qualcuno muove una critica al sistema, chiedendone una revisione, il braccio armato della Chiesa presente in Parlamento blocca qualsivoglia istanza di cambiamento. E tutto finisce lì.

Eppure bisognerebbe rispolverare la memoria e ricordare, ogni tanto, come funziona questa “elargizione volontaria” dei cittadini verso le casse Vaticane. E’ certamente vero che gli italiani preferiscono pagare i preti più dei politici, ma non è detto che tutti la pensino allo stesso modo.
Val la pena, allora, di rammentare che il meccanismo dell'otto per mille sull'Irpef, studiato a metà anni ‘80 da un fiscalista del calibro di Giulio Tremonti, all’epoca consulente del governo Craxi, assegna alla Chiesa cattolica anche le donazioni non espresse, su base percentuale.
Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "otto per mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa cattolica" fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale. Una mostruosità giuridica la definì già nell'84 sul Sole 24 Ore lo storico Piero Bellini. Che tale è rimasta, senza particolari lamentazioni da parte dei responsabili delle altre confessioni, troppo minoritarie e frazionate per poter rivendicare parità di trattamento.

L’otto per mille, in realtà, è solo la punta dell’iceberg del clientelismo dello Stato italiano rispetto alla chiesa cattolica.
C’è anche – e soprattutto – l’odiosa sperequazione che riguarda l’Ici : i luoghi di culto, come dovrebbe essere noto, sono esenti dal pagamento della tassa comunale. A Roma ci sono più chiese che ospedali e non bisogna essere fini matematici per capire quanto giovamento potrebbero averne le casse dell’amministrazione capitolina se solo questa esenzione (dovuta a cosa?) fosse stracciata. Stime “non di mercato” svolte dall’Anci, l’associazione dei comuni italiani, hanno valutato tra i 400 ai 700 milioni di Euro il mancato incasso per l'Ici delle amministrazioni locali italiane.

L’inchiesta di La Repubblica , senza portare cifre rigorose, d’altra parte impossibili da reperire per via della totale omertà delle gerarchie vaticane a rendere noti i propri bilanci, ha comunque stabilito che la Chiesa cattolica costa ai contribuenti italiani almeno quanto il ceto politico. Oltre quattro miliardi di euro all'anno, tra finanziamenti diretti dello Stato e degli enti locali e mancato gettito fiscale.

La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione (lo stabilisce il Concordato) altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. “A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa - scrive sempre Maltese - occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per aiuti di Stato”.

A tutto questo infinito elenco della spesa andrebbero anche aggiunti i 500 milioni derivanti da esenzioni Irap, Ires e altre imposte, mentre in altri 600 milioni consiste l’ammontare dell'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Quattro miliardi all'anno, si diceva. Quante scuole, quanti ospedali, quanti servizi migliori si potrebbero fare con tutto questo denaro? “ La Chiesa cattolica – conclude Maltese - non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico”. Con quale ritorno per lo stato laico, ci chiediamo noi?

E come li spendono, poi, tutti questi soldi se, di certo, i sacerdoti hanno meno bisogno di far di conto delle famiglie italiane? Su cinque euro versati dai contribuenti – si legge nel bilancio della Cei, ma vai poi a sapere - la conferenza dei vescovi dichiara di spenderne uno per interventi di carità in Italia e all'estero (rispettivamente 12 e 8 per cento del totale). Gli altri quattro euro servono all'autofinanziamento. Prelevato il 35 per cento del totale, per pagare gli stipendi ai circa 39 mila sacerdoti italiani, rimane ogni anno mezzo miliardo di euro che il vertice Cei distribuisce all'interno della Chiesa a suo insindacabile parere e senza alcun serio controllo, sotto voci generiche come "esigenze di culto", "spese di catechesi", attività finanziarie e immobiliari. Senza contare l'altro paradosso: se al "voto" dell'otto per mille fosse applicato il quorum della metà, la Chiesa non vedrebbe mai un euro.

Cita l’inchiesta di La Repubblica: “Nella cultura cattolica, in misura ben maggiore che nelle timidissime culture liberali e di sinistra, è in corso da anni un coraggioso, doloroso e censuratissimo dibattito sul "come" le gerarchie vaticane usano il danaro dell'otto per mille "per troncare e sopire il dissenso nella Chiesa” . Una delle testimonianze più pungenti del momento è quella rappresentata dal libro "Chiesa padrona" di Roberto Beretta, scrittore e giornalista dell'Avvenire, il quotidiano dei vescovi.

Al capitolo "L'altra faccia dell'otto per mille", Beretta osserva: "Chi gestisce i danari dell'otto per mille ha conquistato un enorme potere, che pure ha importantissimi risvolti ecclesiali e teologici". E continua: "Quale vescovo per esempio - sapendo che poi dovrà ricorrere alla Cei per i soldi necessari a sistemare un seminario o a riparare la cattedrale - alzerà mai la mano in assemblea generale per contestare le posizioni della presidenza?". "E infatti - conclude l'autore - i soli che in Italia si permettono di parlare schiettamente sono alcuni dei vescovi emeriti, ovvero quelli ormai in pensione, che non hanno più niente da perdere...".

Oggi la Chiesa è di gran lunga più ricca e potente dei palazzi della politica, governa con rigore i media e la politica medesima (anche quella laica) e le alte gerarchie vaticane godono di una visibilità mediatica seconda solo a quella dei leader parlamentari. “Si vantano folle oceaniche ai raduni cattolici - scrive Maltese - la moltiplicazione dei santi e dei santuari, i record di audience delle fiction di tema religioso. Le voci di dissenso sono sparite. Eppure le chiese e le sagrestie si svuotano, la crisi di vocazioni ha ridotto in vent'anni i preti da 60 a 39 mila, i sacramenti religiosi come il matrimonio e il battesimo sono in diminuzione”.

Proprio come Berlusconi, anche la Chiesa di Ratzinger sembra oggi tarantolata dal culto mediatico secondo cui la visibilità sarebbe direttamente proporzionale al consenso popolare. Niente di evidentemente più sbagliato, niente di così politico e antireligioso per antonomasia. E qualcuno, non troppo tempo fa, aveva lanciato, inascoltato, l’allarme. “La Chiesa - riporta Maltese - sta divenendo per molti l'ostacolo principale alla fede. Non riescono più a vedere in essa altro che l'ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo”. Con gli occhi di oggi, la firma su questo testo lascia sgomenti: quel fine teologo era proprio lui, Sua Santità Joseph Ratzinger.
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